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Caldo d’autunno #1 | Francia: 800 mila manifestanti contro il regime Macron. Agli studenti si uniscono insegnanti e lavoratori – di Turi Palidda
In Francia, in Spagna, in Italia, in Portogallo, in Belgio, in Albania (per quanto riguarda l'Europa). In India, in Brasile, negli Usa e in altre parti del mondo. Una nuova generazione (la gen Z) comincia a far sentire la propria voce, a reclamare il diritto di essere riconosciuta e uscire dall'invisibilità contro anni di [...]
October 19, 2026
Effimera
Antisemitismo e fedeltà al governo di Israele
-------------------------------------------------------------------------------- Il Portico d’Ottavia si trova nell’antico ghetto di Roma. Foto unsplash.com -------------------------------------------------------------------------------- In un’intervista televisiva Primo Levi disse che il nazismo era stato la metastasi di un cancro che era il fascismo (si trova anche su you tube). Non era un’immagine letteraria ma una diagnosi, con una cronologia precisa. Il tumore nasce nel 1922. Mostra il suo volto criminale nel 1924 con il delitto Matteotti. Raggiunge la maturità nel 1938 con le leggi razziali. Nel 1943 produce la metastasi italiana: la Repubblica di Salò, alleata e complice dell’occupante nazista. Levi non pensava il fascismo come una parentesi buffonesca Nel Sistema periodico Levi scrive che il fascismo non era soltanto un malgoverno buffonesco e improvvido, ma il negatore della giustizia. Era sorto come custode di un ordine fondato sulla costrizione di chi lavora, sul silenzio imposto a chi pensa e sulla menzogna sistematica e calcolata. È da qui che bisogna partire per capire che cosa è successo venerdì 16 ottobre a Roma. Al Portico d’Ottavia, alla cerimonia per l’anniversario del rastrellamento del 16 ottobre 1943, alcuni componenti della comunità ebraica romana hanno accolto la delegazione dell’Anpi gridando “ve ne dovete andare”, “fuori, fuori”, “vergognatevi”. Deve essere chiara una cosa: non è stato un incidente estemporaneo. Due giorni prima il presidente della Comunità, Victor Fadlun, aveva chiesto formalmente all’associazione dei partigiani di non presentarsi. Le accuse erano di aver contestato le bandiere di Israele e della Brigata Ebraica nei cortei del 25 Aprile e di essersi mostrata compiacente verso la violenza della piazza pro-Pal. Fadlun aveva chiesto all’Anpi di fare un passo indietro, appellandosi alla sua sensibilità, “se non al pudore”. La rottura viene poi da lontano. Nel gennaio 2025 il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, aveva dichiarato che l’Anpi di oggi non è più quella di un tempo. Negli stessi giorni la Comunità ebraica di Milano aveva disertato la commemorazione organizzata dall’Anpi per il Giorno della Memoria. Il presidente dell’Anpi, Gianfranco Pagliarulo, aveva risposto indicando il punto che nessuno voleva nominare. Le cose sono cambiate, aveva detto, ma non per colpa dell’Anpi: sono cambiate dopo il 7 ottobre, con le stragi di Gaza e con un governo israeliano in cui siedono esponenti di una destra che non si vedeva da tempo. Dunque oggi il ricordo di una deportazione nazifascista è diventato il luogo da cui si allontanano gli antifascisti. Il 16 ottobre 1943 era un sabato Conviene ricordare che cosa accadde quel giorno, perché la memoria che si pretende di custodire è precisa. Il 16 ottobre 1943 era un sabato, e le famiglie si preparavano alla festa di Sukkot. Dalle 5.30 alle 14 le SS arrestarono più di milleduecento persone. Ne furono deportate ad Auschwitz-Birkenau oltre mille, più di duecento erano bambini. Clara Wachsberger aveva cinque anni, Ada Tagliacozzo otto, Umberto Di Segni quattro, Donato Campagnano tre mesi. Tornarono in sedici. Le SS non dovettero cercarli. Gli ebrei romani erano registrati, classificati, identificabili: lo Stato italiano li aveva censiti, schedati, espulsi da scuole, università e professioni a partire dal 1938. La razzia materiale fu tedesca. Il lavoro preparatorio fu italiano, cioè fascista. Un mese dopo, il Manifesto di Verona del Partito fascista repubblicano trasformò in legge ciò che il 1938 aveva preparato: gli appartenenti alla razza ebraica sono stranieri e, durante la guerra, appartengono a nazionalità nemica. Perfino la presidente del Consiglio, nel 2023, ha riconosciuto che quel giorno le truppe naziste agirono con la complicità del regime fascista italiano. Riconoscere la complicità del passato, però, è un atto che non costa nulla, se non si scioglie la continuità del presente. Quei rapporti cordiali con la destra Mentre l’Anpi viene dunque messa alla porta, le rappresentanze ebraiche italiane intrattengono rapporti istituzionali cordiali con la destra di governo. È una destra il cui presidente del Senato, seconda carica dello Stato, ha conservato nella sua casa di Milano un busto di Mussolini, insieme a una collezione di cimeli del Ventennio. Divenuto presidente del Senato, ha dichiarato pubblicamente che quel busto non lo avrebbe mai buttato. È lo stesso presidente del Senato che ha definito l’azione partigiana di via Rasella una pagina tutt’altro che nobile e ha descritto i soldati altoatesini del reggimento Bozen come pensionati. Il suo partito porta ancora nel simbolo la fiamma del Movimento sociale, fondato dai reduci di Salò: gli stessi del Manifesto di Verona. Il fenomeno non è italiano, ed è proprio la sua dimensione europea a renderlo leggibile. In Germania l’AfD si presenta come il partito più filoisraeliano del Bundestag. Ha persino una propria associazione, “Ebrei nell’AfD”. È lo stesso partito il cui leader Alexander Gauland ha definito Hitler e il nazismo “cacca d’uccello” in mille anni di gloriosa storia tedesca. Diciassette organizzazioni ebraiche tedesche hanno firmato una dichiarazione comune: l’AfD è un partito in cui l’odio per gli ebrei e la relativizzazione fino alla negazione della Shoah trovano casa. Secondo la stessa dichiarazione, il suo programma metteva in discussione la macellazione rituale e la circoncisione, cioè le condizioni stesse della vita ebraica in Germania. Il Consiglio centrale degli ebrei tedeschi rifiuta ogni contatto con il partito. Il suo presidente, Josef Schuster, ha detto che l’interesse dell’AfD per gli ebrei non va oltre l’uso di loro come foglia di fico per la propria demagogia. In Francia il Rassemblement National è stato fondato da un negazionista e da un ex Waffen-SS. Nel marzo 2025 il suo presidente, Jordan Bardella, è stato invitato a Gerusalemme dal ministro israeliano per la Diaspora, Amichai Chikli, a una conferenza internazionale contro l’antisemitismo. Interrogato sul passato del suo partito, ha risposto che non fa politica guardando nello specchietto retrovisore. Visitando il confine con Gaza, ha definito la guerra israeliana uno scontro tra civiltà e barbarie. Con lui erano invitati Marion Maréchal ed esponenti di Vox. Chikli ha spiegato la logica dell’invito: le destre europee sono alleate in una battaglia comune contro la crescente influenza musulmana in Europa. Pochi mesi prima, nel febbraio 2025, il Likud di Netanyahu era entrato come primo membro osservatore nei Patrioti per l’Europa. È il gruppo fondato da Orbán e guidato da Bardella, di cui fanno parte anche Vox, la Lega e il Partito della libertà austriaco, fondato da ex nazisti. Nel gennaio 2026 Netanyahu ha ricevuto a Gerusalemme una delegazione dei Patrioti. Nel governo israeliano siedono Itamar Ben Gvir, cresciuto nel movimento kahanista, e Bezalel Smotrich. In una registrazione diffusa dalla televisione pubblica israeliana, Smotrich si è definito fascista e omofobo, rovesciando con sarcasmo le accuse dei suoi critici. Il punto non è se lo pensasse sul serio. Il punto è che l’etichetta non lo imbarazza. Il paradosso si rivela del tutto quando si guarda chi ha rifiutato. La conferenza di Gerusalemme è stata boicottata dall’American Jewish Committee, dal Congresso ebraico europeo, dal Congresso ebraico mondiale e dalla Conferenza dei rabbini europei. Hanno declinato l’invito anche il rabbino capo del Regno Unito, il direttore dell’Anti-Defamation League, il commissario tedesco contro l’antisemitismo e Bernard-Henri Lévy. Ariel Muzicant, già presidente della comunità ebraica di Vienna e sostenitore dichiarato di Israele, ha accusato Chikli di non capire la politica delle comunità ebraiche e di umiliare la comunità francese, la più grande d’Europa. Chi ha voluto l’alleanza con i carnefici? L’alleanza con gli eredi dei carnefici, dunque, non l’ha voluta l’ebraismo: l’ha voluta il governo israeliano. Chi la asseconda non difende gli ebrei, sceglie quel governo. E la dirigenza romana l’ha scelta perfino contro la propria Unione nazionale, che nel luglio scorso aveva firmato con l’Anpi un comunicato congiunto per ricostruire una memoria condivisa. Si tratta insomma di un nemico sostituito. Il meccanismo che rende possibile tutto questo Levi lo aveva descritto nella prefazione a Se questo è un uomo. Molti, individui o popoli, possono ritenere che ogni straniero sia nemico. Finché questa convinzione resta latente, produce atti sparsi. Quando diventa la premessa maggiore di un sillogismo, al termine della catena c’è il Lager. Il Manifesto di Verona fu quel sillogismo scritto in forma di legge. Le destre europee non lo hanno mai abbandonato: hanno sostituito lo straniero. Il passaggio ha una data. Nel dicembre 2010 il Partito della libertà austriaco, il Vlaams Belang belga e i Democratici svedesi andarono in Israele e firmarono una “Dichiarazione di Gerusalemme”. Il testo indicava nell’islam fondamentalista il nemico totalitario comune e proclamava i firmatari avanguardia della comunità occidentale. Partiti che negli anni Novanta rifiutavano Israele per antisemitismo scoprivano che bastava cambiare bersaglio. Jörg Haider era stato bandito da Israele. I suoi eredi oggi vi sono ricevuti. In questo schema Israele diventa l’avamposto dell’Occidente contro l’islam, e la vicinanza a Israele diventa un certificato di buona condotta che cancella la genealogia. Lo straniero nemico del 1943 era l’ebreo. Quello di oggi è il musulmano, il migrante, il palestinese. La struttura del pensiero è identica. Lo scambio conviene a tutti i contraenti. Il governo Netanyahu trova in Europa alleati che non chiedono conto di Gaza, della Cisgiordania o delle pronunce della Corte internazionale di giustizia. Le destre europee ottengono il lavacro della propria storia. Le dirigenze comunitarie che si allineano ottengono protezione politica e accesso al potere. Ogni tempo ha il suo fascismo L’8 maggio 1974, sul Corriere della Sera, Levi scrisse che ogni tempo ha il suo fascismo. I segni premonitori, scriveva, si riconoscono dovunque la concentrazione di potere nega al cittadino la possibilità di esprimere la propria volontà. Non serve necessariamente il terrore poliziesco: basta distorcere l’informazione, inquinare la giustizia, diffondere la nostalgia per un mondo ordinato in cui la sicurezza dei pochi poggiava sul silenzio forzato dei molti. Nel 1982 condannò pubblicamente l’invasione israeliana del Libano. Per Levi la memoria della Shoah non era una tessera di appartenenza né un patrimonio da amministrare. Era un avvertimento universale contro la catena che parte dallo straniero nemico, e valeva per tutti, Israele compreso. Dove si arriva, alla fine? Se il criterio dell’antisemitismo diventa la fedeltà al governo di Israele, la conclusione è già scritta. Antisemiti diventano i partigiani, cioè gli eredi di chi combatté il regime che compilava le liste. Non antisemiti, certificati, restano gli eredi di chi quelle liste le compilò: quelli con il busto del Duce in casa, la fiamma di Salò nel simbolo e Hitler ridotto a cacca d’uccello. Venerdì, al Portico d’Ottavia, i primi sono stati cacciati. I secondi non hanno avuto bisogno di presentarsi. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Antisemitismo e fedeltà al governo di Israele proviene da Comune-info.
October 18, 2026
Comune-info
Fascisti a Milano. Li avevano visti arrivare… ma niente di più
In una città dove sempre più spesso si annunciano “Remigration day” come quello del 17 ottobre e dove si moltiplicano i tentativi di entrare nelle scuole per intercettare il malcontento studentesco, la notte tra lunedì 29 e martedì 30 settembre uno studente è stato, com’è noto, vigliaccamente aggredito – 12 […] L'articolo Fascisti a Milano. Li avevano visti arrivare… ma niente di più su Contropiano.
October 15, 2026
Contropiano
Te la ricordi la Uno Bianca?
Oggi ricorre la giornata dedicata alle vittime della banda guidata dai fratelli Savi, composta in gran parte da poliziotti: una classica storia italiana, con interrogativi ancora aperti su possibili complicità e coperture.
Faro di Roma: Oltre il cemento e le armi. Memoria operaia, resistenza antifascista e il ritorno del militarismo
DI LAURA TUSSI SU FARO DI ROMA DEL 2 OTTOBRE 2026 Ospitiamo con piacere sul nostro sito l’interessante contributo scritto da Laura Tussi, pubblicato su Faro di Roma il 2 ottobr 2026 in cui viene ribadito quanto l’Osservatorio denuncia da due anni a questa parte, vale a dire un pericolosissimo processo di occupazione degli spazi del sapere e della formazione da parte delle Forze Armate e di strutture di controllo. «La scelta di approfondire il nesso tra educazione e militarizzazione — evidente nella preoccupante penetrazione di forze armate e dimostrazioni d’uso delle armi all’interno delle istituzioni scolastiche volte a plasmare una gioventù disciplinata ai valori della “difesa della patria” — si inserisce in un quadro geopolitico di riarmo generalizzato. A ciò si aggiunge la localizzazione strategica del Comando NATO (il Quartier Generale permanente della Multinational Division South – Mnd-S) presso la caserma Predieri di Rovezzano, già tristemente nota come snodo logistico della K-Force durante la guerra nei Balcani. Questo presidio di guerra, unito alla retorica governativa sull’incremento delle spese militari giustificata dal conflitto russo-ucraino e alla ventilata reintroduzione di un servizio militare obbligatorio (finora solo sospeso) esteso anche alle giovani generazioni, delinea un disegno di progressiva militarizzazione della società civile. Come denuncia anche una altra realtà attivista L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università che opera e agisce anche a livello nazionale….continua a leggere su www.ilfarodiroma.it. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
[2026-10-09] Circondiamo Levi Civita e Lattanzio di solidarietà @ Istituto d'Istruzione Superiore Di Vittorio - Lattanzio
CIRCONDIAMO LEVI CIVITA E LATTANZIO DI SOLIDARIETÀ Istituto d'Istruzione Superiore Di Vittorio - Lattanzio - Via Teano, 223, 00177 Roma RM (venerdì, 9 ottobre 21:00) Circondiamo Levi Civita e Lattanzio di solidarietà, difendiamo e sosteniamo la mobilitazione degli studenti e delle studentesse_ +++ Venerdì 9 ottobre - ore 21 - presidio della comunità scolastica e di quartiere fuori i cancelli di scuola +++ Come studenti e le studentesse del Levi Civita e del Lattanzio ci appelliamo a tutte tutti: circondiamo le scuole di solidarietà, riuniamoci venerdì 9 alle ore 21 fuori i cancelli in via Aquilonia 50 per sostenere la protesta! Occupando i nostri istituti abbiamo lanciato un segnale di dolore e speranza, ma ora abbiamo bisogno di tutti. Comunità scolastica intera, genitori, fratelli e sorelle più grandi e più piccoli, docenti, istituzioni di quartiere, solidali: venerdì sera costruiamo un muro popolare e democratico di solidarietà attorno a Levi Civita e Lattanzio, per difendere questa lotta da ogni tentativo di indebolirla; uniamo i nostri corpi e le nostre voci per sostenere una lotta che parla a tutti e tutte.
October 9, 2026
Gancio de Roma
[2026-10-09] Circondiamo Levi Civita e Lattanzio di solidarietà @ Liceo Scientifico Tullio Levi Civita
CIRCONDIAMO LEVI CIVITA E LATTANZIO DI SOLIDARIETÀ Liceo Scientifico Tullio Levi Civita - Via Torre Annunziata, 15, 00177 Roma RM (venerdì, 9 ottobre 21:00) Circondiamo Levi Civita e Lattanzio di solidarietà, difendiamo e sosteniamo la mobilitazione degli studenti e delle studentesse_ +++ Venerdì 9 ottobre - ore 21 - presidio della comunità scolastica e di quartiere fuori i cancelli di scuola +++ Come studenti e le studentesse del Levi Civita e del Lattanzio ci appelliamo a tutte tutti: circondiamo le scuole di solidarietà, riuniamoci venerdì 9 alle ore 21 fuori i cancelli in via Aquilonia 50 per sostenere la protesta! Occupando i nostri istituti abbiamo lanciato un segnale di dolore e speranza, ma ora abbiamo bisogno di tutti. Comunità scolastica intera, genitori, fratelli e sorelle più grandi e più piccoli, docenti, istituzioni di quartiere, solidali: venerdì sera costruiamo un muro popolare e democratico di solidarietà attorno a Levi Civita e Lattanzio, per difendere questa lotta da ogni tentativo di indebolirla; uniamo i nostri corpi e le nostre voci per sostenere una lotta che parla a tutti e tutte.
October 9, 2026
Gancio de Roma
[2026-10-08] Incontro su Censura, Guerra e Repressione @ La Comune Prenestina
INCONTRO SU CENSURA, GUERRA E REPRESSIONE La Comune Prenestina - Via Prenestina 320 (giovedì, 8 ottobre 18:00) COSA STA SUCCEDENDO E COSA CI ASPETTA Ne parliamo con * Coordinamento di solidarietà con il popolo palestinese * Nel mirino, campagna contro le sanzioni Usa, per un Internet libero dalle ingerenze, per la libertà di dissenso (a partire dalla sanzione contro il collettivo Autistici/Inventati) * George Ibrahim Abdallah, progioniero politico libanese Interventi video di Supernova, rivista marxista-leninista francese giovedì 8 ottobre alle ore 18 allo spazio culturale La Comune Prenestina, via Prenestina 320 bis (accanto al benzinaio IP) ------------- Da qualche anno a questa parte stiamo assistendo, in tutto il mondo occidentale, ad una crescente deriva repressiva fatta di censure e leggi che restringono le possibilità di dissenso. Può sembrare un paradosso, ma proprio i Paesi che da almeno 80 anni si fregiano di essere la culla della democrazia stanno marciando a tappe forzate verso il restringimento autoritario della libertà di parola, di opinione, di espressione e di manifestazione. Tra l'altro, questo restringimento non lo si può neanche imputare solo ed esclusivamente all'onda nera fascista che si alza contemporaneamente in Nord America, nell'Est e nell'Ovest del continente europeo: spesso le opere e le leggi di censura vengono fatte da partiti socialdemocratici che, in teoria, dovrebbero essere a favore delle libertà civili e politiche. A cosa ci riferiamo nello specifico? Solo pochi giorni dopo l'invasione dell'Ucraina da parte delle truppe russe, il 24 febbraio del 2022, in tutti i Paesi dell'alleanza euro-atlantica si fece largo una propaganda che non si limitó alla denuncia della guerra ma andò ben oltre, accompagnando le sanzioni economiche con l'esclusione di squadre e sportivi russi e bielorussi dalle competizioni internazionali. Ai partiti atlantisti e ai gruppi di interesse non bastava, perché credevano che soffiare sul fuoco di un odio anti-russo avrebbe reso più giustificabili le spese militari a sostegno dell'Ucraina e l'aumento dei costi energetici per via del blocco all'importazione di gas russo. Iniziò, dunque, una vera e propria propaganda anti-russa, fatta di divieti di svolgere persino opere teatrali o musicali composte da artisti e intellettuali russi del secolo scorso che nulla hanno a che vedere con la guerra odierna. L'obiettivo era scatenare la paura dei russi, per creare un nemico esterno contro cui mobilitare le masse italiane ed europee. Al di là dell'Atlantico Trump, in preda a manie anticomuniste molto simili a quelle di McCarthy negli anni '50, ha prima emesso l'Antifa ban, cioè un goffo tentativo di illegalizzare la non-organizzazione Azione Antifascista, poi operato per far chiudere le attività di Autistici/Inventati, rei di ospitare sui propri server collettivi della "galassia Antifa". Mettiamo in fila questi avvenimenti perché ci sembra doveroso mettere a fuoco la torsione autoritaria in corso nei sistemi "democratici" occidentali. Torsione che, oltre a misure materiali di sempre maggiore sfruttamento, punta dritto al cuore delle libertà civili e politiche. L'obiettivo secondo noi è chiaro: reprimere internamente il dissenso contro le politiche neoliberiste e allo stesso tempo per eliminare possibili sacche di opposizione alla Guerra mondiale che l'Occidente capitalista sembra ormai pienamente intenzionato a combattere nel prossimo futuro. A partire da queste riflessioni abbiamo voluto organizzare un'iniziativa di dibattito a più voci: analizzeremo il "DDL antisemitismo" con un compagno del Coordinamento solidarietà con il popolo palestinese, avremo i contributi di Georges Ibrahim Abdallah (prigioniero politico libanese recluso per 40 anni nelle carceri francesi) e dei compagni marsigliesi della rivista Supernova (colpiti anche loro per la solidarietà alla Palestina) e dei compagni che animano la campagna a sostegno di Autistici/Inventati. Ci vediamo giovedì 8 ottobre alle ore 18 allo spazio culturale La Comune Prenestina (via Prenestina 320 bis). Dopo il 7 ottobre 2023 il conflitto in Palestina ha reso ancora più evidente la contraddizione che interessa la democrazia. Prima è stato fatto un lavoro mediatico di racconto delle azioni palestinesi come atti terroristici, con il duplice obiettivo di delegittimare da un lato il sacrosanto diritto del popolo palestinese di lottare per la propria autodeterminazione e per la propria terra, e dall'altro di coprire e giustificare il genocidio perpetrato dallo Stato sionista. In seguito c'è stata una sequela di divieti e proibizioni, come l'uso della bandiera palestinese nelle manifestazioni in Germania, o la richiesta all'editrice "Sensibili alle foglie" di cancellare dal proprio sito il libro di Francesco Lazzeri intitolato "Sionismo e nazismo facce della stessa medaglia". Al di là dell'essere d'accordo o contrari con i contenuti del libro (e necessario sarebbe leggerlo prima di poter affermare accordo o contrarietà), è inaccettabile quanto avvenuto perché ricorda precisamente i tempi della censura fascista e dei roghi di libri da parte dei nazisti. Quello che pian piano si è andato delineando è il divieto di criticare lo Stato di Israele. La torsione più recente e più grave in questo senso è la proposta in Parlamento del DDL 1627, più comunemente definito "DDL antisemitismo". Il nocciolo centrale e preoccupante di questo disegno di legge è l'equiparazione della critica ad Israele, e quindi dell'antisionismo, ovvero una critica ad atti e fatti politici, all'antisemitismo che ovviamente non appartiene né a noi né alla totalità delle organizzazioni, dei collettivi, delle persone di sinistra che in questi anni si sono mobilitate in solidarietà con il popolo palestinese. Con la repressione del dissenso è chiaro che i politici filo-sionisti del nostro Paese vogliono limitare l'agibilità politica della solidarietà con la Palestina.
October 8, 2026
Gancio de Roma