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Documenti, ricorsi e multe a km/h: le modifiche al Codice della Strada approvate dal governo
Il Consiglio dei ministri ha dato il primo via libera allo schema di decreto legislativo che riscrive da cima a fondo le regole del Codice della strada del 1992. Sono 294 articoli, presentati dal ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini dopo le modifiche entrate in vigore nel dicembre del 2024. Ora il testo deve passare dal Consiglio di Stato, dalla Conferenza unificata e dalle commissioni parlamentari, poi tornare a Palazzo Chigi per l’ok definitivo. Entrerà formalmente in vigore il 1° aprile 2027, ma le nuove norme si applicheranno solo dal 1° gennaio 2028, o dal 1° aprile se il regolamento di attuazione dovesse tardare. Nelle prime ore, su buona parte dei media, è stato evidenziato il calo delle multe, una notizia vera solo in parte perché alcune sanzioni scendono, mentre altre salgono. E su quella più discussa, l’eccesso di velocità, la novità è un’altra: la multa smette di essere uguale per tutti e diventa proporzionale alla velocità. VELOCITÀ, SI PAGA A CHILOMETRO Oggi il codice ragiona per fasce: chi supera il limite di più di 10 e fino a 40 km/h finisce nella stessa forbice, da 173 a 694 euro a prescindere da quanto ha sforato. Quindi in un centro abitato con limite a 50, chi passa a 61 all’ora e chi sfreccia a 90 ha la stessa multa. Con il nuovo codice le fasce spariscono perché si pagheranno 10 euro per ogni km/h oltre il limite, al netto della tolleranza degli strumenti, sulle strade extraurbane e in autostrada. In città, dove il limite è di 30 o 50, gli euro saranno 5. Qualche esempio per rendere l’idea: in città, 11 km/h di troppo costeranno 55 euro invece di 173, ma 40 ne costeranno 200. Fuori città chi supera il limite di 20 km/h pagherà 200 euro, chi lo supera di 40 ne pagherà 400. In autostrada, i 160 all’ora dove il limite è 130 passeranno da 173 a 300 euro. Chi sfora di poco, quindi, pagherà meno di oggi, ma chi corre parecchio pagherà di più, in qualche caso più del doppio. Per chi esagera invece il discorso si ribalta: oltre i 40 km/h di eccesso oggi scattano fasce molto pesanti: si parte da 543 euro, che diventano 845 sopra i 60. Con il nuovo calcolo, invece, 50 km/h di troppo fuori città costeranno 500 euro e 70 ne costeranno 700. La multa scende di poco, ma restano la decurtazione dei punti e il divieto di guida – la nuova dicitura che significa sospensione della patente – e tra le 22 e le 7 la multa sale di un terzo. Più in generale, ogni infrazione avrà un minimo di 25 euro e un massimo di 40mila, mentre sparisce l’adeguamento automatico all’inflazione ogni due anni: gli importi si potranno ritoccare solo se i prezzi saranno saliti di oltre il 5%. Va peggio a chi gira senza assicurazione, visto che qualunque infrazione commessa con un veicolo scoperto vedrà la multa raddoppiare. In più il ministero incrocerà ogni mese le banche dati: chi risulta senza RC avrà trenta giorni per mettersi in regola, poi scatterà il divieto di circolare a tempo indeterminato. CODICE DELLA STRADA: LE MODIFICHE PER CHI GUIDA L’AUTO Patente e libretto non andranno più esibiti quando i dati sono registrati nelle banche dati consultabili dalla polizia e, dove servono ancora, si potranno mostrare tramite app digitali. La patente si rinnoverà ogni dieci anni fino ai 65 anni, contro gli attuali 50. In autostrada, quando si viaggia per file parallele, la corsia di sinistra non potrà essere percorsa sotto i 100 all’ora. In sosta il motore termico andrà spento: tenerlo acceso per il climatizzatore sarà concesso solo per il tempo strettamente necessario, e solo se a bordo ci sono bambini, donne incinte, anziani o persone fragili. Chi ignora un richiamo del costruttore rischierà grosso secondo le nuove norme che prevedono, passati ventiquattro mesi dall’avvio della campagna, che il veicolo finisca in un elenco del ministero che impedirà di fare la revisione o un passaggio di proprietà. Dopo altri due anni in quell’elenco, il veicolo non potrà più circolare. Altra novità rilevante è che dopo un incidente con soli danni alle cose, foto e video girati sul posto dalle persone coinvolte varranno come prova nelle cause per il risarcimento. IN MOTO, IN BICI E A PIEDI Moto e scooter a due ruote potranno usare la corsia di emergenza in autostrada in caso di code o rallentamenti, andando piano e tenendosi pronti a farsi da parte per i soccorsi. Sempre in autostrada, conducente e passeggero dovranno indossare protezioni per schiena e mani. Chi sorpassa una bici o un monopattino dovrà lasciare almeno un metro e mezzo di spazio, dove possibile, altrimenti dovrà rallentare e adeguarsi alla loro velocità. Le bici elettriche che vanno anche senza pedalare, i cosiddetti cicli a propulsione, avranno l’obbligo di casco e di contrassegno, come i monopattini; nulla cambia, invece, per le normali bici a pedalata assistita. Chi noleggia un monopattino, poi, dovrà fotografarlo a fine corsa per dimostrare di averlo parcheggiato come si deve, pena una multa da 50 a 200 euro. Nuovi doveri anche per i pedoni, che prima di attraversare sulle strisce dovranno fermarsi e assicurarsi che chi arriva li abbia visti, mentre fuori dai centri abitati, di notte e su strade buie, dovranno rendersi visibili con un giubbotto catarifrangente o una luce. Per chi guida resta l’obbligo di fermarsi e lasciarli passare, e chi non lo fa potrà essere sanzionato anche a distanza, grazie alle telecamere; lo stesso varrà per chi parcheggia nelle aree di carico e scarico merci. VERBALI E RICORSI Le multe rilevate a distanza, autovelox compresi, dovranno essere notificate entro 45 giorni invece di 90. Viaggeranno sulla piattaforma digitale SEND o sulla PEC; per chi non ha un domicilio digitale resterà la posta. Il ricorso al prefetto si presenterà solo per raccomandata o PEC, e se viene respinto si pagherà il minimo aumentato di un terzo, non più il doppio. Sparisce infine la maggiorazione del 10% per ogni semestre di ritardo nel pagamento, in vigore dal 1981. Rispetto alla bozza messa in consultazione ad agosto, sono spariti l’obbligo di PEC per patentati e proprietari di veicoli, i limiti automatici per chi ha più di 85 anni e la patente B a 17 anni. Cancellati anche il casco obbligatorio per i ciclisti sotto i 14 anni e il divieto per i pedoni di usare smartphone e cuffie mentre attraversano. Il testo, va ricordato, non è ancora definitivo: tra pareri e passaggi parlamentari, più di una norma potrebbe cambiare prima del 2028. The post Documenti, ricorsi e multe a km/h: le modifiche al Codice della Strada approvate dal governo appeared first on L'Indipendente.
October 14, 2026
L'INDIPENDENTE
Nuova legge elettorale: già annunciati 30 ricorsi per presunta incostituzionalità
La scorsa settimana è stata approvata in via definitiva in Parlamento la nuova legge elettorale voluta dalla maggioranza, ma è già pronto un fiume di ricorsi per sottoporla al vaglio della Corte Costituzionale. Le iniziative sono promosse dalla Rete per un voto libero e uguale, cui aderiscono circa 500 persone tra giuristi, politici e personalità pubbliche, che ieri le ha illustrate alla sala stampa della Camera dei Deputati. Sei le criticità evidenziate: premio di maggioranza, collegamento tra i risultati di Camera e Senato, modalità di scelta degli eletti, parità di genere, obbligo di indicare il candidato premier e numero di firme richieste alle liste extraparlamentari. I promotori chiedono che la Consulta si pronunci prima della prossima tornata elettorale, così che si possa andare a votare con una legge «depurata degli aspetti incostituzionali». La riforma elettorale, ribattezzata “Stabilicum” o “Melonellum”, è stata approvata lo scorso 8 ottobre, passando al Senato con 227 voti a favore e 164 no. Il provvedimento introduce un sistema proporzionale con premio di maggioranza al 42% dei voti, con un meccanismo di preferenze limitato dalla presenza di un capolista bloccato. Dopo una lunga bagarre parlamentare, le numerose insidie presenti nel testo e che fanno ipotizzare numerosi vizi di costituzionalità hanno portato le opposizioni e una larga fetta della società civile a proseguire per vie legali, con l’obiettivo di arrivare alla Consulta. Il 26 ottobre, giorno dell’entrata in vigore della riforma, una rete di 99 avvocati depositerà infatti i ricorsi nei Tribunali dei 30 tra distretti e uffici giudiziari italiani. La prima tappa per ottenere il futuro pronunciamento della Corte. A spiegare il contenuto dei ricorsi è stato il costituzionalista Enrico Grosso in conferenza stampa: la prima questione riguarda il premio maggioranza, «sia in termini numerici sia sotto l’aspetto delle modalità di assegnazione attraverso un numero fisso». Il secondo punto concerne l’assegnazione del premio su base nazionale del Senato, «che deve essere eletto invece su base regionale», mentre il terzo è focalizzato sulle modalità di selezione dei parlamentari e dell’assegnazione degli scranni. C’è poi il grande tema della disparità di genere che regola candidature e preferenze, con i capilista bloccati che però «possono anche essere tutti uomini». Occhi puntati poi sull’obbligatorietà dell’indicazione preventiva del futuro premier da parte delle forze politiche che, secondo i promotori, «viola la libertà dei partiti di scegliere come presentarsi e le prerogative del Presidente della Repubblica di assegnare l’incarico di formare un governo», e sull’obbligo di raccolta di un numero abnorme di firme per le nuove formazioni politiche, definito «irragionevole». La scadenza naturale della Legislatura scoccherà nell’autunno del 2027, ma molti fattori portano a ritenere probabile la convocazione anticipata delle elezioni per il prossimo maggio o giugno. Per questo motivo, la Rete per un voto libero e uguale intende bruciare i tempi. «Abbiamo l’obiettivo ambizioso di presentare i ricorsi subito dopo l’entrata in vigore della legge» ha affermato l’avvocato Pietro Adami, coordinatore legale del network, indicando come data fatidica per il deposito dei ricorsi il prossimo 26 ottobre e aggiungendo che «ragionevolmente a metà gennaio ci saranno le udienze e un giudice potrà fare ordinanza di remissione alla Consulta». L’auspicio è che la pronuncia da parte della Corte Costituzionale arrivi nella fase pre-elettorale. «La Consulta ha la possibilità di valutare l’urgenza di questa questione e di fissarla rapidamente, non faremmo tutto questo se non pensassimo di poter arrivare in tempo per le elezioni – ha detto Adami -. Quindi direi entro la primavera potremmo avere l’udienza in Corte Costituzionale, tra marzo e giugno». The post Nuova legge elettorale: già annunciati 30 ricorsi per presunta incostituzionalità appeared first on L'Indipendente.
October 13, 2026
L'INDIPENDENTE
Caso Epstein: morto suicida l’uomo che svelò i legami con un ministro di Trump
Simon Andriesz, l’ex banchiere britannico che aveva contribuito a svelare i rapporti d’affari tra Jeffrey Epstein e il segretario al Commercio statunitense Howard Lutnick, è morto il 23 settembre a 57 anni: secondo quanto riferito da The Banker, si è tolto la vita. Ora la Financial Conduct Authority, l’autorità di vigilanza finanziaria britannica, deve rispondere del trattamento riservato alle sue denunce. Il regolatore ha annunciato un esame dei contatti avuti con l’ex dirigente, impegnandosi a rendere pubblici all’inizio del 2027 gli aspetti da migliorare e gli interventi che intende adottare. Una procedura interna contestata dai parlamentari, che chiedono un’indagine indipendente sull’operato della stessa istituzione. Con oltre 35 anni di esperienza nei mercati finanziari, Andriesz era stato managing director di BGC, società allora guidata da Lutnick, imprenditore e oggi Segretario al Commercio di Trump. Nel 2016 aveva segnalato irregolarità contabili; l’anno successivo era stato licenziato, ma alcune delle sue segnalazioni contribuirono in seguito a una sanzione di 3 milioni di dollari inflitta a BGC dall’autorità statunitense di vigilanza sui derivati per «numerose violazioni in materia di supervisione, rendicontazione e tenuta dei registri». La società nega ritorsioni e contesta la ricostruzione dell’ex dipendente. Tra il 2020 e il 2021, Andriesz si era rivolto anche all’FBI, denunciando presunti legami non dichiarati tra Lutnick ed Epstein. Negli Epstein Files trovò poi tracce della loro corrispondenza d’affari. Mentre altri cercavano il cognome del ministro, lui digitò “HWL”, Howard William Lutnick: sapeva che i dirigenti usavano le iniziali nelle email. Emerse uno scambio del 2018 su Adfin, impresa di pubblicità digitale nella quale avevano investito Epstein e Cantor Fitzgerald, il gruppo finanziario statunitense allora guidato da Lutnick. Epstein chiedeva quali fossero le prospettive della società; Lutnick rispondeva che finalmente stava producendo ricavi e che nei dodici mesi successivi avrebbe dovuto raggiungere l’autosufficienza economica. Andriesz trasmise quanto scoperto alla House Oversight Committee. La BBC ricostruì la vicenda a luglio. Dalla vigilanza britannica, invece, aveva ricevuto una risposta che metteva in discussione il suo diritto alla protezione: essendo ormai nota la sua identità, non avrebbe avuto diritto alle tutele previste per i whistleblower. Era un’indicazione errata, arrivata proprio dall’autorità alla quale chiedeva ascolto mentre denunciava presunte ritorsioni e raccontava il prezzo pagato sul lavoro e in famiglia. La FCA aveva poi riconosciuto l’errore e presentato le proprie scuse, promettendo nuove istruzioni e formazione per il personale incaricato di ricevere le segnalazioni. Per chi cercava aiuto, quella risposta poteva aggravare la sensazione di essere lasciato solo. Resta da chiarire quali conseguenze abbia avuto e che cosa sia stato fatto, dopo averla corretta, per garantire ad Andriesz un sostegno concreto. I documenti emersi smentivano il racconto di una frequentazione occasionale tra Epstein e Lutnick, archiviata molti anni prima. Le email contenute negli Epstein Files ricostruiscono i preparativi del pranzo  sull’isola Little St. James nel dicembre 2012, con la moglie e i figli di Lutnick. Nell’audizione al Senato del 10 febbraio 2026, il Segretario al commercio ammise la visita, aggiungendo che erano presenti anche le tate e sostenendo che fosse durata soltanto un’ora. Un contratto datato 28 dicembre 2012 attesta inoltre l’ingresso in Adfin di società riconducibili ai due; il legale di Lutnick colloca però la firma di Cantor nella primavera 2013. Interrogato il 6 maggio dalla commissione della Camera, il segretario affermò di aver appreso solo quell’anno della partecipazione di Epstein all’investimento, negando di aver ingannato il pubblico. Il 14 maggio i 21 democratici della commissione ne chiesero le dimissioni, accusandolo di aver nascosto la relazione. Lutnick non è accusato dei crimini di Epstein e il Dipartimento del Commercio respinge le contestazioni, sostenendo che non vi siano prove di illeciti a suo carico. A esaminare la gestione del caso sarà Lea Paterson, componente del consiglio della FCA. È proprio questa scelta a concentrare le critiche del gruppo parlamentare guidato da John McDonnell: il controllo resta nelle mani dell’autorità che deve rendere conto del proprio comportamento. Intanto, Andriesz si aggiunge a un elenco di morti che attraversa più ambienti della vicenda Epstein: il detective Joseph Recarey, che condusse la prima inchiesta a Palm Beach, morto nel 2018 dopo una breve malattia; lo stesso Epstein nel 2019; il finanziere ed ex socio Steven Hoffenberg e l’agente di modelle Jean-Luc Brunel nel 2022; Virginia Giuffre nel 2025; il talent scout Daniel Siad, trovato morto vicino a Parigi nel luglio 2026. Vicende diverse, che non provano una regia comune, ma hanno un effetto concreto: vengono meno persone che, da posizioni opposte, avrebbero potuto contribuire a chiarire quanto accaduto e avselrae l’intelaiatura del sistema Epstein. E mentre si perdono testimonianze e possibilità di confronto, resta ancora da accertare fino in fondo chi abbia favorito e protetto il sistema di abusi del finanziere di Brooklyn. The post Caso Epstein: morto suicida l’uomo che svelò i legami con un ministro di Trump appeared first on L'Indipendente.
October 8, 2026
L'INDIPENDENTE
La nuova legge elettorale renderà quasi impossibile candidarsi ai nuovi partiti
Tra ieri e oggi il governo Meloni ha incassato la fiducia sui tre articoli cardine della riforma elettorale. Lo Stabilicum è al vaglio della Camera dei Deputati, per la terza lettura in aula, e domani è attesa l’approvazione finale. A Montecitorio sono già state confermate le novità introdotte dal Senato, come il blando sistema di preferenze con capilista bloccati e la stretta sulle forze extraparlamentari. La modifica presentata da Antonella Zedda (FdI) rende quasi impossibile candidarsi ai nuovi partiti o alle formazioni già esistenti ma prive di rappresentanza parlamentare. Dovranno raccogliere più di 400mila firme per accedere alle elezioni su tutto il territorio nazionale, un numero quattro volte maggiore rispetto alle previsioni attuali. Era da un po’ di tempo che dai banchi del Movimento 5 Stelle non veniva scomodata la “casta”. Ieri, al termine della seconda fiducia incassata dal governo Meloni alla Camera, il deputato Filippo Scerra ha attaccato duramente la maggioranza, qualificando lo Stabilicum e in particolare la stretta sulle preferenze come «la norma dell’autoconservazione del potere e dell’arroccamento della casta. Un attacco vergognoso ai principi democratici del nostro Paese». La modifica, presentata in Senato e confermata alla Camera, aumenta di circa il 300% il numero minimo di firme necessarie per presentarsi in un collegio elettorale. Si passa dalla soglia attuale di 1.500-2.000 (a seconda del collegio) alle 6.000-7.000 firme: numeri mai visti nella storia repubblicana. A godere delle vecchie disposizioni saranno i partiti che entro la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della riforma risulteranno presenti nel gruppo misto di una delle due Camere, con tre deputati o un senatore. Per tutti gli altri partiti, neonati o privi di rappresentanza parlamentare, saranno necessarie più di 450mila sottoscrizioni per presentarsi nei 75 collegi plurinominali in cui verrà diviso l’intero territorio nazionale. E non è finita qui: la maggioranza ha bocciato l’ipotesi della raccolta online, come accade ormai stabilmente per i referendum abrogativi. Con l’obiettivo di quantificare l’impatto della novità, il deputato dem Federico Fornaro ha considerato i casi di Molise e Basilicata, dove bisognerà raccogliere un numero di firme equivalente a oltre l’un per cento degli elettori. Il principale risvolto politico della stretta, presentata dalla maggioranza come una misura anti-frammentazione, è il disincentivo alla partecipazione dal basso. Si aggrava infatti su formazioni neonate, o comunque con risorse limitate, un onere che non viene richiesto ai partiti più strutturati e ricchi, che al 31 dicembre 2025 avevano costituito un gruppo parlamentare alla Camera o al Senato. Al momento rischiano di rimanere fuori dalla corsa elettorale partiti che hanno già partecipato a delle competizioni, come Potere al Popolo, e formazioni più giovani, tra cui Agorà, ORA! (ex Drin Drin) e Democrazia Sovrana e Popolare, che ha raccolto l’eredità di Italia Sovrana e Popolare. Il tentativo di impermeabilizzare il sistema parlamentare, in un’ottica di autoconservazione, passa anche per un’altra modifica introdotta dallo Stabilicum, relativa alla soglia di sbarramento, che resta al 3% dei voti ma con una novità per le “stampelle” di coalizione. Il primo partito che al termine del voto si ritrova al di sotto della soglia ma all’interno di un’alleanza eletta viene “recuperato”, accedendo alla rappresentanza. Una buona notizia per Noi Moderati, nel centrodestra, o per Italia Viva, candidatasi all’ingresso nel campo largo. Proprio dai banchi dell’opposizione è stata annunciata l’intenzione di ricorrere alla Consulta, denunciando profili di incostituzionalità, con particolare riferimento all’articolo 49, secondo cui «tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale». A separare le opposizioni dal ricorso alla Corte Costituzionale sono rimasti soltanto i franchi tiratori, che potrebbero bloccare la riforma. Domani a Montecitorio, a partire dalle 12:30, si voterà infatti l’approvazione definitiva dello Stabilicum a scrutinio segreto. L’ultima volta il governo andò sotto sul sistema di preferenze, questa volta la posta in gioco sarà molto più alta, dal momento che le proiezioni con la nuova legge elettorale sono più favorevoli al centrodestra rispetto a quelle attuali del Rosatellum. La riforma rappresenta inoltre l’ultimo cavallo di battaglia del governo Meloni, giunto quasi alla fine del suo mandato. The post La nuova legge elettorale renderà quasi impossibile candidarsi ai nuovi partiti appeared first on L'Indipendente.
October 7, 2026
L'INDIPENDENTE
In un bosco tedesco è stato scoperto un antico tempio romano dedicato a Marte
Un tempio dedicato a Marte, due pietre votive, una statuetta della dea Vittoria e i frammenti di una statua che potrebbe raffigurare il dio della guerra in persona. Li hanno riportati alla luce gli archeologi della tempio, il servizio archeologico dell’Ufficio per la tutela dei monumenti dell’Assia, insieme all’Università Goethe di Francoforte. Ci troviamo nella zona del Taunus, i rilievi boscosi a nord di Francoforte, dove la siccità, il bostrico e le tempeste hanno abbattuto intere file di abeti rossi, lasciando radure di ceppi divelti e tronchi spezzati. Ma mentre nella zona si faceva la conta dei danni, gli archeologi ci hanno visto un’opportunità. A un centinaio di metri dalle mura del forte romano di Kapersburg, vicino a Rosbach vor der Höhe, la caduta degli alberi ha permesso per la prima volta di fare indagini sul vicus, il villaggio che nasceva accanto ai presidi del limes, la linea di fossati, torri e forti che per quasi due secoli segnò il confine dell’Impero romano. Alla terza stagione di scavi sono stati ritrovati i manufatti e il tempio, individuato dalle archeologhe della Saalburg, l’altro grande forte della zona, che si trova 7 chilometri più in là. Il paradosso è che a custodire tutto, per secoli, è stato proprio il bosco. Kai Mückenberger, archeologo distrettuale e coordinatore regionale del limes, parla di «strati di conservazione che in Assia non hanno eguali». Il motivo è che su quei terreni non è mai passato un aratro: solo bosco e taglialegna, da secoli. Le strutture affiorano a pochi centimetri dal suolo e si scava quasi soltanto a mano, perché nel bosco i mezzi pesanti non entrano. I lavori di scavo nella zona del tempio, foto di HESSEN Landesamt für Denkmalpflege – Hessen / © Lars Görze M.A., LfDH Il forte, citato nei documenti già nel 1482 come Karpesserburgk, è tra i meglio conservati del limes germanico-retico, la frontiera di circa cinquecentocinquanta chilometri che l’Unesco ha dichiarato patrimonio dell’umanità nel 2005. Per circa un secolo e mezzo ci restò di stanza un numerus, una piccola unità ausiliaria di circa centosessanta uomini. L’Ufficio dell’Assia la chiama Numerus Nidensium, reclutata nell’antica Nida, l’odierna Francoforte-Heddernheim. Peccato che del nome, sulle iscrizioni, sopravviva soltanto la N, e non tutti gli studiosi accettano quella lettura. Attorno, secondo le stime di Mückenberger, potevano vivere seicento o settecento persone. Gli scavi hanno già documentato strade, terrazzamenti e una fucina spianata per far posto a nuove abitazioni. Una pietra votiva dedicata al dio della guerra era emersa in una campagna precedente e da maggio è esposta nel museo della torre difensiva di Ober-Rosbach, portato avanti dai volontari dell’associazione di storia locale. Un lusso sempre più raro, ha ammesso lo stesso Mückenberger, perché molti piccoli musei lottano per sopravvivere. Le iscrizioni delle nuove pietre sono ora allo studio di Markus Scholz, dell’Università di Francoforte. Nemmeno Vittoria – la dea alata del trionfo – è lì per caso: lei e il dio della guerra erano già stati trovati insieme, in un altare trovato a Ladenburg, più a sud, offerto proprio «a Marte e alla Vittoria». La fibula ritrovata durante gli scavi, foto di HESSEN Landesamt für Denkmalpflege – Hessen / © Lars Görze M.A., LfDH Il reperto che pesa di più, però, è anche il più piccolo: una fibula tardoantica, la spilla che chiudeva le vesti, trovata nell’area del tempio insieme a frammenti di ceramica lavorata a mano. Per capire l’importanza del ritrovamento bisogna tornare alla versione ufficiale. Attorno al 260, stretta tra la pressione germanica e una crisi interna, Roma abbandonò questo tratto di frontiera e arretrò sul Reno e sul Danubio: un evento passato alle cronache come “crollo del limes”. Gli scavi condotti più di centoventicinque anni fa dalla Commissione imperiale del limes sembravano confermare il copione: partiti i soldati, il villaggio sarebbe stato abbandonato. Se l’ipotesi degli archeologi reggerà, quei reperti sarebbero invece la prima prova che qualcuno tornò a frequentare il tempio dopo la ritirata e i principali indiziati sono gli Alamanni, già stanziati nella vicina Wetterau. Marte, del resto, da queste parti non è mai rimasto solo. Proprio accanto al forte si stende il deposito di munizioni di Köppern: 254 ettari di boschi e prati requisiti dagli americani nel 1949, passati alla Bundeswehr nel 1997, con oltre trecento bunker che custodiscono di tutto, dalle cartucce per fucile ai razzi. The post In un bosco tedesco è stato scoperto un antico tempio romano dedicato a Marte appeared first on L'Indipendente.
October 7, 2026
L'INDIPENDENTE
Una scia di ordigni colpisce Roma Est: otto esplosioni in cinque settimane
Otto esplosioni in poco più di un mese hanno colpito sei attività commerciali e un palazzo tra la periferia orientale e quella meridionale di Roma. L’ultimo ordigno è scoppiato nella notte del 6 ottobre a San Basilio, causando peraltro l’evacuazione di una cinquantina di persone. In una fase precedente erano finiti nel mirino autonoleggi, una barberia, un forno, una sala slot e una vineria della Capitale. Gli inquirenti stanno ricostruendo possibili collegamenti tra gli attentati. Tra le piste al vaglio degli investigatori ci sono intimidazioni, racket e contrasti negli ambienti dello spaccio e della criminalità organizzata, ma ad oggi l’esistenza di un’unica regia è ancora da dimostrare. La sequenza di attacchi ha avuto inizio nella notte tra il 28 e il 29 agosto, con un ordigno piazzato davanti alla Travis Car di via Casilina 953, all’Alessandrino. Il titolare dell’autonoleggio, Manuel Sammarco, risulta pregiudicato per spaccio: nel 2023 fu trovato con oltre un chilo di droga. La notte successiva, intorno alle 2, una bomba è esplosa davanti a una barberia di via Salemi, tra Due Leoni e Tor Bella Monaca, chiusa da circa un anno. Pochi minuti dopo è stata nuovamente colpita la Travis Car, con un ordigno che ne ha squarciato la serranda. Verso le 3, un’altra esplosione ha distrutto l’ingresso di un forno in via delle Alzavole, a Torre Maura, nei pressi del commissariato Casilino, danneggiando violentemente la saracinesca e anche un pezzo di marciapiede. Nell’arco di sole due notti, insomma, si sono verificate ben quattro esplosioni, tre delle quali concentrate in circa un’ora di tempo. Dopo alcune settimane, nella notte tra il 2 e il 3 ottobre una nuova esplosione davanti alla Costantino Rent Cars, in via Casilina, alla Borghesiana, ha provocato il danneggiamento dell’ingresso dell’attività e di un’automobile. I titolari, i fratelli Alessio ed Emanuele Costantino, di 26 e 28 anni, erano stati feriti il 13 luglio 2021 in un agguato al Roxy Bar di viale Alessandrino. Giuseppe Molisso, braccio destro del boss della camorra romana Michele Senese, ha subito in primo grado una condanna a 14 anni come mandante; il sicario Raul Esteban Calderon è stato invece condannato a 12 come esecutore. Gli investigatori hanno ascoltato i fratelli e stanno esaminando le immagini delle telecamere. La sera del 4 ottobre, verso le 23.30, un ordigno artigianale ha colpito invece la sala slot Planet Win di via Antonio Bottini, all’Alessandrino, a poche decine di metri dal Roxy Bar, danneggiando anche due vetture. Alle 5 del mattino successivo un’altra esplosione si è verificata davanti a una vineria di via Calpurnio Fiamma, a Don Bosco. Danneggiati saracinesca, vetrine, interno del locale e, anche in questo caso, alcune automobili. Le telecamere hanno immortalato due uomini incappucciati che, dopo che la deflagrazione ha fatto scattare gli airbag della loro auto, sono scappati a piedi; vicino sono stati trovati un casco e due passamontagna. L’ultimo episodio in ordine di tempo porta l’attenzione a San Basilio: alle 2.15 della notte del 6 ottobre, una bomba carta è esplosa nel cortile del palazzo di via Filottrano 11, danneggiando vetri e serrande delle abitazioni. Cinquanta residenti, fra cui bambini e anziani fragili, sono stati allontanati durante la messa in sicurezza. Su questi episodi sta indagando anche la Direzione distrettuale antimafia. Tra gli elementi al vaglio degli investigatori ci sono, tra gli altri, le misure cautelari del 9 settembre contro Michele Senese, Giuseppe Molisso e Leandro Bennato, accusati di essere i mandanti dell’omicidio di Fabrizio Piscitelli, detto “Diabolik”, capo ultrà della Lazio eliminato a Roma il 7 agosto del 2019. Secondo l’ordinanza del gip, Piscitelli è stato ucciso poiché, pur essendo affiliato al clan Senese, si era ritagliato un ruolo troppo autonomo nel traffico degli stupefacenti, non rispettando i patti sulla percentuale degli ingenti introiti che avrebbe dovuto versare alla consorteria criminale. Gli investigatori che ora indagano sulle recenti esplosioni valutano se tali provvedimenti possano avere modificato gli equilibri criminali nell’area, alimentando nuovi conflitti. Intanto il presidente del VII Municipio, Francesco Laddaga, ha chiesto un confronto urgente in prefettura sulla sicurezza. The post Una scia di ordigni colpisce Roma Est: otto esplosioni in cinque settimane appeared first on L'Indipendente.
October 7, 2026
L'INDIPENDENTE
Le sanzioni USA colpiscono anche i medici cubani che aiutano la Calabria
Il conto corrente utilizzato in Italia dalla Comercializadora de Servicios Médicos Cubanos S.A. (CSMC) è stato bloccato; è, con ogni probabilità, l’effetto delle sanzioni statunitensi su Cuba, che avrebbero colpito indirettamente i sanitari cubani che lavorano in Italia. La CSMC gestisce infatti la missione medica cubana in Calabria e coordina il sistema di trasferimento delle somme dovute dai professionisti cubani nell’ambito dell’accordo tra Italia e Cuba. BPER, l’istituto che gestisce il conto italiano della CSMC, non ha rilasciato dichiarazioni sul caso. Non sarebbe la prima volta che le sanzioni statunitensi producono conseguenze anche su persone che operano in Italia. Dallo scorso anno, la Relatrice speciale delle Nazioni Unite sui Territori palestinesi occupati, Francesca Albanese, è sottoposta a sanzioni statunitensi che hanno portato alla chiusura del suo conto bancario. Negli ultimi giorni è inoltre emerso il caso del gruppo di attivisti italiano Autistici/Inventati, anch’esso finito nel mirino delle autorità statunitensi. A dare la notizia del blocco del conto della CSMC sono stati i media cubani, che hanno raccolto le testimonianze di diverse fonti a conoscenza della vicenda e di alcuni medici indirettamente coinvolti dalle sanzioni. Secondo quanto riferito dal Diario de Cuba, i trasferimenti effettuati dai professionisti verso Cuba risultano bloccati, così come quelli della missione medica, che non sarebbe più in grado di accedere ai propri fondi. «Mi sembra che, per il momento, non ci saranno ulteriori trasferimenti. Il conto è bloccato», ha dichiarato un medico che lavora in provincia di Cosenza. Alcuni professionisti sarebbero invece riusciti a effettuare trasferimenti verso L’Avana, ma il denaro inviato non sarebbe stato successivamente utilizzabile sull’isola. Non è chiaro quando il conto della CSMC sia stato bloccato, ma secondo la ricostruzione del Diario de Cuba, i problemi sarebbero emersi nel mese di luglio. Da quanto riferisce il Diario de Cuba, gli stipendi dei medici cubani vengono accreditati direttamente dalle autorità italiane sui conti personali dei sanitari. Il 24 di ogni mese i professionisti ricevono la busta paga, ma sono tenuti a trasferire parte del denaro ai funzionari cubani, che stabiliscono l’importo che ciascun medico può trattenere. Su uno stipendio base di 4.700 euro, previsto dall’accordo tra Italia e Cuba, la CSMC destina al singolo professionista un massimo di 1.200 euro. Per quanto riguarda gli straordinari, invece, il medico può trattenere il 28,5% dell’importo maturato, mentre la parte restante deve essere trasferita entro 24 ore su un conto della CSMC presso BPER. Il blocco del conto della CSMC interrompe dunque l’ultima fase di questo meccanismo di trasferimento dei fondi. Dopo il blocco del conto, il responsabile della Missione medica cubana in Italia, Luis Enrique Pérez Ulloa, avrebbe convocato una riunione urgente per valutare come gestire la situazione e cercare modalità alternative per trasferire i fondi. Tra le ipotesi considerate ci sarebbe quella di trasferire fisicamente il denaro a Cuba durante i periodi di ferie e consegnarlo a un incaricato della riscossione in loco. Una soluzione che, tuttavia, solleverebbe interrogativi sulla trasparenza e sulla tracciabilità dei fondi, oltre che sugli eventuali obblighi di dichiarazione doganale e sulle modalità di contabilizzazione da parte della CSMC. Considerato il numero dei medici coinvolti, oltre 200, la somma complessiva da trasferire potrebbe infatti raggiungere, nell’arco di un solo mese, l’ordine delle centinaia di migliaia di euro. Sebbene non siano ancora state rilasciate dichiarazioni ufficiali sulla questione, è plausibile che il blocco del conto della CSMC sia collegato alle sanzioni statunitensi contro Cuba. Non sarebbe dopo tutto il primo caso in cui le sanzioni statunitensi producono conseguenze anche per soggetti che operano in Italia. È accaduto, seppure in circostanze diverse, alla Relatrice speciale delle Nazioni Unite Francesca Albanese, sanzionata dagli USA nel 2025, e, più recentemente, al collettivo italiano Autistici/Inventati, che è stato costretto a sciogliersi dopo chiusura del proprio conto. The post Le sanzioni USA colpiscono anche i medici cubani che aiutano la Calabria appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 29, 2026
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