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Ruspe contro i poveri
IL MOVIMENTO PER IL DIRITTO ALLA CASA IN SPAGNA MA ANCHE LA VICENDA DI SPIN TIME E LE PROTESTE DEGLI UNIVERSITARI IN ITALIA HANNO APERTO UNA CREPA NELLA POLITICA ISTITUZIONALE. CHE LE CITTÀ OVUNQUE SIANO SEMPRE PIÙ SPESSO TERRENO DI CACCIA PER SPECULATORI E CHE LA VITA DI OGNI GIORNO DI TANTE PERSONE COMUNI SIA DEVASTATA, LO DIMOSTRA ANCHE LA CRISI GRAVISSIMA CHE IN QUESTI GIORNI VIVONO, LONTANO DAI RIFLETTORI DEI GRANDI MEDIA, DIVERSI QUARTIERI DI MOGADISCIO CON MIGLIAIA DI DEMOLIZIONI IN CORSO. LE OPERAZIONI SEGUONO UN PROTOCOLLO BRUTALE: DA MEZZANOTTE IN POI, BANDE ARMATE DI ASCE E COLTELLI FANNO IRRUZIONE NELLE ABITAZIONI, TERRORIZZANDO I RESIDENTI, PRIMA DELL’ARRIVO DEFINITIVO DEI BULLDOZER. LE DENUNCE DELLA CAMPAGNA NAZIONALE #HANTIDAQARANKA EVIDENZIANO UN DATO SCIOCCANTE: IL 99% DEI TERRENI DI UTILITÀ PUBBLICA E DEI BENI DEMANIALI STORICI A MOGADISCIO È STATO INDEBITAMENTE SOTTRATTO O VENDUTO A PRIVATI. INTANTO IL PAESE È COSTRETTO A FARE CONTI CON UNO STALLO DELLA POLITICA (IL GOVERNO DI MOHAMUD GODE PERÒ DEL SOLIDO APPOGGIO DI ERDOGAN), UN SISTEMA SANITARIO FRAGILISSIMO, VIOLENTI CONFLITTI REGIONALI DOVE INTERVENGONO MERCENARI COLOMBIANI… CRESCE ANCHE NEI VICOLI INFANGATI DI MOGADISCIO LA RABBIA, PER DIRLA CON GALEANO, DEI NESSUNO, “I FIGLI DI NESSUNO, I PADRONI DI NIENTE”, COLORO “NON SONO, NONOSTANTE SIANO…” Mogadiscio, una capitale storicamente segnata dal crollo del regime di Siad Barre nel 1990, dai sanguinosi conflitti interclanici, e dal dominio dei signori della guerra, si trova oggi di fronte a un dramma senza precedenti. Dal 2003 la città ha intrapreso percorsi di faticosa ricostruzione, ma la fine di ogni mandato presidenziale fa ripiombare il paese nel caos. Attualmente il mandato presidenziale risulta scaduto e la città vive un nuovo catastrofe sociale: le ruspe governative stanno radendo al suolo interi quartieri storici, accanendosi in modo particolare sulla povera gente. Le operazioni seguono un protocollo brutale: da mezzanotte in poi, bande armate di asce, bastoni, manganelli, martelli e coltelli fanno irruzione nelle abitazioni, svegliando violentemente i residenti e terrorizzandoli, prima dell’arrivo definitivo dei bulldozer. Questa sistematica “caccia ai terreni” ha colpito con forza devastante lo storico quartiere di Waberi, in particolare nel distretto di Buula Eelaay. Intere generazioni vengono private della propria casa senza alcun preavviso, indennizzo o alternativa abitativa, costringendo anziani, donne e oltre mezzo milione di bambini ad accamparsi per strada. Con l’arrivo delle piogge, queste famiglie affrontano un rischio imminente di folgorazioni elettriche, epidemie e il collasso totale delle condizioni igienico-sanitarie, innescando una disperata guerra tra poveri. La privatizzazione del patrimonio statale Le denunce civili e politiche confluite nella campagna nazionale #HantidaQaranka evidenziano un dato scioccante: il 99% dei terreni di utilità pubblica e dei beni demaniali storici a Mogadiscio è stato indebitamente sottratto o venduto a privati. L’amministrazione di Mogadiscio e la regione del Banadir, inizialmente trinceratesi dietro la scusa di voler recuperare i terreni occupati abusivamente dall’era post Siad Barre, hanno esteso i decreti di esproprio fino a liquidare infrastrutture pubbliche vitali, inclusi gli immobili storici del Ceemiska (l’assicurazione nazionale somala), l’Ex Fiera Nazionale (Carwada Qaranka) e le stazioni dei vigili del fuoco. Dietro queste manovre sembra nascondersi una fitta rete di speculazione edilizia alimentata da enormi capitali privati e multinazionali. I costi d’affitto nella capitale sono saliti a livelli insostenibili, paragonabili in alcune zone a quelli delle grandi città italiane: nella zona di Maka al-Mukarama gli appartamenti raggiungono gli 800 dollari al mese, mentre a Waberi e Bondhere variano tra i 350 e i 500 dollari, tagliando fuori la stragrande maggioranza della popolazione locale. Stallo politico Il contesto securitario e sociale è aggravato da una gravissima crisi costituzionale. Il mandato quadriennale del presidente Hassan Sheikh Mohamud è ufficialmente scaduto il 15 maggio 2026. Tuttavia, grazie a un controverso emendamento approvato dal parlamento nel marzo 2026, la durata del mandato è stata estesa unilateralmente da quattro a cinque anni, prolungando la presidenza fino al 15 maggio 2027. Questo colpo di mano legislativo è stato rigettato dal blocco delle opposizioni riunite nel Somali Future Council, che considerano Mohamud a tutti gli effetti un ex presidente, illegittimamente al comando. Il governo di Mohamud gode del solido appoggio del presidente turco Recep Tayyip Erdogan e del presidente del Gibuti, Ismail Omar Guelleh. Tuttavia, la pressione sotterranea della comunità internazionale – in primis Stati Uniti e Regno Unito – per scongiurare un’escalation militare nella capitale ha forzato un fragile compromesso all’inizio di settembre 2026, impegnando la presidenza a tenere elezioni entro sette mesi. Ciononostante, le opposizioni mantengono alta la guardia, denunciando che il metodo proposto dal governo, dietro il pretesto del suffragio universale per la società civile, nasconde un sistema architettato su misura per garantire la rielezione automatica del regime in carica. L’escalation militare nel sudovest Mentre Mogadiscio è scossa dalle demolizioni, la stabilità della Somalia sta collassando nelle regioni periferiche. Negli ultimi giorni, la città di Baidoa, nello Stato del Sudovest, è stata teatro di violenti scontri a fuoco durati molte ore. Le forze di sicurezza federali somale hanno ingaggiato combattimenti urbani serrati contro le milizie e le forze speciali regionali fedeli all’ex governatore dello Stato del Sudovest, Abdiaziz Hassan Mohamed Laftagareen, rimosso forzatamente lo scorso marzo. Il ministero della Difesa federale ha dichiarato di aver respinto l’assalto, accusando le milizie di Laftagareen di coordinarsi con i terroristi di al-Shabaab. Il bilancio civile è tragico: il Bay Regional Hospital ha riferito di aver accolto decine di feriti e vittime civili, mentre la popolazione è barricata nelle case per via dei proiettili vaganti. L’escalation ha raggiunto un livello internazionale critico durante la notte tra il 3 e il 4 settembre 2026, quando un misterioso attacco aereo ha bombardato il compound del Generale Mahad Abdirahman Aden (noto come Taliye Shub), stretto alleato di Laftagareen, nella città di confine di Doolow (regione del Gedo). L’incursione ha causato morti e il crollo dell’edificio. Le autorità del Sudovest hanno esplicitamente accusato un caccia militare turco, svelando una preoccupante e diretta ingerenza aerea straniera nei conflitti politici intestini somali, fatto su cui né Villa Somalia né Ankara hanno rilasciato smentite. I mercenari colombiani A complicare la rete dei conflitti regionali legati alla Somalia vi è la presenza documentata di mercenari colombiani (Private Military Contractors), impiegati in dinamiche di transito e supporto operativo. Le rotte di volo internazionali tracciate collegano la Colombia al Sudan, passando strategicamente attraverso hub chiave quali Bossaso (Somalia), Abu Dhabi (Emirati Arabi Uniti) e N’Djamena (Ciad). Questo flusso evidenzia la progressiva internazionalizzazione della sicurezza e dei traffici di truppe private nell’Africa orientale, con la Somalia che funge da corridoio geopolitico cruciale per attori di sicurezza non statali operanti nei teatri di guerra sub-sahariani. La mappa mostra il percorso di un membro di una compagnia militare privata colombiana, intervistato da Human Rights Watch, che ha viaggiato verso il Sudan passando per Somalia, Emirati Arabi Uniti e Ciad. L’aggravarsi delle demolizioni La crisi abitativa e le controversie legate alla proprietà dei terreni a Mogadiscio continuano a estendersi a macchia d’olio nell’autunno del 2026. Le campagne di sgombero forzato e demolizione per mano delle autorità municipali e delle forze di sicurezza hanno colpito duramente il distretto di Waberi. Questa operazione di recupero dei terreni demaniali ha suscitato una forte indignazione pubblica e l’intervento di figure di spicco dell’opposizione. L’ex presidente Mohamed Abdullahi Farmaajo ha condannato duramente gli sgomberi, evidenziando come l’abbattimento di intere aree residenziali ad alta densità privi le famiglie vulnerabili dei diritti costituzionali fondamentali, lasciandole senza tetti né tutele giuridiche adeguate. Mentre l’amministrazione del Benadir difende le azioni definendole necessarie per modernizzare le infrastrutture cittadine, la popolazione locale e i leader politici denunciano la mancanza di preavvisi e l’assenza di sistemazioni alternative, aggravando una situazione sociale già esasperata dalle intemperie. Parallelamente, all’inizio del mese di ottobre 2026, diverse abitazioni sono state demolite nel quartiere di Jungul (nel distretto di Yaqshid), nel cuore della notte e mentre sulla città cadeva una forte pioggia. I residenti hanno denunciato l’azione, affermando di essere in possesso di regolari documenti di proprietà dei terreni e accusando le autorità di aver inviato le ruspe all’improvviso. Nelle vicinanze delle abitazioni dell’ex Compagnia di Assicurazioni (Caymiska), le demolizioni hanno provocato forti polemiche e tensioni tra il governo locale e i residenti. In uno degli episodi più gravi, un cittadino sarebbe stato ucciso dopo essersi rifiutato di lasciare la propria abitazione. Il coinvolgimento dei caccia militari Riguardo al dispiegamento dei caccia militari, le denunce e i resoconti locali hanno riferito dettagli allarmanti. Diverse fonti locali e alcuni leader dell’opposizione, tra cui l’ex presidente Sharif Sheikh Ahmed, hanno denunciato che, durante quel periodo di forte tensione, aerei da guerra identificati come F-16 turchi hanno sorvolato a bassa quota il cielo di Mogadiscio. I voli a bassa quota sarebbero stati registrati sopra la capitale, in particolare nelle aree di Tokyo e Jungul, nel distretto di Yaqshid. L’opposizione e alcuni residenti hanno interpretato questi voli come una forma di palese intimidazione e dimostrazione di forza nei confronti dei cittadini che si opponevano alla demolizione delle proprie abitazioni. L’amministrazione della regione del Benadir ha difeso le operazioni, definendole parte di un piano legittimo per il recupero dei terreni pubblici, mentre le autorità militari non hanno confermato ufficialmente un legame diretto tra il sorvolo dei caccia e le operazioni di sgombero. Rischi per la popolazione Intanto, la pioggia non fa distinzione tra ricchi e poveri. A Mogadiscio, come in molte altre zone della Somalia, le strade continuano a essere gravemente colpite dalle precipitazioni a causa della mancanza di adeguati sistemi fognari e di drenaggio, infrastrutture che non sono state sufficientemente ripristinate e sviluppate negli ultimi decenni. Ogni volta che piove aumenta anche il rischio legato agli impianti elettrici. Nonostante la spesa pubblica e la riscossione delle tasse da parte delle autorità, delle abitazioni, delle aziende elettriche e delle attività commerciali, molti abitanti continuano a non disporre di sistemi sicuri e adeguati per affrontare le emergenze legate alle piogge. A questo si aggiunge il rischio sanitario provocato dall’acqua stagnante e dalle condizioni igieniche precarie, che possono favorire la diffusione di malattie. La situazione nel sud della Somalia e nella capitale Mogadiscio è particolarmente preoccupante anche a causa delle condizioni climatiche e di una crisi sanitaria aggravata dalla fragilità del sistema sanitario. Secondo i dati di ReliefWeb, le previsioni indicano una probabilità superiore al 90% di precipitazioni sopra la media nel centro-sud del Paese entro la fine dell’anno, con il rischio che i fiumi Juba e Shabelle possano nuovamente esondare, mettendo a rischio oltre 1,3 milioni di persone. Un sistema sanitario sempre più fragile A rendere tutto più difficile è il sistema sanitario, già fragile da decenni, che è diventato per molti cittadini un servizio difficile da permettersi. Numerosi trattamenti specialistici, tra cui interventi cardiaci, trapianti di rene, rimozione di masse tumorali e complesse operazioni neurologiche, spingono molti cittadini somali a cercare cure all’estero, soprattutto in Turchia e India. Solo una minima parte riesce a ottenere un visto per motivi sanitari verso l’Europa o l’Italia. Tra il 2023 e il 2025 l’accesso a queste procedure sembrava, in alcuni casi, relativamente più semplice; oggi, l’aumento dei costi e dei tempi di attesa rende queste possibilità ancora più difficili da sostenere per molte famiglie somale. Secondo Medici Senza Frontiere, il sistema sanitario somalo sta affrontando una grave crisi dovuta alla mancanza di finanziamenti. Il Piano di Risposta Umanitaria per la Somalia 2026 è stato ridotto del 40% e risulta finanziato solo per circa un terzo. Questo disinvestimento ha già contribuito alla chiusura di numerose strutture sanitarie di base sul territorio. Le agenzie internazionali hanno inoltre dovuto ridurre gli aiuti alimentari d’emergenza, lasciando milioni di persone con un accesso limitato al cibo e all’assistenza sanitaria primaria proprio in un momento di estrema vulnerabilità climatica. La scuola Bartamaha In netto contrasto con le demolizioni forzate e le accuse di abbandono infrastrutturale, l’amministrazione regionale del Benadir ha cercato di dare un segnale di sviluppo sociale avviando significativi piani di ricostruzione pubblica. Il 14 ottobre 2026, il sindaco di Mogadiscio ha posato la prima pietra per la ricostruzione della storica scuola Bartamaha, un istituto vecchio di 66 anni che ha formato generazioni di professionisti somali ma che versava in uno stato di totale degrado dopo decenni di conflitti. Finanziato nell’ambito dell’iniziativa Somalia Education for Human Capital Development, il progetto punta a edificare un polo scolastico moderno. Questa mossa istituzionale rappresenta il tentativo della leadership municipale di controbilanciare le critiche della cittadinanza, dimostrando l’intenzione di reinvestire nei servizi essenziali, anche se l’accesso all’istruzione e alla sanità di base rimane un miraggio per migliaia di sfollati urbani accumulatisi a causa degli sgomberi. Lo scontro istituzionale si sposta in Tribunale Le tensioni nate per le strade di Mogadiscio riflettono una spaccatura politica molto più profonda che ha raggiunto i massimi livelli istituzionali della Somalia alla metà di ottobre 2026. Il 16 ottobre 2026, l’ex presidente Sharif Sheikh Ahmed, leader del consiglio di opposizione Somali Future Council, ha ufficialmente depositato un ricorso presso la Corte Suprema Federale a Mogadiscio. L’azione legale contesta i recenti emendamenti parlamentari alla Costituzione provvisoria (in particolare al Capitolo 15), accusando il legislatore di aver ignorato i protocolli di revisione e di aver agito senza un consenso politico allargato. Sharif Sheikh Ahmed ha esortato la magistratura a decidere in totale indipendenza dalle pressioni dell’esecutivo, definendo il ricorso l’unico modo pacifico per preservare lo Stato di diritto ed evitare la frammentazione politica del Paese. Verso le elezioni del 2027 La vera radice dello scontro tra governo e opposizione — che fa da sfondo anche all’uso dimostrativo della forza nei cieli e nelle strade della capitale — risiede nella gestione della transizione democratica. Il 15 ottobre 2026, la Commissione Elettorale Nazionale Indipendente (NIEBC) ha annunciato ufficialmente il calendario elettorale, fissando le elezioni presidenziali della Somalia per il 15 maggio 2027. Le elezioni parlamentari federali sono state invece programmate per il 15 aprile 2027. Nonostante la definizione di queste scadenze sia stata accolta con favore dalla leadership governativa come un passo avanti per la stabilità, l’annuncio unilaterale ha acuito l’ostilità delle coalizioni di opposizione e di diversi Stati membri federali. Questi ultimi temono che le modifiche ai meccanismi di voto e le estensioni dei mandati amministrativi approvate senza un accordo globale possano compromettere definitivamente la tenuta democratica del Paese. -------------------------------------------------------------------------------- Fonti: * Testimonianze civili dirette: Prove audio-visive raccolte sul campo tra i residenti dei quartieri storici di Waberi (Buula Eelaay), Yaqshid, Bondhere e Hodan (tra agosto e Settembre 2026). * Denuncia Umanitaria ed Evidenze di Sfratto (Facebook Reel): Appello pubblico disperato di un’anziana donna di 85 anni provvista di regolari titoli di proprietà, le cui case sono state demolite dalle ruspe governative a Mogadiscio: https://www.facebook.com/reel/1486476406864262 * Analisi dell’Esproprio di Terreni (The Somali Digest): Report investigativo dettagliato sugli sfratti forzati nel quartiere di Tookiyo (Yaqshiid) e sull’estorsione di 18.000 dollari a lotto imposta dall’amministrazione: https://thesomalidigest.com/mogadishu-sells-the-ground-its-citizens-are-standing-on/ * Giornalismo d’Inchiesta sul Land Grabbing (The Africa Report): Documentazione riguardante la svendita illegale di beni demaniali e infrastrutture pubbliche a magnati commerciali privati attraverso sistematici espropri di Stato: https://www.theafricareport.com/390992/somalia-is-the-government-selling-off-public-land-to-tycoons-via-massive-land-grabs/ * Analisi Geopolitica e Geostrategica (Middle East Institute – MEI): Ricerca accademica che evidenzia come attori esterni sfruttino la fragilità istituzionale somala e controllino infrastrutture locali critiche: https://mei.edu/publication/far-benefactor-turkish-government-exploiting-somalias-fragility/ * Accordo sulla Tabella di Marcia Elettorale (Somali Guardian): Documentazione sull’accordo di transizione di 7 mesi per le elezioni tra la presidenza e le opposizioni, mediato dai partner internazionali: https://www.somaliguardian.com/news/somalia-news/somalia-hassan-sheikh-mohamud-agrees-elections-7-months/ * Dossier Infografica #HantidaQaranka: Mappatura della difesa civile che traccia l’assegnazione illegale di 120 siti pubblici e storici a Mogadiscio. * Dati sul Tracciamento dei Conflitti: Log operativi sul fuoco incrociato a Baidoa, sul coinvolgimento dell’aviazione turca a Doolow e sui corridoi di transito dei contractor militari colombiani (via ACLED e briefing del Consiglio di Sicurezza ONU). * https://sesrp.moewr.gov.so/wp-content/uploads/2025/02/BECO-JAZEERA-POWER-PLANT-ESIA.pdf * https://www.eurasiareview.com/04092026-the-sultans-drones-ankaras-descent-from-somali-patron-to-villa-somalias-hired-gun-oped/ * https://www.hrw.org/report/2026/05/25/from-bogota-to-el-fasher/the-uaes-role-in-the-deployment-of-colombian-fighters > Capital Security Crisis: Somalia’s Government Accused of Deployment of Fighter > Jets to Intimidate Protestors and Enforce Property Demolitions > Public Outcry over Capital Property Rights: Former President Farmaajo Condemns > Evictions and Demolitions in Mogadishu’s Waberi District > Judicial Validation Finalizes Democratic Mandate as Galmudug State Election > Winners Announced After Supreme Court Certifies Rerun Results > Banadir Regional Administration Commences Historic Infrastructure > Reconstruction as Mogadishu Mayor Lays Foundation for Rebuild of 66-Year-Old > Bartamaha School > National Electoral Body Outlines Voting Schedule as Somalia Sets Presidential > Vote for 15 May 2027 -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Ruspe contro i poveri proviene da Comune-info.
October 17, 2026
Comune-info
Dov’era Vannacci?
In una fotografia, risalente al 1993 e venuta alla luce nel 1997, un sottufficiale della Folgore sembra torturare con elettrodi sui testicoli un giovane somalo durante la missione militare Ibis. Sarà condannato nel 2000 in primo grado per “abuso d’autorità” dal tribunale di Livorno. Poi il reato cadrà in prescrizione. Lui negherà sempre le accuse che gli saranno mosse, sostenendo che gli elettrodi erano una finzione, che l’intensità era bassa. Come negheranno gli altri appartenenti al contingente italiano mandato nell’ambito della missione ONU UNITAF in Somalia, accusati di aver compiuto violenze sulla popolazione civile. Violenze che Michele Patruno, caporalmaggiore in congedo, denuncerà appunto nel 1997, consegnando alla stampa e alle pubbliche autorità alcune fotografie incriminanti. Tra questa la più aberrante è sicuramente quella che raffigura alcuni para che stuprano una ragazza somala utilizzando un razzo illuminante. “Sono arrivati a violentarla in sette persone circa. L’hanno penetrata con una specie di missilotto. Attaccandola al carro armato a gambe aperte, lei urlava, penso per il male morale e fisico, perché sopra il missilotto, per farlo entrare, gli hanno messo della marmellata. Quelle urla mi arrivavano al cuore.” In un video un soldato scherza sul cibo, dicendo di mangiare “carne e sangue di negr*”. A seguito di questi racconti e delle immagini raccolte partiranno diverse indagini sia della magistratura ordinaria che di quella militare che di una apposita commissione del ministero della difesa presieduta dall’onorevole Gallo. Le indagini non sono facili, sia perché molti testimoni somali risultano irreperibili (comprese le vittime delle violenze), sia per le resistenze politiche. Inoltre ci sono personaggi che forniscono falsi materiali e false testimonianze inquinando il lavoro della magistratura, si verificano scambi di identità e ci sono vere e proprie guerre giornalistiche. La commissione d’inchiesta nelle sue conclusioni sarà costretta ad ammettere che “il giudizio finale non può che essere di grave censura verso i responsabili diretti degli atti illeciti e verso tutti coloro che, immediati superiori o commilitoni, non hanno saputo prevenire o reprimere, non hanno visto, hanno taciuto.” Ci saranno circa cinquecento soldati perseguiti sul lato disciplinare per vari comportamenti tenuti in Somalia, ma nessuno riceverà punizioni importanti. All’epoca dei fatti, come emerge del suo curriculum, Vannacci era Comandante Distaccamento Operativo Incursori nell’Operazione “Ibis I e II” in Somalia. Come mai nessuno gli chiede conto di questa vergogna quando blatera di onore e altre idiozie in tv, alla radio, nei podcast? La risposta è che viviamo in un paese di servi. Redazione Roma
September 18, 2026
Pressenza
Ministra, quale memoria dei caduti in Somalia? Rifiutiamo l’elmetto e la militarizzazione!
Cara Ministra Bernini, Sono Leili Hizam una studentessa di discendenza somala, rappresentante del Consiglio degli Studenti di Unibo. Mi chiedo come può la ministra dell’Università dedicare un post dal suo profilo Instagram alla celebrazione dei soldati, dei caduti italiani, che 33 anni fa hanno partecipato, affiancando alla guida l’esercito statunitense, […] L'articolo Ministra, quale memoria dei caduti in Somalia? Rifiutiamo l’elmetto e la militarizzazione! su Contropiano.
July 5, 2026
Contropiano
Il Corno d’Africa conteso
Nel corno d’Africa si accumulano le tensioni dovute alla contesa per il controllo di un’area strategica fondamentale per le rotte commerciali e ricca di materie prime .Le crisi che si susseguono sfociano in conflitti sanguinosi che travolgono milioni di persone come in Sudan ,o in guerre fratricide come è avvenuto in Etiopia .Proprio dalle elezioni in Etiopia partiamo con Matteo Palamidesse giornalista ,impegnato nel corno d’Africa dal 2004 ,curatore di HoA sulla piattaforma substack ,che cura informazioni su Etiopia, Eritrea, Sudan e Somalia. In Etiopia si è votato il primo di giugno ma in molte circoscrizioni elettorali non si è potuto votare a causa di problemi di sicurezza. Nonostante gli accordi di Pretoria che hanno formalmente fermato i combattimenti , nel Tigray ,in Oromia ed in altre zone continuano gli scontri e le tensioni con le truppe federali e guerriglieri . Numerosi esponenti dell’opposizione hanno denunciato un crescente restringimento degli spazi politici, con arresti ed intimidazioni, si percepisce una grande disillusione rispetto all’esito scontato e alle possibilità del Prosperity Party del presidente Ahmed di cambiare la situazione sociale e politica. Ahmed era stato visto come un elemento di cambiamento poiché non apparteneva ai vertici del partito tigrino che aveva governato fino ad allora, ha aperto alle relazioni con l’Eritrea, rivale storico ,ha messo in moto l’economia con tassi di crescita rilevanti . Ma lo scoppio della guerra con il TPLF (Fronte Popolare di Liberazione del Tigray ) tigrino , nel novembre 2020 con oltre 600.000 morti e immani devastazioni sopratutto nel Tigray ,la torsione autoritaria del regime, la politica accentratricedi Ahmed che metteva in discussione l’impianto federale dello stato etiopico , hanno spento le speranze di cambiamento. Le pressioni etiopi per l’accesso allo sbocco al mare e le conseguenze della costruzione della diga del Gerd hanno messo sull’avviso Eritrea ed Egitto innestando tensioni ai confini con l’Eritrea. Alle rinnovate tensioni tra Eritrea ed Etiopia si aggiunge il precipitare della situazione in Somalia dove a causa delle divergenze tra il presidente uscente Hassan Sheikh Mohamud e l’opposizione, Mogadiscio è stata teatro di scontri armati fra le varie milizie. Il presidente somalo ha cercato d’introdurre una riforma che consentisse il voto diretto per le elezioni dei legislatori , mentre ora votano i rappresentanti dei clan ,e al contempo ha prolungato il suo mandato già scaduto di un anno .Questa manovra è stata interpretata dalle opposizioni come un tentativo di rimanere aggrappato al potere ,scatenando gli scontri tra le milizie fedeli al presidente e quelle del primo ministro, tutto questo in un paese lacerato dall’insorgenza degli Al Shabaab ,legati ad Al Qaeda ,che controllano ampie porzioni del territorio nel sud del paese e dalle pulsioni indipendentiste del Somaliland, incoraggiate dal governo israeliano . In Sudan continua senza fine la guerra con l’uso spregiudicato di droni ed armi pesanti , le Forze di Supporto Rapido si stanno ammassando intorno a El Obeid, intensificando gli attacchi di droni e i bombardamenti di artiglieria . Una eventuale offensiva porterebbe ad ulteriori crimini contro la popolazione civile già assediata. El Obeid è la capitale dello stato del Nord Kordofan in Sudan, e i suoi abitanti già hanno subito un assedio seguito a massacri indiscriminati 18 mesi fa ,il tutto nel silenzio assordante del resto del mondo che si disinteressa della sorte dei civili mentre continuano, a dispetto dei vari embarghi solo sulla carta, le vendite di armi ad entrambi i contendenti.
La rivincita dell’arbitro somalo escluso dai mondiali
Gli Stati Uniti gli hanno negato l’ingresso nel Paese e la possibilità di diventare il primo arbitro somalo a partecipare a una Coppa del Mondo di calcio. Ma al suo ritorno a Mogadiscio, Omar Artan ha ricevuto un’accoglienza da eroe. Migliaia di persone si sono radunate nello stadio della capitale somala per rendere omaggio al 34enne direttore di gara, considerato uno dei migliori arbitri africani e premiato nel 2025 dalla Caf (la Confederazione africana di calcio) come arbitro dell’anno. Tra applausi, cori e fotografie, Artan è diventato il simbolo dell’orgoglio nazionale e delle aspirazioni di un’intera generazione di sportivi somali. «Ricorderò questo giorno per sempre», ha dichiarato commosso ai suoi sostenitori. La sua esclusione dai Mondiali 2026, motivata da non meglio precisati legami con persone sospettate dagli Usa di far parte di organizzazioni criminali, ha suscitato indignazione nel Paese africano e acceso un dibattito internazionale sul rapporto tra sicurezza, mobilità e inclusione nello sport globale. Per molti somali, a essere respinto non è stato soltanto un arbitro, ma il sogno di vedere la propria bandiera rappresentata sul più grande palcoscenico del calcio mondiale. Africa Rivista
June 18, 2026
Pressenza
Sardegna ed Etiopia: memorie del sottosuolo
Dall’oblio alla memoria: i discendenti dei deportati etiopi all’Asinara si incontrano in Sardegna per il secondo anno consecutivo. di Marcella Catignani Appena sono arrivata ad Addis Abeba, dove ho vissuto per nove anni, da subito ho sentito una forte affinità con l’Etiopia, mi sono sentita a casa. L’Etiopia e la Sardegna si assomigliano, a cominciare da alcuni paesaggi e per
[radio africa] Radio Africa: RDCongo. Kenya, Somalia, Etiopia
Congo: questa epidemia di Ebola è la diciassettesima a colpire la Repubblica Democratica del Congo, a soli cinque mesi dalla fine della precedente. Le province della RDC dove si registrano gran parte dei casi, sono teatro di una guerra pluriennale da parte di decine di gruppi armati, milizie locali e movimenti ribelli per il controllo di immense ricchezze minerarie. La guerra ha provocato milioni di sfollati interni, costringendo la popolazione a continui spostamenti alla ricerca di sicurezza e cibo. In questo scenario, il monitoraggio epidemiologico diventa estremamente complicato. La fragilità delle infrastrutture sanitarie rappresenta un ulteriore elemento critico e si creano così le condizioni per lo sviluppo dell’epidemia. Anche le false notizie e le credenze fallaci a proposito dell’epidemia contribuiscono a creare un clima sfavorevole al lavoro dei sanitari, costretti spesso ad affrontare aggressioni ed attacchi. Kenya: Trump vuole esternalizzare la cura dell'Ebola nella Repubblica Democratica del Congo, trasferendola in Kenya .In collaborazione con Nairobi, Washington ha pianificato di aprire un centro di quarantena in Kenya per i pazienti americani infetti da Ebola. Questo progetto è stato portato avanti , senza tenere conto della società civile e del sistema giudiziario del Paese dell'Africa orientale. È stato principalmente a causa di una fuga di notizie giornalistica che il popolo keniota ha appreso di questo progetto ,secondo il Wall Street Journal del 26 maggio, l'amministrazione americana ha annunciato l'imminente invio di 30 operatori sanitari e 50 posti letto ospedalieri. Il comprensibile panico scatenato dall'Ebola ha inevitabilmente spinto i kenioti in piazza, in particolare a Laikipia, 190 km a nord di Nairobi, la città dove doveva essere allestito il centro di quarantena,non a caso vicino a una base militare. Per diversi giorni, centinaia di manifestanti hanno contestato le autorità, chiaramente indignate anche dalla recente contrattazione degli aiuti americani al sistema sanitario keniota,Gli Stati Uniti hanno detto che contribuiranno con 13,5 milioni di dollari alle spese di prevenzione del Kenya. Somalia: nella notte tra il 3 e il 4 giugno, a Mogadiscio sono scoppiati violenti scontri tra le forze governative somale e i gruppi di opposizione. Video, mostrano sparatorie nei pressi delle residenze di diverse figure dell'opposizione, tra cui l'ex Primo Ministro Hassan Ali Khaire. Khaire ha accusato il Presidente Hassan Sheikh Mohamud di aver ordinato un attacco alla sua abitazione. Queste violenze si inseriscono in un clima di forte tensione politica. A marzo scorso, il Parlamento ha approvato una riforma costituzionale che ha introdotto il suffragio universale diretto e ha esteso il mandato presidenziale da quattro a cinque anni. L'opposizione interpreta questa decisione come un tentativo di rimanere al potere. L’esplosione della violenza è il risultato inevitabile di una totale assenza di compromesso politico. In Somalia, le istituzioni statali faticano a imporsi come attori neutrali, l’esercito regolare risente pesantemente delle affiliazioni claniche. La mossa del presidente Mohamud ha accentuato ulteriormente queste linee di frattura. Etiopia: l'Etiopia si è recata alle urne lunedì 1° giugno per le sue settime elezioni generali. L'esclusione del Tigray, la persistenza del conflitto armato e la frammentazione dell'opposizione gettano dubbi sulla credibilità del voto. Diverse ombre incombono sui seggi elettorali. Il Partito della Prosperità (PP) si presenta alle elezioni come il favorito assoluto: il Primo Ministro Abiy Ahmed e il suo partito controllano già il governo federale e tutte le amministrazioni regionali, ad eccezione del Tigray. D'altro canto, i partiti di opposizione, dilaniati da divisioni interne, rimangono frammentati, indeboliti da arresti, pressioni da parte delle forze di sicurezza e una presenza disomogenea sul territorio nazionale.
June 10, 2026
Radio Onda Rossa
SOMALIA: SCONTRI ARMATI DOPO IL POSTICIPO DELLE ELEZIONI. LA POPOLAZIONE IN STATO DI POVERTÀ ASSOLUTA TRA CLAN, INDIPENDENTISMO E JIHAD
Gli scontri armati a Mogadiscio, Somalia, si sono conclusi con almeno 20 morti e quasi 200 feriti, mentre circa 13mila famiglie hanno dovuto abbandonare i quartieri dove si stava combattendo. I combattimenti nella capitale somala sono dilagati il 3 e 4 giugno, in particolare tra le forze locali e le milizie legate all’opposizione, a seguito dell’estensione di almneno un anno del mandato presidenziale di Hassan Sheikh Mohamud, congelando il voto in programma entro il 2026. La crisi è precipitata quando le forze governative hanno tentato di smobilitare con la forza le milizie private fedeli a due pesi massimi dell’opposizione: l’ex presidente Sharif Sheikh Ahmed e l’ex primo ministro Hassan Khayre. Il posticipo delle elezioni ha anche riacceso le tensioni sulla ribalta jihadista degli Shabaab, che controlla circa un terzo del paese, le pulsioni autonomiste di Somaliland (riconosciuta da Israele) e Puntland e l’intreccio più generale di tensioni che domina il Corno d’Africa. In tutto questo, a farne le spese è sempre la popolazione. In Somalia attualmente circa 6 milioni di persone soffrono di insicurezza alimentare acuta e 1,88 milioni di bambini necessitano di cure immediate. Una profonda crisi interna che contrasta in modo stridente con la crescente rilevanza geopolitica che la Somalia ha assunto nello scacchiere internazionale. Affacciata sul Golfo di Aden e sulle rotte commerciali cruciali che conducono al Mar Rosso. L’intervista a  Massimo Alberizzi, direttore del quotidiano online Africa Express, ex corrispondente storico dall’Africa. Ascolta o scarica
June 8, 2026
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