Ribellarsi facendo. Insieme
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Foto Cammino di liberazione della Valle dell’Aniene (CLVA)
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Il viaggio di Gridare, fare, pensare mondi nuovi (Eleuthera/Comune-info) ad ogni
tappa incrocia soprattutto testimonianze legate ad esperienze che nei territori
cercano di ricomporre le relazioni sociali e di promuovere pensiero critico
attraverso il fare. A Castel Madama (Roma), una rete informale che lega
associazioni culturali, biblioteche, librerie, Gruppi di acquisto solidale,
associazioni che si occupano di memoria storica, singoli cittadini e cittadine,
ha proposto a chi partecipa alla rete di leggere il libro per poi condividere
con la redazione di Comune-info, in un incontro ospitato il 29 marzo nella
biblioteca comunale, alcune risonanze con il tempo che viviamo e il territorio.
Incontri di questo tipo, realizzati seduti in cerchio, depositano molte immagini
nella memoria, tirano fuori punti di vista in cerca di parole e anche analisi in
conflitto, spesso suscitano il desiderio di confrontarsi di nuovo in modo più
approfondito.
«La rete della Valle dell’Aniene alimenta la voglia di incontrarsi per
condividere le diverse esperienze di ribellarsi facendo e per non smettere di
coltivare senso di responsabilità nei confronti del territorio», osserva Marco
in apertura della chiacchierata. Tra i primi a prendere parola c’è Giorgio:
«Quando partiamo dalla domanda “Come possiamo lottare oggi contro il
capitalismo?”, ci sono due errori piuttosto diffusi: pensare che il modo
migliore sia prendere il potere e credere che serva una classe dirigente. Per
fortuna esistono molte altre fonti di ispirazioni, penso al Chiapas, a Gaza,
alla Val di Susa, alla GKN… Da qui la necessità di partire dal fare, come
suggerisce il libro. Fare significa, ad esempio, cambiare le abitudini personali
ma anche farlo insieme ad altri, tanto più in questo tempo in cui l’Occidente è
in grande crisi e i suoi colpi di coda sono ovunque distruttivi. Il rischio di
ogni fare è pensare che sia poco utile: il modo per contrastare questa paura è
estendere le forme di resistenza su ogni aspetto della vita di ogni ogni a
cominciare dal cibo».
Valle dell’Aniene. Foto CLVA
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Sul tema del fare interviene Antonio, giovane insegnante e promotore di uno
spazio sociale a Vicovaro. «Il fare è il promo passo, ma resta aperto il
problema di come relazionarsi con il potere, per quanto possiamo imparare ad
esempio dal femminismo. Il fare a volte ha bisogno di alcune condizioni per
essere significativo ma non sempre ci sono. Anche la strada coinvolgente
suggerita da Bifo nel libro Disertare, difendersi da un mondo sempre più inumano
creando legami, è di difficile attuazione». Uno dei principali promotori di
questo incontro, Antonio Semproni (autore del testo da poco in libreria Segni e
simboli del capitale. Spazio digitale, immaginario e corpi), suggerisce un’altra
direzione: «Abbiamo bisogno di diserzioni collettive».
«Io ho trovato grandi risonanze del libro», aggiunge Marta. Anche se non fa
parte di nessuna associazione, Marta tiene molto a questa rete, dice che aiuta
ad aprire orizzonti. Qualche anno fa, è andata a vivere ad Anticoli Corrado, il
paese della sua famiglia. Suo nonno è stato uno scultore. Per questo Marta ha
aperto uno spazio espositivo nel paese e cerca di farlo diventare ogni giorno di
più un laboratorio culturale e sociale.
Visita in una piccola azienda di apicoltori e agricoltori promossa dal Gruppo di
acquisto GASteju
Carlo De Sanctis vive invece a Tivoli e si occupa di tempo di economia solidale.
Negli ultimi anni ha dedicato saperi e iniziative ai sentieri escursionistici
che cercano di conciliare agricoltura contadina, gruppi di acquisto solidale e
mobilità pedonale tra paesi collinari. «Potremmo aggiungere un verbo – dice – al
titolo del libro: declinare. Qualsiasi territorio infatti ha bisogno di calare
nel proprio contesto il gridare, il fare e il pensare di cui parla il libro di
Marco Calabria. Si tratta di riconoscere legami tra territori, temi e periodi
storici diversi. Il testo ricorda ad esmepio l’incredibile lotta contro la
privatizzazione dell’acqua vinta dalle comunità indigene a Cochabamba nel 2020,
contro la multinazionale Bechtel. La gestione comunitaria dell’acqua
sperimentata da quelle comunità ha una forte risonanza con le lotte degli anni
Cinquanta delle donne nella Valle dell’Aniene, quando si opposero ai tentativi
di captazione delle sergenti locali che avrebbero lasciato i paesi a secco per
far arrivare più acqua a Roma. Oggi, quell’aggressione contro il territorio
torna in una veste nuova attraverso i progetti di un grande gruppo industriale
come Acea che invade aree naturalistiche importanti e mette in discussione la
meravigliosa rete di cammini storici della zona. Per questo raccontare i
territori, denunciare devastazione ma anche mostrare il ribellarsi che nasce dal
basso, come fanno il libro di Marco Calabria e Comune-info ogni giorno, è
essenziale».
Territorio da queste parti significa, tra le altre cose, creare una relazione
diversa con la storia locale. Spiega Ennio, del Cammino di liberazione della
Valle dell’Aniene, un’associazione impegnata a proteggere la memoria storica
degli eventi legati all’occupazione nazifascista e alla Resistenza. «Il nostro
obiettivo è ripensare con le persone che incontriamo cosa significa essere
partigiani oggi. Partiamo dal fare, cioè dal camminare insieme in luoghi
significativi. Questa iniziativa è accompagnata da momenti di approfondimento,
tra presentazione di libri e organizzazione di convegni, come quello sullo
svuotamento dei paesi. Da alcuni anni collaboriamo anche con otto istituti
scolastici del territorio: siamo riusciti a fare lezione a modo nostro, prima di
tutto camminando tra Agosta e Subiaco, con 800 studenti e studentesse».
Anche altri, in questo pezzo dell’Appennino, dedicano tempo ad attività per
bambini e bambine, ragazzi e ragazze. Qualche anno fa Luisella insieme ad altre
persone di Anticoli Corrado ha messo su il gruppo ABC-Amici Biblioteca Comunale.
Con creatività e molta determinazione, sono riusciti dopo diversi mesi a far
riaprire la biblioteca del paese, diventata una casa per tante iniziative, in
particolare per più piccoli. «Con loro cerchiamo lentamente di mettere in
discussione il dominio dell’individualismo – racconta – È il nostro modo con cui
costruire qui e ora un domani diverso».
Gruppo ABC-Amici Biblioteca Comunale di Anticoli Corrado
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Naturalmente promuovere iniziative sociali e culturali in questi piccoli paesi
non è affatto facile per mille ragioni. Spiega Enrico che vive a Castel Madama:
«Quando ho cominciato a leggere il libro mi sono accorto che alcune di quelle
pagine le avevo già lette, perché sono stato un vorace lettore di Carta, il
settimanale di cui Marco Calabria è stato tra i fondatori. Spesso l’ho
distribuito alla manifestazioni dopo Genova 2001. Carta riusciva a mettere
insieme e a rendere comprensibili tanti contenuti importanti, ma era soprattutto
un settimanale graficamente molto bello, a volte lo abbiamo utilizzato per fare
volantini e tazebao. Ci sono alcune righe del libro di Marco che trovo
potentissime per chi come noi si trova spesso in pochi a prendere altre
direzioni: “È come andare in bicicletta: se smetti di muoverti, di spingere sui
pedali non puoi far altro che cadere. Non puoi sapere se riuscirai a rialzarti.
D’altra parte, la bicicletta è uno dei pochi mezzi capaci di mettere armonia tra
il tempo, lo spazio e l’andare. Qualcuno ha detto che è l’immagine visibile del
vento”. Ecco, si tratta proprio di non smettere mai di pedalare, malgrado le
difficoltà…».
«C’è sempre il rischio di piangersi addosso perché non sempre abbiamo il
coraggio di guardare il vicino, di creare una relazione – aggiunge Giancarlo – A
volte siamo troppo impegnati ad analizzare i grandi sistemi invece di cercare la
sofferenza vicina e prendercene cura…. E allora ripartiamo dai protagonisti del
corteo del 28 marzo e del referendum, cioè dai giovani: sono in grado di
travolgere qualsiasi pessimismo». Già, il corteo del 28 marzo, aggiunge Tommaso
di Anticoli Corrado: «Da sempre le opposizioni più importanti agli oppressori le
fanno i giovani. Oggi i giovani sono aggrediti dalla tecnologia della
sorveglianza, eppure qualcosa di importante ha cominciato a muoversi tra loro».
Un nodo fondamentale da sciogliere in questo contesto è come creare comunità.
Dice Antonio di Anticoli Corrado: «Il libro spiega bene come qualsiasi
dominatore dipenda in realtà dai dominati. Oggi per tanti territori questo
significa inventare un nuovo senso comunitario. È fondamentale. In questa Valle
viviamo per lo più in paesi senza comunità».
Come favorire processi di autorganizzazione in questa situazione? Dice Enzo di
Tivoli: «Credo anch’io che il gridare e il fare, cioè l’autorganizzazione, siano
essenziali. Io, ad esempio, sono molto impegnato con il mio Gruppo di acquisto
solidale, ma non condivido la cattiva utopia di John Holloway e Raúl Zibechi che
emerge nel libro: insomma non possiamo pensare di cambiare il mondo senza
prendere il potere». Di parere molto diverso David: «Pensare globalmente e agire
localmente, come suggeriva il movimento altermondialista qualche anno fa, resta
fondamentale, anche se oggi il capitalismo ha fatto sua anche quell’espressione.
Il fare diverso presente nelle nostre comunità e quello raccontato dal libro
sono prima di tutto argini contro la barbarie. Per questo trovo il libro
bellissimo, a cominciare dall’intervista a John Holloway».
Inevitabile allargare la discussione con alcuni riferimenti anche all’ultimo
libro di Holloway, Speranza. In un tempo senza speranza. La speranza in questo
caso non ha a che fare con il desiderio, perché invita all’azione personale e
collettiva, né con l’ottimismo, perché legata al qui e ora e non al domani. «Il
tema della speranza di cui stiamo parlando fa tornare in mente Le città
invisibili di Calvino – dice Paolo – e le parole con cui Marco Polo si rivolge
all’imperatore. “Se vuoi sapere quanto buio hai intorno, devi aguzzare lo
sguardo sulle fioche luci lontane…“. Di certo, aguzzare lo sguardo oggi richiede
molta attenzione e impegno, la nostra rete è importante per questo». Marco di
Roviano cita invece un’altra espressione: «Václav Havel diceva che la speranza
non è ottimismo ma la certezza che ciò che stiamo facendo ha un significato.
Ecco, il fare di questa rete, che ha un forte legame con il libro Gridare, fare,
pensare mondi nuovi, si muove in questo scenario».
Chissà, forse il fare tanto discusso fare abbraccia anche il dono, come quello
fatto da Luisella alla fine della mattinata quando compra una seconda copia del
libro e la regala a Sara, una giovane donna curdo-iraniana da diversi anni in
Italia.
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Prossimi incontri dedicati al libro Gridare, fare, pensare mondi nuovi: 8
maggio, Selargius (Cagliari); 30 maggio, Gaverina Terme (Bergamo). Per
organizzarne altri: carmosino at comune-info.net.
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