Nell’Amazzonia brasiliana la deforestazione è diminuita al ritmo più alto di sempre

L'INDIPENDENTE - Monday, October 19, 2026

L’Amazzonia brasiliana continua a essere preda del disboscamento, ma a un ritmo che va rallentando sempre più e che, nel luglio di quest’anno, ha raggiunto il livello più basso di sempre. “Solo” 3.335 chilometri quadrati sono infatti stati distrutti nei dodici mesi precedenti al 31 luglio 2026, con un calo del 42% rispetto al 2024. La progressiva diminuzione del disboscamento del polmone verde brasiliano è una tendenza costante dall’insediamento del presidente Lula, nel 2023, che ha fatto della tutela dell’Amazzonia una questione centrale del suo mandato. Tuttavia, lo stesso Lula non è stato esente da critiche, per via di alcuni progetti da lui stesso approvati che hanno comportato la devastazione di alcune parti di foresta.

I dati sono stati presentanti dall’INPE, l’istituto nazionale brasiliano di ricerche spaziali. Secondo le rilevazioni, anche il Cerrado – la più grande e biologicamente ricca savana al mondo, immediatamente adiacente all’Amazzonia, che rappresenta il secondo bioma del Brasile – segue la stessa tendenza positiva. Come per la foresta amazzonica, anche qui sono stati infatti registrati i livelli più bassi di sempre di deforestazione, con una diminuzione del 24% rispetto all’anno precedente, attestatasi intorno ai 5.516 chilometri quadrati. Si tratta di un dato particolarmente importante perché il Cerrado è il bioma che ha subito la deforestazione più intensa e rapida degli ultimi anni, a causa principalmente della conversione di ampie parti di terreno in pascoli e in zone destinate all’agricoltura industriale. Nonostante i toni positivi del report, l’INPE avvisa che le conseguenze legate a El Niño, fenomeno climatico che si verifica ogni 5 anni circa nella zona dell’Oceano Pacifico Centro-Meridionale e Orientale, potrebbero avere un impatto significativo sull’Amazzonia, con lo svilupparsi di siccità grave e incendi.

Il report porta con sè una nota apertamente politica, ricordando che la deforestazione ha decelerato notevolmente da quando Lula è entrato in carica come presidente e che sotto di lui sono stati ampliati i programmi di conservazione e ripresi gli sforzi per istituire aree protette e riconoscere i territori alle popolazioni native – come già accaduto durante la sua prima presidenza, tra il 2003 e il 2011. Risultati che potrebbero essere annullati dall’esito politico delle presidenziali, in caso di vittoria di Flávio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente Jair. Il ballottaggio si svolgerà il prossimo 25 ottobre, dopo che al primo turno Bolsonaro ha registrato due punti di vantaggio sul presidente uscente. «Sette dei nove governatori dello Stato amazzonico sono alleati con Flávio Bolsonaro», specifica l’ente.

Lo stesso Lula, tuttavia, non è stato sempre del tutto esente dalle critiche per i progetti avviati nella foresta amazzonica. Nell’aprile di quest’anno è stata infatti inaugurata a Belém, nello Stato del Pará, la Avenida Liberdade, un’autostrada di 14 km e quattro corsie progettata per velocizzare la circolazione dei mezzi nell’area urbana. Il progetto era stato rilanciato in occasione della COP30, svoltasi proprio a Belém. L’idea di costruire un’autostrada in questa parte di foresta risale al 2012, ma è stata più volte accantonata proprio per le preoccupazioni ambientali, nonostante il governatore dello Stato de Pará abbia dichiarato che essa sia stata realizzata seguendo i «criteri di sostenibilità» – in quanto lungo il percorso sono stati inseriti 34 passaggi per la fauna, tanto in superficie quando sotterranei.

Nel 2025, poi, il governo ha messo all’asta oltre 170 blocchi petroliferi offshore, molti dei quali situati in aree incontaminate come la foce del Rio delle Amazzoni – operazione nella quale, peraltro, i gruppi nativi hanno denunciato di non essere stati coinvolti, nonostante l’impatto di queste attività abbia dirette ricadute sulle loro vite. Decine di questi blocchi sono stati venduti alle multinazionali degli idrocarburi, come Chevron ed ExxonMobil.

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