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Napoli, piazza Garibaldi cambia volto: sei chioschi per inclusione, cultura e servizi
Aperti i sei chioschi dell’area nord della piazza. Completato il sistema degli otto presidi previsti dal progetto Bella Piazza, tra inclusione sociale, cultura, servizi e sostegno ai cittadini. Napoli compie un nuovo passo nel percorso di riqualificazione di piazza Garibaldi. Sono stati inaugurati questa mattina i sei chioschi situati nell’area nord della piazza, nell’ambito del progetto “Bella Piazza”, iniziativa di rigenerazione urbana e sociale promossa attraverso la collaborazione tra enti del terzo settore, istituzioni e realtà del territorio. All’inaugurazione hanno partecipato il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, il presidente della Fondazione Con il Sud, Stefano Consiglio, e la coordinatrice del progetto Bella Piazza, Elena De Filippo della Dedalus Cooperativa Sociale. Con l’apertura dei nuovi spazi si completa il sistema degli otto presidi previsti per la piazza, che comprende anche la Portineria Garibaldi e il presidio delle forze dell’ordine. L’obiettivo è trasformare l’area in un luogo vissuto, sicuro e capace di offrire servizi, occasioni di incontro e attività culturali e sociali. I sei chioschi ospiteranno iniziative dedicate alla promozione di filiere etiche, al contrasto della violenza di genere, all’inserimento lavorativo di persone fragili, alla mediazione sociale, alla cultura e al supporto dei flussi turistici. Le attività saranno operative sei giorni alla settimana per otto ore al giorno. Tra le realtà coinvolte figurano Dedalus Cooperativa Sociale, Cooperativa Sociale EVA, Bottega Sociale Terre Future, Fondazione RUT, NEST Napoli Est Teatro – Est(ra)Moenia e Temi S.p.A. con il servizio logistico Comebag. Dedalus ha attivato uno spazio dedicato allo street food, accompagnato da laboratori per bambini, attività scolastiche e una biblioteca sui cibi e le culture del mondo. La Cooperativa EVA promuoverà prodotti artigianali a valenza sociale e iniziative sui diritti delle donne. Terre Future offrirà prodotti provenienti da cooperative sociali e beni confiscati alle mafie. Fondazione RUT curerà attività culturali e di promozione della lettura, mentre NEST Napoli Est Teatro realizzerà incontri e spettacoli aperti alla cittadinanza. Infine, Temi S.p.A. porterà in piazza il servizio Comebag per la gestione dei bagagli e il supporto ai turisti. Per il sindaco Gaetano Manfredi, l’apertura dei chioschi rappresenta «un risultato importante» nel processo di riqualificazione della piazza. Secondo il primo cittadino, la presenza di attività sociali e servizi contribuirà a rendere l’area più sicura e vivibile, favorendo una maggiore partecipazione dei cittadini. Tra i prossimi obiettivi dell’amministrazione vi è anche la programmazione di attività serali nella cavea della piazza, con l’intento di animare l’area durante tutto l’arco della giornata. Il progetto Bella Piazza nasce da un percorso di confronto tra associazioni, organizzazioni del territorio, comitati di quartiere e imprenditori interessati a investire sull’area orientale di Napoli. Un lavoro avviato diversi anni fa e culminato con un accordo di gestione condivisa dello spazio pubblico tra soggetti pubblici e privati. «Tre anni fa sembrava un progetto impossibile», ha dichiarato Stefano Consiglio, presidente della Fondazione Con il Sud, sottolineando il valore della collaborazione tra terzo settore, imprenditoria e istituzioni locali. Elena De Filippo ha invece evidenziato come oggi siano oltre cinquanta le organizzazioni coinvolte nel percorso, con l’obiettivo di restituire piazza Garibaldi ai residenti, ai commercianti, ai viaggiatori e ai turisti attraverso un innovativo modello di co-gestione pubblico-privata. Redazione Napoli
May 29, 2026
Pressenza
Conoscere il Terzo Settore per capire i bisogni del Paese
Venerdì 29 maggio 2026 la presentazione ufficiale a Roma, in presenza e in diretta YouTube, dell’Atlante del Terzo Settore, la nuova piattaforma promossa da Fondazione Terzjus ETS e Italia non profit che è online dal 7 maggio scorso, che comunicano: > 4,7 milioni di persone, quasi 1 adulto su 10, fa volontariato. È l’Italia del > bene comune: vitale, concreta, ma spesso invisibile. > > L’Atlante del Terzo Settore ne offre una fotografia dinamica: dal RUNTS al > volontariato, dalla Riforma del Terzo Settore all’amministrazione condivisa. > > Il progetto nasce per rispondere a un bisogno concreto: mettere a disposizione > di operatori, istituzioni, cittadini analisi tematiche, elaborazioni > statistiche, informazioni chiare fondate su fonti ufficiali. > > Non solo numeri, ma persone, volontari, lavoratori, reti e community, per > raccontare e rendere più leggibile il Terzo Settore italiano attraverso i dati > e le storie, perché i dati senza storie sono cifre e le storie senza dati sono > aneddoti. > > Tutti i contenuti sono gratuiti e costruiti a partire da fonti come RUNTS, > Istat, Unioncamere, INPS e ricerche pubbliche. > > La piattaforma è sostenuta dalla Consulta delle Fondazioni di origine bancaria > del Piemonte e della Liguria e da Banco BPM. L’Atlante sarà presentato ufficialmente venerdì 29 maggio 2026, dalle 10:30 alle 13, presso la Sala G. Matteotti di Palazzo Theodoli-Bianchelli, in Piazza del Parlamento 19 a Roma. L’evento sarà aperto al pubblico, previa registrazione, e trasmesso anche in diretta YouTube. Interverranno, tra gli altri, – Luigi Bobba, Presidente di Fondazione Terzjus ETS, – Simone Mornati, Direttore attività istituzionali di Italia non Profit, – Mara Moioli, Co-founder di Italia non Profit, – Antonio Fici, Direttore scientifico di Fondazione Terzjus ETS, – Gabriele Sepio, Segretario Generale di Fondazione Terzjus ETS, insieme ai rappresentanti degli enti sostenitori. Sono previsti i saluti istituzionali dell’On. Stefano Vaccari e l’intervento conclusivo di Mauro Nori, Capo di Gabinetto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Conduce e modera Sara Vinciguerra, responsabile della comunicazione della Fondazione Terzjus ETS. Per partecipare in presenza è necessario compilare il modulo di registrazione: https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSdhTfSUB7Jn8VK6XNC4XplE0rOYnIeRQL8pKiH0bkaOudj0aw/viewform Per informazioni: * +39 06 89131373 * segreteria@terzjus.it * https://atlante.italianonprofit.it/ Redazione Italia
May 26, 2026
Pressenza
Il volontariato a dieci anni dalla riforma del Terzo Settore
A dieci anni dall’entrata in vigore della Riforma del Terzo Settore (Legge n. 106 del 6 giugno 2016, entrata in vigore il 3 luglio 2016)  arriva una bocciatura netta da parte di chi il volontariato lo vive ogni giorno: il 51,5% dei volontari esprime un giudizio negativo sull’impatto del nuovo Codice. È questo il dato principale che emerge dalla ricerca promossa dal Movimento di Volontariato Italiano – MoVI, che fotografa uno scollamento sempre più evidente tra impianto normativo e realtà associativa e che è stata presentata in occasione del convegno nazionale “Il volontariato a dieci anni dalla riforma del Terzo Settore”, promosso dal MoVI insieme alla Scuola Superiore Sant’Anna, al Centro di Ricerca Maria Eletta Martini (MEM), alla Fondazione Emanuela Zancan, alla Fondazione per la Coesione Sociale ETS e al Centro di ricerca Maria Eletta Martini, tenutosi a Pisa il 17 e 18 aprile scorsi. Questi alcuni numeri del dissenso: il 51,5% dei volontari (scelti tra persone che hanno avuto un ruolo direttivo gestionale) esprime un parere nettamente negativo; il 30,7% degli intervistati denuncia un’eccessiva burocratizzazione che genera paralisi operativa; il 12,3% segnala una penalizzazione diretta delle piccole organizzazioni, schiacciate da adempimenti uniformi che non rispettano la diversità del settore; solo il 12,3% del campione promuove la Riforma con un parere positivo. Nonostante il 79,7% dei partecipanti dichiari di conoscere il nuovo assetto normativo, l’effetto reale che ne scaturisce è quello di una vera e propria “gabbia burocratica”, ove gli strumenti di accreditamento come il RUNTS e l’obbligo di nuove competenze digitali e contabili vengono percepiti come barriere d’accesso che sottraggono tempo all’azione sociale per destinarlo alla gestione amministrativa. Dalla ricerca emerge la preoccupazione per una progressiva “aziendalizzazione” del settore. La transizione in atto segna il passaggio da un volontariato fondato sulla vocazione e sulla spontaneità a un modello sempre più professionalizzato e strutturato. Il MoVI rileva come questa trasformazione si manifesti in una crisi della gratuità, dove la previsione di compensi – pur favorendo alcuni servizi e l’ingresso dei giovani tramite il Servizio Civile – rischia di generare una confusione strutturale tra volontariato e lavoro. Allo stesso tempo si assiste a una deriva progettuale, con un’enfasi crescente su bandi e rendicontazione che tende a trasformare le associazioni in veri e propri “progettifici”, nei quali la competizione per le risorse finisce per prevalere sulla cooperazione territoriale. Infine, il rapporto con la pubblica amministrazione appare sempre più asimmetrico: la co-progettazione viene spesso vissuta come una pratica formale, in cui il volontariato è chiamato a svolgere un ruolo di supplenza rispetto alle carenze del pubblico, operando però entro cornici economiche già definite. “La bocciatura della riforma del Terzo Settore da parte del volontariato conferma la necessità di un miglioramento del Codice in questo ambito, ha sottolineato Gianluca Cantisani, presidente del MoVI. In dieci anni sono state introdotte diverse modifiche migliorative al codice, che tuttavia si sono rivelate insufficienti alle necessità del volontariato. È mancato un reale ascolto del mondo del volontariato e un’analisi attraverso un filtro sociale adeguato ai tempi che stiamo vivendo. Con questa ricerca, il MoVI si propone di portare nelle sedi istituzionali le istanze emerse dai territori”. Per il MoVI, dal Convegno è emersa la necessità non tanto di correggere alcuni aspetti tecnici della normativa, quanto di ripensare il ruolo stesso del volontariato nel sistema sociale e nel terzo settore. Il presidente Gianluca Cantisani al termine del convegno ha proposto di: rilanciare il volontariato come forma di advocacy verso le istituzioni e come partecipazione democratica e cura dei beni comuni, distinta dalla gestione di servizi; riformare il Codice del Terzo Settore per semplificare gli adempimenti per le realtà del volontariato più piccole e spontanee e chiarire meglio i confini tra le diverse tipologie di enti; riconoscere il volontariato informale (una proposta indicata come politicamente più urgente per colmare il deficit di democrazia che l’interpretazione del codice rischia di rafforzare nel Paese), introducendo nel Codice uno spazio per le aggregazioni spontanee e un percorso graduale verso la formalizzazione del loro ruolo. Qui alcuni dati. Giovanni Caprio
April 24, 2026
Pressenza
Carceri: Alta Sicurezza o Alta Incoerenza?
Lettera aperta di «Ristretti Orizzonti» e del Coordinamento Carcere Due Palazzi di Padova. A Carlo Nordio, ministro della Giustizia Stefano Carmine De Michele, capo del DAP  Ernesto Napolillo, direttore della Direzione Generale Detenuti e Trattamento   Alta Sicurezza: percorsi e storie distrutti L’importanza delle declassificazioni “C’è una scelta tra far del carcere la sede di un servizio e farne invece
Quella linea d’ombra che molti nascondono
-------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Ci sono diversi modi di negare la valenza politica e sociale dell’impegno che creano alcune realtà sociali attente ai temi delle migrazioni, come l’esperienza nata intorno a “Piazza del Mondo”, a Trieste. C’è l’approccio di tipo fascista, con cui ad esempio quella piazza fu destinata ad accogliere un comizio della destra nell’ottobre del 2020, producendo uno scontro con la polizia. Quell’approccio è stato rinnovato di recente con la richiesta di un altro comizio per il 20 marzo, questa volta, dopo alcune proteste, negato dalla questura. C’è poi l’approccio messo in atto da Le Jene-Mediaset il 15 marzo, con un’intervista truccata con Lorena Fornasir di Linea d’Ombra, punto di riferimento dell’esperienza che nasce ogni pomeriggio nell’incontro con i migranti della Rotta Balcanica: quell’intervista insinua la collaborazione di Linea d’Ombra con lo sfruttamento del movimento migratorio. E infine c’è approccio più sottile che si è espresso ad esempio con il documentario “Trieste è bella di notte” del 2023, nel quale Linea d’Ombra non esiste, e di recente con un capitoletto nel volume Luoghi di confine. Violenze e resistenze del territorio italiano, pubblicato da un autorevole editore come DeriveApprodi, intitolato “Confini oltre il confine: il silos di Trieste e l’abbandono istituzionale dei richiedenti asilo”. Il secondo si basa sull’omissione del fatto che l’impegno quotidiano nella piazza davanti alla stazione di Trieste, che dura dall’ottobre del 2019 e che ha prodotto un’attivissima rete che coinivolge migliaia di persone in tutta Italia, è nato con Linea d’Ombra. È molto triste che persone che vengono quotidianamente in piazza per conto di associazioni del cosiddetto terzo settore fingano di ignorare questo fatto. È triste ma ha un significato: Linea d’Ombra si è presentata sin dal suo lontano inizio come attore di un impegno politico con i migranti in transito fuori d’Italia in nome del loro diritto alla libertà di movimento, e questo urta gli equilibri di molte associazioni del terzo settore che, ovviamente, devono preservare il loro rapporto con le istituzioni… Da questo però non dovrebbe discendere che fingano che la piazza in cui vengono tutti i giorni a raccogliere dati sul passaggio dei profughi della Rotta Balcanica, interferendo con Linea d’Ombra molte volte, soprattutto nel caso di situazioni difficili, esiste soprattutto grazie al costante quotidiano impegno di tutto ciò che si raccoglie intorno a Linea d’Ombra. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Quella linea d’ombra che molti nascondono proviene da Comune-info.
March 24, 2026
Comune-info
Nasce un nuovo “Centro Donna”: uno spazio per l’autodeterminazione e il sostegno alle donne
È stato pubblicato, sul sito del Comune, l’avviso, rivolto agli enti del Terzo Settore, per la coprogettazione e realizzazione di un nuovo “Centro Donna”. Per la realizzazione del progetto, su iniziativa dell’Assessorato allo Sport e alle Pari Opportunità, è stato previsto uno stanziamento di 75mila euro, con l’obiettivo di offrire alle donne della città uno spazio dedicato all’incontro, al confronto, alla crescita personale e professionale, al benessere e al supporto. Il “Centro Donna” sarà un luogo aperto e inclusivo, pensato per promuovere consapevolezza, autodeterminazione, autonomia psicologica ed economica, e per contribuire alla costruzione di una “Città al femminile”, dove tutte le donne possano immaginare e realizzare il proprio futuro. Particolare attenzione sarà rivolta alle donne che vivono in condizioni di disagio sociale, economico o familiare, alle quali il Centro offrirà servizi mirati come: • Informazione e ascolto • Supporto psicologico • Orientamento al lavoro • Formazione • Attività sportive e socioculturali Le attività saranno organizzate secondo un calendario programmato e accessibile. Il progetto ha una durata iniziale di 12 mesi, prorogabile per ulteriori 12. Tutti i dettagli e le modalità di partecipazione sono disponibili sul sito istituzionale del Comune di Napoli: https://www.comune.napoli.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/55350 Redazione Napoli
October 16, 2025
Pressenza
Barriera di Milano, laboratorio di repressione: via i militari!
Barriera, non da oggi, è un laboratorio di controllo e repressione sociale, dove retate, pestaggi, occupazione militare del territorio si intrecciano con l’azione coordinata e precisa di cooperative del Terzo settore, associazioni, Fondazioni di Comunità che attuano politiche volte a prevenire le insorgenze sociali. Temono le proteste spontanee di chi, giorno dopo giorno, subisce profilazione […]