Tag - femminicidi

Lotto marzo: Giornata internazionale della donna
di Bruno Lai … che però si dichiara debitore a Vittoria Franco. L’8 marzo non è la “festa della donna”. È la Giornata Internazionale della Donna, un giorno di rivendicazioni e di lotta. Tanto che alcuni gruppi di femministe contemporanee la chiamano “Lotto marzo”. L’8 marzo è una delle ventidue date significative scelte da Alessandro Portelli nel suo Calendario civile.
7 marzo 2020: «Canción sin miedo»
Vivir Quintana diffonde su YouTube questa canzone contro i femminicidi che è diventato subito un inno inno femminista. di Bruno Lai.   Vivir Quintana è considerata una delle voci più potenti ed impegnate della musica latina contemporanea: non ha soltanto scritto una canzone; ha dato un inno a un intero movimento. Vivir Quintana, all’anagrafe Viviana Rodríguez Quintana, è una cantautrice
Il patriarcato armato: Epstein, Fuentes e Trump
Epstein Files, suprematismo bianco e la nuova teologia del dominio. di Mario Sommella (*). Abbiamo rubato 4 vgnette alla geniale Ellekappa. «Qualsiasi suggerimento che sia il momento di voltare pagina sugli Epstein Files è inaccettabile. Rappresenta un fallimento di responsabilità verso le vittime.» Con queste parole, nove esperti indipendenti del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite hanno posto
February 27, 2026
La Bottega del Barbieri
Femminicidi. La guerra alle donne
Il femminicidio di Zoe Trinchero, massacrata e gettata in un canale, ha sollevato ancora una volta la questione della reazione del patriarcato alla libertà femminile, una reazione che viene negata nella sua intrinseca politicità. Le false accuse rivolte inizialmente ad un ragazzo straniero con sofferenza psichica ci racconta molto delle chiavi di lettura utilizzate per depoliticizzare la violenza contro le donne. I nodi sono due: la distanza culturale e la malattia. Risultato? Il tentativo di linciaggio del ragazzo calunniato da parte di un gruppo di amici della vittima. Quando il femminicida, un ragazzo italiano della stessa cerchia di amici, ha confessato, la reazione è stata ancora una volta patologizzante: il ragazzo avrebbe problemi di contenimento della rabbia. Se lui è malato gli altri sono sani e il problema non sussiste. Uno slogan femminista lo dice in modo chiaro “il violento non è un malato ma il figlio sano del patriarcato. Ne abbiamo parlato con Sara Simionato di Nudm Ascolta la diretta:
February 13, 2026
Radio Blackout - Info
i movimenti transfemministi devono inondare i tribunali
Un approfondimento con la casa delle donne Lucha y Siesta di Roma per parlare dell’approccio patriarcale della giustizia nel nostro paese. A partire da uno degli ultimi casi di tentato femminicidio, giustificato da un gip con l’argomentazione “si prostituiva”, lucha y siesta ha elaborato una riflessione sulla violenza dei tribunali. L3 compagn3 invitano a mobilitarci, anche riappropriandoci di pratiche storiche del movimento come quella della presenza nelle aule dei tribunali.
January 28, 2026
Radio Blackout - Info
A Milano dal 2 al 6 gennaio: Cantierememoria – “Parole di pace e libertà”
Il Concerto per la pace, le voci della resistenza contro la guerra e le storie di donne che provano a resistere a uomini violenti nella serie di spettacoli rappresentati alla Casa della Memoria, dove è in esposizione la mostra Ombra di tutti. Dall’Ombra del Monumento a Roberto Franceschi. Il palinsesto Cantierememoria – “Parole di pace e libertà” pianificato da Ditta Gioco Fiaba con la direzione artistica di Emiliano Brioschi propone Amorosi assassini. Una commedia che (non) fa ridere di e con Valeria Perdonò e il reading concert Leggere Lolita a Teheran! a cura di Cinzia Spanò tratto dal romanzo di Azar Nafisi. Sabato 3 gennaio 2026, alle ore 19.00, va in scena Amorosi assassini. Una commedia che (non) fa ridere di e con Valeria Perdonò e alle tastiere e live eletronics Giacomo Zorzi: lo spettacolo nasce dall’incontro dell’attrice e autrice con l’omonimo saggio “Amorosi Assassini” (Edito da Laterza nel 2006), che raccoglie le testimonianze di 13 giornaliste e scrittrici su casi di femminicidio avvenuti in quello stesso anno. A fare da fil rouge, la storia di Francesca Baleani, il solo caso di donna scampata all’assassinio, scelta anche per la sua provenienza da un ambiente sociale benestante e culturalmente elevato, di contro al cliché che vorrebbe la violenza sulle donne appannaggio esclusivo di sfere economico-sociali basse o marginali. Martedì 6 gennaio 2026, alle ore 19.00, Leggere Lolita a Teheran un reading concert a cura di Cinzia Spanò, dal romanzo di Azar Nafisi, un bestseller tradotto in 32 lingue, con musiche dal vivo della violinista Marta Pistocchi: la storia vera dell’autrice, costretta a lasciare l’Università dove insegnava a causa delle continue pressioni della Repubblica islamica esercitate sia sui contenuti delle lezioni che sulla vita privata delle persone, in particolare delle donne. A distanza di più di 40 anni da quella rivoluzione che cambiò il volto del Paese, il popolo iraniano lotta ancora per la libertà. Il reading concert, che ha ottenuto il patrocinio di Amnesty International, propone brani tratti dal romanzo e intrecciati alle composizioni originali delle musiche in scena. La pace e la resistenza vengono anche raccontate con i colori dei suoni: * la musica classica con Il Duo Linden – CONCERTO PER LA PACE, venerdì 2 gennaio 2026; * l’hard rock e heavy metal degli Interludio – RESISTENZ!!, domenica 4 gennaio 2026. Insieme agli spettacoli continua a essere presente il progetto espositivo Ombra di tutti. Dall’Ombra del Monumento a Roberto Franceschi.  Gli eventi sono gratuiti e la partecipazione è libera fino a esaurimento posti Casa della Memoria via Federico Confalonieri 14, 20124 Milano M5 Isola – M2 Gioia / Garibaldi Apertura: da martedì a domenica, dalle 10:30 alle 18 (Ingresso fino a mezz’ora prima della chiusura) Ingresso libero e gratuito. Aperture straordinarie in occasione di iniziative. Telefono: +39 02 884 44102 Sito web: www.casadellamemoria.it Email: c.casadellamemoria@comune.milano.it  Facebook: Casa della Memoria Milano Instagram: casadellamemoria Redazione Italia
December 30, 2025
Pressenza
Sessualità e liberazione: perché abbiamo bisogno di rileggere Reich
Sono ancora attuali le analisi di Wilhelm Reich che collegano la “miseria sessuale delle masse” alle devianze contemporanee: molestie, stupri, pedofilia, femminicidi, violenza di genere e dominio patriarcale. Nel pieno di una crisi sociale segnata da femminicidi quotidiani, violenze sessuali, abusi sui minori, pornografia estrema, mercificazione dei corpi e solitudini affettive di massa, tornare a Wilhelm Reich non è un esercizio accademico ma un’urgenza politica e culturale. Le devianze che attraversano la società contemporanea non sono mostruosità individuali isolate, ma l’esito patologico di una repressione sistemica del desiderio, di un’educazione affettiva mutilata e di rapporti di potere che trasformano la sessualità in dominio, possesso e violenza. La cosiddetta “emergenza sicurezza”, spesso evocata per rispondere a stupri e femminicidi, ignora deliberatamente le radici profonde di questi fenomeni. Reich le aveva già individuate quasi un secolo fa: nella miseria sessuale delle masse, nella colpevolizzazione del corpo, nella famiglia autoritaria, nella morale repressiva che non elimina l’istinto ma lo deforma, lo perverte, lo rende distruttivo. È in questo solco che il presente va interrogato, analizzando la sessualità come espressione repressa, a volte, nel popolo per mancanza di libertà anche dal bisogno economico oltre che da firme di schiavitù culturale come lo sono il machismo e il patriarcato e, in positivo, la sessualità come liberazione e riscatto delle masse. Ed è davvero molto attuale la figura di Wilhelm Reich che fu allievo di Sigmund Freud per poi allontanarsene, a partire dal 1927, a mano a mano che il suo interesse scientifico  andò concentrandosi sugli aspetti sociali delle nevrosi. Laureatosi in medicina nel 1922 all’Università di Vienna, con l’affermazione del nazismo Reich fuggì dall’Austria e nel 1939 si trasferì negli Stati Uniti d’America, dove continuò le sue ricerche. Nel 1947, a seguito di una serie di articoli sull’energia orgonica pubblicati su The New Republic e Harpers, la Food and Drug Administration (FDA), iniziò a investigare sulle affermazioni di Reich in merito alla terapia orgonica, di cui impedì la promozione come trattamento medico. Processato per aver violato il divieto della FDA, fu condannato a 2 anni di reclusione. Nell’agosto del 1956, secondo alcune fonti, le sue opere furono bruciate dalla Food and Drug Administration. Reich morì in prigione per un attacco cardiaco un anno dopo, il giorno prima del suo rilascio. La miseria sessuale delle masse Lavorando nei centri di igiene sessuale, Reich entra in contatto diretto con giovani, donne e proletari, con le loro difficoltà materiali, con l’impossibilità di vivere una sessualità libera e appagante, con ciò che definirà la miseria sessuale delle masse. Una miseria che oggi assume forme nuove ma non meno drammatiche: relazioni basate sul controllo, sull’umiliazione, sull’uso del corpo dell’altro come oggetto, fino alle forme estreme dello stupro e del femminicidio. Reich riconosce nella sessualità il terreno privilegiato della repressione. Secondo Freud l’aggressività è una pulsione problematica, derivata dall’istinto di morte; per Adler una deviazione patologica dell’aspirazione alla superiorità; per Reich, invece, una potenzialità legittima che solo una repressione sessuale sistematica riesce a deviare verso obiettivi distruttivi. È in questa deviazione che si collocano molte delle violenze contemporanee: l’energia vitale non liberata si trasforma in dominio, sadismo, annientamento dell’altro. Assistendo alle repressioni poliziesche contro le manifestazioni operaie a Vienna, Reich si interroga su un paradosso che oggi resta attuale: perché gli oppressi non reagiscono? Trasferitosi a Berlino nel 1930, osserva il divario tra condizioni materiali e ideologia delle masse. Quel divario oggi si manifesta nella contraddizione tra una società che ipersessualizza i corpi e, allo stesso tempo, ne reprime l’autonomia, soprattutto quella femminile. L’ideologia dominante può imporsi solo se trova terreno fertile in una struttura caratteriale collettiva. Nel saggio “Analisi del carattere” Reich critica le concezioni che spiegano la storia a partire dalle pulsioni anziché dai rapporti sociali. Sono questi ultimi a deformare i bisogni umani, producendo soggettività incapaci di vivere relazioni non violente. In questo senso, la pedofilia, lo stupro e la violenza di genere non sono deviazioni naturali, ma esiti socialmente prodotti. Gli impulsi sessuali repressi, impossibilitati a esprimersi, si trasformano nel loro contrario. L’Es diventa un serbatoio di tensioni, l’Io il custode della repressione. Il carattere si struttura come una corazza, un irrigidimento che rende l’individuo incapace di empatia, di ascolto, di riconoscimento dell’altro come soggetto. È qui che maturano le condizioni psicologiche della violenza maschile: non nel desiderio, ma nella sua mutilazione. La nevrosi, per Reich, è sempre attuale: ciò che viene impedito è l’accesso alla genitalità intesa come pienezza relazionale, non come atto tecnico o performativo. Quando questa pienezza è negata, la sessualità regredisce, si perverte, si scarica in forme pregenitali che includono la sopraffazione e la distruzione. L’utopia della sessualità liberata Se la società si oppone alla natura sessuale dell’essere umano, occorre denunciare il moralismo puritano e sostituirlo con una sessuoeconomia capace di liberare le energie imprigionate. Reich contrappone l’individuo sano, in contatto con il proprio corpo, al nevrotico, prodotto di una morale coercitiva. Oggi questa distinzione si riflette nella frattura tra relazioni fondate sul consenso e relazioni basate sul potere. L’impossibilità di raggiungere la potenza orgastica – intesa come abbandono fiducioso e reciproco – produce una stasi energetica che si traduce in aggressività. Non è un caso che molte forme di violenza sessuale siano caratterizzate dall’assenza totale di piacere condiviso e dalla centralità dell’umiliazione dell’altro. La corazza caratteriale si forma precocemente, attraverso educazioni autoritarie, silenzi sul corpo, colpevolizzazione del desiderio. Essa genera individui rigidi, incapaci di gioco, di tenerezza, di vulnerabilità. Questa povertà affettiva è il terreno su cui prosperano misoginia, possesso, odio verso l’autonomia femminile. Per Reich, la cura non riguarda il singolo sintomo, ma il carattere nel suo insieme. Allo stesso modo, oggi, non basta punire il singolo atto di violenza: occorre smantellare la cultura che lo rende possibile, la pedagogia che lo prepara, l’immaginario che lo giustifica. Reich e la sinistra psicanalitica: desiderio, potere, violenza Deleuze e Guattari, con L’Anti-Edipo, riprendono Reich mostrando come il desiderio venga catturato e normalizzato. Il vuoto prodotto dalla repressione non genera libertà, ma consumo, oggettificazione, mercificazione dei corpi. Anche la pornografia violenta contemporanea può essere letta in questa chiave: non liberazione del desiderio, ma sua colonizzazione. La psicoanalisi tradizionale, solidale con la famiglia autoritaria, tende a privatizzare ciò che è sociale. Ma le violenze di genere dimostrano che il problema non è individuale: è strutturale. Il bambino non nasce violento; lo diventa in un mondo che reprime, umilia, impone ruoli di dominio e sottomissione. Educare senza distruggere, come scrive Reich, significa rompere la catena che trasforma la repressione in violenza. Significa riconoscere che femminicidi, stupri e abusi non sono “devianze inspiegabili”, ma il prodotto coerente di una società che teme il desiderio libero e preferisce controllarlo. Il progetto reichiano, con tutte le sue contraddizioni, resta attuale proprio perché pone una domanda radicale: che tipo di società produce soggetti capaci di amare senza distruggere? Finché questa domanda resterà elusa, la miseria sessuale delle masse continuerà a manifestarsi nelle sue forme più tragiche.   Laura Tussi
December 20, 2025
Pressenza
MILANO: FLASH MOB DI NON UNA DI MENO LANCIA LE MANIFESTAZIONI DEL 22 NOVEMBRE A ROMA E DEL 25 A MILANO
Conferenza stampa con flash mob a Milano del nodo locale di Non Una di Meno. La realtà transfemminista si è data appuntamento sotto al palazzo di Regione Lombardia per una conferenza stampa e un flash mob per ricordare gli appuntamenti di fine novembre, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne e di genere: il corteo nazionale a Roma di sabato 22 novembre e il corteo cittadino a Milano di martedì 25 novembre. Durante il flash mob sono stati letti i nomi delle 78 vittime di femminicidio nel 2025 in Italia e poi “abbiamo scritto i loro nomi e li abbiamo attaccati sul palazzo della Regione. Per loro e per tutt3 saremo in piazza il 22 novembre a Roma e il 25 novembre a Milano. Ci vogliamo viv3!”, fa sapere Non Una di Meno Milano. L’audio della conferenza stampa. Ascolta o scarica.
November 15, 2025
Radio Onda d`Urto
NON UNA DI MENO: DALL’OSSERVATORIO FLT DATI SPAVENTOSI SULLA VIOLENZA DI GENERE. AGGIORNAMENTO ALL’8 NOVEMBRE 2025
Come ogni 8 del mese, l’Osservatorio nazionale di Non Una Di Meno rende noti i dati dei casi di femminicidi, lesbicidi e trans*cidi in Italia nel 2025. All’8 novembre 2025, l’Osservatorio FLT di Non Una Di Meno ha registrato 𝟕𝟖 𝐟𝐞𝐦𝐦𝐢𝐧𝐢𝐜𝐢𝐝𝐢, 𝟑 𝐬𝐮𝐢𝐜𝐢𝐝𝐢 𝐢𝐧𝐝𝐨𝐭𝐭𝐢 𝐝𝐢 𝐝𝐨𝐧𝐧𝐞, 𝟐 𝐬𝐮𝐢𝐜𝐢𝐝𝐢 𝐢𝐧𝐝𝐨𝐭𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐝𝐮𝐞 𝐫𝐚𝐠𝐚𝐳𝐳𝐢 𝐭𝐫𝐚𝐧𝐬, 𝟏 𝐬𝐮𝐢𝐜𝐢𝐝𝐢𝐨 𝐢𝐧𝐝𝐨𝐭𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐮𝐧𝐚 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐛𝐢𝐧𝐚𝐫𝐢𝐚, 𝟏 𝐬𝐮𝐢𝐜𝐢𝐝𝐢𝐨 𝐢𝐧𝐝𝐨𝐭𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐮𝐧 𝐫𝐚𝐠𝐚𝐳𝐳𝐨, 𝟔 𝐜𝐚𝐬𝐢 𝐢𝐧 𝐟𝐚𝐬𝐞 𝐝𝐢 𝐚𝐜𝐜𝐞𝐫𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨. “Si tratta – spiega la rete transfemminista nazionale, che dal 2020 ha attivato l’attività del proprio Osservatorio  – di morti indotte da violenza di genere e eterocispatriarcale. Inoltre, ci sono almeno altri 𝟔𝟕 tentati femminicidi riportati nelle cronache online di media nazionali e locali e almeno 𝟐 figlicidi, di due ragazzi uccisi dal padre per difendersi dalla violenza del padre verso la madre Siamo e saremo il grido altissimo e feroce di tutte quelle donne, frocie e trans che più non hanno voce”. Su Radio Onda d’Urto l’intervista sui dati – drammatici – di femminicidi, lesbicidi trans*cidi in Italia con Renata De Marco, compagna che fa parte dell’Osservatorio FLT e del Comitato transfemminista 8 Marzo di Brescia.  Ascolta o scarica   Di seguito, gli altri dati elaboratori dall’Osservatorio FLT tra l’8 gennaio e l’8 novembre 2025:
November 8, 2025
Radio Onda d`Urto
Domande sull’assassino
unsplash.com -------------------------------------------------------------------------------- Ogni tre giorni un uomo porta a compimento la costruzione della sua identità come assassino. Per quanto tempo si è preparato emotivamente alla ferocia? Come ha scelto l’arma, il momento, l’agguato? Con chi ha parlato delle motivazioni? Chi è stato accanto a lui, casualmente o quotidianamente, sentendo la sua cupa rabbia, ascoltando le ragioni come se fossero ragionevoli? Ogni tre giorni un uomo uccide una donna per motivi futili. Un tempo i motivi futili erano considerati attenuanti o addirittura legittimi, importanti, giusti. L’esercizio di una qualsiasi libertà da parte di una donna un tempo era motivo di riprovazione o addirittura reato. La legge è cambiata, la mentalità è arretrata. La mentalità degli uomini è recalcitrante rispetto alla legge, continua a considerare le donne come oggetti di proprietà, esattamente come agli albori della legge. Ogni tre giorni un uomo porta a compimento il progetto che lo rende un assassino. In quale faglia oscura della normalità costruisce il suo progetto fino ad agirlo? In quale tessuto benevolo di complicità costruisce la sua legittimazione? Non c’è molto da sapere della vittima, ogni storia è diversa e ha tratti comuni, sempre gli stessi. Dobbiamo cominciare a illuminare il normale percorso degli assassini. Chi frequentava? Dove mangiava, faceva la spesa, lavorava? Con chi andava al bar? Con chi parlava di calcio, di donne, della sua ex? Aveva fratelli e sorelle? Cognati, amici, genitori, zie, zii? Dove andava la sera? E la domenica? Non è un momento, non è follia. È il percorso che cresce un assassino, passo dopo passo. E l’assassino non vive solo ad ogni passo. -------------------------------------------------------------------------------- Tra i libri di Rosangela Pesenti, Come sono diventata femminista (Manni ed.). -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE: > Prima che accada l’irreparabile -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Domande sull’assassino proviene da Comune-info.
November 2, 2025
Comune-info