
In Lombardia è nata la prima rete dal basso per opporsi ai data center
L'INDIPENDENTE - Thursday, September 3, 2026I comitati nati in diversi territori contro la costruzione di nuovi centri di elaborazione dati hanno deciso di coordinarsi. Si sono riuniti nella Rete dei Comitati Cittadini Stop Data Center, che ha pubblicato il suo manifesto “Verso un movimento contro lo sviluppo irrazionale dei Data Center”. Il documento contiene le motivazioni delle mobilitazioni sorte in diversi territori lombardi, e in altre aree del Paese, accostando agli impatti ambientali e sociali il contesto economico e politico in cui i progetti si inseriscono. «Il nostro intento è quello di dare un quadro generale della situazione, e di illuminare questioni che sono comuni a tutti i progetti» si legge nel testo. Tra queste: inquinamento ambientale e acustico, consumo di suolo e di acqua, pressione sulla rete elettrica e aumento delle isole di calore.
Un data center è un edificio che ospita server, sistemi di archiviazione e apparati di rete, insieme agli impianti che li tengono in funzione senza interruzione: alimentazione elettrica ridondante, generatori di emergenza e sistemi di raffreddamento. I data center servono per sviluppare la potenza di calcolo richiesta dall’intelligenza artificiale, dalla digitalizzazione e dal commercio su internet. Il documento individua la ragione della concentrazione italiana nella posizione geografica, al centro dei corridoi digitali che collegano l’Europa con Israele, i Paesi arabi e l’India, e pone la domanda che attraversa tutte le vertenze locali: se un territorio è adatto, ne consegue automaticamente che debba diventare una delle principali aree di concentrazione europee? Sul tema la Regione Lombardia è stata la prima a dotarsi di una legge in materia che indirizza i nuovi impianti verso le aree industriali dismesse o degradate, con procedure semplificate e sconti sul contributo di costruzione per chi rispetta i criteri di localizzazione, efficienza idrica e recupero del calore di scarto. Le imprese possono comunque scegliere di costruire in aree diverse da quelle individuate come prioritarie dalla Regione, a condizione che versino un contributo di costruzione maggiorato del 50%.
Tra le criticità ambientali il manifesto dedica particolare spazio alle isole di calore, e su questo la letteratura scientifica si è mossa proprio nei mesi scorsi. Uno studio dell’Earth Observation group dell’Università di Cambridge di marzo 2026, ha analizzato migliaia di impianti nel mondo confrontando le misurazioni satellitari della temperatura superficiale con le medie degli ultimi vent’anni. Il risultato: dopo l’entrata in funzione di un data center la temperatura del suolo circostante aumenta in media di 2 gradi, con picchi fino a 9,1 gradi e un effetto misurabile a dieci chilometri di distanza. Gli autori chiamano il fenomeno «data heat island effect». Il capitolo sanitario ruota invece attorno ai generatori di emergenza. Definirli così, avverte il documento, non rende trascurabile il loro impatto: entrano in funzione proprio quando la rete salta, cioè in situazioni già critiche, producendo emissioni concentrate. Nel progetto del datacenter di Lacchiarella se ne contano 160, capaci secondo il comitato locale di immettere gas serra pari al 10 per cento delle emissioni dell’intera Milano. Ciò che la Rete dei Comitati Cittadini Stop Data Center richiede è una la valutazione cumulativa dell’impatto sanitario di più impianti nello stesso territorio. Più impianti significano più generatori, più raffreddamento, più rumore e maggiore esposizione della popolazione, e questo non emerge esaminando un progetto per volta.
A firmare le prime adesioni sono le decine di comitati nati in pochi mesi, da Ciarlasco a Rho, da Travagliato a Trezzano sul Naviglio, da Bollate al Casalasco e a Cremona, da Buscate ad Abbiategrasso, da Milano Sud a Magenta, da San Bovio a Peschiera Borromeo, fino a Colleferro alle porte di Roma. Diversi di quei comuni compaiono anche negli elenchi dei progetti dichiarati strategici. Le date delle manifestazioni autunnali sono già fissate. Il 12 settembre una mobilitazione diffusa con banchetti informativi sui territori, sabato 26 settembre un convegno regionale alla Sala Convegni dell’Arci di Milano (in via Bellezza 16) per la presentazione pubblica del movimento, sabato 10 ottobre alle 15 un presidio e una manifestazione regionale.
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