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Appello – Assemblea Nazionale Transfemminista 10/11 ottobre 2026
A dieci anni dalla prima marea contri i femminicidio e la violenza patriarcale, al grido di Non Una di Meno, invitiamo collettive, laboratorie, sportelli, centri antiviolenza, consultorie autogestite, reti, associazioni, sindacalist3, attivist3, persone singole a incontrarsi per un’assemblea nazionale transfemminista a Bologna il 10-11 ottobre. In dieci anni, il movimento transfemminista, in connessione globale, ha rappresentato uno spazio politico fondamentale di opposizione alla violenza patriarcale, come terreno di ricomposizione delle lotte. Ha elaborato, in un anno di lavoro collettivo, il Piano Femminista contro la violenza, un manifesto programmatico delle lotte e delle rivendicazioni. Ha messo in connessione violenza di genere e del genere, precarietà, razzismo e violenza economica con la pratica dello sciopero. Ha denunciato, con una risposta di massa contro il Congresso Mondiale delle Famiglie a Verona nel 2019, l’emergere dell’ “internazionale nera” e il suo progetto reazionario, che vede uno dei suoi assi nella restaurazione del binarismo di genere in seno alla famiglia eterosessuale, coniugata con un feroce ed esplicito razzismo. Si è mobilitato contro la guerra, per la Palestina libera e contro il genocidio. I movimenti femministi e transfemministi hanno determinato un cambio di paradigma sul discorso della violenza patriarcale sistemica, ma il contrattacco anti-transfemminista si è riorganizzato. Viviamo un momento storico di profondo stravolgimento e di pericolo, segnato da un salto di scala della violenza patriarcale, coloniale, suprematista, specista ed ecocida. I corpi delle donne, quelli femminilizzati, trans, queer, razzializzati, poveri, disabili, vecchi, così come gli ecosistemi e i corpi non umani, continuano a essere campo di battaglia e terreno di sfruttamento nel contesto di guerra, riarmo e fascistizzazione. La violenza patriarcale e l’immigrazione sono tra i temi principali della campagna elettorale della destra. La data del 25 novembre si riconferma terreno di contesa, ribadendo tutta la necessità della sua carica politica, simbolica e mobilitativa contro i tentativi di mistificazione istituzionale. In questo contesto, il transfemminismo non è solo la lente da utilizzare, ma un terreno formidabile e strategico di conflitto e di ricomposizione delle lotte. Lo è stato in questi anni, lo può essere a maggior ragione ora, se ricostruiamo le condizioni per riorganizzarci insieme su un’ipotesi politica nuova, anche attraverso momenti di autocritica. In questi 10 anni di lotta, anche il nostro movimento è stato in costante trasformazione: le alleanze e la partecipazione si sono continuamente ridefinite. La composizione delle assemblee territoriali è più volte cambiata. Sono nati nuovi gruppi e collettivi. La trasformazione non ci spaventa, è sempre segno di movimento. Se Non Una di Meno è stato lo spazio politico di elaborazione e organizzazione che il movimento si è dato a partire dal 2016, oggi questa potenzialità va rilanciata e rimessa in gioco. Condividiamo desideri e saperi, tessiamo trame, costruiamo nuovi piani comuni di riflessione e lotta, in cui le differenze possano trasformarsi in forza collettiva contro la violenza patriarcale nel regime di guerra e nella fascistizzazione che avanza. A partire dalla ricchezza delle molteplici esperienze collettive, che danno voce a diverse prospettive e lotte, sentiamo l’urgenza del dialogo e della relazione per costruire un’immaginazione politica condivisa e percorsi concreti, capaci di nutrire la potenza del movimento femminista e transfemminista. Rivendicare futuro nella guerra quotidiana ai corpi e ai territori è, quindi, la sfida che lanciamo: se arretrare non è un’opzione, sentiamo forte il desiderio di cambiare tutto. Facciamolo insieme, perché solo insieme siamo più forti. CI VOGLIAMO VIVX, LIBERX ED AUTODETERMINATX!
September 24, 2026
Non Una Di Meno
10-11 OTTOBRE 2026- ASSEMBLEA NAZIONALE TRANSFEMMINISTA
Nel 2016 il femminicidio di Sara Di Pietrantonio ci ha spintx ad unire le forze: donne, lesbiche, trans, froce, queer insieme con rabbia e desiderio, ci siamo organizzatx e siamo scesx nelle strade per la prima enorme marea fuksia. Abbiamo affermato che la violenza non è un’emergenza, ma è strutturale e sistemica e come tale doveva emergere, essere nominata e affrontata. Oggi, a dieci anni dalla prima assemblea nazionale del movimento che avremmo chiamato Non Una Di Meno, lanciamo una grande assemblea transfemminista a Bologna il 10 e 11 Ottobre. Vogliamo liberare nodi per tessere trame di nuova natura e forma, al volgere di un decennio che ha cambiato il mondo, così come è cambiato il nostro (di tutt3!) movimento.  Sentiamo il desiderio e la necessità di stravolgere analisi e strumenti, per rafforzarli e rinnovarli con le tante esperienze femministe, transfemministe, queer cresciute in questi anni approfondendo lo sguardo decoloniale, antirazzista, antiabilista, antipunitivista, e con cui vogliamo confrontarci, immaginare nuovi futuri e lottare insieme nel presente.  I movimenti femministi e transfemministi hanno determinato un cambio di paradigma sul discorso della violenza patriarcale sistemica. Se, tuttavia, aumenta la consapevolezza diffusa, allo stesso tempo si riorganizza il contrattacco autoritario e patriarcale. Rivendicare futuro nella guerra quotidiana ai corpi e ai territori è, quindi, la sfida che lanciamo: se arretrare non è un’opzione, sentiamo forte il desiderio di cambiare tutto.  Facciamolo insieme, perché solo insieme siamo più forti Ci vogliamo vivx, liberx ed autodeterminatx. Save the date! Presto tutte le info sull’assemblea
September 9, 2026
Non Una Di Meno
Senza Consenso è Sempre Stupro! No DdL Bongiorno!
MOBILITIAMOCI! L’8 aprile in Senato si riunirà il comitato ristretto chiamato a trovare una mediazione politica sul testo del disegno di legge che modifica il reato di violenza sessuale.  L’8 aprile a Roma alle ore 15 saremo davanti al Senato e in molte altre piazze in Italia insieme ai centri antiviolenza per dire forte e chiaro: nessuna mediazione sui nostri corpi! Senza consenso è sempre stupro! La sola modifica possibile alla legge sulla violenza sessuale è l’introduzione del consenso libero è attuale. Il “consenso riconoscibile” vuol dire Dissenso e non lo accetteremo! TUTTI GLI APPUNTAMENTI -------------------------------------------------------------------------------- ASTI ORE 17.00 CORSO ALFIERI ( DI FRONTE UNICREDIT) PRESIDIO BRESCIA ORE 18.00 PIAZZETTA NUDM (PIAZZETTA BELLA ITALIA) PRESIDIO RUMOROSO CATANIA ORE 18.00 VUA ETNEA ANGOLO PREFETTURA PRESIDIO CUNEO  ORE 18.00 PIAZZA GALIMBERTI PRESIDIO FIRENZE ORE 18.30 PIAZZA SS ANNUNZIATA PRESIDIO E RITO DI SORELLANZA PER I FEMMINICIDI LIVORNO ORE 18.00 DAVANTI LA PREFETTURA PRESIDIO PISA ORE 17:00 STRISCIONATE E INTERVENTI DAVANTI ALLA PREFETTURA MILANO  ORE 18.00 LARGO XII SETTEMBRE PREFETTURA PRESIDIO NOVARA VOLANTINAGGI NEI QUARTIERI  PADOVA  ORE 19.00 PIAZZA ANTENORE PRESIDIO E CORTEO PISTOIA ORE 19.00 PIAZZA DELLA SALA RITO DI SORELLANZA ORE 20.45 CIRCOLO ARCI HOCHIMINH ASSEMBLEA PUBBLICA PRATO ORE 16.30 RITO DI SORELLANZA E PRESIDIO IN ZONA FUCSIA  REGGIO EMILIA ROMA ORE 15.00 DAVANTI AL SENATO PRESIDIO TREVISO ORE 19.00 OSTINATE- VIA DEI DALL’ORO INCONTRO TRIESTE ORE 19.00 PIAZZA HORTIS PRESIDIO
April 7, 2026
Non Una Di Meno
CARTELLA STAMPA 8-9 marzo 2026
LE NOSTRE VITE VALGONO. NOI SCIOPERIAMO! COMUNICATO STAMPA SCARICABILE 8MARZO2026 APPELLODownload BLOG OSSERVATORIO TUTTI GLI APPUNTAMENTI DELLA GIORNATA INFORMAZIONI UTILI PER SCIOPERARE CONTATTI STAMPA E-mail: stampa.nonunadimeno@gmail.com FB: https://www.facebook.com/nonunadimeno/ IG: https://www.instagram.com/nonunadimeno/ BLOG NONUNADIMENO: https://nonunadimeno.wordpress.com/
March 5, 2026
Non Una Di Meno
8M2026: INFORMAZIONI UTILI PER SCIOPERARE
LUNEDÌ 9 MARZO 2026 – VADEMECUM DELLO SCIOPERO  Il 9 marzo sarà sciopero transfemminista (leggi l’appello). Sarà sciopero dalla produzione e dalla riproduzione, sciopero dai consumi e dai generi. Le forme saranno plurime per estendere la pratica dello sciopero a tutti quei soggetti del lavoro e del non lavoro, del lavoro autonomo, precario, informale, nero, della formazione/lavoro che ne sono normalmente esclusi, a maggior ragione in quanto sabato.  Anche quest’anno (in questo caso per il 9 marzo), Non Una di Meno ha chiesto a tutte le organizzazioni sindacali di convocare lo sciopero generale di 24 ore – dunque in tutti i settori del pubblico impiego e del privato – per garantire a tuttə  lə  lavoratricə  con contratti di lavoro dipendente la possibilità di astenersi dal lavoro produttivo.  A oggi lo sciopero per la giornata dell’9 è stato proclamato da diversi sindacati a livello nazionale e regionale. (qui puoi trovare QUI la Lettera aperta di Non Una di Meno alle sindacaliste e alle delegate e tra i materiali le proclamazioni) SCARICA QUI IL VADEMECUM SULLO SCIOPERO 8M2025Download Di seguito le proclamazioni sindacali dello sciopero (IN AGGIORNAMENTO) ADESIONE ADL CLAPDownload PROCLAMAZIONE SLAI COBASDownload PROCLAMAZIONE USB LAVORO PRIVATODownload PROCLAMAZIONE COBAS SETTORE PUBBLICODownload PROCLAMAZIONE COBAS PRIVATODownload ADESIONI CUB SANITÁDownload
March 5, 2026
Non Una Di Meno
Le nostre vite valgono. Noi scioperiamo!_8-9 MARZO 2026
-------------------------------------------------------------------------------- LEGGI E SCARICA QUI LA LETTERA AI SINDACATI -------------------------------------------------------------------------------- APPELLO QUEST’ANNO SARÀ ANCORA SCIOPERO TRANSFEMMINISTA, LUNEDÌ 9 MARZO, E L’8 SARÀ UNA GIORNATA DI LOTTA E MOBILITAZIONE.  Due giorni potenti che fermino la produzione e la riproduzione sociale, che rendano visibile l’invisibile, che facciano emergere il sommerso e mettano al centro desiderio, rabbia e lotta. Per ribadire che questo presente costellato da violenza patriarcale, razzista e istituzionale, guerre, genocidi, militarizzazione, repressione, precarietà non è un destino a cui non possiamo sfuggire, ma il prodotto di politiche e retoriche autoritarie precise. Il genocidio incontrastato del popolo palestinese, la spartizione di Gaza, l’attacco al Venezuela, al Rojava, le stragi continue in Iran, Congo e Sudan, le violenze e gli omicidi dell’ICE, la repressione del dissenso che ovunque si abbatte sui movimenti e su chiunque non si allinea a questo sistema, le politiche persecutorie antimigranti e il razzismo istituzionale sempre più feroce, sono tutti sintomi della più generale deriva transnazionale, segnata da un’escalation bellica e di violenza patriarcale che ridisegna le priorità politiche ed economiche verso riarmo, guerra e imperialismo. L’economia di guerra non è più una minaccia astratta, ma una realtà tangibile che ci colpisce in modo ancora più terribile come donne, froce, lesbiche, persone queer, trans, non binarie, malatə, neurodivergenti e con disabilità, razzializzate, migrantə, sex workers, prigionierə, lavoratricə, anziane e in modo crescente bambinə. La sottrazione delle risorse destinate ai bisogni reali, per destinarle invece al riarmo e alla militarizzazione, è sistemica. L’autodeterminazione e la libertà dei corpi e dei popoli sono sotto attacco ovunque e in modi diversi, ma tutti con un impatto devastante. Una politica della guerra, sul piano interno, è quella che fa della cultura dello stupro e della violenza sessista, maschilista, istituzionale ed economica le proprie parole chiave; una politica che pone al centro la virilità maschile, in un Paese in cui i femminicidi sono all’ordine del giorno e in cui le istituzioni si mostrano incapaci di affrontare il problema su un piano politico, sociale e culturale. Siamo noi i soggetti che la società patriarcale ha deciso di sacrificare per poter garantire il proprio funzionamento, è su di noi che si scarica tutto il peso e la violenza di questa crisi capitalistica e delle sue guerre. La sentiamo nel peso del lavoro riproduttivo e di cura, nei femminicidi, nella violenza di genere e dei ruoli di genere, nel controllo dei corpi, nel consumismo e nell’estrattivismo sui territori. La nostra risposta alla violenza è collettiva, culturale e quotidiana e straborda nelle piazze e negli scioperi. Per farlo abbiamo bisogno della pratica transfemminista, che continua ad essere uno degli anticorpi più efficaci e potenti, perché riesce a mettere al centro le vite materiali, le relazioni personali e politiche e le infrastrutture della cura. Vogliamo continuare a immaginare insieme nuovi modi di opporci a questo presente soffocante, per costruire una lotta imprevedibile e concreta. Non permetteremo la strumentalizzazione della violenza patriarcale da parte del governo per legittimare risposte securitarie. “Sicurezza” che si traduce in politiche di controllo, militarizzazione dei quartieri, repressione e profilazione razziale, aumento dellə detenutə per reati penali, civili e amministrativi che sono costrettə a vivere in condizioni inumane in carceri sovraffollate. L’uso sproporzionato della forza contro i movimenti sociali, le manifestazioni studentesche e quelle sindacali è il volto interno di questa stessa politica di guerra. È stato approvato l’ennesimo Pacchetto Sicurezza: misure che non sono pensate per la nostra sicurezza, ma per reprimere chi esprime dissenso e svuotare le piazze, rendendo la lotta costosissima sul piano economico e sul piano sociale e dando più protezione economica e politica alle forze dell’ordine (che sono ancora senza numeri identificativi). La violenza dello stato si manifesta anche con proposte di legge come il DDL Bongiorno. Ci opponiamo alla formulazione della nuova legge sulla violenza sessuale, che elimina il consenso come parametro per giudicare se ci sia stata o meno violenza e smaschera la cultura profondamente patriarcale, misogina e antifemminista dell’esecutivo, che mette sul banco dellə imputatə chi ha subito violenza invece di chi l’agisce, mentre fa la guerra ai Centri Anti Violenza autonomi e transfemministi. Vogliamo rimettere al centro i nostri desideri, la nostra rabbia, l’autodeterminazione sui nostri corpi e sui nostri territori. Continuiamo a organizzarci, per trasformare il dolore in rabbia e la rabbia in lotta, per innescare il cambiamento personale e collettivo, tramare e cospirare insieme. La potenza transfemminista in grado di distruggere le fondamenta di questo sistema razzista, patriarcale, coloniale, abilista e repressivo, forte di quello che abbiamo costruito e trasformato negli ultimi 10 anni e di tutte le genealogie precedenti, ma che sia in grado di leggere il presente e adeguare pratiche e lotte. Lo sciopero è esploso in questi anni, anche a partire dal movimento transfemminista globale, nella sua dimensione di pratica sovversiva. È un processo politico costruito non solo su specifiche rivendicazioni, ma con l’obiettivo di trasformare radicalmente i presupposti materiali e sociali di disuguaglianze e gerarchie. Oggi, dopo dieci anni, è ancora più urgente lo sciopero dal lavoro riproduttivo e produttivo, dai generi e di genere. Scioperiamo perché senza consenso è stupro. Scioperiamo perché senza dissenso è dittatura. Scioperiamo perché non vogliamo che le nostre vite siano regolate da un’economia di guerra che impone militarizzazione in ogni ambito delle nostre vite. Scioperiamo per lo smantellamento delle frontiere che generano morti continue e contro il razzismo di stato. Scioperiamo perché nelle scuole non vogliamo le forze dell’ordine ma un’educazione sessuo-affettiva al consenso e al desiderio. Scioperiamo perché siamo stanchə di vivere di contratti di lavoro poveri, di lottare contro la disoccupazione, contro la violenza economica, razzista e maschilista dentro e fuori ai luoghi del lavoro. Scioperiamo per una salute transfemminista per spazi e reti di cura – siano essi autogestiti o all’interno dei servizi di sanità pubblica – che sappiano farsi carico della nostra salute a 360°: dalla salute sessuale e riproduttiva alla salute mentale. Scioperiamo perché vogliamo una casa per tuttə. Scioperiamo perché ancora oggi il sud Italia è ai margini delle politiche istituzionali, in cui il progetto surreale del ponte sullo stretto è al centro e le nostre vite terrone sono dimenticate. Scioperiamo per il reddito di autodeterminazione. Scioperiamo per l’autodeterminazione dei popoli oppressi, per la fine del colonialismo in tutte le sue forme e delle guerre. Scioperiamo per immaginare una società che metta al centro la cura e la vita, non il profitto e la guerra. LE NOSTRE VITE VALGONO. NOI SCIOPERIAMO!
February 10, 2026
Non Una Di Meno
APPELLO ALLE ORGANIZZAZIONI SINDACALI, ALL3 SINDACALIST3, ALL3 DELEGAT3_Le nostre vite valgono. Noi scioperiamo! 8-9 MARZO 2026
SCARICA QUI LA VERSIONE PDFDownload LE NOSTRE VITE VALGONO. NOI SCIOPERIAMO! -------------------------------------------------------------------------------- 8 MARZO – MOBILITAZIONE NAZIONALE  9 MARZO – SCIOPERO GENERALE E TRANSFEMMINISTA Viviamo un tempo in cui patriarcato e capitalismo ricorrono alla guerra per risolvere la crisi in cui versano.  Le guerre, la corsa al riarmo e la deriva autoritaria attraversano il pianeta massacrando vite, impedendone la stessa riproduzione, rendendo i processi di liberazione e autodeterminazione delle esistenze minati da feroce repressione, chiudendo spazi di dissenso e pensiero critico.  La guerra è sempre più impattante anche dove non ci sono conflitti armati in corso: la respiriamo nella nostra quotidianità, nell’incertezza del futuro, nella precarietà delle nostre esistenze, nelle crisi industriali della riconversione bellica, nella scuola delle prescrizioni a docentə, studentə e contenuti.  Vogliamo ricostruire reti di solidarietà internazionale e di lotta comune. Raccogliamo la sfida dello sciopero transfemminista, politico, sociale e vertenziale, che tiene insieme lo sciopero dal lavoro produttivo e riproduttivo, dai e dei consumi, dai e dei generi, nel momento in cui la propaganda di governo getta la maschera e diventa guerra aperta alle donne e alle persone trans, alle persone razzializzate, alle persone disabilizzate e povere.   Deriva autoritaria, controllo dei corpi e economia di guerra non sono aspetti disgiunti ma costruiscono quotidianamente l’arruolamento morale e materiale della società nello Stato e l’irrigidimento dei ruoli di genere e di classe.  Ultima violenza istituzionale il disegno di legge sulla violenza sessuale che sostituisce il “consenso libero e attuale” con il “dissenso”, riavvolgendo il nastro della storia indietro di alcuni decenni. Il dissenso presuppone una disponibilità fino a manifestazione contraria e scredita la parola di chi ha subito per tutelare chi ha abusato. Le conseguenze dell’approvazione sarebbero aberranti non solo nei contesti familiari ma anche nei contesti lavorativi e in particolare quelli di maggiore ricattabilità e sfruttamento. Le denunce stanno facendo registrare un aumento vertiginoso dei casi mentre il governo continua a negare l’educazione psicosessuo-affettiva e al consenso nelle scuole.  La legge va bloccata con ogni mezzo: anche con lo sciopero. Il riarmo sta imponendo una pesante austerity in un momento di durissima crisi economica e di guerra commerciale mentre si programma la spesa a debito per finanziare la riconversione bellica della produzione industriale. Le donne, le persone trans e non binarie, le persone razzializzate, disabili e neurodivergenti, giovani e meno giovani vengono espulse dal mondo del lavoro e pagano la crisi con l’aumento del lavoro povero e precario, l’aumento dei prezzi e la distruzione del servizio pubblico e del welfare. Si fa sempre più significativo il gender gap salariale mentre il governo continua a incentivare il part-time imposto e a enfatizzare il ruolo delle donne in quanto madri e lavoratrici, con misure una tantum e bonus. È lo stesso sistema che produce l’espulsione e l’invisibilizzazione sistematica dal mondo della formazione e del lavoro delle persone trans. Vogliamo uscire dalla falsa alternativa tra l’utopia fallita dell’emancipazione attraverso il lavoro e il ritorno a casa per svolgere lavoro di cura gratuito per il bene della nazione. Vogliamo contratti di lavoro stabili e salari adeguati al costo della vita, reddito di autodeterminazione per uscire da situazioni di violenza e per non entrarci, diritto alla casa, una sanità pubblica universale e gratuita e un welfare efficace per tuttə. Per questo chiediamo a tutti i sindacati di proclamare e sostenere lo sciopero generale per l’intera giornata del 9 marzo nei posti di lavoro per consentire la più ampia partecipazione. Auspichiamo un sempre maggiore coinvolgimento delle organizzazioni sindacali nel sostegno attivo degli snodi organizzativi quanto nelle ipotesi politiche che da ormai 10 anni pratichiamo, fra tentativi ed errori sperimentando pratiche e strumenti, sempre in dialogo attraverso assemblee pubbliche. Lo Sciopero del 9 marzo si svolgerà durante le Paralimpiadi Milano Cortina che, come ogni Grande Evento, è una macchina moltiplicatrice del lavoro precario e volontario, di turistificazione e devastazione ambientale, ma non solo. Sappiamo del tentativo di sfruttare l’evento per imporre alle organizzazioni sindacali una sospensione degli scioperi al fine di “garantire il regolare svolgimento delle manifestazioni”. Respingiamo l’ennesimo attacco al diritto di sciopero da parte del Governo: rispondiamo che se bisogna bloccare qualcosa, allora sono Olimpiadi o guerre, non uno dei pochi strumenti di conflitto sociale ancora praticabili, ovvero lo sciopero.  Al di là di ogni rischio di ritualità, la sperimentazione aperta dallo sciopero dell’8 marzo in questi 10 anni ha risuonato negli scioperi contro il genocidio dell’autunno passato al grido di Blocchiamo tutto! e nello sciopero generale contro l’ICE a Minneapolis. Intendiamo continuare a fare dello sciopero una pratica collettiva di lotta e di organizzazione capace di superare frammentazioni e di incidere su una realtà inaccettabile. IL 9 MARZO 2026 SARÀ SCIOPERO TRANSFEMMINISTA! NON UNA DI MENO blog: https://nonunadimeno.wordpress.com/ fb: https://www.facebook.com/nonunadimeno/ ig: https://www.instagram.com/nonunadimeno/ mail to: nonunadimeno@gmail.com
February 10, 2026
Non Una Di Meno
ASSEMBLEA NAZIONALE ONLINE – verso lo sciopero del 9 marzo 2026
SABATO 24 GENNAIO DALLE 9.30 ALLE 16.30 PER POTERTI COLLEGARE ALL’ASSEMBLEA ONLINE SCRIVICI PER MESSAGGIO PRIVATO PROGRAMMA ASSEMBLEA 1.DALLE 9.30 ALLE 11.00- GUERRA, GENOCIDIO E DESTRE GLOBALI Tessere reti di resistenza transfemminista: lo sciopero e le pratiche. 2.DALLE 11.15 ALLE 13.00 POLITICHE CONTRO LA VIOLENZA – LOTTE NELLA SCUOLA Consenso, famiglia, autodeterminazione nella militarizzazione delle esistenze. 3. DALLE 13.30 ALLE 15.30 LAVORO, WELFARE. CURA, RIPRODUZIONE SOCIALE Immaginare lo sciopero: condizioni materiali e auto in un contesto di riarmo. Il nuovo anno è iniziato in continuità con il precedente: un presente costellato da violenza patriarcale e istituzionale, guerre, genocidi, militarizzazione, repressione, precarietà. Dall’Iran al Rojava, dalla Palestina al Venezuela, dal Sudan agli Stati Uniti, ai confini interni ed esterni d’Europa e in tutto il resto del mondo, stiamo assistendo ad un’escalation terribile e rapida. L’autodeterminazione e la libertà dei corpi e dei popoli sono sotto attacco ovunque e in molti modi diversi ma tutti di impatto devastante. La nostra risposta alla violenza è collettiva, culturale e quotidiana e straborda nelle piazze e negli scioperi. Anche quest’anno vogliamo costruire una due giorni potente: un 8M di lotta e mobilitazioni e un 9M di sciopero transfemminista che fermi la produzione e la riproduzione sociale, che renda visibile l’invisibile, che faccia emergere il sommerso e metta al centro desiderio, rabbia e lotta. Per farlo abbiamo bisogno di confrontarci attraverso la pratica transfemminista, che continua ad essere uno degli anticorpi più efficaci e potenti, perché riesce a mettere le vite materiali, le relazioni personali e politiche e le infrastrutture della cura al centro della politica. Immaginiamo insieme nuovi modi di opporci a questo presente soffocante, per costruire una lotta imprevedibile e concreta, insieme. PER QUESTO CHIAMIAMO UNA GRANDE ASSEMBLEA PUBBLICA ONLINE IL 24 GENNAIO per costruire insieme il processo dello sciopero transfemminista, consapevoli che oggi è sempre più difficile e oneroso scioperare, sia a livello economico sia per l’esposizione a rischi e conseguenze. In questa economia di guerra si sceglie di dirottare sempre più risorse pubbliche sulla spesa militare, si muovono eserciti in nome di una “difesa nazionale” che protegge solo gli interessi economici e politici della classe dominante e, contemporaneamente, si cerca di compattare un fronte interno, fortemente identitario, pronto a sacrificarsi per valori patriottici e nazionalisti. Così si dividono le vite che valgono da quelle considerate “sacrificabili”. Chi non si adegua, chi si ribella finisce nel mirino della violenza istituzionale: dalla repressione esercitata da tribunali, polizia e dalle istituzioni carcerarie fino ad arrivare a vere e proprie esecuzioni sommarie. Non permetteremo che la violenza patriarcale che imperversa venga strumentalizzata dal governo per legittimare risposte securitarie. “Sicurezza” che si traduce in politiche di controllo, militarizzazione dei quartieri, repressione e profilazione razzista. Ci opponiamo alla formulazione della nuova legge sulla violenza sessuale, che elimina il consenso come paramentro per giudicare se ci sia stata o meno violenza e smaschera la cultura profondamente patriarcale, misogina e antifemminista dell’esecutivo, che mette sul banco dell3 imputat3 chi ha subito violenza invece di chi l’agisce, mentre fa la guerra ai Centri Anti Violenza autonomi e femministi. Vogliamo fermare la militarizzazione della cultura e degli spazi scolastici ed educativi, che ha come scopo repressione e controllo capillare su studenti e insegnanti. Si risponde ai bisogni aumentando il controllo sui corpi tutti, in ogni contesto, mentre si ostacola l’educazione sessuale e affettiva. Vogliamo immaginare insieme come bloccare il progetto neoliberale di smantellamento della sanità pubblica e del welfare: agende sanitarie bloccate, smantellamento della sanità pubblica territoriale e liste di attesa lunghe anni ci impediscono di accedere alle cure e ledono il diritto alla prevenzione. Vengono privatizzati i servizi pubblici, gli affitti hanno prezzi esorbitanti, la casa ha smesso di essere un diritto, il lavoro è sempre più precario e povero con condizioni di sicurezza insesistenti, mentre il diritto alla pensione appare sempre più come un miraggio. Inflazione, carovita e stipendi fermi dagli anni ’90 schiacciano le classi popolari su condizioni di mera sopravvivenza, mentre il governo cerca di immobilizzare il conflitto sociale voltoa a migliorare condizioni di esistenza e aspirazioni, e di spostarlo in guerre fra pover3, violenza razzista, trans-odiante, machista. Siamo stuf3 di mantenere esigue minoranze privilegiate che possiedono e sperperano sempre più ricchezze e risorse, aggravando le condizioni del pianeta. E’ un momento in cui l’attacco è feroce su tutti i fronti: si tenta di restringere e annullare ogni ambito di libertà, di pensiero, di movimento e di parola, di limitare e reprimere il dissenso. Il desiderio, l’immaginazione e la potenza collettiva fanno paura, ed è proprio la paura di perdere potere e privilegi a innescare tutta questa violenza. Le donne, le frocie, le lesbiche, le persone queer, trans, non binarie, neurodivergenti e con disabilità, razzializzate, migranti, sex workers, prigionier, lavoratric, anzian e in modo crescente le persone in età infantile, sentono materialmente sulle proprie vite e sui propri corpi questa violenza. Siamo noi i soggetti sacrificabili della società, è su di noi che si scarica tutto il peso e la violenza di questa crisi capitalistica e delle sue guerre. La sentiamo nel peso del lavoro riproduttivo e di cura, nei femminicidi, nella violenza di genere e dei ruoli di genere, nel controllo dei corpi, nel consumismo e nell’estrattivismo sui territori. Eppure, ogni giorno lottiamo e resistiamo a tutto questo. I movimenti antirazzisti, decoloniali, antiabilisti, transfemministi, queer, ecologisti, antispecisti, antifascisti in tutto il mondo continuano a organizzarsi, per trasformare il dolore in rabbia e la rabbia in lotta collettiva. Lo sciopero è esploso in questi anni, anche a partire dal movimento transfemminista globale, nella sua dimensione di pratica sovversiva, un processo politico costruito non solo su specifiche rivendicazioni, ma con l’obiettivo di trasformare i presupposti materiali e sociali di disuguaglianze e gerarchie. Negli ultimi anni ci siamo mobilitat3 con determinazione contro il genocidio e per la Palestina e per questo a ottobre e novembre scorsi siamo sces3 in piazza, insieme a milioni di persone in tutto il mondo, puntando il dito contro le responsabilità occidentali e internazionali che lo rendono possibile: con il silenzio, la complicità, le forniture di armi a Israele e le interazioni economiche. La repressione del governo Meloni ha colpito duramente: misure cautelari, sanzioni, fogli di via. E ora si discute di un nuovo decreto sicurezza che fra l’altro darebbe alle forze dell’ordine la libertà di fermare preventivamente chiunque sia considerato pericoloso, un ulteriore passo verso uno stato autoritario di polizia. Solo il cambiamento personale e collettivo, tramare e cospirare insieme, incontrarci e scontrarci, può far sì che la nostra lotta sia politica, radicale ed espansiva. Un’intelligenza collettiva in grado di distruggere le fondamenta di questo sistema razzista, patriarcale, coloniale, abilista e repressivo. Sentiamo l’urgenza di adeguare i nostri strumenti, le nostre pratiche, le nostre lotte e costruire relazioni, forti di quello che abbiamo costruito e trasformato negli ultimi 10 anni e di tutte le genealogie precedenti, il soggetto imprevisto che può distruggere l’ingranaggio di questo sistema. Prendiamoci spazi per incontrarci, stare insieme e condividere riflessioni, rabbia e amore. Prendiamoci il tempo che ci serve. Insieme siamo più forti Non una di meno
January 23, 2026
Non Una Di Meno
CARTELLA STAMPA 22 NOVEMBRE 2025
SABOTIAMO GUERRA E PATRIARCATO COMUNICATO STAMPA NONUNADIMENO 22N2025Download APPELLO NONUNADIMENO 22N2025Download BLOG OSSERVATORIO NUMERO TOTALE dei femminicidi lesbicidi trans*cidi nel 2025 AGGIORNATI AL 8/11/2025: 89 APPUNTAMENTO  STAMPA 22/11 H ore Conferenza Stampa luogo CONTATTI STAMPA E-mail: stampa.nonunadimeno@gmail.com Roma: Palermo: FB: https://www.facebook.com/nonunadimeno/ IG: https://www.instagram.com/nonunadimeno/ BLOG NONUNADIMENO: https://nonunadimeno.wordpress.com/
November 18, 2025
Non Una Di Meno
Sabotiamo guerre e patriarcato. Facciamo salire la marea!
IL 22 NOVEMBRE INONDIAMO LE STRADE DI ROMA. IL 25 NOVEMBRE CORTEI, AZIONI E INIZIATIVE IN TUTTE LE CITTÀ! In un paese che si prepara al riarmo approfondendo disuguaglianze e discriminazioni, la violenza patriarcale diventa programma di governo ed è normalizzata dalla produzione ossessiva di misure e leggi misogine e transfobiche.  I dati dell’Osservatorio di Non Una di Meno registrano, tra gli altri dati, 78 femminicidi, 3 suicidi indotti di donne, 2 suicidi indotti di due ragazzi trans, 1 suicidio indotto di una persona non binaria, 1 suicidio indotto di un ragazzo ma, come sappiamo, questi numeri, di per sé eloquenti, non danno la misura di quel quotidiano sommerso e strutturale della violenza. L’approccio punitivista scelto dal Governo è pura propaganda da cui non farsi incantare: mentre mostra il pugno di ferro con l’ergastolo per i colpevoli di femminicidio, attacca i centri antiviolenza, la loro storia politica femminista, le pratiche e le metodologie per la fuoriuscita e la prevenzione della violenza di genere. Mentre i media rilanciavano la notizia dell’ennesimo femminicidio, la Commissione Cultura della Camera votava un disegno di legge che vietava l’educazione sessuale anche alle scuole medie e la subordina al consenso dei genitori negli istituti medi superiori, svuotando la scuola pubblica di un ruolo educativo insostituibile nella diffusione della cultura del consenso e delle differenze. Questa la fotografia del momento, al di là di ogni ipocrisia propagandistica o di piccoli dietrofront. Violenze, abusi e umiliazioni fanno parte dell’educazione sentimentale dei maschi italici da tempo – come testimoniano il gruppo facebook “Mia moglie” e i siti Fika.net e Social Media Girls – eppure le indicazioni nazionali di Valditara vanno proprio nella direzione di sdoganare la violenza, del disciplinamento di studenti e docenti, della militarizzazione dei saperi e della formazione, di un approccio alla cultura bigotto e autoritario. Si accompagnano alla stretta sui percorsi di affermazione di genere con la Legge Disforia nella crociata ideologica antigender che colpisce in particolare infanzia e adolescenza. Da donne, persone trans*, precarie, migranti paghiamo doppiamente il prezzo della militarizzazione delle relazioni, della vita, della società, dell’economia. Siamo noi a pagare il riarmo con i salari da fame, il part time imposto e il taglio del welfare. La manovra finanziaria propaganda il sostegno alle famiglie ma si tratta di mance una tantum come il Bonus Mamme e di incentivi a tornare a casa per curare figli e parenti senza alcun sostegno economico. Quando Meloni parla di famiglia e di natalità, in realtà scarica altro lavoro gratuito sulle donne per compensare i tagli alla sanità e ai servizi sociali.  In Italia sono più di 2 milioni le famiglie in povertà assoluta (con più di 1 milione di minori), si è povere anche se si ha un lavoro, i salari sono i più bassi d’Europa, non esistono tutele dal ricatto economico, molestie sul lavoro e stress mentale. In un Paese in cui cresce l’intensità del disagio economico, si sta configurando una legge di bilancio “austera” e piuttosto “debole” in termini di risorse, che libera soldi per il riarmo, la difesa e la produzione di armamenti all’interno della necessità di risanamento dei bilanci pubblici voluta dall’Europa.   Viviamo in un momento storico in cui la guerra è diventata la regola dei rapporti sociali. Nazionalismo e suprematismo sono le parole chiave della destra al potere che si riorganizza intorno a Trump. Si materializzano nella loro forma più brutale in Palestina, mentre la guerra globale si accende in decine di focolai nel mondo dettando le condizioni di un potere economico predatorio e senza argini.  Abbiamo abitato, a partire dal posizionamento transfemminista, con rabbia e desiderio le mobilitazioni contro il genocidio e il disegno neo-coloniale che si sta dispiegando ancora oggi in Palestina, nonostante la finta “tregua”. Nelle scorse settimane siamo state marea, esondazione di corpi che si sono riappropriati dello strumento dello sciopero generalizzato, che hanno praticato blocchi diffusi, che hanno espresso ostilità contro governi complici attraverso discorso e pratiche radicali. Dalla giornata del TDOR del 20 allo sciopero del 28 sarà di nuovo agitazione permanente. Occupiamo le piazze per bloccare tutto e unire le lotte! In uno scenario in cui paradigma genocidario e guerra stanno cambiando il volto dell’economia, del welfare e della produzione, pensiamo sia sempre più urgente ribadire che la Palestina ci riguarda, che lottare per l’autodeterminazione dei popoli significhi lottare per l’autodeterminazione dei nostri corpi e delle nostre vite, a partire dalle soggettività specifiche che ne sono maggiormente colpite, donne, giovani, migranti, precarie, persone trans*, queer, non binarie, lavoratrici.    Il 22 novembre inondiamo le strade di Roma! il 25 novembre cortei, azioni e iniziative in tutte le città. Per un’antiviolenza femminista e transfemminista, finanziata e libera dall’ideologia punitivista e confessionale. Per una scuola libera da condizionamenti e diktat, per la libertà di ricerca e di insegnamento, per l’educazione sessuo-affettiva dalla scuola dell’infanzia all’università. Contro la manovra finanziaria. Noi la guerra non la paghiamo! Né complici né vittime della conversione bellica. Per il diritto all’autodeterminazione dei corpi e dei popoli.
November 13, 2025
Non Una Di Meno
Sabotiamo guerre e patriarcato. Facciamo salire la marea!
IL 22 NOVEMBRE INONDIAMO LE STRADE DI ROMA! IL 25 NOVEMBRE CORTEI, AZIONI E INIZIATIVE IN TUTTE LE CITTÀ In un paese che si prepara al riarmo approfondendo disuguaglianze e discriminazioni, la violenza patriarcale diventa programma di governo ed è normalizzata dalla produzione ossessiva di misure e leggi misogine e transfobiche.  I dati dell’Osservatorio di Non Una di Meno registrano, tra gli altri dati, 78 femminicidi, 3 suicidi indotti di donne, 2 suicidi indotti di due ragazzi trans, 1 suicidio indotto di una persona non binaria, 1 suicidio indotto di un ragazzo ma, come sappiamo, questi numeri, di per sé eloquenti, non danno la misura di quel quotidiano sommerso e strutturale della violenza. L’approccio punitivista scelto dal Governo è pura propaganda da cui non farsi incantare: mentre mostra il pugno di ferro con l’ergastolo per i colpevoli di femminicidio, attacca i centri antiviolenza, la loro storia politica femminista, le pratiche e le metodologie per la fuoriuscita e la prevenzione della violenza di genere.  Mentre i media rilanciavano la notizia dell’ennesimo femminicidio, la Commissione Cultura della Camera votava un disegno di legge che vietava l’educazione sessuale anche alle scuole medie e la subordina al consenso dei genitori negli istituti medi superiori, svuotando la scuola pubblica di un ruolo educativo insostituibile nella diffusione della cultura del consenso e delle differenze. Questa la fotografia del momento, al di là di ogni ipocrisia propagandistica o di piccoli dietrofront. Violenze, abusi e umiliazioni fanno parte dell’educazione sentimentale dei maschi italici da tempo – come testimoniano il gruppo facebook “Mia moglie” e i siti Fika.net e Social Media Girls – eppure le indicazioni nazionali di Valditara vanno proprio nella direzione di sdoganare la violenza, del disciplinamento di studenti e docenti, della militarizzazione dei saperi e della formazione, di un approccio alla cultura bigotto e autoritario. Si accompagnano alla stretta sui percorsi di affermazione di genere con la Legge Disforia nella crociata ideologica antigender che colpisce in particolare infanzia e adolescenza. Da donne, persone trans*, precarie, migranti paghiamo doppiamente il prezzo della militarizzazione delle relazioni, della vita, della società, dell’economia. Siamo noi a pagare il riarmo con i salari da fame, il part time imposto e il taglio del welfare. La manovra finanziaria propaganda il sostegno alle famiglie ma si tratta di mance una tantum come il Bonus Mamme e di incentivi a tornare a casa per curare figli e parenti senza alcun sostegno economico. Quando Meloni parla di famiglia e di natalità, in realtà scarica altro lavoro gratuito sulle donne per compensare i tagli alla sanità e ai servizi sociali.  In Italia sono più di 2 milioni le famiglie in povertà assoluta (con più di 1 milione di minori), si è povere anche se si ha un lavoro, i salari sono i più bassi d’Europa, non esistono tutele dal ricatto economico, molestie sul lavoro e stress mentale. In un Paese in cui cresce l’intensità del disagio economico, si sta configurando una legge di bilancio “austera” e piuttosto “debole” in termini di risorse, che libera soldi per il riarmo, la difesa e la produzione di armamenti all’interno della necessità di risanamento dei bilanci pubblici voluta dall’Europa.   Viviamo in un momento storico in cui la guerra è diventata la regola dei rapporti sociali. Nazionalismo e suprematismo sono le parole chiave della destra al potere che si riorganizza intorno a Trump. Si materializzano nella loro forma più brutale in Palestina, mentre la guerra globale si accende in decine di focolai nel mondo dettando le condizioni di un potere economico predatorio e senza argini.  Abbiamo abitato, a partire dal posizionamento transfemminista, con rabbia e desiderio le mobilitazioni contro il genocidio e il disegno neo-coloniale che si sta dispiegando ancora oggi in Palestina, nonostante la finta “tregua”. Nelle scorse settimane siamo state marea, esondazione di corpi che si sono riappropriati dello strumento dello sciopero generalizzato, che hanno praticato blocchi diffusi, che hanno espresso ostilità contro governi complici attraverso discorso e pratiche radicali. Dalla giornata del TDOR del 20 allo sciopero del 28 sarà di nuovo agitazione permanente. Occupiamo le piazze per bloccare tutto e unire le lotte! In uno scenario in cui paradigma genocidario e guerra stanno cambiando il volto dell’economia, del welfare e della produzione, pensiamo sia sempre più urgente ribadire che la Palestina ci riguarda, che lottare per l’autodeterminazione dei popoli significhi lottare per l’autodeterminazione dei nostri corpi e delle nostre vite, a partire dalle soggettività specifiche che ne sono maggiormente colpite, donne, giovani, migranti, precarie, persone trans*, queer, non binarie, lavoratrici.    Il 22 novembre inondiamo le strade di Roma! il 25 novembre cortei, azioni e iniziative in tutte le città. Per un’antiviolenza femminista e transfemminista, finanziata e libera dall’ideologia punitivista e confessionale. Per una scuola libera da condizionamenti e diktat, per la libertà di ricerca e di insegnamento, per l’educazione sessuo-affettiva dalla scuola dell’infanzia all’università. Contro la manovra finanziaria. Noi la guerra non la paghiamo! Né complici né vittime della conversione bellica. Per il diritto all’autodeterminazione dei corpi e dei popoli.
November 13, 2025
Non Una Di Meno