
Naufragi nel Canale di Sicilia: «Identificare i corpi e dare risposte alle famiglie»
Progetto Melting Pot Europa - Saturday, February 21, 2026Dopo i naufragi avvenuti tra il 14 e il 21 gennaio 2026 nel Canale di Sicilia, in coincidenza con il passaggio del ciclone “Harry”, Mem.Med – Memoria Mediterranea, ASGI, Mediterranea Saving Humans e Alarm Phone hanno inviato formali comunicazioni alle autorità italiane 1 per sollecitare interventi urgenti sulle operazioni di identificazione dei corpi riaffiorati lungo le coste e la necessità di garantire procedure rigorose per restituire le vittime alle famiglie.
Secondo quanto ricostruito dalle organizzazioni Refugees in Libya-Tunisia, Mediterranea e Alarm Phone, nel mese di gennaio centinaia di persone sono partite dalla Tunisia, in particolare da Sfax, nel tentativo di attraversare il Mediterraneo centrale. Le partenze si sono concentrate proprio nei giorni in cui il ciclone “Harry” ha reso estremamente difficili le condizioni in mare, compromettendo le rotte e aumentando il rischio di naufragi. Le organizzazioni stimano che «sarebbero state oltre dieci le imbarcazioni partite in quel periodo», per un totale di almeno mille dispersi.
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Ad oggi, solo una di queste imbarcazioni sarebbe riuscita a raggiungere Lampedusa, mentre delle altre non si hanno notizie certe. Nelle settimane successive, alcuni corpi sono stati recuperati: uno dalla nave Ocean Viking, altri lungo le coste siciliane – tra Trapani, Marsala e Pantelleria – e calabresi, nei territori di Tropea, Amantea, Scalea e Paola. Si teme che nei prossimi giorni possano emergere ulteriori salme, spesso in condizioni tali da rendere difficile il riconoscimento.
Le associazioni riferiscono anche di aver ricevuto numerose segnalazioni da parte di familiari alla ricerca dei propri cari dispersi. In questo contesto, Mem.Med ha già attivato canali legali per chiedere alle autorità competenti verifiche puntuali sulle salme rinvenute.
Al centro delle richieste c’è il rispetto dei protocolli per il prelievo e la comparazione del DNA, oltre alla tracciabilità certa delle sepolture. L’obiettivo è garantire alle famiglie il diritto di conoscere la sorte dei propri congiunti.
«Al fine di restituire un’identità ed una storia alle persone scomparse e dare risposte certe alle famiglie in attesa abbiamo sollecitato l’adozione di procedure rigorose e coordinate», dichiarano le organizzazioni, chiedendo che tutte le operazioni siano svolte «con tempestività e nel pieno rispetto dei protocolli previsti».
Nel comunicato viene sottolineato come il riconoscimento delle vittime non sia solo un passaggio tecnico, ma un principio fondamentale di civiltà giuridica: «Ribadiamo che il riconoscimento ufficiale è un atto di civiltà giuridica dovuto a chiunque perda la vita attraversando le frontiere».
Le organizzazioni insistono quindi sulla necessità di un intervento immediato e coordinato da parte delle autorità nazionali e locali, affinché sia possibile identificare il maggior numero possibile di corpi e restituirli alle famiglie, interrompendo almeno in parte l’incertezza che accompagna queste tragedie.
- Le lettere inviate:
– alle autorità nazionali e di Siracusa
– alle autorità di Trapani
– alle autorità calabresi ↩︎