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[2026-04-14] C'era una volta Angeli Galafati @ Giardino Galafati
C'ERA UNA VOLTA ANGELI GALAFATI Giardino Galafati - Via del Pigneto, 172-196, 00176 Roma RM, Italia (martedì, 14 aprile 17:00) GIORNI DI LIBERAZIONE Programma di avvicinamento al 25 Aprile del Pigneto a cura di Quell@ del 25 Aprile Martedì 14 aprile - ore 17:00 C'era una volta Angelo Galafati Nell’ambito delle iniziative di avvicinamento al 25 aprile l’Associazione Genitori Toti presenta: “C’era una volta Angelo Galafati”, narrazioni per tutte le età sul partigiano che da’ il nome al nostro parco. Con la testimonianza di una parente di Galafati e la partecipazione di Gianmarco Mecozzi di Momo Edizioni. Lo stesso pomeriggio sarà attiva l’officina GiochiForPeace per la costruzione dei giochi di strada che verranno allestiti a Via Gentile da Mogliano il 25 Aprile. Non mancate!🔥
April 8, 2026
Gancio de Roma
[2026-04-24] Giorni di Liberazione - Percorso storico della liberazione e Torneo calcetto @ Piazza Nuccitelli-Persiani
GIORNI DI LIBERAZIONE - PERCORSO STORICO DELLA LIBERAZIONE E TORNEO CALCETTO Piazza Nuccitelli-Persiani - Piazza Nuccitelli, 00176 Roma RM, Italia (venerdì, 24 aprile 17:00) GIORNI DI LIBERAZIONE Programma di avvicinamento al 25 Aprile del Pigneto a cura di Quell@ del 25 Aprile Venerdì 24 Aprile - dalle 17:00 alle 22:30 17:00 Torneo calcetto piccol3 “Più siamo, più ci liberiamo” con merenda e istallazione dei papaveri rossi Piazza Nuccitelli Persiani 18:00 Partenza “Percorso storico della Liberazione del Pigneto” con il Coro Resistente 20:00 “Pastasciutta antifascista” 21:30 Concerto “Violenti” Luca Persico O’Zulù e Caterina Bianco
April 8, 2026
Gancio de Roma
I’m not muslim
-------------------------------------------------------------------------------- Teheran. Foto di mdreza jalali su Unsplash -------------------------------------------------------------------------------- C’è un gesto che circola nella diaspora iraniana, soprattutto dopo il 2022: il cartello alzato nelle piazze occidentali, la dichiarazione sui social, la frase pronunciata davanti alle telecamere “I’m not Muslim, I’m Persian” (Non sono musulmano/a, sono persiano/a). Un gesto comprensibile nella sua origine emotiva: il rifiuto della Repubblica Islamica, della teocrazia, della violenza di stato esercitata in nome di Dio. Ma un gesto che, nella sua formulazione, rivela una ignoranza storica così profonda da risultare, paradossalmente, un atto di autolesionismo culturale non nei confronti dell’Islam, ma nei confronti della Persia stessa. Perché chi pronuncia quella frase non sa – o ha scelto di dimenticare – che la civiltà islamica nella sua espressione più alta è in larghissima parte un’opera persiana. Cominciamo dall’inizio assoluto. Il primo iraniano a convertirsi all’Islam fu Salman al-Farisi, nato Ruzbeh Khoshnudan a Isfahan. Era così vicino al Profeta che quando i musulmani di Mecca e quelli di Medina litigavano su chi potesse rivendicarlo come proprio, Maometto pose fine alla disputa con una formula senza precedenti: Salman appartiene all’Ahl al-Bayt, alla famiglia del Profeta. Non a una tribù araba. Alla famiglia. È lui a suggerire al Profeta la tattica del fossato durante la battaglia del Khandaq – tecnica militare sasanide sconosciuta agli arabi – salvando la comunità islamica nascente dall’annientamento. Ed è ancora lui a tradurre parti del Corano in persiano durante la vita stessa del Profeta: il primo essere umano a portare il Libro sacro dell’Islam in un’altra lingua. La Persia è dentro l’Islam dal primo giorno, non arrivata dopo. Da quel momento, la presenza persiana non fu una presenza dentro l’Islam: ne divenne la colonna vertebrale intellettuale. La grammatica dell’arabo classico – la lingua del Corano – fu sistematizzata da Sibawayhi di Shiraz, persiano che aveva imparato l’arabo come seconda lingua. Prima di lui non esisteva grammatica araba scientifica. I sei libri canonici dell’hadith sunnita – le raccolte che definiscono normativamente cosa Maometto disse e fece, fondamento della giurisprudenza islamica – furono tutti compilati da persiani: al-Bukhari di Bukhara, Muslim di Nishapur, al-Tirmidhi di Termez, Abu Dawud, al-Nasa’i, Ibn Majah. Tutti. La scuola giuridica Hanafi, la più seguita al mondo con oltre un miliardo di fedeli, fu fondata da Abu Hanifa di origine khorasanica. La teologia sunnita fu rifondata da al-Ghazali di Tus, la cui Ihya Ulum al-Din è ancora oggi la summa del pensiero islamico ortodosso. Ma è nella scienza e nella filosofia che la grandezza persiana diventa vertiginosa. Muhammad ibn Musa al-Khwarizmi, nato nel Khorasan, lavorò alla Casa della Sapienza di Baghdad e scrisse il trattato che diede all’umanità la parola algebra – dal titolo arabo al-jabr – e il suo stesso nome latinizzato, Algoritmi, diede alla matematica e poi all’informatica la parola algoritmo. Ogni equazione risolta in ogni scuola del mondo porta il nome di un persiano. Al-Biruni di Khwarezm, che i suoi contemporanei chiamavano semplicemente “il Maestro”, calcolò il raggio terrestre con un margine di errore inferiore al 2% cinquecento anni prima di Galileo, scrisse la prima opera di antropologia comparata sull’India, fondò la geodesia moderna e la storia comparata delle religioni, padroneggiava arabo, persiano, sanscrito, greco e siriaco. Ibn Sina di Bukhara – Avicenna in Occidente – costruì il sistema filosofico e medico che rimase testo universitario in Europa fino al XVII secolo e che influenzò Tommaso d’Aquino attraverso le sue traduzioni di Aristotele. E poi c’è chi andò oltre la sintesi tra fede e ragione per costruire qualcosa di radicalmente nuovo. Suhrawardi di Zanjan, il “Maestro dell’Illuminazione” – Shaykh al-Ishraq – fondò nel XII secolo la scuola della Hikmat al-Ishraq, la Filosofia della Luce, recuperando esplicitamente la saggezza zoroastriana preislamica, il neoplatonismo greco e la mistica islamica in un sistema dove la luce è il principio costitutivo della realtà e la conoscenza è presenza immediata, non mediazione concettuale. Mulla Sadra, il grande filosofo safavide, descrisse Suhrawardi come il “Rinnovatore delle Tracce dei Saggi Pahlavi”, e Suhrawardi stesso si considerava il restauratore dell’antica saggezza persiana. La mistica islamica – il Sufismo, l’anima interiore dell’Islam – è quasi interamente un’invenzione del mondo iranico: Hallaj di Tur, Sanai di Ghazni, Attar di Nishapur che scrisse il Mantiq al-Tayr, Rumi di Balkh il cui Masnavi è la più grande summa poetico-spirituale dell’Islam, Hafez di Shiraz che Goethe considerava suo maestro. E la letteratura narrativa islamica? Le Mille e una notte sono la traduzione araba di un originale persiano – l’Hezar Afsan – e i nomi dei suoi protagonisti, Shahryar e Shahrazad, sono persiani. Kalila e Dimna, il libro di favole politiche più influente del Medioevo islamico, fu tradotto dal pahlavi in arabo da Ibn al-Muqaffa’, persiano di Fars, che scrivendo in una lingua che stava ancora imparando fondò la prosa letteraria araba. La Persia non è una componente dell’Islam. Ne è il corridoio universale: il canale attraverso cui l’India, la Grecia, la Mesopotamia e la Cina sono entrate nella cultura islamica e, attraverso di essa, nell’Europa medievale e rinascimentale. Ogni volta che uno studente di matematica risolve un’equazione, ogni volta che un programmatore scrive un algoritmo, ogni volta che qualcuno legge Rumi in qualsiasi lingua del mondo, sta attraversando una porta che i persiani hanno costruito all’interno dell’Islam. Si può – e spesso si deve – rifiutare la Repubblica Islamica, il clericalismo, la violenza esercitata in nome della religione. Si può vivere come atei, agnostici, zoroastriani, liberi pensatori. Ma confondere il regime di Teheran con quattordici secoli di civiltà è esattamente l’errore che serve alla propaganda di chi vuole ridurre una delle tradizioni intellettuali più ricche della storia umana a un’immagine di oppressione, velo e teocrazia. Quell’errore non sfida il potere: lo serve. Chi porta quel cartello non sta resistendo all’Islam. Sta regalando la propria storia a chi non la merita. -------------------------------------------------------------------------------- Tahar Lamri, scrittore algerino, vive da molti anni in Italia. Tra i suoi libri I sessanta nomi dell’amore (Fara Editore) -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE QUESTO ARTICOLO: > Questa guerra non può essere vinta, ma solo allargata -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo I’m not muslim proviene da Comune-info.
March 27, 2026
Comune-info
Una carogna anche come “filosofo”
Netanyahu appare. Appare per dirci che è vivo, che ha ancora cinque dita, che comanda ancora. E per dimostrarlo cita Will Durant uno dei più grandi storici del Novecento. Nel suo libretto Le lezioni della storia (Ed. Settecolori), Durant scrive che la natura e la storia non concordano con le […] L'articolo Una carogna anche come “filosofo” su Contropiano.
March 22, 2026
Contropiano
L’atto rivoluzionario e la morale borghese del potere
In un’intervista rilasciata alcuni anni fa al Corriere di Romagna, in occasione della presentazione del suo ultimo romanzo “Lascia che il mare entri”, Barbara Balzerani – scrittrice ed ex militante delle Brigate Rosse: scelta che le costò trent’anni di carcere senza mai pentirsi – disse: «Il vincitore, oltre alla resa, […] L'articolo L’atto rivoluzionario e la morale borghese del potere su Contropiano.
March 22, 2026
Contropiano
ADDIO UMBERTO BOSSI: “CON LUI INIZIÓ L’IMBARBARIMENTO DELLA POLITICA ITALIANA”, IL RITRATTO DI ALESSANDRO BRAGA
Giovedì 19 marzo a Varese è morto Umberto Bossi, 84 anni, uno dei protagonisti della politica italiana degli anni 90 e 2000. I funerali di Umberto Bossi, fondatore della Lega, morto a Varese a 84 anni, si celebreranno domani, domenica 22 marzo,  alle 12 nel monastero di San Giacomo nella cittadina delle valli bergamasche di Pontida, tanto cara al Carroccio per il raduno storico sul “pratone”, a partire del 1990. Alle esequie del “Senatùr” parteciperanno, tra gli altri, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, i presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa. Senatore dal 1987, Bossi fondò la Lega Lombarda, poi divenuta Lega Nord. Ha saputo unire i movimenti federalisti e autonomisti nati sui territori e nei piccoli centri del nord a partire dagli anni 80. Abbiamo dipinto il ritratto di Umberto Bossi nell’intervista con Alessandro Braga, giornalista esperto di Lega, che ha definito Bossi “un innovatore. Ha modificato il linguaggio della politica… in senso deleterio. Il primo a portare nelle aule parlamentari la chiacchiera da bar”. Bossi fu anche precursore del populismo all’italiana. Prima di Antonio Di Pietro e Beppe Grillo, è stato responsabile “insieme a Silvio Berlusconi tra la fine della prima Repubblica e l’inizio della seconda Repubblica di un imbarbarimento della politica italiana, per quanto riguarda i modi ma poi non possiamo dimenticare i temi”. “L’Umberto”, come lo chiamavano i suoi adepti, sdoganò anche il razzismo, prima contro i popoli del sud Italia (“i terroni”) poi contro i migranti (“con tutti questi negretti che arrivano sui barconi, dovremmo ripopolare di squali il Mediterraneo”). Bossi infatti fu autore della legge restrittiva sulle migrazioni, che introdusse il reato di “clandestinità”. La legge firmata insieme a Gianfranco Fini ed è tutt’oggi in vigore. Razzismo e xenofobia (anche gli omosessuali vennero presi di mira dall’ex leader del Carroccio) furono negli anni assorbiti da quasi tutto l’arco parlamentare e dall’opinione pubblica. Il ritratto di Umberto Bossi e l’analisi sul futuro della Lega, nell’intervista con Alessandro Braga, giornalista di Radio Popolare, autore del libro “Verdenero. Passato e futuro della Lega”, pubblicato da Prospero Editore nell’aprile 2025. Ascolta o scarica
March 21, 2026
Radio Onda d`Urto
18 MARZO 1871 – 2026: 155 ANNI DALLA COMUNE DI PARIGI, “IL PRIMO GOVERNO OPERAIO”
Il 18 marzo 1871, a Parigi, la popolazione insorta occupa caserme, municipi e palazzi governativi. È la data che marca l’inizio dell’esperienza rivoluzionaria di autogoverno della capitale francese passata alla storia come la “Comune di Parigi”.  Nel 155° anniversario di quel 18 marzo, qui su Radio Onda d’Urto ne parliamo con Maria Grazia Meriggi, storica dei movimenti sociali e delle culture politiche dei mondi del lavoro in Europa nell’Ottocento e Novecento, autrice nel 1980 del libro La Comune di Parigi e il movimento rivoluzionario e socialista in Italia (La Pietra, 1980), e lo scorso anno dell’articolo La Comune di Parigi: un rivelatore sociale di lungo periodo (Passato e Presente 124, 2025). “Rosa Luxembourg disse che la Comune aveva segnato la fine di un tipo di rivoluzione in cui i lavoratori passavano dall’insurrezione spontanea alla repressione, con lunghi periodi di passività, aprendo un periodo in cui le rivoluzioni sono invece espressione di una lunga organizzazione di lavoratori che trova nello sciopero la sua espressione principale”, afferma Maria Grazia Meriggi ai nostri microfoni.  “Il socialismo della Comune è un socialismo che punta molto alle autonomie locali e al decentramento”, continua Meriggi nell’intervista. “La Comune – aggiunge la storica – auspica un controllo pubblico sulle attività economiche, ma non un controllo centralizzato. Si tratta di una realtà che afferma la centralità dei governi locali. Non auspica di essere lei a organizzare il socialismo altrove, ma invita le altre realtà urbane a darsi un’organizzazione analoga alla sua”.  Nel suo articolo La Comune di Parigi: un rivelatore sociale di lungo periodo, Maria Grazia Meriggi rende conto del dibattito storico e politico che si articola intorno a una domanda: “la Comune di Parigi è stata un’alba o un tramonto?”. In altri termini: “si è trattato di un lungo colpo di coda delle rivolte del 1848, o è stata l’anticamera delle lotte e delle rivoluzioni operaie e socialiste che sono venute dopo?” “Certamente il futuro del movimento operaio va in un’altra direzione – afferma Meriggi ai nostri microfoni – quella, cioè, dell’organizzazione di lungo periodo che parte soprattutto dai rapporti economici e da lì generalizza il ruolo di questo conflitto economico facendogli assumere un ruolo politico. Da questo punto di vista la Comune è un episodio, invece, molto legato all’Ottocento, cioè a un intreccio tra rivendicazioni economico-sociali e un orgoglio nazionale che si identifica con la Repubblica e con la democrazia”.  “Tuttavia – precisa la studiosa – questo tipo di cultura politica non finisce con la Seconda Internazionale. Alcuni temi culturali e politici della Comune e, attraverso di essa, del ’48, si perpetuano anche nel Novecento“. Quindi, secondo Meriggi, “L’alba è un altra cosa… Ma si è trattato di un tramonto che ha irradiato la sua luce molto a lungo nei decenni”.  A proposito dell’eredità della Comune nella storia a venire del movimento operaio, Maria Grazia Meriggi – riprendendo le considerazioni dello storico George Haupt – individua due tipi di eredità: come “simbolo” e come “esempio”.   “Come simbolo, la Comune di Parigi viene assunta subito dal movimento operaio, rappresentata come l’alba di un governo operaio”, spiega Meriggi.  “L’esempio, invece, è l’acquisizione della Comune come primo governo operaio (che è la verità) ma anche la registrazione dei suoi limiti e delle sue debolezze da non ripetere, come lo scarso controllo politico del territorio e la debolezza militare”, spiega Meriggi. “Lenin, per esempio, aveva l’incubo di non farsi trovare impreparati come i comunardi da questo punto di vista”, aggiunge la storica del movimento operaio. L’intervista di Radio Onda d’Urto a Maria Grazia Meriggi, storica dei movimenti sociali e delle culture politiche dei mondi del lavoro in Europa nell’Ottocento e Novecento. Ascolta o scarica.
March 18, 2026
Radio Onda d`Urto
La “perla orfana”: Kharg, il cuore pulsante dell’impero petrolifero iraniano
Sotto il sole cocente del Golfo, il ronzio ritmico di milioni di barili di petrolio greggio che scorrono in oleodotti sottomarini vibra contro l’antica roccia corallina. Qui, una volta sostò il celebre scrittore iraniano Jalal Al-e-Ahmad, contemplando le coste isolate, definendo in un modo che rimase celebre questa massa terrestre […] L'articolo La “perla orfana”: Kharg, il cuore pulsante dell’impero petrolifero iraniano su Contropiano.
March 15, 2026
Contropiano
Eliminare tutto di Gaza: eppure resterà per secoli
Pochissimi mezzi di informazione (tra quei pochissimi, questo giornale) hanno riportato la notizia secondo cui l’Unione Europea avrebbe fortemente “consigliato” (praticamente un ordine) all’Autorità Nazionale Palestinese di riscrivere alcune pagine dei libri di scuola destinati agli studenti palestinesi in Cisgiordania. Non si potrà più né leggere, né studiare, né insegnare […] L'articolo Eliminare tutto di Gaza: eppure resterà per secoli su Contropiano.
March 13, 2026
Contropiano
Alla “fine della storia”… aveva ragione la Corea del Nord
Sarà pure una simpatica coincidenza, quella dell’associazione tra Francis Fukuyama e una riflessione da lui pubblicata, di cui l’autore è invece Shahn Louis. Il primo è l’autore del discusso libro “La fine della storia e l’ultimo uomo”, il secondo è un analista di intelligence con esperienza presso il Dipartimento della Difesa […] L'articolo Alla “fine della storia”… aveva ragione la Corea del Nord su Contropiano.
March 11, 2026
Contropiano