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[2026-03-07] SCIOPERO ANTAGONISTA PERMANENTE @ online
SCIOPERO ANTAGONISTA PERMANENTE online - https://RADIOSONAR.NET (sabato, 7 marzo 11:00) Due compa di Corpi e Terra dialogano sulla manifesta per uno sciopero antagonista permanente sulla sanzione fucsia lanciate dall'assemblea per il 2026. Alle 11 su radiosonar.net Il testo della manifesta a questo https://assembleacorpieterra.net/2026/03/01/sciopero-antagonista-permanente-2/ Sanzione fucsia https://assembleacorpieterra.net/sanzione-fucsia/
March 6, 2026
Gancio de Roma
SCIOPERO ANTAGONISTA PERMANENTE
SCIOPERO ANTAGONISTA PERMANENTE: LOTTO, BOICOTTO, SCIOPERO a cura dell’Assemblea transterritoriale Corpi e Terra di Non unə di Meno (inserire qui il logo nuovo di Corpi e Terra) Con lo SCIOPERO DEI e DAI CONSUMI e DEI e DAI GENERI che si uniscono a quello dalla PRODUZIONE e dalla RIPRODUZIONE, a partire dall’8 marzo 2017, affermiamo […]
March 1, 2026
Corpi e Terra
Viva il solarpunk: fra germoplasma e…
… recensioni senza scordare “il manifesto” (per sciagurate/i che ancora non lo avessero letto). E poi riprendiamo testi e link da solarpunk.it e dall’ultima newsletter. Sì, siamo tifose/i. E oggi è Marte-dì (*). Le Banche del Germoplasma La prima Banca dei semi per preservare la varietà biologica delle specie alimentari fu creata negli anni Venti a Leningrado, in Urss. In
February 24, 2026
La Bottega del Barbieri
ABUSI IN 269 LIBÉRATION ANIMALE: PERCHE’ NON POSSIAMO TACERE SU CIO’ CHE SUCCEDE
Riceviamo e diffondiamo: Siamo un gruppo di militantɜ antispecistɜ che hanno attaversato il collettivo 269 Libération Animale tramite i canali di reclutamento italiani. Scriviamo questa lettera aperta alla militanza antispecista per prendere parola sulle dinamiche tossiche imperanti in questa realtà di origine francese che raduna persone provenienti da vari paesi. Ci rivolgiamo tanto alle persone … Leggi tutto "ABUSI IN 269 LIBÉRATION ANIMALE: PERCHE’ NON POSSIAMO TACERE SU CIO’ CHE SUCCEDE"
ABUSI ALL’INTERNO DEL COLLETTIVO 269 LIBERATION ANIMALE – PER UNA LOTTA ANTISPECISTA CHE NON SFRUTTA L3 SU3 ATTIVIST3
Testo tradotto dall’articolo originale francese “Abus au sein du collectif  269 Libération Animale – Pour une lutte antispèciste qui n’exploite pas des activistes” Link al testo francese/FR version here: https://paris-luttes.info/abus-au-sein-du-collectif-269-18690?lang=fr Link alla traduzione inglese/ENG version here: https://www.infolibertaire.net/nouvelle-traduction-abuse-within-the-collectif-269-liberation-animale-for-an-antispeciesist-fight-that-does-not-exploit-its-activists/) Noi, militantɜ e antispecistɜ, vogliamo testimoniare i comportamenti abusanti all’interno del collettivo 269 LA che hanno forti conseguenze … Leggi tutto "ABUSI ALL’INTERNO DEL COLLETTIVO 269 LIBERATION ANIMALE – PER UNA LOTTA ANTISPECISTA CHE NON SFRUTTA L3 SU3 ATTIVIST3"
Tornando a casa. Il dentro e il fuori dove moriremo
                                                                                     Sulla soglia già consunta,                                                                                               Leggermente, tra il prima e il dopo.                                                                                               S’aggirano, s’alzano e poi giù ripiombano,                                                                                               S’intrecciano folti in viluppo e mulinello,                                                                                               Discreti si nascondono eppur ci guardano,                                                                                               Parlano in un altra lingua senza alcun modello.                                                                                               Ce ne andremo, loro resteranno                                                                                               E saremo anche noi dentro il loro turbinio.                                                                                                           Massimo Filippi, Gli spettri                                                                                      La poesia non pulisce, aggiunge altro sporco.                                                                                               Aggiunge complicità.                                                                                                            Ivano Ferrari Massimo Filippi, assertore di un antispecismo viscido e bastardo, continua a perseguire l’idea di decentrare l’umano. Se vogliamo entrare nel merito della questione animale di cui l’autore di queste poesie è stato uno dei massimi sdoganatori, la sua è sicuramente una posizione filosofica che ha il merito di aver introdotto il pensiero della differenza deleuziano nel corpo barbarico della specie, oltre ogni categoria, animale o umana che sia. Come sottolinea nella sua introduzione, Filippi mette in versi la cosiddetta Ontologia Orientata agli Oggetti, teoria che disarticola definitivamente l’antropocentrismo insito nel pensiero politico occidentale, evidenziando come anche gli oggetti, le cose della casa nel caso specifico, abbiano una loro dignità affettiva e relazionale in grado di scardinare le presunte gerarchie epistemologiche dell’umano. In questo senso il perturbante, l’unheimlich freudiano, il familiare improvvisamente percepito come assurdo e inconcepibile proprio perché performato da abitudini e consuetudini quotidiane, non è solo materia individuale ma può diventare esso stesso latore di vita, improvvisa illuminazione di un altro mondo possibile, magari attraverso uno specchio che materializza fantasmi del passato o una consunta vasca da bagno che rimanda alla inesorabilità del tempo storico oppure, come in un intenso transfert e controtransfert, il colpo d’occhio di un albero, il volo di un uccello, il ronzio di una mosca che catalizza la nostra coscienza verso un fuori erotico e mortale. > Spettri che s’affollano a raccolta, che mostrano l’arcano del banale….Qui dove > siam vissuti, dove esistiamo,il dentro/fuori dove moriremo (La casa). Sono proprio il passato e la morte a farsi veri e propri iperoggetti, ovvero le questioni ineludibili per una politica che intenda affrontare seriamente la crisi del presente. La casa – ovvero “qui” – assurge a epitome di una storia (quella dell’autore) e della Storia (quella dell’umanità) integrando gli oggetti (le cose) con gli iperoggetti (il mondo). E’ così che Filippi mette in relazione le piccole vite infami domestiche degli oggetti sensuali con gli iperoggetti,enormi e viscidi, rappresentati da genocidi, epidemie e crisi ambientale e climatica. La poesia, quattro versi che formano ritornelli con rima alternata, è allora prosopopea, personificazione di esistenze morte o assenti  e di cose vive perché presenti e familiari. Quello che Filippi si prefigge, come Timothy Morton evoca, è una disarticolazione profonda della matrice antropocentrica di cui è impregnata tutta la cultura umanistica occidentale, comprensiva dei canoni letterari che si succedono, inesorabili, lungo il corso della Storia. Tutte le tensioni semantiche presenti nel libro giocano “in casa”. Questa “trovata” trova la sua pregnanza significativa chiamando in causa il lettore, il quale, attivando la capacità di mettere insieme i “cocci”  dello scrittore, sopravvive allo spazio chiuso della “tana”, intuendo che fuori l’aspetta qualcosa di, forse, inaspettato e epifanico,  un sabba trasformativo, per dirla con l’autore, che trasmuti il Simbolico – rappresentato dalle mura domestiche, dalla patria e dalle armi – in generoso “fuori campo”. La miseria materiale e simbolica che ci avvinghia oggi in maniera così spudorata e mediatica orienta talmente la percezione che abbiamo dell’altro (e dell’alterità) – la tragedia palestinese, per esempio, si consuma attraverso un bombardamento di immagini che abitua la nostra sensibilità a considerarla una cosa normale, come un accappatoio che scivola a terra gocciolante non di acqua ma (ecco di nuovo il perturbante) di sangue rappreso (La doccia). Questa semiosi onnipresente orienta  dunque la nostra incapacità di discernere il vero dal falso. Lo schermo, anzi gli schermi, sovrapponendosi al nostro sguardo, producono una visione parcellizzata della realtà – «Filamenti esausti d’anime disperse…Perchè ritorni tu che non ricordi?» (Il televisore) – e ci inducono non solo a non fidarci più delle immagini ma anche a diffidare del mondo stesso in cui continuiamo a vivere e morire. E l’unica immagine che abbiamo a disposizione sembra essere quella che possiamo scorgere attraverso una finestra (chiusa/aperta) che rappresenta la soglia tra familiare e perturbante. >       «I piccioni banditi sopra i tetti/L’effimera gatta tra i cancelli/Il > ricordo del volo degli insetti/Isole di carne >    nel turpe dei macelli» (La finestra). Filippi chiarisce che tale raccolta, che succede alla silloge Diario di un anno in cui le liriche scaturivano dal tormento del tempo che passa, è stata scritta in un momento storico preciso, quello che vede nel novero delle possibilità reali lo scontro globale con armi atomiche; scenario che rende ancora più fragile il concetto stesso di un abitare incontaminato.  A vincere, ancora e sempre, è il Capitale, che sia nelle mentite spoglie di un macello e di un laboratorio di sperimentazione animale – «Lesioni atroci, latrati disperati, triste gioia in florida devastazione, sudore e sangue di corpi sciagurati, uscire fuori per farsi alienazione» (La scrivania) oppure negli spettri marxiani che ti assalgono nella stanza da letto – «Cosa sta prima della dialettica servo-padrone?/ Dove risiede la lupa tra homo, homini, e umani?» (La stanza da letto). Le cose della casa quindi possono rivestire un significato transizionale – la sicurezza generata dalle “stanze di vita quotidiana” – ma anche inquietante – gli spettri del tempo che passa infatti gettano una luce sinistra su oggetti con cui abbiamo confidenza e intimità. In altre parole alla dimensione statica dello spazio domestico si contrappone la terribile dinamicità del tempo. Tutto l’horror, cinematografico e letterario, gioca con questi topoi: specchi, letti, foto, rasoi, armadi, quadri, rubinetti, porte, corridoi, scale possono evocare presenze minacciose o assenze penose. Il poeta, nel farsi testimone della crisi che attanaglia la civiltà occidentale, è, insieme, vivo e morto. Genera mostri tra i volti di persone perdute e i musi di bestie scomparse. Pertanto lo specchio riflette e chiude ciò che ha appena aperto, lo schermo sogna, con certezza altri risvegli, gli occhiali trasfigurano sguardi senza risposta né reazione, le porte scricchiolano, come il vento che porta tempesta. La seduzione dell’orrore nasce dalla consapevolezza che scrivere sia un varco verso l’ignoto profondo, una minaccia certo, ma che meravigliosa minaccia è questa, pretesto per uscire dalle mura domestiche feriti nell’animo ma ancora integri nel corpo – «La casa, fin dalle origini, è un principio d’ordine tale da permettere all’uomo […] di interpretare la realtà» ( L. Lardieri, Here, dove il cinema è un’immortalità all’indietro, in “Sentieri Selvaggi” n. 20, aprile 2025). Come spiega l’autore la metrica è un valore fonosimbolico che rifrange la spettralità che siamo, dialoga con i vivi e con i morti – la compagna Alessandra con in testa la bandiera della Juventus, i cani Bet e Azalella invecchiati assieme – partendo con due versi prosaici riproposti in coda. Nel mezzo “del cammin” quattro versi che formano ritornelli con rima alternata ABAB. La struttura, per quanto “rigida”, rimanda dunque a quel conflitto interiore di cui non vi è certezza perché creare una lingua e aderire a uno stile è innanzitutto destituire il rapporto tra Reale e Immaginazione della loro supposta e frustrante polarità. È la paura che trasfigura il nostro disincanto verso il mondo, non i fantasmi, domestici si ma non addomesticati. E se Filippi si serve del “frammento” è solo perché oggi il dire deve opporsi agli echi delle bombe e provare a cantare un dimorare che ecceda la tranquillità borghese del rifugio(antiatomico).           «Complessa conformazione di specchi/Che s’anima nella nostra caverna casalinga/Canto l’armonia e il caos dell’universo dentro casa/Quel qualcosa che resta anche dopo essere andato/Poltergeist di svanente divenire/Che la sostanza sfasa» (Il proiettore). Oltretutto sono gli spettri domestici a detenere il punto di vista, a fare le storie e raccontarle. Porte, corridoi, letti, stanze, pareti, mobili, radio, televisore, computer, cellulare, guardano e giudicano, assolvono e condannano, parlano e gemono, assecondano e negano. La fase dello specchio in cui Lacan fornisce un’analisi dettagliata del riconoscimento infantile è propedeutica alla dimensione della spettralità come luogo dell’immaginario. Se infatti il primo riconoscimento di sé consiste in una folgorazione epifanica e seducente è però  il dramma a costituire la vera identità del bambino che, per la prima volta, si percepisce come doppio. Il perturbante quindi è una scaturigine del nostro Io. Non siamo quello che sembriamo e la nostra dimora, la tana in cui ci rifugiamo è piena di questi oggetti falsamente rassicuranti: «Riflesso improvviso come folgore/ Vera fotografia forse per questo (Lo specchio).  Come per Ivano Ferrari (cfr., intervista di L.Santoni in Il primo amore. Giornale di sconfinamento, n.2 , ottobre 2007, Effige) le poesie devono essere uno specchio, così per Filippi le poesie non sono cronache ma contraddizioni tra la coscienza e la carne». > Per Filippi la casa è una tana a tre strati: l’interno (la dolcezza del > riposo); l’esterno (la sicurezza del rifugio); l’intermedio (la soglia come > porosità tra il dentro e il fuori). Gli spettri domestici allora potrebbero alludere a quelli che ossessionavano Marx, il quale percepiva il Capitale come realtà spettrale dominata da esseri privi di soggettività e totalmente alienati all’interno del modo di produzione  delle merci. Traendo ispirazione da Derrida il poeta prende alla lettera la metafora marxiana, animando le cose e mortificando gli uomini. In altre parole non è possibile disinfestare il mondo dal suo doppio e l’unico rimedio sembra essere proprio quello di spalancare tutte le porte di casa, guardarsi  finalmente allo specchio e dare ospitalità alle oscure presenze inumane. La dicotomia vita /morte, rappresentata plasticamente dalle figure del vivente e del sopravvivente, è il modo per esorcizzare Marx – il suo storicismo teleologico – chiamando in causa però proprio il suo fantasma. Perché se Marx è morto e sepolto il suo fantasma continua a infestare  tutte le politiche che inneggiano alla fine della storia. Il film Presence (S. Soderbergh, 2024), interamente girato secondo la prospettiva di un fantasma all’interno di una casa e utilizzando un iPhone – uno “scarto” all’interno del regime produttivo delle immagini cinematografiche –,  è a tal proposito emblematico. La figura ectoplasmatica infatti sembra possedere quella lucidità di visione e azione che manca totalmente ai membri della famiglia infestata, ognuno dei quali è ossessionato solo dal proprio ruolo.    Ma allora Massimo Filippi è un sopravvissuto? Si, ma un sopravvissuto che eccede la morte e resiste all’annientamento. Anch’egli dunque uno spettro domestico, chiuso e allo stesso tempo aperto come una porta, come palpebre che sbattono inesorabili al tempo geografico del corpo che muta, da venticinque anni più o meno mentre s’è aggiunta qualche ora e posso chiudere il computer e farmi popolare. E tornare a casa senza chiudere la porta. La copertina è di Adil Emal da Pexels SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo Tornando a casa. Il dentro e il fuori dove moriremo proviene da DINAMOpress.
January 25, 2026
DINAMOpress
Tra Sardegna e Africa: ibridazioni post-umane
di Ignazio Sanna. A seguire tre bevi note della “bottega”. IBRIDAZIONI POSTUMANE FRA SARDEGNA (CLELIA FARRIS) E AFRICA (WANURI KAHIU) L’uscita dell’interessantissimo articolo della ricercatrice dell’Università La Sapienza di Roma Giulia Fabbri, “Per una cura multispecie radicale. Parentele postumane in I vegumani di Clelia Farris e Pumzi di Wanuri Kahiu” sulla rivista Between (https://ojs.unica.it/index.php/between/issue/view/313) fornisce alcuni spunti di riflessione sulla
January 13, 2026
La Bottega del Barbieri
[2025-12-19] We are not your Mum - Serata benefit per Agripunk @ CSOA La Strada
WE ARE NOT YOUR MUM - SERATA BENEFIT PER AGRIPUNK CSOA La Strada - Via Passino, 24 (venerdì, 19 dicembre 18:00) Dalle 18 chiacchierata antispecista A seguire cena benefit a buffet Dalle 21 concerto con Satura - Katemika Sacrifighe - Urtica Djset finale Usiku Agripunk è un rifugio antispecista dove gli animali vivono liberi, ma anche un punto di riferimento per le lotte sociali e ambientali, che sopravvive e resiste da 10 anni. L'esperienza di Agripunk nasce nel 2014, quando il collettivo occupa per un anno e mezzo un ex allevamento intensivo, dopo averne provocato la chiusura. Nel 2015, dopo essere diventata associazione, riesce ad ottenere un contratto di affitto a riscatto per la proprietà. Ad oggi questo progetto di liberazione rischia di essere eliminato. Il 31/12/2025 lo sfratto che pende sul rifugio, situato ad Ambra (Arezzo), diventerà esecutivo a causa di una recente sentenza che, nonostante Agripunk sia una onlus senza fini di lucro, l'ha assimilato a un'attività commerciale. Dalla Garbatella esprimiamo complicità e solidarietà allə compagnə che quotidianamente provano ad immaginare e costruire un mondo migliore e ci opponiamo fermamente a chi vuole distruggere questa esperienza di lotta per sostituirla con il luogo di morte, distruzione e sfruttamento che era prima dell'arrivo di Agripunk. Per questo, vi aspettiamo VENERDÌ 19 DICEMBRE al CSOA La Strada! Via Francesco Passino, 24 🔥
December 16, 2025
Gancio de Roma
Proteggere il lupo cattivo
UN GRUPPO DI PERSONE APPASSIONATE DELLA NATURA E DEL LUPO HA SCRITTO UNA LETTERA APERTA DAL TITOLO “BASTA FAKE NEWS SUL LUPO” PER METTERE IN DISCUSSIONE L’IMMAGINE, ALIMENTATA DA INFONDATI ALLARMISMI, PERCEPITA DALLE PERSONE COMUNI CHE È UNICAMENTE QUELLA DEL LUPO CATTIVO. OCCORRE RIBADIRE UNA REALTÀ SEMPLICE, DICE LA LETTERA CHE RACCOGLIE INTERVENTI DIFFERENTI SOTTOSCRITTI DA DIVERSE ASSOCIAZIONI: IL LUPO È UN PREDATORE CHE, SE LASCIATO IN PACE, NON RAPPRESENTA ALCUN PERICOLO VERSO L’ESSERE UMANO PERCHÉ NON È CONCEPITO DAL LUPO COME UNA POSSIBILE PREDA. “È TEMPO DI ABBANDONARE L’IMMAGINARIO DEL LUPO MANGIATORE DI NONNE E BAMBINE INDIFESE CHE DEBBONO ESSERE SALVATE DALL’UOMO ARMATO DI FUCILE E RACCONTARE AI BAMBINI ALTRE VERSIONI E ALTRE STORIE – SCRIVE BRUNA BIANCHI, TRA LE AUTRICI DELLA LETTERA APERTA – CHE LI AIUTINO NON GIÀ AD ACCETTARE L’UCCISIONE, MA CHE PARLINO DI RISPETTO E AMMIRAZIONE, CHE ALLARGHINO LA MENTE E IL CUORE, COME LE STORIE TRATTE DALLA RICCA TRADIZIONE DELLA CULTURA DEI NATIVI AMERICANI E DEGLI ESQUIMESI, O COME LA FIABA CHE LEV TOLSTOJ SCRISSE NEL 1908, IL LUPO…”. A PROPOSITO, CONOSCIAMO QUELLA FIABA? Unsplash.com -------------------------------------------------------------------------------- “Gentilissimi tutti, con la presente, in qualità di esperti e cittadini impegnati da tempo per un corretto rapporto fra fauna selvatica e attività umane, desideriamo proporre elementi di necessaria considerazione perché sia fornita all’opinione pubblica un’equilibrata e obiettiva informazione sul lupo scevra da sensazionalismi ed elementi privi di riscontro scientifico.  Negli ultimi anni, la comunicazione messa in atto da molti giornalisti si è dimostrata totalmente priva di nozioni scientifiche, e al contempo colma di inesattezze, nonché di notizie non corrispondenti al vero, basti vedere gli innumerevoli articoli nei quali si parla di fantomatiche reintroduzioni del lupo, quando in realtà, la sua espansione è frutto solo ed esclusivamente di dinamiche naturali, o ai tantissimi casi di cani lupi cecoslovacchi che vengono puntualmente spacciati per lupi, o ai tanti testi filo-allarmistici corredati da titoloni a lettere cubitali “Allarme lupi”, “ALLARME! Lupi avvistati in zone urbane, LA GENTE HA PAURA” , e così via. Crediamo fermamente che ci sia bisogno di una comunicazione basata sulla consapevolezza e sul rispetto, sia nei confronti di un animale selvatico che è, a tutti gli effetti, un componente fondamentale per l’equilibrio ecosistemico, e sia nei confronti degli utenti che, invece di imparare, ricevono e assorbono questi scritti in maniera totalmente sbagliata e nociva, l’immagine che viene percepita dalla collettività è unicamente quella insana del lupo cattivo e non per quello che è realmente, un predatore ma che, se lasciato in pace, non rappresenta alcun pericolo verso l’essere umano, in quanto quest’ultimo non è concepito dal lupo come una possibile preda. -------------------------------------------------------------------------------- “Negli ultimi tempi assistiamo a una crescente diffusione di notizie allarmistiche sui lupi, spesso prive di un reale fondamento scientifico e basate su episodi decontestualizzati. Titoli sensazionalistici e immagini di lupi avvistati vicino ai centri abitati generano paure infondate tra i cittadini, contribuendo a una percezione distorta della realtà. I lupi, come confermato da studi scientifici e dagli enti di tutela della fauna, non rappresentano un pericolo per l’uomo. Sono animali schivi, il cui ritorno nei nostri territori è segno di un ecosistema più sano. L’aumento degli avvistamenti è dovuto, oltre alla maggiore disponibilità di cibo, anche alla diffusione di fototrappole, videocamere di sorveglianza e smartphone, che permettono di documentare situazioni che in passato passavano inosservate. Inoltre, il disturbo causato da alcune attività umane – come la caccia, il taglio indiscriminato dei boschi, la frammentazione degli habitat e il consumo di suolo – li costringe sempre più spesso a uscire allo scoperto e ad avvicinarsi ai centri abitati. Partecipare agli eventi organizzati da esperti, associazioni di volontari, guardie ecologiche e polizia locale addetta alla fauna selvatica aiuta a conoscere meglio la biologia del lupo. Ad esempio, un aumento degli avvistamenti si registra nei primi mesi dell’anno, quando i giovani lupi in dispersione, non trovando un territorio libero, si avvicinano temporaneamente alle attività umane. Questa fase è naturale e transitoria: come arriva un giovane lupo, così se ne andrà, talvolta nello stesso giorno o nel giro di poche settimane. A queste considerazioni, si unisce la mia diretta esperienza sul campo e di tanti altri che vivono i territori selvatici Come ricercatore e fotografo naturalista da oltre 40 anni, posso affermare con certezza: i lupi non sono un pericolo per noi umani. Pur entrando spesso nei loro territori, non ho mai avvertito la minima sensazione di essere attaccato, anzi mi sono sentito io l’intruso. Al contrario, il mio unico timore deriva da alcuni animali umani, in particolare coloro che svolgono l’attività venatoria (legale e illegale). L’incontro con cacciatori o pescatori illegali, anche in aree protette, in qualsiasi periodo dell’anno, è ciò che realmente mi spaventa e mi fa sentire in pericolo mentre attraverso i boschi e i sentieri del nostro bel Paese. Per questo motivo, invitiamo gli addetti stampa e i giornalisti a consultare esperti locali o nazionali di fauna selvatica prima di pubblicare notizie allarmistiche. Questi professionisti saranno lieti di fornire informazioni corrette, consentendo di realizzare articoli basati su dati scientifici. Chi legge saprà apprezzare nel tempo un’informazione responsabile e affidabile. La protezione dell’ambiente, e quindi anche dei lupi, dipende molto dalla qualità dell’informazione diffusa dai giornali, dai siti web, dai social e da tutti i media. Attenersi ai fatti e rispettare l’articolo 9 della Costituzione italiana, che sancisce la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, non è solo un dovere professionale, ma un atto di responsabilità verso le future generazioni. Chiediamo ai media e ai politici di trattare l’argomento con maggiore attenzione, consultando esperti e diffondendo informazioni corrette. Creare allarmismo non solo danneggia la percezione di questa specie protetta, ma alimenta tensioni inutili tra cittadini e istituzioni” (Antonio Iannibelli – Fotografo naturalista, guardia ecologica volontaria, studioso di lupi) -------------------------------------------------------------------------------- “La paura del selvatico, in questo caso del lupo, non è biologica, ma culturale. Ovvero non appartiene alla nostra storia bio-evolutiva di animali umani, ma da una cultura oscurantista lunga secoli se non millenni, che oggi è il caso di lasciare all’oblio del tempo. Diversamente da quanto narrato infatti, i nostri antenati preistorici non vivevano nella paura, ma nell’animalità, cioè avevano piena conoscenza del mondo naturale. Noi a quel modo di percepire e vivere il mondo dobbiamo, anzi abbiamo l’obbligo etico, di riferirci. Per questo la conoscenza dei lupi, ma anche di altri selvatici, dovrebbe essere quasi scuola dell’obbligo. Invece delle inutili ore di religione o educazione fisica, andrebbero introdotte nelle scuole ore di educazione all’animalità. In questo senso anche i media possono, devono, fare la loro parte, evitando di seminare terrore antiscientifico, ma invece spronando a conoscere, ad usare un ragionamento scientifico, a tornare ad una logica animale che noi tutti possediamo dalla nascita, ma che ignoriamo, dimentichiamo, neghiamo. I lupi rappresentano un valore, soprattutto in questi tempi oscuri, un valore per l’ambiente, per la biodiversità, per la società”. (Francesco De Giorgio – Etologo antispecista. Presidente di Sparta Riserva dell’Animalità)  -------------------------------------------------------------------------------- Per tutti i motivi sopra riportati, riteniamo che sia di fondamentale importanza, soprattutto in un momento così critico e nefasto per la fauna selvatica, che i giornalisti si avvalgano di quel principio fondamentale chiamato etica, e che si adoperino in una comunicazione sana ed equilibrata, come deontologia comanda, onde evitare allarmismo, isteria collettiva e gente che si sentirà legittimata ad agire con metodi subdoli e irrispettosi delle leggi vigenti. -------------------------------------------------------------------------------- “Il Lupo (Canis lupus) è tutelato ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 12 della Direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e seminaturali, la fauna e la flora, rientrando negli allegati II e IV, lettera a) ed è specie particolarmente protetta ai sensi dell’art. 2 della legge n. 157/1992 e s.m.i. È, inoltre, tutelato in quanto presente nell’Allegato II della Convenzione internazionale relativa alla conservazione della vita selvatica e dell’ambiente naturale in Europa (Berna, 19 settembre 1979), esecutiva in Italia con la legge n. 503/1981. L’uccisione di un esemplare di Lupo è sanzionata penalmente dall’art. 30 della legge n. 157/1992 e s.m.i., in caso di uccisione da parte di soggetto privo di autorizzazione alla caccia può integrare anche il reato di cui all’art. 625 cod. pen. (furto aggravato ai danni dello Stato). La diffusione di notizie false o tendenziose riguardo il Lupo può integrare gli estremi dell’art. 656 cod. pen., mentre il procurato allarme può integrare gli estremi previsti nell’art. 658 cod. pen.” (Gruppo d’Intervento Giuridico Onlus – Associazione ambientalista)  -------------------------------------------------------------------------------- “Ultimamente, affrontare serenamente il tema legato alla tutela della Natura, sembra essere un’ impresa davvero ardua; ci si siede un attimo, si accede ai social con la speranza di estraniarsi da tutte le notizie nefaste inerenti alle guerre, ai femminicidi, alla criminalità che, ormai, ha raggiunto livelli inenarrabili, agli innumerevoli fatti di cronaca nera che purtroppo vedono coinvolti anche tantissimi bambini, e ci si trova, invece, a essere letteralmente bombardati da articoli sul lupo, o meglio, contro il lupo, un continuo martellamento che ha la funzione di una vera e propria coercizione cognitiva, lupi descritti come demoni enormi e cattivi, lupi onnipresenti e famelici, lupi, e ancora lupi… Essendo un’assidua frequentatrice di boschi, sinceramente, non ho mai riscontrato pericolosità negli animali selvatici che, nella maggior parte delle volte, si sono dimostrati elusivi, schivi e non interessati alla mia persona, anzi, mi è capitato, più e più volte, di vederli scappare via non appena si fossero resi conto della mia presenza; fortunatamente, la comunicazione fuorviante messa in atto da molte testate giornalistiche, non mi ha portata a rinunciare alla mia passione: conoscere, studiare e difendere la Vita selvatica. Oggi come oggi, in un mondo reale davvero violento, è necessario che ogni testata giornalistica si esprima in rispetto di tutti gli utenti che, come me, desiderano essere informati in maniera corretta, e non resi “schiavi” di paure ataviche e ingiustificate. Credo fermamente che sia doveroso, da parte di chi gestisce le testate giornalistiche sui social, intervenire tempestivamente onde alienare e condannare i commenti di tutti coloro che istighino al bracconaggio, o che, in qualche maniera usino un linguaggio offensivo e irrispettoso, anche questi sono forme di violenza a tutti gli effetti che vengono percepite, e assorbite, da tanti minorenni lasciati, purtroppo, da soli davanti a un cellulare, o a un PC che sia, c’è davvero bisogno di una comunicazione costruttiva e istruttiva, la prepotenza e sopraffazione non devono essere tollerabili, è innegabile che una comunicazione faziosa e fuorviante sia causa di comportamenti scellerati, e persino di atti illeciti; camminate tranquillamente nei boschi, ma prestate attenzione agli esseri umani che sono soliti lasciare montagne di rifiuti, appiccare incendi, a commettere altri gravissimi reati , e queste pratiche non appartengono di certo alla fauna selvatica che, se lasciata in pace, non rappresenta fonte di pericolo, basta rispettare alcune regole come quella di non dare cibo, non inseguire, non disturbare, non avvicinarsi, e tenere i nostri cani al guinzaglio, per il resto, Viva il lupo! (Daniela Stabile – Attivista/volontaria, appassionata di fauna selvatica, ma prima di tutto un’utente che respinge fortemente gli attacchi incessanti alla propria mente, e al lupo)  -------------------------------------------------------------------------------- “Chi ha paura del lupo?” IO VOGLIO MOLTO BENE AL LUPO, poiché è il migliore amico del nostro popolo; oltre a ciò, egli ulula alla luna e per questo motivo ci dona gioia. Mi piace, come lui parla con noi. Il lupo è realmente il nostro migliore fratello. Egli ulula di notte, e noi ce ne rallegriamo. Fa un bel suono Il suo modo di ululare. (Recheis-Bydlinski, Sai che gli alberi parlano?, 2011, p. 100). Così ha scritto un bambino di nove anni in una delle “scuole di sopravvivenza” fondate negli anni Settanta del Novecento per i nativi americani. Lì Eddie Jaye Benton ha potuto conservare una cultura millenaria di ammirazione, rispetto, reverenza per ogni creatura vivente, in particolare per il lupo, l’animale che nella cultura occidentale è stato demonizzato, torturato e perseguitato per secoli con un accanimento che non ha eguali. Un tale rovesciamento completo di civiltà oggi sta raggiungendo il suo apice. L’immagine demoniaca del lupo, predatore insaziabile che non risparmia gli umani, riemerge con insistenza nei media. Perché questa irresponsabile campagna di denigrazione basata su disinformazione, immaginari antichi, fantasie di invasione e sull’idea di un nemico irriducibile con il quale la convivenza è impossibile e la cui sola esistenza è pericolosa? Chi la fomenta e a chi giova? Da dove proviene, in particolare la rabbia degli allevatori, come quella suscitata da un disegno infantile, apparso sul “Diario amico” , una pubblicazione distribuita nelle scuole del Verbanio Cusio Ossola, che ritrae mucche in atteggiamento di protesta contro il loro sfruttamento, invita a mangiare frutta e verdura, osa dire la verità, ovvero che gli allevamenti sono crudeli? A far esplodere la rabbia sono state alcune frasi di una bambina di 12 anni scritte a corredo del disegno, eppure, del “Diario amico” si è chiesta la soppressione e la questione è stata portata al Parlamento. È “l’ideologia vegan-animalista”, a parere della CIA-Agricoltori delle Alpi, a dover essere bandita dalle scuole, una “ideologia” che descrive il bosco (la natura, la vita) come un luogo dove si possono incontrare “simpatici animali”, ma in cui si annida il predatore. La paura è sempre stato il mezzo privilegiato per esercitare il dominio specie sull’infanzia, ma bambini e bambine, come antidoto alla paura hanno la risorsa della compassione, si identificano istintivamente con l’animale sfruttato e maltrattato e, a differenza di tante persone adulte, non sono inclini all’apatia e all’indifferenza. La compassione può essere offensiva solo in un mondo dominato dalla violenza, da una visione della vita come teatro di lotta, guadagno e affermazione di potere. E dovremmo dire loro anche che gli animali sono oggetti, che esistono solo per la nostra utilità? Si possono uccidere per svago o per nutrirsene, anche se non è per noi una questione di sopravvivenza? Non è del lupo che dobbiamo avere paura, ma di questa volontà di soffocare anche il più piccolo segno di protesta che non esita a ricorrere all’intimidazione dell’infanzia, comportamento ben poco onorevole. I messaggi rivolti all’infanzia, infatti, sono in misura crescente rivolti all’uccisione: è giusto nutrirsi di animali tormentati e uccisi, è doveroso accettare la guerra, è un piacere la caccia, il tutto ammantato di false teorie e distorsioni. È tempo di abbandonare l’immaginario del lupo mangiatore di nonne e bambine indifese che debbono essere salvate dall’uomo armato di fucile e raccontare ai bambini altre versioni e altre storie che li aiutino non già ad accettare l’uccisione, ma che parlino di rispetto e ammirazione, che allarghino la mente e il cuore, come le storie tratte dalla ricca tradizione della cultura dei nativi americani e degli Esquimesi, o come la fiaba che Lev Tolstoj scrisse nel 1908, Il lupo, in cui il romanziere e autore influente di pedagogia antiautoritaria suggerisce ai bambini di rinunciare all’alimentazione carnea e coltivare un rapporto con la natura improntato alla nonviolenza.  Invece di dare risonanza a infondati allarmismi, di far risuonare l’eterno grido “Al lupo! Al lupo!”, la stampa potrebbe avere un ruolo importante nel contrastare la spirale della violenza: raccogliere e diffondere voci diverse e tratte da diverse fonti, ad esempio dando conto di quelle ricerche che hanno dimostrato come la riduzione del numero dei lupi non incida che in percentuale minima sull’uccisione di pecore e bovini, o quelle che hanno accertato che i lupi isolati, senza il supporto di un branco decimato dalla caccia, non possono che rivolgersi agli animali domestici. E in altri mille modi che la sensibilità e l’informazione rigorosa di giornalisti e giornaliste potranno suggerire loro”. (Bruna Bianchi – Docente di Storia delle donne e Storia del pensiero politico all’Università Ca’ Foscari di Venezia, studiosa del pacifismo, del femminismo e della nonviolenza, scrive costantemente su Comune) -------------------------------------------------------------------------------- Con la speranza che si possa intraprendere un cammino davvero istruttivo, e certi di un’ ampia collaborazione da parte dei signori giornalisti affinché il lupo, la fauna selvatica, e gli stessi esseri umani, smettano di essere strumentalizzati, porgiamo i nostri più cordiali saluti. Le parti scriventi: Bruna Bianchi, Daniela Stabile, Stefano Deliperi, Antonio Iannibelli, Francesco De Giorgio, Sottoscrivono il testo le seguenti associazioni: AVC Associazione Vittime Italian Wild Wolf Network, Gruppo D’ Intervento Giuridico, Sparta Riserva Dell’ Animalità, CABS Italia, l’antibracconaggio  -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE QUESTO ARTICOLO DI BRUNA BIANCHI: > I lupi, la caccia, la guerra -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Proteggere il lupo cattivo proviene da Comune-info.
November 26, 2025
Comune-info
20…25 2025 – L’arte di far tremare il patriarcato
IN QUESTO PODCAST PUBBLICHIAMO LE GRAFICHE CHE CI SONO ARRIVATE DELLU ARTISTX CHE HANNO RISPOSTO ALLA CHIAMATA ALLE ARTI DI FERMARE IL PATRIARCATO La grafica di Dima Zovich che è diventate la copertina del podcast della puntata di TRANSfemmINonda del 22 novembre 2025. Come sempre interpreta alla perfezione i titoli e gli slogan dello spazio radio di TRANSfemmINonda e QUEERzionario e dell’assemblea Corpi e Terra Arya ci ha mandato una delle sue foto accompagnata da questo audio foto di Arya le grafiche di Marea la foto di Tina con l’audio che ce la presenta Tina foto aggiungiamo queste grafiche condivise nella lista NUDM proposte dall’assemblea territoriale di Padova e quella di Jenny che ha fatto la copertina per la chiamata alle firme contro lo sfratto di Agripunk perché quando parliamo di liberazione parliamo di liberazione dei corpi tutti! Ringraziamo tutte le persone per aver contribuito con la loro arte a fermare il patriarcato
November 20, 2025
RadioSonar.Net