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L’ IMPEGNO PER LA PACE E LA NONVIOLENZA
Le attività 2026-27 del nostro Gruppo Nazionale di educazione alla Pace e alla Nonviolenza La situazione internazionale e nazionale riguardo la Pace, il rispetto del diritto internazionale, dei diritti umani […] L'articolo L’ IMPEGNO PER LA PACE E LA NONVIOLENZA proviene da Movimento di Cooperazione Educativa.
Come essere liceale – di François Dubet e Marie Duru-Bellat
Nel giorno delle manifestazioni studentesche in Italia e nel prosieguo di quelle in Francia, riprendiamo un articolo di François Dubet e Marie Duru-Bellat, noti sociologi, che ripercorrono l'evoluzione del sistema scolastico francese per indagare le vere cause rimosse del disagio di questa generazione. La versione originale si trova sulla rivista AOC media - Analyse [...]
October 16, 2026
Effimera
E con chi? – di Francesco Demitry
Scuola, crisi e politica della separazione tra Francia e Italia La scuola non è soltanto una scuola. Non perché improvvisamente diventi qualcos’altro, ma perché ci sono degli eventi che permettono di rendere visibile ciò che normalmente rimane nascosto dentro il funzionamento quotidiano dell’istituzione. Un’aula sovraffollata, un insegnante che manca, un edificio che non riesce [...]
October 3, 2026
Effimera
MANIFESTO “CONTRO LA DISUMANIZZAZIONE PRATICARE LE CON/CITTADINANZE”: MCE TRA LE REALTÀ PROMOTRICI.
Il documento, condiviso da diverse associazioni, intende rilanciare un dibattito pubblico che affermi i valori costituzionali per una società aperta, inclusiva, interculturale. I soggetti promotori della campagna “Contro la disumanizzazione […] L'articolo MANIFESTO “CONTRO LA DISUMANIZZAZIONE PRATICARE LE CON/CITTADINANZE”: MCE TRA LE REALTÀ PROMOTRICI. proviene da Movimento di Cooperazione Educativa.
Nella scuola pubblica nessuno è straniero
Oggi la Rete degli Studenti Medi del Lazio è tornata nelle scuole con striscioni e cartelli per contestare il decreto scuola che introduce un tetto del 30% per alcune categorie di studenti con cittadinanza non italiana nelle classi prime. «Siamo fermamente contrari a questa misura – dichiara Simone Montori, coordinatore regionale della Rete degli Studenti Medi del Lazio – perché nella scuola pubblica italiana nessuno è straniero. La scuola deve essere uno spazio di inclusione, non un luogo in cui dividere gli studenti sulla base della cittadinanza. Se ci sono difficoltà linguistiche, la risposta deve essere investire nell’insegnamento dell’italiano e nei servizi, non spostare o separare le persone». «Continueremo a dirlo nelle scuole e nelle piazze, il 17 ottobre e il 20 novembre: vogliamo una scuola che non discrimini e che garantisca a tutte e tutti gli stessi diritti» conclude Montori. La mobilitazione continuerà nelle prossime settimane contro il decreto e per una scuola realmente inclusiva e accessibile. Rete Studenti Medi Lazio Redazione Italia
September 28, 2026
Pressenza
Io gli istituti li ho visti
-------------------------------------------------------------------------------- unsplash.com -------------------------------------------------------------------------------- Io gli istituti li ho visti. Ho visto le classi speciali. E ho avuto la fortuna di assistere, almeno in parte, a uno dei processi più importanti di trasformazione della nostra società: quello in cui alcune persone hanno cominciato a mettere in discussione un mondo che sembrava naturale e invece era costruito sulla separazione e discriminazione. E ho visto che effetti straordinari ha avuto questo cambiamento sulla vita di tanti bambini e persone! Oggi usiamo spesso la parola «inclusione». Ma forse dovremmo stare attenti anche a questa parola. Chi includiamo? E chi siamo noi per decidere chi deve essere incluso nel nostro mondo? Per secoli siamo stati noi a decidere per loro. Noi stabilivamo dove dovessero vivere, con chi, che cosa fosse meglio per loro, quale grado di autonomia potessero avere, quale vita fosse loro consentita. Costruivamo il mondo a nostra immagine e somiglianza e poi chiamavamo «diversi» quelli che non vi entravano. La segregazione non è soltanto separazione. La segregazione è violenza. Anche quando si presenta con buone intenzioni. Anche quando viene chiamata protezione. Anche quando viene accompagnata dalla parola «carità». Perché togliere a una persona la possibilità di vivere insieme agli altri, di scegliere, di sbagliare, di desiderare, di avere relazioni, di occupare uno spazio nella comunità significa decidere che qualcun altro sa meglio di lei quale vita debba vivere. Il cambiamento è cominciato quando alcune persone hanno smesso di accettarlo. È nato dal basso: insegnanti, operatori sociali, psichiatri, famiglie, persone che sperimentavano possibilità diverse. Ci sono stati pensatori come Foucault, Laing, Basaglia, ma soprattutto ci sono state persone che si sono messe in gioco, hanno rischiato, hanno lottato, si sono assunte la responsabilità di rompere una consuetudine secolare. E allora succedeva una cosa che oggi facciamo sempre meno. Ci si incontrava. Le discussioni non si esaurivano nei talk show. Erano assemblee. I corpi erano presenti. Si incontravano e qualche volta si scontravano. Ma si confrontavano. Non si parlava soltanto degli altri: si stava insieme agli altri. E anche gli intellettuali, almeno alcuni, non erano lì per sentenziare dall’alto. Si mettevano in relazione. Entravano nel conflitto, ascoltavano, si lasciavano interrogare dalla realtà. Non erano tanti. Ma potevano essere una nave pilota. Indicavano una direzione. E quella direzione non era la perfezione. Era l’idea che una società potesse cambiare se le persone avessero il coraggio di mettersi in gioco e di mettere in discussione ciò che sembrava immutabile. Poi sono arrivate le leggi. Importanti, necessarie. Ma la legge è arrivata dopo che qualcosa si era mosso nella società. Per questo oggi non mi interessa soltanto sapere chi ha previsto la crescita dell’estrema destra, chi ha sbagliato, chi ha perso le elezioni. Mi interessa sapere che cosa faremo noi quando qualcuno comincerà a dirci che alcune conquiste sono troppo costose, troppo complicate, troppo difficili da mantenere. Perché la storia sta tornando indietro. E può farlo persino usando parole rassicuranti. Io gli istituti li ho visti. E non voglio che si torni a decidere per qualcuno che cosa sia meglio per lui. Non voglio che si torni a costruire una società a immagine e somiglianza di chi ha il potere di definirne la normalità. Non voglio che ci si dimentichi che la segregazione è violenza. Forse dovremmo tornare a incontrarci. A discutere. A scontrarci, se necessario. Ma con i corpi, con le vite, con le differenze reali davanti a noi. Perché il cambiamento non è mai garantito. E quella nave pilota non dovevamo lasciarla andare. Non dovevamo mollare. Forse dobbiamo ritrovare quella nave pilota che abbiamo abbandonato. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Io gli istituti li ho visti proviene da Comune-info.
September 10, 2026
Comune-info
La crisi migratoria è ormai una drammatica sfida sanitaria europea
La crisi migratoria esplosa a Ceuta alla fine di luglio continua a produrre conseguenze umanitarie, sociali e sanitarie di drammatica portata. Sono circa 80mila le persone entrate nell’enclave spagnola durante l’ondata di fine luglio. Ad oggi, secondo fonti internazionali, si contano ben 141 persone che hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere Ceuta. A distanza di oltre due settimane l’emergenza non è terminata. Circa 8mila migranti risultano ancora presenti a Ceuta, molti dei quali vivono in sistemazioni precarie, mentre resta particolarmente delicata la condizione dei minori stranieri non accompagnati e delle persone più vulnerabili. Il 15 agosto le forze di sicurezza marocchine hanno inoltre intercettato nuovi gruppi diretti verso il confine, confermando il permanere della pressione lungo la frontiera tra Marocco e territorio spagnolo. È soprattutto il versante sanitario a destare crescente preoccupazione. Nelle ultime due settimane i servizi sanitari di Ceuta hanno assistito circa 5.800 migranti, mentre gli accessi alle urgenze sono aumentati del 50%. Sono stati segnalati casi di gastroenterite, tubercolosi, scabbia, colpi di calore, ferite e conseguenze di aggressioni. Le autorità sanitarie spagnole parlano di un sistema fortemente sotto pressione, pur escludendo al momento un collasso formale dell’ospedale. La pressione non riguarda quindi soltanto l’accoglienza, ma investe direttamente l’organizzazione dell’assistenza sanitaria e territoriale. È la combinazione tra l’arrivo concentrato in pochissimo tempo di decine di migliaia di persone, la permanenza sul territorio di migliaia di migranti in condizioni precarie e l’improvviso aumento della domanda di cure a trasformare l’emergenza migratoria e umanitaria anche in una rilevante emergenza sanitaria e organizzativa per i servizi di frontiera. Particolarmente critica resta la situazione dei minori stranieri non accompagnati. Secondo l’ultimo bilancio disponibile, sono ben 1.898 i bambini e gli adolescenti identificati nel sistema di protezione, mentre resta ancora da definire con precisione il numero di quelli che vivono fuori dalle strutture. Una condizione che accresce la necessità di garantire identificazione, assistenza sanitaria, protezione e sostegno psicologico ai soggetti più vulnerabili. Di fronte a uno scenario che investe ormai direttamente la salute pubblica, l’assistenza alle persone vulnerabili, in particolare donne e minori, e la capacità dei sistemi sanitari di frontiera, AMSI (Associazione Medici di Origine Straniera in Italia, denominata anche Unione Professionisti della Sanità Internazionali), CO-MAI (Comunità del Mondo Arabo in Italia), UMEM (Unione Medica Euromediterranea), AISCNEWS (Agenzia Mondiale di Informazione Senza Confini) e il Movimento Internazionale Transculturale UNITI PER UNIRE analizzano l’evoluzione della crisi e richiamano Italia ed Europa alla necessità di superare una gestione esclusivamente emergenziale dei flussi migratori. Sul delicato argomento interviene il Prof. Foad Aodi, medico-fisiatra, giornalista e divulgatore scientifico internazionale, esperto in salute globale, membro del Registro Esperti FNOMCeO e docente dell’Università di Tor Vergata, che richiama l’attenzione sulle conseguenze sanitarie e psicologiche dei viaggi e sulle condizioni nelle quali migliaia di persone arrivano alle frontiere europee. AODI: «L’EMERGENZA SANITARIA NASCE DURANTE IL VIAGGIO» «Ceuta rappresenta oggi un campanello d’allarme per tutta l’Europa. Non possiamo continuare a discutere di immigrazione soltanto in termini di confini, respingimenti e sicurezza. Quando decine di migliaia di persone si concentrano in pochissimo tempo in un territorio con capacità sanitarie e assistenziali limitate, la questione diventa inevitabilmente anche sanitaria, sociale e umanitaria», dichiara Aodi. «Occorre inoltre chiarire un punto fondamentale: non bisogna commettere l’errore di associare automaticamente immigrazione e malattie. Moltissimi migranti partono in condizioni di salute complessivamente buone e sviluppano problemi durante il viaggio o nei Paesi di transito, dopo settimane o mesi trascorsi in condizioni estreme, senza acqua sufficiente, assistenza medica, igiene e alimentazione adeguate, spesso dopo avere subito violenze, torture e abusi». UNA VERA E PROPRIA EMERGENZA SANITARIA LEGATA ALL’EMERGENZA IMMIGRAZIONE Secondo Aodi, «nei punti di arrivo dobbiamo essere preparati soprattutto ad affrontare quella che oggi rappresenta un’emergenza sanitaria a dir poco drammatica, caratterizzata da disidratazione, ferite e traumi fisici, patologie dermatologiche e gastrointestinali e un grave problema di salute mentale. Ansia, depressione, disturbi post-traumatici e conseguenze psicologiche legate sia ai traumi vissuti durante il viaggio sia alle precarie condizioni di chi si ritrova in centri di accoglienza sovraffollati, o addirittura senza una sistemazione adeguata, possono assumere una particolare gravità soprattutto tra donne e minori». Per questo, prosegue, «servono oggi più che mai équipe multidisciplinari di frontiera composte da medici, infermieri, psicologi, professionisti dell’emergenza e mediatori linguistico-culturali, capaci di effettuare rapidamente triage, screening, profilassi e presa in carico delle persone vulnerabili. La mediazione transculturale non è un elemento accessorio: in queste situazioni è parte integrante dell’assistenza sanitaria». «Una particolare attenzione deve essere riservata ai minori stranieri non accompagnati», sottolinea Aodi. «Non basta trovare loro un posto dove dormire. Occorre una presa in carico sanitaria e socio-assistenziale completa, con una valutazione delle condizioni fisiche e nutrizionali e, soprattutto, dello stato psicologico. Parliamo di bambini e adolescenti che possono avere affrontato violenze, separazioni familiari, viaggi estremi e situazioni traumatiche: lasciarli senza un’assistenza adeguata significa aumentare ulteriormente la loro vulnerabilità». «NON BASTANO MURI E CONTROLLI: BISOGNA INTERVENIRE CON AIUTI CONCRETI NEI PAESI D’ORIGINE» «Pensare di governare fenomeni di queste dimensioni esclusivamente innalzando barriere o aumentando la repressione alle frontiere significa intervenire soltanto sull’ultimo anello della catena», sottolinea Aodi. «I flussi migratori devono essere programmati e governati, combattendo l’immigrazione irregolare e il traffico di esseri umani, ma contemporaneamente creando percorsi regolari e investendo seriamente nei Paesi dai quali le persone partono. Occorre sostenerli nei loro paesi di origine, lo chiediamo da anni a gran voce». «Da anni sosteniamo che servano accordi bilaterali trasparenti ed etici con i Paesi del Nord Africa, dell’Africa subsahariana e del Medio Oriente, fondati sul rispetto dei diritti umani e accompagnati da investimenti nella sanità, nella formazione, nell’occupazione e nella prevenzione. Senza questa strategia continueremo a intervenire soltanto quando l’emergenza è già arrivata sulle coste europee». L’ESPERIENZA AMSI DAL 2000: INTEGRAZIONE, SALUTE E IMMIGRAZIONE PROGRAMMATA «Portiamo avanti dal 2000 la nostra esperienza sul campo, anche attraverso l’Ambulatorio AMSI per stranieri, che ci ha consentito di osservare direttamente come i migranti non siano portatori di malattie, ma possano sviluppare problemi di salute dopo l’arrivo in Europa, quando le condizioni del viaggio, la precarietà, lo stress e le difficoltà abitative e sociali possono incidere anche sulle difese immunitarie», sottolinea Aodi. «Per questo riteniamo necessario rilanciare l’esperienza degli ambulatori dedicati agli stranieri, rafforzando la medicina transculturale e la mediazione linguistico-culturale per superare le barriere linguistiche, culturali ed etniche nell’accesso alle cure». «C’è poi un’altra questione che l’Europa e l’Occidente non possono più ignorare: nei prossimi anni avremo un crescente fabbisogno di manodopera e di professionisti di origine straniera in numerosi settori, dalla sanità all’agricoltura. Siamo già in ritardo. Occorrono politiche di integrazione, immigrazione programmata e ingressi regolari costruiti anche sulla base delle reali necessità del mercato del lavoro. Senza una programmazione avviata oggi sarà sempre più difficile garantire nei prossimi anni inclusione, integrazione e copertura del fabbisogno occupazionale». Aodi richiama in questo quadro anche le proposte del Manifesto politico internazionale e interculturale “Unione per l’Italia”, che lega immigrazione programmata, integrazione e valorizzazione delle competenze. «Dobbiamo costruire percorsi che consentano a chi arriva regolarmente di diventare parte attiva della società e del mondo del lavoro. Per i professionisti di origine straniera chiediamo procedure più rapide per il riconoscimento e l’equipollenza dei titoli di studio conseguiti all’estero, il superamento degli ostacoli legati alla cittadinanza nell’accesso stabile al lavoro pubblico e tutele concrete contro il precariato. Non possiamo cercare medici, infermieri e altri professionisti internazionali soltanto quando mancano lavoratori e poi dimenticare integrazione, diritti e valorizzazione del merito. Lo stesso principio deve accompagnare una politica migratoria programmata che sappia coniugare le esigenze del mercato del lavoro con percorsi reali di inclusione sociale». UN PIANO MARSHALL EUROPEO PER LA SALUTE GLOBALE La rete associativa e i movimenti chiedono quindi alle istituzioni italiane ed europee di avviare un Tavolo permanente sulla Sanità Transculturale e di Frontiera, coinvolgendo professionisti sanitari, istituzioni, esperti di salute globale, mediatori culturali e rappresentanti delle comunità. «L’Europa deve promuovere un vero Piano Marshall per la salute globale», conclude Aodi. «Occorre finanziare ospedali, ambulatori, programmi vaccinali, medicina territoriale e formazione dei professionisti nei Paesi d’origine e di transito, oltre a predisporre protocolli sanitari comuni nei punti di ingresso europei. Prevenire una crisi sanitaria prima che raggiunga le nostre frontiere costa meno, salva più vite ed è molto più efficace che rincorrere continuamente le emergenze». «Chiediamo da anni una strategia europea comune per i minori stranieri non accompagnati, per le donne e per tutte le persone vulnerabili. Non possono essere lasciati per giorni o settimane in condizioni precarie. Sicurezza e solidarietà non sono concetti contrapposti: una gestione ordinata, programmata e sanitaria dei flussi tutela contemporaneamente i migranti, i cittadini europei e gli stessi sistemi sanitari nazionali». UFFICIO STAMPA CONGIUNTO Movimento Uniti per Unire – AMSI – Co-mai – UMEM – USEM – AISC NEWS redazione@aiscnews.it www.unitiperunire.org www.aiscnews.org Centro Medico Iris Italia – Roma Tel. 06 8862793 Uniti per Unire
August 17, 2026
Pressenza
Muravera (CA), inaugurazione di “Domu Mia Spiaggia Inclusiva” alla Marina di San Giovanni
Muravera, 9 luglio 2026, inaugurazione della “Spiaggia inclusiva”, a cura della Associazione “Domu Mia”. Nella spiaggia della Marina di San Giovanni sono convenute tante persone del paese e dei paesi del Sarrabus, anche dal Gerrei, per l’inaugurazione della struttura che permetterà a persone disabili e anziane di poter godere del mare. Il servizio  giornaliero, assicurato dai volontari e dalle volontarie dell’associazione, renderà effettiva l’accessibilità alla spiaggia e alla balneazione. (foto di Pierpaolo Loi) “Domu Mia Spiaggia inclusiva” si ripropone per il quarto anno consecutivo; un progetto che si realizza grazie alla tenacia dell’associazione e alla ricerca di sinergie, come nel suo breve discoro ha spiegato il presidente, Ninni Santus. Alle festa di inaugurazione non sono mancate le amministrazioni locali, le associazioni del territorio e don Vittorio Quaranta, responsabile dell’ufficio della Diocesi di Cagliari per l’inclusione delle persone con disabilità. Non sono tante le “spiaggie inclusive” o, talvolta, si tende a relegarle in angoli non visibili, ha affermato don Quaranta, mentre l’inclusione esige la visibilità. Su questo c’è ancora tanto da fare. Dovrebbe essere compito delle amministrazioni dei paesi costieri, della stessa Regione Sardegna, garantire a tutti il diritto di godere del bene comune, che è il mare, con uno sguardo speciale rivolto alle persone più fragili e bisognose. In un post sulla pagina Facebook, “Domu Mia” ha scritto: con questa inaugurazione “… abbiamo celebrato un percorso fatto di accoglienza, solidarietà e diritti. Un grande grazie va a chi continua a credere nella nostra missione: ai volontari, cuore pulsante della spiaggia inclusiva, alle istituzioni, alle associazioni partner e a tutte le persone che con la loro presenza hanno reso questa giornata ancora più bella”. (foto di Pierpaolo Loi) La serata è stata allietata dalla musica dal vivo dei Glees con le loro melodie sarde e irlandesi, offrendo l’occasione di danzare a giovani e anziani in un’atmosfera gioiosa, mentre si gustava il cibo prelibato, preparato con amore dalle volontarie dell’associazione.     Pierpaolo Loi
July 12, 2026
Pressenza
Accademia delle Abilità: come trasformare formazione e inclusione in valore sociale
Celebrare le abilità. È con questo obiettivo che lo studio AndPartners ha ospitato, nella sede di Roma in via Adelaide Ristori 38, una cena allestita dalle ragazze e dai ragazzi dell’Accademia delle Abilità, il centro di formazione che accompagna i giovani con diverse abilità nel delicato passaggio dall’età scolare all’età adulta, trasformando il loro potenziale in professionalità e rendendo l’autonomia una pratica quotidiana. “Ogni persona – è il motto dell’Accademia – possiede un insieme unico di talenti, competenze e attitudini: il nostro compito è aiutarli a scoprirli, coltivarli ed accompagnarli nel mondo del lavoro”. È stato Pietro Bracco, socio di AndPartners, a fare gli onori di casa: «Una serata per stare insieme ai ragazzi, alla loro ottima cucina, insieme a quella del nostro chef Federico Mariottini, scambiare le nostre idee e imparare dalle loro abilità. Si tratta di una iniziativa che risponde perfettamente al nostro DNA, perché per noi è fondamentale condividere». Per Silvia De Mari, socia fondatrice dell’Accademia delle Abilità «i nostri ragazzi hanno dimostrato la loro grande capacità e competenza acquisita nel mondo della ristorazione ed è stata una serata bellissima vissuta in un luogo speciale come quello di AndPartners, una realtà ormai consolidata nel panorama delle “tax and law firm”, un punto di riferimento nel settore tributario e oltre. Un grazie speciale va rivolto ai nostri ragazzi: Patrizio Bonanni, Tommaso Filippini, Alessio Festa, Lorenzo Iannuzzi, Leonardo Fois, Valerio Micozzi, Burchielli Aisha, Andrea Di Luzio, Cammilli Stefania e al nostro chef Antonio Bruno, che ha saputo trasmettere la passione per la cucina ai nostri giovani. Abbiamo dato concretezza ad un sogno grazie al contributo di tutti i soci fondatori dell’Accademia: Giuseppe Iannuzzi, Elio Urbinati, Carolina Cabiati e Bruno Paonessa». «L’Accademia delle Abilità ha come obiettivo offrire indipendenza lavorativa, dignità sociale e inclusione produttiva nei settori della ristorazione, dell’hotellerie e dell’accoglienza. Le aziende con più di 35 dipendenti, come noto, sono soggette alle quote d’obbligo previste dalla Legge 68/99, ma spesso l’inserimento rappresenta una sfida logistica e formativa per l’imprenditore. Per le aziende e le istituzioni presenti, i nostri ragazzi non devono rappresentare solo un adempimento burocratico alla Legge 68/99. Sono risorse attive. Supportare i nostri progetti significa investire in futuri cittadini capaci di generare valore e non essere considerati peso sociale per la comunità», dice Giuseppe Iannuzzi, uno dei soci fondatori dell’Accademia. «Il lavoro è iniziato circa due anni fa e questo è il primo anno che, con iniziative come quella di questa sera, possiamo vedere i ragazzi all’opera. Hanno organizzato la Cena di Natale per la Lega del Filodoro, in diverse ambasciate e preparato cene aziendali. Si applicano con dedizione, attenzione e soprattutto molta motivazione. Esistono già delle intese, dei protocolli con diverse associazioni, con diverse aziende, per far sì che al termine del loro periodo di formazione possano essere inseriti nel mondo del lavoro e soprattutto essere considerati parte produttiva e non costo sociale, visto che purtroppo questa resta ancora oggi una mentalità difficile da eradicare. Il sentimento è di grande soddisfazione, di grande motivazione anche per noi. E quello che riceviamo in cambio dai ragazzi diventa anche per noi una spinta in più per andare avanti». A proposito di associazioni partner, Roberta Pepi, presidente di Roma più Bella, sostiene e accompagna l’Accademia delle Abilità: «Ci occupiamo dei locali del centro storico cercando da sempre di trovare dei punti di incontro sulla gestione del personale. Eventi come questo ci ricordano come l’inclusività sia un tema fondamentale per chi opera sul territorio. La formazione è fondamentale, anche perché il mondo del lavoro è spesso ostile. Invece questo meccanismo permette di aiutare le persone a uscire di casa, a mettersi in discussione e soprattutto non isolare dei ragazzi che poi mettono in campo le loro potenzialità». L’onorevole Maurizio Casasco, da politico e da medico, presidente della Federazione Medico Sportiva Italiana, è ben consapevole dei vantaggi che un’operazione del genere può portare: «È un tema molto interessante, perché anche qui parliamo soprattutto di formazione e inclusione, che si trasformano in un importante valore sociale, un indubbio guadagno per i ragazzi e per la nostra società». Serata che si è arricchita anche della presenza di molti politici, ai quali spetta da un lato il compito di legiferare, ma dall’altro anche quello di monitorare l’efficacia dei provvedimenti. Come nel caso di Massimiliano Maselli, assessore all’Inclusione Sociale e Servizi alla Persona della Regione Lazio. «Gli obiettivi prioritari per una persona che ha una difficoltà – dice Maselli – sono due: indipendenza abitativa e lavorativa. Perché altrimenti non esiste piena inclusione sociale. Si tratta, quindi, di un percorso importante che deve prevedere un’adeguata formazione per poi arrivare all’inclusione lavorativa. Non a caso abbiamo pubblicato una graduatoria importantissima per la realizzazione di dieci centri polivalenti, innovativi, che non solo accolgono e assistono le persone, ma le formano per guidarle verso una occupazione e quindi verso una vera inclusione sociale». E all’onorevole Luciano Ciocchetti il compito di tirare le somme della serata: «Iniziative come quella di oggi offrono un importante riconoscimento a questa operazione. E come dice il suo stesso nome, l’Accademia delle Abilità è il mezzo attraverso il quale si può completare un reale percorso di inclusione per le persone con disabilità. Nonché consente l’applicazione di una legge nazionale che non sempre viene rispettata al 100%. Avere pensato di creare un’accademia che è in grado di formare nuove abilità e personale che garantisca al mondo del lavoro competenze, capacità e abilità, è assolutamente da apprezzare e da valorizzare». Alla serata erano presenti anche Caterina Belletti (presidente APT Gorizia e neo presidente di FS International), Stella Coppi Fratini (presidente della Fondazione Ingenio), Giuseppe Inchingolo (Chief Corporate Affairs, Communication & Sustainability Officer), Nicola Maione (presidente uscente di MPS e ora membro del CdA), Franco Massi (segretario generale della Corte dei Conti), Tommaso Tanzilli (Presidente di FS), Francesco Ruben Crivella (dirigente USR Lazio) e Gerardina Fasano (dirigente scolastico IC Francesco Cilea). Testo e fotografia inviati alla Redazione da Matteo Spinelli Redazione Italia
June 16, 2026
Pressenza