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Rosolare con solidarietà. Dossier
-------------------------------------------------------------------------------- Quando si parla di povertà, raramente si mette al centro la povertà alimentare: non solo la mancanza di cibo, ma l’impossibilità di accedere a un’alimentazione sana. Eppure il diritto a un cibo buono, che sia nutrimento e non semplice riempitivo, è parte integrante della dignità delle persone. Il problema, è evidente, non riguarda solo la produzione, ma anche la distribuzione e la logistica: lungo la filiera si concentrano infatti disuguaglianze e sprechi, con pesanti ricadute sociali e ambientali. Tuttavia, ovunque nel mondo ci sono esperienze che, fra non poche difficoltà, dimostrano che è possibile percorrere strade diverse, tra agricoltura contadina, filiere corte, sovranità alimentare, contrasto agli sprechi… Questo dossier raccoglie approfondimenti, interviste, racconti ma si nutre anche dell’esperienza maturata in alcuni quartieri di Roma dove le eccedenze alimentari sono trasformate in aiuto a chi vive situazioni di disagio economico -------------------------------------------------------------------------------- Foto di Refoodgees tra i partner del progetto “Alimenta la solidarietà” -------------------------------------------------------------------------------- “Nel mondo gli affamati sono tanti quanto i grassi. Gli affamati mangiano spazzatura nelle discariche, i grassi mangiano spazzatura da McDonald’s“ (Eduardo Galeano) -------------------------------------------------------------------------------- L’olio ai poveri e i Radicali liberi [Barbara Bonomi] Il contrasto alla povertà alimentare non è uno slogan ma un’urgenza -------------------------------------------------------------------------------- Il cibo non è uguale per tutti [D. Bernaschi D. Marino F. Felici] La povertà alimentare non è mai solo una questione di reddito -------------------------------------------------------------------------------- Un passo verso il diritto al cibo [S. Fiordaliso e F.B. Felici] Il Consiglio del Cibo di Roma e il contrasto alla povertà alimentare -------------------------------------------------------------------------------- Prima di sederci a tavola [R.C.] Lo spreco alimentare come aiuto ai nuclei familiari in difficoltà -------------------------------------------------------------------------------- Abbiamo fatto la pasta fresca [Roxane Escalettes] Educare al cibo nelle periferie. Una chiacchierata con Mauro Secondi -------------------------------------------------------------------------------- Prendi uno e paghi tre [Silvia Ribeiro] I catastrofici danni sociali e ambientali dei colossi transnazionali del cibo -------------------------------------------------------------------------------- Il cibo è un’arma [Manlio Masucci] Un film racconta la storia di Vandana Shiva e le lotte dei contadini -------------------------------------------------------------------------------- I semi del profitto [Francesco Paniè] Un pugno di aziende ha preso il governo della biodiversità. Un libro -------------------------------------------------------------------------------- Sogno d’un sugo di mezzaestate [Don Pasta] Trattato anticapitalista sulla passata di pomodoro per la parmigiana -------------------------------------------------------------------------------- Tutti a tavola [Territori Educativi] Scuole, cibo e convivialità comunitaria. Inchiesta -------------------------------------------------------------------------------- Pesaro Trieste, 453 chilometri [Gabriele Montaccini] “Fornelli resistenti” e i viaggi per accogliere i migranti della Rotta Balcanica -------------------------------------------------------------------------------- Il gusto del pane [Rosaria Gasparro] Il pane è già un mondo ed è anche un modo da cui imparare a vivere -------------------------------------------------------------------------------- Noi alimentiamo il mondo [Via Campesina] Ovunque sono i contadini a proteggere il sistema alimentare e agricolo -------------------------------------------------------------------------------- . Questo dossier è stato curato dalla redazione di Comune e nell’ambito del progetto Solidarietà circolare promosso da Slow Food Roma, Nonna Roma e ReFoodGees (finanziato dal bando “Alimenta la solidarietà” della Regione Lazio), tramite il quale in alcuni quartieri di Roma lo spreco e le eccedenze alimentari vengono trasformati in aiuto concreto ai nuclei familiari che hanno difficoltà a mettere un piatto in tavola. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Rosolare con solidarietà. Dossier proviene da Comune-info.
March 5, 2026
Comune-info
Rivolte indigene
L’INASPETTATO ACCAMPAMENTO DURATO UN MESE DI 600 PERSONE DI 14 POPOLAZIONI INDIGENE DELL’AMAZZONIA, DAVANTI AL PORTO DI CARGILL, A SANTAREM, IN BRASILE, HA COSTRETTO IL GOVERNO LULA A REVOCARE IL DECRETO CHE PREVEDE DI DRAGARE IL FIUME TAPAJÓS. IN REALTÀ LA PRIVATIZZAZIONE DEI FIUMI TAPAJÓS, MADEIRA E TOCANTINS CONTINUA. CHI HA OCCUPATO QUEL PORTO CONTESTA LA TRASFORMAZIONE DELL’AMAZZONIA IN UNA PIATTAFORMA LOGISTICA AL SERVIZIO DI MULTINAZIONALI, CINA ED UE. “PENSO CHE DA QUESTA STRAORDINARIA LOTTA POSSIAMO TRARRE ALCUNE CONCLUSIONI – SCRIVE RAÚL ZIBECHI – LA PRIMA È CHE AVVIENE SOTTO UN GOVERNO PROGRESSISTA… CHI CREDE CHE POSSANO FARE QUALCOSA DI DIVERSO DA CIÒ CHE VUOLE IL GRANDE CAPITALE, SI SBAGLIA… UNA VOLTA CHE SAPPIAMO CHE NÉ LA DESTRA NÉ LA SINISTRA FARANNO NULLA PER SALVARE L’UMANITÀ DALLA CATASTROFE, TOCCA AI POPOLI CHE STANNO METTENDO IL CORPO E IL SANGUE A DIFENDERE LA VITA E LA NATURA…” Foto: @Tukuma_pataxo per APIB / Articulação dos Povos Indígenas do Brasil -------------------------------------------------------------------------------- Sono trascorsi più di trenta giorni dall’accampamento di circa 600 persone provenienti da 14 popolazioni indigene dell’Amazzonia, davanti al porto di Cargill, a Santarem. Chiedono al governo di Lula di revocare il decreto 12.600 che prevede di dragare il fiume e che trasformerà le acque del fiume Tapajós in una via fluviale privatizzata per il trasporto di soia e altri cereali*. Anche se il governo si è ritirato giorni fa dal dragaggio, continua a privatizzare i fiumi Tapajós, Madeira e Tocantins come parte del Programma Nazionale di Privatizzazione, il che significa che la gestione e la manutenzione di queste strade, che totalizzano 280 chilometri solo nel Tapajós, vengono trasferite a grandi multinazionali legate all’agroalimentare. Ciò comporta la costruzione di nuovi porti privati che trasformeranno l’area in un corridoio fluviale senza consultare le persone che vivono nel fiume e con esso. Le monocolture di soia e mais stanno distruggendo l’Amazzonia, deforestando la foresta e avvelenando le acque e l’ambiente con l’abuso di pesticidi. Ciò che sta accadendo a uno dei principali affluenti dell’Amazzonia, il Tapajós, è semplicemente incredibile: treni composti da un massimo di 35 chiatte trasportano grano verso la Cina e l’Europa; su quel fiume sono stati costruiti o sono in progetto 41 porti, dove l’anno scorso sono circolate più di 15 milioni di tonnellate. L’inquinamento da mercurio derivante dall’estrazione mineraria, sia legale che illegale, e la rimozione del fondo del fiume rappresentano le perdine più importanti per le popolazioni. Secondo Rafael Zilio, nel concepire un fiume come mera “idrovia”, “lo Stato e le grandi corporazioni del settore minerario e dell’agroalimentare perpetuano la devastazione ambientale in Amazzonia”. Nell’ultimo mese sono state bloccate anche la strada per l’aeroporto e lo stesso aeroporto di Santarém per alcune ore. Silvia Adoue ricorda che “i munduruku non hanno aspettato la demarcazione del loro territorio da parte dello Stato”, come popolo hanno proceduto “all’autodemarcazione in alleanza con le comunità di pescatori”, il che insegna la capacità di “articolazione tra popoli con prospettive di mondo diverse”. Questa è una piccola e incompleta sintesi di una resistenza per la vita che dura da molti anni. Penso che da questa straordinaria lotta possiamo trarre alcune conclusioni. La prima è che avviene sotto un governo progressista, quando il segretario della Presidenza è Guilherme Boulos ed è ministro dei Popoli Indigeni Sonia Guajajara, entrambi del “radicale” Partito del Socialismo e della Libertà (PSOL). Chi crede che possano fare qualcosa di diverso da ciò che vuole il grande capitale, si sbaglia. Perché sono i migliori rappresentanti delle ambizioni delle multinazionali, di fronte al silenzio vergognoso del movimento sindacale e del Movimento dei Senza Terra (MST), il cui obiettivo principale è la rielezione di Lula. La seconda è che il capitalismo vuole, e sta attuando, la completa privatizzazione della natura per accumulare sempre più capitale. Trasformare i grandi fiumi amazzonici in strade fluviali piene di infrastrutture, è garanzia della loro distruzione e dell’annientamento dei popoli che abitano le rive. L’accumulazione di capitale non ha limiti, se non quello che possono fare i popoli e i movimenti per frenarla. Mentre quelli che sono in alto, di sinistra o di destra e persino i “radicali”, sostengono l’agroalimentare, fanno sfoggio di un discorso “corretto” in cui si permettono di mentire e persino di sostenere le richieste dei popoli originari. Boulos stesso si era impegnato a fare delle consultazioni prima dell’inizio dei lavori, cosa che non ha mai fatto. La lotta è molto iniqua. Cargill fattura 154 miliardi di dollari ogni anno, ha il sostegno dello stato e del governo brasiliano, mentre i villaggi sono relativamente piccoli (i munduruku sono 13 mila persone), e non hanno altro che il sostegno di altri popoli simili, come è diventato evidente in questi giorni. La terza riguarda la decisione di difendere la vita e la dignità dei popoli. Il rapporto di Sumauma sottolinea che questi popoli sono in “prima linea di resistenza all’agrocapitalismo globale”. Anche se sono pochi, sono determinati e fermi e non si tireranno indietro. Una donna munduruku ha detto: “I bianchi vedono il fiume come merce, per noi è vita”. È proprio quello che dicono i popoli originari di tutte le geografie, da Wall Mapu fino alla Mesoamerica. Questa resistenza alle avversità dovrebbe essere fonte di apprendimento per tutti. Una volta che sappiamo che né la destra né la sinistra faranno nulla per salvare l’umanità dalla catastrofe, è il turno dei popoli che stanno mettendo il corpo e il sangue a difendere la vita e la natura. -------------------------------------------------------------------------------- *Informazioni raccolte da Silvia Adoue, Desinformémos 5/02/2026; Rafael Zilio, Desinformémos 11/02/2026; Guilherme Guerreiro Neto, Sumauma, 12/02/2026, e dal collettivo Aldea Urbana (https://www.youtube.com/live/vs-bSMviJw). -------------------------------------------------------------------------------- Pubblicato anche su La Jornada -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE QUESTO ARTICOLO DI MONICA DI SISTO: > Il fiume non è un corridoio -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Rivolte indigene proviene da Comune-info.
February 24, 2026
Comune-info
Pomodori? Meglio le produzioni locali!
di Valeria Balboni   Pomodori senza sapore: perché? La vera origine del ciliegino   Perché i pomodori che troviamo oggi in commercio, nei supermercati, non hanno il sapore che avevano un tempo? È una domanda che si pongono tutti coloro che amano questa verdura, ma la risposta non è semplice… A volte possiamo trovare pomodori davvero buoni nelle bancarelle dei
January 31, 2026
La Bottega del Barbieri
[Ponte Radio] Musica e Cibo, ascolti ed appetiti
Questo ultimo ponte radio del ciclo dedicato al cibo è stato soprattutto una trasmissione musicale con brani scelti in seguito a spunti sorti ascoltando le puntate delle scorse settimane e per via della nostra golosità e malizia. Due ore, quindi, di intrattenimento e antologia punteggiate da consigli di cucina provenienti da diversi luoghi geografici ed esistenziali con anche una ricetta cannibale dal 1200. A cura di radio bizarre, ristoradio international, cotti e stracotti, notripforcats ed altrz. all’interno della quale troverete: -Tiella patate e cozze TC: 00:26:54 -Zuppa pasica puttanesca di stagione TC: 00:41:03 -Açorda Portoghese e documentario Agroecologia em Movimento TC: 01:00:34 -Taralli vegan facilissimi TC: 1:21:46 -Tortone Vegan Antimilitarista TC:01:28:21 -Gran timballo di cojoncelli et budelli TC 1:41:31
January 30, 2026
Radio Onda Rossa
Musica e Cibo, ascolti ed appetiti.
Questo ultimo ponte radio del ciclo dedicato al cibo è stato soprattutto una trasmissione musicale con brani scelti in seguito a spunti sorti ascoltando i le puntate delle scorse settimane e per via della nostra golosità e malizia. Due ore, quindi, di intrattenimento e antologia punteggiate da consigli di cucina provenienti da diversi luoghi geografici ed esistenziali con anche una ricetta cannibale dal 1200. A cura di radio bizarre, ristoradio international, cotti e stracotti, notripforcats ed altrz Qui l’audio della trasmissione intera https://archive.org/details/ponteradioRBO_30gen2026_cibo all’interno della quale troverete: -Tiella patate e cozze TC: 00:26:54 -Zuppa pasica puttanesca di stagione TC: 00:41:03 -Açorda Portoghese e documentario Agroecologia em Movimento TC: 01:00:34 -Taralli vegan facilissimi TC: 1:21:46 -Tortone Vegan Antimilitarista TC:01:28:21 -Gran timballo di cojoncelli et budelli TC 1:41:31
January 30, 2026
Radio Blackout - Podcast
[Ponte Radio] Cibo aumentato
In questa puntata di ponte radio a conduzione Wombat proponiamo quattro contributi: * Compagno del comitato movimento sem terra Italia ci parla dell’accordo Mercosur e le sue implicazioni * Un compagno di Firenze ci racconta il suo lavoro di tesi dal titolo “Un’industria senza fabbrica? Indagine sul lavoro nella ristorazione nel centro storico di Firenze” e delle recenti lotte sindacali dei Sudd Cobas dell lavorator della ristorazione * “La banana aumentata”: versione radiofonica dello spettacolo del teatro contadino libertario a proposito dei nuovi OGM * una compagna del neonato coordinamento Seeds4Palestina ci racconta e delle strategie del progetto genocidiario/ecocidiario messo in campo da Israele da decenni  
January 23, 2026
Radio Onda Rossa
[Ponte Radio] Napoli tra cibo e fame
Puntata divisa in due spezzoni: nella prima parte proviamo a raccontare il rapporto tra la città di Napoli e il cibo, attraverso canzoni e episodi significativi. Nella seconda parte, spazio agli amici di Radio Plaza con un approfondimento sui nuovi OGM.  
January 18, 2026
Radio Onda Rossa
Rapporto Coop: per gli italiani il 2026 si apre all’insegna delle parole “preoccupazione” e “insicurezza”
Molta disillusione e poco entusiasmo accompagnano gli italiani in questo inizio d’anno, a diretto contatto con un mondo ostile dove i conflitti bellici, le diseguaglianze sociali, il cambiamento climatico sono moneta corrente e influenzano pesantemente l’economia (tornano di moda i beni rifugio e gli investimenti più remunerativi sono materie prime e terre rare, azioni delle aziende della difesa e l’oro). La preoccupazione, la prima parola scelta dagli italiani per definire l’anno che verrà (37% del campione), viaggia di pari passo con l’insicurezza (23%) anche se, sul finire d’anno, non manca la voglia di resistere con uno su 4 che si attacca comunque tenacemente all’ottimismo (25%), e alcuni chiamano in causa persino la curiosità e la fiducia (24%). Sono alcuni dei dati delle anticipazioni del Rapporto Coop 2025, la cui versione definitiva sarà disponibile entro la fine di gennaio. Le previsioni 2026 sono frutto di due indagini on-line (metodologia Cawi) condotte nel mese di dicembre 2025 dall’Ufficio studi Coop e i suoi partner. La prima, “Wish List 2026”, è stata realizzata in partnership con Nomisma su un campione di 1.000 individui rappresentativo della popolazione italiana di 18-65 anni ed ha visto la collaborazione con A21 Consulting di Mirko Veratti. La seconda, “Unwrapping 2026”, rivolta alla community del Rapporto Coop, ha visto la partecipazione di 714 opinion leader italiani (titolari e manager di aziende, rappresentanti di istituzioni pubbliche, analisti di primarie società di consulenza) Le preoccupazioni degli italiani attengono soprattutto: al mercato del lavoro del territorio in cui si vive (lo vede nero il 43%, solo l’11% associa positività), al fattore sicurezza (47% negativo a fronte di un 8% positivo), all’accesso ai servizi sanitari (il 48% versus 9%), allo stato dell’economia italiana (percezione negativa al 42% contro il 21% positiva), alle criticità generate dai cambiamenti climatici (percezione negativa al 50% contro il 20% positiva).  Dalle anticipazioni del Rapporto Coop 2026 emerge come la casa continui ad essere il luogo del cibo. Stabile la crescita dell’home cooking (7 italiani su 10 non prevedono cambiamenti nella spesa alimentare per il consumo domestico, mentre il 20% ipotizza un aumento) e perfino il delivery torna a crescere, trascinato dalla voglia di rimanere in casa. Innovazione e più tempo tra i fornelli sono le parole chiave della tavola 2026 degli italiani, fatta di alimenti salutari, semplici, autentici. Chi prevede di acquistare più cibi senza conservanti e additivi, infatti, nel 2026 supera di 21 punti percentuali chi pensa di diminuirli (+14 nel 2024); la stessa differenza è di 18 punti percentuali per i cibi senza / a ridotto contenuto di zuccheri (+13 nel 2024) e di 15 per i cibi senza / a ridotto contenuto di grassi (+12 nel 2024). Nelle intenzioni degli italiani, verdura, frutta e pesce sono in aumento (chi prevede di acquistarne di più supera, rispettivamente, di 23, 21 e 9 punti percentuali chi pensa di ridurli), in netto contrasto con le previsioni di spesa per l’acquisto di carni rosse (-21) e salumi (-28). Esce radicalizzato il mantra degli italiani degli ultimi anni che puntano al benessere a tavola associato al principio della prevenzione come comportamento oramai acquisito. Nel carrello la qualità trova il suo posto a fianco della convenienza e in questo senso si può leggere sia l’ulteriore espansione dei prodotti venduti sotto il marchio di un supermercato e non di un produttore esterno (MDD), che oramai hanno conquistato gli italiani (l’81% dei manager food & beverage prevede un aumento della spesa delle famiglie per alimenti e altri beni del largo consumo confezionato a Marca del Distributore) sia il rallentamento della crescita dei discount. Nel Largo Consumo pensando all’anno che verrà l’umore è, invece,  più grigio che nero: il 12% dei manager food & beverage intervistati intravede un miglioramento, il 66% prevede stabilità, il 22% un peggioramento. Anche se le intenzioni di acquisto alimentare sono moderatamente positive se crescita sarà, sarà comunque di piccolo cabotaggio (+0,9% a valore nel 2026 rispetto al 2025) e più che compensata dall’aumento dei prezzi, tanto da tradursi in un calo dei volumi (-0,4%). Le speranze di migliori performance del segmento Largo Consumo Confezionato sono affidate prioritariamente all’innovazione tecnologica e a crederci di più sono i manager del retail (vendita al dettaglio): il saldo tra chi prevede un  miglioramento e chi teme un peggioramento sul fronte dell’innovazione tecnologica è di +64 punti percentuali contro i +55 rilevati nell’industria alimentare. La sostenibilità ambientale resta un compromesso praticabile: il 34% dei manager food & beverage prevede un aumento dell’attenzione delle imprese di settore per questo aspetto, contro un 16% di scettici che prevede un minor impegno su questo fronte (saldo +18). Tra gli aspetti più critici per i manager della filiera alimentare, invece, troviamo le voci che riguardano i livelli occupazionali (saldo tra miglioramento e peggioramento di -13 punti percentuali) e, soprattutto, il costo del lavoro (-27), quello di materie prime e merci (-30, ma si arriva a -47 tra i manager del retail) ed i margini / redditività (-30). Per vincere in un mercato food che resta molto competitivo, per le imprese del Largo Consumo le priorità su cui scommettere sono il “capitale umano” (indicato dal 49% dei manager di settore, ma si arriva al 57% nel retail), davanti a innovazione tecnologica 47% e ottimizzazione dei processi 43%. Qui per approfondire le previsioni Coop 2026: https://italiani.coop/download/rapporto-coop-2025-we-tavole/?wpdmdl=24353&refresh=695b8ef1739451767608049 Giovanni Caprio
January 7, 2026
Pressenza
Il cibo non è uguale per tutti
LA POVERTÀ ALIMENTARE NON È SOLO UNA QUESTIONE DI REDDITO. IL NUOVO VOLUME DELL’OSSERVATORIO SULL’INSICUREZZA E LA POVERTÀ ALIMENTARE MOSTRA COME L’ACCESSO AL CIBO DIPENDA DA DISUGUAGLIANZE SOCIALI E TERRITORIALI PROFONDE, CHIAMANDO IN CAUSA IL RUOLO DELLE POLITICHE PUBBLICHE E DELLE FOOD POLICY URBANE NEL GARANTIRE IL DIRITTO A UN’ALIMENTAZIONE Spesso, nei Paesi ad alto reddito, come l’Italia, la povertà alimentare viene ancora oggi ricondotta a una dimensione esclusivamente economica. Questa impostazione, tuttavia, appare riduttiva e rischia di oscurare aspetti fondamentali del fenomeno. Non è infatti sufficiente valutare la sola disponibilità monetaria delle famiglie: per comprendere pienamente la povertà e l’insicurezza alimentare è necessario prendere in considerazione le reali possibilità delle persone di accedere in modo stabile a un’alimentazione sana, adeguata e culturalmente appropriata. L’insicurezza alimentare va quindi intesa come un fenomeno intrinsecamente multidimensionale che, seguendo l’approccio teorico di Amartya Sen, può essere interpretato come una privazione delle capabilities, vale a dire delle libertà effettive di scelta e di azione di cui gli individui dispongono nella vita quotidiana. In questa prospettiva, il problema non è soltanto se il cibo sia disponibile in termini astratti, ma se le persone siano effettivamente in condizione di accedervi e di scegliere cosa mangiare in base alle proprie esigenze e preferenze. Le capabilities alimentari dipendono in larga misura dal contesto sociale e territoriale in cui gli individui sono inseriti e definiscono l’insieme delle opportunità reali di accesso e di scelta, non riducibili alla sola disponibilità di risorse. In questo senso, gli “ambienti alimentari” diventano un elemento decisivo: la presenza o l’assenza di mercati, negozi, spazi sociali o servizi pubblici contribuisce a determinare ciò che è realmente possibile scegliere, andando ben oltre una valutazione puramente teorica dell’offerta disponibile. Osservare l’insicurezza alimentare da questa prospettiva consente di leggerla come uno specchio delle disuguaglianze sociali, economiche e territoriali più ampie e, al tempo stesso, come un banco di prova per politiche pubbliche capaci di ampliare le libertà alimentari delle persone. L’obiettivo delle politiche di contrasto alla povertà ed all’insicurezza alimentare non dovrebbe essere soltanto garantire l’accesso materiale al cibo, ma creare le condizioni affinché tale accesso sia equo, stabile e di qualità. All’interno di questo quadro concettuale si colloca il volume Povertà e insicurezza alimentare. Dalla misurazione alle politiche[1], edito da Franco Angeli che sintetizza il lavoro dell’Osservatorio sull’insicurezza e la povertà alimentare (OIPA), nato nell’ambito dell’Atlante del Cibo di Roma Metropolitana. Il volume nasce dall’esigenza di fare il punto sui temi dell’insicurezza e della povertà alimentare sotto il profilo teorico e metodologico, ma anche sul piano delle politiche pubbliche. Il contributo affronta un ampio spettro di questioni, che vanno dagli indicatori utilizzati per misurare la povertà e l’accesso fisico al cibo, all’analisi dei sistemi di aiuto alimentare, fino allo studio delle politiche di contrasto alla povertà alimentare attualmente in atto in Italia. L’approccio adottato consente di tenere insieme dimensioni diverse del fenomeno, offrendo una lettura integrata e articolata. Un focus specifico è dedicato a Roma e alla sua area metropolitana, che rappresentano un caso di studio particolarmente significativo. In termini di accessibilità economica a una dieta sana, l’Indice di Accessibilità Economica elaborato da OIPA assume un valore pari a 1,26 nel Comune di Roma, mentre sale a 1,43 nei 120 comuni dell’area metropolitana. Ciò significa che, mediamente, una famiglia romana dovrebbe disporre di un reddito superiore rispettivamente del 26% e del 43% rispetto a quello effettivamente disponibile per potersi permettere una dieta sana. Le implicazioni di questi dati sono rilevanti e si riflettono direttamente sui consumi alimentari reali delle famiglie. Alle disuguaglianze economiche si affiancano inoltre quelle di natura spaziale. In molte aree si osserva una vera e propria “desertificazione alimentare”, caratterizzata da una scarsa presenza di punti vendita, da trasporti inadeguati e da reti di solidarietà frammentate. In alcune zone periferiche e rurali tali criticità tendono a sommarsi, dando origine a quelle che nel volume vengono definite “aree di blackout alimentare”: territori nei quali la sovrapposizione di più forme di fragilità economica, sociale e territoriale determina un vero e proprio blocco del sistema di accesso al cibo, rendendo la multidimensionalità dell’insicurezza alimentare particolarmente evidente e tangibile. Roma emerge così come una metropoli policentrica e fortemente diseguale, in cui il diritto al cibo dipende in misura significativa dal luogo in cui si vive. Il volume analizza infine le politiche di risposta all’insicurezza alimentare. Il sistema italiano di aiuto alimentare appare capillare ma frammentato e risente dell’assenza di una strategia nazionale organica e di una governance integrata. Sarebbe invece necessario adottare una visione di lungo periodo che consideri la sicurezza alimentare come un obiettivo di benessere collettivo e strutturale, piuttosto che come una risposta emergenziale. In questo quadro, le food policy urbane, come ad esempio quella di Roma Capitale, possono rappresentare strumenti fondamentali per ridurre i divari territoriali e promuovere un accesso equo al cibo, soprattutto se coordinate con le politiche sociali e sanitarie. La ricerca, dal canto suo, è chiamata a fornire dati territoriali solidi e modelli innovativi in grado di orientare l’azione pubblica, mettendo in relazione risorse economiche, differenze sociali e culturali, salute e sostenibilità. -------------------------------------------------------------------------------- [1] Il volume è open access e si può scaricare al link: https://www.francoangeli.it/Libro/Povertà-e-insicurezza-alimentare-in-Italia-Dalla-misurazione-alle-politiche?Id=30045. > Questo articolo nasce nell’ambito del progetto “Solidarietà Circolare: Un > Progetto Contro lo Spreco e per la Comunità!” L'articolo Il cibo non è uguale per tutti proviene da Comune-info.
January 4, 2026
Comune-info
Gaza. I centri di distribuzioni del cibo della GHF erano trappole mortali
Una nuova indagine di Airwars rivela che i siti alimentari della Gaza Humanitarian Foundation (GHF), sostenuti da Stati Uniti e Israele nel 2025, sono stati costruiti all’interno di zone di combattimento israeliane attive. Contractor armati statunitensi e forze di occupazione israeliane controllavano l’accesso, trasformando la distribuzione degli aiuti in una […] L'articolo Gaza. I centri di distribuzioni del cibo della GHF erano trappole mortali su Contropiano.
December 13, 2025
Contropiano