
Basta silenzio. Restiamo umani
Pressenza - Monday, March 2, 2026Ormai da qualche mese un gruppo di lavoratori di Leonardo Torino si trova accomunato dal malessere, dall’incredulità, dallo sconcerto e dall’orrore per la violenza che la popolazione civile palestinese continua a subire nonostante il 17 novembre scorso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite abbia adottato il piano americano per Gaza che, di fatto, non ha però fermato né il genocidio dei Gazawi né le dinamiche oppressive e colonialiste in Cisgiordania. I lavoratori stanno vivendo sulla loro pelle un ulteriore disagio, rappresentato dall’implicita connivenza tra l’industria tecnologica in cui lavorano e una politica globale fattasi sempre più sbilanciata dalla parte israeliana e sempre meno attenta alla vita dei palestinesi.
Nei mesi scorsi hanno sottoposto queste tematiche all’attenzione delle RSU di Sito, allo scopo di sensibilizzare altri lavoratori, allo scopo di fare massa critica e di contribuire a rendere più rilevante la forza dei movimenti d’opposizione alla politica di Israele e alle lobby che la sostengono.
In più occasioni come Lavoratori dipendenti Leonardo hanno subito la condanna del mondo civile, sia in contesti privati, sia nella loro stessa realtà lavorativa, dove sono arrivate manifestazioni di protesta e si sono anche verificati episodi di dileggio, insulti e di danneggiamento a mezzi privati di lavoratori.
Hanno ascoltato con attenzione le parole del loro Amministratore Delegato, che si è esposto pubblicamente in alcuni interventi chiarificatori a difesa dei dipendenti e delle politiche aziendali, citando come fondamento la Legge 185 del 1990, legge che, secondo lui, affrancherebbe Leonardo da qualsiasi ombra di complicità con la politica criminale di Israele.
Studiando e vagliando le fonti pubblicamente accessibili, hanno però appreso che in realtà sono molte le omissioni circa il reale coinvolgimento di Israele nelle strategie industriali Europee, Nazionali e di Leonardo stessa; in effetti le possibilità di aggirare le leggi vigenti sono piuttosto consistenti e all’ordine del giorno.
In questo contesto, unitamente ai gruppi di lavoratori di Caselle, Nerviano e Grottaglie, vogliono far presenti le seguenti principali criticità:
totale, immotivato, silenzio sulla questione palestinese all’interno delle sedi di lavoro;
totale assenza, a questo proposito, di incontri informativi, assemblee sindacali o iniziative solidali all’interno delle stesse;
totale omissione della questione etico-morale sulle continue collaborazioni con uno Stato platealmente riconosciuto come criminale dalla Corte internazionale dei diritti umani;
totale mancanza di informazione (per quanto chiaramente contemplata dai vincoli sul need-to-know) su chi siano gli attori coinvolti all’interno delle forniture dei loro prodotti e non solo sul destinatario finale;
netta propensione a convertire tutti i settori strategici ad esclusiva finalità militare, accantonando così la possibilità di convogliare studi e tecnologie verso un ambito civile, proprio in un’epoca dove il nostro pianeta assiste a drammatici cambiamenti ambientali.
Alla luce dei molti documenti pubblici, consultabili anche online, che riportano gli accordi associativi tra Leonardo e Paesi o soggetti riconosciuti come criminali, c’è un’ulteriore punto, molto importante per gli stessi lavoratori, legato ai rischi relativi alla loro posizione legale.
Per tali motivi, chiedono a gran voce che queste criticità vengano affrontate quanto prima, con serietà e autorevolezza attraverso il dialogo, attraverso assemblee indette dalle R.S.U. di Sito, attraverso incontri costruttivi e azioni concrete che possano favorire una reale comprensione reciproca e il superamento delle problematiche in modo efficace e condiviso, promuovendo soluzioni finalmente durature.
LaResistenzaèlanostraforza,laGiustiziailnostroobiettivo.
Torino, 12/02/2026 Gruppo Lavoratori Leonardo Torino