Tag - centri sociali

40 anni fa la polizia uccideva Luca Rossi
il 23 febbraio 1986 un poliziotto della Digos, coinvolto in una rissa spara, e colpisce “per errore” il giovane militante di Democrazia Proletaria.   23 febbraio 1986 Milano, Piazzale Lugano, Bovisa, luogo abituale di spaccio, tre persone all’angolo che discutono, prima con calma poi sempre più animatamente, una delle tre persone è il digos Policino, la discussione finisce in rissa,
February 19, 2026
La Bottega del Barbieri
NAPOLI: “AMORE CHE RESISTE”, OGGI IL CORTEO REGIONALE PER LA DIFESA DEGLI SPAZI SOCIALI A RISCHIO
Oggi è il giorno della manifestazione, attesa molto partecipata, in difesa degli spazi sociali della regione Campania: attivisti e attiviste hanno lanciato il corteo “Amore che resiste” contro sgomberi, guerra e repressione, in difesa degli spazi di libertà. “I recenti attacchi a Officina 99, al GRIDAS, a Insurgencia, al Carlo Giuliani, al Civico 7, al Cap 80126, allo Spazio Occupato Banchi Nuovi e agli altri spazi sociali, rientrano in un più ampio disegno di tolleranza zero promosso dall’attuale governo contro le realtà autogestite”, scrivono nel comunicato di indizione. “Dopo gli sgomberi di Leoncavallo e Askatasuna, la minaccia si estende a numerose occupazioni in tutta Italia: è vendetta contro il Movimento che, in Italia e nel mondo, è sceso in piazza a sostegno del popolo palestinese.” Gli spazi occupati e autogestiti “sono da decenni luoghi di pratiche vive e necessarie: mutuo soccorso; controcultura; autoproduzione; iniziative politiche contro ogni forma di oppressione di classe, genere e provenienza; per l’ecologia sociale e ambientale; contro la privatizzazione dei beni comuni e per la solidarietà internazionalista e l’autodeterminazione dei popoli, a partire da quello palestinese e curdo”. “La loro criminalizzazione”, continua il comunicato, “è parte di un disegno politico complessivo di emergenza permanente, che serve a distogliere l’attenzione dai problemi reali: sanità, casa, scuola, lavoro, reddito, ambiente, servizi sociali. L’attuale governo, mentre sostiene un’economia di guerra e si allinea alle politiche belliche di UE e NATO, contribuendo attivamente al genocidio in Palestina, intensifica la repressione: militarizzazione delle piazze, Decreto Anti-Rave, Zone Rosse, legge 80/2025, e il nuovo “Pacchetto Sicurezza”.” “Ma non ci faremo intimidire”, concludono attivisti e attiviste. “Chiamiamo alla mobilitazione spazi occupati e autogestiti, lavoratorə, disoccupatə, studentə, precariə, persone migranti, artistə e tuttə coloro che rifiutano la gabbia che stanno costruendo intorno alle nostre vite. Schieriamoci al fianco degli spazi sociali, respingiamo l’economia di guerra e contrapponiamole la forza collettiva, la gioia della vita e della lotta. Difendiamo gli spazi sociali e autogestiti contro fascismo, repressione, patriarcato e autoritarismo”. Ne abbiamo parlato con Monica di GRIDAS, realtà che ha occupato nel 1981 in un rione di Scampia e che dallo scorso autunno è sotto la minaccia concreta di sgombero. Ascolta o scarica      
February 14, 2026
Radio Onda d`Urto
S-Contro. Un collettivo antagonista nella Torino degli anni Ottanta
In questi ultimi anni finalmente si è cominciato a scrivere e a parlare degli anni Ottanta nel nostro Paese dal punto di vista della conflittualità sociale e dei movimenti. Lo si sta facendo sia dal punto di vista della memorialistica, sia da quello storiografico, sia ancora da quello della ricostruzione storica militante. Un contributo a questo crescere di attenzione su un decennio troppo spesso liquidato con la categoria, tutta da interpretare, del “riflusso” arriva dal volume S-Contro. Un collettivo antagonista nella Torino degli anni Ottanta, edito da DeriveApprodi nel 2024. Il volume, curato da Luca Perrone e Sergio Gambino, narra la storia del collettivo S-Contro, attivo nel capoluogo piemontese nella seconda metà del decennio 1980, e si compone di una introduzione storiografica a cura dello stesso Perrone, di alcuni contributi sul contesto sociale e culturale della Torino degli anni Ottanta, scritti da Salvatore Cominu e Alberto Campo, di interviste ad alcunə protagonistə del collettivo, ma anche di esponenti del panorama musicale punk torinese dell’epoca, e di una rassegna di documenti autoprodotti. COS’ERA S-CONTRO? In quegli anni i collettivi studenteschi spesso si costituivano come redazione di giornalini ciclostilati o fotocopiati (ciclostili elettronici e copisterie si affermarono in quegli anni) e S-Contro, che inizialmente era composto in maggioranza da studenti, non costituiva un’eccezione. Il nome era un omaggio ai Clash, ma già il sottotitolo, – “giornale bellicosamente classista” ne faceva capire chiaramente gli orientamenti. Proprio sul tema delle condizioni materiali culturali della popolazione giovanile di una grande città come Torino (che in quel periodo raggiungeva ancora il milione di abitanti, sebbene di lì a poco ne sarebbe scesa al di sotto) si incentravano le riflessioni e l’iniziativa del collettivo. Se da una parte, quindi si riecheggiavano le argomentazioni della “teoria dei bisogni” che avevano caratterizzato il Settantasette, dall’altra S-Contro intendeva rompere col «catafascio disgregativo» che era seguito a quel movimento, rimettendo al centro un’interpretazione marxista-leninista classica basata sulla centralità del conflitto di fabbrica. L’INTERVENTO POLITICO Oltre a quelli “tradizionali”, le iniziative di concentrarono su temi o aspetti per certi versi nuovi: accanto alla mobilitazione contro la disoccupazione, favorita dalla presenza di alcuni esponenti del Comitato disoccupati, il collettivo portò avanti elaborazioni e prassi politiche incentrate sul cosiddetto «nuovo proletariato produttivo», sicuramente in questo influenzato sia dall’incipiente precarietà del lavoro giovanile sia dalla crescente proletarizzazione di professioni considerate fino a poco tempo prima “aristocratiche” (come ad esempio nella Scuola); continuò l’originario intervento giovanile fra gli studenti medi, attraverso il Coordinamento che raccoglie giovani di diversi istituti (Avogadro, Gramsci, Gioberti, Volta, Casale, ecc.); i diversi focolai internazionali (il bombardamento della Libia) determinarono l’impegno contro la guerra e per la pace in un’ottica antimperialista e internazionalista. Significativi “crossover” fra i diversi temi erano rappresentati da campagne come quella in solidarietà coi minatori britannici, protagonisti fra il 1984 e il 1985 di un lungo – e poi sconfitto – sciopero contro le chiusure volute dal governo Thatcher. A questi si aggiunse l’iniziativa controculturale su diversi livelli, dalla musica, con particolare attenzione al punk e alla new wave, al teatro, attraverso il Collettivo Rote Fabrik (pp. 20-30).  Quello delle arti espressive e della controcultura è un terreno di distinzione nell’intervento di S-Contro sul «proletariato giovanile», che si aggiungeva a quello già citato nelle scuole e nell’università, oppure nei luoghi della precarietà o della disoccupazione, come gli uffici di collocamento. La musica diveniva al tempo stesso volano dell’iniziativa politico-culturale e strumento di inserimento e radicamento sui territori, attraverso una «pluralità di reti e circuiti presso i quali la memoria, o almeno il mito, delle lotte proletarie non era soppresso» che costituiva non solo un elemento di «proto-politicizzazione» – ricorda Cominu (p. 49) – ma anche un ponte fra il ’77 degli happening dei Circoli del proletariato giovanile e le Posse degli anni Novanta. Una rete, quella underground degli anni Ottanta, che ben emerge nel libro dal già citato saggio di Alberto Campo. I RAPPORTI CON LE ORGANIZZAZIONI E LE ALTRE AREE DEL MOVIMENTO S-Contro si muoveva a tutto campo all’interno del panorama politico della sinistra torinese e le polemiche politiche non impedivano collaborazioni e sinergie: ad esempio, la battaglia contro le organizzazioni giovanili della sinistra parlamentare (Fgci e Democrazia Proletaria) e quelle residuali dei gruppi degli anni Settanta (ad esempio la trotskista Lega Comunista Rivoluzionaria attraverso il Circolo Guernica), considerate all’epoca le «più radicate tra gli studenti torinesi» (p. 31), non impedì invece la collaborazione, specificamente con DP, sul terreno dell’intervento operaio alla Fiat a partire dal 1988, riassunto pochi anni dopo nel «voluminoso pinzato» intitolato Processo Fiat e condizione operaia. Ancora più intrecciato e intricato fu il rapporto con l’area dell’Autonomia. Il collettivo ha un’origine politico-culturale molto diversa, di stampo marxista-leninista con forti influenze bordighiste, dettata sia dai percorsi biografici di alcuni suoi militanti, sia dai rapporti con il giornale “Che Fare”, veniva inizialmente condivisa anche la sede fisica. Questo imprinting ideologico fece sì che S-Contro avesse un giudizio molto critico delle realtà politiche ispirate all’operaismo («radicalriformiste», «opportuniste», ecc.), un giudizio che tutto sommato apparteneva un po’ a tutto l’arcipelago genericamente marxista-leninista, che considerava – oggi possiamo dire a torto – “economicista” la strategia politica prima di Potere operaio e poi di Autonomia. Questa forte divergenza politica cozzava, però, con una altrettanto significativa affinità sul piano dei repertori d’azione e dei modelli organizzativi, elemento questo che fa collaborare le due realtà in diverse occasioni. Ciò era dovuto sicuramente al contesto generazionale, ma anche all’influenza che il movimento del ’77 oggettivamente ancora esercitava, quanto meno sull’immaginario. APICE E CHIUSURA DELL’ESPERIENZA DI S-CONTRO Perrone ritiene che alla fine degli anni Ottanta, il tentativo di organizzare una presenza politica a Mirafiori fatto insieme a DP sia stato «l’apice della parabola di S-Contro, almeno in termini di visibilità e di iniziativa politica». Si trattò di un intervento su una classe operaia «sconfitta» e «stanca» che non produsse risultati sostanziali. Gli episodi “epici” di Piazza Statuto, di Corso Traiano, dei «fazzoletti rossi» alla Fiat e del ’77 sembravano inarrivabili e in effetti lo furono. Il periodo aperto dalla sconfitta dell’autunno ’80 proprio a Mirafiori stava riducendo inesorabilmente anche «il ruolo politico, culturale, organizzativo degli operai come “classe”» (p. 47). D’altronde, anche simbolicamente l’Ottantanove segnava la fine non solo della parabola del cosiddetto “socialismo reale” in Europa dell’Est e nell’URSS, ma anche del Partito comunista italiano e della cosiddetta “Prima repubblica” attraverso la campagna giudiziaria di Mani pulite. Gli anni Ottanta si concludevano, però, anche con l’affacciarsi di nuove esperienze di movimento, rappresentati dal sindacalismo di base nella Scuola e nei luoghi di lavoro, dalla Pantera nell’università e dai Centri sociali sul territorio e a livello giovanile. Il collettivo, «conclusa la sua funzione di traghettamento dalla fine degli anni Settanta agli anni Novanta di soggettività politiche radicali», esaurì la sua spinta. La “diaspora” che si produsse portò molti dei suoi ex-militanti prima ad aderire al progetto della rivista “Politica e Classe” e poi, anche attraverso questo canale, a partecipare al processo di costruzione del Movimento per la Rifondazione comunista nel 1991 (pp. 40-41). I percorsi politico-culturali personali che derivarono dalla chiusura del collettivo, illustrati nelle interviste presenti nella parte finale del libro, sebbene distinti e – a volte – distanti vengono ricordati dai protagonisti senza grossi traumi o recriminazioni, perché comunque alla fine, ciò che rimane loro sono il “senso” e la “dimensione della politica”, che magari successivamente si sarebbero manifestati e si manifestano su terreni e in forme molto diverse, ma che hanno rappresentato il fulcro di qualsiasi processo di trasformazione, collettiva e individuale. IN CONCLUSIONE S-Contro è dunque un volume allo stesso tempo di storia sociale, di microstoria, di storia orale e di storia dal basso (o militante). Esso tiene insieme la parte iniziale storiografica, quella centrale delle testimonianze con un’appendice finale rappresentata dalla riproduzione di alcuni documenti autoprodotti dell’epoca. A parte forse alcuni giudizi un po’ troppo tranchant sull’area dell’Autonomia – probabilmente frutto delle contraddizioni dell’epoca – e una certa assenza del movimento femminista dalle ricostruzioni, si tratta di un’opera utile, perché racconta uno dei tanti tentativi che nel già citato “riflusso” degli anni Ottanta cercarono di uscire dalle macerie del decennio precedente senza buttare “il bambino con l’acqua sporca”. In particolare, colpisce come il collettivo cercò di tenere insieme una certa tradizione politica della sinistra extraparlamentare degli anni Settanta, con repertori, linguaggi e temi (ad esempio quello della musica e della controcultura) che invece rompevano con quella tradizione e anzi si riagganciavano alle esperienze più “eretiche” del movimento del ’77. Il riferimento ai Clash nel nome, poi, vale il prezzo del volume… In copertina operai in sciopero di fronte alla fabbrica FIAT Mirafiori nel 1980 (da MilanoInMovimento) SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo S-Contro. Un collettivo antagonista nella Torino degli anni Ottanta proviene da DINAMOpress.
February 13, 2026
DINAMOpress
Firenze. Fratelli d’Italia e Lega puntano il dito contro il CPA
Dopo il corteo di sabato scorso a Torino, che vorrebbero ridurre a semplice questione di ordine pubblico affinché non si parli del dato politico che esso rappresenta, Lega e Fratelli d’Italia continuano nella corsa esasperata verso lo Stato di polizia. A Firenze puntano il dito contro il CPA Firenze Sud […] L'articolo Firenze. Fratelli d’Italia e Lega puntano il dito contro il CPA su Contropiano.
February 6, 2026
Contropiano
Sulla manifestazione per Askatasuna a Torino – di Salvatore Palidda
Manifestazione nazionale delle realtà sociali, a Torino, 31 gennaio 2026. Decine di migliaia di persone (50mila) si radunano in tre concentramenti diversi per convergere verso un unico corteo. A un mese e mezzo dallo sgombero del C.S. Askatasuna, diffusa è la voglia di non rassegnarsi. Verso sera, dopo una lunga manifestazione, in Viale Regina [...]
February 1, 2026
Effimera
Torino-Askatasuna-Meloni: il giorno dopo
Con testi – nell’ordine – di Rita Rapisardi, Salvatore Palidda, “Giulio Angelo Giglio”, Marco Arturi e Sergio Sinigaglia. In coda i nostri link. TESTIMONIANZA RIPRESA DA FACEBOOK Ieri sera verso la chiusura del giornale, tarda, tanto lavoro, vedo esplodere la storia del “poliziotto martellato”, soprattutto da dopo che Crosetto twitta il video (rubato a un collega di Torino oggi, non
February 1, 2026
La Bottega del Barbieri
Migliaia in piazza con Torino partigiana
Decine di migliaia di persone hanno oggi attraversato Torino, per il corteo chiamato da Askatasuna dopo lo sgombero del 18 dicembre. Erano tre i concentramenti (da Palazzo Nuovo, l’università; da Porta Nuova, dove era presente soprattutto il movimento Notav; e da Porta Susa), una scommessa rischiosa che però è nettamente […] L'articolo Migliaia in piazza con Torino partigiana su Contropiano.
January 31, 2026
Contropiano
31 gennaio 2026: Torino è partigiana
Assemblea nazionale dei centri sociali autogestiti a Torino del 17 gennaio 2026: un resoconto a caldo di Angelo Zaccaria (*) Era dai primi anni ’90 che non accadeva. Questo il primo dato. Erano allora gli anni successivi allo sgombero del Leoncavallo nell’ Agosto 1989, anni di fermento che culminarono nella assemblea nazionale dei CSA ad Officina 99 a Napoli nel
January 20, 2026
La Bottega del Barbieri