#ambiente Di fronte al disastro della marina di #Milazzo spero che la follia di
convertirla a mega porticciolo turistico sia chiara a tutti
#noturismoselvaggio
Tag - ambiente
Il ddl che normalizza la repressione prima ancora di essere votato
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Foto di Bruno Santoro
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“Prima vennero per i socialisti, e io non dissi niente, perché non ero
socialista. Poi vennero per i sindacalisti, e io non dissi niente, perché non
ero un sindacalista. Poi vennero per gli ebrei, e io non dissi niente, perché
non ero ebreo. Poi vennero a prendere me, e non c’era più nessuno a protestare
per me”
(sermone del pastore Martin Niemöller)
Negli ultimi anni le mobilitazioni in solidarietà con la Palestina e in difesa
dell’ambiente sono state sempre più represse e criminalizzate. Arresti, denunce,
fermi e procedimenti giudiziari hanno colpito studenti e cittadini, mentre
alcuni palestinesi — come l’imam Mohamed Shahin, trattenuto in un CPR e poi
rilasciato — sono detenuti nelle carceri italiane per ordine di Israele, senza
aver commesso reati, solo per aver espresso la loro libertà di parola
denunciando il genocidio in corso. La recente condanna di Anan Yaeesh a cinque
anni e sei mesi segna un punto di rottura: tribunali italiani che chiamano
funzionari israeliani a testimoniare¹.
La violenza e la discriminazione colpiscono stranieri, seconde generazioni e
cittadini italiani. Dalla scuola alle piazze fino ai tribunali, la repressione
si normalizza attraverso razzismo sistemico e doppio standard. La rilevazione
sugli studenti palestinesi nelle scuole, definita dal ministro Valditara un
“piano per l’integrazione”, rimane sotto vigile osservazione: sarà davvero
accoglienza o un precedente ambiguo di controllo? Siamo tornati alle leggi
razziali fasciste antisemite del 1938?²
Episodi come quelli di Extinction Rebellion a Brescia e Bologna³, con
spogliamento forzato delle ragazze, fermi arbitrari e fogli di via, mostrano la
sistematicità di questa logica repressiva.
Ribaltare il concetto di “sicurezza”
Il linguaggio non è neutro. Chiamare ambientalisti o persone impegnate nella
solidarietà “terroristi” e accusarli di “associazione a delinquere” prepara uno
stato d’eccezione a disposizione di lobby economiche e interessi politici. Non è
un fenomeno nuovo: già nel 2023, tra Riace, Piacenza e Padova, questa pratica si
stava diffondendo⁴.
In questa direzione si colloca anche il dibattito parlamentare in corso su
diversi disegni di legge che, adottando la definizione di antisemitismo proposta
dall’IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance), rischiano di
equiparare le critiche allo Stato di Israele all’antisemitismo, arrivando a
ipotizzare conseguenze penali. Non è ancora chiaro se tali disegni di legge
verranno unificati, ma la discussione è imminente e il rischio di approvazione
concreto.
Una simile estensione del perimetro penale solleva interrogativi seri sulla
libertà di espressione e sul diritto di critica politica, soprattutto in un
contesto in cui la solidarietà con la popolazione palestinese viene sempre più
spesso criminalizzata.
Tutto questo sotto lo slogan “ordine e sicurezza”, ma la vera sicurezza nasce da
istruzione, sanità, welfare comunitario e giustizia sociale, non dalla
repressione. Quando i lauti stipendi dei politici finanziano leggi che tutelano
interessi stranieri o lobby economiche a scapito della salute e del benessere
della popolazione, dobbiamo chiederci: quali interessi vogliamo davvero
proteggere?
Una democrazia svuotata dall’alto
L’esperienza delle assemblee cittadine di Bologna⁵ dimostra che pratiche di
coinvolgimento dal basso possono funzionare, ma anche quanto possano essere
soffocate quando producono decisioni scomode a chi non vuole perdere i propri
privilegi. Lo abbiamo già visto con il referendum sull’acqua del 2011: più di 25
milioni di cittadini hanno votato e le istituzioni tuttora ne ignorano l’esito⁶.
A questo quadro si aggiungono situazioni locali che mostrano come la crisi
democratica non sia astratta, ma concreta. A Ravenna, a differenza di quanto
avvenuto in altre città, la democrazia appare oggi arenata: la Procura non ha
ancora aperto le indagini relative alla denuncia presentata dall’avvocato Andrea
Maestri e dalla giornalista Linda Maggiori in merito alle armi che circolano nel
Porto. Un silenzio istituzionale che solleva interrogativi sulla tenuta delle
garanzie democratiche e sull’effettivo accesso alla giustizia.
Come scrive Luciano Nicolini su Cenerentola, la differenza cruciale è nel potere
decisionale: partecipare non basta, conta decidere davvero. A cosa serve votare,
a cosa servono gli strumenti democratici se chi governa è il primo a non
rispettarli?⁷ Viviamo in una democrazia svuotata dall’alto, mentre la distanza
tra istituzioni e società cresce, così come le diseguaglianze economiche,
aumentando disagio e povertà. La classe dirigente italiana, segnata da una forte
gerontocrazia — da destra a sinistra — concentra sempre più potere e privilegi.
In questo contesto, frantumazione dei movimenti e polarizzazione sociale
distraggono la società come durante il lockdown: molti, invece di guardare
all’operato dei politici, si sono divisi e odiati, tra chi si vaccinava e chi
no. Come i quattro capponi di Renzo nei Promessi Sposi di Manzoni: pur nella
loro condizione disperata, si beccano l’un l’altro e fanno tutti la stessa fine,
incapaci di guardare oltre. Dall’altra parte, durante il lockdown erano nate
reti di vaccinati e non contro il greenpass⁸, denunciando malapolitica,
violazioni dei diritti e la necessità di tutelare il benessere psicofisico⁹.
Oggi serve la stessa capacità di analisi e riflessione a tutti i livelli: chi è
pro o contro Venezuela, chi è credente o ateo, chi è pro o contro Iran, tutti
noi dobbiamo capire il gioco che i politicanti di mestiere stanno facendo. A chi
deride i “gretini” sarebbe utile chiedere di ascoltare il messaggio degli
ambientalisti che propongono di “tassare i ricchi, fermare il collasso
climatico” o che bloccano il traffico per dare voce alle vittime della crisi
climatica¹⁰, come le vittime dell’alluvione o la biodiversità e le specie in via
d’estinzione, perché stiamo lasciando alle future generazioni un paese e un
pianeta sempre più inquinato e insalubre.
Necessità di vigilanza e dissenso attivo
Un popolo che ogni anno va sempre meno alle urne non può continuare a pagare le
tasse e restare inerme mentre vengono tagliati servizi pubblici essenziali come
ospedali, scuole e welfare. Libertà di parola e protesta nonviolenta devono
rimanere legittime, anche per chi non la pensa come noi, soprattutto per chi
lotta per giustizia climatica, sociale e per i diritti. Mentre le forze
dell’ordine e i tribunali diventano sempre più braccio armato di una minoranza
che non tutela i diritti né il territorio, difendere il dissenso e la
solidarietà non è più un’opzione: è una necessità urgente.
La democrazia non si salva da sola, è il momento di agire, prima che sia troppo
tardi. È possibile andare d’amore e non d’accordo, è possibile creare
confluenze, anche se è difficile, ricordando quale è il vero pericolo. Prima che
norme emergenziali diventino permanenti e il ddl venga votato, è fondamentale
aprire un dibattito pubblico reale, nei movimenti, nelle reti, nelle
associazioni, e agire insieme.
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Note
1. Palestina, resistenza e repressione: come lo Stato italiano criminalizza la
solidarietà:
https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-palestina_resistenza_e_repressione_come_lo_stato_italiano_criminalizza_la_solidariet/45289_64804
2. (v. Link sopra)
3. SPOGLIATA IN QUESTURA: Bologna come Brescia, Extinction Rebellion si oppone
all’archiviazione
https://extinctionrebellion.it/press/2025/01/17/opposizione-archiviazione-bologna/
4. Riace, Piacenza, Padova. Associazioni a delinquere ovunque?
https://www.questionegiustizia.it/articolo/riace-piacenza-padova-associazioni-a-delinquere-ovunque
5. Assemblea cittadina per il Clima di Bologna 2023: Rapporto Finale
consegnato al Consiglio comunale:
https://www.comune.bologna.it/myportal/C_A944/api/content/download?id=6564c859e8dbf0009a1a5170
6. Forum Italiano dei Movimenti per l’acqua: https://www.acquabenecomune.org/
– Il referendum tradito: otto anni dopo, l’acqua è ancora una fonte di
profitto. Ecco perché https://altreconomia.it/inchiesta-acqua-pubblica/
Articolo 10 anni dopo il referendum:
https://economiacircolare.com/10-anni-fa-il-referendum-che-ha-fermato-finora-il-nucleare-e-provato-ad-estromettere-privati-e-profitti-dalla-gestione-dellacqua/
7. Democrazia partecipativa o democrazia diretta?, di Luciano Nicolini,
Cenerentola:
https://www.pressenza.com/it/2026/01/democrazia-partecipativa-o-democrazia-diretta/
8. Per un cammino ecopacifista, Quanto è libera una stampa non indipendente?:
https://peruncamminoecopax.blogspot.com/search?q=stampa
9. Brigata Basaglia: Assistenza psicologica dal basso durante il lockdown: «La
salute mentale è una questione politica»:
https://www.dinamopress.it/news/assistenza-psicologica-dal-basso-lockdown-la-salute-mentale-questione-politica/
– La Q di Qomplotto, di Wu Ming 1,
https://www.wumingfoundation.com/giap/2020/12/la-q-di-qomplotto/
10. Intervista realizzata da Lucio Maniscalco per Pressenza con la portavoce di
Ultima generazione Miriam Falco:
https://www.youtube.com/watch?v=eC2TK85ZLf8
Altre fonti di approfondimento
* I costi della politica. Perché gli stipendi dei deputati italiani sono i più
alti d’Europa:
https://europa.today.it/fake-fact/perche-stipendi-deputati-italiani-piu-alti-europa.html
* La solidarietà non è un reato – sugli arresti di Genova, BDS Italia:
https://bdsitalia.org/index.php/comunicati-sul-bds/2987-la-solidarieta-non-e-un-reato-sugli-arresti-di-genova
– Comunicato BDS Italia: No alla criminalizzazione della solidarietà con la
Palestina:
https://www.facebook.com/BDSItalia/posts/pfbid02hsfnDPjkk7tH3LEukrqZDhWJmF8dALa5h5To4EYrKnaSYhoFrPyKf34zBH5yDthyl
* Con il DDL sicurezza il governo reprime il dissenso e la resistenza passiva,
di Greenpeace:
https://www.greenpeace.org/italy/storia/24892/con-il-ddl-sicurezza-il-governo-reprime-il-dissenso-e-la-resistenza-passiva/
* Inneschi di pace in un tempo di guerra. Nonviolenza, diritti umani ed
educazione al conflitto:
https://www.pressenza.com/it/2025/12/inneschi-di-pace-in-un-tempo-di-guerra/
* Corpi estranei: il razzismo rimosso in Italia, del festival internazionale
del giornalismo. Perugia 2026:
https://www.festivaldelgiornalismo.com/programme/2022/foreign-bodies-racism-removed-in-italy
* La «Generazione Palestina» tra razza, classe e protagonismo conflittuale di
Kamo Modena:
https://infoaut.org/conflitti-globali/la-generazione-palestina-tra-razza-classe-e-protagonismo-conflittuale
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LEGGI ANCHE:
> C’è una parola per tutto questo, autoritarismo
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Tutti i nodi irrisolti del nuovo aeroporto di Firenze: rumore, inquinamento, rischio idraulico e overtourism
Ultimo tassello della lunga e controversa vicenda dell’ampliamento
dell’aeroporto di Peretola è la Valutazione dell’Impatto Acustico della nuova
pista sulle frazioni più esposte affidato dal commissario straordinario del
Comune di Prato, Claudio Sammartino, a uno studio specializzato in acustica
ambientale. … Leggi tutto
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inquinamento, rischio idraulico e overtourism sembra essere il primo su La Città
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Da Bagnoli a Gaza: una visione internazionalista sull’America’s Cup a Napoli
A Villa Medusa, i comitati civici e le reti antimilitariste organizzano un
dibattito sul furto di territori e diritti.
Il 5 gennaio, a Villa Medusa a Bagnoli, si è tenuto un incontro molto denso e
interessante dal titolo “Da Bagnoli a Gaza – stop genocidio, no America’s Cup,
difendiamo i nostri territori”, in cui le realtà di base antimilitariste e
ambientaliste napoletane e campane hanno ragionato dell’impatto dei grandi
progetti, come l’America’s Cup, sulla vita dei bagnolesi e sull’intera città.
La cornice dell’iniziativa era però molto più ampia e trasversale, al punto da
indagare quali connessioni vi siano tra il livello locale, il genocidio che sta
avvenendo nella Striscia di Gaza e l’attuale configurazione geopolitica
mondiale. In particolare, le realtà che hanno ispirato e attraversato
l’iniziativa – Comitato No Coppa America, Mare Libero, Assemblea
antimilitarista, Comitato pace e disarmo, BDS Napoli e Salerno, Sanabel per Gaza
e altre – hanno evidenziato che, spesso, ciò che ci viene presentato come
un’opportunità di sviluppo per i nostri territori non lo è: se questo sviluppo è
basato su logiche di profitto, e non sui bisogni delle persone, non serve alla
giustizia sociale e ambientale. Anzi, tale paradigma macroeconomico rappresenta
il terreno su cui possono avvenire le più aberranti speculazioni e generare
insanabili sperequazioni.
Quella che, leggendo il titolo, poteva sembrare una forzatura è stata invece
immediatamente presentata per ciò che è: una connessione necessaria. Tra le
progettazioni calate dall’alto sulla nostra costa, come l’America’s Cup, con una
logica – denunciano i comitati – da “mani sulla città”, e ciò che sta avvenendo
nel mondo, c’è un filo rosso nemmeno così sottile: il modello economico a cui si
rifanno i poteri forti per realizzare i propri interessi, a discapito del bene
comune. Per usare il termine giusto: il neoliberismo.
Dagli anni ’70 in poi, come sappiamo, nel condannare gli inconvenienti pratici
dell’intervento dello Stato, ritenuto spesso inefficace e incline a degenerare
in limitazioni alla libertà d’impresa, alcuni economisti hanno teorizzato questa
corrente filosofica e tanti sono i governi, per lo più occidentali, che l’hanno
seguita. Celebre la frase di Margaret Thatcher secondo cui la società non
esiste, ma esistono solo gli individui. In questo sistema, i mercati finanziari
e i monopoli di capitale la fanno da padroni: anche se i teorici del
neoliberismo, in una prima fase, avevano condannato le grandi imprese per
violazioni della libera concorrenza, è proprio alla concentrazione di enormi
ricchezze nelle mani di pochi che, alla vigilia della terza decade del terzo
millennio, siamo arrivati.
Il legame fra le speculazioni che avvengono sul piano territoriale e quello
globale appare nettamente evidente quando si analizzano i comportamenti delle
multinazionali nel settore della logistica e della produzione di armamenti. Si è
parlato, ad esempio, del caso MSC, nota per la sua importanza nel settore
crocieristico ma che, invece, come si legge dal sito di BDS Italia,
“Mediterranean Shipping Company S.A., meglio nota con la sigla MSC, oggi è la
prima compagnia di gestione di linee cargo a livello mondiale. Movimenta
annualmente 27 milioni di TEU (stima), ha più di 200.000 dipendenti, 675 uffici
nel mondo, e trasporta merci su 300 rotte con 520 porti di scalo in 155 Paesi;
con una flotta dalla capacità di 6.716.575 TEU, gestisce il 20,6% del mercato
mondiale, seguita dalla Maersk con il 14,1%. MSC Italia è presente in 13 porti
italiani, ha 16 uffici e circa 600 dipendenti”.
Purtroppo, dietro tutto questo, sembrano esserci accuse avanzate dai media e
dalle organizzazioni internazionali di complicità della MSC con il genocidio a
Gaza. Fondata a Napoli nel 1970, per stessa ammissione di giornali israeliani,
MSC sembra avere un coinvolgimento nella logistica di guerra negli ultimi anni:
“Il gigante delle spedizioni MSC Cargo continua a consegnare in Israele
nonostante la guerra. La società annuncia che non imporrà sovrapprezzi di guerra
o spese di sosta”, notizia comparsa il 1 novembre 2023 sul quotidiano israeliano
“The Jerusalem Post”, media notoriamente vicino al partito di governo Likud, il
cui presidente è Benjamin Netanyahu.
Altre fonti giornalistiche hanno inoltre reso noto che l’azienda sarebbe stata
protagonista di una scalata al settore del trasporto marittimo israeliano,
tentando di acquisire direttamente il controllo della compagnia di navigazione
Zim. Notizia poi smentita, ma comunque conferma del fatto che, nello scenario
della riorganizzazione del settore shipping mondiale, MSC non è per nulla
distante da ciò che accade in Israele. A fronte di queste informazioni, MSC è
stata inserita nella blacklist del movimento BDS, in cui figurano altri nomi, ad
esempio ENI, l’azienda globale dell’energia, su cui Francesca Albanese ha
condotto le sue indagini come relatrice speciale ONU per i Territori Palestinesi
occupati.
Il caso di specie che gli attivisti e le attiviste hanno portato all’attenzione
della platea lunedì pomeriggio a Bagnoli è stato trattato come esempio di
terreno su cui si possono compattare le lotte ambientali e sociali con la
battaglia contro le violazioni dei diritti umani nel mondo. Una visione che
potremmo chiamare internazionalista, poiché promuove l’intersezione fra le lotte
per i diritti umani, in un’ottica di cooperazione tra gli abitanti del mondo, a
partire dall’analisi delle esigenze concrete dei luoghi e delle persone che li
abitano.
Un’impostazione che, considerata la fase attuale in cui le necessità della gente
comune sono sempre meno presenti nelle agende politiche dei governi, ci sentiamo
ampiamente di condividere.
In chiusura, si è parlato della bella iniziativa Sanabel per Gaza, progetto di
sostegno alle persone con disabilità fisiche, sensoriali e intellettive e alle
bambine e ai bambini con autismo e altre neurodivergenze nella Striscia di Gaza,
a cui sarà il caso di dedicare un altro approfondimento.
APPROFONDIMENTI E FONTI
America’s Cup e Bagnoli
America’s Cup a Napoli fino al 2029, affare da oltre un miliardo (la
Repubblica):
https://www.repubblica.it/sport/rubriche/spycalcio/2025/12/25/news/america_s_cup_a_napoli_fino_al_2029_un_affare_da_oltre_un_miliardo-425060199/
Comune di Napoli – documentazione ufficiale:
https://www.comune.napoli.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/54365
America’s Cup e polemiche su Bagnoli (NSS Sports):
https://www.nss-sports.com/it/lifestyle/43702/americas-cup-2027-napoli-polemiche-bagnoli
Tutti i dubbi di Bagnoli sull’America’s Cup (il manifesto):
https://ilmanifesto.it/tutti-i-dubbi-di-bagnoli-sullamericas-cup
Rassegna critica su America’s Cup:
https://www.google.com/search?q=america%27s+cup+critiche&ie=UTF-8&oe=UTF-8&hl=it-it&client=safari
Neoliberismo
Il neoliberismo – Storia contemporanea:
https://it.wikipedia.org/wiki/Neoliberismo
La società oltre il neoliberismo. Intervista a Giorgia Serughetti – Pandora
Rivista:
https://www.pandorarivista.it/articoli/la-societa-oltre-il-neoliberismo-intervista-a-giorgia-serughetti/
MSC, Israele e logistica di guerra
https://www.jpost.com/israel-news/article-771157
MSC – sede Israele:
https://www.msc.com/en/local-information/middle-east/israel
ICE – settore shipping Israele:
https://www.ice.it/it/news/notizie-dal-mondo/280342
MSC sfida Hapag-Lloyd e presenta un’offerta per acquisire Zim (ShipMag):
https://www.shipmag.it/msc-sfida-hapag-lloyd-e-presenta-unofferta-per-acquisire-zim/
Sanabel per Gaza
https://www.associazionesanabel.org/
Nives Monda
Piano del verde e ripristino della natura a Firenze: una proposta
Il 18 agosto 2024 è entrato in vigore il Regolamento UE 2024/1991, noto anche
come Legge o Regolamento sul Ripristino della Natura, che afferma: “Gli spazi
verdi urbani comprendono, tra l’altro, boschi, parchi e giardini urbani,
fattorie urbane, … Leggi tutto
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sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Un anno dopo la sentenza su Terra dei Fuochi, nasce il comitato per vigilare sulle bonifiche
(archivio disegni napolimonitor)
Quando inseriamo le indicazioni per il luogo dell’assemblea e saliamo in
macchina, non ci accorgiamo che ci porteranno in una chiesa. Precisamente nella
chiesa di San Matteo Apostolo, a Giugliano in Campania, provincia di Napoli. È
qui che, il 18 dicembre scorso, una settimana prima di Natale, si è tenuta
l’assemblea di cittadini per la costituzione del comitato di vigilanza
dell’attuazione della sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU).
Nel gennaio 2025, la corte ha condannato lo Stato italiano per la gestione del
disastro ambientale della Terra dei Fuochi, ritenendolo responsabile di non aver
protetto la vita dei residenti esponendoli a rischi ambientali e sanitari per
decenni. Che un’assemblea dei comitati si svolga in una chiesa sorprende non
troppo, visto il ruolo storico delle parrocchie in questo territorio. Da don
Patriciello a Caivano a don Massimo Condidorio qui a Giugliano, i parroci “di
frontiera” sono stati spesso protagonisti della lotta contro il disastro
ambientale. A sorprendere, semmai, è la presenza di una volante dei carabinieri
a presidiare l’ingresso. Anche questo, però, non è del tutto inatteso.
All’interno, sedute tra i banchi di legno, ci sono le diverse anime dei comitati
della Terra dei Fuochi: Acerra, Caivano, Pianura. Ognuna porta con sé una storia
specifica che parla di rifiuti interrati, roghi tossici, ecoballe, dove
contaminanti diversi hanno disegnato differenti genealogie dei dolori,
accomunate da patologie tumorali, neoplasie e morti premature. Su questi veleni,
negli anni, i comitati hanno costruito una conoscenza scientifica che supera
spesso quella accademica grazie a dati raccolti dal basso, studi indipendenti e
relazioni puntuali tra esposizione ambientale e malattie. Introducendo
l’assemblea, è il parroco don Massimo Condidorio a fare gli onori di una casa la
cui sacralità dovrà accompagnare la battaglia. Una benedizione sugellata da un
padrenostro recitato collettivamente. Accanto a lui, l’avvocata Valentina
Centonze, parte del team legale che ha guidato il ricorso, entra subito nel vivo
sottolineando il valore storico della sentenza e ricordando la responsabilità
che questa affida proprio al comitato esecutivo che si sta istituendo.
La sentenza della CEDU ha riconosciuto ciò che i comitati dicono da almeno
trent’anni: nella Terra dei Fuochi lo Stato italiano non ha protetto e continua
a non proteggere i propri cittadini e le proprie cittadine da gravi rischi
ambientali e sanitari. La sentenza definisce la risposta delle amministrazioni
locali e nazionali come non “sufficiente, sistematica, coordinata e
strutturata”. Dallo stesso pulpito, Vincenzo Petrella, vicepresidente dei
Volontari Antiroghi di Acerra, ironizza: «Persone a distanza di migliaia di
chilometri da noi, che nemmeno parlano la nostra lingua, hanno capito quello che
volevamo dire. Allo stesso tempo, amministratori locali che parlano il nostro
stesso dialetto, che vivono nelle nostre strade, hanno fatto finta per tanto
tempo di non capire le nostre parole». È un passaggio del discorso che raccoglie
anni di derisioni e di rabbia. «Ci hanno accusato di essere allarmisti, di
diffondere paure infondate. Hanno persino alluso che fossimo noi ad appiccare i
roghi tossici, perché non si spiegavano come mai fossimo sempre presenti quando
bruciava un cumulo di rifiuti. Noi abbiamo sempre risposto che eravamo lì perché
forse loro, le istituzioni, non c’erano. Ora la sentenza CEDU certifica che loro
sapevano… e hanno scelto di non agire».
Il lavoro storico dei comitati nel segnalare la crisi socio-ecologica della
Terra dei Fuochi è riassunta, secondo Antonio Marfella, oncologo di Medici per
l’Ambiente, nel fatto che la sentenza porti il nome di Alessandro
Cannavacciuolo, primo firmatario del ricorso. Nel 2007 la pubblicazione delle
foto delle malformazioni che avevano colpito le pecore di suo zio Vincenzo,
pastore di Acerra, suscitarono l’interesse della stampa internazionale. Vincenzo
Cannavacciuolo si ammalò e morì pochi mesi dopo. Per l’oncologo Marfella, siamo
entrati nella “fase sette della crisi”. Secondo la sua storiografia, la nascita
del fenomeno della Terra dei Fuochi è legata principalmente allo smaltimento
illegale dei rifiuti, fatto di interramenti, sversamenti e roghi. Oggi, invece,
le contaminazioni principali passano sempre più attraverso il circuito legale
dello smaltimento. «La correlazione che dobbiamo tracciare è tra i siti di
stoccaggio dei rifiuti e l’insorgere dei casi tumorali. Questi dati le Asl non
li diffondono, o si rifiutano di diffonderli, quindi è nostro compito produrli.
Ognuno secondo le specificità del suo territorio. Qui siamo a Giugliano, per
esempio, l’attenzione allora si dovrebbe concentrare sui Pfas, visto l’ammontare
di rifiuti smaltiti in questa zona».
Gli Pfas sono sostanze perfluoroalchiliche, dette anche “inquinanti eterni” per
la loro persistenza nell’ambiente, e il riferimento è allo Stabilimento di
tritovagliatura e imballaggio rifiuti (Stir) proprio di Giugliano e al fatto che
qui passino quotidianamente almeno cinquecento tonnellate di rifiuti solidi
urbani. Giorni festivi compresi. Queste parole fungono da introduzione
all’intervento di Giovanni Merola, avvocato del movimento chiamato proprio
“Basta Impianti”, attivo nell’Agro Caleno, dove sono ben ventidue gli
stabilimenti di rifiuti nel raggio di pochi chilometri. «In queste zone – dice –
è possibile sovrapporre perfettamente la mappa dei casi tumorali a quella degli
impianti». La notizia dell’apertura dell’ennesimo stabilimento tra Pignataro
Maggiore e Capua come il divampare dell’ennesimo rogo tossico a Teano, hanno
riacceso la rabbia della cittadinanza, culminata con il blocco del casello
autostradale a fine settembre. Una riattivazione che ha già prodotto risultati
concreti, dal sequestro dell’impianto di Sparanise all’audizione con i comitati
della Commissione d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei
rifiuti e agli illeciti ambientali, prevista nei prossimi mesi.
Gli avanzamenti, seppur lenti, delle lotte ambientali negli ultimi mesi hanno
riattivato qualcosa che somiglia alla speranza. Non una speranza ingenua, ma la
consapevolezza di avere un nuovo potente strumento giuridico tra le mani. La
sentenza della CEDU impone allo Stato italiano di adottare entro due anni misure
concrete e dettagliate, indicate dalla stessa Corte, per fronteggiare i danni
ambientali. Un anno, nel frattempo, è già passato. La costituzione del comitato
esecutivo servirà a dare vita a un meccanismo di monitoraggio indipendente per
vigilare affinché siano rispettati gli obblighi imposti dalla sentenza. Dalle
bonifiche al monitoraggio sanitario, dovranno essere investiti milioni di euro
per la Terra dei Fuochi e sarà compito del comitato assicurarsi che questi soldi
vengano spesi per la messa in sicurezza e la bonifica del territorio.
L’istituzione del comitato esecutivo segna l’inizio di una nuova fase storica.
Il comitato si propone come interlocutore stabile delle istituzioni, garante
della trasparenza e strumento di pressione civile nei confronti del governo e
della Regione. È un nuovo esperimento politico, che si inserisce nella lunga
storia dei movimenti della Terra dei Fuochi e ne rilancia il laboratorio. La
Corte europea, infatti, riconosce esplicitamente che Ong, associazioni, gruppi
della società civile e anche singoli individui possano inviare comunicazioni
scritte per segnalare criticità, ritardi o attuazioni solo formali delle misure
imposte dalla sentenza. La scommessa dei comitati è trasformare questa
possibilità giuridica in un controllo popolare sistematizzato e di fare della
messa in sicurezza del territorio uno spazio di partecipazione politica.
L’assemblea è un susseguirsi di testimonianze fatte di documenti, cartelle
cliniche, pennette usb consegnate simbolicamente al tavolo del comitato, perché
il dolore raccolto in quelle carte possa essere condiviso e diventare strumento
di riscatto. Prima di sciogliersi, ci si dà appuntamento al giorno successivo:
ancora a Giugliano e ancora in una chiesa, la Collegiata di Santa Sofia. Il
comitato appena nato diventa così immediatamente operativo, chiamato a
confrontarsi pubblicamente con le istituzioni e con il commissario straordinario
Giuseppe Vadalà. Ci rimettiamo in macchina consapevoli di essere alle porte di
un nuovo ciclo di lotte e che dai rapporti di forza che queste sapranno generare
dipenderà il futuro della Terradei Fuochi. (raffaele guarino)
DESENZANO (BS): BLITZ CONTRO GRANA PADANO, GLI AMBIENTALISTI DI “NO FOOD NO SCIENCE” INTERROMPONO IL CONCERTO DI NATALE
La musica natalizia organizzata per la sera del 23 dicembre al Duomo di
Desenzano del Garda, è stata interrotta “per qualche minuto” da attiviste e
attivisti di “No Food No Science”, prontamente bloccati dalla polizia. In
seguito i cinque ambientalisti sono stati trattenuti in Questura per quattro ore
e ora arriva la denuncia.
Durante i pochissimi minuti della pacifica protesta, i giovani ambientalisti
hanno esposto uno striscione con la scritta “Grana Padano – Non c’è Natale negli
allevamenti”. 500 gli spettatori presenti in Duomo: nessuno ha solidarizzato con
i giovani che denunciavano la sponsorizzazione del concerto da parte del
consorzio Grana Padano, che ha la sede proprio a Desenzano.
Da tempo “No Food No Science” segnalano lo sfruttamento estremo all’interno
degli allevamenti intensivi nella pianura Padana, del cui latte si riforniscono
abbondantemente i caseifici produttori di Grana Padano. Il Consorzio è inoltre
sempre più presente nell’organizzazione di grandi e piccoli eventi, per esempio
anche delle Olimpiadi Milano-Cortina.
Il direttore generale del Consorzio “Stefano Berni”, che ha immediatamente
annunciato azioni legali contro “No Food No Science”, sostiene che attiviste e
attivisti siano “prezzolati delle multinazionali dei cibi sintetici”, “servi
sciocchi” che non sarebbero a conoscenza del riconoscimento ottenuto da diversi
caseifici che certificano le loro produzione “Made green in Italy” dal Ministero
dell’Ambiente. In realtà, come riportato nell’intervista di Radio Onda d’Urto,
“No Food No Science” non ha nemmeno una posizione chiara per quanto riguarda la
carne sintetica.
Ai nostri microfoni per raccontare quanto accaduto, nonché per rivendicare le
ragioni della protesta, Eleonora, Aldo ed Edoardo di “No Food No Science”, tra i
cinque che hanno organizzato la protesta sulle rive del Benaco. Ascolta o
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Non c’è pace tra gli ulivi. Il glifosato da medicina a veleno
(disegno di valeria cavallone)
Crollano le certezze per il comparto agricolo e per il mondo rurale a
venticinque anni dalla pubblicazione scientifica che ha governato l’agricoltura
del nuovo millennio, rassicurando che l’erbicida della Monsanto, colosso della
chimica agricola, fosse innocuo per i terreni e per la salute umana e animale.
Si scopre infatti che le pubblicazioni scientifiche che attestavano la bontà del
più diffuso pesticida a livello mondiale erano tutte falsificate e sostenute da
immensi finanziamenti allo scopo di produrre montagne di utili che avrebbero
consentito alla Bayer-Monsanto di diventare un colosso globale in grado di
condizionare le sorti dell’agricoltura in tutto il pianeta e rendere il mondo
rurale schiavo del sistema agroindustriale con tutte le conseguenze
catastrofiche che ne sono conseguite per la salute umana e dei suoli.
“Valutazione della sicurezza e valutazione del rischio del roundup di erbicidi e
del suo ingrediente attivo, glifosato, per gli esseri umani”, è il titolo
dello studio, uscito nell’anno 2000 sulla rivista Regulatory Toxicology and
Pharmacology, che attestava che il glifosato, commercializzato
dalla Monsanto con il nome di Roundup, non era dannoso. Gli autori concludevano
che l’erbicida non rappresentava alcun rischio per la salute umana, né per
quanto riguarda il cancro, né per eventuali effetti negativi sul sistema
riproduttivo ed endocrino. Questa pubblicazione è stata considerata negli anni
una pietra miliare nella valutazione della sicurezza del glifosato, citata a
livello globale in oltre ottocento pubblicazioni accademiche e anche da autorità
come l’Agenzia per la protezione ambientale. Il fatto è che il caporedattore
della rivista scientifica ha di recente ritirato l’articolo a causa di “gravi
preoccupazioni etiche riguardanti l’indipendenza e la responsabilità degli
autori di questo articolo e l’integrità accademica degli studi sulla
cancerogenicità presentati”, mettendo in evidenza come “i dipendenti
della Monsanto potrebbero aver contribuito alla scrittura dell’articolo”. Lo
studio sembra essere stato prodotto o quanto meno orientato dai ricercatori
dipendenti della Monsanto e anche la peer review viziata da questa pratica in
conflitto con la ricerca indipendente. A detta del caporedattore, gli autori
potrebbero aver ricevuto un risarcimento finanziario da Monsanto per il loro
lavoro su questo articolo: “Il potenziale compenso finanziario solleva
significative preoccupazioni etiche e mette in discussione l’apparente
obiettività accademica degli autori in questa pubblicazione”.
Lo dice la scienza che il glifosato è un prodotto “biologico”, una panacea
contro le “erbacce”: questa era la versione che aveva preso piede sin da quando
il glifosato è stato imposto nelle pratiche agricole quotidiane in tutto il
mondo. Se per l’agricoltura industriale il principio fondamentale è l’utile
sempre e comunque, allora il glifosato è l’ideale per liberarsi delle erbe
“infestanti” perché sbrigativo, efficace e bisognoso di poca manodopera, giusto
il trattorista per le irrorazioni. In Puglia, addirittura, tra la fine degli
anni Novanta e il 2010 il glifosato della Monsanto, in base a questo dogma
riduzionista, è stato diffuso in lungo e in largo per le campagne, con l’accordo
e il sostegno delle istituzioni politiche a ogni livello. Nello specifico,
il Salento è stato ambiente privilegiato per la sperimentazione massiva di
Roundup Gold e Platinum, che non ha risparmiato nessun areale.
La tecnologia testata rientra nel programma GIPP (Gestione Infestanti Piante
Perenni) della Monsanto iniziato nel 2011 e proseguito fino alla primavera 2013,
finalizzato al controllo delle erbe infestanti negli oliveti, attraverso
l’utilizzo dell’erbicida contenente glifosato. Il progetto ha avuto il sostegno
delle autorità scientifiche regionali e il totale consenso degli amministratori.
Il fatto che molti organismi vegetali, dequalificati come infestanti e invece
dotati di qualità microbiologiche e nutrizionali di altissimo pregio, siano
stati distrutti dal glifosato, tanto da averne azzerato le specie e la
biodiversità, avrebbe dovuto mettere in allarme non solo gli agricoltori ma
anche gli amministratori di ogni ordine e grado, teoricamente dotati di un
livello di istruzione superiore rispetto al mondo rurale, da sempre definito
come ignorante e attardato. Sebbene Bayer, che ha acquisito il Roundup nel 2018,
continua a sostenere che la sostanza chimica è sicura se utilizzata secondo le
istruzioni, anni dopo ci accorgiamo che il mondo rurale è tra le prime vittime
per livello delle insorgenze tumorali in tutto il mondo e il Salento è la prima
regione in Europa per insorgenze tumorali nelle vie urinarie e respiratorie. E
pensare che tecnici e scienziati assoldati dalla regione Puglia hanno sposato la
causa della innocuità del glifosato, sostenendo in incontri pubblici, con
sicumera e arroganza, che “il glifosato si può bere”. Per anni abbiamo dovuto
subire una sorta di colonizzazione del pensiero scientifico secondo il quale “se
lo dice la scienza allora è vero” e di fronte alla verità scientifica, resa
sempre più una sorta di dogma inoppugnabile, bisogna arrendersi.
Di fatto, l’overdose pluridecennale di glifosato ha reso le piante più
vulnerabili ai patogeni e ha devastato la fertilità dei suoli del Salento già
sottoposta alla pressione della desertificazione associata alle cattive pratiche
agricole. In letteratura scientifica, la povertà dei suoli trattati con prodotti
chimici e, dunque, la maggiore vulnerabilità delle piante alle malattie, è
conosciuta da tempo. Per quanto riguarda il glifosato, sono stati osservati
molti problemi: una riduzione significativa di macro e micro nutrienti
riscontrata nei tessuti delle foglie e nei parametri fotosintetici, la sua
interazione con la disponibilità dei nutrienti della pianta (necessari per
conservare la salute della pianta), lo sviluppo di malattie e patogeni delle
piante nei raccolti.
Guarda caso, nel Salento, terra di ulivi secolari e monumentali, dal 2013 si
comincia a parlare di un batterio colpevole del disseccamento degli ulivi, la
xylella fastidiosa. Come abbiamo scritto, l’affare xylella ha fatto leva sulla
normalizzazione di uno stato di emergenza per imporre misure arbitrarie non
motivate dalla realtà dei fatti e non fondate su evidenze scientifiche. Il
risultato: oltre quindicimila alberi abbattuti, il paesaggio devastato,
l’agricoltura contadina distrutta, l’imposizione di nuove varietà brevettate che
producono olio di bassa qualità e rendono elitario l’olio buono. Infatti, per
eradicare l’infezione, vengono disposte drastiche misure di emergenza che
prevedono l’estirpazione delle piante positive al batterio. La Commissione
Agricoltura della Camera dei Deputati rilevava l’avventatezza nel decretare
l’emergenza mentre “ancora non è certa la natura e l’entità del fenomeno e il
livello di diffusione” e impegnava il governo ad adottare iniziative che
permettessero “l’accertamento della patogenicità di xylella fastidiosa prima di
dare seguito a interventi radicali senza cognizione di causa”, nonché “di
scongiurare la eradicazione totale di un’area vastissima” e “allargare il campo
di indagine della malattia di disseccamento degli ulivi anche all’eventuale
correlazione con l’utilizzo massiccio di glifosato”.
In effetti, osservando la zona focolaio, si era accertato come i disseccamenti
fossero a macchia di leopardo con maggiore presenza di sintomi nei terreni che
utilizzano in modo massiccio i disseccanti, in particolare il Roundup della
Monsanto, rispetto agli uliveti a conduzione biologica. Come mostra Margherita
Ciervo, se si considera la relazione tra distribuzione degli erbicidi e
superficie agricola utilizzata (SAU), si osserva un’anomalia nella provincia
di Lecce, dove sono stati osservati i primi fenomeni di disseccamento degli
olivi; la distribuzione degli erbicidi sulla SAU, dal 2003 al 2010, è fino a due
volte più alta che nella provincia di Bari, e fino a quattro volte superiore
rispetto alla provincia di Foggia.
Cosa ci dice questo accadimento per niente nuovo, che cala ombre sulla qualità
della ricerca scientifica e le sue ricadute pubbliche? Che scienza e scienziati,
lungi dall’essere immuni da passioni, conflitti e interessi di vario genere,
sono a tutti gli effetti sottoposti a pressioni talvolta addirittura maggiori
rispetto a quelle della politica, e il ruolo e la posizione sociale che
ricoprono può essere più determinante rispetto, come in questo caso, a
problematiche che coinvolgono la salute delle persone e dell’ambiente; che
la peer review può essere aggirata e inficiata in diversi modi e da diversi
fattori, per esempio dal meccanismo perverso delle citazioni e auto-citazioni
che diventano una garanzia per il successo, spesso commerciale, prima che
scientifico, di alcuni prodotti, tecnologie e personalità afferenti al mondo
scientifico. Le pubblicazioni relative a xylella (test di patogenicità, brevetti
relativi a presunte piante, immuni, resistenti e tolleranti a patogeni vari)
sono emblematiche di questa crisi della scienza e della ricerca sempre più
esposta a interessi industriali, legati alle esigenze di carriera e affermazione
bibliometrica di taluni scaltri ricercatori sollecitati dalla prospettiva degli
affari. (giuseppe vinci)
[entropia massima] Emergenza zero
Puntata 10 di EM, seconda del ciclo Emergenza Zero, parliamo di miniere e
contaminazione da metalli pesanti nei processi estrattivi in Perù, con Stefano
Sbrulli, autore del cortometraggio "Donde los niños no sueñan" girato a Cerro de
Pasco e pubblicato su OpenDDB e Daniele Baldi geologo della Sigea, Società
Italiana di Geologia Ambientale.