La Repubblica celebrata dalla Meloni non è quella del 2 giugno 1946

Pressenza - Tuesday, June 2, 2026

In occasione dell’80° anniversario della nascita della Repubblica, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha fatto un’affermazione importante: “dopo 80 anni dobbiamo chiederci che Repubblica vogliamo essere domani”.

Una frase che potrebbe esser stata pronunciata da uno statista: parole importanti, che lascerebbero presagire l’esplicitazione di una visione di quello che lei pensa debba essere la Repubblica del futuro, perché questo richiederebbe la responsabilità pubblica che ha assunto di fronte al Paese. 

Ma la frase di Meloni invece è morta lì. Nessuna visione, nessuna prospettiva. 

Non sapremo mai probabilmente quale sia la sua idea di “Repubblica di domani”. 

Quello che sappiamo, e stiamo sperimentando però, è quale sia la sua idea di Repubblica di questi 4 anni e mezzo di governo. 

La Repubblica in cui lei annovera a padre della patria l’estensore di ordini di fucilazione di partigiani, quale è stato Giorgio Almirante nella sua fase Repubblichina, e poi occulto facilitatore dello stragismo fascista di Stato, durante la sua direzione del Movimento Sociale Italiano.

La Repubblica che ha strutturato uno Stato securitario, oppressivo e poliziesco, perseguito inizialmente con il grottesco decreto “anti-raveparty”, e poi attuato con tutti i decreti sicurezza, fatti approvare in maniera obbediente alla sua maggioranza in Parlamento.

La Repubblica che copre la strage di Cutro, che riporta in Libia con un volo di Stato un torturatore e uno stupratore quale Usāma al-Maṣrī, che costruisce lager per migranti in Albania in accordo con l’autocrate rosso Edi Rama, censurati dalla legislazione europea, e che oggi ospitano più poliziotti italiani in villeggiatura che persone migranti.

La Repubblica che è tutt’ora complice e fiancheggiatrice del genocidio di Gaza, e asservita agli interessi geopolitici di Trump.

La Repubblica che in questi 4 anni e mezzo, ha abbandonato decine di migliaia di cittadini colpiti da luttuose alluvioni e catastrofi naturali a causa della crisi ecoclimatica. 

La Repubblica in cui le mafie, la corruzione pubblica e privata, senza alcun spargimento di sangue, operano come neanche riuscivano a fare durante la ‘stagione delle stragi’ e di Tangentopoli. 

La Repubblica dell’economia di guerra, del riarmo, della militarizzazione delle scuole e delle università, e del probabile ritorno alla leva militare obbligatoria. 

L’idea di Repubblica, con cui Meloni governa questo Paese, è concreta nella vita dei cittadini italiani, anche attraverso altre scelte che riguardano la sanità, la scuola, i diritti delle persone, specie quelle più fragili. 

La consapevolezza di questo concreto presente porta a concludere che, anche se lei la covi intimamente, la sua idea di ‘Repubblica di domani’ non avrà sicuramente niente a che vedere con i valori e le radici di quel 2 giugno 1946. 

Ci si augura solo che, quanto prima possibile, Meloni torni ad appartenere alla ‘Repubblica di domani’ da semplice cittadina, che onori per primo con il suo tempo, cosa che non ha mai fatto, quel valore che apre la Costituzione all’articolo 1.

Leonardo Animali