Basta silenzio. Restiamo umani
Ormai da qualche mese un gruppo di lavoratori di Leonardo Torino si trova
accomunato dal malessere, dall’incredulità, dallo sconcerto e dall’orrore per la
violenza che la popolazione civile palestinese continua a subire nonostante il
17 novembre scorso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite abbia adottato
il piano americano per Gaza che, di fatto, non ha però fermato né il genocidio
dei Gazawi né le dinamiche oppressive e colonialiste in Cisgiordania. I
lavoratori stanno vivendo sulla loro pelle un ulteriore disagio, rappresentato
dall’implicita connivenza tra l’industria tecnologica in cui lavorano e una
politica globale fattasi sempre più sbilanciata dalla parte israeliana e sempre
meno attenta alla vita dei palestinesi.
Nei mesi scorsi hanno sottoposto queste tematiche all’attenzione delle RSU di
Sito, allo scopo di sensibilizzare altri lavoratori, allo scopo di fare massa
critica e di contribuire a rendere più rilevante la forza dei movimenti
d’opposizione alla politica di Israele e alle lobby che la sostengono.
In più occasioni come Lavoratori dipendenti Leonardo hanno subito la condanna
del mondo civile, sia in contesti privati, sia nella loro stessa realtà
lavorativa, dove sono arrivate manifestazioni di protesta e si sono anche
verificati episodi di dileggio, insulti e di danneggiamento a mezzi privati di
lavoratori.
Hanno ascoltato con attenzione le parole del loro Amministratore Delegato, che
si è esposto pubblicamente in alcuni interventi chiarificatori a difesa dei
dipendenti e delle politiche aziendali, citando come fondamento la Legge 185 del
1990, legge che, secondo lui, affrancherebbe Leonardo da qualsiasi ombra di
complicità con la politica criminale di Israele.
Studiando e vagliando le fonti pubblicamente accessibili, hanno però appreso che
in realtà sono molte le omissioni circa il reale coinvolgimento di Israele nelle
strategie industriali Europee, Nazionali e di Leonardo stessa; in effetti le
possibilità di aggirare le leggi vigenti sono piuttosto consistenti e all’ordine
del giorno.
In questo contesto, unitamente ai gruppi di lavoratori di Caselle, Nerviano e
Grottaglie, vogliono far presenti le seguenti principali criticità:
totale, immotivato, silenzio sulla questione palestinese all’interno delle sedi
di lavoro;
totale assenza, a questo proposito, di incontri informativi, assemblee sindacali
o iniziative solidali all’interno delle stesse;
totale omissione della questione etico-morale sulle continue collaborazioni con
uno Stato platealmente riconosciuto come criminale dalla Corte internazionale
dei diritti umani;
totale mancanza di informazione (per quanto chiaramente contemplata dai vincoli
sul need-to-know) su chi siano gli attori coinvolti all’interno delle forniture
dei loro prodotti e non solo sul destinatario finale;
netta propensione a convertire tutti i settori strategici ad esclusiva finalità
militare, accantonando così la possibilità di convogliare studi e tecnologie
verso un ambito civile, proprio in un’epoca dove il nostro pianeta assiste a
drammatici cambiamenti ambientali.
Alla luce dei molti documenti pubblici, consultabili anche online, che riportano
gli accordi associativi tra Leonardo e Paesi o soggetti riconosciuti come
criminali, c’è un’ulteriore punto, molto importante per gli stessi lavoratori,
legato ai rischi relativi alla loro posizione legale.
Per tali motivi, chiedono a gran voce che queste criticità vengano affrontate
quanto prima, con serietà e autorevolezza attraverso il dialogo, attraverso
assemblee indette dalle R.S.U. di Sito, attraverso incontri costruttivi e azioni
concrete che possano favorire una reale comprensione reciproca e il superamento
delle problematiche in modo efficace e condiviso, promuovendo soluzioni
finalmente durature.
LaResistenzaèlanostraforza,laGiustiziailnostroobiettivo.
Torino, 12/02/2026 Gruppo Lavoratori Leonardo Torino
Redazione Torino