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ALCUNE RIFLESSIONI, E UN APPELLO ALLA MOBILITAZIONE, IN SOLIDARIETÀ ALLX COMPAGNX ARRESTATX E INQUISITX NELL’OPERAZIONE DEL 16 GIUGNO
da Brughiere Sono passati dieci giorni da quando, all’alba, in varie parti dello stivale, compagnx si svegliavano con i colpi degli sbirri alle porte ed alle barricate; dieci giorni da quando hanno sigillato col cemento il Bencivenga; dieci giorni in cui si è dormito poco, bestemmiato molto, pensato e riflettuto. Abbiamo bisogno di trasformare l’universo di emozioni e sensazioni che abbiamo dentro attraverso le parole; abbiamo bisogno di ritrovarci nel calore della solidarietà, di un agire concreto che spezzi il dispositivo più atroce della repressione: l’isolamento. Vogliamo altresì ambire a riflessioni ed analisi che siano all’altezza dei tempi davvero complessi e gravi che stiamo vivendo per provare a farne, invece, un momento propizio. Anche se con la fretta dell’ennesima ghigliottinata alle nostre relazioni di complicità, avvertiamo la priorità di far uscire qualche concetto che, a caldo, consideriamo cardine per la lettura di questa ennesima indagine antianarchica. Ci troviamo di fronte ad un copione che mescola vecchi e nuovi strumenti repressivi in un contesto connotato da profondi mutamenti sociali ma, esistendo tante e più approfondite analisi sul presente che viviamo oggi, vogliamo concentrarci non tanto sul tratteggiare il contesto-mondo nel quale viene calata dal dominio questa operazione, quanto più cosa questa operazione ci dice del mondo. Gli ingredienti che vengono citati ripetutamente, al fine di persuadere un GIP a firmare la carcerazione dex nostrx compagnx, parlano del contesto di alcune lotte che si sono sviluppate, in italia, negli ultimi anni. E da qui cerchiamo di partire. Ci riferiamo principalmente alla lotta contro al 41bis che, in qualche forma, secondo chi scrive, ha trovato dei rapporti di continuità nelle mobilitazioni per la Palestina, sviluppatesi con forti connotati antiautoritari (nel primo caso squisitamente anarchici) e che, crediamo, sia importante rivendicare come un tassello del nostro presente di conflitto. Di quei giorni e mesi di rabbia e azione non devono essere le carogne di tribunali, giornali o caserme a parlare per noi, ma quando lo fanno, citandoli esplicitamente come movente della repressione, ci sembra che sia fondamentale soffermarsi sul portato che ha avuto ed avrà, ciò che abbiamo messo, e che metteremo, in campo. Forse non c’è stato il tempo (o la voglia) di analizzare approfonditamente quello che si è giocato in quelle strade e in quelle piazze ma l’operazione repressiva del 16 giugno muove i suoi passi anche da lì e quindi ci pare sensato interrogarci sul perchè. Il potere parte dalla necessità che lx anarchicx devono essere isolatx, mistificatx, sbattutx sui giornali quando lx si arresta, e poi ritornare nel dimenticatoio della storia. Così, in parte, lo stato riesce a gestire l’esistenza di un’idea-pratica che porterà alla sua distruzione ed estinzione della sua ragion d’essere: il dominio. Quando lx anarchicx invece non sono più alienx ma sono presenti nello spazio pubblico e i loro slogan sono sulle bocche di persone “insospettabili” o quando nelle manifestazioni di massa alcuni temi e pratiche dell’anarchismo si diffondono, ecco che lo stato decide di dare un segnale più forte di altri. La repressione non serve, infatti, solo a tentare di spezzare dei legami consolidati, fiaccare animi e corpi, diffondere allarme tra lx nemichx dell’ordine, ma anche a dissuadere potenziali complici da unirsi ax “cattivx maestrx”. La grandinata di denunce e arresti e misure preventive nei confronti di quellx che si definiscono attivistx è lì a testimoniare che, certo, questo governo è più zelante di altri nel reprimere fino al semplice dissenso, ma questa furia castigatrice ci dice anche che il leviatano deve colpire per mantenersi in vita, scagliandosi sempre più spesso e sempre più violentemente contro lx proprx oppositricx. È la logica stessa della guerra: prosegue solo se hai nemici sempre freschi da combattere e da dare in pasto alla parte di popolazione soggiogata dai rigurgiti patriottici. Fortunatamente esistono ancora – e sempre esisteranno – minoranze agenti che non solo disertano l’arruolamento patriottico delle coscienze, ma cercano anche di sabotarlo. In questo senso leggiamo lo sgombero di un luogo storico del movimento anarchico, della controcultura, dell’opposizione alla vita metropolitana mercificata: ci tolgono gli spazi perchè è nell’attarversarli assieme (siano essi piazze, squat, cascine, montagne) che si creano legami e possibili cospirazioni. Ci tolgono i nostri luoghi anche per farla finita con la nostra storia, che così come la questione palestinese ci dice, è visceralmente connessa ai territori che abitiamo, in cui lottiamo. In ogni contesto di guerra la compressione dello spazio pubblcio deve essere massima, figuriamoci sopportare l’esistenza di un’isola di alterità così sfacciata com’è sempre stato il Bencivenga. E se di guerra si parla è perchè tutto nell’azione della repressione parla il linguaggio bellico: la prova muscolare d’irruzioni sbirresche coi passamontagna calati in faccia; l’apposizione, a mo di sfregio fascista, del tricolore sulla porta appena murata del Benci, che cosa sono se non una diapositiva della guerra che, a macchia di Leonardo è già in atto contro chi sceglie la via della ribellione o percorre, per moto centrifugo della storia, il grande esodo dell’esclusione dai privilegi? E cosa è stata la celebrazione dei giochi di Milano-Cortina, contro i quali l’azione di sabotaggio dei treni di cui si parla nell’indagine si è scagliata come un fulmine, se non una gigantesca e multimilionaria parata di guerra? (che trova nell’ostentata presenza delle truppe ICE il suo apice) Il fatto che lo stato, nelle sue stesse vene o arterie – le infrastruttre di trasporti e telecomunicazioni – possa essere ostacolato, indebolito, sabotato, rallentato, è intollerabile per un istituzione totalitaria che si identifica, al netto dei formalismi democratici-liberali, essenzialmente con la sua stessa tensione alla guerra, esterna come interna. Guerra non dichiarata che chiamiamo normalità. Le armi che si dispiegano in questo stillicidio contro la ribellione e l’alterità, allo stato attuale dell’organizzazione sociale, non sono più rappresentate dal plotone d’esecuzione che si schiera d’innanzi allx condannatx, piuttosto un dedalo di sofisticati tranelli e tagliole che prendono il nome di leggi. Con questo non vogliamo dire che la legge sia uno strumento repressivo nuovo (è purtroppo vecchio quanto l’autorità) ma che assistiamo ad una forma di pan-penalizzazione e pan-normatività, nel contesto italiano, che ci attanaglia, e questa particolare forma di repressione causa tutta una serie di specifiche conseguenze in noi che la subiamo e vi resistiamo. Inoltre l’arsenale dello stato italiano si è incredibilmente arricchito di nuovi strumenti repressivi negli ultimi anni (senza mai tralasciare di oliare struttre ben rodate e indispensabili come, appunto, il 41bis) e questo, si badi bene, non lo imputiamo alla natura fascista dei governanti attuali: mai come oggi ci permettiamo di dire che democrazia e fascismo sono esattamente due facce della stessa medaglia, intercambiabili e possibilmente coesistenti. Un articolo, tra gli altri, che questa indagine scaglia sul capo dex nostrx compagnx, e che ha giustificato l’arresto di due di loro (arresto che, a parità di condizioni, solo un anno fa non sarebbe avvenuto) che ci pare necessiti un’urgente presa in carico da parte nostra è il 270quinques terzo. Il così detto “terrorismo della parola”. Se infatti sono anni, decenni, che ci confrontiamo con accuse legati ai reati associativi (270bis) il fatto di punire la semplice detenzione di materiale cartaceo o virtuale che possa essere considerato da lor signori come terrorista, apre la porte a scenari di arresti (in flagranza!) facilissimi per i nostri repressori. Il 270quinques terzo, a differenza del secondo (autoaddestramento) a detta dex legali, è estremamente ostico da smontare in sede processuale perchè non vi è la necessità da parte del PM di dimostrare alcuna intenzionalità nel “passare all’azione”: il semplice fatto di possedere uno scritto incriminato può condurci in galera. Questa legge sembra fatta proprio apposta per un movimento, come quello anarchico, dove gli scritti hanno sempre avuto grande e numeroso risalto sia nella crescita individuale, sia nella propaganda. Queste le suggestioni che abbiamo ritenuto, dopo confronti tutti da approfondire, di condividere per tracciare un minimo comune terreno di azione e di discorso sul quale vogliamo chiamare la mobilitazione per la solidarietà a chi è statx arrestatx, perquisitx, inquisitx, imprigionatx in casa propria. Sentiamo forte in questo momento la spinta a fare sì che la repressione non sia mai e poi mai vissuta come una questione privata (benchè si parli di un contesto che non è quello anarchico, il suicidio di due attivisti per la Palestina, a Torino, posti agli arresti domiciliari, ci dà un sanguinario polso della situazione) e vogliamo, in chiusura di questo testo, chiamare alla mobilitazione in solidarietà ax compagnx colpitx nell’operazione del 16 giugno. Proprio per uscire dall’angolo, proprio per riportare nella dimensione pubblica il fatto che c’è un mondo che si sta disfacendo e del quale possiamo accelerare la caduta, costruendo nel mentre quel sogno difficilissimo e irrinunciabile che è l’anarchia. Nelle giornate dal 10 al 12 luglio, in vista del riesame, facciamo quindi sentire forte la solidarietà ax nostrx compagnx ostaggx dello stato: ognunx nei modi che riterrà opportuno, come sempre diciamo, per uscire dall’angolo della presa male e rilanciare la nostra voglia di ribaltare questo dannato presente. La libertà è possibile e tangibile, nella lotta per la liberazione. Solidarietà e complicità con lx arrestatx, perquisitx, inquisitx del 16 giugno! Nico, Micol, Pietro, Giu, Luna, Bibi, Toni, Ste liberx subito! Tuttx liberx, fuoco a tribunali e galere! Alcunx compagnx solidalx Di seguito diffondiamo gli estremi del conto sul quale versare benfit e contributi economici per l’operazione del 16 giugno: D’ORA IN AVANTI FATE RIFERIMENTO SOLO A QUESTO CONTO. Giovanna di Romano IT67E3608105138259570159586 Numero Carta PostePay 5333174809836489 Questi, al momento gli indirizzi disponibili dex compagnx: scriviamo loro, non facciamolx sentire solx nè isolatx Andrea Toniolo (Toni): C.C. di Rossano – Contrada ciminata. 87064 – Corigliano Rossano (CS) Francesco Benedetti (Bibi): C.C di Rossano – Contrada ciminata. 87064 – Corigliano Rossano (CS) Micol Marino: C.C. Rebibbia femminile – Via Bartolo Longo 92 00156 – Roma (RM) Stefano Marri: C.C. di Terni – Strada delle campore 32 05100 – Terni (TR) Pietro Rosetti: C.C di Terni – Strada delle Campore  32 05100 – Terni (TR) Nico Aurigemma: C.C. di Ferrara – Via arginone 327 44122 – Ferrara (FE) -------------------------------------------------------------------------------- Arnau è ancora a Regina Coeli in attesa di trasferimento. L’indirizzo per scrivergli per il momento resta: Arnau Vallet Casadevall Regina Coeli, via della Lungara 29 00165 Roma
[Portland, Oregon – USA] Amazon uccide
da rosecitycounterinfo, 25.06.26 Amazon uccide, amazon uccide i propri lavoratori, Amazon uccide i fiumi e le terre. Amazon uccide la libertà, e la rimpiazza con un consumismo vuoto progettato per dare l’illusione della scelta. Ieri notte ho bruciato dei furgoni delle consegne di Amazon parcheggiati vicino a dei locali di Rivian, a Portland. I furgoni sono andati in pochi minuti e ne è rimasto solo il telaio in metallo: nessuna sorpresa visto che sono fatti prevalentemente di plastica 😉 E’ facile perdere la speranza e sentirsi impotenti nell’avanzare di un mondo sempre più artificiale e questo è l’obiettivo. Ma un’altra vita è possibile, se osiamo. Quattro furgoni Amazon non sono molto, ma è un promemoria che con po’ di audacia e tanta rabbia e passione nel tuo cuore, puoi contrattaccare. Tutto quello che devi fare è scegliere di agire: agisci per il pianeta, agisci per la libertà, agisci per l’altrx e, ancora più importante, agisci per te stessx. Saluti ardenti per il solstizio a tuttx l’anarchicx in fuga e nell’ombra! Pubblicato anonimamente
[Hochelaga, Canada] Rifiutando la Tech-Dystopia: crollata torre delle telecamere AI di GardaWorld a Hochelaga
da actforfree, 23.06.26 Circa un mese fa, senza alcun annuncio, una grande torre di telecamere è stata piazzata nel mezzo di Marche Maisonneuve, a Hochelaga. La torre era un nuovo strumento di telecamere di sorveglianza AI sviluppate dalla compagnia locale nemica GardaWorld. Queste torri di controllo sono in fase di distribuzione in tutto il Nord America da parte delle migliaia di nuove compagnie di controllo ECAM. Infuriati per l’avanzata continua delle tecnologie di sorveglianza nelle nostre vite e incoraggiati da un inverno pieno di attacchi di telecamere in città, abbiamo deciso di farci qualcosa. Siamo andati una notte, abbiamo buttato già la torre e distrutto le telecamere. Siamo stati riempiti di gioia quando nello scoprire che altri sono arrivati prima di noi, in quello che era chiaramente un tentativo di bruciare la torre. ECAM si rivendica che, usando la tecnlogia AI, questa torre avvertirà le autorità di attività sospette prima che un crimine venga commesso. Chiaramente non sono riusciti a farlo abbastanza in fretta. Da allora la torre è stata rimossa dalla piazza e dove un tempo sorgeva ora rimangono solo tracce di bruciatura sul cemento. E’ bello. L’unico rimorso è che la torre è stata tollerata per un intero mese. Speriamo che altri, mossi da spirito ribelle, non lascino in piedi nessuna di queste torri. “Perché dietro ogni telecamera ci sono i ricchi e i potenti, che contano nella paira per mantenere la pace sociale necessaria per i loro profitti” – da “Why Destroy Cameras”, un poster visto in Hochelaga che ci ha ispirati. CAMOVER Inviato anonimamente a MTL Counter-info
[Canelones, Uruguay] Rivendicazione dell’attacco incendiario contro un’antenna telefonica
Da Informativo Anarquista, 19.06.26 Il fuoco luddista è tornato a illuminare la notte della soddisfazione cittadinista e la monotonia delle nostre vite da consumatori. Nella notte tra il 29 e il 30 maggio abbiamo bruciato un’antenna di telefonia e tutta la sua merda di apparecchi radiomagnetici. Questo sulla costa di Canelones, territorio controllato dallo stato uruguaiano, assassino e repressore. In memoria del compagno Panky Mauri, caduto 17 anni fa e di tuttx lx combattentx assassinatx e incarceratx dal capitale. In questa epoca di tecnofascismo e di attivismo in rete, ricordiamo che le basi materiali di questo sistema che controlla la vita attraverso la tecnica e gli algoritmi possono ridursi in cenere. Salutx ax selvaggx!!!!!!!!!!! Ned e amicx Silenzio!!!…le antenne stanno bruciando.
[Meylan, Francia] Incendio della cabina di fibra ottica di Dassault
Da Indymedia Nantes, 19.06.26 Nella notte tra il 18 e il 19 giugno, la cabina di fibra ottica situata al 18 di chemin de Malacher, a Meylan, è stata incendiata. Il contenuto della cabina è interamente bruciato a causa di un mezzo litro di benzina. A questo indirizzo, la palazzina “Le Signal” ospita i locali di diverse imprese informatiche, tra cui Dassault Systèmes. Questa impresa sviluppa dei software di progettazione 3D per la fabbricazione e la costruzione in tutti i campi, comprese l’aeronautica e l’armamento. Dassault Systèmes possiede degli uffici in Israele e a Ra’anana, città costruita sulle rovine del villaggio palestinese di Tabsur. Numerose imprese di armi israeliane utilizzano software venduti da Dassault Systèmes. Fa parte del gruppo Dassault, che fabbrica aerei militari e li vende a numerosi paesi imperialisti come Stati Uniti e Israele. Dassault Aviation mantiene molte partnership con le imprese israeliane Elbit e IAI per la fabbricazione di aerei Rafale. Quindi ogni aereo venduto rappresenterà dei benefici per l’idustria di armi istraeliana. Allo stesso tempo il gruppo Dassault è il principale azionista privato di Thales, che è fortemente implicata nel commercio di armi con Israele. Noi volevamo compiere questo attacco mente aveva luogo il salone di guerra Eurosatory. Questa esposizione avviene ogni due anni a Villepinte e le armate e le imprese di numerosi paesi si vantano della superiorità del loro equipaggiamento e delle loro macchine da guerra. Solidarietà con gli anarchici italiani Nico, Bibi, Micol, Arnau, Stefano, Giulia, Luna, Pietro e Tony dopo l’operazione del 16 giugno e la loro incarcerazione. No all’estradizione di Gino e Zaid verso la Germania. Free All Antifas!
Nuova operazione repressiva per 270bis. Sgombero del Bencivenga Occupato a Roma e arresti e perquisizioni in diverse città.
Diffondiamo: Dalle 5 circa della mattina del 16 giugno 2026 è scattata l’ennesima operazione repressiva da parte della procura di Roma, che ha coinvolto numerosx compagnx anarchicx in varie parti della penisola. Il reato contestato è un’associazione con finalità di terrorismo (art.270 bis). L’associazione sarebbe inerente alcuni sabotaggi compiuti in occasione della devastazione dei territori di Milano e Cortina, anche nota come Olimpiadi Invernali. A quanto ci risulta sono state applicate 5 custodie cautelari in carcere e 2 arresti domiciliari con braccialetto elettronico. A seguito delle perquisizioni però, con la contestazione di autoaddestramento (270 quinquies), altri 2 compagni sono stati tratti in arresto, per loro non era inizialmente prevista alcuna misura cautelare. A seguito di questa operazione il Bencivenga occupato è stato sgomberato. Attualmente elenchiamo gli indirizzi noti dex compagni incarceratx. Nico Aurigemma Arnau Vallet Casadevall Stefano Marri Regina Coeli, via della Lungara 29, 00165, Roma Micol Marino C.C. Rebibbia femminile, via Bartolo Longo, 92  00156 Roma Pietro Rosetti C.C.di Forlì, via della Rocca 4, 47121, Forlì Francesco Benedetti C.C.Lorusso e Cotugno, via Maria Adelaide Aglietta 35, 10151, Torino Questi indirizzi sono provvisori e potrebbero cambiare nei prossimi giorni. Uno dei due compagnx arrestatx a seguito della perquisizione pare ancora in questura in attesa del processo per direttissima. Seguiranno aggiornamenti. A loro va tutta la nostra solidarietà. Con rabbia e amore, per l’anarchia.
[Ratisbona, Germania]: Doppio attacco incendiario contro la rete elettrica e l’industria dei microchip
> Da Sans nom, 15.06.26 Ratisbona (Germania), 8 giugno 2026. Incendiati i cavi sotto il ponte che attraversa il Danubio e conduce alla centrale idroelettrica, la quale a sua volta alimenta il vicino stabilimento di semiconduttori. La notte tra domenica e lunedì 8 giugno non è stata come le altre a Ratisbona, laboriosa città della Baviera situata a metà strada tra Monaco e Norimberga. Non perché i suoi abitanti non abbiano potuto dormire sonni tranquilli, ma perché il loro caro strumento di lavoro ha rischiato grosso. Quella notte, infatti, mentre gli onesti lavoratori ricaricavano il loro livello di servitù volontaria prima di tornare al triste lavoro, delle creature della notte hanno tentato di attaccare col fuoco la rete elettrica della città in due punti: da un lato, a sud, nel sobborgo di Pentling, agendo contro un traliccio elettrico situato vicino a un parco solare; dall’altro, a nord-ovest di Ratisbona, verso le quattro del mattino, incendiando i cavi che passano sotto un ponte sul Danubio e che sono collegati direttamente alla centrale idroelettrica della zona. Il costo stimato dei danni non è stato reso pubblico nel primo caso, dove il dispositivo sembra aver avuto scarso successo, mentre nel secondo caso è stato stimato in 30.000 euro. Sebbene i due attacchi compiuti con ordigni artigianali non siano riusciti a provocare un blackout di grandi proporzioni, le autorità hanno comunque affidato le indagini all’Ufficio centrale per la lotta all’estremismo e al terrorismo della Baviera, poiché nutrono il forte sospetto che questo attacco anonimo contro importanti infrastrutture della città mirasse in realtà a interrompere l’alimentazione elettrica del grande stabilimento di semiconduttori di Infineon, situato nelle immediate vicinanze del secondo luogo colpito da questi sabotaggi. A discolpa di queste autorità sospettose, va detto che negli ultimi tempi si sono verificati con successo diversi attacchi dello stesso tipo su entrambe le sponde del Reno, contro l’alimentazione di aziende del settore della difesa e dell’alta tecnologia, in particolare della produzione di semiconduttori. Il 7 aprile a Bourges (Cher), tralicci e trasformatori sono stati incendiati contro l’industria bellica; il 25 maggio a Garching (Monaco), due tralicci sono andati a fuoco non lontano dal campus high-tech; il 2 giugno a Le Rousset (Bouches-du-Rhône), due trasformatori elettrici sono bruciati accanto alla zona industriale che concentra diversi produttori di semiconduttori; il 4 giugno a Marsiglia, l’alimentazione elettrica della società di armamenti Eurolinks è stata distrutta da un incendio; poco prima del 5 giugno a Froges (Isère), due tralicci sono stati segati, nel tentativo di staccare la corrente alle fabbriche di semiconduttori di STMicroelectronics e Soitec; l’8 giugno, a Reutlingen, in Baden-Württemberg, una sottostazione elettrica è stata incendiata in diversi punti, causando la temporanea chiusura dello stabilimento di semiconduttori Bosch. Ecco, ad esempio, cosa si può leggere sul sito web di Infineon riguardo al suo stabilimento di produzione, rendendo superfluo aggiungere altro sul perché potrebbe essere stato proprio quello il vero obiettivo di questi sabotaggi incendiari: «A Ratisbona, Infineon è un polo di innovazione e uno stabilimento high-tech. Oltre 3.000 dipendenti sviluppano e producono i chip del futuro direttamente sulle rive del Danubio. È l’unico sito di produzione che integra le fasi di produzione a monte e a valle. La vicinanza dei siti favorisce scambi rapidi e creativi con colleghi provenienti da una quarantina di Paesi. Ciò che contraddistingue Infineon Ratisbona [Regensburg in tedesco, NdT] è che sviluppiamo innovazioni a partire da nuovi materiali e progettiamo nuovi imballaggi, processi di produzione e metodi di separazione dei chip per i nostri semiconduttori di potenza, sensori, microcontrollori e chip ad alta frequenza.» … [Sintesi della stampa tedesca, 11-13 giugno 2026]
[Marsiglia, Francia] : Fuoco contro la fabbrica di armi Eurolinks
> Da Indymedia Lille, 05.06.26 Abbiamo dato fuoco all’impianto elettrico della Eurolinks. Per bloccare per diverse settimane questa fabbrica di morte che produce a Marsiglia materiale bellico venduto all’esercito israeliano, responsabile del genocidio in Palestina. Per mostrare la nostra solidarietà a chi subisce le guerre in Libano, in Iran, in Palestina e altrove. Per far sì che le aziende francesi produttrici di armi smettano di trarre profitto dalla morte e dal colonialismo. Per unirci alle resistenze di tutto il mondo nella lotta contro il militarismo e l’autoritarismo. 4 giugno 2026
[Reutlingen, Germania]: Staccare la corrente allo stabilimento di semiconduttori «Bosch»
> Da Sans nom, 11.06.26 Reutlingen (Germania), 8 giugno 2026. L’incendio intenzionale della sottostazione elettrica provoca il parziale arresto dello stabilimento di semiconduttori «Bosch». Nella notte tra domenica e lunedì 8 giugno, intorno all’1:45, la sottostazione elettrica di Betzingen, situata a ovest di Reutlingen (città di circa 120.000 abitanti a quaranta chilometri da Stoccarda, in Baden-Württemberg), è stata oggetto di un atto di sabotaggio. È stata tagliata la recinzione e sono stati appiccati tre focolai d’incendio contro cavi e trasformatori ad alta e media tensione, gestiti congiuntamente dagli operatori Netze BW e FairNetz. Circa duecento pompieri sono stati inviati sul posto e hanno impiegato quasi cinque ore per spegnere gli incendi. Decine di migliaia di persone sono rimaste immediatamente senza elettricità, un numero che è sceso a 7.500 nel corso della giornata di lunedì, prima che l’intera rete venisse ricollegata mercoledì 10 giugno. I danni sono stimati in diversi milioni di euro e i lavori di riparazione richiederanno diversi mesi. Ma la cosa più allarmante, per tutti i benpensanti che si sono riversati in un fiume di indignazione, è che un complesso industriale della Bosch, che impiega 10.000 persone e si trova proprio a Reutlingen e nel suo sobborgo di Kusterdingen, ha potuto riprendere le sue attività nocive solo molto più tardi e solo in alcuni settori (come la logistica), grazie a generatori di emergenza. Un complesso di stabilimenti sensibili all’interno dei quali gli schiavi salariati lavorano allo sviluppo e della produzione di semiconduttori e unità di controllo elettroniche… Ricordiamo che Bosch, leader mondiale nel settore dei chip elettronici, sviluppa e produce semiconduttori da oltre 50 anni nel proprio stabilimento di Reutlingen. Tra i semiconduttori prodotti vi sono circuiti specifici (ASIC), sensori MEMS e semiconduttori di potenza. Lo spazio delle camere bianche necessario per la produzione di questi chip è aumentato da circa 35.000 a oltre 44.000 metri quadrati tra il 2022 e la fine del 2025. Insomma, si comprende meglio il motivo per cui sono state incaricate delle indagini l’Ufficio investigativo criminale (LKA) e il Centro di protezione e lotta al terrorismo della regione del Baden-Württemberg per «incendio doloso contro ignoti», mentre finora non è stata rilasciata alcuna rivendicazione, lasciando gli inquirenti a brancolare nel buio…. [Sintesi della stampa tedesca, 8-10 giugno 2026] --------------------------------------------------------------------------------
[Garching, Germania]: A proposito del campus high-tech e dell’incendio di due tralicci
> Da Sans nom, 09.06.26 Garching (Germania), 25 maggio 2026. Incendio volontario dei cavi ad alta tensione di due tralicci, nell’area del campus tecnico-scientifico Il 25 maggio scorso, intorno alle 3:50, si è verificato un incendio intenzionale contro due tralicci elettrici a Garching, nella periferia nord di Monaco di Baviera. «Gli elementi di cui disponiamo al momento indicano chiaramente che si è trattato di un atto di sabotaggio. Le nostre forze di sicurezza stanno conducendo le indagini a ritmo serrato», ha dichiarato il ministro dell’Interno regionale Joachim Herrmann (CSU). Nonostante l’incendio abbia causato solo un’interruzione di corrente della durata di 45 minuti*, si nota la riluttanza dei media a menzionare il luogo e il contesto dell’incidente. «Considerando l’obiettivo e le modalità dell’azione, si può supporre che si tratti di un atto di matrice politica», ha dichiarato la Procura generale che dirige le indagini. I media locali, tuttavia, non hanno detto nulla sui motivi per cui l’obiettivo colpito porta a questa conclusione. Per quanto riguarda i loro colleghi nazionali, hanno mantenuto il silenzio totale su quanto accaduto. Una breve ricerca su Internet permette di capire chiaramente perché lo Stato sia così sicuro che si sia trattato di un atto di sabotaggio. La città di Garching, nei pressi di Monaco, è in gran parte occupata dall’ampio campus dell’Università tecnica di Monaco (Technische Universität München, TUM). Questo ateneo, che figura tra i migliori d’Europa, dispone di diverse sedi distribuite in tutta la città**. Il campus di Garching è stato inaugurato nel 1957 con l’entrata in funzione del primo reattore di ricerca. Si trattava della prima centrale nucleare della Repubblica Federale di Germania. Il reattore non è mai stato utilizzato per produrre elettricità, ma esclusivamente a fini di ricerca; tuttavia, produce scorie nucleari da 70 anni (20 anni fa è stato costruito un nuovo reattore e quello vecchio è stato messo fuori servizio). Garching (Monaco), 25 maggio 2026. Il primo traliccio incendiato in mezzo al campo, nel punto in cui la linea ad alta tensione passa dall’aerea al sotterraneo… Nel 2025 si è verificato un nuovo trasporto Castor di scorie nucleari verso il sito di stoccaggio provvisorio di Ahaus, in Renania Settentrionale-Vestfalia. Poiché l’uranio delle barre di combustibile è arricchito oltre il 90%, il reattore è da tempo al centro di critiche per il suo arricchimento di uranio “di qualità militare” – l’uranio delle bombe atomiche è infatti arricchito a un livello simile. Di fatto, la Baviera crea le condizioni necessarie per la fabbricazione di armi nucleari. Le barre di combustibile di Garching vengono raffreddate con acqua dell’Isar che, una volta contaminata dalla radioattività, viene nuovamente scaricata nel fiume alpino. Tuttavia, poiché è solo “leggermente radioattiva”, ciò non pone alcun problema, secondo gli scienziati di Garching. Oltre al reattore e alla ricerca nucleare, a Garching si svolgono numerose altre attività di ricerca all’avanguardia. Tra queste, l’astrofisica, la fisica dei semiconduttori e dei plasmi, la sicurezza energetica e nucleare, l’ottica quantistica, l’ingegneria meccanica e la tecnologia dei motori. Dal 2006, inoltre, vi ha sede il centro di calcolo Leibniz. «È in questo edificio all’avanguardia nell’innovazione tecnologica e dotato di un sistema di climatizzazione ad alte prestazioni che si trova uno dei centri di calcolo più efficienti al mondo, comprendente l’infrastruttura di rete per il polo universitario di Monaco». Garching (Monaco), 25 maggio 2026. Il secondo traliccio incendiato, sul ciglio della strada, nel punto in cui una seconda linea ad alta tensione passa dall’aerea al sotterraneo… L’Università tecnica di Garching lavora in stretta collaborazione con aziende private, il che spiega la presenza, da alcuni anni, del campus della multinazionale del software SAP (Systemanalyse Programmentwicklung) nel sito dell’università, dove le start up tecnologiche vengono sostenute e acquisite. Il fatto che un’azienda privata di primo piano, quotata nell’indice azionario tedesco DAX, disponga di un proprio campus in un sito universitario, la dice lunga sull’importanza economica e scientifica di Garching. La ricerca condotta presso il «SAP Labs Munich Campus» si concentra sull’intelligenza artificiale e abbraccia diversi settori, quali le catene di approvvigionamento digitali, l’ambiente, le questioni sociali, la governance, il futuro del lavoro, i dati sintetici e l’informatica quantistica. Inoltre, l’Università tecnica di Garching ospita uno dei principali “poli di start up” d’Europa, l’Entrepreneurship Center Garching. È qui che ogni anno nascono oltre 140 start-up tecnologiche, tra cui Isar Aerospace, i cui razzi si vedono regolarmente schiantarsi in televisione. È evidente che questo ambiente universitario, derivato dalle scienze tecniche, sia anche una fonte di ispirazione per l’industria degli armamenti. Il «TUM Venture Labs», un programma dell’Università Tecnica di Monaco, eroga sovvenzioni, mette a disposizione laboratori e facilita le collaborazioni per le start-up tecnologiche di tutti i settori, dalla biotecnologia all’intelligenza artificiale, fino all’industria degli armamenti. Il TUM Venture Lab intrattiene infatti una partnership con l’azienda produttrice di armamenti Hensoldt, nota soprattutto per i suoi droni. «In qualità di polo europeo di primo piano per l’imprenditoria DeepTech, TUM Venture Labs e i nostri partner di Monaco svolgono un ruolo decisivo nell’ambito delle innovazioni legate alla difesa nei settori spaziale, dei sistemi autonomi e del software/IA», spiega Philipp Gerbert, amministratore delegato di TUM Venture Labs. «Hensoldt è un nuovo partner di inestimabile valore al nostro fianco.» TUM Venture Labs intrattiene partnership con numerose aziende operanti nel settore della difesa, in particolare nei comparti dell’aeronautica, dei satelliti e dei droni, fornendo loro sostegno. Tra le aziende sostenute da TUM Venture Labs figurano, ad esempio, DeltaOrbit, Vaeridion, deltaVision, Vortex Aerotec e TYTAN Technologies: tutte start up specializzate in innovazioni relative alla guerra moderna (IA, droni, ecc.), note come DefenseTech o deftec, che beneficiano di sovvenzioni pari a diversi milioni di euro. L’azienda di droni TYTAN Technologies, sul proprio sito web, afferma con orgoglio: «Progettato per il campo di battaglia, non per il laboratorio», e aggiunge: «Testato sul campo di battaglia in Ucraina». Il 17 giugno 2026, i TUM Venture Labs organizzeranno, per esempio, un «corso sulla raccolta di fondi nel settore della difesa». «Questo corso riunisce attori chiave per aiutare i fondatori e le fondatrici a comprendere il capitale di rischio, le sovvenzioni pubbliche e la scalabilità nell’ecosistema della difesa». La maggior parte dei laboratori messi a disposizione dall’Università tecnica per i futuri scienziati dell’alta tecnologia e per le aziende del settore della difesa si trova a Garching. Questa breve sintesi è il risultato di una breve ricerca che avrebbe potuto essere più approfondita. Tuttavia, dovrebbe essere sufficiente a illustrare la natura delle attività di ricerca condotte a Garching da 70 anni a questa parte. È lecito supporre che dell’importanza e del ruolo del sito di Garching fossero a conoscenza non solo i procuratori e i ministri dell’Interno, ma anche i sabotatori che, una settimana fa, hanno appiccato il fuoco ai tralicci elettrici della zona. [originale in tedesco su de.indymedia, 1 giugno 2026] -------------------------------------------------------------------------------- NdT *Secondo quanto dichiarato dal gestore della rete elettrica Bayernwerk Netz alla stampa locale, l’intera zona di Garching è stata colpita da questo doppio sabotaggio lunedì di Pentecoste: «Circa 15.000 abitazioni nei villaggi di Ismaning, Aschheim, Finsing, Neuching e Moosinning sono rimaste senza corrente per circa 45 minuti», poi alcune misure di commutazione hanno permesso di ripristinare la situazione (Merkur, 26 maggio 2026). **Per chi fosse interessato ai sabotaggi contro le attività tecnico-scientifiche di Monaco, si consiglia in particolare la lettura del seguente articolo riguardante l’attacco ai lavori della linea della metropolitana che avrebbe dovuto collegare il campus nord (Garching) al campus sud (Planegg): “Monaco (Germania): incendio nel cantiere della metropolitana del polo scientifico” (sansnom, 27 luglio 2023).
[Rousset (Bouches-du-Rhône), Francia]: Staccare la corrente alle fabbriche di microchip
> Da Sans nom, 08.06.26 Aperta un’indagine dopo l’incendio di un trasformatore elettrico nella zona industriale di Rousset La Provence, 5 giugno 2026 (estratto) Nella notte tra lunedì 1° e martedì 2 giugno, un «atto doloso», secondo quanto riferito dal Comune, ha provocato l’incendio del trasformatore elettrico di potenza situato nella zona industriale di Rousset. Una rete metallica che circonda l’area in cui si trova il trasformatore è stata tagliata per consentire l’accesso al luogo, sempre secondo quanto riferito dal Comune. Questo atto vandalico ha causato un’interruzione di corrente che ha interessato tre aziende del settore [tra cui i produttori di semiconduttori STMicroelectronics e Microchip Technology, nonché i loro fornitori*]. Un trasformatore di potenza è un componente elettrico ad alta tensione, essenziale per il funzionamento delle reti elettriche. Non appena i fatti sono stati scoperti, la polizia municipale è intervenuta per raccogliere i primi elementi utili alle indagini. Le immagini del sistema di videosorveglianza comunale sono state rapidamente messe a disposizione degli investigatori su richiesta dei servizi di gendarmeria, ai quali è stata affidata l’indagine attualmente condotta dalla sezione investigativa. Un atto simile sarebbe stato commesso anche sul trasformatore di potenza situato in chemin de la Cairanne. Il Comune di Rousset condanna con la massima fermezza questi attacchi dolosi che danneggiano le infrastrutture essenziali per il funzionamento del territorio e penalizzano direttamente le imprese coinvolte. -------------------------------------------------------------------------------- *Nota: STMicroelectronics è presente nella regione PACA dal 1964, quando il sito era situato ad Aix-en-Provence. Nel 1979, nell’ambito di una partnership tra Saint-Gobain e la società americana National Semiconductor, nasce il sito Eurotechnique a Rousset che, a seguito della fusione tra Thomson Semiconducteurs e SGS Microelettronica nel 1987, diventerà STMicroelectronics. Oggi, lo stabilimento ST di Rousset conta circa 2.700 dipendenti. Dispone di un importante impianto industriale per la produzione di wafer da 8″, un’unità per i test elettrici e centri di progettazione e sviluppo specializzati, in particolare, nei settori dei circuiti integrati per il settore automobilistico, delle smart card di sicurezza, dei microcontrollori ad alte prestazioni e della tecnologia RFID.