«A me il consenso sembra un po’ come la pastasciutta»
http://storieinmovimento.org/2025/12/03/a-me-il-consenso-sembra-un-po-come-la-pastasciutta/?pk_campaign=feed&pk_kwd=a-me-il-consenso-sembra-un-po-come-la-pastasciutta
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Tag - didattica
Primo Levi e il Genocidio: proposte didattiche per il Giorno della Memoria 2026
NESSUNO DEI FATTI È INVENTATO
GIORNATA DI STUDIO PRIMO LEVI
27 GENNAIO 2026
Nel Giorno della Memoria 2026 l’Osservatorio contro la militarizzazione delle
scuole e delle università e La scuola per la pace Torino e Piemonte propongono
alle/i docenti di dedicare una giornata di studio a Primo Levi, perché dalla sua
cristallina e integra figura di scrittore e testimone abbiamo imparato e
interiorizzato che cosa sono stati i campi di distruzione, il genocidio, la
disumanizzazione.
Il risuonare della sua voce pacata e delle sue alte parole nelle nostre aule,
come da molti decenni già avviene, è un antidoto alla macabra politica della
sistematica distruzione dei popoli, all’idea che “ogni straniero è nemico”, alle
pulsioni identitarie e alla logica eliminatoria nei confronti dell’”Altro”, che
ha molti altri tragici esempi nella storia moderna del colonialismo e
nell’attualità contemporanea.
Primo Levi (1919-1987) era di Torino e coloro che ne hanno avuto la fortuna lo
hanno ascoltato quando andava nelle scuole a parlare: proprio dall’incontro con
lui molte/i hanno cominciato a sviluppare una coscienza politica antifascista. E
moltissime/i di noi hanno imparato dai suoi libri, e hanno poi instancabilmente
insegnato, che cosa è stata la disumanizzazione nei “campi di distruzione”.
Scrive Primo Levi: «Si immagini ora un uomo a cui, insieme con le persone amate,
vengano tolti la sua casa, le sue abitudini, i suoi abiti, tutto infine,
letteralmente tutto quanto possiede: sarà un uomo vuoto, ridotto a sofferenza e
bisogno (…) tale quindi, che si potrà a cuor leggero decidere della sua vita o
morte, al di fuori di ogni senso di affinità umana». In altri termini, deprivati
della loro cultura, gli esseri umani sono vuoti simulacri alla mercé dei loro
aguzzini. Perché appunto noi esseri umani siamo esseri sociali e culturali, la
cultura è la nostra natura, è la nostra umanità, e deprivare della cultura è
disumanizzare.
Ma come si arriva al Lager? Una limpida risposta di Primo Levi è nella breve
introduzione a Se questo è un uomo: «A molti, individui o popoli, può accadere
di ritenere, più o meno consapevolmente, che “ogni straniero è nemico”. Per lo
più questa convinzione giace in fondo agli animi come una infezione latente; si
manifesta solo in atti saltuari e incoordinati, e non sta all’origine di un
sistema di pensiero. Ma quando questo avviene, quando il dogma inespresso
diventa premessa maggiore di un sillogismo, allora, al termine della catena, sta
il Lager. Esso è il prodotto di una concezione del mondo portata alle sue
conseguenze con rigorosa coerenza: finché la concezione sussiste, le conseguenze
ci minacciano. La storia dei campi di distruzione dovrebbe venire intesa da
tutti come un sinistro segnale di pericolo».
Primo Levi vuole dirci che quando ogni straniero diventa nemico per un’intera
società, quando si affermano fascismo e nazismo, la logica conseguenza è il
lager, il genocidio. In un breve e pregnante video del 1975 egli infatti
individua un filo conduttore tra le azioni delle squadre d’azione fasciste dei
primi anni Venti a Torino e in Italia con i campi di concentramento e con il
fascismo attuale, «a cui manca soltanto il potere per ridiventare quello che
era, cioè la consacrazione del privilegio e della disuguaglianza». Questo
pericolo non era scongiurato per sempre e Levi non si stancava di ripetere nelle
scuole e ovunque: «Fate attenzione, alla fine del fascismo c’è il Lager».
Invitiamo dunque docenti delle scuole di ogni ordine e grado a dedicare il 27
gennaio 2026 a riflettere e ripensare, costruendo i propri originali percorsi
didattici in base alle loro classi, quanto Primo Levi ha insegnato, consapevoli
che già molto lavoro didattico è stato fatto nel tempo.
PER QUESTO CHIEDIAMO A COLORO CHE DISPONGONO DI MATERIALI DIDATTICI,
BIBLIOGRAFIE O RIFLESSIONI ORIGINALI DA CONDIVIDERE DI INVIARLI AL SEGUENTE
INDIRIZZO EMAIL: OSSERVATORIONOMILI@GMAIL.COM. SARANNO INSERITI IN UN DRIVE,
INSIEME CON I MATERIALI QUI DI SEGUITO ELENCATI, E MESSI A DISPOSIZIONE DI
TUTTE/I A SCOPO DI CONOSCENZA E ISPIRAZIONE.
Un importante approfondimento e aggiornamento storiografico sul Genocidio nella
didattica della storia è l’intervento di Marco Meotto al convegno
dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
tenuto online il 4 novembre 2025, che consente di rileggere criticamente “il
genocidio come un fenomeno strutturale e ricorrente nella modernità”. Qui il
link al video (dal minuto 27’): https://www.youtube.com/watch?v=hDRJ__CI2Vs
Materiali audio e video
Se questo è un uomo (1947), Audiolibro,
https://www.youtube.com/watch?v=ypfCf2vRUJI
Documentari di Rai Cultura, Primo Levi. L’uomo, lo scrittore, il testimone
https://www.raicultura.it/webdoc/primo-levi/index.html#welcome
Contiene tre documentari: Gad Lerner racconta Primo Levi (1997); Gli sci di
Primo Levi; La storia editoriale di Se questo è un uomo; Numerose interviste a
Primo Levi, tra cui: Levi si racconta; Il mestiere di raccontare: Se questo è un
uomo, EP 1, EP 2, EP 3; Scrivere sul campo di concentramento, 25 gennaio 1975;
Auschwitz, la lunga ombra, 16 maggio 1979; Il veleno di Auschwitz, 1984; Ritorno
ad Auschwitz, 1983.
Francesco Remotti. Letteratura e antropologia: la lezione di Primo Levi
Moni Ovadia racconta Primo Levi. Incontro organizzato dall’Istituto storico
della Resistenza in Toscana svoltosi a Firenze il 5 dicembre 2012, nella sede
del Consiglio Regionale della Toscana. Conferenza centrata su I sommersi e i
salvati
Materiale didattico
Primo Levi di Gabriella Giudici (docente di Scienze umane e filosofia):
ttps://www.gabriellagiudici.it/primo-levi/
Per la scuola primaria:
Federico Gregotti, Sara Not, Primo Levi, una voce per non dimenticare,
EdizioneEl, 2023.
Per la scuola secondaria: fumetti e libri illustrati
Matteo Mastragostino, Alessandro Ranghiasci, Primo Levi,, Becco Giallo, 2023
(nuova edizione).
Giovanna Carbone, Franco Portinari, Deportato: Primo Levi, La Meridiana, 2019
Carlo Greppi, Le scarpe di Lorenzo, Polo Castaldi, Rizzoli, 2025.
Primo Levi, Storie naturali, Einaudi, 2023.
Bibliografia integrativa
Primo Levi, Appendice del 1976 per l’edizione scolastica di Se questo è un uomo
https://www.vocedellasera.com/arti/libri/primo-levi-se-questo-e-un-uomo-appendice
Giorgio Agamben, Quel che resta di Auschwitz. L’archivio e il testimone, Bollati
Boringhieri, 1998.
Mario Barenghi, Marco Belpoliti, Anna Stefi, a cura di, Primo Levi, Milano,
Marcos y Marcos, 2017.
Marco Belpoliti, Primo Levi, Bruno Mondadori, 1998.
Norman G. Finkelstein, L’industria dell’Olocausto. Lo sfruttamento della
sofferenza degli ebrei, Meltemi linee, 2024.
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
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Didattica: due proposte cinematografiche per il Giorno della memoria
CONDIVIDIAMO LA NECESSITÀ DI ARTICOLARE PROGETTI NON CONSUETUDINARI E RIPETITIVI
SULLA GIORNATA DELLA MEMORIA DEL 27 GENNAIO, PER CUI RILANCIAMO L’INIZIATIVA DI
BLOOM DISTRIBUZIONE DI FARLO CON DUE PROPOSTE CINEMATOGRAFICHE DI CUI UNA, COME
OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ, NE
ABBIAMO ASSUNTO ANCHE IN PATROCINIO.
> “L’uso cinico e spregiudicato che Netanyahu fa della Shoah ha messo a rischio
> anche quello su cui tanto si era costruito, per cui i testimoni dei campi
> hanno parlato nelle scuole con tutto il loro dolore, nel cui insegnamento,
> ‘mai più a nessuno’, volevamo costruire il nostro futuro. Come possiamo
> celebrare la memoria della Shoah oggi, senza parlare del 7 ottobre e di Gaza?”
> Anna Foa, Il suicidio di Israele
Per celebrare la prossima Giornata della memoria non sarà possibile non
riflettere su quanto accaduto negli ultimi drammatici tempi. Eventi che
inevitabilmente hanno cambiato la percezione di questa celebrazione. Partendo
proprio da questi spunti Bloom Distribuzione vi propone due idee alternative per
la vostra programmazione. Opere per discutere costruttivamente, parlare di pace
e di dialogo tra i popoli.
INNOCENCE DI GUY DAVIDI DAN/ISR/FIN/ISL, 2022 – DURATA 100′
“Fino a che punto la narrazione dell’Olocausto è storia e quando diventa invece
uno strumento politico?” Con questa domanda, tanto provocante quanto attuale, il
regista candidato all’Oscar Guy Davidi interroga il suo Paese e
realizza Innocence, un durissimo atto di accusa contro le politiche che educano
al culto delle armi e della guerra. Un film dirompente, brutalmente concreto,
incredibilmente poetico ed estremamente attuale.
SCARICA IL PRESSBOOK GUARDA IL TRAILER
Innocence _ PressbookDownload
HIGH MAINTENANCE DI BARAK HEYMANNISR, 2020 – DURATA 66′
L’israeliano Dani Karavan è stato uno dei più grandi artisti internazionali del
‘900: ha creato numerose installazioni in tutto il mondo, capaci di dialogare
con la natura circostante e alla cui base ci sono i concetti di memoria, di
comunione e di pace. Ma ora l’età comincia a farsi sentire e una nuova
commissione dedicata ai “Giusti di Polonia”, lo porterà a vivere un grave
conflitto etico, politico ed artistico.
SCARICA IL PRESSBOOK GUARDA IL TRAILER
High Maintenance _ PressbookDownload
PER INFORMAZIONI E CONTATTI: DISTRIBUZIONE@BLOOMNET.ORG
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La militarizzazione in comunità accademiche e comunità locali
Gli aspetti delle due ‘facce della stessa medaglia’ verranno analizzati in due
incontri aperti al pubblico, uno a Milano e l’altro a Gioia del Colle, in
provincia di Bari.
ANATOMIA DI UN RIARMO ACCADEMICO – SCELTE INDIVIDUALI E RESPONSABILITÀ
COLLETTIVE NELL’ERA DELLA MILITARIZZAZIONE DEL SAPERE
Nel pomeriggio di giovedì 11 dicembre all’Aula Rogers del Politecnico di Milano
(Edificio 11 – piazza Leonardo da Vinci 32) con inizio alle 16:30 si svolgerà la
riunione, introdotta dalle relazioni di Stefano Cobello dell’Osservatorio contro
la militarizzazione delle scuole e delle università, Alberto
Budoni dell’Università La Sapienza di Roma e di Luca Rondi di Altraeconomia, i
cui partecipanti sono invitati a intervenire per confrontare le rispettive
esperienze.
L’obiettivo infatti è di condividere gli esiti delle ricerche svolte da
studenti, attivisti e docenti sul processo di militarizzazione del mondo
universitario per elaborare strumenti con cui riconoscere gli interventi di
militarizzazione e percorsi d’azione e pratiche con cui opporsi concretamente ad
essi.
FERMARE IL RIARMO. ECONOMIA DI GUERRA, MILITARIZZAZIONE E SERVITÙ MILITARI
L’incremento della spesa militare e le sue conseguenze a livello internazionale
e nazionale, il ruolo dell’Italia nel mercato globale delle armi da guerra e
l’impatto delle servitù militari sulla vita delle comunità ospitanti, con un
focus particolare sulla Puglia e su Gioia del Colle, il cui aeroporto è sede del
36° Stormo dell’Aeronautica Militare italiana e ‘ospita’ la base operativa NATO
che impiega velivoli Eurofighter Typhoon e l’84° Centro C/SAR con elicotteri
HH-139A, sono gli argomenti su cui verte l’incontro pubblico in svolgimento
sabato 13 dicembre dalle 18:30 presso il chiostro comunale della città.
Interverranno Antonio Mazzeo, docente e attivista dell’Osservatorio contro la
militarizzazione delle scuole e delle università e un membro dell’equipaggio
della Handala Flottilla, Futura D’Aprile, giornalista esperta di affari
internazionali e autrice del saggio Crisi globali e affari di piombo e alcuni
professori docenti all’Università di Bari Michele Capriati, docente di politica
economica, Ivan Ingravallo, docente di diritto internazionale, e Rosario Milano,
docente di storia dei conflitti internazionali. L’iniziativa è organizzata dal
neo costituito Forum “Disarma Terra” che aggrega e mobilita i cittadini del
territorio sulle questioni del disarmo, della nonviolenza, della cultura della
pace e dei diritti, della smilitarizzazione e della tutela dell’ambiente.
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
«A me il consenso sembra un po’ come la pastasciutta»
Torniamo a occuparci di scuola...
Abbiamo chiesto a Elena De Marchi di fare per noi/voi una riflessione sullo
"stato dell’arte" dell'educazione sessuale e affettiva in classe. Buona lettura!
L'articolo «A me il consenso sembra un po’ come la pastasciutta» sembra essere
il primo su StorieInMovimento.org.
Materiale didattico del GIGA sulla questione Palestinese
Il Gruppo Insegnanti di Geografia Autorganizzati (GIGA) da anni impegnato
nell’elaborazione di materiali didattici e progetti formativi sulla Questione
Palestinese, nelle ultime due settimane ha realizzato un lavoro inerente
l’avanzamento del processo di colonizzazione della Cisgiordania da parte di
Israele
(https://gigainsegnantigeografiablog.wordpress.com/2025/11/14/cisgiordania-israele-intensifica-la-pulizia-etnica-ai-danni-dei-palestinesi/)
e altro che riguarda la Risoluzione ONU 2.803 per Gaza promossa da Trump nel
quale ne analizziamo il testo e i possibili effetti
(https://gigainsegnantigeografiablog.wordpress.com/2025/11/22/approvata-la-risoluzione-onu-2-803-per-gaza-promossa-da-trump/).
Infine in occasione della 47esima Giornata di Solidarietà Internazionale per il
popolo palestinese abbiamo realizzato un documento che contiene una breve
analisi della situazione economica e sociale dei Territori Palestinesi con
approfondimento sulla Striscia di Gaza
(https://gigainsegnantigeografiablog.wordpress.com/2025/11/29/29-novembre-2025-47esima-giornata-di-solidarieta-internazionale-col-popolo-palestinese/),
utilizzando i rapporti dell’Unctad e del Max Planck Institute for Demographic
Research pubblicati nei giorni precedenti.
Ricordiamo che il coordinamento del GIGA ha realizzato una presentazione in ppt
sulla didattica della questione Israelo-Palestinese dalla Nascita del sionismo
al cessate il fuoco di inizio ottobre 2025 con approfondimenti sulla
Cisgiordania, Striscia di Gaza e sulle formazioni della Resistenza Palestinese.
Chi fosse interessato può farne richiesta all’indirizzo mail
gigamail2014@gmail.com.
Il coordinamento del Gruppo Insegnanti di Geografia Autorganizzati
Documentario su Colt e Wesson trasmesso più volte, mamma Rai e la nuova didattica delle armi
Una persona che segue il lavoro dell’Osservatorio contro la militarizzazione
delle scuole e delle università ci ha scritto che il canale tv Rai Scuola manda
in onda, da tempo e spesso nel corso delle ore pomeridiane, un documentario
sull’ascesa economica di Colt e Wesson, due inventori il cui prodotto non ha
nulla a che fare, o non dovrebbe avere nulla a che fare, con la scuola e la
didattica. Questo documentario è stato trasmesso domenica 5 ottobre alle 15:20 e
sarà trasmesso di nuovo la sera di sabato 11 ottobre alle ore 21:00. Solo
nell’ultima settimana è stato trasmesso due volte!
Ringraziamo chi ci ha scritto per farcelo notare.
Colt e Wesson sono state due figure cardine della invenzione e produzione di
armi da fuoco in USA. Se vogliamo essere più precisi le prime due firme a
contendersi il monopolio statunitense sulle armi da fuoco dal lontano 1840,
prima con la guerra di confine tra USA e Messico poi con la guerra civile
americana tra Nord e Sud.
Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
consideriamo dubbia la sistematicità con la quale viene trasmesso questo
documentario su un canale dedicato alla divulgazione e all’approfondimento
culturale per ragazzi/e in età scolare. La narrazione romanzata della vita dei
due imprenditori, la cura per i costumi storici, la palette cromatica, le
musiche di sottofondo confezionano una esperienza immersiva e romanticizzata
dell’Ottocento industriale. I veri protagonisti del documentario sono il
revolver che viene perfezionato modello dopo modello in modo da diventare l’arma
più leggera e letale in circolazione. L’arma che permette di vincere qualunque
avversario non ne abbia un’altra uguale in mano. Si accenna ai brevetti delle
armi a tamburo, prima a 5 poi a 6 colpi, all’invenzione della cartuccia. La
possibile curiosità del pubblico sui dettagli, la passione per la meccanica
viene soddisfatta.
Colt e Wesson sono simboli del Far West e dell’esercito statunitense. I due
marchi sono stati centrali nella vendita di armi nella I e II Guerra Mondiale,
nella Guerra di Corea, nel Vietnam e nella Guerra del Golfo. Grazie a fumetti e
film western le pistole Colt e Smith&Wesson sono dei veri simboli nella cultura
pop, al pari di cappelli da cowboy, selle ornate e giacche con frange. Una
strategia di soft power che qui in Italia stanno tentando anche la Polizia di
Stato, i Carabinieri e la Guardia di Finanza per avvicinare con fumetti e
graphic novel le nuove generazioni. Ne abbiamo scritto qui e qui.
Il documentario su Colt e Wesson si chiude dicendo che con la fine della guerra
civile americana i soldati tornarono alle loro case con la propria arma, così si
è diffuso l’uso di avere un’arma privata e un vero pensiero ideologico a favore.
Cogliamo l’occasione per ricordare che proposito di armi, gli USA sono il Paese
con più armi pro-capite al mondo, ci sono in circolazione più armi leggere che
persone: in media 120 pezzi ogni 100 abitanti. Metà delle armi è concentrata
nelle mani di solo il 3% della popolazione: una piccola minoranza possiede veri
e propri arsenali. (fonte Geopop)
Un altro dato terrificante: la violenza armata è oggi la prima causa di morte
tra i minori statunitensi.
Stando a una inchiesta del Washington Post pubblicata a fine 2023, sta crescendo
il numero di armi portate dai ragazzi negli ambienti scolastici. Nell’anno
scolastico 2022-2023 almeno 1.150 pistole sono state sequestrate nelle scuole
primarie e secondarie statunitensi, in media più di sei armi al giorno. […] Le
pistole sono state scoperte praticamente ovunque: negli zaini, negli armadietti,
nei bidoni dell’immondizia, nei bagni, nelle auto, nelle tasche, nelle borse,
dietro le cinture e nascoste sopra i pannelli del soffitto dei bagni. Dal
massacro di Columbine del 1999, ci sono state oltre 400 sparatorie nelle scuole
statunitensi.
L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università si
oppone radicalmente alla produzione di armi, e all’opinione che la capacità
armata possa portare benessere e tranquillità dentro o fuori un territorio.
Chiunque si occupi di formazione, compresi i media che di formazione vogliono
occuparsi, dovrebbero interiorizzare questo principio.
“Nessuno tocchi i bambini”: il decalogo dell’I. C. “Borsellino” di Valenza
Nella serie di pagine online sul sito dell’Istituto Comprensivo alessandrino, il
“Borsellino” di Valenza, il Dirigente scolastico, Maurizio Primo Carandini, che
tutte le mattine della scorsa estate stava davanti alla scuola a manifestare per
la pace, ha quotidianamente pubblicato le proprie meditazioni e alcune citazioni
sul tema Nessuno tocchi i bambini, che il 27 settembre ha così illustrato:
Perché i bambini devono soffrire per le guerre?
Siamo di fronte a una vera e propria catastrofe umanitaria e i bambini sono le
vittime più vulnerabili dei comportamenti dissennati degli adulti.
Le organizzazioni umanitarie che si occupano dei bambini in zone di guerra
parlano di più di 10 milioni di bambini costretti a fuggire dalle loro case per
le guerre in corso nel mondo e i bambini sfollati superano i 50 milioni. E la
situazione è destinata a peggiorare con il protrarsi delle ostilità in Ucraina e
in altri Paesi come nei Territori palestinesi occupati, Israele, lo Yemen, la
Siria e la Repubblica Democratica del Congo.
Un bambino sfollato ha probabilmente assistito a violenze o distruzioni che
nessuno dovrebbe mai vedere, prima di doversi lasciare alle spalle tutto ciò che
conosce. Quando i bambini perdono le loro case, perdono quasi tutto: l’accesso
all’assistenza sanitaria, all’istruzione, al cibo e alla sicurezza, Oltre alle
cure e al cibo, infatti, è importante avere affianco qualcuno che si occupi di
loro, che giochi con loro, che regali loro un sorriso o una semplice carezza…
Solo rimanendo al conflitto più recente, a Gaza circa 400 bambini hanno subito
l’amputazione di un arto prima ancora che imparassero a camminare… Numeri folli
che la dicono lunga sull’aberrazione umana e che ci portano da una parte, una
condanna netta e senza riserve di quanto avvenuto lo scorso 7 ottobre, una
condanna netta e senza riserve di ogni tipo di antisemitismo, ma nello stesso
tempo anche una richiesta perché il diritto alla difesa di Israele, che è stato
invocato per giustificare questa operazione, sia proporzionato. E certamente con
30 mila morti non lo è.
Ogni violenza, ogni abuso, ogni negazione della libertà, vissuta anche da un
solo bambino, dev’essere condannata e combattuta. E naturalmente chi si è reso
protagonista dev’essere chiamato a risponderne. Ma una barbarie del genere è al
di fuori anche di ogni inumano pensiero.
Noi del Borsellino abbiamo risposto con una raccolta fondi (5˙000 euro).
Noi del Borsellino abbiamo risposto con un presidio nei mesi di luglio e agosto.
Noi del Borsellino usiamo l’arma della musica e della bellezza sino a quando
questo eccidio non cesserà.
Durante il presidio una coppia mi chiese “E a cosa serve il suo essere qui ogni
giorno per un’ora?”
Risposi che se ogni Dirigente scolastico della provincia di Alessandria (58
autonomie scolastiche) avesse agito in questo modo, la notizia sarebbe
rimbalzata in ogni parte d’Italia e forse anche nel mondo.
Non iniziò così anche Greta Thumberg…
E allora si faccia musica, si faccia arte si dimostri che il bello vince sul
male e che noi, ogni giorno, non possiamo, non vogliamo e non dobbiamo
dimenticare bambine e bambini ai quali è negato tutto ciò che è concesso ai
nostri alunni.
E allora si faccia memoria, ogni giorno e si compiano azioni, anche concrete per
NON e MAI!
Il prossimo progetto sarà un evento musicale che mai è stato presentato a
Valenza e una parte significativa dell’incasso sarà devoluta a EMERGENCY.
Si tratterà di una vera e propria chiamata ALLA PACE per rispondere alla
lacerante domanda…
CHE COLPA HANNO I BAMBINI?
NESSUNO TOCCHI I BAMBINI
1. I bambini sono tutti UGUALI
2. Impariamo a vivere la pace dalle api
3. Le formiche ci insegnano cooperazione e pazienza.
4. Partire, per cercar PACE
5. Il nostro cuore è con loro…
6. Se una legge non protegge il debole, è disumana…
7. Due anni, e i bambini muoiono
8. Perché l’educazione è cosa del cuore
9. La musica tocca l’animo umano
10. Una pace fragile
Redazione Piemonte Orientale
L’UCEI contro il progetto didattico “Nello Specchio di Gaza” di Torino
Su queste pagine nelle scorse settimane abbiamo più volte segnalato diversi
episodi di tentativo di “censura preventiva” di manuali scolastici
(https://osservatorionomilscuola.com/2025/07/03/controllo-censura-scuole-italiane-fascismo-eterno/),
tema approfondito a Torino nel corso di un recente incontro organizzato dalla
Scuola per la pace di Torino e Piemonte e da Volere la luna (clicca qui).
Proprio in occasione di questo incontro uno degli argomenti dibattuti è stato il
tentativo da parte dell’UCEI – che già aveva criticato l’iniziativa (proposta
congiuntamente dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle
università, dalla Scuola per la pace Piemonte e Torino e da Docenti per Gaza) di
un minuto di silenzio in solidarietà alla popolazione di Gaza il primo giorno di
scuola – di chiedere la sospensione o di modificare il programma del convegno
“Nello specchio di Gaza” (clicca qui)
L’articolo che qui volentieri rilanciamo, scritto da un docente torinese vicino
alla Scuola per la pace, rende conto con puntualità dei passaggi fondamentali di
questa vicenda “locale”, illuminando non solo la questione in esame, ma anche il
suo valore paradigmatico di una tendenza generale verso una polarizzazione del
dibattito che ostacola la comprensione di un dato fondamentale, vale a dire che
quanto oggi accade a Gaza e in Palestina è (anche) una lente di ingrandimento
sui processi di militarizzazione del “nostro” mondo.
https://www.girodivite.it/Una-storia-torinese.html
Irene Carnazza, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle
università, Piemonte
Progetto didattico: Nello specchio di Gaza. La cultura palestinese e noi
RICEVIAMO E DIFFONDIAMO CON PIACERE IL PROGETTO DIDATTICO NELLO SPECCHIO DI
GAZA. LA SCULTURA PALESTINESE E NOI MESSO A PUNTO DA LA SCUOLA PER LA PACE DI
TORINO, ADERENTE ALL’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E
DELLE UNIVERSITÀ.
Il progetto Nello specchio di Gaza. La cultura palestinese e noi è nato dalla
volontà di una parte del mondo della scuola torinese e piemontese di rompere il
silenzio su Gaza, un silenzio, quando non decisa censura, che fino allora aveva
inquinato il clima nelle scuole generando disagio profondo in coloro che
“sentono coscienza” e si nutrono di conoscenza.
Un documento, Gaza Now!, è partito da alcun* insegnanti di un liceo ed è stato
rilanciato attraverso la rete della Scuola per la pace. Si e’ poi è tenuta una
affollata assemblea in cui è stato deciso di organizzare una “camminata delle
scuole per Gaza” per rivendicare la rottura dei rapporti politici, diplomatici
ed economi con Israele, di sottoscrivere il documento Gaza Now! e consegnare le
firme all’USR, di dedicare “una settimana” del futuro anno scolastico alla
cultura palestinese nelle scuole. La “camminata” si è tenuta una settimana dopo
e, sfidando ogni previsione, è stata partecipata da circa 4000 persone: docenti
e studenti di ogni età, dalla scuola dell’infanzia alle superiori, famiglie,
cittadin* e anche qualche dirigente scolastic*. La stampa locale ci ha dato una
certa copertura con diversi articoli online. Nei giorni seguenti si sono
raccolte oltre 1800 firme al documento Gaza now!, che è stato letto in diversi
collegi docenti. Non è stata una campagna online, ma una raccolta firme
“tradizionale”, suscitando così discussioni e rompendo davvero il silenzio su
Gaza. Tali firme, suddivise per scuola, sono poi state consegnate e protocollate
all’USR il 4 luglio.
Nel frattempo si è costituito all’interno della Scuola per la pace, a cui sono
affluite nuove persone intensificando l’attivismo, un comitato scientifico per
il progetto sperimentale sulla cultura palestinese. Abbiamo dilatato i tempi:
non più una “settimana”, ma tutto l’anno, iniziando da settembre. Il criterio di
fondo del progetto è che il comitato scientifico organizza alcune iniziative
“per tutti”, mentre le singole scuole o i singoli docenti progetteranno la
didattica specifica sul tema declinato secondo gli ordini di scuola e gli
interessi di docenti e studenti. Le iniziative per tutt* sono un convegno di
formazione che si terrà il 19 settembre presso un liceo torinese e la proiezione
di due documentari in un cinema cittadino a tre sale nella settimana seguente.
Non sarà un semplice “ascoltare un convegno” o “andare al cinema”, ma un atto
politico con cui vogliamo riunire la comunità del 5 giugno in una esperienza
condivisa di conoscenza, solidarietà, presa di posizione politica e sostegno
economico a Gaza (il ricavato del biglietto del cinema di 5 euro sarà devoluto
in donazioni per Gaza).
Per offrire spunti, suggestioni e risorse alle scuole sono poi stati presi
contatti con diverse persone dalle competenze più diverse, coinvolgendo gruppi
presenti sul territorio come il BDS, Emergency, Torino per Gaza, il Nazra Film
Festival, docenti, studios*, artist*, testimoni. La loro disponibilità a
intervenire nelle scuole, se chiamati da docenti, è riassunta in un file
dedicato. Altri contatti stanno emergendo e il “catalogo” si amplierà strada
facendo, anche grazie alle ricerche ancora in corso. Infine, sarà condiviso il
link a un drive con alcuni materiali didattici che attualmente è in lavorazione.
Da mesi è ormai conclamato che nei riflessi cangianti dello specchio di Gaza
vediamo smascherato il volto coloniale dell’Occidente nella sua più torva
espressione genocida, che ci riporta all’Olocausto americano (Stannard) e a ogni
sterminio della storia. Quella storia che a scuola si insegna come gloriosa
avanzata dell’Europa verso la modernità e il progresso senza raccontare che lo
scambio ineguale con il resto del mondo ne è stato il fondamento. Nello specchio
di Gaza vediamo con spavento lo sprezzo dell’umano, i deliri di potere assoluto
sui corpi, sulle vite, sulla natura, sulle memorie, sulle preziose tracce del
passato. Vediamo disintegrare e calpestare ogni valore di democrazia, giustizia
sociale e libertà, vediamo la verità di quell’“ordine” globale che opprime il
presente.
Nello specchio di Gaza vediamo persone resistere fiere sulla terra dei loro
antenati: sumud è la loro postura, come alberi che non si spezzano nella
tempesta. In condizioni inimmaginabili vediamo produrre cultura: diari,
racconti, poesie, fotografie, filmati, disegni di bambini e opere d’arte, danze
tradizionali e rap. Vediamo l’amore per l’istruzione, il desiderio delle/i
giovani di apprendere e la cura dei docenti nell’insegnare.
La cultura in Palestina – la letteratura, l’arte, il cinema, la danza, la
musica, la fotografia, la cucina, l’agricoltura e la botanica, l’istruzione – ci
appare una modalità potente di rielaborazione dell’esperienza coloniale, che ha
dato e dà senso e voce al vissuto soggettivo e collettivo di oppressione e
resistenza, essa stessa forma di resistenza. Dalla fine degli anni Sessanta,
scrive Rashid Khalidi, “gli scrittori e i poeti della diaspora palestinese, così
come quelli che vivevano in Palestina (…) attraverso i loro romanzi, racconti,
opere teatrali e poesie hanno dato voce a un’esperienza nazionale condivisa
fatta di perdita, esilio, alienazione. Allo stesso tempo hanno dimostrato
un’insistenza caparbia sulla continuità dell’identità palestinese e sulla
fermezza di fronte alle difficoltà”.
Nelle carceri israeliane, racconta Aysar Al-Saifi, i prigionieri avevano
“compreso rapidamente che l’Occupazione mirava a distruggere la loro cultura e
il loro patrimonio con l’intento di creare dei corpi vuoti, senza contenuto, che
avrebbe potuto manovrare a proprio piacimento. Per questo si impegnarono subito
nella mobilitazione culturale e ideologica attraverso letture e riunioni
collettive tra i vari gruppi politici”, incontri che “miravano a ravvivare la
vita culturale e la resistenza alle politiche di assimilazione della coscienza
perseguite dall’Occupazione”.
Nella produzione artistica di Emily Jacir e nelle attività della fondazione Dar
Jacir for Art and Research a Betlemme si incontrano il passato e i linguaggi
della contemporaneità, si protegge e valorizza con cura l’eredità della terra e
delle tradizioni, si scambiano esperienze educative, culturali e agricole con
metodi multidisciplinari e pratiche decoloniali, ci si interroga sulla rilevanza
di ciò che si fa nel quotidiano nelle condizioni attuali di genocidio, si
rintraccia il senso dell’agire negli spazi di riunione collettiva, nella
condivisione di musica e cibo come nutrimenti di guarigione.
Nel nostro intento, avvicinare con rispetto e cautela la cultura palestinese può
aiutarci a decolonizzare un poco il nostro sguardo, a rileggere la storia e
cercare nuovi modi di insegnarla, a rafforzarci nella consapevolezza che cultura
e istruzione sono antidoti alla “assimilazione delle coscienze”, a interrogarci
sul senso delle nostre azioni valorizzando relazioni e gesti per favorire le
guarigioni, a sviluppare “fermezza di fronte alle difficoltà” per resistere e
contrastare le ingiustizie e le violenze diventate parte del nostro difficile
quotidiano di europei che si credevano in pace.
Molte altre cose scopriremo nel percorso. Ci auguriamo di saperle comprendere e
condividere.
Allegati la locandina del convegno e il file con il progetto in progress.
David E. Stannard, Olocausto americano. La conquista del nuovo mondo, Bollati
Boringhieri, 2021 (1° ed. 2001).
Rashid Khalidi, Palestina. Cento anni di colonialismo, guerra e resistenza,
Laterza, Bari-Roma, 2025 (ed or. 2020), pp 132-133.
Aysar Al Saifi, Foglie di gelso. Racconti palestinesi, Prospero Editore, 2021,
p. 40.
Creative Time Summit 2024 | Emily Jacir & Reem Khatib (Dar Jacir for Art and
Research), ottobre 2024.
Nello specchio di Gaza. La cultura palestinese e noiDownload
CORSO DI AGGIORNAMENTO PER IL PERSONALE SCOLASTICO APERTO ALLA CITTADINANZA
NELLO SPECCHIO DI GAZA. LA CULTURA PALESTINESE E NOI
VENERDÌ 19 SETTEMBRE 2025 ORE 8.30-16
LICEO CAVOUR, CORSO TASSONI 15, TORINO
8.30 Accoglienza e introduzione di Maria Teresa Silvestrini, Scuola per la pace
Torino e Piemonte
Prima parte – Coordina Cristina Bracchi, Scuola per la pace Torino e Piemonte
9 – 9.30 L’Occidente e il nemico permanente
Elena Basile, Ambasciatrice
9.30 – 10 Education in Times of Uncertainty: Insights from Palestine
Dalya Saleh, FormerEnglish teacher in Gaza pursuing her postgraduate studies in
the UK
10 – 10.30 NAZRA: uno sguardo sul cinema palestinese
Fabiana Piretti, direttrice tecnica Nazra Film Festival e insegnante
10.30 -11 Domande e dialogo
11- 11.15 Pausa caffè
Seconda parte – Coordina Chiara Giacometti, Scuola per la pace Torino e Piemonte
11.15 – 11.45 BDS: Ethical & Legal Accountability for a Just Peace
Omar Barghouti, Palestinian human rights defender and co-founder of the
Palestinian-led BDS
11.45 – 12.15 Uno sguardo antropologico di fronte al genocidio
Laura Ferrero, docente di antropologia del Medioriente, Università di Torino –
Chiara Pilotto, ricercatrice in Antropologia, Università di Bologna
12.15 – 12.45 La letteratura palestinese dalla Nakba a oggi
Elisabetta Benigni, docente di Letteratura araba moderna, Università di Torino
12.45 – 13.15 Domande e dialogo
13.15 – 14 Pausa pranzo
Pomeriggio – Coordina Paola Valenti, Scuola per la pace Torino e Piemonte e
Docenti per Gaza
14 – 14.30 Memoria, resistenza e oppressione di genere: la rilettura di alcuni
temi canonici della letteratura palestinese
Roberta Denaro, docente di Lingua e Letteratura araba, Università Orientale di
Napoli
14.30 – 16 Presentazione delle attività e dei laboratori rivolti alle scuole
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20 SETTEMBRE, LICEO ALFIERI, ORE 10-12
Workshop sulla letteratura palestinese del Novecento: storia, temi, testi con
Roberta Denaro, docente di Lingua e Letteratura araba, Università Orientale di
Napoli
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22 SETTEMBRE, LICEO SPINELLI, ORE 12.10-16.20
Incontro in auditorium delle classi quinte con Margherita Penna, Dipartimento di
Giurisprudenza, Università di Torino, e Rosita Di Peri, docente di Scienze
politiche e Relazioni internazionali, Università di Torino.
❀❀❀❀❀❀❀❀❀❀❀❀
23 E 30 SETTEMBRE, CINEMA FRATELLI MARX, ORE 18.30 (SU TRE SALE)
23 settembre proiezione di Janin, Jenin, regia di Mohammad Bakri, documentario –
Palestina, 2024, 91 minuti
https://it.gariwo.net/magazine/medio-oriente/jenin-jenin-2024-bakri-e-tornato-27755.html
30 settembre proiezione di From Ground Zero, da un’idea di Rashid Masharawi, 22
cortometraggi che danno voce alla striscia di Gaza – Palestina, Francia, Emirati
Arabi Uniti, Svizzera, 2024, 112 minuti
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Concerto serale di band studentesche organizzato da studenti
Data e luogo da definire
Verrà data comunicazione.
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LABORATORIO DI CINEMA PALESTINESE a cura di Antropolog@ per la Palestina.
Laboratorio rivolto a docenti e aperto al pubblico della durata di due ore. Si
svolgerà nel pomeriggio in data e luogo da definire. Verrà data comunicazione.
Disastri e resistenze dell’immaginario.
Percorso visivo attraverso brani del cinema palestinese.
* Maria Elena Marabotto Petrelluzzi, producer e studiosa di cinema, cultrice
della materia presso la cattedra di Antropologia del Medioriente, Università
di Milano Bicocca
* Mauro Van Aken, docente di Antropologia del Medioriente, Università di Milano
Bicocca
Un percorso attraverso alcuni estratti di film palestinesi per aprire ad un
dialogo sugli immaginari e la storia di un territorio e della sua popolazione.
Un movimento continuo tra esperienze individuali e collettive, dinamiche
culturali e sociali e contesti storici e politici.
La filmografia palestinese dagli anni ’60 ha veicolato uno spazio centrale per
“raccontarsi” e manifestarsi di fronte a sguardi umanitari e depoliticizzanti,
censure, oblio e disumanizzazione. Un panorama culturale centrale per
rivendicare, accompagnare la resistenza, testimoniare ed elaborare le dimensioni
traumatiche collettive, e aprire, anche da diverse prospettive “locali” e della
diaspora, analisi e immaginari contemporanei per uscire dalla dinamica della
narrativa e delle rappresentazioni ufficiali.
Un dialogo sull’immaginario culturale palestinese e le sue rappresentazioni
filmiche, in un confronto sulle narrazioni e le interconnessioni con gli sguardi
altri.
Tra le tematiche da proporre:
–la forza di tessere altre storie, immaginare e rivendicare altri mondi, anche
ironicamente a partire da prospettive culturali palestinesi;
–la dimensione “laboratoriale”, locale e globale, dei vissuti palestinesi nelle
architetture della segregazione e apartheid;
–vite confinate nelle prospettive di bambini, non-umani, e femminili/femministe;
–processi di disumanizzazione e interconnessioni transnazionali della lotta,
dell’immaginazione e degli immaginari raccontati anche attraverso sguardi
israeliani.
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Proposte di attività e laboratori per le scuole
Incontri e laboratori che le/i docenti possono organizzare in autonomia
prendendo contatti con le persone indicate.
Spettacolo per scuole da organizzare in orario extra-scolastico
Poesie da Gaza
Spettacolo di poesia e musica dal libro Il loro grido è la mia voce.
Proposta di Lucia Santangelo e Massimiliano Carrino: “Consapevoli e felici della
riuscita di “Poesie da Gaza” dello scorso 21 giugno di cui alleghiamo materiale,
pensiamo che quegli stessi contenuti che trovano il punto di partenza nel libro
di Poesie palestinesi “Il loro grido è la mia voce”, quella stessa modalità di
intreccio con la musica e di confronto e partecipazione, possano rappresentare
un’ottima occasione di lavoro di riflessione con studentesse, studenti e
insegnanti.
L’attività è da concordare con le/i docenti interessate/i.
Contatti: Lucia Santangelo: lucia.labor@gmail.com; Massimiliano Carrino:
maxcarrino@hotmail.com
Storia della Palestina
Andrea Gobetti. Attivista per i diritti umani, fa parte dal gennaio 2024 del
Coordinamento Torino per Gaza. Ha tenuto diverse lezioni sulla storia del
Levante nelle scuole superiori e ha partecipato all’organizzazione del festival
Hurriya: Palestina un Popolo che Resiste e vari altri eventi culturali tra
Torino e Verbania.
Contatto: gobettiandrea@gmail.com
Amedeo Rossi “Amedeo Rossi (Biella, 1954) vive a Torino. Da molti anni si occupa
della questione palestinese. Fa parte della redazione di “Zeitun.info”, sito che
pubblica, anche in traduzione, articoli sul problema israelo-palestinese.
Collabora con la radio In Primis di Brescia. E’ autore di numerosi saggi e del
libro Il muro della hasbarа. Il giornalismo embedded de La Stampa (Zambon, 2017
e 2019). Con Cristiana Cavagna ha tradotto e curato il libro di Hanna Levy Hass
e Amira Hass, Diario di Bergen Belsen (Jaca Book, 2018). Per le Edizioni Q ha
pubblicato Le parole divise. Israele/Palestina: narrazioni a confronto (2022) e
Antisemitismo e antisionismo: usi e abusi (2025)”
(https://www.ladedizioni.it/prodotto/antisemitismo-e-antisionismo/) Contatto:
ame_rossi54@yahoo.it
Storia di Palestina, Israele, Libano e Siria
Rosita Diperi Docente di Scienza Politica e Relazioni internazionali al
Dipartimento di Cultura, Politica e Società dell’Università di Torino. “Her
research interests focus on political transformations in the Middle East with a
specific attention on Lebanon and the relations between power and space in the
Mediterranean region (with particular attention to Lebanon and Tunisia). She is
member of the doctorate in Social and Political Change with the University of
Florence. She is the President of the Italian Society for Middle Eastern Studies
(SeSaMO)”. Contatto: rosita.diperi@unito.it
Storia del Medio Oriente
La condizione dei rifugiati palestinesi in Libano
Jinan El Nammoura. Jinan El Nammoura graduated with top honors in Modern Foreign
Languages and Literatures. She is interested in human rights and refugee
policies, with a particular focus on the economic and legal dynamics that
influence these issues. Her thesis explored the rights of Palestinians in
Lebanon, who have been refugees for almost four generations, analyzing the legal
and socio-economic implications. Jinan aims to deepen her understanding of these
topics in the context of comparative law, economics, and finance, with the goal
of contributing to a greater understanding of global challenges
https://www.iuctorino.org/clef-2025 Contatto: jinan7890@gmail.com
Letteratura palestinese
Elisabetta Benigni. Elisabetta Benigni ha ottenuto il dottorato di ricerca
presso l’Università La Sapienza di Roma nel 2009 con una tesi sulla letteratura
dal carcere nei paesi arabi. Dal 2021 è Professoressa Associata di Letteratura
araba moderna presso l’Università di Torino, Dipartimento di Lingue e
Letterature Straniere e Culture Moderne. E’ stata fellow alla Free University a
Berlino nel 2011 e poi delll’Italian Academy (Columbia University) a New York
nel 2015. Si è occupata dell’immagine di Gerusalemme nella letteratura
palestinese e della circolazione di testi nel Mediterraneo orientale in epoca
moderna. Attualmente sta lavorando a un libro sulle traduzioni di Machiavelli in
arabo in epoca coloniale. Contatto: elisabetta.benigni@unito.it
Storie di vita palestinesi
Alaa El Ainain, ingegnere palestinese nato in Libano. Presentazione: “Mi chiamo
Alaa El Ainain, sono un ingegnere biomedico con base a Torino. Di origine
palestinese e nato in Libano, dal compimento dei miei 18 anni vivo in Italia,
dove mi sono trasferito inizialmente per motivi di studio. Ho conseguito la
laurea in Ingegneria Biomedica presso il Politecnico di Torino e,
successivamente, ho intrapreso un percorso professionale che mi ha portato a
stabilirmi definitivamente in questa città, dove oggi vivo con la mia famiglia e
le mie tre figlie italo-palestinesi.
Attualmente lavoro nel settore ingegneristico e sto completando un master
interdisciplinare in Comparative Law, Economics, and Finance, con l’obiettivo di
ampliare le mie competenze in ambiti critici per l’innovazione, la regolazione e
lo sviluppo sostenibile. La mia esperienza personale e professionale si nutre di
un forte intreccio tra scienza, diritto e impegno multiculturale”.Contatto:
eng.elainain@gmail.com
Rozan Alfarra. Rozan Alfarra is a Palestinian researcher in the field of
development cooperation with a focus on international relations and key regional
issues related to the Middle East and North Africa region. She is a fellow at
the University of Turin and currently works in collaboration with the
International Training Center of the International Labor Organization. She holds
a Master’s degree in Global Studies and International Cooperation from the
University of Turin. https://www.iuctorino.org/clef-2025. Contatto:
rozanalfarra@gmail.com
Naji Al Azzeh. Ballerino e insegnante di Dabka originario di Beit Jibrin, nato a
Betlemme. Attivo dal 2006 con il gruppo folkloristico “Ghurba” del Centro
Culturale Handala, Naji ha calcato i palchi palestinesi per anni, fino a
diventare formatore delle nuove generazioni di danzatori. Oggi vive in Italia,
dove si dedica alla mediazione culturale e alla diffusione della dabka come
gesto collettivo di resistenza, memoria e comunità. Contatto:
najiazzeh@gmail.com
Libri
Presentazione del libro Diario da Gaza di Wi’am Qudaih da parte di Sami Hallac e
Roberta Stracquadanio, che hanno tradotto e curato il testo (l’autrice è a
Gaza).
“Wi’am Qudaih è nata nel 2005 a Khan Yunis, nella Striscia di Gaza. A luglio
2023 ha concluso le scuole superiori. Dal 7 ottobre dello stesso anno è stata
testimone della campagna militare israeliana che ha causato almeno cinquantamila
morti e distrutto la maggior parte delle infrastrutture civili di Gaza. Ha in
programma di studiare scrittura e sceneggiatura, e di scrivere un romanzo”.
Contatto: samigiuseppe.hallac@fastwebnet.it
Presentazione da parte dell’autore, Aysar Al-Saifi, dei suoi libri Foglie di
gelso. Racconti palestinesi, Prospero Editore, 2021,
https://www.prosperoeditore.com/libri/foglie-di-gelso_aysar_al-saifi e Quando i
picchetti sono fioriti, Prospero Editore, 2024,
https://www.prosperoeditore.com/libri/quando-i-picchetti-sono-fioriti_aysar_al-saifi.
“Aysar Al Saifi nasce nel 1988 nel campo profughi di Dheisheh, a Betlemme, in
Palestina. Si laurea nel 2010 in Management all’Università di Betlemme e nel
2015 consegue un diploma in Studi Sociali presso l’Università Al Quds. Nel 2012
ha pubblicato, in arabo, il romanzo L’ultima lezione e nel 2021, per Prospero
Editore, il reportage narrativo Foglie di Gelso”.
Contatto: aysar.alsaifi@yahoo.com
Fb: https://www.facebook.com/search/top?q=aysar%20alsaifi&locale=it_IT
Cinema
Incontri sul cinema palestinese a cura del Nazra Film Festival
Il progetto si propone di offrire la formazione basilare per essere giurato del
Premio Giovani – istituito nel 2025 – al Nazra Short Film Festival, 7ª edizione,
anno 2026. Partendo da una panoramica dei più noti Festival o Mostre di Cinema
esistenti in città e paesi non lontani da noi, si presenteranno le peculiarità
organizzativa e distributiva del Festival Nazra (Sguardo), il suo specifico
intento e la sua diffusione sul territorio nazionale, non tralasciando alcuni
riferimenti al contesto geopolitico attuale. Oltre a ciò, si proporrà in sintesi
una panoramica delle caratteristiche essenziali delle varie arti e professioni
che concorrono alla realizzazione di un’opera cinematografica (sceneggiatura,
scenografia, fotografia, ecc.) al fine di ricavare un’adeguata valutazione del
loro contributo per la riuscita finale. Al termine dei tre incontri le/gli
studenti saranno in grado di compilare un modello predefinito, una scheda da
giurato di cinema, che sia allo stesso tempo tecnica, analitica e valutativa.
Contatti: Fabiana Piretti: fabiana.piretti@gmail.com; Claudio Grimaldi:
grimaldi.claudio@gmail.com
❀ ❀ ❀
Presentazione di documentari, a cura di Sami Hallac.
* Deferred Reclaim, 11’, regia di Abdallah Motan, Palestine, 2024,
https://alardfilmfestival.com/film/deferred-reclaim/
* Palestina per principianti. Educazione sentimentale di un bassista
rockabilly, regia di Francesco Merini, 59’, Italia, 2012
https://www.youtube.com/watch?v=eeiTovd9rEw
* Un documentario di al-Jazeera, di sei minuti circa, sulle carceri israeliane
* A state of passion, 90’, regia di Muna Khalidi e Carol Mansour, Palestina
Giordania, 2024,
https://www.palestinefilminstitute.org/en/tiff-2024/state-of-passion
Contatto: samigiuseppe.hallac@fastwebnet.it
❀ ❀ ❀
Laboratorio di cinema palestinese dal titolo Che la mia voce sia un seme.
Attività: presentazione film, proiezione, confronto e domande. Rivolto a più
classi per una durata di due o più ore, di mattina o pomeriggio.
Da organizzare in date successive a seconda della disponibilità.
Presentazione:
CHE LA MIA VOCE SIA UN SEME è una rassegna cinematografica indipendente e
itinerante dedicata alla Palestina a fini educativi, di approfondimento
culturale, politico e sociale. Il titolo della rassegna, CHE LA MIA VOCE SIA UN
SEME, è una citazione rivisitata tratta dalle righe dell’ultima poesia scritta
da Refaat Alareer Se Io Dovessi Morire. Refaat è stato ucciso nella notte tra
il 6 e il 7 dicembre 2023, insieme ad altri 7 membri della sua famiglia,
durante un raid israeliano che ha colpito la sua casa. Nella sua poesia, Refaat
scrive “Che la mia fine sia un racconto”: nei racconti dei film presentati le
voci del popolo palestinese non guardano ad una fine ma ad un seme in grado di
germogliare e diramare le sue radici per decontaminare il male che avvelena la
terra.
L’intero ricavato delle proiezioni è devoluto al popolo palestinese, in un gesto
di solidarietà, sostegno, resistenza, responsabilità e coscienza collettiva.
Curatela – Alessandro Maccarrone, Progetto Grafico – Alessia Sparacino, Lorenzo
Ritorto, Raccolta Fondi – Ilaria Bambi, Spazi – Fondazione Merz, Recontemporary,
Imbarchino, Mucho Mas, PAV, Comala
Contatto: Alessandro Macarrone, maccarr1alessandro@gmail.com
❀ ❀ ❀
Percorso visivo attraverso brani del cinema palestinese. Disastri e resistenze
dell’immaginario, a cura di Antropolog@ per la Palestina
Maria Elena Marabotto Petrelluzzi, producer e studiosa di cinema, cultrice della
materia presso la cattedra di Antropologia del Medioriente, Università di Milano
Bicocca
Mauro Van Aken, docente di Antropologia del Medioriente, Università di Milano
Bicocca.
Si veda la presentazione sopra riportata.
Contatto: mariaelenamarabotto@gmail.com
Sport
Partite di calcio o tornei con Alaa El Ainain (vedi sopra la presentazione)
“Quando sono arrivato in Italia nel 2010, volevo regolarizzare la mia situazione
e richiedere il permesso di soggiorno. Ricordo ancora il momento in cui, in
questura, mi hanno chiesto: “Che cittadinanza hai?”. Ho risposto: “Palestinese”.
Mi hanno guardato con un’espressione incerta e mi hanno detto: “Ma la Palestina
non c’è nel sistema…”. Hanno provato a indicare “libanese”, ma ho spiegato che
noi palestinesi, anche se nati in Libano da genitori palestinesi, non riceviamo
la cittadinanza libanese. Non esistiamo ufficialmente. Ma io esisto. E il mio
popolo anche.
Così ho cercato un modo per far vedere che la Palestina c’è. Ho scoperto il
Balon Mundial, un torneo internazionale di calcio che si tiene a Torino, dove si
rappresentano le nazioni di tutto il mondo, comprese quelle che spesso non
trovano spazio nella politica ufficiale. Era molto più di un torneo: era un
progetto di rappresentazione, di inclusione, di orgoglio.
Ho deciso di creare una squadra per rappresentare la Palestina. Secondo il
regolamento, potevamo avere fino a cinque giocatori non palestinesi, perché
l’obiettivo era più culturale che sportivo. Ho chiesto ad alcuni miei amici
italiani se volevano far parte del progetto. Mi hanno detto subito di sì. Anzi,
a volte sembravano più emozionati e più tristi di me quando perdevamo. Perché
indossavano quella maglia come fosse anche la loro. Era una maglia senza Stato,
ma piena di significato.
Attraverso quella squadra ho sentito che stavo rappresentando il mio popolo, non
solo sul campo da calcio, ma anche in campo educativo. Per fortuna, nel
frattempo, mi sono laureato con il massimo dei voti al Politecnico di Torino.
Quella squadra è diventata un simbolo di riscatto, un modo per dire: noi ci
siamo.
Nel corso degli anni abbiamo anche vinto alcuni tornei minori sotto il nome
della Palestina. Non avevamo potere politico, ma avevamo il potere delle idee,
della cultura, dell’amicizia. E questo era l’unico modo per me di far esistere,
ogni giorno, il mio paese di origine.
Ora mi farebbe molto piacere organizzare un torneo o anche solo qualche partita
con i ragazzi delle scuole, per condividere questa esperienza, trasmettere un
messaggio e continuare a far vivere la Palestina attraverso lo sport e
l’educazione”.
Contatto: eng.elainain@gmail.com
Progetti
Presentazione del Progetto Gaza di Emergency a cura di Franca Mangiameli.
Contatto: franca.mangiameli@emergency.it
Laboratori
Laboratorio Lingua Madre
Barbara Strambaci, IC Sibilla Aleramo, e Nada, docente di inglese a Gaza
(online)
Scambio di filastrocche e ninne nanne palestinesi e italiane.
Contatto: stra.barbara@yahoo.it
Laboratorio di lingua e scrittura araba
Abd essamad
Insegnante di lingua araba, originario del Marocco; conduttore della
trasmissione radiofonica Assadaka in onda la domenica dalle 14 alle 17 su Radio
Black Out.
A partire dalla toponomastica palestinese, dai nomi propri di persone e da
parole emblematiche come Sumud si sensibilizzeranno le/gli allieve/i sull’uso
della lingua nella cultura araba. Il Laboratorio potrà essere concordato per
adattarsi ai diversi ordini di scuola e alla composizione delle classi, in
particolare a quelle più segnatamente multiculturali.
Contatto: torinoabdel@hotmail.it
Laboratorio di danza dabka
> 1. La dabka: la danza della resistenza palestinese
Naji Al Azzeh
Ballerino e insegnante di Dabka originario di Beit Jibrin, nato a Betlemme.
Attivo dal 2006 con il gruppo folkloristico “Ghurba” del Centro Culturale
Handala, Naji ha calcato i palchi palestinesi per anni, fino a diventare
formatore delle nuove generazioni di danzatori. Oggi vive in Italia, dove si
dedica alla mediazione culturale e alla diffusione della dabka come gesto
collettivo di resistenza, memoria e comunità.
Contatto: najiazzeh@gmail.com
Laboratorio Bds
Proposta di Laboratorio per le scuole del BDS Torino sul significato e la
pratica non violenta del Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS)
Il BDS Torino è un’emanazione locale del BDS Italia, a sua volta espressione del
BDS palestinese sorto nel 2005 sulla base di un appello di più di 170
associazioni della società civile per contrastare in modo non violento
l’occupazione e il regime di apartheid da parte di Israele. Dinanzi alla
politica genocidaria che Israele sta portando avanti grazie alla conseguente
impunità di cui gode per la complicità dei governi occidentali, il movimento del
Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni propone di offrire una possibilità sia
a livello individuale che collettivo per superare il senso di impotenza che è
presente in molti di noi sulla impossibilità di fermare il genocidio in corso a
Gaza e in Palestina.
ll laboratorio sul BDS consiste in un incontro di 2 ore e prevede :
* una presentazione delle azioni del Movimento usando slides e video;
* una descrizione delle campagne più importanti portate avanti;
* i successi e un’analisi pratica di come si può mettere in pratica una
campagna.
Responsabile Carlo Tagliacozzo: carlo.tagliacozzo@gmail.com, cell. 334 7805108
Laboratorio di cucina. Giorgio chiede disponibilità di spazio alla Scuola
biocentrica per laboratorio e cena.
Laboratorio di danza dabka confermato Layal Chamas: richiesta progettazione con
tempistiche, breve curriculum e contatto.
CASSETTA DEGLI ATTREZZI: MATERIALI PER ATTIVITA’ AUTOGESTITE DALLE/I DOCENTI
Verrà comunicato il link a un drive contenente materiali didattici con
bibliografie generali e per ordini di scuola, esercitazioni da proporre alle
classi, suggerimenti di video e film.
Per il momento segnaliamo i seguenti documentari utili per la didattica in
classe:
Storia della Palestina
Intervista a Ilan Pappé sul libro Brevissima storia del conflitto tra Israele e
Palestina. Dal 1882 a oggi, Fazi, Roma, 2024.
In inglese con sottotitoli: https://www.youtube.com/watch?v=2yQADMyq2Tc
Francesca Albanese incontra le scuole, di Docenti per Gaza
“Il 26 marzo 2025 la relatrice speciale delle Nazioni Unite per il territorio
palestinese occupato, Francesca Albanese, ha incontrato più di 3000 studenti in
tutta Italia (una media di 180 classi partecipanti), introducendo la questione
palestinese da un punto di vista storico, culturale e rispondendo con grande
professionalità e disponibilità alle tante domande inviate dagli studenti
stessi”.
E’ ampiamente trattata la storia della Palestina e dell’occupazione dalla fine
dell’Ottocento.
> Webinar – Francesca Albanese incontra le scuole
Apartheid
Inside Israeli Apartheid
Documentario di Mondoweis in arabo e inglese, 2022, 22 minuti
Produced by Yumna Patel
Filming, Editing and Motion Graphics by Palestine Productions
Sottotitoli in inglese.
Spiega in modo semplice e comprensibile che cosa significa vivere in regime di
apartheid e occupazione.
Road map to apartheid
Documentario, regia di Ana Nogueira, Ana e Eron Davidson, 2012, 1.32 minuti
Narrato da Alice Walker (autrice de Il colore viola), Roadmap to Apartheid
paragona il sistema di apartheid in cui vive il popolo palestinese oppresso da
Israele all’oppressione che subivano le persone di colore in Sudafrica quando in
quel paese era presente questa piaga sociale. È un documento storico sull’ascesa
e la caduta dell’apartheid in Sud Africa, ma è soprattutto un film sul perché
molti palestinesi pensano di vivere in un sistema di segregazione razziale, e
perché un numero crescente di persone in tutto il mondo è d’accordo con loro.
Lingua inglese con sottotitoli in italiano.
Colonizzazione della Cisgiordania
25 years of resisting Israeli settler violence in the occupied West Bank |
Witness
Documentario di Al Jazeera in arabo e inglese, 2024, 47 minuti
Sottotitoli in inglese
Atta Jaber’s family has farmed the Baqa’a Valley in the illegally occupied West
Bank for hundreds of years, but since Israel’s 1967 occupation, their land has
been confiscated piecemeal by Israeli settlers, and their homes and ancient
farming terraces attacked and demolished.
La storia di Sumud di Atta Jaber e della sua famiglia: “Staying on our land is
‘Sumud’”.
Storie di vita palestinesi
A Fish out of water: Gaza’s first fisherwoman (documentario su Madleen Kulab)
Consigliato per le scuole elementari e medie.
Per insegnanti
Intervento di Francesca Albanese al convegno di formazione insegnanti,
organizzato dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle
università e altri, tenutosi il 22 gennaio 2025 a Bari sul tema Economia di
guerra ed educazione alla pace nelle politiche del Mediterraneo.
Fuori la guerra dalla storia!
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