Il mondo della cultura dice stop alla sponsorizzazione Eni al Festivaletteratura di Mantova
Per la prima volta, dall’interno del Festivaletteratura di Mantova, una voce
corale di autori e autrici internazionali prende pubblicamente posizione contro
la sponsorizzazione di ENI e chiede al Festival di non rinnovare la
partnership, aprendo al tempo stesso una riflessione più ampia sulla
responsabilità delle istituzioni culturali nella scelta dei propri
finanziatori.
Eyal Weizman, Isabella Hammad, Lina Attalah e altri autori e autrici
internazionali hanno aderito alla lettera promossa da BDS Italia e hanno scelto
di portare questa richiesta anche negli spazi pubblici del Festival,
utilizzando la visibilità dei loro interventi per denunciare le responsabilità
di ENI e le sue relazioni con il regime di occupazione israeliano.
Nel corso del Festival, gli autori hanno richiamato il coinvolgimento logistico
di ENI nell’invio di greggio a Israele attraverso il terminale di Taranto e
l’alleanza societaria tra la sua filiale britannica e Ithaca Energy,
controllata dalla multinazionale israeliana Delek Group, inserita dalla
Commissione d’inchiesta ONU nella lista delle imprese coinvolte nelle attività
connesse agli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati.
Eyal Weizman ha posto la questione in termini netti: «ENI ha un debito da
saldare, non dovrebbe essere un sostenitore della letteratura. Dovremmo invece
sostenere e prendere esempio dalle azioni del BDS, uno dei modi più efficaci
sul versante della resistenza e della solidarietà con i palestinesi».
Anche Isabella Hammad, dialogando con Veronica Fernandes, ha espresso con
chiarezza la contraddizione alla base della protesta: «ENI non è interessata
alla cultura, né sul palco né fuori dal palco». Dichiarazioni che riportano al
centro una domanda che il mondo della cultura italiana non può più eludere:
quale cultura si promuove quando un’istituzione accetta il sostegno di
un’azienda la cui attività è oggetto di profonde contestazioni sul piano
ambientale, politico e dei diritti umani?
La presa di parola degli autori e delle autrici al Festivaletteratura arriva a
trent’anni dalla nascita del Festival e si inserisce in una discussione che da
tempo attraversa il mondo della cultura e che riguarda un modello nel quale
istituzioni, festival e luoghi della cultura diventano parte di operazioni di
cultural washing: imprese coinvolte in controversie ambientali, sociali o
politiche cercano nel sostegno alla cultura prestigio, consenso e
legittimazione, mentre la cultura finisce per offrire loro un’immagine pubblica
separata dalle responsabilità e dalle attività dell’azienda.
Quello che quest’anno è accaduto a Mantova costringe l’organizzazione a
riconoscere che anche le scelte dei propri partner fanno parte dei valori che
un’istituzione culturale decide di rappresentare e che gli stessi partecipanti
al festival esigono che chi produce cultura non si senta estraneo alle
conseguenze delle proprie scelte di finanziamento e alle forme di legittimazione
che esse producono.
Lettera autrici FestivaletteraturaDownload
È anche a partire da questa consapevolezza che BDS Italia continuerà a
raccogliere adesioni alla lettera per chiedere a Festivaletteratura di non
rinnovare la sponsorizzazione di Eni e di adottare una politica chiara, pubblica
e trasparente sulle sponsorizzazioni, fondata su criteri etici e coerente con i
principi di giustizia climatica e rispetto dei diritti umani.
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