In Lombardia c’è stato il primo suicidio assistito gestito interamente dalla sanità pubblica

L'INDIPENDENTE - Thursday, August 27, 2026

Domenico Zuccarella, 59 anni, è la prima persona in Lombardia ad accedere al suicidio assistito con il completo supporto del Sistema sanitario regionale. A dare la notizia è stata l’Associazione Luca Coscioni, che seguiva l’uomo, affetto da sclerosi multipla secondariamente progressiva. Il caso è il terzo suicidio assistito nella regione e il secondo in Italia a essere interamente gestito dalla sanità pubblica, dalla fase di assistenza sanitaria alla fornitura degli strumenti necessari all’autosomministrazione del farmaco. Il percorso, tuttavia, è stato particolarmente lungo, come quello di diverse persone che hanno avuto accesso alla pratica. In Italia, infatti, non esiste ancora una legge che disciplini il suicidio assistito e l’eutanasia, mentre la disciplina attuale si fonda sulla sentenza 242/2019 della Corte costituzionale. La sentenza non stabilisce quando il suicidio assistito sia in generale attuabile, ma individua le condizioni in presenza delle quali non è punibile chi agevola l’esecuzione del proposito suicidario.

Il percorso che ha portato Domenico ad accedere al suicidio assistito è stato segnato da numerosi ostacoli. L’uomo aveva presentato la propria richiesta all’ASST Ovest Milanese l’8 novembre 2025, fa sapere l’Associazione Luca Coscioni. Dalla richiesta alla sua attuazione sono dunque trascorsi 290 giorni, il doppio rispetto ai termini previsti dalle linee guida regionali del 13 maggio 2026. «Dopo mesi di attesa, solleciti e diffide, il collegio legale di studio e difesa di Domenico aveva presentato a fine maggio un ricorso d’urgenza al Tribunale, chiedendo che la procedura fosse conclusa in tempi compatibili con la progressione della sua malattia e che, in caso di verifica positiva, venisse concretamente organizzata anche la fase attuativa».

Il ricorso ha fatto emergere che la commissione aveva concluso la propria relazione proprio nel mese di maggio, accertando la sussistenza dei requisiti indicati dalla sentenza Cappato per l’accesso al suicidio medicalmente assistito. La commissione aveva inoltre individuato i farmaci, i dosaggi e le modalità di autosomministrazione attraverso cui Domenico avrebbe potuto accedere alla pratica. «Il percorso si è infine concluso all’interno del Servizio sanitario regionale lombardo, non limitandosi alla verifica dei requisiti», fa sapere l’Associazione. «Il servizio pubblico ha organizzato anche la fase attuativa: il personale sanitario disponibile su base volontaria, il farmaco e la strumentazione necessari, la modalità di autosomministrazione compatibile con le condizioni di Domenico, l’assistenza sanitaria e il luogo nel quale esercitare la propria scelta». Il caso di Domenico è così diventato il primo in Lombardia e il secondo in Italia a essere interamente gestito dalla sanità pubblica; il primo era avvenuto a Trieste nel 2023.

Oggi l’accesso al suicidio assistito non è regolato da una legge nazionale, ma si fonda sulla cosiddettasentenza Cappato”, emanata dalla Corte costituzionale nel 2019 in seguito al caso Cappato-Dj Fabo. La sentenza individua i requisiti e la procedura da seguire affinché l’aiuto al suicidio non costituisca reato, successivamente integrati da un’ulteriore pronuncia. In primo luogo, la persona interessata deve presentare una richiesta di verifica delle proprie condizioni alla struttura sanitaria competente, che è tenuta ad accertare la sussistenza dei quattro requisiti necessari affinché l’aiuto al suicidio non sia punibile. La persona deve essere: capace di prendere decisioni libere e consapevoli; affetta da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che ritiene intollerabili; tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale; e pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli. I quattro requisiti devono sussistere contemporaneamente. Una volta accertata la loro presenza, la struttura sanitaria procede con la richiesta di un parere obbligatorio, ma non vincolante, del Comitato etico e definisce le modalità operative, compresi strumentazione, farmaco e modalità di autosomministrazione. Sulla base di questo quadro giuridico e di una proposta di legge elaborata dalla stessa Associazione Luca Coscioni, Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna hanno approvato leggi regionali volte a disciplinare le procedure di accesso alla pratica.

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