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La situazione energetica a Cuba
Vicente de la O Levy, Ministro dell’Energia e delle Miniere di Cuba in una
conferenza stampa ha esaminato la difficile situazione energetica degli ultimi
mesi.
Una delle maggiori lamentele che i cubani quotidianamente sollevano nei
confronti del governo è la percezione che i blackout energetici non siano
distribuiti equamente tra la popolazione. Si sostiene che alcuni circuiti non
sono mai soggetti a interruzione, mentre altri sono sottoposti a sospensioni
dell’erogazione elettrica per tempi molto lunghi.
Il ministro ha spiegato che “Il sistema elettro-energetico non è progettato per
i blackout.” Nessuno dei grandi investimenti storici, nessuna delle
interconnessioni, nessuna delle sottostazioni è stata concepita pensando che i
circuiti dovessero subire interruzioni in maniera rotativa e per mesi di
seguito.
Ha spiegato che “si parte dalla domanda esistente, dalla capacità di generazione
disponibile e da una previsione di copertura. Questo calcolo, che viene
aggiornato quotidianamente, mostra quanti megawatt di deficit ci saranno a
mezzogiorno e nella notte. E questo deficit è distribuito tra le province”.
Ogni provincia ha differenti esigenze elettriche e questo è il primo problema.
Inoltre nella rete elettrica alcuni circuiti possono essere disattivati e altri
no. In questi ultimi si trovano strutture che devono ricevere energia
costantemente, come gli ospedali, centri di produzione e altro.
“Nel Paese vengono protetti ogni giorno più di 600 circuiti che consumano più di
800 MW. Questi circuiti includono tutti gli ospedali dell’isola, le strutture
economiche prioritarie e i cosiddetti circuiti DAF”, ha sottolineato Vicente de
la O Levy. Conosciuti soprattutto dagli abitanti della capitale, sono circuiti
che non possono essere spenti perché, di fronte a fluttuazioni nel sistema, sono
quelli che si aprono e si chiudono automaticamente per regolare la frequenza ed
evitare un collasso generalizzato.
Durante la notte viene pianificata la quantità di energia necessaria per quel
giorno e vengono decise, di conseguenza, le interruzioni di energia e in quali
circuiti. Può succedere però che durante il giorno una centrale subisca un
guasto o un malfunzionamento e così tutti i calcoli fatti fino a quel momento
diventano carta straccia. Purtroppo le centrali sono vecchie e il blocco
economico, commerciale e finanziario degli Stati Uniti impedisce l’acquisto di
pezzi di ricambio e il loro ammodernamento.
“I sistemi elettrici funzionano con riserva”, ha continuato il ministro. “Questi
circuiti possono escludere un’unità per manutenzione. In un Paese normale,
quando un impianto entra in manutenzione, altre unità di backup coprono la sua
assenza senza che la gente se ne accorga, ma Cuba non ha quella riserva, andata
persa nel corso degli anni a causa della situazione economica e finanziaria
prodotta per il 99,9% dal blocco americano.”
La conclusione è semplice: ogni volta che un’unità deve essere fermata per
manutenzione o per un guasto, non c’è nessun’altra che la sostituisca. Il
deficit generato da questo arresto si traduce direttamente in più ore di
blackout per la popolazione.
Per la produzione di energia elettrica occorrono milioni di tonnellate di
combustibile, sia diesel che greggio e il Paese non dispone di queste quantità a
causa delle ripetute sanzioni statunitensi, come le ultime imposte da Donald
Trump. La produzione interna di Cuba, pur in aumento, non è comunque sufficiente
per garantire l’indipendenza energetica dell’isola.
E’ chiaro che molti, se non tutti, i problemi del sistema energetico cubano
vadano ricercati nelle centinaia di misure e sanzioni che gli Stati Uniti hanno
imposto a Cuba nel corso degli anni. La mancanza di petrolio, necessario per la
produzione elettrica, non dipende, come sovente viene propagandato,
dall’inefficienza del governo cubano, ma dalle conseguenze del blocco
statunitense, con il fine ultimo di spingere i cubano a ribellarsi contro il
governo.
www.occhisulmondo.info
Andrea Puccio
CONTRO LA CENSURA DEL DISSENSO STAFFETTA RADIO SU ONDA ROSSA, ONDA D’URTO, BLACKOUT, CITTÀ FUJIKO E CIROMA
Le Radio indipendenti Onda Rossa, Onda d’Urto, Blackout, Ciroma e Città Fujiko
hanno organizzato per domenica 18 aprile 2026 una staffetta radiofonica che
verrà trasmessa contemporaneamente su tutte le nostre piattaforme di streaming e
FM.
Si va in onda a partire dalle ore 9 e fino alle ore 14 di domenica, con un
tam-tam di voci, interviste, dirette e approfondimenti a tema censura e
dissenso. La staffetta radiofonica verrà diffusa dalle sedi radio di Roma,
Brescia, Cosenza, Bologna e Torino, ma attraverso lo streaming si potrà
ascoltare da ogni angolo d’Italia (e fuori).
Le nostre radio hanno storie decennali che spesso si sono intersecate.
Rappresentano oggi una fetta dell’informazione vitale e variegata, voce di
movimenti e lotte, di cultura e musica underground, di un mezzo mediatico
libero, slegato dalle logiche commerciali, del profitto dei grandi padroni
dell’informazione.
Ognuna delle nostre emittenti ha visto negli ultimi anni acuirsi tentativi di
censura e di controllo, contro le stesse radio e contro chi parlava ai nostri
microfoni. Così come i movimenti sociali in Italia subiscono con sempre più
ferocia una repressione del dissenso, tanto i nostri mezzi di informazione
indipendente sono sotto la lente del controllo.
Per questo, domenica 19 aprile 2026, abbiamo organizzato congiuntamente una
staffetta radiofonica così strutturata:
* dalle h 9 alle h 10 – Radio Città Fujiko (Bologna) – FM 103.1, streaming
radiocittafujiko.it
* dalle h 10 alle h 11 – Radio Onda Rossa (Roma) – FM 87.9, streaming
ondarossa.info
* dalle h 11 alle h 12 – Radio Onda d’Urto (Brescia) – FM 99.6, streaming
radiondadurto.org
* dalle h 12 alle h 13 – Radio Ciroma (Cosenza) – FM 105.7, streaming
ciroma.org
* dalle h 13 alle h 14 – Radio Blackout (Torino) – FM 105.25, streaming
radioblackout.org
NB. Ogni radio manderà in onda l’intera diretta.
Continueremo a fare delle nostre vite poesie,
fino a quando libertà non verrà declamata sopra le catene spezzate di tutti i
popoli oppressi.
Vittorio Arrigoni (Besana in Brianza, 4 febbraio 1975 – Gaza, 15 aprile 2011)
AI MIGLIORI MANCA OGNI CONVINZIONE
> Da Warrior Up, 08.05.25
Pur non condividendo alcune affermazioni e posizioni, pubblichiamo questo
estratto del nr. 3 della rivista anti-tech Garden come contributo al dibattito
sulle azioni contro le infrastrutture.
* Il titolo è una citazione della poesia “The second coming” di W.B. Yeats, che
nella rivista precede l’articolo qui tradotto.
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Alla fine di questo numero [non in questa traduzione, NdT], i lettori troveranno
un elenco delle sottostazioni elettriche più critiche degli Stati Uniti. Queste
informazioni sono state ottenute con mezzi legali a disposizione di chiunque
disponga di una connessione Internet e del tempo necessario per mettere insieme
i vari pezzi. Gli strumenti utilizzati a tale scopo saranno indicati alla fine
dell’elenco, così che chiunque possa verificarne o incrociarne le informazioni.
Anzi, lo incoraggiamo vivamente.
Siamo certi che l’elenco sia accurato e affidabile.
Se queste sottostazioni venissero danneggiate e i trasformatori dell’alta
tensione venissero distrutti, la maggior parte, se non tutto il Paese, verrebbe
immerso in un blackout caotico della durata di almeno dodici mesi. Crediamo che
questo segnerebbe l’inizio di una vera rivoluzione anti-tecnologica. Crediamo
che questa rivoluzione sia possibile. Crediamo che sia necessaria. Crediamo che
sia l’unica lotta che conti.
Non crediamo, tuttavia, che ciò possa o debba accadere domani. Non sosteniamo
l’uso della violenza contro queste sottostazioni.
Qui cercheremo di essere estremamente chiari.
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PERCHÉ NON DOVRESTE INTERVENIRE CONTRO LE SOTTOSTAZIONI
Nel mese di aprile del 2013, un gruppo di individui coraggiosi e determinati,
ancora non identificato, è riuscito a infiltrarsi in una sottostazione cruciale
della Pacific Gas and Electric (PG&E), situata in California. L’attacco è
avvenuto nel cuore della notte, quando il gruppo è entrato in una sala
sotterranea della sottostazione Metcalf della PG&E e ha tagliato i cavi in fibra
ottica.
Successivamente, il gruppo ha iniziato a sparare sulla sottostazione per venti
minuti, riuscendo a mettere fuori uso diciassette trasformatori prima
dell’arrivo della polizia. Per un’analisi più approfondita dei loro metodi e
strumenti, si prega di leggere l’articolo seguente intitolato “COS’È SUCCESSO A
METCALF”.
Sebbene l’attacco non sia riuscito a causare un blackout, ha comunque costituito
il “più significativo atto di terrorismo interno che abbia mai coinvolto la rete
elettrica” negli Stati Uniti, secondo l’ex commissario della Federal Energy
Regulatory Commission (FERC), Jon Wellinghoff.
Questo gruppo era disciplinato e aveva pianificato tutto nei minimi dettagli.
Probabilmente disponevano di una radio sintonizzata sulle frequenze della
polizia. Hanno tagliato prima i cavi in fibra ottica per impedire alla centrale
di comunicare o di allertare la compagnia elettrica. Ciò significa che
disponevano di informazioni riservate e che uno dei loro membri lavorava per la
compagnia elettrica o aveva una formazione in ingegneria elettrica. Disponevano
di armi, munizioni e addestramento all’uso delle armi da fuoco. Non hanno fatto
alcun clamore prima dell’evento.
Non è mai stata trovata alcuna prova. Nessun manifesto. Le forze dell’ordine e i
funzionari governativi non sono riusciti a infiltrarsi in questo gruppo, il che
significa che probabilmente non hanno comunicato in modo sostanziale tramite
Internet.
La squadra di Metcalf sapeva bene cosa stava facendo.
L’hanno fatto in modo eccezionale, eppure hanno fallito.
Nonostante tutta la loro preparazione, diligenza, determinazione e intelligenza,
non sono riusciti a provocare nemmeno un blackout locale nella Silicon Valley.
Al contrario, le loro azioni hanno richiamato l’attenzione a livello nazionale
sulla fragile infrastruttura elettrica del Paese. Sono state costituite
commissioni. Sono state approvate leggi. Sono state messe in atto misure di
sicurezza. Il sistema ha riconosciuto la minaccia e ha adottato misure per
rafforzarsi.
Noi riteniamo possibile una rivoluzione. Abbiamo stilato questa lista e diffuso
queste informazioni nel mondo perché ne siamo convinti.
Non è impossibile abbattere il sistema, ma sarà incredibilmente difficile. Non
esiste una singola organizzazione, figuriamoci la rete di organizzazioni
esistenti oggi, che sarebbe in grado di causare anche un singolo blackout.
L’operazione dovrebbe essere condotta con estrema precisione, se non tutta in
una volta, almeno nell’arco di pochi giorni. Dovrebbe essere abbastanza rapida
da costringere le forze dell’ordine e l’esercito a sparpagliarsi nel tentativo
di mitigare il caos causato dai primi blackout, ed essere troppo dispersi per
riuscire a interrompere efficacemente quelli successivi.Ciò richiederebbe reti
di comunicazione radio robuste, sicure e criptate, una presenza su Internet
pressoché nulla, addestramento, disciplina, coraggio, un’enorme quantità di
tempo, denaro e risorse, oltre a una determinazione incrollabile a compiere
un’azione che porterà inevitabilmente alla morte e alla sofferenza di molte
migliaia di persone.
Un eventuale fallimento porterebbe a un rafforzamento del sistema.
Verrebbero approvate altre leggi. Verrebbero messe in atto ulteriori misure di
sicurezza. I laboratori e le fabbriche sfornerebbero altre soluzioni hi-tech per
“risolvere” la nostra “crisi energetica”. Se catturati, i responsabili
trascorrerebbero il resto della loro vita in prigione. La rivoluzione verrebbe
soffocata per un’altra generazione o più e tutto il lavoro svolto e i progressi
compiuti per la sua realizzazione sarebbero stati vani. Il fallimento non è
un’opzione. Al momento, il fallimento è l’unico esito possibile. Semplicemente,
non siamo preparati.
Il successo, tuttavia, è altrettanto spaventoso. Gli effetti terribili di un
blackout a livello nazionale non possono essere sottovalutati.
Gli ospedali crollerebbero. Coloro che dipendono dai sistemi di supporto vitale
correrebbero un pericolo immediato: neonati in terapia intensiva, pazienti
anziani, malati di cancro, pazienti gravemente feriti… migliaia di persone
morirebbero quasi all’istante. Coloro che dipendono dalle infrastrutture mediche
per sopravvivere, come i diabetici e i malati di cancro, morirebbero poco dopo,
in ondate successive di tragedia.
Collasso finanziario. Totale e completo. Ogni dollaro non presente in mano
verrebbe perso. I risparmi di una vita spazzati via. Milioni di persone
precipiterebbero nella povertà, non riuscendo a sfamarsi o a trovare un riparo.
In un tale scenario, la polizia e l’esercito tenterebbero probabilmente di
mantenere il controllo della situazione. È improbabile che ci riescano, ma il
loro intervento provocherebbe un numero elevato di morti per mano dello Stato.
Raffinerie, impianti chimici e silos missilistici rappresenterebbero tutte
minacce evidenti e immediate per l’ambiente a seguito del collasso della rete
elettrica. Ci vorrebbero anni per sanarne gli effetti.
Sistemi fognari, semafori, acqua corrente. Tutto sparirebbe. La capacità di
trovare o purificare l’acqua potabile verrebbe negata a tutti, tranne che ai più
preparati. Le malattie si diffonderebbero.
L’agricoltura industriale, su cui tutti noi, assurdamente, facciamo affidamento,
si fermerebbe. Nessun trasporto di merci. Nessuna comunicazione o movimento tra
coltivatori, trasportatori e venditori. Fame, saccheggi, rivolte e l’ascesa di
centri di potere autoritari locali sarebbero inevitabili. Per non parlare degli
innumerevoli animali che soffriranno e moriranno. Le vacche da latte, i cui
corpi sono stati modificati geneticamente in modo da produrre ventotto volte la
quantità di latte che potrebbe mai essere consumata dai loro piccoli, dipendono
da macchinari che pompano il latte (e il sangue e il pus) nei frigoriferi
americani. Senza queste macchine, le mucche si gonfieranno, si infetteranno e
moriranno. Questo è solo un esempio, ovviamente, fornito semplicemente per
sottolineare gli innumerevoli modi inimmaginabili in cui il crollo del sistema
porterebbe al caos, all’agonia e alla morte.
Non esiste uno scenario in cui il bilancio delle vittime, sia umane che animali,
non sia nell’ordine dei milioni. Si tratterebbe del singolo evento causato
dall’uomo con il maggior numero di vittime. Questo non può e non deve essere
preso alla leggera.
Naturalmente, pur credendo che un mondo in cui sia possibile liberarsi dalla
schiavitù tecnologica valga ampiamente il costo, non riteniamo che esista
un’organizzazione che possa ragionevolmente essere chiamata a sostenere anche
solo un centesimo di tale costo oggi o nel prossimo futuro.
La stessa rete che si preparerebbe a provocare caos e distruzione deve anche
essere pronta a organizzare e difendere le proprie comunità locali. Deve inoltre
essere disposta e preparata a guidare una rivoluzione anti-tecnologica. Deve
aver compreso e messo in pratica i principi e le tattiche contenuti in Anti-Tech
Revolution: Why and How di Ted Kaczynski, incluso lo sviluppo e la diffusione di
un mito rivoluzionario, un sistema di credenze fondamentali su cui le persone
possano gettare le basi e che comunichi chiaramente una comprensione del mondo e
un nuovo rapporto con esso. Ci sarà molta resistenza e la capacità di
organizzare, guidare e ispirare le persone sarà la qualità più importante di
un’organizzazione anti-tecnologica.
Se ciò che state leggendo è che una rivoluzione anti-tecnologica, che inizia con
l’annientamento della rete energetica degli Stati Uniti, è impossibile senza lo
sviluppo e il mantenimento di una rete di organizzazioni, allora state leggendo
questo saggio correttamente.
Questa è una chiamata all’azione. Solo che non si tratta dell’azione che forse
vi aspettavate.
Se ci organizziamo adesso, se lo facciamo sul serio, se creiamo questa rete e la
aiutiamo a crescere, se facciamo tutto nel modo assolutamente giusto, allora la
rivoluzione è possibile. Ma anche in quel caso sarà difficile. Incredibilmente
difficile.
Ma ne vale la pena. Ne varrà sempre la pena.
Pubblichiamo questa lista per dimostrare che il sistema non è invincibile.
Pubblichiamo questa lista affinché, qualunque forma assumano queste
organizzazioni in futuro, si consolidi almeno in parte la rete dei rivoluzionari
anti-tecnologici.
C’è ancora tanto lavoro da fare.
1. Organizzatevi. Formate piccoli gruppi affidabili di persone di cui potete
fidarvi a livello locale.
2. Stabilite metodi di comunicazione che non si basino su Internet e che siano
impermeabili alla sorveglianza. Esplorate la tecnologia radio.
3. Trovate altri gruppi. Create una rete e comunicate regolarmente e in modo
intelligente.
4. Investite nel materiale adeguato.
5. Allenatevi.
In questo articolo, analizzeremo come un gruppo altamente organizzato ed
efficiente sia quasi riuscito a provocare un blackout nella Silicon Valley.
Ancora una volta. Hanno fallito. Sebbene la loro azione fosse onorevole e, a
nostro avviso, giustificata, dobbiamo sottolineare ancora una volta che la
pubblicazione di queste informazioni non significa che stiamo incitando alla
violenza contro queste o altre sottostazioni.
Farlo ora porterebbe solo a un fallimento totale e assoluto.
Se sostenete la causa anti-tecnologica e credete veramente nella libertà dalla
schiavitù tecnologica, allora capite che questa non è un’opzione.
Quindi lo ripetiamo: NON TENTATE DI SABOTARE NESSUNA DI QUESTE SOTTOSTAZIONI!
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UN’ANALISI DELL’ATTACCO ALLA SOTTOSTAZIONE DI METCALF DEL 16 APRILE 2013
Ricostruzione della cronologia, della metodologia, delle indagini e dei danni
provocati
LUOGO/DATA:
* La sottostazione di Metcalf si trova alle porte di San José, in California,
nella piccola località non incorporata di Coyote.
* È circondata da una recinzione metallica e raggiungibile solo da due strade:
la Monterey Highway e la Metcalf Road. Queste due strade si incrociano
proprio di fronte alla sottostazione. La struttura è di proprietà e gestita
dalla Pacific Gas and Electric (PG&E). Questa stazione fornisce molta energia
alla regione della Silicon Valley.
* L’attacco è avvenuto il 16 aprile 2013, un giorno dopo l’attentato alla
maratona di Boston. Non ci sono prove che questi eventi siano collegati, ma
sembra che la squadra potesse aver atteso un’adeguata distrazione mediatica e
sia riuscita a mobilitarsi entro un giorno dall’attentato.
CRONOLOGIA:
* 00:58 – I cavi di telecomunicazione in fibra ottica vengono tagliati in una
sala sotterranea vicino alla sottostazione, non lontano dalla US Route 101,
appena fuori San Jose, lungo la Monterey Highway e la Coyote Ranch Road.
Questo atto ha interrotto non solo alcuni servizi di telefonia fissa e mobile
nella zona, ma ha anche messo fuori uso il sistema di emergenza 911 della
regione. Per compiere l’azione sono stati utilizzati potenti tronchesi,
rendendo più difficile la successiva riparazione.
* 01:07 – Altri cavi utilizzati da Level 3 Communications vengono tagliati in
un’altra stanza sotterranea vicino alla sottostazione di Metcalf, causando la
perdita del servizio Internet per i clienti della zona. Per accedere a
entrambi questi vani sotterranei, i responsabili devono rimuovere due
coperchi di tombini. Si ipotizza che almeno due persone siano coinvolte in
questa parte dell’attacco.
* 1:31 – Le telecamere di sorveglianza vicino alla sottostazione di Metcalf
registrano dei bagliori di luce che gli investigatori ritengono siano una
torcia puntata verso obiettivi specifici. Le telecamere, però, sono rivolte
verso l’interno, quindi non è possibile vedere nessuno nelle riprese. Nei
minuti successivi, nelle riprese sono visibili diverse scintille e lampi
causati da colpi d’arma da fuoco. L’attacco è iniziato sul serio.
* Gli uomini armati hanno sparato al trasformatore per 19 minuti, utilizzando
più di 120 colpi di munizioni. Molti colpi hanno mancato il bersaglio, ma
molti altri l’hanno colpito, colpendo punti specifici nei blocchi di
trasformatori e distruggendo almeno 10 trasformatori in una zona e tre in
un’altra. Al termine dell’attacco, 17 trasformatori sono stati distrutti.
* 01:37 – PG&E riceve gli allarmi dai sensori di movimento posizionati lungo la
recinzione.
* 01:41 – Il Dipartimento dello sceriffo della contea di Santa Clara riceve una
chiamata al 911 da un dipendente della centrale elettrica Metcalf Energy,
situata proprio lungo la strada della sottostazione. Questo dipendente aveva
ancora copertura cellulare, il che significa che il taglio iniziale dei cavi
in fibra ottica non aveva interrotto completamente il servizio. Il dipendente
segnala degli spari.
* 01:45 – I trasformatori della sottostazione Metcalf iniziano a
surriscaldarsi. Dopo essere stati crivellati di fori di proiettile, i
trasformatori hanno perso circa 52.000 galloni di olio di raffreddamento.
Questo fa scattare una serie di allarmi presso un centro di controllo PG&E
situato a 90 miglia di distanza. Di conseguenza, PG&E è in grado di deviare
l’energia attraverso altre sottostazioni e prevenire gravi blackout.
* 1:50 – un altro bagliore, simile a quello di una torcia agitata, è visibile
nelle riprese delle telecamere di sicurezza. Questo sembra segnare la fine
dell’attacco. Da questo momento in poi, non vengono sparati altri colpi.
* 1:51 – meno di un minuto dopo la fine dell’attacco, arrivano gli agenti di
polizia. Gli agenti trovano i cancelli del luogo ancora chiusi.
* 3:15 – un tecnico della PG&E arriva alla sottostazione per valutare i danni.
INDAGINI
* Gli investigatori hanno rinvenuto oltre 100 bossoli, appartenenti a un’arma
calibro 7,62×39 mm, probabilmente un SKS o una variante dell’AK.
* Non sono state rinvenute impronte digitali su nessuno dei bossoli o dei
proiettili; Non sono state trovate impronte di scarpe né tracce di pneumatici
di un potenziale veicolo utilizzato per la fuga. Gli investigatori non sono
riusciti a individuare alcuna prova dell’arrivo o della partenza degli uomini
armati nelle riprese video.
* Gli investigatori ritengono che siano state utilizzate almeno due armi, con
un massimo di quattro armi impiegate durante la sparatoria.
* I colpi di arma da fuoco erano diretti alle alette di raffreddamento dei
trasformatori, il che ha causato la fuoriuscita dell’olio di raffreddamento e
il loro surriscaldamento.
* Ciò ha causato danni irreparabili ai trasformatori e ha attirato meno
attenzione, dato che le alette di raffreddamento perdevano silenziosamente.
Se gli uomini armati avessero preso di mira sezioni diverse dei
trasformatori, il danno avrebbe potuto provocare un vasto incendio o
esplosioni.
* Gli uomini armati sembravano esperti nel tiro, dato che avevano sparato da
una distanza di circa 25 metri.
* Nella zona sono stati rinvenuti piccoli cumuli di pietre, il che indica che
gli uomini armati avevano visitato il luogo in precedenza per segnare le loro
posizioni di tiro.
* Si ritiene inoltre che abbiano utilizzato visori notturni.
* Il taglio dei cavi in fibra ottica indica che gli uomini armati conoscevano
la disposizione sistematica della sottostazione di Metcalf, basata su sistemi
SCADA (Supervisory Control & Data Acquisition) e non su reti cellulari come
fanno altre. Gli aggressori sono stati in grado di eliminare qualsiasi
sistema di allarme precoce che avrebbe allertato i centri di controllo della
PG&E dei guasti ai trasformatori.
DANNI
* La riparazione dei danni alla sottostazione ha richiesto 27 giorni e ha avuto
un costo di 15,4 milioni di dollari. Ciò ha causato fluttuazioni nel livello
di energia elettrica disponibile per i residenti della zona, non solo nella
parte meridionale di San Jose, ma anche a Gilroy e Morgan Hill. Nel piazzale
da 500 kV della sottostazione, 10 trasformatori sono stati danneggiati, 7 nel
piazzale da 230 kV e 6 interruttori automatici nel piazzale da 115 kV. È
stato inoltre riferito che a seguito dei colpi di proiettile sono fuoriusciti
52.000 galloni di olio minerale, utilizzato per il raffreddamento.
* I danni all’infrastruttura di telecomunicazioni in fibra ottica sono stati
riparati entro 24 ore. AT&T ha avuto sei cavi tagliati e ha dovuto installare
nuovi cavi per aggirare l’area colpita. Level 3 Communications ha avuto un
cavo tagliato che è stato riparato entro 10 ore.
* L’attacco non ha causato gravi interruzioni alla rete elettrica, poiché i
funzionari sono riusciti a deviare l’energia intorno alla sottostazione di
Metcalf, aumentando la produzione delle centrali elettriche nella Silicon
Valley e chiedendo ai residenti di ridurre il consumo energetico fino a
mezzanotte per compensare i danni alle infrastrutture.
* Se l’attacco fosse stato sferrato in pieno inverno o in piena estate, avrebbe
potuto causare blackout in tutta l’area di San Jose.
* John Wellinghoff, presidente della Commissione Federale per la
Regolamentazione dell’Energia (FERC), ritiene che una replica su larga scala
dell’attacco potrebbe causare blackout in gran parte del Paese e
potenzialmente mettere fuori uso la rete elettrica statunitense. Ha
dichiarato inoltre che l’America è del tutto impreparata ad affrontare
attacchi fisici, avendo trascorso gli ultimi anni ad adattarsi alla minaccia
emergente degli attacchi informatici, sottovalutando però le vulnerabilità
fisiche della rete elettrica.
UN ALTRO ATTACCO
* Il 27 agosto 2014, nel cuore della notte, la sottostazione di Metcalf è stata
nuovamente attaccata. Un numero indeterminato di individui ha tagliato le
recinzioni e ha saccheggiato gli uffici del sito, rubando oggetti, documenti
e fascicoli relativi alla manutenzione della sottostazione. Tra questi c’era
una copia dei piani per migliorare e prevenire il verificarsi di un disastro
simile all’attacco del 2013. Queste copie non sono mai state recuperate. Il
sistema di allarme, installato da poco, non si è attivato durante
quest’attacco né ha allertato le autorità. Non sono state registrate immagini
degli intrusi dalle telecamere di sorveglianza.
Blackout in Spagna e Portogallo: oltre le strumentalizzazioni e le ricostruzioni fasulle
Il 28 aprile, alle ore 12:33, si è verificato un black-out dell’intero sistema
elettrico della penisola Iberica, una “caduta a zero” della tensione elettrica.
Questo evento storico ha lasciato Spagna e Portogallo (ad eccezione degli
arcipelaghi e di quei territori fuori dalla penisola che hanno poca connessione
con la parte continentale della rete) senza elettricità per oltre mezza
giornata. Centinaia di persone sono rimaste bloccate in treno o in ascensore ed
i soccorsi hanno tardato fino a 12 ore ad arrivare; fuori dai negozi si sono
subito create lunghe code per procurarsi candele ed il necessario per affrontare
un’emergenza che in principio non si sapeva quanto sarebbe durata; internet non
funzionava così come i sistemi di pagamento con carta di credito, lasciando
molte persone senza la possibilità di comprare beni di emergenza;
Si è impiegato tra le 12 e le 24 ore per ripristinare le condizioni
improvvisamente interrotte dall’emergenza. Il dibattito pubblico che in un primo
momento sembrava destinato a schiacciarsi sull’ipotesi del cyber-attacco (con
ovvie conseguenze sulle paranoie belliciste generali) si è poi spostato su
questioni come la gestione privata dell’energia ed il ruolo di rinnovabili e
nucleare.
In particolare, sono emerse numerose notizie, molte delle quali sono mere
speculazioni e affermazioni personali. Alla luce di questa situazione,
pubblichiamo il comunicato di Ecologistas en Acción, una rete di movimenti
ecologisti molto importante in Spagna, che offre una riflessione cauta e
rigorosa, che contribuisce a chiarire la situazione e a mettere al riparo da
disinformazione e bufale.
COSA NON SAPPIAMO?
* Le cause che hanno dato il via al guasto della catena sono finora solo
speculazioni. Alcune sono state ufficialmente smentite, ma continuano a
circolare sui social network.
* Le decisioni operative prese da Red Eléctrica Española (REE), l’operatore di
distribuzione del paese, durante, prima e dopo l’interruzione.
In questa situazione, Ecologistas en Acción raccomanda cautela, calma e di non
condividere informazioni di cui non si conosce l’origine e la veridicità.
COSA SAPPIAMO?
* Il funzionamento della rete elettrica richiede non solo la produzione di
energia, ma anche che questa sia mantenuta entro specifici parametri di
frequenza e tensione. Affinché questi parametri siano mantenuti, è
necessario, tra l’altro, che la produzione e il consumo di energia elettrica
rimangano più o meno bilanciati, cioè che venga prodotta la stessa quantità
di energia che viene consumata.
* Secondo REE e Moncloa, il blackout è iniziato dopo “un’oscillazione molto
forte dei flussi di energia”. Poi, per cinque secondi, l’equivalente del 60%
del consumo (circa 15 GW) è scomparso dalla produzione, causando un calo
generalizzato della tensione elettrica che ha portato a un guasto totale del
sistema.
* I protocolli REE prevedono che la rete sia progettata per resistere al guasto
di due grandi impianti di produzione contemporaneamente. Il calo di
produzione sperimentato è stato molto più elevato di quello dimensionato.
* Dalle interconnessioni francesi e marocchine, oltre alle centrali
idroelettriche e a ciclo combinato, l’alimentazione elettrica del territorio
è stata ripotenziata linea per linea.
* Come per la pandemia e le inondazioni a Valencia, la risposta della società è
stata di solidarietà. Molti volontari sono scesi in strada per aiutare i
bisognosi. Invece del panico, le strade si sono riempite di persone che
condividevano la loro vita e commentavano le informazioni che arrivavano via
radio, senza dimenticare coloro che sono rimasti intrappolati dal black-out e
non hanno potuto scambiare dubbi, preoccupazioni e incertezze con nessuno.
* La continuità dei servizi pubblici è stata garantita. Ieri il settore
pubblico si è rafforzato grazie alle persone che hanno sostenuto con
professionalità, senso civico e solidarietà il caos causato dal blackout. Se
c’è qualcosa su cui investire, sono le infrastrutture civili e pubbliche,
risorse che sostengono le persone. Né un aumento delle spese militari né la
privatizzazione.
* Ecologistas en Acción ricorda che questa situazione è temporanea per la
maggior parte della popolazione, ma ci sono quartieri come Cañada Real
(Madrid), Padre Pío, Amate o Su Eminencia (Siviglia) che devono affrontare
questi tagli in modo permanente o frequente.
* Non bisogna dimenticare che in altri Paesi e territori queste situazioni si
verificano regolarmente a causa della mancanza di stabilità della rete, della
mancanza di forniture energetiche dovute a tensioni geopolitiche (Pakistan) o
addirittura utilizzate come arma di guerra (Gaza o Ucraina).
* Ieri si è diffusa più che mai la consapevolezza dell’importanza dell’energia
nella nostra vita. L’accesso all’energia è un diritto fondamentale per vivere
una vita dignitosa ed è sancito dalla Dichiarazione universale dei diritti
umani emergenti. Dovrebbe quindi essere una realtà per tutte le persone ed
essere considerato un servizio essenziale.
COSA DOBBIAMO PRENDERE IN CONSIDERAZIONE?
* Da mesi, il sistema elettrico iberico viene gestito attraverso una rete
elettrica in cui la produzione di energia rinnovabile nelle ore centrali
della giornata è molto importante. Il 16 aprile 2025 è stato raggiunto il
100% di energia rinnovabile per alcune ore, replicando il successo del 16
maggio 2023, quando è stato mantenuto per nove ore. Una grande quantità di
energia rinnovabile nel sistema non è la causa del blackout; anzi, è una
buona notizia perché tale penetrazione consente di evitare tonnellate di
emissioni.
* Le energie rinnovabili presentano ulteriori sfide nella gestione della rete,
come la necessità di stoccaggio, una corretta pianificazione in termini di
tecnologie da installare o la necessità di stabilire tecnologie e misure
aggiuntive per mantenere la frequenza e la tensione o rimuovere la reattanza
dalla rete. Ma ci sono soluzioni sufficienti per raggiungere una rete
elettrica al 100% rinnovabile.
* Le centrali nucleari sono state tra le prime a spegnersi e ci vuole molto
tempo prima che le centrali possano aumentare o ridurre la loro produzione.
Puntare sulla continuità del nucleare come misura per affrontare crisi di
questo tipo è fallace, opportunistico e autoreferenziale.
* Ecologistas en Acción chiede una pianificazione urgente della rete elettrica.
La caduta a zero è un campanello d’allarme che dovrebbe portare a una
corretta pianificazione del sistema. Attualmente, la liberalizzazione del
settore e della Red Eléctrica Española ha lasciato la localizzazione e il
dimensionamento della produzione rinnovabile nelle mani del profitto e del
mercato. Invece di pianificare un mix energetico equilibrato di solare,
eolico, idroelettrico e tecnologie di stoccaggio, la localizzazione di questi
progetti è lasciata alla volontà delle grandi aziende. Ciò significa che in
alcune regioni ci si concentra sull’energia solare o eolica, il che
indebolisce la capacità di rispondere alle fluttuazioni della fornitura di
elettricità.
* Un sistema più decentrato, basato sulle microgrid, potrebbe rendere il
sistema elettrico più resistente a questo tipo di eventi. È prioritario
avvicinare la produzione ai punti di consumo e impegnarsi per un autoconsumo
rinnovabile che non dipenda dalla connessione alla rete. Ciò non implica la
rinuncia alla trasmissione dell’energia, in quanto potrebbe essere
indispensabile un back-up esterno per queste reti.
Immagini di copertina da WikiCommon
Pubblicato su ecologistasenaccion.org, traduzione in italiano a cura di Aniello
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L'articolo Blackout in Spagna e Portogallo: oltre le strumentalizzazioni e le
ricostruzioni fasulle proviene da DINAMOpress.
STORICO BLACK-OUT IN SPAGNA: IL GIORNO DOPO LE SPECULAZIONI POLITICHE SULL’ENERGIA. LA TESTIMONIANZA DA MADRID
Black-out in Spagna. Alle 12.33 di lunedì 28 aprile 2025 nella penisola iberica,
in una parte del Portogallo e nel sud della Francia la fornitura di rete
elettrica si è interrotta.
Si è bloccato tutto: ospedali, trasporti, ogni sistema di comunicazione. Non si
poteva accedere a Internet, scoprire cosa accadeva in TV. La radio a batteria è
divenuta per ore l’unico mezzo con cui le persone si sono potute informare.
Quattro le vittime indirette: 3 persone decedute per intossicazione da monossido
di carbonio, in Galizia, a causa dell’accensione difettosa di un generatore
elettrico di emergenza e una quarta, una donna, a Madrid, bruciata nel rogo
della propria abitazione dovuto all’accensione di alcune candele.
Cosa è accaduto? Il premier spagnolo Pedro Sánchez, nella conferenza stampa di
martedì 29 aprile, ha dichiarato di “non escludere nessuna ipotesi” sulle cause
del blackout che ha coinvolto la Spagna, aprendo nel contempo una commissione
d’inchiesta.
A 24 ore dal black-out della rete sono state ripristinate la maggior parte delle
infrastrutture elettriche.
Sulle cause del black-out l’operatore della rete elettrica spagnola esclude
l’attacco informatico, accodandosi all’Agenzia europea per la sicurezza
informatica e parlando, senza fornire dettagli in più, di un “problema nella
produzione di energia solare”.
Si torna a parlare di ruolo strategico dell’energia, aprendo lo scontro politico
sulle fonti rinnovabili.
Il premier spagnolo Pedro Sanchez, che insieme al governo sta progressivamente
portando avanti la dismissione delle centrali nucleari entro il 2035 e
sostenendo la transizione attraverso fonti rinnovabili, ha risposto ai suoi
detrattori e all’ultra-destra di Vox, che hanno puntato subito il dito sulle
rinnovabili e sulla carenza di energia nucleare.
“Chi difende il nucleare durante il blackout o è in malafede o è ignorante“.
Durante una conferenza stampa, Sanchez ha affermato che le centrali nucleari al
momento del black-out, oltre a essere spente, sono state un’ulteriore problema
perchè “è stato necessario deviare grandi quantità di energia per mantenerei i
loro nuclei stabili”. Il premier spagnolo ha inoltre sottolineato come siano
state fondamentali le reti idroelettriche per il recupero dell’energia.
Sul fronte dell’energia elettrica in Spagna il 20% delle azioni è in mano al
governo iberico, ma l’80% è sotto il controllo del settore privato, in
particolare di fondi di investimento, multinazionali finanziarie e miliardari
globali, tra questi l’imprenditore galiziano Amancio Ortega, l’uomo più ricco di
Spagna e il nono uomo più ricco del mondo, niente di meno che il patron di Zara.
Cosa sta accadendo in Spagna? Ai microfoni di Radio Onda d’Urto un testimone
diretto dell’interruzione su tutti i livelli dell’elettricità: da Madrid Simone
Guglielmelli, ricercatore in Scienze Politiche presso l’Università della
Calabria e dell’Università Autonoma di Madrid che si occupa di questioni in
campo energetico. Ascolta o scarica.