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[2026-04-22] Assemblea cittadina ad Acrobax @ LOA Acrobax
ASSEMBLEA CITTADINA AD ACROBAX LOA Acrobax - Via della Vasca Navale 6, Rome, Metro B San Paolo (mercoledì, 22 aprile 18:30) Assemblea cittadina mercoledì 22 aprile ore 18:30 @loa_acrobax Abbiamo provato a mantenere la promessa fatta e cercare di restituire quanto emerso nella grande assemblea dello scorso 25 marzo. Il testo che trovate nelle slide non sarà completo, ne esaustivo, non è breve, ne sufficiente a rappresentare la complessità della galassia di pratiche e realtà attive in questa nostra enorme città. Ma “una cosa è certa: per essere all’altezza della sfida che abbiamo davanti, non possiamo restare ferm3! Non possiamo restare al margine! Non possiamo avanzare solo divis3 e in ordine sparso! Ce lo dicono le piazze di questo autunno per la Palestina. Ce lo dicono le maree transfemministe dell’8 marzo. Ce lo dicono le manifestazioni contro i re e le loro guerre. Per poter navigare nella tempesta abbiamo bisogno di rotte e strategie comuni da mettere in pratica. Per questo sarà necessario continuare a confrontarci e attivarci su alcune delle proposte emerse. Per essere insieme ancora una volta spina dorsale e infrastruttura dei movimenti. Per tornare in piazza insieme e affermare il modello di città, di vita e di società che vogliamo!”
April 17, 2026
Gancio de Roma
Acrobax, una scommessa vinta
Alla fine degli anni ’20 del secolo scorso nello stadio della Rondinella al Flaminio i levrieri diventarono protagonisti della stagione mondana romana. Le corse che si svolgevano al cinodromo e le scommesse legate a quelle corse, piacquero molto ai romani e alle romane. Il popolo insieme alla borghesia, padri e madri di famiglia accanto alla malavita, e persino l’aristocrazia romana, si riversavano in massa intorno alla pista dove i poveri animali erano costretti a correre dietro una falsa preda. I levrieri appartenevano a una razza canina di gran moda all’epoca, soprattutto tra le ricche signore dell’alta borghesia e dell’aristocrazia romana. Per quasi trent’anni quelle corse distribuirono gioie e dolori a chi giocava piccole o grandi somme, fino a quando furono sfrattate per fare posto alle strutture sportive per i giochi Olimpici previsti nel 1960. La nuova sede fu trovata nella zona di Ponte Marconi dove furono realizzate le piste per i levrieri e i campi da gioco all’interno del circuito. L’impianto continuò ad attirare spettatorə e scommettitorə di ogni tipo e fu scelto per girare alcune scene di film come Il commissario diretto da Luigi Comencini nel 1962. La storia del cinodromo di via della Vasca Navale finisce nel 2002, quando la società che lo gestiva abbandona quell’attività, che aveva perso oramai l’interesse del pubblico. > Un collettivo di giovani studentə e lavoratorə precarə pensarono subito che > quella struttura non meritasse di essere abbandonata e condannata a diventare > uno dei tanti ruderi urbani di Roma e decisero di prendersene cura per farla > diventare quella che è oggi. In quel luogo si è scommesso ancora e stavolta la > scommessa è stata vinta. L’occupazione avviene nel novembre del 2002 e da allora un lungo lavoro trasforma quel posto in uno spazio aperto alla città, dove è possibile praticare attività sportive, ascoltare e produrre musica, partecipare ad attività culturali. Ma anche un luogo di elaborazione politica, dove si analizza la trasformazione urbana e sociale della città. Nasce Acrobax project. In quell’ansa sulla riva destra del Tevere accanto agli immensi edifici che ospitano le facoltà di Roma Tre e gli alloggi per chi le frequentano, continua a vivere una realtà che è stata capace di realizzare quei servizi pubblici e sportivi, che il piano regolatore approvato nel 2008 prevedeva fossero costruiti in quell’area di proprietà pubblica. Sappiamo bene però che l’amministrazione preferisce affidare le aree pubbliche a promotori immobiliari privati che le utilizzano per produrre enormi profitti, come vorrebbero fare nell’area degli ex-Mercati generali. Acrobax, come altri spazi sociali è nella lista degli sgomberi ritenuti urgenti dal Viminale dal 2016. Da allora la minaccia di sgombero non gli ha impedito di continuare nelle attività. La squadra di rugby con i suoi cento e più tesseratə ha continuato ad allenarsi nel campo realizzato alle spalle dell’edificio. La palestra con i corsi di boxe, kick boxing, ginnastica, yoga è funzionante e frequentata da adultə e giovanissimə. La sala musica Renoize Project, sala prove e studio di registrazione, che ha il nome di Renato Biagetti assassinato dai fascisti sulla spiaggia di Focene nel 2006.  > Acrobax è promotore ogni anno di centinaia di assemblee e momenti di confronto > tra collettivi della città ed è l’anima di Renoize, un festival politico > culturale antifascista per ricordare Renato, che al termine di ogni estate > riempie di migliaia di persone il vicino Parco Schuster. Oggi Acrobax torna a essere minacciato e la minaccia viene dal governo fascista che sa come gli spazi sociali rappresentino l’opposizione determinata a impedire che sia cancellato ogni spazio di libertà. Come è avvenuto a Milano con lo sgombero del Leoncavallo e a Torino con quello di Askatasuna si vuole colpire a Roma una delle realtà più vive e attive. > Tutto questo non avviene a caso, ma in un preciso momento, quello in cui le > flottiglie per Gaza stanno per ripartire e Acrobax è il perno attorno al quale > molta della solidarietà costruita nel settembre scorso ha ruotato e sta > tornando a ruotare. Lo stesso momento in cui con una pioggia di denunce e di > teoremi giudiziari sta colpendo chi era in prima fila in quelle manifestazioni > in autunno. Nel comunicato di lancio delle prossime attività il collettivo di Acrobax scrive: «Articoli di giornale con illazioni su presunte indagini giudiziarie, la lista degli immobili da sgomberare (redatta dall’allora prefetto Piantedosi ora ministro dell’interno) che ricompare su giornaletti e giornalacci; influencer prezzolati che ci dedicano i loro sproloqui; giornaliste d’assalto alla ricerca di scoop che si insinuano di nascosto; pattuglie in borghese fuori dallo spazio; pressioni relative alla gestione dell’ordine pubblico in vista delle prossime mobilitazioni nazionali e della ripartenza della Global Sumud Flotilla. In questo quadro, una realtà come Acrobax, diventa di slancio una priorità da colpire. Una realtà che ha spinto e continuerà a spingere sempre in direzione ostinata e contraria al Governo neo- fascista di Fratelli d’Italia. E lo facciamo con determinazione insieme a tutto quel tessuto sociale che ha riconosciuto e combatte un indirizzo nazionale e internazionale che vuole fascistizzare la società. Da Israele all’Ungheria, dall’Italia all’Argentina, fino ad arrivare agli Stati Uniti». > In uno scenario così complesso l’alternativa rimane quella di costruire > convergenza, dentro e fuori l’ex- Cinodromo, perché la Roma antifascista degli > spazi sociali, della democrazia diretta, dell’autonomia, della solidarietà > dell’autorganizzazione non è disposta a cedere i suoi spazi, a rinunciare > quell’idea di città e quel tessuto di relazioni che ha costruito negli anni. Continua il comunicato: «Ma noi acrobatɜ da anni abbiamo imparato a camminare sul filo, da anni abbiamo chiaro il nostro di obiettivo che è costruire e non distruggere: costruire una comunità larga, solidale e accessibile, fatta di relazioni, di sport popolare, di musica, di cultura, di elaborazione e riflessione politica, di condivisione. Capace di trasformare, persino migliorare e supportare la vita di chi lo attraversa. Capace di mettersi in rete con altre realtà per dare corpo e sentimenti alla possibilità, oltre l’utopia, di un mondo dove il fascismo non abbia più ragion d’essere.[…] “Non si sgombera un’idea” dicevamo qualche anno fa. E, a distanza di più di cinque anni, lo confermiamo convintamente perché avevamo e abbiamo chiara l’indicazione degli zapatisti: Niente per noi, tutto per tutti! Pensiamo che non si possa accettare di cadere unə alla volta, sarebbe ferita troppo profonda per noi stessɜ e per la nostra città. Sappiamo invece quello che ci hanno insegnato le maree: possiamo trasformare Roma, e non solo, avanzando tuttɜ insieme». Gli appuntamenti finora organizzati per mobilitarsi contro l’attacco in corso sono due: Mercoledì 25 marzo alle 18.00 per una assemblea pubblica Sabato 27 e Domenica 28 marzo per Acrobax città aperta, due straordinarie giornate dentro e fuori l’ex-Cinodromo. La copertina è di Andrea Cuomo (Flickr) SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo Acrobax, una scommessa vinta proviene da DINAMOpress.
March 24, 2026
DINAMOpress
Acrobax: non si sgombera un’idea
Riportiamo qui il testo del Laboratorio Occupato e Autogestito Acrobax, scritto dopo aver ricevuto minacce di sgombero da parte della Questura di Roma. Gli appuntamenti di mobilitazione già programmati sono mercoledì 25 marzo alle 18.30 ad Acrobax per una assemblea cittadina su sgomberi e minacce repressive ma, sopratutto, su possibilità, alternative e lotta. A seguire, domenica 29 marzo per “Acrobax città aperta” – una (stra)ordinaria giornata dentro e fuori dall’ex-cinodromo della Capitale. Mentre nel mondo, sopra le nostre teste, si giocano battaglie di potere e venti di guerra spirano in tutte le latitudini, il piano del governo italiano, che evidentemente ha bisogno di nemici interni per avere carte in più da giocare nella sfida elettorale, va avanti. Come se fosse un gioco di ruolo si stabiliscono gli obiettivi di quella che è una rivincita personale, ma anche una necessità: eliminare le “sacche di resistenza”, togliere di mezzo chi si permette ancora di esprimere il proprio dissenso, chi costruisce quotidianamente una alternativa e la rende possibile. Qualcunə in questi anni l’ha definita anomalia romana, quel complesso ecosistema di spazi sociali e case occupate, associazionismo dal basso, comitati di quartiere che come piccoli (grandi) neurotrasmettitori costruiscono connessioni, generano impulsi, attivano percorsi, costruiscono possibilità per tuttɜ, in una metropoli complessa e indebitata, laddove ci sarebbe solo cemento, degrado o abbandono. In questi primi mesi dell’anno questa anomalia romana comincia a essere messa sotto pressione e, dopo aver puntato il faro su Spin Time ed L38 e aver sgomberato ZK, ora lo spazio LOA Acrobax viene identificato come il prossimo tassello di quella guerra alle occupazioni che ha preso il via la scorsa estate con il Leoncavallo, è continuata con Askatasuna, il presidio del Pilastro di Bologna, minaccia Officina99 a Napoli e adesso punta su Roma. Articoli di giornale con illazioni su presunte indagini giudiziarie, la lista degli immobili da sgomberare (redatta dall’allora prefetto Piantedosi ora ministro dell’interno) che ricompare su giornaletti e giornalacci; influencer prezzolati che ci dedicano i loro sproloqui; giornaliste d’assalto alla ricerca di scoop che si insinuano di nascosto; pattuglie in borghese fuori dallo spazio; pressioni relative alla gestione dell’ordine pubblico in vista delle prossime mobilitazioni nazionali e della ripartenza della Global Sumud Flotilla. In questo quadro, una realtà come Acrobax, diventa di slancio una priorità da colpire. Una realtà che ha spinto e continuerà a spingere sempre in direzione ostinata e contraria al Governo neofascista di Fratelli d’Italia. E lo facciamo con determinazione insieme a tutto quel tessuto sociale che ha riconosciuto e combatte un indirizzo nazionale e internazionale che vuole fascistizzare la società. Da Israele all’Ungheria, dall’Italia all’Argentina, fino ad arrivare agli Stati Uniti. Perché? Perché siamo contro l’economia di guerra che ci stanno imponendo. Perché? Perché siamo consapevoli della precarietà che permea il mercato del lavoro e le nostre vite; consapevoli della pressione fiscale che aumenta, erodendo sempre di più un welfare già impoverito che non permette alle nuove generazioni neanche di immaginarlo, un futuro stabile. Perché? Perché abbiamo ben presente l’idea di città che vogliamo, contro speculazioni, studentati di lusso e consumo di suolo. Perché? Perché laddove chiudono spazi noi li apriamo, spalancando orizzonti e tracciando percorsi di liberazione. Ci vogliono precariɜ perché sanno che laddove manchi un baricentro stabile la reazione è inibita, il timore di non avere il tempo cresce e la forza di immaginare altro si affievolisce, fino a spegnersi. > Ma noi acrobatɜ da anni abbiamo imparato a camminare sul filo, da anni abbiamo > chiaro il nostro di obiettivo che è costruire e non distruggere: costruire una > comunità larga, solidale e accessibile, fatta di relazioni, di sport popolare, > di musica, di cultura, di elaborazione e riflessione politica, di > condivisione. Una comunità capace di trasformare, persino migliorare e supportare la vita di chi lo attraversa. Capace di mettersi in rete con altre realtà per dare corpo e sentimenti alla possibilità, oltre l’utopia, di un mondo dove il fascismo non abbia più ragion d’essere. Conosciamo il nostro valore politico e sociale. Conosciamo quello che si articola e mobilita nei differenti territori di Roma. Siamo, insieme a tante, tantissime realtà vive e attive, spazio del possibile, antidoto all’avanzata di un capitalismo mortifero, fatto di guerre e genocidio e portato avanti incondizionatamente dagli uomini bianchi eterocis che quel potere lo incarnano nel più viscido dei modi.  Siamo antidoto all’azzeramento dei diritti, antidoto alla povertà educativa e sociale la cui forbice si allarga sempre di più a discapito di quelle soggettività che occupano le fasce più basse della piramide dei diritti e dei privilegi. E in questo momento, invece di immaginare una chiusura difensiva, vogliamo rilanciare e chiamare a raccolta tutte le intelligenze, le lotte e la fantasia collettiva di questa città, non soltanto per noi ma per tuttɜ.  Perché sotto attacco non ci sono solo quattro mura, bensì un’idea di città e di vita che non si può sgomberare, né qui né altrove.  Perché la campagna elettorale non si giocherà sulla pelle dell’idea di città e di vita che quotidianamente rendiamo possibile. Perché vogliamo essere argine alla deriva in cui ci vogliono trascinare. Vogliamo essere un’esplosione infestante di forza, determinazione e bellezza.  «Non si sgombera un’idea» – dicevamo qualche anno fa. E, a distanza di più di cinque anni, lo confermiamo convintamente perché avevamo e abbiamo chiara l’indicazione degli zapatisti: Niente per noi, tutto per tutti! Pensiamo che non si possa accettare di cadere unə alla volta, sarebbe ferita troppo profonda per noi stessɜ e per la nostra città. Sappiamo invece quello che ci hanno insegnato le maree: possiamo trasformare Roma, e non solo, avanzando tuttɜ insieme. La copertina è del L.O.A. Acrobax SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo Acrobax: non si sgombera un’idea proviene da DINAMOpress.
March 18, 2026
DINAMOpress
40 anni fa la polizia uccideva Luca Rossi
il 23 febbraio 1986 un poliziotto della Digos, coinvolto in una rissa spara, e colpisce “per errore” il giovane militante di Democrazia Proletaria.   23 febbraio 1986 Milano, Piazzale Lugano, Bovisa, luogo abituale di spaccio, tre persone all’angolo che discutono, prima con calma poi sempre più animatamente, una delle tre persone è il digos Policino, la discussione finisce in rissa,
February 19, 2026
La Bottega del Barbieri
NAPOLI: “AMORE CHE RESISTE”, OGGI IL CORTEO REGIONALE PER LA DIFESA DEGLI SPAZI SOCIALI A RISCHIO
Oggi è il giorno della manifestazione, attesa molto partecipata, in difesa degli spazi sociali della regione Campania: attivisti e attiviste hanno lanciato il corteo “Amore che resiste” contro sgomberi, guerra e repressione, in difesa degli spazi di libertà. “I recenti attacchi a Officina 99, al GRIDAS, a Insurgencia, al Carlo Giuliani, al Civico 7, al Cap 80126, allo Spazio Occupato Banchi Nuovi e agli altri spazi sociali, rientrano in un più ampio disegno di tolleranza zero promosso dall’attuale governo contro le realtà autogestite”, scrivono nel comunicato di indizione. “Dopo gli sgomberi di Leoncavallo e Askatasuna, la minaccia si estende a numerose occupazioni in tutta Italia: è vendetta contro il Movimento che, in Italia e nel mondo, è sceso in piazza a sostegno del popolo palestinese.” Gli spazi occupati e autogestiti “sono da decenni luoghi di pratiche vive e necessarie: mutuo soccorso; controcultura; autoproduzione; iniziative politiche contro ogni forma di oppressione di classe, genere e provenienza; per l’ecologia sociale e ambientale; contro la privatizzazione dei beni comuni e per la solidarietà internazionalista e l’autodeterminazione dei popoli, a partire da quello palestinese e curdo”. “La loro criminalizzazione”, continua il comunicato, “è parte di un disegno politico complessivo di emergenza permanente, che serve a distogliere l’attenzione dai problemi reali: sanità, casa, scuola, lavoro, reddito, ambiente, servizi sociali. L’attuale governo, mentre sostiene un’economia di guerra e si allinea alle politiche belliche di UE e NATO, contribuendo attivamente al genocidio in Palestina, intensifica la repressione: militarizzazione delle piazze, Decreto Anti-Rave, Zone Rosse, legge 80/2025, e il nuovo “Pacchetto Sicurezza”.” “Ma non ci faremo intimidire”, concludono attivisti e attiviste. “Chiamiamo alla mobilitazione spazi occupati e autogestiti, lavoratorə, disoccupatə, studentə, precariə, persone migranti, artistə e tuttə coloro che rifiutano la gabbia che stanno costruendo intorno alle nostre vite. Schieriamoci al fianco degli spazi sociali, respingiamo l’economia di guerra e contrapponiamole la forza collettiva, la gioia della vita e della lotta. Difendiamo gli spazi sociali e autogestiti contro fascismo, repressione, patriarcato e autoritarismo”. Ne abbiamo parlato con Monica di GRIDAS, realtà che ha occupato nel 1981 in un rione di Scampia e che dallo scorso autunno è sotto la minaccia concreta di sgombero. Ascolta o scarica      
February 14, 2026
Radio Onda d`Urto
S-Contro. Un collettivo antagonista nella Torino degli anni Ottanta
In questi ultimi anni finalmente si è cominciato a scrivere e a parlare degli anni Ottanta nel nostro Paese dal punto di vista della conflittualità sociale e dei movimenti. Lo si sta facendo sia dal punto di vista della memorialistica, sia da quello storiografico, sia ancora da quello della ricostruzione storica militante. Un contributo a questo crescere di attenzione su un decennio troppo spesso liquidato con la categoria, tutta da interpretare, del “riflusso” arriva dal volume S-Contro. Un collettivo antagonista nella Torino degli anni Ottanta, edito da DeriveApprodi nel 2024. Il volume, curato da Luca Perrone e Sergio Gambino, narra la storia del collettivo S-Contro, attivo nel capoluogo piemontese nella seconda metà del decennio 1980, e si compone di una introduzione storiografica a cura dello stesso Perrone, di alcuni contributi sul contesto sociale e culturale della Torino degli anni Ottanta, scritti da Salvatore Cominu e Alberto Campo, di interviste ad alcunə protagonistə del collettivo, ma anche di esponenti del panorama musicale punk torinese dell’epoca, e di una rassegna di documenti autoprodotti. COS’ERA S-CONTRO? In quegli anni i collettivi studenteschi spesso si costituivano come redazione di giornalini ciclostilati o fotocopiati (ciclostili elettronici e copisterie si affermarono in quegli anni) e S-Contro, che inizialmente era composto in maggioranza da studenti, non costituiva un’eccezione. Il nome era un omaggio ai Clash, ma già il sottotitolo, – “giornale bellicosamente classista” ne faceva capire chiaramente gli orientamenti. Proprio sul tema delle condizioni materiali culturali della popolazione giovanile di una grande città come Torino (che in quel periodo raggiungeva ancora il milione di abitanti, sebbene di lì a poco ne sarebbe scesa al di sotto) si incentravano le riflessioni e l’iniziativa del collettivo. Se da una parte, quindi si riecheggiavano le argomentazioni della “teoria dei bisogni” che avevano caratterizzato il Settantasette, dall’altra S-Contro intendeva rompere col «catafascio disgregativo» che era seguito a quel movimento, rimettendo al centro un’interpretazione marxista-leninista classica basata sulla centralità del conflitto di fabbrica. L’INTERVENTO POLITICO Oltre a quelli “tradizionali”, le iniziative di concentrarono su temi o aspetti per certi versi nuovi: accanto alla mobilitazione contro la disoccupazione, favorita dalla presenza di alcuni esponenti del Comitato disoccupati, il collettivo portò avanti elaborazioni e prassi politiche incentrate sul cosiddetto «nuovo proletariato produttivo», sicuramente in questo influenzato sia dall’incipiente precarietà del lavoro giovanile sia dalla crescente proletarizzazione di professioni considerate fino a poco tempo prima “aristocratiche” (come ad esempio nella Scuola); continuò l’originario intervento giovanile fra gli studenti medi, attraverso il Coordinamento che raccoglie giovani di diversi istituti (Avogadro, Gramsci, Gioberti, Volta, Casale, ecc.); i diversi focolai internazionali (il bombardamento della Libia) determinarono l’impegno contro la guerra e per la pace in un’ottica antimperialista e internazionalista. Significativi “crossover” fra i diversi temi erano rappresentati da campagne come quella in solidarietà coi minatori britannici, protagonisti fra il 1984 e il 1985 di un lungo – e poi sconfitto – sciopero contro le chiusure volute dal governo Thatcher. A questi si aggiunse l’iniziativa controculturale su diversi livelli, dalla musica, con particolare attenzione al punk e alla new wave, al teatro, attraverso il Collettivo Rote Fabrik (pp. 20-30).  Quello delle arti espressive e della controcultura è un terreno di distinzione nell’intervento di S-Contro sul «proletariato giovanile», che si aggiungeva a quello già citato nelle scuole e nell’università, oppure nei luoghi della precarietà o della disoccupazione, come gli uffici di collocamento. La musica diveniva al tempo stesso volano dell’iniziativa politico-culturale e strumento di inserimento e radicamento sui territori, attraverso una «pluralità di reti e circuiti presso i quali la memoria, o almeno il mito, delle lotte proletarie non era soppresso» che costituiva non solo un elemento di «proto-politicizzazione» – ricorda Cominu (p. 49) – ma anche un ponte fra il ’77 degli happening dei Circoli del proletariato giovanile e le Posse degli anni Novanta. Una rete, quella underground degli anni Ottanta, che ben emerge nel libro dal già citato saggio di Alberto Campo. I RAPPORTI CON LE ORGANIZZAZIONI E LE ALTRE AREE DEL MOVIMENTO S-Contro si muoveva a tutto campo all’interno del panorama politico della sinistra torinese e le polemiche politiche non impedivano collaborazioni e sinergie: ad esempio, la battaglia contro le organizzazioni giovanili della sinistra parlamentare (Fgci e Democrazia Proletaria) e quelle residuali dei gruppi degli anni Settanta (ad esempio la trotskista Lega Comunista Rivoluzionaria attraverso il Circolo Guernica), considerate all’epoca le «più radicate tra gli studenti torinesi» (p. 31), non impedì invece la collaborazione, specificamente con DP, sul terreno dell’intervento operaio alla Fiat a partire dal 1988, riassunto pochi anni dopo nel «voluminoso pinzato» intitolato Processo Fiat e condizione operaia. Ancora più intrecciato e intricato fu il rapporto con l’area dell’Autonomia. Il collettivo ha un’origine politico-culturale molto diversa, di stampo marxista-leninista con forti influenze bordighiste, dettata sia dai percorsi biografici di alcuni suoi militanti, sia dai rapporti con il giornale “Che Fare”, veniva inizialmente condivisa anche la sede fisica. Questo imprinting ideologico fece sì che S-Contro avesse un giudizio molto critico delle realtà politiche ispirate all’operaismo («radicalriformiste», «opportuniste», ecc.), un giudizio che tutto sommato apparteneva un po’ a tutto l’arcipelago genericamente marxista-leninista, che considerava – oggi possiamo dire a torto – “economicista” la strategia politica prima di Potere operaio e poi di Autonomia. Questa forte divergenza politica cozzava, però, con una altrettanto significativa affinità sul piano dei repertori d’azione e dei modelli organizzativi, elemento questo che fa collaborare le due realtà in diverse occasioni. Ciò era dovuto sicuramente al contesto generazionale, ma anche all’influenza che il movimento del ’77 oggettivamente ancora esercitava, quanto meno sull’immaginario. APICE E CHIUSURA DELL’ESPERIENZA DI S-CONTRO Perrone ritiene che alla fine degli anni Ottanta, il tentativo di organizzare una presenza politica a Mirafiori fatto insieme a DP sia stato «l’apice della parabola di S-Contro, almeno in termini di visibilità e di iniziativa politica». Si trattò di un intervento su una classe operaia «sconfitta» e «stanca» che non produsse risultati sostanziali. Gli episodi “epici” di Piazza Statuto, di Corso Traiano, dei «fazzoletti rossi» alla Fiat e del ’77 sembravano inarrivabili e in effetti lo furono. Il periodo aperto dalla sconfitta dell’autunno ’80 proprio a Mirafiori stava riducendo inesorabilmente anche «il ruolo politico, culturale, organizzativo degli operai come “classe”» (p. 47). D’altronde, anche simbolicamente l’Ottantanove segnava la fine non solo della parabola del cosiddetto “socialismo reale” in Europa dell’Est e nell’URSS, ma anche del Partito comunista italiano e della cosiddetta “Prima repubblica” attraverso la campagna giudiziaria di Mani pulite. Gli anni Ottanta si concludevano, però, anche con l’affacciarsi di nuove esperienze di movimento, rappresentati dal sindacalismo di base nella Scuola e nei luoghi di lavoro, dalla Pantera nell’università e dai Centri sociali sul territorio e a livello giovanile. Il collettivo, «conclusa la sua funzione di traghettamento dalla fine degli anni Settanta agli anni Novanta di soggettività politiche radicali», esaurì la sua spinta. La “diaspora” che si produsse portò molti dei suoi ex-militanti prima ad aderire al progetto della rivista “Politica e Classe” e poi, anche attraverso questo canale, a partecipare al processo di costruzione del Movimento per la Rifondazione comunista nel 1991 (pp. 40-41). I percorsi politico-culturali personali che derivarono dalla chiusura del collettivo, illustrati nelle interviste presenti nella parte finale del libro, sebbene distinti e – a volte – distanti vengono ricordati dai protagonisti senza grossi traumi o recriminazioni, perché comunque alla fine, ciò che rimane loro sono il “senso” e la “dimensione della politica”, che magari successivamente si sarebbero manifestati e si manifestano su terreni e in forme molto diverse, ma che hanno rappresentato il fulcro di qualsiasi processo di trasformazione, collettiva e individuale. IN CONCLUSIONE S-Contro è dunque un volume allo stesso tempo di storia sociale, di microstoria, di storia orale e di storia dal basso (o militante). Esso tiene insieme la parte iniziale storiografica, quella centrale delle testimonianze con un’appendice finale rappresentata dalla riproduzione di alcuni documenti autoprodotti dell’epoca. A parte forse alcuni giudizi un po’ troppo tranchant sull’area dell’Autonomia – probabilmente frutto delle contraddizioni dell’epoca – e una certa assenza del movimento femminista dalle ricostruzioni, si tratta di un’opera utile, perché racconta uno dei tanti tentativi che nel già citato “riflusso” degli anni Ottanta cercarono di uscire dalle macerie del decennio precedente senza buttare “il bambino con l’acqua sporca”. In particolare, colpisce come il collettivo cercò di tenere insieme una certa tradizione politica della sinistra extraparlamentare degli anni Settanta, con repertori, linguaggi e temi (ad esempio quello della musica e della controcultura) che invece rompevano con quella tradizione e anzi si riagganciavano alle esperienze più “eretiche” del movimento del ’77. Il riferimento ai Clash nel nome, poi, vale il prezzo del volume… In copertina operai in sciopero di fronte alla fabbrica FIAT Mirafiori nel 1980 (da MilanoInMovimento) SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo S-Contro. Un collettivo antagonista nella Torino degli anni Ottanta proviene da DINAMOpress.
February 13, 2026
DINAMOpress
Firenze. Fratelli d’Italia e Lega puntano il dito contro il CPA
Dopo il corteo di sabato scorso a Torino, che vorrebbero ridurre a semplice questione di ordine pubblico affinché non si parli del dato politico che esso rappresenta, Lega e Fratelli d’Italia continuano nella corsa esasperata verso lo Stato di polizia. A Firenze puntano il dito contro il CPA Firenze Sud […] L'articolo Firenze. Fratelli d’Italia e Lega puntano il dito contro il CPA su Contropiano.
February 6, 2026
Contropiano
Sulla manifestazione per Askatasuna a Torino – di Salvatore Palidda
Manifestazione nazionale delle realtà sociali, a Torino, 31 gennaio 2026. Decine di migliaia di persone (50mila) si radunano in tre concentramenti diversi per convergere verso un unico corteo. A un mese e mezzo dallo sgombero del C.S. Askatasuna, diffusa è la voglia di non rassegnarsi. Verso sera, dopo una lunga manifestazione, in Viale Regina [...]
February 1, 2026
Effimera