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Ecatombe silenziosa: 21 morti di lavoro in 4 giorni
di Carlo Soricelli (*). A seguire tre link di Radio Onda d’Urto. L’Italia è un bollettino di guerra Non è più un’emergenza, è una mattanza. I numeri del 2026 ci restituiscono una realtà agghiacciante: in soli quattro giorni abbiamo pianto 21 vittime. Superata la soglia dei 400 morti complessivi dall’inizio dell’anno, di cui ben 299 avvenuti direttamente sui luoghi di lavoro.
Morire di lavoro: un altro week-end di sangue
di Carlo Soricelli (*). Monitoraggio 17-18 Aprile. Nelle ultime 48 ore (venerdì e sabato) si è verificata un’impressionante sequenza di incidenti mortali. Il bilancio consolidato è di 13 vittime: 12 lavoratori deceduti direttamente sui luoghi di lavoro. 1 lavoratore deceduto “in itinere” (durante il tragitto casa-lavoro).   Nota: I dati potrebbero subire ulteriori incrementi nelle prossime ore a causa di
“This pact kills!”: ciclo di formazione gratuito sul nuovo Patto UE su migrazione e asilo
Spazio Stria, Open Gates, Mediterranea Padova e Clinica Popolare Azadî organizzano un ciclo di formazione gratuito sul nuovo Patto Europeo su Migrazione e Asilo. “Il Patto – scrivono le associazioni – rafforza un sistema di controllo, selezione, detenzione e rimpatrio ai danni delle persone migranti. Crediamo che conoscerne i contenuti sia una condizione fondamentale per rafforzare una rete plurale capace di opporsi alle violazioni dei diritti e dei principi di giustizia, uguaglianza e libertà che esso comporta”. Il ciclo formativo è strutturato con un evento inaugurale e successivi quattro incontri informativi: sarà uno spazio aperto per approfondire le implicazioni giuridiche, sociali e politiche di questa svolta normativa. Venerdì alle 10 aprile alle ore 18:30 si terrà l’evento iniziale ad accesso libero senza bisogno di iscrizione. La contestazione transnazionale del Patto europeo sulle migrazioni Ne parliamo con: * Ilaria Salis (Parlamento Europeo) * Laura Marmorale (Mediterranea Saving Humans) * Maurizio Veglio (ASGI) * Stefano Bleggi (Melting Pot) * Omid Firouzi Tabar (Università Ca’ Foscari) -------------------------------------------------------------------------------- IL CICLO DI FORMAZIONE – CALENDARIO Tutti gli incontri si svolgono presso lo Spazio Stria in Piazza Gasperotto, con possibilità di seguire online via Zoom. L’iscrizione è obbligatoria. mercoledì 22 aprile – Introduzione al Patto europeo + Regolamento Screening/Eurodac Con: Marco Ferrero (avvocato, Cadus), Lucia Gennari (avvocata, Asgi), Francesco Ferri (esperto, Action Aid) mercoledì 29 aprile – Regolamento Procedure e Paesi “sicuri” Con: Giovanni Barbariol (avvocato Asgi), Francesca Venturin (avvocata, Giuristi Democratici), Martina Tazzioli (Università di Bologna) mercoledì 6 maggio – Direttiva accoglienza, MSNA e vulnerabilità Con: Chiara Pernechele (avvocata, Comitato Diritti Umani Padova), Chiara Roverso (avvocata, Cadus), Enrico Gargiulo (Università di Bologna) mercoledì 13 maggio – Regolamento rimpatri Con: Martina Ramacciotti (avvocata, Asgi), Giulia Fabini (Università di Bologna), Alessio Giordano (giornalista, Altreconomia) La formazione è gratuita e aperta a tutte e tutti. Dopo l’evento inaugurale del 10 aprile, ad accesso libero, seguiranno 4 incontri a cui è possibile partecipare compilando il form di iscrizione. Form di iscrizione
Sondaggio: “Giovani e Guerre”. Un’indagine per conoscere il punto di vista dei vicentini
Pubblichiamo un interessante Report sulla restituzione dei risultati del questionario “Giovani e Guerre”, realizzato nell’ambito del progetto scolastico “L’Obbedienza non è più una virtù”, promosso dal Gruppo Scuole Disarmate Vicenza con il supporto dell’Associazione Oikos e presentato il 20 marzo presso l’ITIS “Rossi” di Vicenza. L’iniziativa ha riportato al centro dell’attenzione pubblica il punto di vista dei giovani vicentini di fronte ai conflitti armati, alla pace e al ruolo della scuola nell’educazione critica alle dinamiche della guerra. Il progetto nasce con un obiettivo preciso, in linea con quello dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, cioè contrastare la crescente narrazione che tende a presentare la guerra come inevitabile, o addirittura come soluzione legittima dei conflitti internazionali, e rafforzare invece nei giovani strumenti di riflessione, responsabilità personale e cittadinanza attiva. Nella dispensa del progetto si sottolinea infatti che la scuola deve restare uno spazio di libertà, pensiero critico e costruzione di un futuro di pace. Al questionario hanno risposto 1561 studenti e studentesse di 15 scuole superiori di Vicenza e provincia, offrendo un quadro ampio e significativo del sentire delle nuove generazioni su guerra, pace, servizio militare, informazione e ruolo delle istituzioni scolastiche. L’indagine è stata elaborata dal professor Giuseppe Pellegrini dell’Università di Trento, dalla professoressa Silvia Cataldi dell’Università La Sapienza di Roma e dalla dottoressa Irene Moresco. La rilevazione si è svolta tra il 18 novembre e il 24 dicembre 2025. Dal report emerge un forte stato di attenzione e preoccupazione: quasi il 70% degli intervistati si dichiara abbastanza o molto preoccupato per un possibile coinvolgimento dell’Italia in una guerra, mentre sulla possibilità di un conflitto globale prevalgono sentimenti di inquietudine e allarme. Uno degli elementi più rilevanti emersi dall’indagine riguarda il netto rifiuto dell’approccio militare come risposta ai conflitti. I dati mostrano infatti che, in caso di chiamata obbligatoria alle armi, soltanto il 35,1% dei rispondenti dichiara che si arruolerebbe, mentre la quota più alta, il 37,5%, afferma che sceglierebbe di fuggire all’estero. ANCHE RISPETTO AL SERVIZIO MILITARE VOLONTARIO, LE PERCENTUALI RESTANO CONTENUTE, MENTRE MOLTI RAGAZZI DICHIARANO DI NON RICONOSCERSI NÉ NELLA SCELTA MILITARE NÉ IN QUELLA DEL SERVIZIO CIVILE. UN ORIENTAMENTO CHE CONFERMA UNA DIFFUSA DISTANZA CULTURALE DEI GIOVANI DALLA GUERRA COME STRUMENTO DI SOLUZIONE DELLE CONTROVERSIE INTERNAZIONALI. Per gentile concessione del Gruppo Scuole Disarmate Vicenza, che ringraziamo, mettiamo a disposizione il Report in PDF per una lettura ed uno studio approfondito sul sentimento dei/delle giovani rispetto alla guerra e all’arruolamento. REPORT_PELLEGRINI_EVENTO_20260320Download Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
All’Istituto “E. Bari” di Badia Polesine (Rovigo) orientamento con la Folgore
Siamo nuovamente nella provincia di Rovigo, a Badia Polesine da cui arriva una segnalazione, all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, relativa all’ennesima presenza delle Forze Armate in una scuola, stavolta all’IPSIA “E. Bari”, istituto superiore a vari indirizzi. Come era già accaduto il 27 febbraio scorso in un’altra scuola (di cui abbiamo già scritto qui), la Brigata Folgore ha potuto inserirsi nell’orientamento in uscita delle e degli studenti. A promuovere l’incontro la docente referente per l’orientamento, figura introdotta, insieme a quella dei tutor, dall’anno scolastico 2023/24. Come ormai consuetudine, l’invito alla Brigata Folgore trova l’appoggio entusiasta delle autorità locali, del giornaletto Rovigo.news, dell’immancabile Graziano Maron che presiede l’Associazione Nastro Azzurro (decorato al valore militare). L’insegnante referente rende ragione del compenso assegnatogli con l’incarico (fino a oltre il doppio di uno stipendio medio di un docente) e promuove, come orientamento post diploma o dopo il biennio, la carriera militare, non una qualsiasi, ma niente meno che nella brigata più prestigiosa (e destrorsa) dell’Esercito. «Come folgore nel cielo…come nembo di tempesta», recitano il motto e l’inno dei paracadutisti. Fulmini e tempeste in tutti i luoghi di guerra, certo in funzione di supporto, anzi di peacemaking, sempre che ancora qualcuno voglia credere, dopo le sciagurate avventure degli anni Novanta e le attuali, che esistano le guerre umanitarie e la promozione della pace grazie alla presenza di forze armate. Del resto, i “folgoranti” in mimetica raccontano alle ragazze e ai ragazzi ben altro, segnalano l’eccellenza del loro lavoro, sottolineano la necessità di promuovere l’inconsueta carriera della Brigata, la «meno tradizionale […] poco conosciuta» dell’Esercito in generale. In Polesine, nella provincia di Rovigo ci sono circa 70.000 studenti e studentesse delle superiori da orientare. Così, dando ragione a Lewis Mumford, che equiparava l’arte della guerra al taylorismo e alla catena di montaggio (L. Mumford, La città nella storia, Castelvecchi 2013), annoto che in altri istituti superiori della provincia si va in visita all’hub di Amazon. Le catene di approvvigionamento, di stoccaggio, di distribuzione del colosso rappresentano un interessante contributo all’attuale cultura tecnologica, utilissima a chi studia negli ITIS. E, provo ad aggiungere, anche la carriera di management – presentata dal responsabile delle risorse umane di Amazon con entusiasmo – nasce con la mentalità del comando militare, anzi più propriamente alberga nel cuore stesso del nazismo (J. Chapoutot, Nazismo e management. Liberi di obbedire, Einaudi 2021). Forse a scuola, dopo questa visita, sarebbe stato interessante che si suggerisse ai ragazzi di vedere il film di Ken Loach Sorry We Missed You (2019) sull’infame carriera dei corrieri della grande distribuzione. Ma non sarebbe un suggerimento nello spirito delle indicazioni ministeriali fornite nei corsi per docenti orientatori. Mi sposto un po’ di lato e, visto che l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ha per scopo il contrasto alle guerre, cito una informazione pubblicata qui da il Fatto Quotidiano questo 24 marzo. Un’inchiesta, condotta da due giornalisti inglesi sugli italiani arruolati nell’Idf, le forze armate israeliane, come volontari, valuta ammontino a 828 le presenze, forse 1000, come riferì il Ministro Antonio Tajani all’indomani del 7 ottobre. Una notizia, rimossa a suo tempo, che riemerge ora, grazie all’accesso agli atti ai sensi del Freedom of Information Act. Anche questa è una carriera, in mancanza d’altro o nella convinzione di fare qualcosa di utile, grazie al quotidiano lavorio sulle coscienze giovanili di cui anche la scuola è responsabile. Ultimo, ma non ultimo, Enzo Bari, a cui è intitolata la scuola di Badia Polesine, era un partigiano, morto a 16 anni. Altra guerra, altri valori. Valori su cui si basa la nostra Costituzione. Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Aggiornamento del PdS di lungo periodo: illegittima la revoca fondata sulla residenza fittizia e sulla rivalutazione dei requisiti di rilascio
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto ha annullato il provvedimento del Questore della Provincia di Venezia del 18 febbraio 2025, con cui era stata rigettata l’istanza di aggiornamento del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo di cui era titolare un cittadino straniero presente in Italia da oltre quarant’anni e, contestualmente, era stato revocato tale titolo di soggiorno. Il Collegio ha ritenuto fondato il terzo motivo del ricorso patrocinato dall’Avv. Francesco Mason, ravvisando un’illegittima applicazione al permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo di criteri valutativi propri dei permessi di soggiorno ordinari, con conseguente violazione del regime giuridico speciale dettato dall’art. 9 del d.lgs. n. 286 del 1998. Il ricorrente, titolare sin dal 2011 del permesso in questione, aveva presentato in data 8 maggio 2024 un’istanza di aggiornamento del titolo. La Questura di Venezia aveva inviato, il 14 novembre 2024, un preavviso di rigetto fondato su tre circostanze: l’assenza di attività lavorativa protratta nel tempo; la mancanza di una fonte stabile di reddito o di pensione; la cancellazione dall’anagrafe comunale risalente al 2013, con indicazione della casa comunale come recapito. Con il provvedimento definitivo del 18 febbraio 2025, il Questore aveva poi disposto sia il rigetto dell’istanza di aggiornamento sia la revoca del permesso di soggiorno. Il Tribunale, con ordinanza cautelare, aveva già accolto la domanda di sospensiva e aveva sollecitato la Questura a rilasciare un permesso di soggiorno per attesa occupazione, poi effettivamente emesso il 23 maggio 2025. Il ricorrente si è rivolto al TAR per l’annullamento del provvedimento, ottenendo piena accoglienza nel merito all’udienza del 14 gennaio 2026. Il fulcro interpretativo della decisione ruota attorno alla corretta lettura dell’art. 9 del d.lgs. n. 286/1998. Il Collegio richiama anzitutto il comma 2, ai sensi del quale il permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo “attesta il riconoscimento permanente del relativo status” ed è soggetto a rinnovo automatico alla scadenza. Questa qualificazione normativa – che attribuisce al titolo una natura sostanzialmente stabile e tendenzialmente permanente – costituisce il presupposto logico e giuridico dell’intera motivazione. Su tali basi, il Tribunale afferma con nettezza il carattere tassativo del catalogo delle cause di revoca previsto dal comma 7 del medesimo articolo, specificando che tale catalogo “non è previsto il venir meno delle condizioni di cui al comma 1, ossia la disponibilità di un reddito non inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale e la continuità dell’iscrizione anagrafica, elementi che rilevano, invece, ai fini del rilascio del permesso di soggiorno ordinario“. Pertanto i requisiti di cui al comma 1 sono condizioni di accesso al titolo di lungo periodo, non presupposti di mantenimento in via permanente. Una volta acquisito lo status, il suo venir meno non è soggetto alle medesime condizioni che ne avevano consentito il rilascio, ma soltanto alle cause tassativamente elencate al comma 7. Ne consegue, nella valutazione del Collegio, che “il provvedimento impugnato è frutto dell’illegittima estensione, al permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo, di valutazioni proprie dei permessi di soggiorno ordinari“: una censura di eccesso di potere per erronea individuazione della norma applicabile. Particolarmente significativa, sotto il profilo pratico, è la parte della sentenza dedicata alla rilevanza dell’iscrizione anagrafica presso la casa comunale. Il Questore aveva ritenuto che tale circostanza – unitamente alla cancellazione dall’anagrafe dal 2013 – fosse sintomatica di una condizione di irreperibilità incompatibile con il mantenimento del titolo. Il Tribunale confuta questa impostazione su un duplice piano. Sul piano della qualificazione giuridica, osserva che “l’iscrizione anagrafica ha natura meramente certificativa e non coincide con l’accertamento della presenza effettiva sul territorio dello Stato, che può essere dimostrata aliunde“. Sul piano della legittimità dell’uso del recapito convenzionale, precisa che “l’utilizzo di recapiti convenzionali o l’assenza di una stabile abitazione non legittimano automaticamente una presunzione di irreperibilità o di assenza dal territorio nazionale, imponendo invece all’Amministrazione una verifica concreta e sostanziale della presenza effettiva e del radicamento dello straniero“. Il Collegio richiama inoltre un’ulteriore equiparazione già affermata dalla propria giurisprudenza: quella tra residenza fittizia presso la casa comunale e residenza anagrafica ai fini della concessione della cittadinanza italiana, istituto che – a differenza del permesso di lungo periodo – esige per legge l’iscrizione anagrafica come requisito. Ne deriva che la residenza fittizia non può essere svalutata nell’ambito più favorevole del soggiorno di lungo periodo. Sul piano fattuale, il Tribunale valorizza la circostanza che il ricorrente fosse reperibile presso una struttura della Caritas, avesse una presenza quarantennale sul territorio nazionale e risultasse iscritto all’anagrafe del Comune di Venezia al momento della decisione: elementi che dimostrano il radicamento in modo ben più pregnante della mera iscrizione formale. Il Tribunale esclude poi che la disoccupazione di lunga durata possa fondare autonomamente la revoca del permesso, richiamando giurisprudenza consolidata secondo la quale tale circostanza “non è di per sé idonea a sorreggere la legittimità di un provvedimento sfavorevole in materia di soggiorno” (T.A.R. Lombardia, Milano, Sez. IV, 12 marzo 2015, n. 695; Cons. Stato, Sez. III, 17 aprile 2018, n. 2286). Quanto alle segnalazioni e ai controlli di polizia menzionati nel provvedimento impugnato – compreso il deferimento per il reato di invasione di terreni ed edifici del 19 novembre 2024 – il Collegio ne esclude la decisività ai fini del giudizio di pericolosità, osservando che detti elementi sono “privi di riscontri in provvedimenti giurisdizionali o in misure di prevenzione adottate dall’autorità competente”. L’osservazione si inserisce nel solco dell’art. 9, comma 4, d.lgs. n. 286/1998, che richiede una pericolosità per l’ordine pubblico o la sicurezza dello Stato desumibile da elementi concreti, e non da mere segnalazioni prive di esito giudiziario. La sentenza ribadisce con chiarezza l’autonomia del regime giuridico del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo rispetto a quello dei permessi ordinari, precisa i limiti della funzione probatoria dell’iscrizione anagrafica in materia di immigrazione e circoscrive rigorosamente il perimetro del giudizio di pericolosità sociale rilevante ai fini della revoca. T.A.R. per il Veneto, sentenza n. 220 del 26 gennaio 2026
“ALLA RICERCA DI QUELLA DIGNITÀ, ORA PERDUTA, DEL LAGO DI GARDA”: IL CONVEGNO ORGANIZZATO DALLA FEDERAZIONE DEL FIUME CHIESE E DEL LAGO D’IDRO
Sabato 28 marzo, dalle 10 alle 13 all’Antica Cascina San Zago, in via dei Colli a Salò (BS), si svolgerà il convegno “Alla ricerca di quella dignità ora perduta del Lago di Garda”, organizzato dalla Federazione delle Associazioni che amano il fiume Chiese ed il suo lago d’Idro. Interverranno alla conferenza l’architetto Silvio Motta, curatore della rinaturalizzazione delle sponde del lago di Costanza, e l’ecologista Carlo Saletta. La Federazione del fiume Chiese e del lago d’Idro ha invitato anche una lunga serie di esponenti istituzionali interessati dalla vicenda: i sindaci e i consiglieri dei comuni del Garda, la direttrice dell’Autorità di bacino Garda-Idro e il Prefetto di Brescia. “Sentiremo cos’hanno da dire i sindaci che avranno l’onestà intellettuale di voler intervenire”, dichiara su Radio Onda d’Urto Gianluca Bordiga, esponente della Federazione e organizzatore del convegno. La presentazione del convegno su Radio Onda d’Urto con Gianluca Bordiga, della Federazione delle Associazioni che amano il fiume Chiese ed il suo lago d’Idro. Ascolta o scarica.
March 25, 2026
Radio Onda d`Urto
«Seconda generazione, Prima destinazione»
C’è un modo di imparare che non passa solo dai libri, ma dalle relazioni, dalla creatività e dalla possibilità di raccontarsi. È da questa consapevolezza che nasce il progetto di Quadrato Meticcio (QM) 1, associazione sportiva dilettantistica attiva dal 2012 nel quartiere Palestro, dove il doposcuola è diventato negli anni molto più di uno spazio educativo: un laboratorio di espressione, crescita e condivisione. Qui, scrivere insieme e imparare insieme significa anche divertirsi, sperimentare linguaggi nuovi, trovare nella musica e nella parola strumenti per conoscersi e riconoscersi. Non è la prima volta che la scrittura e il rap diventano veicoli di unione: già in passato, queste pratiche hanno permesso ai ragazzi e alle ragazze del doposcuola di costruire ponti tra esperienze diverse, trasformando le differenze in ricchezza. Da questo percorso nasce il video-clip realizzato per il concorso nazionale “Il razzismo è una brutta storia. Cambiamola insieme”. Un lavoro che ha offerto ai giovani del quartiere Palestro qualcosa di fondamentale: la possibilità di guardare al proprio rione con occhi nuovi, ribaltando una narrazione troppo spesso schiacciata sull’idea di degrado. Seguiti dalla videocamera, i ragazzi e le ragazze hanno attraversato le strade del quartiere a testa alta. Per una volta, non come oggetto di sguardi esterni o stereotipi, ma come protagonisti della propria storia. Fier* delle proprie case, dei propri legami, dei luoghi in cui crescono. Il cuore del progetto è la canzone “Seconda generazione, Prima destinazione”, frutto di un lavoro collettivo di scrittura e registrazione. Attraverso le parole e il ritmo, emergono le esperienze vissute: il razzismo istituzionale, gli insulti quotidiani, le micro aggressioni che segnano la crescita. «Tra sorrisi e momenti di leggerezza – sottolinea QM – nascono legami tra chi condivide ferite simili: la marginalità sociale, la percezione di essere cittadini di serie B perché provenienti dalle case popolari, la dualità delle proprie identità. Insieme abbiamo capito di essere molto di più delle etichette che ci vengono assegnate». Durante questo percorso, prende forma una consapevolezza condivisa: un’identità non cancella l’altra. Essere figli e figlie di più culture non è una frattura, ma una ricchezza. Due storie, due mondi, che si intrecciano generando nuove forme di appartenenza. Tra sorrisi e complicità nascono legami profondi, soprattutto tra chi condivide esperienze simili: la marginalità sociale, lo stigma legato alle case popolari, la sensazione di essere considerati cittadini di serie B. Insieme, però, emerge una verità diversa: si è molto più delle etichette che vengono assegnate. Il valore di questo lavoro è stato riconosciuto anche a livello nazionale: il video-clip ha vinto il primo premio nella categoria Pionieri. Un riconoscimento che non riguarda solo il prodotto finale, ma il processo collettivo che lo ha reso possibile. Essere definiti “pionieri” assume allora un significato profondo. Quadrato Meticcio, insieme ai giovani del rione, rivendica questo ruolo come responsabilità e prospettiva: resistere allo spopolamento e ai processi di gentrificazione, continuare a vivere e trasformare il quartiere dall’interno, senza esserne espulsi. Per questo il lavoro non si ferma. Come pionieri e nuove generazioni, il percorso nel rione Palestro continua, giorno dopo giorno. 1. Per scoprire di più sulla storia dell’ASD Quadrato Meticcio visita questa pagina ↩︎
Asilo impossibile: il TAR Veneto condanna la strutturale inaccessibilità al diritto di asilo nelle Questure di Vicenza e Venezia
I tempi di formalizzazione delle domande di protezione internazionale presso le Questure di Venezia e Vicenza hanno superato in modo significativo e reiterato il termine di legge, ragion per cui si configura una disfunzione organizzativa non occasionale, bensì strutturale. E sono le scelte organizzative interne all’Amministrazione ad aver determinato tale qualificata inefficienza. È questo che afferma il TAR Veneto, Venezia, in due importanti sentenze del 18 marzo 2026, n. 616 e n. 617, con le quali il Collegio giudicante rompe il muro dietro cui le Questure e il Ministero dell’Interno si trincerano da anni per non risolvere l’inefficiente e dannosa gestione delle procedure relative alle domande di protezione internazionale. Il TAR, con due pronunce senza precedenti, ribalta il rapporto di forza tra le Questure, il Ministero e le persone straniere richiedenti asilo, condannando le amministrazioni al ripristino di una funzione amministrativa così delicata come quella relativa all’accesso e allo svolgimento della procedura di riconoscimento della protezione internazionale, ma anche stigmatizzando l’inerzia dell’Amministrazione centrale e l’insufficienza di riscontro probatorio delle Amministrazioni periferiche.  I ricorsi collettivi contro le Questure di Venezia e Vicenza, accusate di ritardi sistematici nell’accesso alla procedura di protezione internazionale, presentati il 7 marzo 2025 da ASGI, Emergency, Lungo la Rotta Balcanica e CADUS contro la Questura di Venezia e da ASGI e CADUS contro la Questura di Vicenza, con il sostegno di Casa di Amadou, Oxfam Italia e Spazi Circolari, sono stati accolti.  Le sentenze, dopo aver affermato la piena legittimazione delle Associazioni ricorrenti (per la prima volta la class action pubblica è stata presentata solo da associazioni e non anche da singole persone straniere), sulla base delle condizioni rappresentate negli atti di causa e in sede di discussione, hanno accertato che: i termini di legge sono sistematicamente violati e lo sforzo organizzativo ragionevolmente esigibile dall’Amministrazione è inidoneo e insufficiente anche avendo riguardo alle risorse di cui la stessa p.a. dispone. E da tale disorganizzazione strutturale derivano danni e conseguenze inaccettabili per le persone richiedenti asilo, messe sotto scacco da un sistema che non funziona e, rispetto al quale, anche a valle di un’articolata ordinanza istruttoria adottata dal TAR, le risposte fornite dalle Questure sono state insufficienti, prive di prove documentali, e comunque sconfessate dalle prove fornite dalle ricorrenti. Il TAR non manca di condannare senza mezzi termini il Ministero dell’Interno che, invece, non ha fornito in giudizio alcun riscontro alle ordinanze istruttorie, volte in particolare ad ottenere dati comparativi delle condizioni in cui versano le altre Questure sul territorio italiano nella gestione dei medesimi procedimenti. “Si tratta di una disfunzione che, incidendo su diritti fondamentali della persona, sarebbe stata tollerabile se l’Amministrazione avesse provato, in modo circostanziato e documentale, che il mancato rispetto del termine dipende da fattori non fronteggiabili mediante misure organizzative ragionevolmente esigibili”. Tale prova, come evidenziato dalle avvocate e dagli avvocati del collegio difensivo, è assolutamente mancata. Tuttavia, il TAR ha anche chiarito che a fare da contro altare alla mancata o insufficiente prova fornita dalle amministrazioni, sono occorsi i numerosi riscontri resi dalle Associazioni, che, forti del sostegno reciproco, hanno documentato, con chiarezza e meticolosità, l’insostenibile condizione in cui versano i richiedenti asilo, costretti ad attendere tempi lunghissimi per accedere a quello che è un diritto fondamentale e a subire le dannose conseguenze di tale inefficienza. Ma al TAR Veneto non è bastato accertare l’inefficienza strutturale delle Questure di Venezia e Vicenza. Quello che affermano queste due pronunce (al di là delle differenze legate alle condizioni proprie di ciascuna amministrazione) è che sono proprie le scelte fatte (e soprattutto non fatte) dalla p.a. a dimostrare che: “l’assetto organizzativo prescelto non è calibrato per assicurare, con continuità, il rispetto degli stringenti termini di legge”. E non ci si può nascondere dietro mere affermazioni di carenza di risorse ed in particolare di carenza di personale per giustificare una condizione che pregiudica quotidianamente i diritti delle persone straniere richiedenti asilo, perché, si afferma: “Diversamente opinando, l’effettività del termine previsto all’art. 26, comma 2-bis, del d.lgs. n. 25/2008, finirebbe per essere subordinata a scelte organizzative discrezionali dell’Amministrazione, con conseguente svuotamento della portata precettiva della norma e compromissione della tutela dei diritti fondamentali dei richiedenti protezione internazionale”. NIENTE SCUSE (perché senza prove non può che parlarsi di scuse rispetto a quanto riferito dalle Questure): i miglioramenti, gli efficientamenti, le soluzioni sono possibili (dell’impossibilità dovrebbe essere fornita prova concreta afferma il TAR) e lo dimostrano le stesse Questure che, dopo la diffida presentata prima dei ricorsi, hanno comunque dato luogo a miglioramenti, giudicati comunque insufficienti, non strutturali e tardivi.  Completa il quadro definito dal TAR, il riferimento, segnalato dalle ricorrenti, ad un’importante circolare del Ministero dell’Interno prot. n. 77903 del 12 settembre 2024 dalla quale “emerge come la stessa Amministrazione centrale abbia espressamente riconosciuto, su scala nazionale, la presenza di ritardi e criticità nella gestione delle procedure relative alla protezione internazionale, evidenziando la necessità di adottare modelli organizzativi più efficienti, mediante una più razionale distribuzione delle risorse, una semplificazione delle procedure e un miglioramento dell’accessibilità dei servizi”. La condanna è netta e declinata in un’ottica di: riduzione progressiva dei tempi; smaltimento dell’arretrato, e ripristino di “una gestione efficiente del procedimento di presentazione delle domande, facilitando l’accesso degli interessati agli uffici della Questura e garantendo la tempestiva raccolta delle manifestazioni di volontà di richiedere la protezione internazionale”, nel termine assegnato di novanta giorni dalla pubblicazione della sentenza. Con l’avvertenza del TAR che: “Eventuali interventi più specifici potranno essere adottati soltanto nel successivo giudizio di ottemperanza (art. 5 del d.lgs. n. 198/2009), qualora l’Amministrazione non dia spontanea attuazione al dictum contenuto nell’eventuale sentenza di accoglimento”. Queste pronunce aprono un varco, anche e soprattutto in termini di replicabilità, nell’oblio che negli anni ha generato la mala gestio dei procedimenti di asilo in tutto il territorio italiano, cui, purtroppo, sembrava quasi essersi abituati, al punto che le richieste di efficientamento parevano esorbitanti pretese senza possibilità di riscontro. Alla negazione dei diritti non ci si può abituare: Nei tempi bui si canterà? Sì, ancora si canterà.  Sentenza n. 616 del 18 marzo 2026 (relativa alla Questura di Vicenza) Sentenza n. 617 del 18 marzo 2026 (relativa alla Questura di Venezia)
ELEZIONI REGIONALI: CROLLO VERTICALE DELL’AFFLUENZA, IN VENETO – 17%. TRA I POCHI CHE VOTANO, SI CONFERMANO LE MAGGIORANZE USCENTI
Chiuse le urne, lunedì 24 novembre, per le elezioni regionali in Veneto, Campania e Puglia. Nessuna sorpresa: vantaggi siderali, a spoglio in corso, per Stefani (Lega e destre, al 61%) in Veneto, De Caro (Pd con campo largo, addirittura di poco sotto il 70%) in Puglia e Fico (M5S, con campo largo, 59%) in Campania. Competizioni elettorali scontate fin dall’inizio, queste elezioni regionali, e caratterizzate da un crollo verticale dell’affluenza: alle urne il 42% in Puglia (-15%), il 44% in Campania (-12%), meno del 45% in Veneto, quasi – 17% per quanto riguarda il NordEst. Sul fronte del voto politico, in Veneto Lega e Fdi attendono di sapere chi sarà primo (il Carroccio pare avanti), ponendo così la propria ipoteca sul prossimo candidato alle Regione nella vicina Lombardia, in calendario nel 2028. Sempre a destra Fdi saldamente in testa in Puglia, mentre in Campania il margine tra meloniani e Fi, in crescita, è risicato, nell’ordine di un punto percentuale. Nel centrosinistra Pd ampiamente primo partito ovunque. Sulle altre liste e su chi entrerà o meno in Consiglio regionale è necessario ancora attendere: lo scrutinio reale è ancora bel al di sotto del 50%. Ancora Regionali, fuori dalle principali coalizioni. In Veneto boom (è sopra il 5%) di Riccardo Szumski, medico che si autodefinisce “freevax”, radiato dall’Ordine ai tempi del Covid (disposizione contro cui ha presentato ricorso, non ancora terminato) e ora a capo di “Resistere Veneto”. A sinistra del campo largo, in Puglia e Campania si presentavano due coalizioni alternative; Puglia pacifista e popolare (Potere al Popolo, Risorgimento Socialista e Pci), candidava Ada Donno, insegnante salentina e della segreteria nazionale PCI, data all’1%. In Campania Giuliano Granato, candidato presidente di Campania Popolare – Potere Al Popolo, Rifondazione Comunista, Pci – è dato attorno al 3%, una cifra che – se confermata – consentirebbe l’ingresso in Consiglio Regionale. Per seguire lo spoglio in tempo reale clicca qui. A urne chiuse, ma a spoglio ancora in corso, su Radio Onda d’Urto abbiamo raccolto 3 commenti, uno per Regione: * Sul voto in Veneto Beppe Caccia, compagno, già amministratore locale e oggi impegnato in Mediterranea Saving Humans. Ascolta o scarica * Sul voto in Puglia Bobo Aprile, compagno e storico esponente pugliese della Confederazione Cobas. Ascolta o scarica * Sul voto in Campania Ugo Rossi, docente al Gran Sasso Institute e collaboratore di Napoli Monitor. Ascolta o scarica  
November 24, 2025
Radio Onda d`Urto