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Nell’Amazzonia brasiliana la deforestazione è diminuita al ritmo più alto di sempre
L’Amazzonia brasiliana continua a essere preda del disboscamento, ma a un ritmo che va rallentando sempre più e che, nel luglio di quest’anno, ha raggiunto il livello più basso di sempre. “Solo” 3.335 chilometri quadrati sono infatti stati distrutti nei dodici mesi precedenti al 31 luglio 2026, con un calo del 42% rispetto al 2024. La progressiva diminuzione del disboscamento del polmone verde brasiliano è una tendenza costante dall’insediamento del presidente Lula, nel 2023, che ha fatto della tutela dell’Amazzonia una questione centrale del suo mandato. Tuttavia, lo stesso Lula non è stato esente da critiche, per via di alcuni progetti da lui stesso approvati che hanno comportato la devastazione di alcune parti di foresta. I dati sono stati presentanti dall’INPE, l’istituto nazionale brasiliano di ricerche spaziali. Secondo le rilevazioni, anche il Cerrado – la più grande e biologicamente ricca savana al mondo, immediatamente adiacente all’Amazzonia, che rappresenta il secondo bioma del Brasile – segue la stessa tendenza positiva. Come per la foresta amazzonica, anche qui sono stati infatti registrati i livelli più bassi di sempre di deforestazione, con una diminuzione del 24% rispetto all’anno precedente, attestatasi intorno ai 5.516 chilometri quadrati. Si tratta di un dato particolarmente importante perché il Cerrado è il bioma che ha subito la deforestazione più intensa e rapida degli ultimi anni, a causa principalmente della conversione di ampie parti di terreno in pascoli e in zone destinate all’agricoltura industriale. Nonostante i toni positivi del report, l’INPE avvisa che le conseguenze legate a El Niño, fenomeno climatico che si verifica ogni 5 anni circa nella zona dell’Oceano Pacifico Centro-Meridionale e Orientale, potrebbero avere un impatto significativo sull’Amazzonia, con lo svilupparsi di siccità grave e incendi. Il report porta con sè una nota apertamente politica, ricordando che la deforestazione ha decelerato notevolmente da quando Lula è entrato in carica come presidente e che sotto di lui sono stati ampliati i programmi di conservazione e ripresi gli sforzi per istituire aree protette e riconoscere i territori alle popolazioni native – come già accaduto durante la sua prima presidenza, tra il 2003 e il 2011. Risultati che potrebbero essere annullati dall’esito politico delle presidenziali, in caso di vittoria di Flávio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente Jair. Il ballottaggio si svolgerà il prossimo 25 ottobre, dopo che al primo turno Bolsonaro ha registrato due punti di vantaggio sul presidente uscente. «Sette dei nove governatori dello Stato amazzonico sono alleati con Flávio Bolsonaro», specifica l’ente. Lo stesso Lula, tuttavia, non è stato sempre del tutto esente dalle critiche per i progetti avviati nella foresta amazzonica. Nell’aprile di quest’anno è stata infatti inaugurata a Belém, nello Stato del Pará, la Avenida Liberdade, un’autostrada di 14 km e quattro corsie progettata per velocizzare la circolazione dei mezzi nell’area urbana. Il progetto era stato rilanciato in occasione della COP30, svoltasi proprio a Belém. L’idea di costruire un’autostrada in questa parte di foresta risale al 2012, ma è stata più volte accantonata proprio per le preoccupazioni ambientali, nonostante il governatore dello Stato de Pará abbia dichiarato che essa sia stata realizzata seguendo i «criteri di sostenibilità» – in quanto lungo il percorso sono stati inseriti 34 passaggi per la fauna, tanto in superficie quando sotterranei. Nel 2025, poi, il governo ha messo all’asta oltre 170 blocchi petroliferi offshore, molti dei quali situati in aree incontaminate come la foce del Rio delle Amazzoni – operazione nella quale, peraltro, i gruppi nativi hanno denunciato di non essere stati coinvolti, nonostante l’impatto di queste attività abbia dirette ricadute sulle loro vite. Decine di questi blocchi sono stati venduti alle multinazionali degli idrocarburi, come Chevron ed ExxonMobil. The post Nell’Amazzonia brasiliana la deforestazione è diminuita al ritmo più alto di sempre appeared first on L'Indipendente.
October 19, 2026
L'INDIPENDENTE
[2026-10-10] Corteo a Rocca di Papa a difesa di boschi e laghi, contro l'inceneritore @ Rocca di Papa
CORTEO A ROCCA DI PAPA A DIFESA DI BOSCHI E LAGHI, CONTRO L'INCENERITORE Rocca di Papa - piazza G. Di Vittorio (Campi d'Annibale) (sabato, 10 ottobre 10:00) Sabato 10 ottobre, ore 10.00, ritrovo ai Campi d'Annibale a Rocca di Papa. Partiremo in corteo, nuovamente, fino alla sede dell'Ente Parco Regionale dei Castelli Romani. Chiediamo: * La moratoria su TUTTI i tagli boschivi * La dichiarazione di "Disastro Ambientale" per la crisi idrica delle falde e dei due laghi * La fine dei "nulla osta" ai progetti impattanti, tra cui quelli di turistificazione * L'aumento dei vincoli ed iniziare il percorso per il passaggio a Parco Nazionale * La determinazione un limite al livello delle acque dei due laghi basato solo su criteri ambientali * Gli atti amministrativi, i dati e le eventuali ricerche scientifiche finora negati al Comitato
September 30, 2026
Gancio de Roma
Il mondo sta cuocendo, ma noi tagliamo alberi
La Campagna Per il Clima – Fuori dal Fossile appoggia con decisione l’azione di protesta del Comitato “Salviamo gli alberi” e di Italia Nostra di Ravenna, in difesa dei pini di Galla Placidia e San Vitale. Nel momento in cui il caldo soffocante, in epoca assai precoce rispetto all’andamento dell’estate, sta fornendo l’ennesimo segno del punto di non ritorno, al quale siamo vicinissimi, nel riscaldamento globale, a Ravenna, come in tanti altri luoghi, si abbattono alberi meravigliosi e si fa spazio all’afa e alle temperature tropicali. Come realtà sociale attiva nel contrasto alla catastrofe climatica, non possiamo non porre l’attenzione al fatto che gli alberi, soprattutto nei contesti urbani, sono il principale presidio per smorzare le ondate di calore, ripulire almeno un po’ l’aria dai mille inquinanti che anche d’estate ammorbano l’ambiente, in definitiva difendere per quanto possibile la salute delle persone, sia ravennati che visitatrici della nostra città. Dopo le vicende contorte e sostanzialmente opache di Via Maggiore e di Lido di Savio, adesso quella di Galla Placidia dà il segno della scarsa considerazione che il rispetto della vegetazione incontra ai vari livelli istituzionali. E’ tutto un dire che gli alberi abbattuti sono stati o verranno ripiantati, ma si omette di far cenno al fatto che ci vorranno decenni perché le nuove piante arrivino a fornire i servizi ecosistemici che i “vecchi” (e tutt’ora validi) alberi hanno dato e stanno dando all’ambiente circostante; così come si minimizza il fatto che le nuove piante – come è successo agli alberi piantumati a Punta Marina nell’area di “compensazione” offerta da Snam – spesso non sopravvivono e quindi il loro effetto è nullo. Non capiamo perché le proposte del Comitato di interpellare tecnici di alto livello per valutare con competenza lo stato di salute delle preziose piante vengano snobbate. E non capiamo perché un sito di tale valore non sia (anche nelle sue piante) oggetto di studio, valutazione e manutenzione croniche e continuative nel tempo, e invece si dia retta ad un allarme improvviso che dichiara uno stato d’emergenza. Ci meraviglia non poco che la Diocesi, proprietaria del Sito, sia così insensibile agli appelli per la difesa della Terra e per l’ ecologia integrale che negli ultimi anni, soprattutto – ma non solo – con il papato di Francesco, la Chiesa ha emesso in più occasioni, invitando tutte le proprie diramazioni ad impegnarsi per il contrasto alla catastrofe climatica. Ma ci amareggia anche che i poteri pubblici nazionale, regionale e locale, sulla questione si dimostrino così passivi. Sarà probabilmente la poca coscienza pulita che hanno per la mattanza di alberi che – dall’alluvione in qua – hanno praticato con criteri a dir poco opinabili in ogni angolo del territorio. Nella vicenda dei pini di Galla Placidia e San Vitale, non si tratta solo di salvare un importante dato estetico e storico che caratterizza Ravenna, ma di agire concretamente, anche se in un’area limitata, per contribuire ad una delle prime e principali linee di difesa del clima, della respirabilità dell’aria e della vivibilità concreta della città. Certo, la principale e più efficace misura da intraprendere sarebbe, e resterà sempre, iniziare con decisione la dismissione delle fonti fossili, ma dato che su questo fronte si muove ben poco nei palazzi istituzionali, sarebbe importante che almeno nella difesa di ciò che abbiamo già (e che può aiutarci a contrastare la criticità climatico-ambientale) vi fosse molta più convinzione. E vorremmo che le voci critiche, che pure sappiamo essere presenti anche negli ambienti vicini alle nostre Istituzioni, si facessero sentire con molta, molta più vivacità. Coordinamento ravennate “Per il Clima – Fuori dal Fossile” Ravenna, 26 giugno 2026 Redazione Romagna
June 26, 2026
Pressenza
Olimpiadi insostenibili
Dovendo scegliere dei TAG riassuntivi di quanto emerge da un’analisi della compatibilità ambientale, sociale ed economica delle Olimpiadi Milano Cortina, ho selezionato i seguenti: Devastazione ambientale, Disboscamento, Spreco di acqua, Scioglimento dei ghiacciai, Cementificazione, Consumo di suolo, Enorme lievitazione dei costi, Debito, Speculazione, 7 miliardi di euro, Grandi Opere Inutili e Imposte, Resistenza   ….  Altri immaginateli voi, traendoli da questa
February 17, 2026
La Bottega del Barbieri
[entropia massima] Emergenza zero
Puntata 13 di EM, terza del ciclo Emergenza zero. Ospitiamo il Comitato per la protezione dei boschi dei Colli Albani per parlare dell’impatto ambientale ed ecologico devastante provocato dall’incremento del taglio di alberi a fini di produzione di energia elettrica. Enrico del Comitato Boschi intervista il biologo Giovanni Damiani, esperto di ecologia ambientale, presidente del GUFI, Gruppo Unitario per le Foreste Italiane.
January 26, 2026
Radio Onda Rossa