Report sull’accesso ispettivo al CPR di Palazzo San Gervasio del 22 dicembre 2025

Progetto Melting Pot Europa - Monday, January 26, 2026

Il 22 dicembre 2025 la deputata Rachele Scarpa ha effettuato un accesso ispettivo al Centro di Permanenza per il Rimpatrio di Palazzo San Gervasio (PZ), insieme ai propri collaboratori, Avv. Martina Stefanile e Avv. Antonello Ciervo, svolgendo «colloqui con il personale dell’Ente gestore e con numerosi cittadini stranieri trattenuti all’interno del Centro» e ispezionando «le celle di trattenimento, i locali sanitari e di osservazione».

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Al momento della visita erano presenti 83 persone trattenute, con un sovraffollamento nel modulo 4, dove risultava «una persona in più rispetto alla capienza prevista». Le condizioni strutturali del centro sono descritte come «gravemente degradate»: finestre rotte, docce non funzionanti, illuminazione non regolabile e «campanelli di emergenza (…) non operativi».

Particolarmente critiche risultano le condizioni dell’area sanitaria, definita «uno dei punti più problematici dell’intera struttura», con spazi «ridotti, trascurati e igienicamente precari», presenza di mosche, assenza di lavabo e ostacoli fisici che «in casi di emergenza, potrebbero rappresentare un ostacolo al trasporto fisico dei cittadini stranieri in infermeria».

La somministrazione delle terapie avviene spesso «sull’uscio dell’infermeria» o direttamente nei moduli, mentre gli psicofarmaci risultano conservati «senza alcuna procedura formale di tracciamento oltre al registro di carico e scarico» e somministrati «senza supervisione medica diretta». Le bolle di acquisto relative ai mesi di ottobre e novembre 2025 evidenziano «il ricorso massiccio alla somministrazione di detti farmaci».

Le gravi criticità sanitarie risultano confermate da una lunga serie di sopralluoghi dell’ASP di Potenza, che già dal luglio 2024 avevano riscontrato «una grave frammentazione della documentazione clinica», l’assenza di «valutazioni psichiatriche sistematiche» e la mancata tracciabilità della somministrazione dei farmaci. Nei controlli successivi sono emerse irregolarità sempre più gravi, tra cui «la somministrazione di farmaci stupefacenti non tracciata», l’affidamento delle terapie a «personale non sanitario» e il sequestro di medicinali da parte dei NAS.

Quanto al rischio suicidario, il rapporto evidenzia l’assenza di «alcun accordo formale (…) per la prevenzione e la gestione del rischio suicidario o delle dipendenze», nonostante il registro degli eventi critici documenti «tentativi di impiccamento (…) e gesti autolesivi ripetuti». La stanza di osservazione è descritta come «del tutto isolata» e «non allestita con alcun presidio antisuicidario».

Rilevanti anche le criticità sull’accesso alla protezione internazionale: la flessibilità oraria dell’unico informatore legale comporta «il rischio che le domande di asilo non possano essere manifestate in ogni momento, come previsto dalla Legge. Inoltre, la mancata indicazione del motivo della richiesta nei moduli impedisce «di ricostruire con esattezza la data di manifestazione della domanda di protezione», con effetti diretti sulle convalide del trattenimento.

Infine, la delegazione rileva che non è stata data attuazione agli obblighi derivanti dalla sentenza n. 7839/2025 del Consiglio di Stato, in particolare per quanto riguarda la predisposizione di «un diario clinico differenziato per le persone con patologie psichiatriche», come previsto dalla cosiddetta Direttiva Lamorgese.