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Primo giorno ad Alta Felicità!
Dopo la Not(t)e ad Alta Felicità di ieri, una serata di primi concerti in attesa dell’inaugurazione del decennale del Festival, questa mattina è stato dato il via ufficiale al Festival Alta Felicità. Quest’anno festeggiamo dieci anni: dieci anni in cui l’estate della Val di Susa è stata animata da lotta, socialità e cultura, vissute in modo diverso e sostenibile. Questa prima giornata è stata caratterizzata da numerosi dibattiti dedicati ad alcuni dei temi più rilevanti e attuali: dall’antifascismo all’antispecismo, fino a un’approfondita riflessione sul rapporto tra intelligenza artificiale e guerra. E proprio su questo tema si è aperto lo spazio dibattiti. Il dibattito con Silvano Cacciari, antropologo e autore di diversi titoli sul tema della guerra, della finanza e dell’intelligenza artificiale. Oggi la guerra a livello globale diventa un campo di battaglia in cui non solo le armi classiche vengono utilizzate: le reti e le infrastrutture che riguardano gli ambiti dell’energia, della finanza, della logistica e della comunicazione possono essere delle armi non convenzionali o, come sottolinea Cacciari, armi della guerra ibrida. Ci sono degli spazi in questo mondo fatto di intelligenza artificiale, dispositivi che creano dall’alto finto consenso popolare per stimolare guerra interna, per chi si pone l’ambizione di cambiare le cose? Con questa domanda aperta il dibattito si è chiuso lanciando alcuni spunti di riflessione su cui sarà importante ragionare anche per noi. Successivamente ha avuto luogo il dibattito “Chi ha paura dell’antifascismo?”, con la partecipazione di Leonardo Bianchi, Mattia Tombolini, Rita Rapisardi e Abo di Free All Antifa. L’incontro ha analizzato l’evoluzione delle destre radicali negli ultimi anni, in Europa e nel resto del mondo, e la crescente criminalizzazione del cosiddetto “movimento antifa” a livello internazionale. A partire dall’analisi di episodi di estremismo di destra e dalla progressiva legittimazione di discorsi radicali all’interno di numerosi governi e istituzioni, il confronto si è soffermato sui processi di normalizzazione del linguaggio con cui questi fenomeni vengono raccontati, sugli obiettivi politici che tale narrazione persegue e sul ruolo del giornalismo e delle piattaforme digitali nella diffusione globale di teorie complottiste, propaganda reazionaria e contenuti di matrice neofascista. Il dibattito ha inoltre approfondito il significato dell’essere antifascisti oggi, affrontando il tema delle campagne internazionali di solidarietà con gli imputat* del processo di Budapest e interrogandosi sulle forme contemporanee dell’impegno antifascista. È emersa l’idea che l’antifascismo non rappresenti soltanto una memoria storica o una risposta alla violenza dell’estrema destra, ma una pratica politica capace di intrecciarsi con le lotte del presente, costruendo spazi di emancipazione e contrastando le derive autoritarie, nazionaliste e conservatrici che attraversano le società contemporanee. A conclusione della giornata ha avuto luogo il talk “La carne del capitale”, che è nato con l’obiettivo di riflettere su come il sistema capitalista riduca ogni forma di vita — sia umana che non umana — a risorsa, merce e profitto. L’incontro propone di allargare lo sguardo oltre la difesa del territorio per comprendere come lo sfruttamento animale si intrecci con quello dei lavoratori, delle lavoratrici e delle persone più vulnerabili, cercando di costruire un’alleanza tra specie diverse. La discussione ha fatto dialogare tre prospettive complementari: Martina Miccichè ha affrontato il tema sul piano teorico e politico, spiegando come la prospettiva antispecista si inserisca a pieno titolo nell’intersezionalità delle lotte e come la gerarchia tra le vite sia uno dei meccanismi fondamentali del capitalismo. Essere Animali ha portato l’esperienza delle inchieste e della denuncia negli allevamenti intensivi, luoghi normalmente invisibili che rivelano uno sfruttamento incrociato, subito sia dagli animali sia da chi ci lavora. Vivi gli Animali ha raccontato la dimensione della pratica quotidiana attraverso la vita dei rifugi, dove gli animali — non più considerati numeri o merci — tornano a essere riconosciuti come individui. Il punto d’incontro emerso dal dibattito è che teoria, denuncia e pratica sul campo devono agire insieme: la lotta per la liberazione animale, la difesa della terra e la giustizia sociale non sono battaglie distinte, ma rami dello stesso albero. Il talk si chiude con un invito concreto ad attivare un’alleanza interspecie quotidiana, sostenendo chi fa inchiesta, supportando i rifugi e riducendo la logica dell’uso e del profitto nelle nostre scelte di tutti i giorni. La prima giornata di Festival prosegue con l’apertura dell’arena principale che vedrà protagonisti artisti di tutta Italia darsi il cambio per inaugurare il palco del decennale. Ci vediamo domani per la marcia No Tav contro i cantieri della devastazione! Avanti No Tav!
July 24, 2026
notav.info
La Questura ci prova ancora
Nelle settimane che precedono il Festival Alta Felicità siamo abituati da anni al manifestarsi di provvedimenti giudiziari “ad orologeria”. Anche quest’anno la Questura di Torino non si è smentita ed ha provato a orchestrare una piccola operazione repressiva contro i No Tav. I giornali parlano di Daspo Urbano (Dacur) e fogli di via per almeno 14 attivisti e attiviste del Movimento. Le misure, che per adesso sono state notificate a sole due persone, sono ”divieti di accesso ad aree urbane”, ossia uno dei nuovi dispositivi dei vari pacchetti sicurezza del Governo Meloni. Pur riferendosi ad altre manifestazioni svoltesi in città, la loro emanazione oggi viene motivata dall’avvio in questi giorni del Festival a Venaus. Le aree di allontanamento riguardano alcune zone di Torino, rendendo abbastanza assurde le misure, mentre il foglio di via per ora notificato è relativo all’area di Traduerivi a Susa. In queste prime giornate di Festival abbiamo assistito ad un aumento spropositato di controlli e posti di blocco che però non hanno impedito ad una grande massa di No Tav di raggiungere Venaus. Non sarà sicuramente questa modesta “operazione di polizia” a fermare l’estate di lotta cominciata da diverse settimane e che continuerà anche ad agosto, con campeggi ed appuntamenti. Però una piccola riflessione vogliamo comunque farla. I vari decreti sicurezza hanno riempito le mani dei Questori di nuovi strumenti che ora vogliono sperimentare sulle lotte che infastidiscono il potere. Dal movimento per la Palestina alle lotte sui posti di lavoro si moltiplicano queste nuove applicazioni. È importante rispondere insieme a questi tentativi repressivi con le uniche modalità che in questi anni si sono rivelate efficaci: la solidarietà e la lotta. A partire da domani, marciando insieme verso i cantieri della devastazione! Si parte e si torna insieme, a sarà dura ma per loro!
July 24, 2026
notav.info
La Vendetta della Prefettura per danneggiare la Valle
La Prefettura di Torino ha emesso un’ordinaza in cui vieta la vendita di alcool sopra 21 gradi e tutto il vetro o lattine indipendentemente da quale sia il contenuto, alcolico e non. L’ordine prefettizio investe i comuni di Venaus, Susa, Chiomonte, Giaglione, Bussoleno, San Didero per tutta la durata del Festival Alta Felicità. La motivazione addotta è quella, ormai abusata, dell’ordine pubblico. In sostanza si motiva il divieto con lo svolgimento del Festival e la marcia di sabato. Per il Prefetto Cafagna bottiglie di birra e vino, il thè freddo o il chinotto potrebbero essere usati per attaccare i cantieri dell’alta velocità. Non è necessario essere parte del Movimento No Tav per accorgersi dell’assurdità di questo divieto. E’ bastevole il buon senso per capire che la volontà è quella di danneggiare l’economia della valle, provando ad addossare la colpa a chi protesta. Il festival da 10 anni oltre ad essere un’occasione di lotta e socialità, è per il tessuto economico valsusino un’opportunità in termini di ricadute sull’indotto commerciale. Molti piccoli negozi, alimentari e non, vengono visitati da chi arriva per il festival e rappresentano una boccata d’ossigeno in un momento di crisi. La decisione è del tutto strumentale e ha il sapore di una ritorsione meschina verso il tessuto sociale che sostiene il la lotta trentennale contro la devastazione della nostra Valle. A memoria, non ricordiamo marcia popolare o iniziativa di lotta contro i cantieri animata da persone ubriache o alterate, nè rimembriamo di lattine di aranciata utilizzate come arma. Il movimento ha da sempre caratterizzato le proprie pratiche alla luce del sole, indirizzandole contro le strutture materiali che distruggono e inquinano il territorio minacciando la salute pubblica. Il rispetto per l’ambiente, per la nostra terra, per i lavoratori che non si prestano a distruggere la valle, per i piccoli artigiani o commercianti che non si svendono a Telt sono e saranno sempre valori incrollabili della nostra lotta. Il Festival rappresenta in questo senso un piccolo e umile esempio per dimostrare che la Val di Susa può avere un futuro diverso da quello di essere sacrificata al profitto del partito trasversale del tondino e del cemento, un futuro diverso da quello di diventare terreno di caccia per i profitti delle mafie. Molti amministratori dei comuni coinvolti stanno protestando per questa ingiusta ordinanza, anche rischiando di infrangere il “bon ton” istituzionale. Crediamo lo facciano a ragion veduta e che al massimo chi ha mancato di rispetto verso le istituzioni del territorio sia proprio la Prefettura. Questa ordinanza è più simile ad un editto regio, e tradisce la considerazione che il signor Cafagna abbia dei sindaci valsusini: probabilmente ai suoi occhi più simili a sudditi che a paria istituzionali. Ci sono invece amministrazioni, come quella segusina, che pur riconoscendo l’ingiustizia del Podestà, pardon, del Prefetto, preferiscono rimanere silenti. Ancora una volta ci si rifiuta di fare gli interessi dei propri cittadini. Si spera che, chinando la testa, si possa ricevere un miglior trattamento in futuro? Abbiamo visto i frutti avvelenati di questa mentalità supina. La piana di Susa nei progetti dei promotori dell’opera, deve diventare la discarica di amianto e smarino dei cantieri, deve essere sventrata e sfruttata, e non basteranno i quattro spiccioli delle compensazioni a riparare il danno. Quelle stesse compesazioni che sono pochi milioni di euro, va detto che non sarebbero mai arrivate se non ci fosse stata la lotta no tav. Per essere no tav bastano i dati economici e scientifici, basta il buon senso della misura e delle proporzioni. Per essere si tav bisogna, o ignorare le evidenze, o avere nell’opera qualche tipo di interesse economico e di potere. Questa ordinanza oggi colpisce indistintamente nel mucchio e senza fare distinzioni. Speriamo che sia l’occasione, per chi ancora non l’ha fatto, per aprire gli occhi e capire che in ballo c’è la vita della Valle. Se ce ne fosse stato ancora bisogno questo episodio ci mostra il futuro che hanno in mente Telt e Governo per la Val Susa.
July 23, 2026
notav.info
Avigliana-Orbassano, l’Unione Montana boccia il progetto RFI per le troppe lacune. E Mauceri muto
Mentre il Movemento No Tav si appresta ad iniziare a festeggiare al Festival Alta Felicità, il progetto della nuova linea ferroviaria Avigliana-Orbassano si trova davanti all’ennesimo ostacolo. L’incontro convocato dalla Regione per ottenere da RFI risposte alle numerose criticità sollevate dagli enti locali si è concluso senza le integrazioni attese: il progetto, così com’è stato presentato, non può essere approvato. A dirlo è l’Unione Montana Valle Susa insieme ai Comuni di Avigliana, Caselette e Sant’Ambrogio che da mesi evidenziano le carenze della documentazione depositata da RFI. Nel tavolo tecnico di ieri, pare che la società incaricata della progettazione non sia stata in grado di fornire chiarimenti sufficienti sugli aspetti fondamentali della realizzazione dell’opera. Il nodo principale riguarda la cantierizzazione. Per un’opera che dovrebbe trasformare profondamente il territorio, mancano ancora elementi essenziali: non sono definite le movimentazioni dei mezzi di cantiere sulla viabilità locale, i flussi dei materiali in ingresso e uscita, le lavorazioni previste e i macchinari necessari. Una situazione che appare difficilmente compatibile con un “progetto definitivo” pronto per l’approvazione. Significativo è il caso del cantiere principale previsto a Rivoli: secondo la Commissione Tecnica dell’Unione Montana, il progetto non avrebbe considerato adeguatamente gli spazi necessari per il posizionamento delle gru destinate alla movimentazione delle due talpe per lo scavo della galleria sotto la collina morenica, ovvero l’intervento più rilevante dell’intera tratta. Di fronte a queste evidenze, l’Unione Montana ribadisce che il progetto depositato da RFI non possiede oggi i requisiti per essere approvato. Una posizione che mette in discussione le dichiarazioni del Commissario straordinario Mauceri, che nei giorni scorsi aveva prospettato una conclusione ravvicinata dell’iter autorizzativo: quanto emerso dal confronto tecnico indica invece una prospetriva legata ad un inevitabile rallentamento della procedura. Alle criticità tecniche si aggiunge il nodo economico: gli 827 milioni di euro oggi disponibili non sono sufficienti a coprire la realizzazione della tratta, il cui costo complessivo supera i 3 miliardi. Una parte delle risorse sarebbe inoltre destinata al potenziamento della linea storica Bussoleno-Avigliana, intervento di collegamento all’accesso del tunnel di base, non ancora realizzato. Il problema, pertanto, non è solo la qualità del progetto, ma l’assenza di un quadro finanziario credibile per l’intera infrastruttura: una questione che si inserisce nelle difficoltà più ampie della Torino-Lione, con l’incertezza sui finanziamenti complessivi e il rinvio della tratta nazionale francese oltre il 2045. Per l’Unione Montana Valle Susa la strada resta quella già indicata nei mesi scorsi: il progetto Avigliana-Orbassano deve essere ritirato e le risorse pubbliche devono essere indirizzate verso interventi realmente utili alla mobilità quotidiana, a partire dal trasporto pubblico locale e dalla metropolitana di Torino. Questo quadro emerso dall’utlimo tavolo non è un “problemino tecnico di progettazione”, ma la conferma delle difficoltà e dell’inconsistenza di un’opera che continua a procedere senza una reale direzione, senza una copertura finanziaria e senza il consenso territoriale. Ancora una volta, nonostante annunci e promesse, la realtà dei fatti restituisce un quadro molto diverso dalla narrazione di un progetto pronto a partire. Anche la tratta Avigliana-Orbassano si dimostra per quello che è: un’opera imposta dall’alto e progettata da degli incompetenti, costruita più sulla necessità di mantenere in piedi il grande progetto nato morto della Torino-Lione, invece che sulla reale risposta ai bisogni di mobilità della Valle e dei territori attraversati. Le istituzioni locali si trovano oggi a rilevare ciò che il Movimento No Tav asserisce da tempo: dietro la retorica dello sviluppo e delle grandi opere, l’unico buco che si vede in Valsusa sono le risposte dei promotori rispetto agli enormi interrogativi sui costi, sull’impatto ambientale, sull’effettiva utilità e sulle priorità di investimento. Mentre si continua a inseguire una nuova infrastruttura ferroviaria da miliardi di euro, le necessità quotidiane rimangono sullo sfondo: treni pendolari insufficienti, collegamenti locali da migliorare, servizi pubblici che avrebbero bisogno di risorse. La vicenda della Avigliana-Orbassano conferma ancora una volta, che fermarsi quantomeno a riflettere e mettere in discussione il “già dato”, non è un ostacolo al futuro della Valasusa, ma la possibilità concreta di immaginare un modello diverso: fondato sulla cura del territorio, sul trasporto pubblico e su scelte condivise con chi quei luoghi li vive ogni giorno.
July 23, 2026
notav.info
Ermelinda ci scrive dagli arresti domiciliari
Riceviamo e pubblichiamo molto volentieri una lettera che ci ha fatto arrivare la nostra cara amica e compagna Ermelinda, arrestata e posta in detenzione domiciliare il 23 aprile per una pena di 6 mesi e mezzo per un oltraggio a pubblico ufficiale che non ha commesso. Ricambiamo con affetto e determinazione al suo pensiero e saluto, nella gioia di averla accanto nel nostro percorso, nella rabbia di saperla ingiustamente ristretta. Bussoleno, 23/07/2026 > A tre mesi esatti dall’inizio della mia detenzione domiciliare scrivo per un > saluto e qualche pensiero. > > Comincio ringraziando le persone che mi sono vicine e mi aiutano, anche > economicamente, a sostenermi in questi mesi. > > Essendo la mia una pena “punitiva”, non mi è permesso lavorare presso la > Credenza, non posso incontrare propriamente la mia famiglia di vita e piena di > pregiudicati (..la mia famiglia di vita è piena di pregiudicati..), non posso > uscire da Bussoleno, frequentare bar o esercizi pubblici nelle due ore al > mattino che la Dottoressa Elena Bonu, giudice di sorveglianza, mi ha concesso. > Per portare fuori i miei tre can*, mi ha altresì concesso mezz’ora dalle 20 > alle 20.30. Una misera mezz’ora che non utilizzo perché non ho il tempo > neanche di arrivare in una zona non trafficata. Posso fare visite mediche > quando necessitano avvisando i CC di Susa all’uscita da casa e al rientro. CC > di Susa che non lesinano la vigilanza, arrivando, a volte, a passare 2/3 volte > in piena notte. > > A parte ciò, sto bene. > > Ho la fortuna di vivere in un bel posto con un grande giardino che mi aiuta a > non avvilirmi. Faccio l’orto. Mi occupo di me, della mia salute, delle mie > care bestiole e delle piante. Certo non mi faccio schiacciare. Controllano i > nostri corpi ma la testa e il cuore appartengono a noi e cerchiamo di farne > buon uso. > > Non potendo partecipare, leggo come ci sia tanto da fare per mantenere vivo il > nostro Movimento No Tav che, forte delle proprie ragioni, resiste alla > devastazione del nostro territorio, mentre le ragioni di chi impone l’opera si > svelano come miserabili menzogne. > > Teniamo duro e andiamo avanti nelle nostre pratiche di denuncia, disturbo, > pressioni. > > A breve ci sarà il Festival Alta Felicità, un evento sociale che solo una > comunità come la nostra poteva concepire e praticare. Un’occasione di incontro > e confronto fertile, per costruire percorsi di liberazione, per sostenere le > tante lotte diffuse e la resistenza palestinese, per dire NO alla guerra e al > fascismo, per dire che la Valsusa GRIDA FORTE… > > Grazie alle eroiche soggettività che danno il loro contributo per la > realizzazione di questa decima edizione di cui purtroppo non potrò gioire in > presenza. > > Buona Vita a tutt* > > Un pensiero per chi muore “per mano poliziotta”. > > Un pensiero a Carlo, a Kafir e a tutte le vittime della violenza di stato.
July 23, 2026
notav.info
Genova: in ogni caso nessun rimorso.
Si è svolto ieri il corteo lanciato da diverse realtà genovesi e non per i 25 anni dell’omicidio di Carlo Giuliani. La costruzione del corteo nazionale è iniziata con un convegno tenutosi il 4 luglio a Genova. Compagne e compagni da tutt’Italia hanno discusso e dibattuto su questioni chiavi dell’oggi: la tendenza generale alla guerra; il ruolo dell’Italia e dell’Europa nei conflitti internazionali oggi e nel futuro; il costo della crisi sempre più pesante, scaricato sul proletariato europeo dalle scelte degli Stati Uniti per difendere il loro ruolo di direttori delle principali catene del valore globali; le soggettività giovanili dentro la guerra. Il corteo nazionale si è dato due appuntamenti: la composizione più giovane e giovanissima del movimento si è organizzata davanti alla scuola Diaz, teatro dal massacro operato dalle forze dell’ordine in quei giorni di lotta. L’appuntamento principale, invece, ha aspettato i giovani e le giovani in piazza Alimonda, dove venne ucciso a sangue freddo Carlo Giuliani. Ricongiunti i due appuntamenti, il corteo è partito numerosissimo per le vie genoane. Più di 10mila persone si sono mosse insieme dietro il principale striscione che recitava “in ogni caso nessun rimorso”. Il corteo ha fatto proprio l’elemento dell’antifascismo militante. In Via Montevideo, infatti, si è praticata una muratura con assi di legno della sede di CasaPound. Sopra gli assi la scritta era chiara “Zona denazificata”. Nel proprio percorso il corteo ha incontrato anche la sede di Confindustria di Genova. Ritenendo Confindustria un attore chiave delle politiche economiche che su diverse dimensioni danneggiano le classi lavoratrici. Facendo gli interessi di industriali, padroni e padroncini, Confindustria è la responsabile dei salari bassi, della destrutturazione del Welfare minacciando la riproduzione delle condizioni di vita di molte e molti, e infine appoggiando e potenziando le decisioni economiche in merito al riarmo e alla guerra. Al netto di queste considerazioni, la sede è stata sanzionata. Il corteo si è concluso numeroso in Piazza de Ferrari.
July 20, 2026
notav.info
25 LUGLIO: IN MARCIA VERSO I CANTIERI DELLA DEVASTAZIONE
  Quindici anni fa, il potere politico ed economico decise di trasformare la Val di Susa in una zona di sacrificio e in un laboratorio di militarizzazione per imporre un’opera già rifiutata dall’intera comunità nel 2005. Il 27 giugno 2011, non fu soltanto l’apertura del cantiere della Maddalena: fu il tentativo di spezzare un movimento che da anni dimostrava come fosse possibile organizzarsi dal basso, difendere il territorio e mettere in discussione un modello di sviluppo fondato sulle grandi opere inutili e sulla devastazione ambientale. Ricordare le giornate della Libera Repubblica della Maddalena non significa lasciarsi andare alla nostalgia. Significa riconoscere che quelle giornate hanno lasciato un’eredità viva, nella quale si è sperimentata la forza di un popolo in lotta per la propria autodeterminazione, capace di creare relazioni e legami duraturi che ancora oggi resistono e permettono di continuare a combattere. La lotta del Movimento No Tav è più viva che mai e continua a essere una battaglia non solo per chi vive in questa valle, ma anche per la giustizia ambientale, sociale e climatica. Una battaglia che parla alla Val di Susa e a tutte le comunità che, in Italia e nel mondo, si oppongono alla logica delle grandi opere imposte. In Val di Susa continua l’aggressione sistematica al territorio. TELT e i suoi sporchi affari inquinano Chiomonte, Giaglione, San Didero e Salbertrand, ma anche i siti dei futuri depositi di smarino di Susa, Caprie, Caselette e Torrazza Piemonte. I cantieri si moltiplicano, estendendosi come un cancro sul nostro territorio e non lasciando spazio ad altro che a un deserto di catrame e cemento, laddove prima prosperavano boschi, prati, natura e vita. Eppure, come il 3 Luglio 2011, la risposta di chi vede quest’opera senza il velo opaco e dorato della propaganda non è venuta meno e, anche con la marcia dello scorso anno, lo abbiamo dimostrato. Oggi come allora, da una parte c’è chi vorrebbe trasformare la Valle in un enorme cantiere unico, una grande metastasi frammentata, resa più digeribile e meno contestabile, che avanza spezzetata con l’obiettivo di normalizzare, insieme alle misure respressive e i Decreti Sicurezza, la devastazione che produce: una zona militarizzata e sacrificabile, da svendere agli interessi delle lobby politico-imprenditoriali. Dall’altra c’è chi è pronto a impedire che questo avvenga, chi sogna per la Valle un altro modello di sviluppo, nel quale le specificità del territorio vengano rispettate e dove vivere e lavorare non significhi avvelenare la terra e ammalarsi. Oggi, oltre alla Piana di Susa, dove lo scorso anno abbiamo visto l’avvio di un nuovo cantiere nell’area dell’ex pista di Guida Sicura a Traduerivi, territorio già martoriato la cui ferita rischia di estendersi fino a Bussoleno, un’altra porzione della valle è sotto attacco. Con la Tratta Nazionale Avigliana-Orbassano stiamo assistendo a un nuovo tentativo di assedio, prontamente contrastato e, per ora, respinto da comunità e amministrazioni. E, nonostante il Governo francese abbia rinviato al 2045 la realizzazione della loro tratta nazionale, sottolineando come quest’opera non sia oggi più attuale né prioritaria, in Italia il Governo Meloni e il Commissario straordinario Calogero Mauceri hanno ribadito la volontà di procedere con la realizzazione della nostra tratta nazionale, sostenendo che l’Italia non possa attendere i tempi della Francia e indicando il 2033 come obiettivo, peraltro irrealizzabile, per la conclusione dell’opera. Questo dimostra come la Torino-Lione non è un’opera ormai da dare per scontata o a un passo dalla conclusione, nonostante la propaganda continui a raccontarla come tale, a partire da un’incongruenza di obiettivi dei due paesi. Ma la fretta del Governo si spiega anche con il progressivo disvelamento della Torino-Lione, non come alternativa ecologica, come falsamente è stata presentata negli anni, ma come parte integrante del sistema logistico e di guerra che incentiva il trasporto militare lungo il Corridoio Mediterraneo, collegando l’Europa occidentale a quella orientale. Non è un caso che il Commissario TEN-T  (Reti transeuropee dei trasporti) abbia richiamato la necessità di individuare finanziamenti alternativi alle risorse pubbliche, arrivando a evocare il ricorso al debito e il coinvolgimento di finanziatori privati. Non ci stupirebbe, quindi, vedere presto il logo di Leonardo accanto a quello di TELT. È ormai evidente che il nostro Paese, guidato da Fratelli d’Italia, intende investire nella guerra e nel riarmo, dimostrando ben poco interesse per la tutela dell’ambiente. Così, mentre distrugge suolo agricolo e paesaggio in Val di Susa, cerca di conquistare visibilità attraverso un protagonismo bellico che nulla ha a che vedere con uno sviluppo sostenibile del territorio. Uno sviluppo che, in Valle e ovunque, ci rifiutiamo di vedere fondato sull’economia di guerra e sugli interessi militari, sull’impoverimento prodotto dalla sottrazione di risorse quali terreni agricoli, acqua e boschi, sulla contaminazione del territorio con inquinanti persistenti come i PFAS, come avverrebbe con lo smarino del TAV o con i fumi tossici dell’Acciaieria Beltrame. Allo stesso modo, non possiamo accettare che il futuro del territorio passi attraverso la speculazione energetica, dalle grandi stazioni elettriche di Avigliana e Borgone o agli impianti fotovoltaici calati dall’alto, funzionali solo agli interessi delle grandi aziende anziché ai bisogni delle comunità. In occasione dei 10 anni del Festival Alta Felicità e dei 15 anni dalla Libera Repubblica della Maddalena, sabato 25 luglio torneremo a marciare e, quest’anno, saremo ovunque. Con un doppio appuntamento, in partenza da Susa e da Venaus, con carovane di mezzi e a piedi, raggiungeremo i cantieri della devastazione, simboli di tutto ciò contro cui combattiamo. Contro i vecchi e i nuovi cantieri, per un futuro libero dalla guerra, dallo sfruttamento e dalla devastazione. Per l’autodeterminazione e l’alleanza tra popoli in lotta e la difesa dell’ambiente e della natura. La Val di Susa è nostra e la riprenderemo. A 15 anni dalla Libera Repubblica della Maddalena, SAREMO OVUNQUE! Ora e sempre No Tav! Palestina libera!
July 20, 2026
notav.info
25 LUGLIO: IN MARCIA VERSO I CANTIERI DELLA DEVASTAZIONE
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July 20, 2026
notav.info
Seconda giornata del weekend di lotta No Tav: confronto, socialità e preparativi verso l’Alta Felicità
Prosegue il Campeggio di Lotta No Tav al presidio di Venaus. Dopo la prima giornata, aperta dall’inaugurazione del nuovo sito di notav.info dall’iniziativa di lotta a San Didero, il secondo giorno è stato dedicato al confronto politico, alla socialità e alla presenza nei luoghi della resistenza. Nel pomeriggio il presidio di Venaus ha ospitato la presentazione del libro “La Lunga Frattura”, insieme alla redazione di InfoAut. Un momento di discussione attorno ai temi della guerra e della crisi dei valori dell’imperialismo, dopo il movimento in solidarietà alla Palestina di settembre e ottobre scorsi occorre continuare a interrogarsi sulle possibilità che nel prossimo futuro si apriranno per contrapporsi al riarmo generalizzato, alla devastazione dei territori e alla crisi sociale. La serata si è poi spostata al Presidio di Traduerivi, a Susa, dove aperitivo, musica e iniziativa di lotta hanno riportato al centro uno dei luoghi simbolo della devastazione in Valsusa. Decine di No Tav hanno raggiunto poi il cantiere, percorrendone il perimetro e facendo risuonare una lunga battitura contro le reti che delimitano l’area. Nonostante il massiccio dispiegamento di forze dell’ordine la determinazione dei presenti ha permesso di divellere alcuni tratti della concertina installata lungo le recinzioni. La risposta è stata, ancora una volta, a suon di lacrimogeni e idrante nel tentativo di allontanare i/le No Tav dalle reti. Un copione ormai noto, che vede un enorme impiego di uomini e mezzi schierati per difendere l’ennesimo cantiere mentre la mobilitazione No Tav continua a dimostrare, con determinazione e partecipazione, che la resistenza in Valle non si è mai fermata. Ancora una volta il weekend di lotta ha rappresentato un’occasione per ritrovarsi, condividere esperienze e rafforzare i legami tra chi continua a sostenere la lotta No Tav. La giornata di oggi vede la fine di questo fine settimana tra montaggi e allestimenti in vista del Festival Alta Felicità, che tornerà il prossimo fine settimana a Venaus per celebrare la sua decima edizione. Come ogni anno, il passaggio dal campeggio al festival racconta la continuità di un percorso fatto di impegno collettivo, partecipazione e autorganizzazione. Perché l’Alta Felicità non è soltanto un festival: è il frutto del lavoro di centinaia di persone che, insieme, costruiscono uno spazio di incontro, cultura, musica e resistenza nel cuore della Val di Susa. L’appuntamento è quindi per il prossimo weekend a Venaus, per dieci anni di Alta Felicità e una nuova occasione per continuare a dimostrare che un’altra idea di territorio, fondata sulla condivisione e sulla difesa dei beni comuni, è possibile.            
July 19, 2026
notav.info
Avigliana-Orbassano: si rafforza la richiesta di ritirare il progetto. Ma il Commissario insiste sull’accelerazione
A poche settimane dalla richiesta di ritirare il progetto della tratta nazionale Avigliana-Orbassano, l’Unione Montana Valle Susa torna a chiedere che Governo, Regione Piemonte e RFI prendano atto della realtà. Una presa di posizione che arriva in risposta alle dichiarazioni del Commissario straordinario Calogero Mauceri, intenzionato ad accelerare i tempi dell’opera nonostante la Francia continui a collocare al 2045 l’entrata in esercizio della propria tratta di accesso.   Non si tratta, dunque, di una presa di posizione isolata. Dopo le richieste già avanzate nelle scorse settimane, gli amministratori della Valle tornano a sostenere che la Avigliana-Orbassano debba essere ritirata, ritenendola un’infrastruttura priva di utilità nelle condizioni attuali e chiedendo che le risorse già impegnate vengano destinate al trasporto pubblico locale.   Nei giorni scorsi, in un’intervista rilasciata a “la Repubblica Torino”, il Commissario straordinario di Governo Calogero Mauceri ha ribadito la volontà di procedere rapidamente con la realizzazione della tratta nazionale, sostenendo che l’Italia non possa attendere i tempi della Francia e indicando il 2033 come obiettivo per la conclusione dell’opera. Lo stesso Commissario ha inoltre parlato della necessità di avviare il confronto sulle cosiddette “opere di accompagnamento”, rilanciando di fatto il percorso della Avigliana-Orbassano. A queste dichiarazioni ha risposto con un duro comunicato l’Unione Montana Valle Susa, insieme ai Comuni di Avigliana, Caselette e Sant’Ambrogio di Torino, chiedendo formalmente a Governo, Regione Piemonte e Rete Ferroviaria Italiana un riscontro tecnico e istituzionale sulle affermazioni del Commissario.   Il punto centrale riguarda proprio il calendario dell’opera. Durante la Conferenza Intergovernativa di giugno a Chambéry, la capo delegazione francese Josiane Beaud ha confermato che la Francia prevede l’avvio dei cantieri della propria tratta di accesso non prima del 2038 e l’entrata in esercizio nel 2045, mentre nel frattempo intende concentrare gli investimenti sul potenziamento della rete ferroviaria esistente. Di fronte a questo scenario, l’Unione Montana definisce “irrazionale” la scelta di anticipare la Avigliana-Orbassano al 2033. Significherebbe infatti investire oltre 3 miliardi di euro – di cui più di 800 milioni già impegnati – in un’infrastruttura destinata, nelle stesse ipotesi più ottimistiche, a rimanere inutilizzata per almeno dodici anni. Nel comunicato viene inoltre ricordato come il progetto definitivo depositato da RFI nel dicembre 2025 sia tutt’altro che concluso. Lo scorso 22 giugno, durante l’incontro convocato dalla Regione Piemonte, la stessa RFI avrebbe confermato la necessità di una profonda rielaborazione del progetto alla luce delle numerose criticità evidenziate dal Ministero dell’Ambiente nel procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale, anche sulla base delle osservazioni presentate dall’Unione Montana e rilanciate dalla Regione. Il progetto, sottolineano gli amministratori, non è quindi approvato e deve ancora affrontare l’intero iter autorizzativo.   Un altro elemento contestato riguarda il tema delle compensazioni. Secondo l’Unione Montana, per la tratta Avigliana-Orbassano non esiste alcuna richiesta formale avanzata dai comuni e le uniche compensazioni oggi previste riguardano esclusivamente i territori interessati dalla tratta internazionale. Parlare oggi di “opere di accompagnamento” sulla tratta nazionale, sostengono gli amministratori, significa creare confusione attorno a un progetto del quale non sono ancora state dimostrate né la necessità né l’effettiva utilità. Il comunicato richiama poi un’altra questione raramente affrontata nel dibattito pubblico: mentre si continua a sostenere la necessità di accelerare una nuova infrastruttura, gli interventi già finanziati sulla linea ferroviaria esistente tra Bussoleno e Avigliana risultano ancora fermi. Si tratta di sette opere di ammodernamento poste sotto la supervisione dello stesso Commissario Mauceri dal 2021 e che, secondo l’Unione Montana, non sono ancora state realizzate.   Da qui la richiesta politica avanzata dai Comuni e dall’Unione Montana: ritirare il progetto della Avigliana-Orbassano e destinare le risorse già impegnate al potenziamento del trasporto pubblico locale, a partire dalla metropolitana di Torino, dall’acquisto di nuovi treni e dallo sblocco dei cantieri oggi fermi.   Al di là delle dichiarazioni del Commissario, il tema importante che emerge da questa vicenda è un altro. Per l’ennesima volta, e nel giro di poche settimane, amministratori locali tornano a chiedere il ritiro della tratta nazionale Avigliana-Orbassano. Una richiesta che non arriva dal Movimento No Tav, ma dagli stessi enti chiamati a confrontarsi con il progetto, con il suo iter autorizzativo e con le ricadute che avrebbe sul territorio. A rendere ancora più significativa questa presa di posizione è il contesto in cui avviene. Da una parte la Francia conferma ufficialmente che le proprie tratte di accesso non saranno operative prima del 2045; dall’altra il progetto italiano continua a essere oggetto di osservazioni, richieste di integrazione e contestazioni tecniche, senza aver ancora concluso il proprio percorso autorizzativo. Eppure, invece di rispondere nel merito alle questioni sollevate, il dibattito viene nuovamente spostato sulla necessità di accelerare.   È una dinamica che in Valle di Susa si ripete da anni: a ogni criticità emersa sul piano tecnico, economico o trasportistico, la risposta non consiste nel verificare se l’opera abbia ancora le condizioni che ne giustificavano la realizzazione, ma nel ribadire che deve comunque andare avanti. La richiesta avanzata dall’Unione Montana rompe proprio questo schema e pone una domanda molto semplice: quale funzione dovrebbe svolgere una tratta nazionale anche solo pensata in queste condizioni, a dir poco, fantasiose?   Per questo la nuova richiesta di ritiro della Avigliana-Orbassano assume un significato che va oltre il singolo progetto. Segnala una sempre maggiore difficoltà nel sostenere la narrazione dell’urgenza e dell’inevitabilità dell’opera. E conferma come, mentre si continua a parlare di nuove infrastrutture miliardarie, restino aperte le questioni che riguardano il trasporto ferroviario esistente e la mobilità quotidiana di chi vive e si sposta sul territorio.   Mentre il Governo continua a parlare di accelerazione, la Francia conferma il rinvio della propria tratta, il progetto Avigliana-Orbassano resta in Valutazione di Impatto Ambientale e gli interventi già finanziati sulla linea storica risultano ancora fermi. È dentro questa distanza crescente tra propaganda e realtà che si inserisce la posizione dei Comuni interessati e dell’Unione Montana: non un episodio isolato, ma un ulteriore segnale della crisi di credibilità che continua ad accompagnare il progetto Torino-Lione.
July 18, 2026
notav.info
30 luglio/ 2 agosto: Presidio No Tav di Traduerivi – Campeggio della Piana
Da franalapiana.noblogs.org Dal Presidio No Tav di San Giuliano vi invitiamo a partecipare ad un campeggio sui terreni liberati della Piana di Susa. Da Traduerivi a Santa Petronilla (dove sorge il progetto “Farmacia Viva”) e passando per Coldimosso e San Giuliano, dal 30 luglio al 2 agosto organizziamo un campeggio fatto di convivialità, lotta, autogestione e scambio di saperi. IL LUOGO Campeggeremo nel territorio della Piana di Susa, luogo in cui Telt oggi apre nuovi cantieri, allarga quelli che già esistono e realizza opere accessorie funzionali alla costruzione del tunnel di interconnessione Susa – Bussoleno e allo stoccaggio dei materiali di scavo della galleria di Chiomonte. Proprio nell’area di Traduerivi, nei terreni espropriati in cui è già presente un Presidio No Tav, in questi mesi sono iniziati nuovi interventi di ampliamentodel cantiere. Traduerivi rappresenta oggi uno snodo centrale dell’opera: milioni di metri cubi di materiale di scavo dovrebbero transitare e accumularsi in questo luogo, portando con sé nuove strade di cantiere e traffico pesante, consumo di suolo e trasformazioni irreversibili del territorio. Chilometri di prati e boschi verranno cementificati, compromettendo anche la possibilità di future coltivazioni. LA LOTTA In un momento in cui l’offensiva contro la Valle accelera e, su un piano più globale, guerra e repressione avanzano, crediamo sia fondamentale ritrovarsi, discutere, capire le trasformazioni che ci circondano, imparare ad usare le mani e organizzarsi. Ci saranno laboratori pratici e momenti di autoformazione, per contribuire a comprendere sia il TAV sia lo scenario di guerra che ci circonda, di cui l’Alta Velocità Torino-Lione è un tassello. CONVIVIALITÀ, SCAMBIO DI SAPERI E AUTOGESTIONE Il campeggio sarà uno spazio di autogestione: la logistica materiale sarà condivisa e il calendario delle giornate non sarà fitto, lasciando spazio a proposte che sorgano sul momento (giochi, riflessioni, dibattiti, workshop, ecc). Più dettagli sull’organizzazione del campeggio e sul programma arriveranno nelle prossime settimane. PARTECIPA E DIFFONDI! Ci sono questioni così grandi che possono creare nell’immaginario individuale e collettivo un muro di impotenza. Ci piacerebbe questo campeggio possa contribuire ad abbatterlo. Sperimentiamoci assieme in nuove forme di resistenza e autonomia! DETTAGLI PRATICI Dal 30 luglio al 2 agosto ci vediamo in Valsusa! Seguite il  canale Telegram del Presidio di San Giuliano. Sul canale verrà condiviso il link del sito dove troverete infografiche, programma, materiali e domande che possano aiutarci a rendere le discussioni un vero momento di confronto e d’immaginazione.  
July 18, 2026
notav.info