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Roma. Stop ai rapporti tra Comune e Israele. Oggi manifestazione-spettacolo
E’ arrivata alla fine la raccolta di firme promossa da “Roma sa da che parte stare” per la delibera di iniziativa popolare, rivolta al consiglio comunale di Roma per l’interruzione dei rapporti con Israele. Verranno consegnate al Comune ben 16.000 firme, oltre il triplo delle firme necessarie. Roma e’ chiamata […] L'articolo Roma. Stop ai rapporti tra Comune e Israele. Oggi manifestazione-spettacolo su Contropiano.
April 19, 2026
Contropiano
Milano. Stop al gemellaggio con Tel Aviv. Rompere i rapporti con Israele, parte la raccolta di firme
Questa mattina, si è tenuta una conferenza stampa sotto il Comune di Milano, in cui è stata lanciato la campagna di raccolta firme per una delibera di iniziativa popolare volta a interrompere tutti gli accordi diplomatici ed economici tra le società partecipate milanesi e l’entità sionista di Israele. “Nei prossimi giorni saremo presenti nei […] L'articolo Milano. Stop al gemellaggio con Tel Aviv. Rompere i rapporti con Israele, parte la raccolta di firme su Contropiano.
April 16, 2026
Contropiano
Riflessioni a partire da “l’università critica come nemico interno” di Gennaro Avallone – di Francesco Maria Pezzulli
Il testo di Gennaro Avallone pubblicato recentemente su Effimera è importante per più motivi, mi limito con queste libere riflessioni a sottolinearne soltanto alcuni, augurandomi che la discussione possa estendersi e approfondirsi. Un motivo è quello di aver ribadito il nesso tra protagonismo studentesco (e giovanile) e movimento in solidarietà con la resistenza palestinese, [...]
April 7, 2026
Effimera
L’incertezza al comando
QUELLO CHE GLI USA DI TRUMP FANNO E DICONO NON È SOLO ORRIBILE, MA QUASI SEMPRE CONTRADDITTORIO. CERTO, GLI USA HANNO MENO POTERE GLOBALE DI UN TEMPO. MA È ALTRETTANTO CERTO CHE NON È LA PRIMA VOLTA CHE ANNUNCI DI GUERRA O DI SVOLTE GEOPOLITICHE SERVONO IN REALTÀ A MUOVERE I MERCATI. LA NOVITÀ ORA È CHE LA CONTRADDIZIONE È DIVENTATA LA LEVA SISTEMATICA DI OSCILLAZIONE: L’INCERTEZZA NON È DUNQUE SOLO GESTITA, MA PRODOTTA E SFRUTTATA IN TEMPO REALE PER FARE SOLDI. SCRIVE MASSIMO DE ANGELIS: «IL PROBLEMA, ALLORA, NON È SOLO SMASCHERARE IL FAKE, MA CAPIRE COME SOTTRARSI, ALMENO IN PARTE, A QUESTO CIRCUITO. E QUESTA È GIÀ UNA QUESTIONE POLITICA CONCRETA: RICOSTRUIRE SPAZI DI VITA E COOPERAZIONE CHE NON SIANO CONTINUAMENTE ESPOSTI A QUESTE OSCILLAZIONI, DOVE LA RIPRODUZIONE DELLA VITA POSSA RIACQUISTARE UNA PROPRIA AUTONOMIA RISPETTO ALLA VOLATILITÀ DEL COMANDO…» Sudario per Gaza al Mulino di comunità della Casa delle agricoltura di Castiglione d’Otranto (maggio 2025). Da sette anni, in Salento c’è un mulino che è al tempo stesso un luogo di ricerca e di condivisione, dove qualsiasi piccolo produttore può utilizzare le macine a pietra, scambiare semi, proteggere grani antichi, produrre farine bio a prezzi equi, sperimentare margini di autonomia – come fanno su altri versanti anche le comunità energetiche, i Gruppi di acquisto solidale, le Mag-Mutue di autogestione… – dentro un sistema che tende invece a negarli -------------------------------------------------------------------------------- In questi giorni Donald Trump sta sostenendo, allo stesso tempo, di aver già vinto la guerra, di starla vincendo ora, di aver bisogno di aiuto per vincerla e, insieme, di non aver bisogno di alcun aiuto. Tutto questo per distruggere un programma nucleare che, a suo dire, aveva già distrutto l’anno scorso. A ciò aggiunge che serve un deal, senza il quale la guerra non può finire, salvo poi dichiarare che gli Stati Uniti potrebbero uscirne comunque tra poche settimane, anche senza accordo. A ogni dichiarazione i mercati salgono o scendono. E il sospetto è evidente: Trump ha trovato il meccanismo perfetto per fare soldi — lui e la sua cricca — sapendo in anticipo cosa verrà detto alla prossima conferenza stampa. Non è la prima volta che annunci di guerra o di svolte geopolitiche muovono i mercati — è successo molte volte nella storia — ma qui la novità è che la contraddizione stessa del discorso diventa leva sistematica di oscillazione: una forma di crisiscraft comunicativo in cui l’incertezza non è solo gestita, ma prodotta e sfruttata in tempo reale. E qui il punto si radicalizza: in un contesto del genere, ogni dichiarazione tende a funzionare come fake, anche quando è “vera”. Non perché sia necessariamente falsa in senso fattuale, ma perché il suo valore di verità è subordinato alla sua funzione performativa nelle oscillazioni, diventa un segnale più che un contenuto. In questo senso, la distinzione tra vero e falso slitta verso un regime in cui, direbbe Michel Foucault, la verità è inseparabile dai dispositivi di potere che la producono: non è ciò che corrisponde ai fatti, ma ciò che opera efficacemente dentro un campo di forze. Qui la “fake news” non è più l’eccezione patologica, ma la forma normale di un discorso che organizza mercati, guerra e aspettative attraverso la gestione strategica dell’incertezza. Valorizzazione, riproduzione e rischio sistemico Il punto chiave è che questa gestione attiva dell’incertezza è una risorsa sistemica per il capitale. Non solo perché consente agli insider di trarne profitto, ma perché alimenta la volatilità — materia prima della finanza — disciplina i comportamenti dal basso, e giustifica interventi eccezionali che riallineano il sistema senza metterne in discussione le gerarchie. L’incertezza, in questo senso, non è disfunzione: è strumento di governo. Ma proprio qui emergono i rischi. Se ogni enunciato è insieme vero e falso a seconda della sua funzione, la fiducia si deteriora. Gli attori — investitori, imprese, governi, ma anche famiglie — smettono di reagire alle informazioni e iniziano a reagire alla loro presunta manipolazione: gli investitori vendono per paura che il segnale sia “gonfiato”, le imprese rinviano investimenti perché non si fidano delle prospettive, i governi accumulano scorte o alzano barriere in via precauzionale, le famiglie riducono i consumi o si indebitano in modo difensivo. Si aprono così dinamiche di panico, fuga o paralisi. La produzione di incertezza rischia allora di oltrepassare una soglia: da strumento di regolazione diventa fattore di disintegrazione. In altre parole, nel breve periodo ciò che alimenta la valorizzazione — soprattutto in alcuni settori specifici come armamenti, energia (dove spesso si tratta di rendite legate ai prezzi) e finanza — può trarre profitto dalla volatilità; ma nel medio-lungo periodo questa stessa dinamica finisce per erodere le condizioni della riproduzione, sia del capitale nel suo insieme (che richiede un minimo di affidabilità per investire e coordinarsi), sia soprattutto della riproduzione sociale, cioè la capacità concreta di organizzare e sostenere la vita. E noi, dentro tutto questo, non siamo spettatori. Siamo corpi che assorbono e metabolizzano queste oscillazioni: nei prezzi che paghiamo, nell’energia che consumiamo, nelle scelte quotidiane che dobbiamo continuamente riadattare. La volatilità che genera profitto in alto si traduce in instabilità della riproduzione sociale in basso. Ma c’è di più. In questo regime, diventiamo anche co-produttori involontari di quel circuito: reagendo, condividendo, cercando di anticipare la prossima mossa, adattandoci a segnali instabili. È così che il potere — ancora con Michel Foucault — non si limita a imporre verità, ma organizza le condizioni in cui noi stessi le produciamo e le facciamo circolare. Il problema, allora, non è solo smascherare il “fake”, ma capire come sottrarsi — almeno in parte — a questo circuito. E questa è già una questione politica concreta: ricostruire spazi di vita e cooperazione che non siano continuamente esposti a queste oscillazioni, dove la riproduzione della vita possa riacquistare una propria autonomia rispetto alla volatilità del comando. Una nuova normalità nella forma del comando? A partire da queste dinamiche, si può leggere quella che appare come “metodologia trumpiana” non semplicemente come uno stile personale, ma come un possibile salto di soglia nel modo in cui il comando governa la variabilità del sistema. Non si tratta più — o non solo — di ridurre l’incertezza per stabilizzare, ma di produrla e modularla attivamente per orientare comportamenti, aspettative e flussi di valore. In questo senso, la contraddizione comunicativa non è rumore, ma strumento: una forma di crisiscraft che opera direttamente sul terreno della valorizzazione e della coordinazione sociale. Questo apre una domanda decisiva: si tratta di una parentesi legata a una figura specifica, o di una modalità destinata a sedimentarsi oltre e dopo Donald Trump come tratto della governance capitalistica? La questione non è secondaria, perché ciò che qui si intravede è un possibile spostamento del regime di regolazione: da una legittimità fondata su coerenza, previsione e compromesso, a una legittimità fondata sulla capacità di navigare — e produrre — instabilità. In questo senso, per quanto distruttivo possa apparire, questo metodo possiede una sua razionalità sistemica. Di fronte a contraddizioni sempre più difficili da comporre in forma “progressista” — entro i vincoli stessi dell’accumulazione capitalistica — come le diseguaglianze globali, la crisi ecologica e la saturazione dei circuiti di valorizzazione, la produzione e gestione dell’incertezza diventa una modalità di governo della complessità eccedente. Ma proprio qui sta il limite di questa razionalità: nel momento in cui l’incertezza diventa principio ordinatore, cresce il rischio che il sistema perda la capacità di coordinarsi e riprodursi su basi stabili. È una strategia che può funzionare come adattamento alla crisi, ma che tende anche ad approfondirla, spingendo sempre più oltre la soglia tra regolazione e disintegrazione. Resta allora aperta la domanda — che è insieme analitica e politica — se questo passaggio rappresenti una fase transitoria o l’emergere di una nuova normalità del comando, in cui la gestione attiva della crisi e della variabilità diventa il modo ordinario di governare il capitalismo contemporaneo a fronte delle profonde crisi della riproduzione sociale che il capitalismo, in quanto tale, non può risolvere. In questo senso, la domanda su Trump — se rappresenti un’eccezione o un anticipo — torna a essere immediatamente pratica. Se questa modalità di governo dell’incertezza tende a sedimentarsi come nuova normalità del comando, allora la questione non è solo interpretarla, ma disinnescarne gli effetti sulla vita quotidiana. Non si tratta di uscire dall’incertezza in astratto, ma di riconfigurare i circuiti della riproduzione in modo che non siano integralmente esposti alla sua manipolazione: ridurre la dipendenza dai segnali instabili del mercato, rafforzare forme di cooperazione che non reagiscono in tempo reale alle oscillazioni del comando, costruire spazi in cui il valore della vita non sia continuamente tradotto in volatilità. È qui che la critica del fake incontra il terreno del commoning: non come rifugio, ma come pratica attiva di sottrazione e ricomposizione, capace di riaprire margini di autonomia dentro un sistema che tende invece a chiuderli. -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE QUESTO ARTICOLO DI RAUL ZIBECHI: > Create due, tre, molte arche -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo L’incertezza al comando proviene da Comune-info.
April 3, 2026
Comune-info
MILANO: LA PROCURA IPOTIZZA TURBATIVA D’ASTA E RIVELAZIONE SEGRETI D’UFFICIO PER LA VENDITA DI SAN SIRO
9 indagati a Milano nell’ambito dell’ennesima inchiesta tra cemento e speculazione, stavolta con al centro lo stadio di San Siro. Tra i reati ipotizzati, turbativa d’asta e rivelazione del segreto di ufficio. Per la vendita dello stadio di San Siro lo scorso ottobre il Comune aveva incassato 197 milioni di euro. Tuttavia secondo la Procura: “Inter e Milan sono stati favoriti dal Comune per la vendita dello stadio”. Perquisiti tra gli altri l’avvocata consulente dell’Inter, ex assessora all’Urbanistica poi vicesindaca della giunta Pisapia, Lucia De Cesaris e l’ex assessore alla Rigenerazione Urbana del Comune di Milano Giancarlo Tancredi. Sotto esame 2 advisor dei rossoneri e 2 manager nerazzurri. Il sindaco di Milano Beppe Sala però non intende stoppare l’operazione o fare marcia indietro, poiché a suo avviso la procedura è stata “condotta nell’interesse pubblico”, nonostante le feroci contestazioni di movimenti, ambientalisti e residenti, oltre che di un pezzo della sua stessa maggioranza, come i Verdi. Abbiamo raccolto il commento di Luca Trada del Collettivo Off Topic di Milano. Ascolta o scarica
April 1, 2026
Radio Onda d`Urto
Ribellarsi facendo. Insieme
-------------------------------------------------------------------------------- Foto Cammino di liberazione della Valle dell’Aniene (CLVA) -------------------------------------------------------------------------------- Il viaggio di Gridare, fare, pensare mondi nuovi (Eleuthera/Comune-info) ad ogni tappa incrocia soprattutto testimonianze legate ad esperienze che nei territori cercano di ricomporre le relazioni sociali e di promuovere pensiero critico attraverso il fare. A Castel Madama (Roma), una rete informale che lega associazioni culturali, biblioteche, librerie, Gruppi di acquisto solidale, associazioni che si occupano di memoria storica, singoli cittadini e cittadine, ha proposto a chi partecipa alla rete di leggere il libro per poi condividere con la redazione di Comune-info, in un incontro ospitato il 29 marzo nella biblioteca comunale, alcune risonanze con il tempo che viviamo e il territorio. Incontri di questo tipo, realizzati seduti in cerchio, depositano molte immagini nella memoria, tirano fuori punti di vista in cerca di parole e anche analisi in conflitto, spesso suscitano il desiderio di confrontarsi di nuovo in modo più approfondito. «La rete della Valle dell’Aniene alimenta la voglia di incontrarsi per condividere le diverse esperienze di ribellarsi facendo e per non smettere di coltivare senso di responsabilità nei confronti del territorio», osserva Marco in apertura della chiacchierata. Tra i primi a prendere parola c’è Giorgio: «Quando partiamo dalla domanda “Come possiamo lottare oggi contro il capitalismo?”, ci sono due errori piuttosto diffusi: pensare che il modo migliore sia prendere il potere e credere che serva una classe dirigente. Per fortuna esistono molte altre fonti di ispirazioni, penso al Chiapas, a Gaza, alla Val di Susa, alla GKN… Da qui la necessità di partire dal fare, come suggerisce il libro. Fare significa, ad esempio, cambiare le abitudini personali ma anche farlo insieme ad altri, tanto più in questo tempo in cui l’Occidente è in grande crisi e i suoi colpi di coda sono ovunque distruttivi. Il rischio di ogni fare è pensare che sia poco utile: il modo per contrastare questa paura è estendere le forme di resistenza su ogni aspetto della vita di ogni ogni a cominciare dal cibo». Valle dell’Aniene. Foto CLVA -------------------------------------------------------------------------------- Sul tema del fare interviene Antonio, giovane insegnante e promotore di uno spazio sociale a Vicovaro. «Il fare è il promo passo, ma resta aperto il problema di come relazionarsi con il potere, per quanto possiamo imparare ad esempio dal femminismo. Il fare a volte ha bisogno di alcune condizioni per essere significativo ma non sempre ci sono. Anche la strada coinvolgente suggerita da Bifo nel libro Disertare, difendersi da un mondo sempre più inumano creando legami, è di difficile attuazione». Uno dei principali promotori di questo incontro, Antonio Semproni (autore del testo da poco in libreria Segni e simboli del capitale. Spazio digitale, immaginario e corpi), suggerisce un’altra direzione: «Abbiamo bisogno di diserzioni collettive». «Io ho trovato grandi risonanze del libro», aggiunge Marta. Anche se non fa parte di nessuna associazione, Marta tiene molto a questa rete, dice che aiuta ad aprire orizzonti. Qualche anno fa, è andata a vivere ad Anticoli Corrado, il paese della sua famiglia. Suo nonno è stato uno scultore. Per questo Marta ha aperto uno spazio espositivo nel paese e cerca di farlo diventare ogni giorno di più un laboratorio culturale e sociale. Visita in una piccola azienda di apicoltori e agricoltori promossa dal Gruppo di acquisto GASteju Carlo De Sanctis vive invece a Tivoli e si occupa di tempo di economia solidale. Negli ultimi anni ha dedicato saperi e iniziative ai sentieri escursionistici che cercano di conciliare agricoltura contadina, gruppi di acquisto solidale e mobilità pedonale tra paesi collinari. «Potremmo aggiungere un verbo – dice – al titolo del libro: declinare. Qualsiasi territorio infatti ha bisogno di calare nel proprio contesto il gridare, il fare e il pensare di cui parla il libro di Marco Calabria. Si tratta di riconoscere legami tra territori, temi e periodi storici diversi. Il testo ricorda ad esmepio l’incredibile lotta contro la privatizzazione dell’acqua vinta dalle comunità indigene a Cochabamba nel 2020, contro la multinazionale Bechtel. La gestione comunitaria dell’acqua sperimentata da quelle comunità ha una forte risonanza con le lotte degli anni Cinquanta delle donne nella Valle dell’Aniene, quando si opposero ai tentativi di captazione delle sergenti locali che avrebbero lasciato i paesi a secco per far arrivare più acqua a Roma. Oggi, quell’aggressione contro il territorio torna in una veste nuova attraverso i progetti di un grande gruppo industriale come Acea che invade aree naturalistiche importanti e mette in discussione la meravigliosa rete di cammini storici della zona. Per questo raccontare i territori, denunciare devastazione ma anche mostrare il ribellarsi che nasce dal basso, come fanno il libro di Marco Calabria e Comune-info ogni giorno, è essenziale». Territorio da queste parti significa, tra le altre cose, creare una relazione diversa con la storia locale. Spiega Ennio, del Cammino di liberazione della Valle dell’Aniene, un’associazione impegnata a proteggere la memoria storica degli eventi legati all’occupazione nazifascista e alla Resistenza. «Il nostro obiettivo è ripensare con le persone che incontriamo cosa significa essere partigiani oggi. Partiamo dal fare, cioè dal camminare insieme in luoghi significativi. Questa iniziativa è accompagnata da momenti di approfondimento, tra presentazione di libri e organizzazione di convegni, come quello sullo svuotamento dei paesi. Da alcuni anni collaboriamo anche con otto istituti scolastici del territorio: siamo riusciti a fare lezione a modo nostro, prima di tutto camminando tra Agosta e Subiaco, con 800 studenti e studentesse». Anche altri, in questo pezzo dell’Appennino, dedicano tempo ad attività per bambini e bambine, ragazzi e ragazze. Qualche anno fa Luisella insieme ad altre persone di Anticoli Corrado ha messo su il gruppo ABC-Amici Biblioteca Comunale. Con creatività e molta determinazione, sono riusciti dopo diversi mesi a far riaprire la biblioteca del paese, diventata una casa per tante iniziative, in particolare per più piccoli. «Con loro cerchiamo lentamente di mettere in discussione il dominio dell’individualismo – racconta – È il nostro modo con cui costruire qui e ora un domani diverso». Gruppo ABC-Amici Biblioteca Comunale di Anticoli Corrado -------------------------------------------------------------------------------- Naturalmente promuovere iniziative sociali e culturali in questi piccoli paesi non è affatto facile per mille ragioni. Spiega Enrico che vive a Castel Madama: «Quando ho cominciato a leggere il libro mi sono accorto che alcune di quelle pagine le avevo già lette, perché sono stato un vorace lettore di Carta, il settimanale di cui Marco Calabria è stato tra i fondatori. Spesso l’ho distribuito alla manifestazioni dopo Genova 2001. Carta riusciva a mettere insieme e a rendere comprensibili tanti contenuti importanti, ma era soprattutto un settimanale graficamente molto bello, a volte lo abbiamo utilizzato per fare volantini e tazebao. Ci sono alcune righe del libro di Marco che trovo potentissime per chi come noi si trova spesso in pochi a prendere altre direzioni: “È come andare in bicicletta: se smetti di muoverti, di spingere sui pedali non puoi far altro che cadere. Non puoi sapere se riuscirai a rialzarti. D’altra parte, la bicicletta è uno dei pochi mezzi capaci di mettere armonia tra il tempo, lo spazio e l’andare. Qualcuno ha detto che è l’immagine visibile del vento”. Ecco, si tratta proprio di non smettere mai di pedalare, malgrado le difficoltà…». «C’è sempre il rischio di piangersi addosso perché non sempre abbiamo il coraggio di guardare il vicino, di creare una relazione – aggiunge Giancarlo – A volte siamo troppo impegnati ad analizzare i grandi sistemi invece di cercare la sofferenza vicina e prendercene cura…. E allora ripartiamo dai protagonisti del corteo del 28 marzo e del referendum, cioè dai giovani: sono in grado di travolgere qualsiasi pessimismo». Già, il corteo del 28 marzo, aggiunge Tommaso di Anticoli Corrado: «Da sempre le opposizioni più importanti agli oppressori le fanno i giovani. Oggi i giovani sono aggrediti dalla tecnologia della sorveglianza, eppure qualcosa di importante ha cominciato a muoversi tra loro». Un nodo fondamentale da sciogliere in questo contesto è come creare comunità. Dice Antonio di Anticoli Corrado: «Il libro spiega bene come qualsiasi dominatore dipenda in realtà dai dominati. Oggi per tanti territori questo significa inventare un nuovo senso comunitario. È fondamentale. In questa Valle viviamo per lo più in paesi senza comunità». Come favorire processi di autorganizzazione in questa situazione? Dice Enzo di Tivoli: «Credo anch’io che il gridare e il fare, cioè l’autorganizzazione, siano essenziali. Io, ad esempio, sono molto impegnato con il mio Gruppo di acquisto solidale, ma non condivido la cattiva utopia di John Holloway e Raúl Zibechi che emerge nel libro: insomma non possiamo pensare di cambiare il mondo senza prendere il potere». Di parere molto diverso David: «Pensare globalmente e agire localmente, come suggeriva il movimento altermondialista qualche anno fa, resta fondamentale, anche se oggi il capitalismo ha fatto sua anche quell’espressione. Il fare diverso presente nelle nostre comunità e quello raccontato dal libro sono prima di tutto argini contro la barbarie. Per questo trovo il libro bellissimo, a cominciare dall’intervista a John Holloway». Inevitabile allargare la discussione con alcuni riferimenti anche all’ultimo libro di Holloway, Speranza. In un tempo senza speranza. La speranza in questo caso non ha a che fare con il desiderio, perché invita all’azione personale e collettiva, né con l’ottimismo, perché legata al qui e ora e non al domani. «Il tema della speranza di cui stiamo parlando fa tornare in mente Le città invisibili di Calvino – dice Paolo – e le parole con cui Marco Polo si rivolge all’imperatore. “Se vuoi sapere quanto buio hai intorno, devi aguzzare lo sguardo sulle fioche luci lontane…“. Di certo, aguzzare lo sguardo oggi richiede molta attenzione e impegno, la nostra rete è importante per questo». Marco di Roviano cita invece un’altra espressione: «Václav Havel diceva che la speranza non è ottimismo ma la certezza che ciò che stiamo facendo ha un significato. Ecco, il fare di questa rete, che ha un forte legame con il libro Gridare, fare, pensare mondi nuovi, si muove in questo scenario». Chissà, forse il fare tanto discusso fare abbraccia anche il dono, come quello fatto da Luisella alla fine della mattinata quando compra una seconda copia del libro e la regala a Sara, una giovane donna curdo-iraniana da diversi anni in Italia. -------------------------------------------------------------------------------- Prossimi incontri dedicati al libro Gridare, fare, pensare mondi nuovi: 8 maggio, Selargius (Cagliari); 30 maggio, Gaverina Terme (Bergamo). Per organizzarne altri: carmosino at comune-info.net. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Ribellarsi facendo. Insieme proviene da Comune-info.
March 30, 2026
Comune-info
18 MARZO 1871 – 2026: 155 ANNI DALLA COMUNE DI PARIGI, “IL PRIMO GOVERNO OPERAIO”
Il 18 marzo 1871, a Parigi, la popolazione insorta occupa caserme, municipi e palazzi governativi. È la data che marca l’inizio dell’esperienza rivoluzionaria di autogoverno della capitale francese passata alla storia come la “Comune di Parigi”.  Nel 155° anniversario di quel 18 marzo, qui su Radio Onda d’Urto ne parliamo con Maria Grazia Meriggi, storica dei movimenti sociali e delle culture politiche dei mondi del lavoro in Europa nell’Ottocento e Novecento, autrice nel 1980 del libro La Comune di Parigi e il movimento rivoluzionario e socialista in Italia (La Pietra, 1980), e lo scorso anno dell’articolo La Comune di Parigi: un rivelatore sociale di lungo periodo (Passato e Presente 124, 2025). “Rosa Luxembourg disse che la Comune aveva segnato la fine di un tipo di rivoluzione in cui i lavoratori passavano dall’insurrezione spontanea alla repressione, con lunghi periodi di passività, aprendo un periodo in cui le rivoluzioni sono invece espressione di una lunga organizzazione di lavoratori che trova nello sciopero la sua espressione principale”, afferma Maria Grazia Meriggi ai nostri microfoni.  “Il socialismo della Comune è un socialismo che punta molto alle autonomie locali e al decentramento”, continua Meriggi nell’intervista. “La Comune – aggiunge la storica – auspica un controllo pubblico sulle attività economiche, ma non un controllo centralizzato. Si tratta di una realtà che afferma la centralità dei governi locali. Non auspica di essere lei a organizzare il socialismo altrove, ma invita le altre realtà urbane a darsi un’organizzazione analoga alla sua”.  Nel suo articolo La Comune di Parigi: un rivelatore sociale di lungo periodo, Maria Grazia Meriggi rende conto del dibattito storico e politico che si articola intorno a una domanda: “la Comune di Parigi è stata un’alba o un tramonto?”. In altri termini: “si è trattato di un lungo colpo di coda delle rivolte del 1848, o è stata l’anticamera delle lotte e delle rivoluzioni operaie e socialiste che sono venute dopo?” “Certamente il futuro del movimento operaio va in un’altra direzione – afferma Meriggi ai nostri microfoni – quella, cioè, dell’organizzazione di lungo periodo che parte soprattutto dai rapporti economici e da lì generalizza il ruolo di questo conflitto economico facendogli assumere un ruolo politico. Da questo punto di vista la Comune è un episodio, invece, molto legato all’Ottocento, cioè a un intreccio tra rivendicazioni economico-sociali e un orgoglio nazionale che si identifica con la Repubblica e con la democrazia”.  “Tuttavia – precisa la studiosa – questo tipo di cultura politica non finisce con la Seconda Internazionale. Alcuni temi culturali e politici della Comune e, attraverso di essa, del ’48, si perpetuano anche nel Novecento“. Quindi, secondo Meriggi, “L’alba è un altra cosa… Ma si è trattato di un tramonto che ha irradiato la sua luce molto a lungo nei decenni”.  A proposito dell’eredità della Comune nella storia a venire del movimento operaio, Maria Grazia Meriggi – riprendendo le considerazioni dello storico George Haupt – individua due tipi di eredità: come “simbolo” e come “esempio”.   “Come simbolo, la Comune di Parigi viene assunta subito dal movimento operaio, rappresentata come l’alba di un governo operaio”, spiega Meriggi.  “L’esempio, invece, è l’acquisizione della Comune come primo governo operaio (che è la verità) ma anche la registrazione dei suoi limiti e delle sue debolezze da non ripetere, come lo scarso controllo politico del territorio e la debolezza militare”, spiega Meriggi. “Lenin, per esempio, aveva l’incubo di non farsi trovare impreparati come i comunardi da questo punto di vista”, aggiunge la storica del movimento operaio. L’intervista di Radio Onda d’Urto a Maria Grazia Meriggi, storica dei movimenti sociali e delle culture politiche dei mondi del lavoro in Europa nell’Ottocento e Novecento. Ascolta o scarica.
March 18, 2026
Radio Onda d`Urto
BOLOGNA: IL COMUNE NON APRIRÀ IL DIALOGO CON IL COMITATO CHE CHIEDE IL RITIRO DEL MUBA
Continua la prostesta nel quartiere Pilastro di Bologna, interessato da un piano di speculazione per la creazione di un museo finanziato dal Pnrr, che vorrebbe spazzare via il parco pubblico della zona. Dopo settimane di presidi e violenze poliziesche, da questa mattina abitanti e attivisti sono tornati ai cancelli del parco cantierizzato, con una colazione pacifica interrotta dall’intervento degli agenti, uno dei quali – denunciano attivisti e attiviste – ha tirato un pugno in faccia a uno dei presenti. I celerini hanno provato inoltre a sequestrare l’impianto di amplificazione, senza riuscirci. 4 le persone denunciate. Nel pomeriggio la protesta è proseguita a Palazzo d’Accursio, sede del Comune di Bologna, in occasione del consiglio comunale. Attiviste e attivisti sono stati ricevuti dal capo di gabinetto, che ha ribadito la volontà del Comune di “non aprire il dialogo con chi vuole che il progetto del museo venga ritirato”.  L’aggiornamento con Laura di Mu.Basta. Ascolta o scarica
March 16, 2026
Radio Onda d`Urto
CAPITALISMO – GUERRA – RIVOLUZIONE
Rispetto alla prospettiva di una nuova guerra mondiale nella quale gli Stati Uniti tenteranno di difendere con le armi la propria leadership mondiale, il proprio dominio più o meno incontrastato sul mondo, sarebbe importante tentare di agire fin da subito, con il metodo dell’Assemblea permanente, nella direzione di una lotta di liberazione mondiale dal giogo delle macchine Stato-capitale, per rovesciare l’attuale spinta verso una guerra mondiale in una rivoluzione mondiale permanente in cui i molti popoli si riconoscano finalmente in una sola moltitudine, nell’intera umanità, parte anch’essa di un ecosistema planetario che ne è condizione stessa di esistenza. Continua a leggere→
February 26, 2026
Rizomatica
COMALA: da spazio di aggregazione ad acceleratore per imprese
L’avviso pubblico del comune di Torino per l’assegnazione degli spazi di corso Ferrucci 65/a, meglio conosciuto come Comala, ha visto una cordata di enti, che ambiscono a promuovere sturt up e ad accelerare imprese, aggiudicarsi il bando. Dopo 15 anni in cui è stata data forma e vita ad attività, posti di lavoro e progetti partecipati quotidianamente da centinaia di persone, un colpo di spugna del Comune vorrebbe cancellare questa esperienza di aggregazione e gestione di spazi pubblici. Social Innovation Teams, Eufemia, Paolo Landoni e Pasquale Lanni: i nomi noti – non per meriti – a guida della cordata. Oltre il danno la beffa. Non solo, l’avviso pubblico è stato strutturato dal Comune partendo e prendendo spunto – o meglio appropriandosi – delle attività costruite negli anni da Comala, ma i vertici della cordata sono arrivati nei giorni scorsi a dichiarare con una certa arroganza tutta accademica, di avere come obiettivo quello di “fare meglio di Comala”, pur avendone di fatto copiato la progettualità. Senza una esplicita messa a profitto, non solo degli spazi, ma anche di ogni attività umana, le possibilità di gestire luoghi pubblici si rivela sempre più ridotta. Eppure da quanto si muove attorno agli spazi e alle persone del Comala, sembra che la decisione dell’amministrazione non avrà vita facile. Insieme ad una lavoratrice di Comala ne parliamo ai microfoni di Radio Blackout:
February 25, 2026
Radio Blackout - Info