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Il disastro hymalayano: un prodotto dei criminali del “tutto va bene così”
Lui si chiama Michael E. Mann. Compare spesso su questa pagina insieme ad altri nomi come Hansen, Rockstrom, Kate Marvel ma come anche Pasini, Mercalli e tanti altri. Quello che segue infatti, non lo dico io ometto del terzo piano, ma uno dei climatologi più autorevoli al mondo. Mann infatti, […] L'articolo Il disastro hymalayano: un prodotto dei criminali del “tutto va bene così” su Contropiano.
September 5, 2026
Contropiano
Catastrofe tra Tibet e Nepal: cosa è successo nel Langtang
Il 26 agosto un evento catastrofico ha colpito le vallate al confine tra Tibet e Nepal, nell’area del Langtang Lirung. Verso le 8 del mattino si è verificato il cedimento della montagna nel punto in cui poggiava la parte inferiore di un ghiacciaio, che ha trascinato con sé roccia e ghiaccio in una rock ice avalanche di oltre 100 milioni di metri cubi. Il bilancio, ancora in aggiornamento, ha superato le 900 vittime e oltre 4000 persone disperse. Comprendere le cause dell’evento, di cosa può aver innescato il collasso, e darne una corretta definizione scientifica, è un passo fondamentale sia per lo sviluppo di sistemi di allerta capaci di agire in situazioni simili, sia per saper inserire eventi estremi di questo tipo in un contesto più ampio di cambiamento climatico. Il concetto di rischio legato agli eventi estremi, non dipende solo dalla pericolosità dell’evento ma anche dall’esposizione dei territori: il Langtang è un’area storicamente densamente popolata e sempre più interessata dal turismo. Ragionare quindi di adattamento, e di come poter convivere con una criosfera che cambia per via del surriscaldamento globale, è un tema che non riguarda solo l’Himalaya, ma tocca da vicino anche le nostre montagne, tra turismo crescente e il drammatico bilancio dell’ultima stagione glaciale. Ne abbiamo parlato con Giovanni Baccolo, glaciologo e ricercatore presso l’università di Roma Tre, curatore del blog Storie Minerali, autore per l’AltraMontagna e autore di I ghiacciai raccontano.
August 31, 2026
Radio Blackout - Info
La catastrofe ambientale e il “lasciar fare”
Quello a cui abbiamo assistito in questi giorni è un evento che ha resettato completamente ogni precedente parametro. Le immagini dal Nepal sono così straordinariamente impressionanti che costituiranno un nuovo riferimento per la storia, come lo erano una volta i racconti sulla peste nera, sull’eruzione del Krakatoa o del Tambora, […] L'articolo La catastrofe ambientale e il “lasciar fare” su Contropiano.
August 30, 2026
Contropiano
Dentro l’apocalisse
-------------------------------------------------------------------------------- Foto di Hardingferrent su Unsplash -------------------------------------------------------------------------------- Dal “tetto del mondo”, in Nepal, si è staccato un ghiacciaio e ha sommerso un’intera vallata, con le sue case, le sue strade, i suoi abitanti. Era già successo altre volte. Succederà ancora, sempre più spesso, ovunque: ai ghiacciai, alle terre congelate, alle calotte polari, alle banchise; che si scioglieranno e non si riformeranno più per millenni. Ha fatto un caldo insopportabile per tutta l’estate. Ne farà di più le prossime estati; sempre di più, per decenni, fino, forse, all’irreversibilità. Sta cambiando il regime delle acque: sempre meno regolare, alternano siccità e alluvioni. Il ghiaccio perduto farà aumentare il livello dei mari, inondando città e pianure costiere; e quei mari non si ritireranno più. Si moltiplicheranno gli incendi boschivi, senza acqua a disposizione per domarli. Cambieranno habitat flora e fauna in forme imprevedibili e con conseguenze incontrollabili. Decine di migliaia di abitanti della Terra oggi, milioni e miliardi domani, saranno costretti ad abbandonare le loro terre per cercare di sopravvivere in altri paesi, dove nessuno li vuole. Per questo si stanno preparando stragi e stermini di massa di cui oggi assistiamo solo alla sperimentazione. Questi sviluppi gli scienziati li hanno visti da tempo (forse non così precipitosi) e ce li hanno raccontati. Ma in molti non li hanno voluti ascoltare; e altri hanno fatto finta di farlo, senza mai adoperarsi per un cambio di rotta: troppo radicale per farsene carico. Meglio aspettare gli eventi… Eccoli. Quello che né gli scienziati, né i politici, né i media hanno cercato di fare è descrivere – se non per allusioni, senza mai dirlo in modo chiaro: troppo difficile e troppo impegnativo – le condizioni in cui si troveranno a svolgersi le nostre vite in quel contesto apocalittico. Ci sarà ancora acqua per tutti? A tutte le ore o solo ogni tanto? Che cosa si potrà ancora coltivare e mangiare? Si potrà ancora destinare il 70 per cento del suolo coltivabile agli allevamenti per produrre e mangiare carne? Ci si potrà ancora riscaldare tutti d’inverno e rinfrescare d’estate? Dove andranno ad abitare i milioni di famiglie la cui casa sarà stata distrutta dalle intemperie o dal fuoco o sommersa dalle acque? Chi si prenderà cura di loro? Ci si sposterà ancora tutti (10 miliardi) in auto, magari elettriche, o non sarà il caso di cercare di garantire la mobilità di tutti con mezzi condivisi? E il turismo verso mete diventate pericolose, sgradevoli, impraticabili continuerà a essere il settore portante di tante economie locali e nazionali? Che ne sarà degli sport invernali, della nautica da diporto, degli aerei manageriali? E si continuerà a sostenere che il pericolo maggiore è l’aggressività del “nemico”? Si continuerà a produrre sempre più armi, scannandoci a vicenda, invece di metterci al riparo dal collasso? Sono queste le cose di cui bisognerebbe discutere ogni giorno e ovunque. Se il Green Deal fosse stato fatto in modo serio, la prima misura da finanziare sarebbe stata un’informazione e un dibattito approfonditi, nelle fabbriche, nelle scuole, negli uffici, nei paesi e nei quartieri, su questi argomenti. Solo pensarli dà i brividi; si capisce la riluttanza generale ad affrontarli. Mettono in ridicolo le diatribe che monopolizzano i discorsi e i conflitti politici correnti; e soprattutto la grottesca autorità di tanti personaggi che oggi pontificano sul futuro geopolitico dell’Europa e del mondo senza nemmeno nominare – non dico rifletterci su – la crisi climatica: pifferai che guidano e trascinano interi popoli verso l’olocausto ambientale. È difficile dire queste cose, ma qualcuno deve pur cominciare a farlo. E a ricondurre, senza rinnegarla e anzi potenziandola alla luce di questo scenario, la rivendicazione di una giustizia sociale fatta di redditi decenti, salute, istruzione, cultura e dignità per tutti. È chiaro che per questo non si può contare sui governi nazionali, locali e sovranazionali, né su partiti, corporation e finanza. E nemmeno sulla religione, soprattutto da quando l’ecologia integrale di Francesco è stata messa da parte, riconducendola a una sacrosanta ma insufficiente campagna per la pace. Per reagire a tanta inerzia ci vuole un cambio generazionale. Molti tra le ultime generazioni denigrate da politici e media tronfi del proprio monopolio sulla parola hanno dimostrato di saper cogliere l’essenza del problema; ma si sono ritrovati disarmati di fronte a tanta pervicace inerzia. Per cambiare rotta occorre un rinnovamento intellettuale, morale, sociale ma soprattutto vitale, valorizzando la naturale generosità che la parte migliore delle ultime generazioni ha dimostrato di avere. I disastri a venire metteranno alla prova la capacità e la disponibilità ad affrontarli senza deleghe: con il mutuo soccorso, con la mobilitazione della parte più attiva della popolazione, e dunque dei giovani, per supplire a ciò che governi e partiti hanno dimostrato di non saper fare nemmeno a livello locale. È in queste attivazioni che si possono creare le condizioni di nuove realtà sociali, di nuove comunità, fondate sul reciproco riconoscimento, il mutuo sostegno, il rispetto del proprio territorio, della vita che lo abita, della Terra tutta. Comunità e comunità di comunità: l’embrione di una nuova formazione sociale attraverso cui realizzare non il “sole dell’avvenire”, ma una convivenza che permetta di attrezzarsi per far fronte al progredire del collasso. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Dentro l’apocalisse proviene da Comune-info.
August 29, 2026
Comune-info
NEPAL: L’ALLUVIONE FA CENTINAIA DI VITTIME, MIGLIAIA DI DISPERSI E RISCRIVE LA GEOGRAFIA. “LA CAUSA È IL CAMBIAMENTO CLIMATICO”
È salito a oltre 490 il bilancio delle vittime delle devastanti inondazioni che hanno colpito mercoledì mattina il distretto di Rasuwa, al confine tra Nepal e Tibet. Intanto i soccorritori sono al lavoro per tirare fuori oltre 100 lavoratori rimasti intrappolati in un tunnel di una centrale idroelettrica. Salvati altri 350. Sono invece salite a 2.381 le persone che risultano ancora disperse. Tra i dispersi figurano 644 cittadini stranieri. Il gruppo più numeroso è quello dei cittadini indiani, con 178 persone non ancora rintracciate, seguito da 65 cittadini statunitensi, 53 ucraini, 51 malesi, 35 australiani, 33 britannici e 25 canadesi. Tre ancora gli italiani tra i dispersi. È ancora allerta in Nepal. La polizia ha diramato un’allerta segnalando che una diga ha registrato una ‘breccia sul versante tibetano’ ed esortando la popolazione locale, i soccorritori e le forze di sicurezza a restare in allerta e a spostarsi in un luogo sicuro. Segnalato anche il leggero aumento del flusso di acque limacciose nella stessa zona interessata in precedenza da una grave inondazione – lungo il fiume Bhote Koshi, nel distretto di Rasuwa – con il rischio di ulteriori esondazioni’. Sulle cause dell’alluvione Radio Onda d’Urto ha intervistato la climatolaga del Cnr, Marina Baldi. Ascolta o scarica. Da Katmandu la corrispendenza di Arianna Banti, di Action Aid. Ascolta o scarica.
August 28, 2026
Radio Onda d`Urto
Alluvione tra Nepal e Tibet, 168 morti e 1.400 dispersi: collassata parte di un ghiacciaio
Continuano ad aumentare i numeri della violenta alluvione che ieri si è riversata sul confine tra Nepal e Tibet, travolgendo edifici e infrastrutture sia sul versante nepalese sia su quello cinese. Sono circa 1.400 i dispersi, in buona parte cittadini stranieri. La Farnesina ha reso noto che anche due italiani sono rimasti coinvolti, senza riportare feriti. Nel frattempo, i media locali hanno rilanciato i primi dati parziali sulle vittime: i morti sarebbero almeno 168, ma il bilancio è destinato a salire. Le operazioni di ricerca da parte delle squadre di soccorso accorse sul posto stanno continuando anche questa mattina. Secondo le analisi del Servizio geologico statunitense, il disastro sarebbe stato innescato dal collasso di una porzione di ghiacciaio, seguito da una colata di ghiaccio, roccia e detriti che ha provocato «successivi impatti catastrofici a valle». Il collasso ha inoltre generato un segnale sismico equivalente a una magnitudo 5,2, inizialmente classificato dall’USGS come un terremoto di magnitudo 4,4. Le immagini che arrivano dal Nepal mostrano enormi masse d’acqua e detriti inghiottire villaggi e spazzare via case e strade, lasciando dietro di sé un’imponente massa di fango. L’USGS, l’istituto geologico statunitense, sostiene che tutto sia partito dal crollo di una massa di ghiaccio e roccia riversatasi in un fiume di montagna, provocando una devastante colata di detriti e acqua che ha poi travolto i villaggi a valle. Il luogo di origine si trova nell’area di confine tra il Tibet cinese e il Nepal: di preciso, la massa è precipitata nel Lhende Khola, un affluente del Bhotekoshi, provocando un’improvvisa ondata di piena. La massa d’acqua e detriti ha quindi travolto gli insediamenti lungo il corso del fiume, raggiungendo il valico di frontiera di Gyirong, in Tibet, e proseguendo poi verso il Nepal. In Nepal sono state colpite le province di Bagmati, Gandaki e Lumbini. Le autorità, riprese dai media locali, segnalano almeno 165 morti, ma il bilancio è destinato a salire. Nella provincia di Bagmati sono morte almeno 106 persone, distribuite in quattro distretti: 65 a Chitwan, 27 a Dhading, 12 a Nuwakot e 2 a Rasuwa. A Gandaki le vittime sono 55, concentrate in tre distretti: 26 a Nawalparasi orientale, 20 a Gorkha e 9 a Tanahun. In Lumbini si registrano invece 5 vittime, tutte nel distretto di Nawalparasi occidentale. I dispersi sarebbero invece almeno 826, ma anche questo dato è in continua evoluzione: tra loro figurano 85 membri delle forze di sicurezza, 162 residenti di Rasuwa e Nuwakot e 579 turisti, di cui 466 stranieri e 113 nepalesi. In Tibet, invece, le autorità cinesi hanno riferito di 3 morti e 558 dispersi, tra cui 260 cittadini stranieri. Per fare fronte alla crisi, le autorità nepalesi hanno schierato più di 5.000 militari e agenti, oltre a mezzi e squadre per il soccorso aereo. Gli elicotteri stanno distribuendo tende, cibo e altri beni di prima necessità, forniti anche dalla vicina India. Anche gli Stati Uniti hanno annunciato lo stanziamento di fondi per sostenere le operazioni: «Forniremo 500.000 dollari in aiuti tramite l’accordo globale con Catholic Relief Services, sostenendo la fornitura di rifugi di emergenza, beni di prima necessità e servizi idrici e igienico-sanitari alle comunità colpite dalle inondazioni», si legge in una nota del Dipartimento di Stato statunitense ripresa dall’agenzia di stampa internazionale Reuters. Sul versante cinese, le autorità hanno annunciato l’avvio di operazioni di soccorso su vasta scala. Nell’ambito degli interventi sono già state predisposte circa 30.000 forniture di emergenza, tra cui tende, stufe, vestiti, coperte e letti pieghevoli. La Cina ha inoltre stanziato circa 14 milioni di euro per gli interventi di ricostruzione. The post Alluvione tra Nepal e Tibet, 168 morti e 1.400 dispersi: collassata parte di un ghiacciaio appeared first on L'INDIPENDENTE.
August 27, 2026
L'INDIPENDENTE
[Da Roma a Bangkok] I pride in Asia
Nel mese del pride di presentiamo una carrellata di come si manifesta per il pride in Asia, o meglio nella parte del continente che dall'India va verso est. Piccole manifestazioni molto represse in paesi dove il movimento lgbtiq è ancora molto nascosto, manifestazioni oceaniche ed estremamente commerciali ovvero invase, come e più che in occidente dalle grandi multinazionali, feste tradizionali che si trasformano in pride, giornate di lotta o di festa, insomma una grande varietà... lontana dalle attese esotizzanti dell'occidente.
June 18, 2026
Radio Onda Rossa
[Da Roma a Bangkok] Everest: tetto del mondo e vetrina del privilegio
Anche quest'anno con il mese di maggio è iniziata la stagione delle scalate dell'Everest, per circa cinquecento ricchi all'anno, spesso assolutamente non preparati, una sorta di status symbol fonte di selfie e brividi che rappresenta il 10 per cento del PIL del Nepal ma che porta con sé molte morti di scalatori ma soprattutto di sherpa e lavoratrici e lavoratori locali oltre a tonnellate di spazzatura sul tetto del mondo. Dopo la messa in onda della trasmissione abbiamo saputo che c'è già stato il primo morto dello stagione, uno sherpa.
May 6, 2026
Radio Onda Rossa
Il Nepal volta pagina nelle prime elezioni dopo la rivolta gen-Z
A soli sei mesi dalla rivoluzione della gen-Z nepalese, il Paese himalayano, divenuto Repubblica solo nel 2008 grazie alla rivoluzione armata guidata dai gruppi maoisti, cambia faccia. Dopo anni di governi nelle mani di una classe politica gerontocratica e corrotta, votata all’alternanza di governo tra Partito Comunista Nepalese – Unificato Marxista-Leninista – e Congresso Nepalese con rispettivi partiti minori alleati, mutano nettamente gli equilibri politico-partitici dell’assemblea legislativa del Paese. Simbolo di questo cambiamento post rivoluzione gen-Z è Balen Shah, ingegnere, ex sindaco di Kathmandu e famoso rapper. Balen, così conosciuto dalle masse in seguito al suo exploit musicale avvenuto nel 2013, ha costruito il suo successo cambiando il volto pubblico del Rashtriya Swatantra Party (Rsp)– partito nazionale indipendente. Levato il partito dalle mani dell’ex conduttore televisivo Rabi Lamichanne – uscito di galera durante la rivoluzione gen-Z di settembre, dov’era rinchiuso con accuse di frode fiscale – Balen ha puntato sull’effetto social network e sulla capitalizzazione della sua popolarità in termini elettorali. Spazzate via le figure influenti di Sudan Gurung – leader della popolare ONG Hami Nepal, personalità molto influente durante la rivoluzione gen-Z – e terminato il dibattuto mandato di transizione di Sushila Karki, Balen ha sugellato il suo successo stravincendo nella competizione elettorale contro K.P. Oli, ex primo ministro e leader del Partito Comunista Nepalese – Unificato Marxista-Leninista. Dietro al dato simbolico della vittoria si cela il dato oggettivo della chiusura di un’epoca politica iniziata a metà anni novanta con la lotta armata dei comunisti-maoisti per la Repubblica e poi tradita dalla stessa classe politica che aveva impugnato i fucili contro la monarchia della famiglia Rana; di una rivoluzione gen-Z, o meglio delle classi subalterne, che in un sussulto di liberazione si è emancipata da un ceto politico anziano e putrescente. > Il risultato di Balen è anche figlio dell’incapacità dei partiti di rinnovare > agenda e facce nella fase di transizione post-rivoluzionaria. Il partito comunista marxista-leninista, solo nel nome, guidato da K.P. Oli non ha mai riconosciuto come legittimo il governo di transizione di Sushila Karki, restando arroccato nelle proprie posizioni politiche e con le stesse figure di spicco alla guida del partito. Il pessimo risultato alle urne è anche figlio di quest’incapacità di rinnovarsi per stare al passo coi tempi. Cambio di faccia invece adottato dal Congresso Nepalese, con la candidatura del “giovane” quarantanovenne Gagan Thapa per sostituire la vecchia leadership. Un’operazione fallimentare, all’insegna del cambiare tutto per non cambiare nulla. Più interessante, ma allo stesso tempo residuale, l’operazione unitaria di una decina di partiti comunisti riunitisi sotto il simbolo del Nepal Communist Party. Il cambio di paradigma è evidente nella crescita esponenziale del Rashtriya Swatantra Party. Il giovane partito, nato meno di quattro anni fa, passa dai 20 seggi su 275, conquistati nelle ultime elezioni, a una proiezione che assegna al solo partito circa la metà dei seggi in ballo. Nonostante il lento conteggio degli oltre dieci milioni di voti, su una platea di elettori di circa 19 milioni di aventi diritto, la vittoria è schiacciante. Con un programma elettorale centrato su modernizzazione tecnologica , istruzione, giovani, lavoro digitale, e attenzione alla diaspora nepalese, Balen si troverà col difficile compito di de-burocratizzare un Paese dove spesso i documenti vengono consegnati a ridosso della loro scadenza. Ambizioso il programma economico con cui si vuole portare la crescita economica al 7% annuo del PIL, necessaria per l’obiettivo dell’espansione economica a quasi 100 miliardi di dollari, e l’aumento del reddito medio pro-capite a tremila dollari all’anno da una base di 1.440 dollari registrata nel 2024. > Crescita che poggia sulla promessa della creazione di 1,2 milioni di posti di > lavoro per sopperire alla diaspora nepalese, puntando sul reinserimento dei > lavoratori migranti e l’attrazione di nomadi digitali, individuati come > cruciali per la crescita i settori dei servizi, informatica e > telecomunicazioni, turismo, agricoltura e manifatturiero. Fanno da cornice alle proposte di legislazione ordinaria, le proposte di riforma costituzionale ed elettorale. Sul piatto l’elezione diretta del capo del governo, la legge elettorale per rendere il Parlamento pienamente proporzionale – ad oggi 165 membri sono eletti con il maggioritario uninominale e 110 con il proporzionale –, e riforma del federalismo. Su quest’ultimo compito, la riforma andrebbe a istituire una struttura amministrativa federalista dello Stato, come previsto dalla Costituzione del 2015, mai attuata dai 14 governi che si sono succeduti in soli 17 anni di Repubblica. I compiti saranno ancor più difficili se il nuovo primo ministro si dovesse ritrovare a dover fare alleanze con altri partiti minori, fughe dal partito, o ancor peggio una gestione del potere politico clientelare quanto quella della classe politica pre-rivoluzione gen-Z. Il voto è una bocciatura delle politiche della vecchia Repubblica, responsabile dell’impoverimento della popolazione e della massiccia emigrazione giovanile. Nel Paese con un’età media di 25 anni, sono più di tre milioni i giovani costretti a emigrare per cercare condizioni di vita migliori che in madre patria non riescono a trovare. Di questi, molte e molti emigrano nei Paesi asiatici circostanti. Le famiglie che hanno un gruzzolo poco più grande consegnano un destino migliore ai propri figli, consentendo loro di partire per Europa, Americhe o Asia occidentale – 1,7 milioni nella regione tra il Mar Arabico e il Mar Rosso. Indispensabili le loro rimesse per la tenuta dei conti pubblici, su cui pesano per oltre un terzo del totale. A spoglio quasi al termine è certo che l’obiettivo di scacciare via la classe politica corrotta del Paese è stato raggiunto, resta da capire se la nuova sarà in grado di essere all’altezza del consenso della gen-Z o se sarà oggetto delle sue critiche. Il passaggio di cariche da Sushila Karki commentato da Balen come «vittoria della democrazia sotto la [sua] guida» porta con sé dubbi su quanto la transizione guidata dall’ex presidente della Corte Suprema – tra l’altro ritenuta troppo moderata da frange degli insorti in settembre – sia stata efficace nel preparare la nuova Repubblica. Altrettanto leciti i dubbi sulla forma tecno-ottimista e liberista del programma di Balen e Rsp, i cui auspicati esiti positivi si troveranno a fare i conti con uno Stato fortemente burocratizzato, alta povertà e comprovata prontezza dei subalterni gen-Z a scacciare i governi quando questi sono incapaci di attenersi ai propri compiti. Del resto, i subalterni nepalesi non sono nuovi ad alzare la testa. Loro che, in più di un decennio di lunga rivoluzione contadina armata, hanno destituito una delle più longeve e parassitarie monarchie sopravvissute alle ghigliottine delle rivoluzioni borghesi. La copertina è di Janak Bhatta (Wikipedia) SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo Il Nepal volta pagina nelle prime elezioni dopo la rivolta gen-Z proviene da DINAMOpress.
March 7, 2026
DINAMOpress