Tag - somalia

SOMALIA: SCONTRI ARMATI DOPO IL POSTICIPO DELLE ELEZIONI. LA POPOLAZIONE IN STATO DI POVERTÀ ASSOLUTA TRA CLAN, INDIPENDENTISMO E JIHAD
Gli scontri armati a Mogadiscio, Somalia, si sono conclusi con almeno 20 morti e quasi 200 feriti, mentre circa 13mila famiglie hanno dovuto abbandonare i quartieri dove si stava combattendo. I combattimenti nella capitale somala sono dilagati il 3 e 4 giugno, in particolare tra le forze locali e le milizie legate all’opposizione, a seguito dell’estensione di almneno un anno del mandato presidenziale di Hassan Sheikh Mohamud, congelando il voto in programma entro il 2026. La crisi è precipitata quando le forze governative hanno tentato di smobilitare con la forza le milizie private fedeli a due pesi massimi dell’opposizione: l’ex presidente Sharif Sheikh Ahmed e l’ex primo ministro Hassan Khayre. Il posticipo delle elezioni ha anche riacceso le tensioni sulla ribalta jihadista degli Shabaab, che controlla circa un terzo del paese, le pulsioni autonomiste di Somaliland (riconosciuta da Israele) e Puntland e l’intreccio più generale di tensioni che domina il Corno d’Africa. In tutto questo, a farne le spese è sempre la popolazione. In Somalia attualmente circa 6 milioni di persone soffrono di insicurezza alimentare acuta e 1,88 milioni di bambini necessitano di cure immediate. Una profonda crisi interna che contrasta in modo stridente con la crescente rilevanza geopolitica che la Somalia ha assunto nello scacchiere internazionale. Affacciata sul Golfo di Aden e sulle rotte commerciali cruciali che conducono al Mar Rosso. L’intervista a  Massimo Alberizzi, direttore del quotidiano online Africa Express, ex corrispondente storico dall’Africa. Ascolta o scarica
June 8, 2026
Radio Onda d`Urto
Sul colonialismo italiano
-------------------------------------------------------------------------------- Milano 2019, vernice rosa sporcata da una statua dedicata a Indro Montanelli, fascista -------------------------------------------------------------------------------- Mercoledì 27 maggio sera ho seguito il programma di La7 “Una giornata particolare”. Ero molto curioso e attento nel capire come la storia del colonialismo italiano venga ancora oggi raccontata nel 2026. Cercavo di capire dove mi avrebbe portato questa storia nera del fascismo e del mito dell’“italiani brava gente” nel Corno d’Africa, e cosa ne rimanga ancora oggi. Ho capito tre cose che confermano il mio pensiero sui giornalisti italiani e sulla politica italiana, dalla sinistra alla destra. La prima è che molti italiani, soprattutto politici e presidenti di questi tempi, continuano a credere che “gli italiani siano stati brava gente in Africa”, che abbiano fatto solo opere buone e che quindi non ci sia bisogno di chiedere scusa. La seconda è che i giornalisti, a loro volta, si adattano sempre alla situazione politica del momento e non sono mai abbastanza onesti nel raccontare il genocidio compiuto dai fascisti italiani, che causò la morte di decine di migliaia di civili etiopi, eritrei, somali e libici. La terza cosa riguarda il Corno d’Africa: finché noi somali, etiopi ed eritrei resteremo divisi, e finché i governi italiani continueranno a non prendere seriamente la questione del colonialismo italiano nel Corno d’Africa, sarà difficile arrivare alla verità. Non sono uno storico né un esperto della materia, ma so che il mio Paese, la Somalia, nonostante sia tra le vittime del colonialismo, viene ancora trattato come una parte marginale della storia, dove le tracce del colonialismo e le sue vittime diventano quasi fantasmi. Conosco i racconti di mio nonno Ali, che parlava di suo padre, Omar Aboki Maxaad (Waliyow), mio bisnonno. Fu tra i civili e i ribelli durante le “pacificazioni”. Fu anche tra i primi a parlare italiano in Somalia. Non so con certezza quale fosse il suo ruolo, ma i racconti tramandati nella mia famiglia e il diario scritto in italiano da mio nonno parlano di torture, repressioni e situazioni terribili causate dai militari fascisti italiani. Soltanto in Somalia per 71 anni, dal 1889 al 1960 morirono migliaia di civili e tanti combattenti della resistenza somala guidata dal Sayid Mohammed Abdulle Hassan. Durante il genocidio – quando in Etiopia tra il 1936 e il 1941 venivano uccisi decine di migliaia di civili etiopi – la Somalia veniva usata come base militare per invadere l’Etiopia. E poi ci sono le migliaia di vittime del canale Keli Assale o Keli Asaylow, dove centinaia di somali venivano usati per attraversare il canale. Ancora oggi non esistono informazioni precise né tracce sul numero reale delle vittime. Senza parlare di tutto ciò che accadde durante la resistenza: qualcuno sa dire quante persone morirono nel crollo della diga e dei canali di Genale, sul fiume Basso Scebeli (Webi Shabelle)? Il termine somalo “Ma dhamaato” (madamato) significa letteralmente “qualcosa che non ha fine” o “che non finisce”, poiché è composto da “Ma” (Non) e “Dhammaad” (Fine o termine). Di conseguenza, il significato completo della frase indica una ferita o una situazione che non si conclude mai. Il modo in cui questo fenomeno viene presentato nella trasmissione non corrisponde assolutamente alla realtà storica: all’epoca, una bambina di dodici anni non si sposava per scelta. La verità è che i militari fascisti prendevano queste bambine con la forza. Se Indro Montanelli e molti altri ufficiali hanno abusato ripetutamente di dodicenni eritree, etiopi o somale, non si è trattato di matrimonio, ma di pura pedofilia. All’epoca molte famiglie non ne parlavano, e ancora oggi la comunità non considera affatto quelle unioni come matrimoni. Come dice la parola stessa, “Ma dhamaato” è qualcosa che non finisce: gli abusi e le violenze subiti da moltissime donne e bambine sono fatti storici documentati. Lo testimoniano ancora oggi le numerose fotografie dell’epoca che ritraggono queste donne nude, i cui sguardi non mostrano alcuna felicità. Siamo ancora molto lontani dalla verità, e solo attraverso una narrazione onesta si può decostruire questa pagina buia della storia italiana. Finché l’Italia non riconoscerà davvero i propri crimini e i propri errori, il Corno d’Africa continuerà a essere una zona di instabilità politica. Verità e giustizia per il Corno d’Africa. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Sul colonialismo italiano proviene da Comune-info.
June 4, 2026
Comune-info
Una cella. Per due donne: Sadia è somala e…
… sta dentro una prigione mentre l’altra è in Italia dove comanda. di Alessandro Ghebreigziabiher (*)   C’era una volta una cella. Una cella africana. Anzi, no: italiana. Di nome e di fatto, ovvero fattura, costruita durante l’epopea colonialista nostrana nel Corno d’Africa prima di diventare “neo”, “post” o come altro si possa definire quel che accade oggi. Oggi, già.
Giorgio Marincola: «patria significa libertà e giustizia».
di Bruno Lai 4 maggio 1945: Giorgio Marincola muore combattendo per la libertà dell’Italia. Con l’insurrezione generale del 25 aprile del 1945, l’Italia dovrebbe essere liberata dall’occupante tedesco e dai criminali fascisti. Ma non è così dappertutto. Entro il 1° maggio quasi tutta l’Italia settentrionale è liberata grazie al coraggioso sacrificio dei patrioti antifascisti, i partigiani dei diversi orientamenti politici.
Ancora sulle Afriche immaginarie degli occidentali
La recensione di Louis Perz (*) a due libri recenti di Alberto Magnani e di Matteo Giusti     Interessante mettere a confronto questi due libri. Il primo potremmo iscriverlo al filone dell’afro-ottimismo: sottotitolo «Istantanee da un continente che cambia», l’autore lavora al quotidiano Il Sole-24 ore. Il secondo oscilla tra l’afro-pessimismo e i luoghi comuni: il sottotitolo spiega così
Somalia, l’ aumento dei prezzi del carburante minaccia l’assistenza sanitaria
In alcune aree il carburante è introvabile: i pazienti non riescono a raggiungere gli ospedali In tutta la Somalia, i prezzi del carburante hanno subito un forte aumento in seguito all’escalation del conflitto in Medio Oriente, facendo impennare i costi dei trasporti e dei generi alimentari e rendendo più costoso, più lungo o più difficile per le persone accedere alle cure mediche essenziali. In un paese già colpito dalla siccità e da molteplici criticità sanitarie, Medici Senza Frontiere (MSF) avverte che l’aumento dei costi potrebbe avere un impatto devastante sull’accesso all’assistenza sanitaria di base per milioni di persone ed esorta le organizzazioni non governative (ONG) e la comunità internazionale a rafforzare la loro presenza nel paese. In alcune zone il carburante scarseggia o è irreperibile, il che rende più difficile per i pazienti raggiungere gli ospedali, e per gli stessi ospedali rimanere operativi. Per esempio, nel mese di marzo MSF ha speso il 20% in più rispetto a febbraio per acquistare il carburante necessario a mantenere attivi i servizi ospedalieri. Le strutture di MSF a Baidoa e Mudug sono tra le poche strutture sanitarie funzionanti che offrono assistenza medica gratuita. I nostri team stanno assistendo all’arrivo di bambini in condizioni critiche dopo viaggi di centinaia di chilometri, poiché i pazienti spesso percorrono lunghe distanze per cercare cure. Con l’impennata dei prezzi del carburante, questi viaggi stanno diventando insostenibili per molte famiglie e i costi di trasporto rappresentano già un ostacolo per raggiungere gli ospedali. “Abbiamo rimandato il viaggio perché non potevamo permetterci le spese di trasporto” racconta Halima Omar, paziente di 33 anni, presso l’ospedale regionale di MSF a Mudug. Suo figlio Muscab, di 45 giorni, è nato con una grave malformazione congenita, e aveva bisogno di cure di follow-up in seguito a un’operazione chirurgica salvavita. “Sono venuta qui perché i servizi sono gratuiti e non è richiesto alcun pagamento”, dice Halima, “altrimenti, non avrei potuto accedere alle cure per mio figlio.” Halima e suo figlio Muscab hanno viaggiato per 12 ore per raggiungere l’ospedale; il viaggio da Mayla, una zona rurale nella regione di Nugal, è costato 75 dollari, una somma che Halima ha impiegato molto tempo a racimolare. “È diventato molto più costoso rispetto a prima e molte persone sono ora costrette a percorrere lunghe distanze a piedi solo per accedere all’assistenza sanitaria”. Halima aggiunge che ci sono state occasioni in cui aveva bisogno di cure mediche ma non ha potuto affrontare il viaggio perché non aveva i soldi per il trasporto. A Baidoa, MSF ha osservato un aumento del 25% del prezzo locale del carburante, passato da 1,20 a 1,50 dollari statunitensi al litro. I costi del trasporto dell’acqua con autocisterne sono aumentati del 40% all’interno della città, passando da 50 a 70 dollari a viaggio. A Mudug, il carburante è aumentato del 33%, passando da 0,75 a 1,00 dollaro al litro, e i costi dei trasporti locali sono aumentati del 50%. In entrambe le località sono previsti aumenti del prezzo dell’elettricità con l’adeguamento delle bollette al mercato. Per le comunità assistite dai nostri team, nonché per le strutture più piccole e per gli operatori sanitari locali privi di un budget istituzionale in grado di assorbire lo shock, l’impatto dovrebbe essere ben peggiore, soprattutto perché l’aumento dei prezzi del carburante fa lievitare il costo del trasporto di forniture mediche e altri beni essenziali, rendendo più costosa la fornitura di assistenza sanitaria. “Il carburante sta diventando scarso e inaccessibile, e a farne le spese sono i nostri pazienti: madri che non riescono a raggiungere il reparto di maternità, bambini che non arrivano mai al centro di alimentazione”, afferma il dott. Elshafie Mohammed, rappresentante di MSF in Somalia. Le difficoltà non si limitano al carburante. La Somalia importa quasi tutte le forniture mediche e umanitarie essenziali, e i magazzini regionali di molte organizzazioni si trovano in Medio Oriente. Le interruzioni prolungate delle rotte marittime e aeree potrebbero ritardare di mesi la fornitura di medicinali salvavita, di alimenti per combattere la malnutrizione e di attrezzature. La Somalia si trovava già in condizioni disastrose prima che i prezzi del carburante raggiungessero il livello più alto degli ultimi anni. Oltre 6.5 milioni di persone, quasi 1 somalo su 3, sono in condizioni di grave insicurezza alimentare. Più di 1.84 milioni di bambini sotto i 5 anni sono a rischio malnutrizione acuta. Nel 2025, i team di MSF a Baidoa hanno registrato un aumento del 42% dei ricoveri per malnutrizione acuta grave rispetto al 2024; a Mudug, i ricoveri sono aumentati quasi del 60% nello stesso periodo. La Somalia importa circa il 90% del proprio cibo e i prezzi dei generi alimentari di prima necessità erano già in aumento prima dell’ultima crisi. Con le interruzioni delle spedizioni globali che fanno lievitare i costi, le famiglie fanno fatica a permettersi sia il cibo che il trasporto necessario per raggiungere le strutture sanitarie. Lo shock dei prezzi del carburante aggrava la situazione di un sistema sanitario già sull’orlo del collasso. Dall’inizio del 2025, più di 200 strutture sanitarie e nutrizionali hanno chiuso in tutta la Somalia a causa di un drastico taglio ai finanziamenti umanitari. “Le comunità somale non possono permettersi che la risposta umanitaria rallenti in questo momento” afferma il dott. Mohammed. “Ogni organizzazione che opera qui deve intensificare i propri sforzi e la comunità internazionale deve garantire che le risorse necessarie siano disponibili per mantenere attiva tale risposta. Senza un’azione collettiva immediata, le persone perderanno l’accesso all’assistenza sanitaria di cui hanno disperatamente bisogno e non avranno nessun altro a cui rivolgersi”. A Baidoa e Mudug, MSF supporta gli ospedali, gestisce cliniche mobili e sta conducendo un intervento di emergenza per la siccità. A gennaio e febbraio 2026, le strutture e i team mobili supportati da MSF hanno effettuato 42.765 visite ambulatoriali per bambini e adulti, di cui 13.379 per bambini sotto i 5 anni. Nello stesso periodo, le équipe di MSF hanno sottoposto a screening per la malnutrizione 17.133 pazienti, ricoverando 4.564 bambini gravemente malnutriti in centri di alimentazione terapeutica ambulatoriali e ospedalieri. Inoltre, i team di MSF hanno risposto all’attuale siccità nel paese, fornendo oltre 32 milioni di litri di acqua potabile, ripristinando 2 pozzi e distribuendo 1.050 kit igienici e taniche per l’acqua alle famiglie sfollate. Medici Senza Frontiere, Via dei Caudini 2, Roma, 00185 IT Roma Ufficio Stampa www.medicisenzafrontiere.it/sala-stampa/      Medecins sans Frontieres
March 28, 2026
Pressenza
Presentazione del libro Valeria Deplano, Alessandro Pes, Storia del colonialismo italiano
Oggi, venerdì 27 marzo 2026, a Cagliari, ore 18:00, presso l’Istituto “Sandro Pertini”, un incontro organizzato dal CESP con gli autori Valeria Deplano e Alessandro Pes per riflettere su un passato che continua a interrogare il nostro presente. Cosa resta oggi dell’esperienza coloniale italiana? È possibile rintracciare i segni di quella stagione non solo nei libri di storia, ma nelle