Italia: 1.200 morti sul lavoro in un anno, ma fa notizia solo se succede al ColosseoAndrea Moretti aveva 22 anni ed era già operaio specializzato nell’edilizia
acrobatica. È morto nella notte rta il 22 e il 23 settembre, dopo essere caduto
da un’altezza di dieci metri mentre lavorava all’illuminazione del Colosseo. In
segno di lutto (e solo dopo le polemiche dei sindacati), il ministero della
Cultura ha disposto la temporanea chiusura dell’intero parco archeologico, dove
il ministro Giuli si è recato più volte per effettuare sopralluoghi e portare le
condoglianze alla famiglia del giovane. Nessuna visita istituzionale, invece,
per Kujtim Osmani, 19 anni, morto solo poche ore prima dopo la caduta dal tetto
dell’anonimo capannone dove stava lavorando, nel Trevigiano. E nemmeno un
comunicato ministeriale per Luca Piccinini, 66 anni, travolto da una trave
d’acciaio, o ancora per Livio Baldin, 65 anni, schiacciato da un
muletto. Solamente tra il 15 e il 23 settembre, sono 15 le persone che sono
rimaste uccise sul posto di lavoro in Italia, una media di più di una al giorno.
Un dato che si riflette anche nell’ultimo rapporto dell’INAIL, che specifica che
nel solo 2025 1198 persone hanno perso la vita mentre stavano lavorando.
Di queste, 890 (836 uomini, 54 donne) sono rimaste uccise sul posto di lavoro,
altre 299 mentre si recavano sul posto di lavoro o stavano rientrando a casa. In
due terzi dei casi, si trattava di soggetti di età superiore ai 50 anni.
Nell’85% dei casi, gli incidenti mortali riguardano il settore dell’Industria e
dei servizi, nel 13,5% dei casi quello dell’Agricoltura. I numeri delle morti
annuali, con minime variazioni in positivo o in negativo, si ripetono di anno in
anno in maniera pressochè costante da almeno vent’anni. Nel periodo
pre-pandemico, Maurizio Landini, segretario nazionale della CGIL, denunciava
come in dieci anni (2009-2019) fossero stati oltre 17mila gli incidenti mortali
sul lavoro, con 1133 morti nel 2018 e circa 600mila infortuni.
Numeri che oggi rimangono pressochè invariati: l’INAIL segnala 600mila denunce
per infortunio nel 2025, delle quali 519mila riguardano lavoratori e 81mila gli
studenti. Gli infortuni in itinere (ovvero mentre ci si reca sul posto di
lavoro), invece, sono oltre 104mila, il dato più alto del quinquennio 2021-2025
e il più alto anche dei livelli pre-pandemici. Gli infortuni avvenuti
all’esterno dell’azienda (in itinere o in occasione di lavoro con mezzo di
trasporto) sono stati 121mila, e anche questo risulta essere il dato più alto
del quinquennio 2021-2025. Secondo le stime INAIL, nel 2025 gli infortuni sono
stati 1720 casi ogni 100mila occupati, 3,69 ogni 100mila i decessi.
Non solo: ad aumentare sono anche le malattie professionali. INAIL segnala che,
nel 2025, sono stati oltre 98mila i casi, «il picco più alto degli ultimi 26
anni», pari a quattro volte i casi registrati nel 2000. Il maggior numero di
casi si registra nel Mezzogiorno, anche se a livello regionale il primato è
della Toscana, con 16.438 denunce. Secondo il rapporto, le patologie più
frequenti risultano essere quelle muscolo-scheletriche, con 70mila denunce
totali, mentre circa 11mila casi riguardano malattie del sistema nervoso. Circa
2400 sono i tumori professionali (per i due terzi causati dall’esposizione
all’amianto), che rappresentano la prima causa di morte, oltre 2000 le malattie
respiratorie. A fronte dei dati, tuttavia, il rapporto segnala che l’aumento
delle malattie denunciate non rispecchia necessariamente un peggioramento delle
condizioni di lavoro, ma piuttosto «un’efficace emersione del sommerso, frutto
di una maggiore consapevolezza dei lavoratori».
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