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Seminario Roma, il valore del ferro: Quel (metro)-tram chiamato desiderio
Claudio Cipollini (foto ambm) Un seminario di gran livello sul “Valore del ferro” quello organizzato lo scorso primo aprile all’Urban Center di viale Manzoni da AIIT (Associazione Italiana per l’Ingegneria del Traffico e dei Trasporti), CIFI (Collegio Ingegneri Ferroviari Italiani), INU (Istituto Nazionale di Urbanistica), DIAC (Diario Infrastrutture e Ambiente Costruito). La registrazione è in calce a qusto articolo, gli interventi e le sessioni del seminario si possono visionare sul sito dell’Urban Center , pertanto ci limiteremo ad evidenziare le linee forza, i concetti, le opzioni programmatiche e gli impegni scaturiti dai vari interventi dei rappresentanti degli organismi promotori, oltre quelli di Walter Tocci, ex vicesindaco ed assessore ai Trasporti del Comune di Roma, Eugenio Patanè assessore alla Mobilità e Maurizio Veloccia assessore all’Urbanistica. Gli assessori Patanè e Veloccia (foto AMBM) Un filo conduttore è stato quello della necessaria integrazione del sistema dei trasporti su ferro con l’assetto urbanistico, del nesso imprescindibile e non più eludibile tra i nodi trasportistici e le trasformazioni della città, la pianificazione del ferro e le previsioni urbanistiche. Come sottolinea giustamente Claudio Cipollini del CIFI non ci può essere più una frammentazione autoreferenziale tra Ferrovie, Regione, Comune, Città Metropolitana né una separazione culturale tra ingegneri trasportistici, urbanisti, architetti. Per una pianificazione concertata occorre ripartire da un’analisi della domanda a scala metropolitana con una partecipazione dei cittadini e delle loro associazioni di residenti, pendolari e city user per coinvolgerli prima e non a progetto definitivo approvato. L’esigenza di una governance plurale delle trasformazioni scaturisce proprio da questo stretto rapporto tra infrastrutture su ferro e forma urbana. Per questo occorre un coordinamento nella pianificazione per scegliere le priorità e le localizzazioni degli interventi, la programmazione dei progetti per far fronte alla differenza dei tempi di realizzazione delle opere infrastrutturali rispetto a quelli relativamente più brevi degli interventi di trasformazioni urbane. A questo proposito l’annuncio di Umberto Lebruto, responsabile Progetti Trasversali del gruppo FS, è stato incoraggiante: “abbiamo avuto la lungimiranza di metterci intorno a un tavolo. Non l’abbiamo ancora concluso ma siamo sulla strada giusta, stiamo facendo il punto zero, lo stiamo chiamando accordo strategico della mobilità del nodo di Roma e in questo accordo strategico prendiamo tutti gli accordi fatti fino ad oggi, spuntando le cose fatte dalle cose non fatte. E delle cose non fatte dobbiamo assolutamente vedere quelle che resistono e che vanno portate avanti”. Gli elementi del ferro non sono solo linee e stazioni ma occasioni per attuare nei nodi di scambio quella vocazione territoriale di tipo polifunzionale e di generatori di trasformazioni urbane e di ricucitura di un tessuto lacerato proprio dalla vecchia concezione della stazione. In questa ottica la recente proposta di delibera sui nodi di scambio tra auto privata e trasporto sul ferro proposta dall’assessore Veloccia mira a creare una occasione di rigenerazione urbana con realizzazioni di mix funzionali in prossimità delle stazioni. Le infrastrutture del trasporto pubblico su ferro non possono continuare a rincorrere uno sviluppo urbano irrazionale ma occorre immettere intorno a quei nodi di scambio quelle cubature pianificate in tutta la città che non si stanno realizzando altrove proprio per la mancanza di reti del ferro. La politica del ferro non può continuare a bruciare risorse correndo dietro nuove espansioni disperse fuori del GRA. Gli insediamenti si debbono realizzare intorno alle linee del ferro e ai nodi di scambio intermodali. Non ci possono più essere esplosioni di coriandoli edilizi negli ambiti di compensazione frutto di atterraggio di volumetrie male indirizzate. Non c’è rigenerazione se si isolano dal contesto urbano i singoli interventi. Le stesse modalità del trasporto pubblico debbono rispondere alle caratteristiche dell’assetto urbanistico esistente o in via di trasformazione per legittimare le scelte di tipologie trasportistiche. In questo stretto rapporto tra ferro e forma urbana la tecnologia dei trasporti offre occasioni di innovazioni tipologiche e tecnologiche come quella del metrotram o tranvia veloce, che offre, nelle tratte suburbane, una velocità commerciale e una portata più elevate rispetto ad un tram, grazie a sistemi atti ad evitare il traffico su gomma, come delimitazioni laterali della sede, riduzione del numero di attraversamenti, semaforizzazione degli attraversamenti con priorità di passaggio. Quale è la variabile indipendente delle localizzazioni urbane? L’esigenza dell’investitore o la presenza di un’armatura di trasporto su ferro che giustifica interventi pianificati di densificazione urbana? Finora – ricorda Tocci – il 32% degli insediamenti sono collocati a 2 Km dalla stazione metro-ferroviaria più vicina, quando occorrerebbe una distanza massima di 500 metri per rendere appetibile il nodo di scambio che potrebbe essere raggiunto in bicicletta o a piedi. Occorre quindi una politica urbanistica tendente a sovvertire lo schema dello sviluppo della città che, dopo il varo dell’ultimo Piano regolatore del 2008 – tuttora in vigore in attesa di una variante delle Norme Tecniche Attuative il cui processo è in corso – si è attestato verso le Centralità, che da luoghi identitari e polifunzionali di una nuova forma policentrica della città, sono diventati parti costitutive di una nuova fase dell’espansione delle aree dei piani particolareggiati del vecchio PRG del 1965. In questo scenario di disgregazione urbana dispersa oltre il GRA, è necessario cambiare rotta e sostituire la pianificazione a permessi di costruire isolati e fuori contesto, programmi urbanistici coordinati con il traporto su ferro a isolati interventi compensatori. Per quanto riguarda la pianificazione delle linee del ferro, gli strumenti non sono cambiati – sostiene Patanè – e sono strumenti di pianificazione come il PUMS (Piano Urbano della Mobilità Sostenibile) che sono stati positivamente valutati dagli organismi europei grazie a tutte le opere programmate e trascritte nel PUMS che debbono essere realizzate colmando vecchi e nuovi ritardi. Poi si potrà adottare un nuovo modello di Piano. Pur in presenza di una pianificazione positivamente valutata, è difficile la programmazione per mancanza di finanziamenti. E’ successo per il definanziamento della metro C, che oramai si ripete puntualmente, salvo ripensamenti o ripescaggi vari; è successo per il Fondo del Trasporto Rapido di Massa, che puntualmente il MIT (Ministero dei Trasporti) promette, salvo poi azzerarlo, rendendo così impossibile l’inizio della progettazione di sei linee di  tram giudicate strategiche. Molte trasformazioni all’interno della Città Metropolitana sono irrealizzabili in assenza di un adeguato sistema di trasporto intermodale. Secondo Patanè “la quarta pista dell’aeroporto di Fiumicino che farà balzare a 80 milioni il numero di passeggeri, con le attuali infrastrutture ferroviarie sarebbe pura follia”. Quali sono quindi le condizioni per poter attuare il PUMS? Fare da soli con il bilancio comunale? Chiedere fondi alla Regione? Accedere mutui i cui interessi sarebbero forse insostenibili per il bilancio capitolino? Questo discorso delle risorse finanziarie per i trasporti potrebbe valere anche per la pianificazione urbanistica, quando occorre acquisire aree private per realizzare servizi pubblici di standard, visto che non c’è la possibilità di usufruire di una legge dell’esproprio che non è più quella del medio prezzo agricolo della zona ma quella di mercato sia pure con riduzioni. In definitiva, un seminario sul valore del ferro che fa ben sperare per il futuro urbanistico di questa città disegnato non più da macchie sparse fuori dal GRA e nell’Agro Romano ma tracciato dalla matita delle linee del ferro e dei nodi che danno senso ad uno sviluppo del tessuto urbano finalmente pianificato. Affinchè il (metro)-tram non si chiami più “desiderio”. Paolo Gelsomini 23 aprile 2026 Per osservazioni e precisazioni: laboratoriocarteinregola@gmail.com vedi anche il Dossier di Carteinregola Mobilità di Roma: Programmi, progetti, conflitti, domande, proposte”
April 23, 2026
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Salvare i Pini, proteggere la Città: quando la tecnologia sposa il verde urbano
I Pini del Giardino Serpico II Municipio oggetto dell’intervento Commentiamo un’iniziativa dell’Assessora Alfonsi che abbiamo scoperto un po’ tardivamente, ma ci fa piacere valorizzarla e dare merito all’Amministrazione quando si impegna nell’applicare – seppure in via sperimentale – buone pratiche, per la tutela del nostro patrimonio arboreo e anche per rispondere alle frequenti proteste sollevate da associazioni e cittadini. (AMBM) di Paola Loche Mentre la prassi della rimozione cautelativa continua a dominare la gestione del verde romano, sacrificando alberi storici e importanti paesaggisticamente, per eliminare ogni potenziale pericolo, l’intervento annunciato dall’Assessora Alfonsi su cinque pini di Corso Trieste, nel II Municipio, introduce uno spiraglio per un diverso approccio sperimentale. In questo caso specifico, il Dipartimento Tutela Ambientale, invece di arrendersi alla scorciatoia del taglio, investe in una soluzione lungimirante e positiva. L’uso dell’ancoraggio radicale rappresenta una valida alternativa scientifica che permette di mettere in sicurezza il territorio senza mutilare il paesaggio, segnando un’evoluzione necessaria nella cura della città. Il perno tecnico di questo intervento è l’Air-Spade, una tecnologia di scavo pneumatico che sfrutta un potente getto d’aria ad alta velocità. Questo sistema permette di separare il terreno dalle radici senza danneggiarne la corteccia o le fibre sensibili, un’operazione essenziale per esporre con precisione l’apparato radicale portante. Una volta messa a nudo la struttura, viene installato un ancoraggio ipogeo: si tratta di un sistema di tiranti ad alta resistenza collegati ad ancore meccaniche infisse negli strati più profondi e stabili del suolo. In questo modo, le sollecitazioni del vento vengono scaricate direttamente nel terreno, compensando le carenze statiche della pianta. Il risultato è un consolidamento strutturale invisibile esternamente, ma tecnicamente efficace per garantire la sicurezza pubblica e permettere la conservazione dell’albero. Tale scelta sposta l’asse gestionale da una funzione puramente amministrativa a una patrimoniale, basata sulla conservazione del valore esistente. Gli esemplari maturi garantiscono infatti prestazioni ecosistemiche, dalla termoregolazione al sequestro di CO2, nettamente superiori rispetto ai nuovi impianti, che impiegherebbero decenni per raggiungere la medesima efficacia ambientale. Sotto il profilo finanziario, la convenienza risiede nel trattare il pino storico come un’unità ecosistemica funzionale: un bene che genera annualmente benefici (ombra, filtraggio inquinanti, estetica) stimabili in migliaia di euro. Sostituire una pianta strutturalmente recuperabile con un giovane albero non è solo una perdita biologica, ma un’operazione economica inefficiente: si distrugge un capitale naturale maturo per avviare un nuovo ciclo di investimenti e cure che diventerà pienamente produttivo solo nel lunghissimo periodo. Inoltre, il tema della biodiversità riveste un ruolo cruciale, per quanto spesso trascurato nella gestione urbana. Un pino maturo non è un semplice elemento vegetale, ma un complesso micro-habitat stratificato: un vero polo biologico dove avifauna, piccoli mammiferi ed entomofauna trovano rifugio e nutrimento. Questa rete di organismi alimenta la connettività ecologica necessaria per mantenere l’ambiente cittadino vitale e resiliente. L’abbattimento di un intero filare non comporta solo la rimozione di alberi, ma determina una frammentazione dell’habitat, interrompendo quei corridoi biologici che contrastano la semplificazione ecosistemica delle aree urbanizzate. Optare per la stabilizzazione ipogea, anziché per la rimozione significa, dunque, preservare l’integrità dell’ecosistema supportato dalla pianta, garantendo la continuità della memoria biologica del territorio. Tuttavia, considerare questa tecnica una soluzione infallibile sarebbe un errore di superficialità. Ogni innovazione porta con sé sfide e criticità che vanno gestite con rigore scientifico. L’ancoraggio non è un intervento “installa e dimentica”: richiede un monitoraggio costante negli anni. Le radici continuano a crescere e i tiranti devono essere controllati periodicamente per evitare che diventino una morsa dannosa per i tessuti vivi della pianta. Bisogna però tenere presente che questa tecnica non può salvare tutto: ci saranno sempre casi in cui la salute dell’albero è troppo compromessa da funghi o carie interne, dove la sicurezza dovrà inevitabilmente prevalere sulla conservazione. In definitiva, il cambio di rotta del Dipartimento segna il tentativo di un passaggio a una gestione del verde finalmente più matura e consapevole. Sebbene l’intervento riguardi solo cinque pini, la scelta del Dipartimento è finalmente condivisibile: mettere in sicurezza il territorio senza mutilare il paesaggio, segnando un’evoluzione necessaria nella gestione della città. L’obiettivo, ora, è far sì che questa eccezione diventi la regola: una politica estesa su tutto il territorio capitolino che scelga la conservazione scientifica come alternativa prioritaria all’abbattimento selettivo. Paola Loche Vai al video sulla pagina FB di Alfonsi con l’illustrazione dell’Assessora e dei tecnici del procedimento di ancoraggio Per osservazioni e precisazioni scrivere a : laboratoriocarteinregola@gmail.com 18 aprile 2026
April 22, 2026
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Metro C e il “miracolo” degli alberi: perché i conti non tornano
via Barletta da google maps Screenshot 2026-04-22 Ancora a proposito di “alberi e Metro C” con un commento della risposta dell’Assessora Alfonsi alle associazioni * riguardo le “compensazioni arboree” per le alberature che si dovranno eliminare di Paola Loche L’analisi della nota di risposta dell’Assessora Alfonsi (*) alle associazioni territoriali, tra cui Tutti per Roma. Roma per tutti, offre lo spunto per alcune riflessioni necessarie sulla gestione delle mitigazioni e compensazioni ambientali che verranno adottate. Sebbene i numeri vengano spesso utilizzati per narrare una realtà ideale, nel caso della Metro C la “matematica del verde” rischia di rivelarsi un’illusione. Sostituire 33 alberi maturi con 259 nuovi esemplari potrebbe sembrare una vittoria ambientalista, ma la scienza insegna che la natura non segue l’aritmetica elementare. Accettare questa sostituzione, insieme a 142 trapianti dall’esito incerto, significa contrarre un debito ecologico destinato a durare almeno vent’anni: il tempo minimo necessario affinché le nuove piante raggiungano una maturità funzionale tale da mitigare il calore e purificare l’aria. L’attuale strategia poggia su un presupposto fragile: l’idea che la quantità possa supplire alla qualità. In ecologia urbana, il valore di un albero non si misura in unità, ma attraverso la sua biomassa e la superficie fogliare. Un esemplare secolare è un ecosistema complesso e operativo; un giovane alberello è solo una promessa biologica. Scientificamente, per pareggiare la resa ecologica attuale, servirebbe una superficie utile alla forestazione urbana molto vasta. La disparità è evidente nei dati: * Filtrazione delle polveri (PM10): L’efficacia dipende dalla chioma. Un albero maturo può avere una superficie fogliare fino a 200 volte superiore a quella di un giovane impianto. Teoricamente, servirebbero oltre 6.000 alberelli per filtrare la stessa quantità quotidiana di polveri e inquinanti, invece dei 259 previsti, i quali rappresentano meno del 4% della capacità filtrante perduta. In pratica, il 96% del lavoro di pulizia dell’aria viene semplicemente cancellato per i prossimi due decenni * Stoccaggio di CO2: Un grande esemplare sano sequestra annualmente una quantità di carbonio 15-20 volte superiore rispetto a una pianta giovane o appena trapiantata, il cui metabolismo è rallentato dallo stress adattativo. Maggiore è la densità del legno e maggiore è la capacità di stoccaggio del carbonio.  Occorrono 150-300 alberelli per eguagliare la biomassa di un solo grande esemplare sano. I 259 “nuovi arrivati” — alti 4 metri e con un diametro di 35 cm (presumibilmente riferiti alla circonferenza e non al diametro, vista la metratura) — sono ancora esemplari in fase di sviluppo. Per decenni, la loro capacità di depurazione e di raffrescamento dell’asfalto sarà marginale, lasciando i residenti esposti a più afa e più smog. Sorge, comunque, spontanea una domanda: perché scegliere esemplari di tali dimensioni, notoriamente più difficili da far attecchire rispetto a piante più piccole? La scelta è puramente funzionale all’estetica. Si insegue il cosiddetto “pronto effetto”, sacrificando la resilienza della pianta sull’altare della gratificazione visiva immediata. Il risultato sono alberi più fragili che richiedono cure costanti, costose e spesso insufficienti. Un altro punto critico riguarda la localizzazione degli interventi.  Spesso le compensazioni avvengono lontano dal sito del taglio. Se questo può (forse) bilanciare il computo globale della CO2, fallisce totalmente nel proteggere il microclima e la salute di chi vive nel quartiere colpito. Le ‘Tiny Forest’ proposte si configurano come interventi puntiformi e frammentati, del tutto insufficienti a ripristinare la continuità delle infrastrutture verdi lineari e dei corridoi d’ombra precedentemente esistenti. Infine, incombe l’incognita della sopravvivenza. Senza un piano di soccorso idrico blindato per almeno i primi cinque anni, quei 259 alberi rischiano di trasformarsi rapidamente in “monumenti secchi” sotto il sole delle estati romane. Il progetto parla di “messe a dimora”, ma resta il dubbio su chi garantirà l’irrigazione una volta spenti i riflettori del cantiere. Infine c’è il capitolo dei 142 trapianti. Per mitigare l’impatto visivo degli abbattimenti, si è scelto di ricorrere al trapianto di molti esemplari adulti: una pratica complessa e dai costi elevatissimi che però nasconde insidie biologiche profonde. Durante il trasloco, l’albero perde gran parte del suo apparato radicale sottile — i ‘capillari’ necessari per l’assorbimento idrico — entrando in una sorta di terapia intensiva biologica che può durare anni. Il rischio concreto è la mortalità differita: la pianta non muore subito, ma subisce un declino lento e inesorabile. È un paradosso ecologico: l’albero scompare dalle statistiche dei tagli immediati, ma rischia di spegnersi poco dopo, lasciando comunque un vuoto nel paesaggio e nel bilancio ambientale della città. Pur riconoscendo il valore strategico della Metro C, il piano di gestione del verde non può essere definito un successo. Si tratta di una sostituzione asimmetrica che scambia benefici certi e immediati con promesse future ad alto rischio di fallimento agronomico, lasciando alla città un debito ecologico che nessuna statistica potrà, per ora, colmare. Paola Loche > Vai a Regolamento del Verde Pubblico e privato e del Paesaggio Urbano 22 aprile 2026 Per osservazioni e precisazioni: laboratoriocarteinregola@gmail.com note (*) vedi Vedi Tutti per Roma La risposta dell’assessore Alfonsi sugli alberi e il cantiere della metro C 16 Aprile 2026 vedi anche Metro e alberi (le risposte dell’Assessora Alfonsi) 17 aprile 2026 di Anna Maria Bianchi
April 22, 2026
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La newsletter di Carteinregola del 20 aprile 2026
Vicenda 15.000€ di sanzioni a Carteinregola, se ne è parlato nel Consiglio del II Municipio (e sulla stampa) Leggi vai a 15.000 euro di sanzioni a Carteinregola per affissioni abusive di manifesti di cui ignorava l’esistenza (con tutti i documenti) ­ Centro Archeologico Monumentale: lo stato dell’arte raccontato in Commissione Giubileo di Paolo Gelsomini Leggi  scultura albero andrea Roggi Humanitas foto ambm 25 7 25 Il “Regolamento del Verde” resta sulla carta: tra motoseghe e potature fuori tempo di Paola Loche Leggi   ­ I rischi dell’espianto degli alberi per i lavori della metro C di Paola Loche Leggi   Metro C e alberi (le risposte dell’Assessora Alfonsi) di Anna Maria Bianchi Leggi Foto AMBM Il condono edilizio a Roma, ovvero una storia infinita di Giancarlo Storto  Leggi -------------------------------------------------------------------------------- I cittadini vincono il ricorso al TAR contro il progetto di uso temporaneo per l’area di Parco Tripoli approvato da Roma Capitale – di Anna Maria Bianchi e Thaya Passarelli Leggi ­ Rilanciamo una richiesta della Comunità Territoriale di Rebibbia (con una premessa sulla nostra associazione) Leggi ­ Controriforma della Corte dei conti, un altro provvedimento da rivedere di Maria Teresa Pòlito, Presidente aggiunto onorario della Corte dei conti (intervento  tratto dal libro di Carteinregola “Riforma della magistratura: Risposte competenti a slogan ingannevoli”) Leggi ­ Ricordando Bernardo di Enzo Scandurra Leggi  In ricordo di Giorgio Boldini di Giorgio Osti Leggi  Avviso:  i webinar del dossier mobilità sono stati momentaneamente sospesi, riprenderanno con un nuovo format che stiamo elaborando. Intanto si può consultare il dossier Mobilità di Roma: Programmi, progetti, conflitti, domande, proposte”  SEGNALAZIONI Dal 23 al 26 aprile IV edizione della Festa della Resistenza: quattro giornate di cultura, dibattito, partecipazione collettiva, spettacolo e musica. Oltre 100 appuntamenti quasi totalmente a ingresso libero e gratuito fra lectio, presentazioni, teatro, proiezioni, musica, mostre e percorsi eleggendo a sede principale il rinnovato Mattatoio di Testaccio. Il palinsesto di eventi coinvolgerà anche luoghi della memoria e della storia, musei, biblioteche, cinema e teatri in tutta la città. vai al programma  venerdì 8 maggio alle ore 17:00 presso l’Auditorium della Basilica di Santa Croce al Flaminio (via G. Reni 2, Roma) la Consulta per la Tutela del Verde e del Decoro Urbano del Municipio II, in collaborazione con l’Associazione AMUSE presenta il libro “Cronache da un pianeta confuso”.Sarà presente l’autore, Francesco Ferrini, professore di Arboricoltura e Coltivazioni Arboree presso l’Università di Firenze ROMA CAPITALE RomaRivista il nuovo magazine culturale gratuito di Roma Capitale, disponibile presso librerie, musei e biblioteche della città. CONCRETAMENTE Le decisioni di Roma Capitale per la città Vai alla pagina – Metropolitano, il primo Urban Center di Roma e della Città Metropolitana, .Vai al sito Roma Urban Center  scarica il calendario delle attività   CARTEINREGOLA Tutte le nostre iniziative  – Iscriviti alla Newsletter Carteinregola ringrazia chi vorrà sostenere l’attività dell’associazione anche tramite un’erogazione liberale  vai alla pagina con le istruzioni ­ 20 aprile 2026 Per osservazioni e precisazioni: laboratoriocarteinregola@gmail.com
April 20, 2026
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Metro e alberi (le risposte dell’Assessora Alfonsi)
Immagine del 12 11 2025 delel nuove sistemazioni di Viale Mazzini (foto ambm) In molte zone del centro di Roma sono cominciati i lavori dei cantieri per la realizzazione delle nuove stazioni della Metro C con pesanti impatti su molte alberature storiche, che hanno provocato allarme e proteste dei cittadini. L’Assessora Alfonsi ha risposto a un gruppo di associazioni fornendo i dati sul destino degli alberi. Resta il fatto che tali informazioni dovrebbero essere pubblicate spontaneamente, e sempre, in spazi dedicati sui siti istituzionali. E che alcune risposte sollevano dei dubbi sulle modalità di programmazione delle opere. Tutti per Roma Roma per tutti, insieme ad altre associazioni del territorio, il 31 marzo scorso ha scritto all’assessora all’ambiente Alfonsi [1] esprimendo la preoccupazione dei cittadini per i tagli di alberi dovuti ai cantieri della metro C, in particolare per le fermate di Piazza Pia, via Barletta, Mazzini/Clodio e piazza della Chiesa Nuova. Ora l’Assessora ha risposto [2], illustrando la metodologia seguita, e comunicando che sul totale di 359 alberi censiti, 259 non sono risultati compatibili con i lavori di realizzazione della metro, fornendo un dettagliato elenco degli alberi che saranno espiantati e ricollocati, di quelli che resteranno in situ e di quelli che saranno abbattuti, nonchè delle compensazioni previste. In calce inseriamo stralci e tabelle dalla lettera di Alfonsi (lettera di cui invitiamo a leggere nell’originale sul sito di TuttiperRoma). Non possiamo però non notare come emerga, tra le righe del testo, una certa dose di approssimazione nella pianificazione degli interventi dei cantieri rispetto alla tutela delle alberature: com’è possibile che dei 259 esemplari interferenti, il progetto esecutivo presentato da Metro C prevedesse inizialmente il trapianto di soli 61 in altri siti e l’abbattimento di 188 e che solo “a seguito delle richieste di questo assessorato finalizzate a ridurre al minimo l’impatto sulle alberature Metro C ha provveduto a rimodulare gli interventi avviando al trapianto la maggior parte il maggior numero di esemplari possibili tra cui molti di quelli inizialmente destinati all’abbattimento” [2]? Perchè il Dipartimento Ambiente non ha avanzato la richiesta fin dalla Conferenza dei servizi? Una richiesta che anzi, non dovrebbe nemmeno essere avanzata, ma che dovrebbe essere scontata nella progettazione di ogni opera pubblica. Anche per quanto riguarda “la rilevata contraddizione tra le riqualificazioni recenti dei giardini di Castel Sant’Angelo, di Viale e Piazza Mazzini e l’insediamento su parte di essi dei cantieri per la costruzione delle nuove stazioni Metro“, scrive l’Assessora che “al tempo in cui quegli interventi sono stati finanziati e progettati non si conosceva l’effettiva incidenza dell’impatto dei cantieri e nemmeno le date di inizio dei lavori“; ci chiediamo come si possano avviare progetti su parti così fragili e storiche della città senza conoscere prima “l’effettiva incidenza dell’impatto dei cantieri“. Ricordiamo che la sistemazione di Piazza Adriana è stata inserita nel DPCM 2023 delle opere giubilari Riqualificazione del verde nelle Ville Storiche – Mole Adriana (intervento 180) [3], mentre i lavori su Piazza e Viale Mazzini sono stati finanziati dal Comune, e non è così rassicurante sapere che “si è deciso di procedere comunque con i lavori anche in considerazione del fatto che le aree in questione sarebbero  stato oggetto di ripristino della sistemazione esterna a cura di metro C  al termine degli interventi“. Infine, non possiamo che concordare con le associazioni laddove auspicano che “vengano prese in considerazione anche le questioni più generali che erano state poste nella lettera: le difficoltà nel coordinamento fra i diversi dipartimenti, l’ insufficiente e tardiva informazione rispetto alle numerose importanti opere di trasformazione della città attualmente in corso“. Opere “senza dubbio necessarie, ma comportano per la cittadinanza disagi che devono essere compresi e mitigati, per quanto possibile, dall’ Amministrazione“. Aspetti che Carteinregola sollecita da anni e che finora hanno avuto ben poco seguito. E ci aspettiamo che tutte le informazioni fornite dall’assessora alle associazioni trovino finalmente spazio anche sul sito istituzionale, facilmente accessibili a tutti i cittadini. Sulle compensazioni e gli espianti rimandiamo all’articolo di Paola Loche, Dottore in Scienze Naturali e esperto in ecologia vegetale. Anna Maria Bianchi Missaglia I dati (dalla lettera dell’Assessora Alfonsi) (…) Il progetto esecutivo presentato da Metro C prevedeva inizialmente che di questi 259 esemplari interferenti 61 potessero essere trapiantati in altri siti e 188 fossero destinati all’abbattimento. A seguito delle richieste di questo assessorato finalizzate a ridurre al minimo l’impatto sulle alberature, Metro C ha provveduto a rimodulare gli interventi avviando al trapianto il maggior numero di esemplari possibili tra cui molti di quelli inizialmente destinati all’abbattimento. In fase di esecuzione di questi interventi di espianto le verifiche più approfondite di ordine tecnico e operativo eseguite in loco hanno determinato un ulteriore variazione dei numeri degli alberi soggetti a trapianto. Alcuni esemplari presentavano condizioni fotostatiche precarie non compatibili con lo stress del trapianto.Altri erano radicati in siti a forte contatto con sottoservizi; altri ancora, in particolare i cipressi di Viale Mazzini, avevano dimensioni tali da non poter essere trapiantati perché la necessaria riduzione della chioma avrebbe purtroppo prodotto un fusto senza possibilità di ricacci vegetativi. Le alberature giovani poste a dimora l’anno precedente sono state tutte trapiantate in aree verdi limitrofe del medesimo Municipio. Analogamente gli alberi che alla luce degli sviluppi progettuali non risultavano più interferenti e che era possibile rilasciare in cantiere con adeguati margini di sicurezza sono stati lasciati in situ (…) (…) complessivamente sono stati effettuati interventi su un totale di 209 con 142 trapianti a fronte dei 71 inizialmente previsti, 84 rilasci in sito e 33 abbattimenti, rispetto ai 188 previsti dal progetto iniziale, di cui: Per quanto riguarda il tema delle compensazioni sulla base di uno studio condotto in fase di progettazione dal Dipartimento di biologia ambientale dell’Università di Roma la Sapienza in collaborazione con Metro C (…)sono state messe a dimora 259 alberature con l’obiettivo di garantire una compensazione immediata in area individuata dal Dipartimento Tutela Ambientale: (…) Come compensazione immediata è prevista anche la realizzazione, sempre in collaborazione con La Sapienza,, di 4 Tini Forest, da collocare in ambito municipale a Monte Mario (2)  e nell’area verde di via Sabotino (2). Le piantumazioni finali previste dal progetto per la sistemazione finale delle aree di superficie delle nuove stazioni sono 156:  sia le compensazioni contestuali che quelle post opera vengono effettuate utilizzando esemplari arboree e giovani di altezza compresa tra 4,0  e  4,5 m con diametro del tronco 30- 35 cm. 19 aprile 2026 Per osservazioni e precisazioni scrivere a: laboratoriocarteinregola@gmail.com NOTE 1] VEDI Tutti per Roma 31 3 26 A proposito degli alberi e del cantiere della metro C – La lettera è stata firmata da Tutti per Roma insieme a Prati Verde, Comitato Aurelio per l’ambiente, Insieme 17 ed è stata inviata a Sabrina Alfonsi, Assessora all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei rifiuti di Roma Capitale, Eugenio Patanè, Assessore alla Mobilità di Roma Capitale, e per conoscenza a Stefano Marin, Assessore all’Ambiente del Municipio Roma I Centro, Giulia Callini, Presidente Commissione Lavori Pubblici/Mobilità Municipio Roma I Centro e Niccolò Camponi, Presidente Commissione Politiche della Sostenibilità Ambientale Municipio Roma I Centro. La mail esprime la preoccupazione dei cittadini per i tagli di alberi dovuti ai cantieri della metro C e specificatamente per le fermate di Piazza Pia, via Barletta, Mazzini/Clodio e piazza della Chiesa Nuova. (leggi la mail sul sito di Roma per Tutti) [2] Vedi Tutti per Roma La risposta dell’assessore Alfonsi sugli alberi e il cantiere della metro C 16 Aprile 2026 (*) [3] “…il progetto esecutivo presentato da Metro C prevedeva inizialmente che di questi 259 esemplari interferenti 61 potessero essere trapiantati in altri siti e 188 fossero destinati all’abbattimento; a seguito delle richieste di questo assessorato finalizzate a ridurre al minimo l’impatto sulle alberature metro C ha provveduto a rimodulare gli interventi avviando al trapianto il maggior numero di esemplari possibili, tra cui molti di quelli inizialmente destinati all’abbattimento
April 19, 2026
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I rischi dell’espianto degli alberi per i lavori della Metro C
scultura Humanitas di Andrea Roggi (foto ambm 25 7 25) di Paola Loche Roma è una città che vive su più livelli: quello millenario della storia archeologica e quello vitale del suo immenso patrimonio arboreo. Con l’avanzamento dei cantieri della Metro C, in particolare nelle aree centrali e storiche, il conflitto tra mobilità sostenibile e tutela del verde è tornato al centro del dibattito pubblico. Al centro della contesa c’è una pratica tanto necessaria quanto rischiosa: l’espianto e il successivo reimpianto di alberi maturi. Ma cosa accade davvero a un albero quando viene rimosso dal suo habitat per far posto a una stazione? Il primo errore, forse il più grave, è logistico e culturale: pensare che spostare un albero di 50 anni sia come traslocare un lampione o una panchina. Un esemplare maturo è un sistema complesso. Sotto terra, le sue radici non sono semplici ancoraggi, ma una rete neurale in simbiosi con il suolo, i funghi e i microrganismi locali. Estrarre un albero significa spezzare questo equilibrio vitale. Quando si procede all’espianto, i rischi principali sono: * Recisione delle radici: Per rendere l’albero trasportabile, viene recisa la maggior parte delle radici periferiche. Sono proprio queste, però, a nutrire la pianta. È come pretendere che un atleta corra una maratona dopo un intervento chirurgico alle gambe. * Shock da Trapianto: L’albero si ritrova improvvisamente in un mondo nuovo. Diversa esposizione solare, diverso drenaggio, diverso terreno. Questo “stress da trasloco” può paralizzare le funzioni vitali della pianta. * Crollo delle Difese: Un albero stressato è un albero indifeso. Funghi e parassiti, che in condizioni normali verrebbero respinti, trovano una porta aperta per sferrare l’attacco fatale. Nonostante l’adozione di rigorosi protocolli agronomici nella gestione del verde di cantiere, le evidenze statistiche continuano a mostrare risultati poco incoraggianti. Il reimpianto spesso avviene in zone distanti da quelle originali, alterando il microclima dei quartieri che perdono il “polmone verde” originale. Inoltre, la sfida a Roma è doppia: il sottosuolo è un groviglio di reperti archeologici e sottoservizi. Trovare un sito di reimpianto che offra spazio sufficiente alle radici è spesso un’impresa impossibile, trasformando il trapianto in un abbattimento differito nel tempo. Spesso i comunicati stampa rassicurano parlando di “compensazione ambientale”: per ogni albero rimosso, ne piantiamo di nuovi. Matematicamente torna, ecologicamente no. Sostituire un albero maturo con dieci piccoli alberelli è come pretendere che dieci neonati compiano lo stesso lavoro di un adulto esperto. Il servizio ecosistemico (ombra, abbattimento della CO2, assorbimento degli inquinanti, mitigazione termica) offerto da una chioma matura è incommensurabile rispetto a esemplari giovani che impiegheranno decenni per diventare efficaci. È possibile costruire una metropolitana senza condannare a morte il verde cittadino? La soluzione risiede in tre pilastri fondamentali: 1. Pianificazione Predittiva: Coinvolgere gli esperti botanici sin dalla fase di progettazione del tracciato per evitare lo spostamento di esemplari maturi e paesaggisticamente importanti. 2. Tecniche Avanzate: L’uso di tecnologie come l’escavazione pneumatica per preservare il più possibile l’apparato radicale. 3. Monitoraggio Post-Trapianto: Un albero spostato ha bisogno di cure intensive (irrigazione costante, concimazione specifica) per almeno 3-5 anni. Senza questo “reparto di terapia intensiva”, il reimpianto è destinato a fallire La Metro C è un’opera indispensabile per ridurre il traffico e l’inquinamento a lungo termine. Tuttavia, la sfida per Roma è dimostrare che il progresso infrastrutturale non debba necessariamente avvenire a scapito della sua memoria vegetale. Un albero che muore a causa di una gestione approssimativa non è solo un danno estetico, ma una mutilazione dei servizi ecosistemici della città. Tale perdita risulta insostenibile a fronte della crescente vulnerabilità climatica e ambientale del tessuto urbano. Paola Loche Per osservazioni e precisazioni scrivere a : laboratoriocarteinregola@gmail.com 18 aprile 2026 NOTE
April 18, 2026
carteinregola
Vicenda 15.000€ di sanzioni a Carteinregola, se ne è parlato nel Consiglio del II Municipio (e sulla stampa)
Al Consiglio del II Municipio il dibattito sulle sanzioni comminate a Carteinregola- la registrazione e un commento, con i ringraziamenti ai consiglieri comunali e municipali Carteinregola a inizio febbraio ha scritto al Sindaco e alle istituzioni capitoline e municipali* segnalando la vicenda delle multe ricevute per affissione abusiva di 17 manifesti, realizzati da anonimi e affissi da anonimi, a cui l’associazione è completamente estranea. La Polizia di Roma Capitale ha individuato Carteinregola come responsabile solo per un comunicato pubblicato sul sito con lo stesso titolo (senza il testo nè tantomeno le grafiche) “Siamo tutti/e sulla stessa strada” dei manifesti affissi a San Lorenzo. Comunicato che Carteinregola ha copiato dalla pagina FB di ANPI San Lorenzo, nel quale si invitavano le istituzioni capitoline, in occasione del Giubileo, a occuparsi delle persone più deboli in emergenza abitativa. Alla nostra lettera hanno risposto alcuni consiglieri del I Municipio (con una mozione poi non approvata per la mancanza del numero legale) e 4 consigliere del II Municipio, che hanno proposto al Consiglio l’ODG n. 25 dal titolo “Espressione di solidarietà e vicinanza istituzionale all’associazione Carta in regola e richiesta di chiarimenti e confronto in merito alle sanzioni comminate per presunte affissioni abusive“; l’ODG era firmato dalla consigliera Barbara Auleta (AVS) Francesca Morpurgo (Roma futura) Elisabetta Galassi (M5S) Marinella Antonia Inguscio (Azione). Anche in questo caso l’ODG non è stato approvato, ma lo riteniamo ugualmente un grande successo. Infatti l’obiettivo principale di Carteinregola era proprio quello che si aprisse un dibattito sul tema, cosa che è assolutamente avvenuta, un dibattito in Consiglio in cui la Presidente dell’associazione è intervenuta aggiungendo particolari all’esposizione della consigliera Auleta, prima firmataria dell’ODG, e rispondendo alle domande dei consiglieri, con la conseguenza, come si evince dalla registrazione (in calce il link), di uno stupore generale per quanto è accaduto. Grande soddisfazione abbiamo avuto anche per gli interventi di molti consiglieri di maggioranza e di tutte le opposizioni, che hanno dichiarato stima e apprezzamento per il lavoro di Carteinregola, manifestando la propria solidarietà. Il motivo della mancata approvazione dell’ODG, poi ritirato dalle firmatarie, è stata la formulazione del testo, che alcuni ritenevano non conforme al compito di un Consiglio municipale. Però il dibattito si è concluso con l’assicurazione, da parte di praticamente tutte le forze politiche, di sottoscrivere un altro ODG a sostegno delle richieste di Carteinregola, essenzialmente quella di un dibattito pubblico e di un confronto con la Polizia di Roma Capitale sulle interpretazioni normative che possono avere, come in questo caso, gravi ripercussioni su realtà civiche incolpevoli. Rimaniamo quindi in attesa del nuovo ordine del giorno, ringraziando le consigliere promotrici, i consiglieri che hanno espresso la propria solidarietà all’associazione, e i numerosi soci di Carteinregola che si sono recati in aula per presenziare al dibattito. Solidarietà che era già stata da tempo anticipata dalla Presidente del Municipio Del Bello, con una nota inviata a Carteinregola il 25 febbraio 2026 ,che pubblichiamo in calce insieme agli altri messaggi ricevuti da consiglieri capitolini e municipali. Ringraziamo tutti, insieme alla giornalista Laura Martellini per l’articolo sul Corsera Roma del 15 aprile 2026** Carteinregola continuerà a promuovere sempre nuove iniziative per mantenere viva l’attenzione sulla vicenda e scongiurare i rischi che possono riguardare tanti cittadini e associazioni romane. Carteinregola > vai a 15.000 euro di sanzioni  a Carteinregola per affissioni abusive di > manifesti di cui ignorava l’esistenza (con tutti i documenti) immagine dalla registrazione (il video si può vedere cliccando sul link) > Vai alla registrazione del Consiglio del II Municipio del 9 aprile 2026 > (Illustrazione ODG di Barbara Auleta (AVS) a 13’30” ca da inizio – Intervento > Anna Maria Bianchi Presidente Carteinregola a circa 25′ da inizio fino a > 36’40”, poi si succedono gli interventi dei consiglieri I MESSAGGI DI SOLIDARIETA’ Pubblichiamo la nota ricevuta dalla Presidente del II Municipio Del Bello, dalla consigliera Linda Meleo del gruppo capitolino Movimento 5 Stelle 2050 e il comunicato stampa del consigliere Ferdinando Bonessio capogruppo AVS Alla Assemblea Capitolina, che si aggiungono ai messaggi di interessamento e solidarietà dei consiglieri capitolini: Tommaso Amodeo, Lista Civica Gualtieri, Giovanni Caudo, Roma Futura, dei consiglieri municipali Lorenzo Minio Paluello Roma futura I Municipio che insieme a Nathalie Naim, Lista civica Gualtieri ha promosso una mozione approvata in Commissione Bilancio del I Municipio, ma non dal Consiglio, la consigliera Maristella Urru di Aurelio in Comune del XIII Municipio. Hanno inviato  la propria solidarietà anche  il segretario del PD Roma Enzo Foschi  e la portavoce del Forum Terzo Settore Lazio Francesca Danese, oltre a tante realtà civiche, che intendiamo invitare a un’assemblea pubblica. La lettera della Presidente Del Bello del 25 febbraio 2026 Gentile Presidente, cara Annamaria, ho letto con attenzione la vostra missiva del 5 febbraio u.s. e quanto esposto ha destato in me stupore e preoccupazione. Garantisco che farò approfondimenti sulla vicenda, rendendomi sin d’ora disponibile per un dibattito pubblico a salvaguardia di realtà civiche come Carteinregola, da sempre a salvaguardia della cosa pubblica. Confermando la mia stima, resto a disposizione e invio i miei migliori saluti. Francesca Del Bello Gruppo Movimento 5 Stelle 2050 a La Presidente Associazione Carteinregola RQ 4933 del 9/3/2026 Oggetto: vicenda sanzione amministrativa per affissioni abusive – solidarietà e richiesta maggiori informazioni Desidero esprimere, a nome mio e del gruppo del Movimento 5 Stelle in Campidoglio, la più sincera solidarietà per la vicenda della sanzione amministrativa di 15.000 euro per presunta affissione abusiva che, da quanto si apprende, riguarderebbe manifesti della cui esistenza la stessa associazione dichiarerebbe di non essere stata nemmeno a conoscenza. La storia e l’attività di Carteinregola sono da anni un punto di riferimento nel panorama civico romano: il vostro lavoro di informazione, monitoraggio e stimolo nei confronti delle istituzioni sui temi della trasparenza amministrativa, della partecipazione dei cittadini, dell’urbanistica e della tutela del territorio rappresenta un contributo prezioso per la città di Roma. Proprio per questo motivo la vicenda della sanzione suscita attenzione e preoccupazione e quindi sarebbe utile poter comprendere più nel dettaglio come si siano svolti i fatti, quali siano le contestazioni mosse e in che modo si sia arrivati all’attribuzione di questa responsabilità all’associazione. Ritengo importante fare piena chiarezza su quanto accaduto, anche per evitare che iniziative civiche e associative, che rappresentano una ricchezza per la nostra Città, possano trovarsi esposte a situazioni analoghe senza un adeguato contraddittorio Nel rinnovare la mia vicinanza e stima per il lavoro che da anni portate avanti con competenza e spiritocivico, resto in attesa di eventuali ulteriori elementi utili a comprendere meglio la vicenda e a valutarepossibili iniziative nelle sedi istituzionali. Cordialità. Linda Meleo La lettera è stata anche diffusa come comunicato stampa ripreso da varie agenzie tra le quali Agenparl 11 3 2026 ROMA. BONESSIO (EV-AVS): SANZIONE IMMOTIVATA CONTRO ‘CARTEINREGOLA’ (DIRE) Roma, 11 mar. – “È grave e inaccettabile la sanzione di oltre 15mila euro comminata all’associazione Carteinregola per presunte affissioni abusive a San Lorenzo, basata su un collegamento del tutto indiretto con un post online sull’emergenza abitativa. Un provvedimento sproporzionato e fondato su presupposti tutt’altro che chiari”. Così in una nota Nando BONESSIO, capogruppo EV – Alleanza Verdi Sinistra in Assemblea Capitolina. “La stessa associazione ha sempre dichiarato e comprovato la propria estraneità alle affissioni contestate e la vicenda è ora all’esame del Giudice di Pace, che si pronuncerà nel febbraio 2027. Chiunque potrebbe recuperare su internet il testo prodotto da un’associazione e poi usarlo per realizzare e affiggere manifesti abusivi: ma questo non vuol dire che l’associazione sia responsabile o correa. Nel frattempo, Carteinregola ha scritto al Sindaco, ai consiglieri capitolini e municipali per evidenziare le criticità di un accertamento che appare privo di adeguati riscontri. Esprimo piena solidarietà a Carteinregola. Episodi come questo rischiano di colpire e scoraggiare il lavoro delle associazioni civiche e la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica. Difendere la libertà di espressione e il ruolo della società civile significa anche evitare provvedimenti punitivi non adeguatamente fondati. Mi auguro che venga fatta rapidamente chiarezza e che si riconosca il valore del lavoro che Carteinregola svolge da anni accanto alle istituzioni per promuovere partecipazione, trasparenza e diritti nella nostra città”. (Com/Buc/ Dire) 14:52 11-03-26 NNNN Per osservazioni e precisazioni scrivere a : laboratoriocarteinregola@gmail.com 18 aprile 2026 -------------------------------------------------------------------------------- NOTE (*)La lettera al Sindaco Gualtieri del 5 febbraio 2026 Alla CA di Roberto Gualtieri Sindaco di Roma Capitale – Svetlana Celli Presidente  Assemblea Capitolina – Consigliere e Consiglieri Assemblea Capitolina – Presidenti, Giunte, Consigli  dei Municipi – E pc Mario De Sclavis Comandante Corpo di Polizia Locale Roma Capitale OGGETTO: 15.000 euro di sanzioni comminate a Carteinregola per affissione abusiva di manifesti a cui è completamente estranea, richiesta di un dibattito pubblico allargato e di un confronto con la Polizia di Roma Capitale,per evitare che la nostra e altre realtà civiche possano subire analoghe sanzioni ingiustificate, con conseguenze sull’impegno dei cittadini attivie sulla vita democratica della città Roma, 5 febbraio 2026 L’Associazione Carteinregola comunica di essere  vittima di  una grande  ingiustizia, nella persona della sua Presidente, chiamata a pagare più di 15.000 euro di sanzioni comminate dalla Polizia di Roma Capitale per fatti a cui l’associazione non solo è completamente estranea,  ma di cui non era nemmeno a conoscenza. La vicenda scaturisce da 17 verbali per affissione abusiva di  17 “manifesti pubblicitari fuori dagli appositi supporti” emessi  il 12 febbraio 2025dalla Polizia di Roma Capitale in seguito all’accertamento dell’affissione abusiva in due località del quartiere San Lorenzo. Manifesti, che  non presentavano alcuna firma, ed erano quindi stati stampati e affissi da ignoti, e che non recavano alcun riferimento a Carteinregola e alle sue attività, e che, come spiegato nel colloquioavuto presso il Comando della Polizia Locale competente dopo il ricevimento delle sanzioni, non solo non erano  stati affissi,  ma non erano  stati né ideati, né realizzati, né stampati e   nemmeno  riprodotti sul sito di Carteinregola, e quindi la loro diffusione non poteva portare alcun vantaggio né diretto né indiretto all’associazione. Trattandosi di una situazione davvero  paradossale, eravamo convinti che si fosse chiarito  l’equivoco nel citato colloquioe che la vicenda si sarebbe rapidamente risolta con il  ricorso al prefetto. Invece nell’autunno scorso abbiamo ricevuto  17 ordinanze/ingiunzioni al pagamento che hanno raggiunto la considerevole cifra di 15.000 €, poiché la  Polizia di Roma Capitale ha confermato le sanzioni, con motivazioni che riteniamo totalmente incongrue,  e abbiamo quindi dovuto   avanzare opposizione davanti al giudice di pace. Paradossale anche trovarsi in tali circostanze per  la nostra associazione, che ha fatto del rispetto delle regole la sua bandiera già nella scelta del proprio nome, ma non solo:  fin dal 2016 abbiamo ideato e promosso ad ogni elezione la  “Carta della candidata e del candidato trasparente” dove all’articolo 3 è inserito: “La candidata o il candidato si impegna a rispettare le normative vigenti per ogni iniziativa inerente la campagna elettorale, dalla richiesta dei permessi per l’occupazione di suolo pubblico, alle affissioni negli spazi consentiti” (Art.3)  e sottoscrivendo in più riprese la campagna contro le affissioni abusive “Non votare chi sporca”[1].   Ma c’è un altro aspetto che ci preoccupa, che va oltre il caso specifico e che può investire anche tante altre realtà di cittadini attivi. La motivazione delle sanzioni della Polizia locale, con il riferimento a sentenze richiamate in modo abnorme per il nostro caso, potrebbe però portare  a conseguenze imprevedibili, in quanto  chiunque intendesse colpire l’ impegno in  difesa dell’interesse pubblico – impegno  che spesso si trova in contrasto con interessi privati anche molto specifici – potrebbe  scaricare dai siti  o dai social delle associazioni locandine che pubblicizzano vari eventi e affiggerle abusivamente  con il preciso obiettivo di danneggiare le realtà scomode. Non solo. Il 10 gennaio scorso abbiamo ascoltato con interesse l’intervento  del Sindaco  Gualtieri all’assemblea per il lancio della campagna VOTA NO per difendere GIUSTIZIA, COSTITUZIONE E DEMOCRAZIA del Comitato Società civile per il No nel Referendum costituzionale, a cui aderisce anche l’associazione Carteinregola. Dal sito del Comitato https://www.referendumgiustizia2026.it/ sono ora scaricabili dèpliants e volantini, che Carteinregola non intende  diffondere al di fuori del proprio sito e dei propri canali social  (quindi esclusivamente on line); ma  se sciaguratamente qualcuno, tra le migliaia di cittadini che fanno parte delle  tante realtà che aderiscono al Comitato,  prendesse  l’iniziativa di stampare e affiggere dei manifestini fuori dagli spazi autorizzati, Carteinregola potrà ricevere addebiti anche per questo, insieme a tutti gli altri soggetti che hanno aderito al Comitato? L’ipotesi non è peregrina, visto che ci sono state comminate sanzioni addirittura per affissioni di manifesti  che non erano in alcun modo riferibili alla nostra associazione. Per questo, pur confidando nella possibilità di avere giustizia,   ottenendo  una sentenza  che riconosca la totale estraneità dell’Associazione Carteinregola rispetto ai fatti che ci sono stati contestati, chiediamo al Sindaco, alla Giunta e  all’Assemblea Capitolina, nonché ai Presidenti, alle Giunte e ai Consigli di Municipio per quanto di loro competenza, di attivarsi affinchè quanto accaduto alla nostra Associazione diventi oggetto di un dibattito pubblico allargato e di un confronto con la Polizia di Roma Capitale, per garantire che il confronto democratico con la società civile possa svolgersi serenamente, senza Spade di Damocle di ingiuste e pesanti sanzioni,  nei confronti di realtà che si basano sul lavoro volontario dei propri soci e che hanno come unica forma di finanziamento una esigua  quota annuale versata dai propri iscritti. In calce i dettagli della vicenda, siamo a disposizione per fornire tutti i  documenti e le informazioni relative a quanto riportato [1] vedi https://www.carteinregola.it/perunapoliticatrasparentedemocratica/carta-della-candidata-e-del-candidato-trasparente/ https://www.carteinregola.it/non-votare-chi-sporca-la-citta-con-manifesti-abusivi/embed/#?secret=9g72pOf2wM#?secret=QMMd2spp2M (**) Vai all’articolo del Corriere della Sera Roma del 15 aprile 2026: All’Associazione “Carteinregola” 15 mila euro di multa per manifesti abusivi: “ma non li abbiamo afffissi noi” di Laura Martellini
April 18, 2026
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Il “Regolamento del Verde” resta sulla carta: tra motoseghe e potature fuori tempo
Foto repertorio potature (foto PL) di Paola Loche Roma è, sulla carta, una delle città più verdi d’Europa. Eppure, passeggiando tra i viali monumentali e i parchi storici, la sensazione è che questo immenso patrimonio sia gestito più come un’emergenza continua che come una risorsa da tutelare. Nonostante l’approvazione del Regolamento del Verde e del Paesaggio (avvenuta nel 2021 dopo anni di attesa), la sua applicazione pratica appare ancora oggi una chimera, lasciando spazio a zone d’ombra e interventi che fanno discutere cittadini e associazioni. Il Regolamento del Verde era stato concepito come il pilastro normativo, imprescindibile per la tutela degli alberi capitolini: norme chiare su come, quando e perché intervenire. Tuttavia, la realtà dei fatti racconta una storia diversa. Molte delle prescrizioni contenute nel testo vengono regolarmente disattese. Il problema non è solo la carenza di fondi, ma una macchina burocratica che fatica a trasformare le linee guida in azioni concrete sul campo. Il risultato? Un’anarchia manutentiva con logiche proprie, spesso distanti dagli standard scientifici richiesti. Uno dei punti più dolenti riguarda la mancanza di trasparenza sugli abbattimenti. Spesso i cittadini si svegliano con il rumore delle motoseghe sotto casa, scoprendo che alberi storici sono stati rasi al suolo senza che ci fosse stata una comunicazione preventiva o la pubblicazione delle perizie tecniche. Eppure il Regolamento prevederebbe la pubblicazione degli atti e la segnalazione degli interventi critici, ma reperire i documenti che giustificano l’instabilità di un albero (le cosiddette prove di trazione o analisi VTA) è spesso un’impresa titanica. Inoltre per ogni albero abbattuto, ne andrebbe piantato uno nuovo. Ma dove sono i nuovi alberi? Spesso le “tazze” (gli spazi nel marciapiede) rimangono vuote per tanto tempo, diventando ricettacoli di rifiuti invece di ospitare nuova vita, oppure vengono messi a dimora alberi, introducendo specie che nulla hanno a che fare con la fisionomia urbana originaria e che finiscono per alterare irrimediabilmente il paesaggio consolidato nel tempo. C’è poi la questione del timing. La biologia degli alberi non segue i tempi della politica o dei bandi di gara, ma a Roma sembra che questo concetto fatichi a passare. Non è raro vedere squadre di operai al lavoro su alberi  in piena primavera o estate inoltrata. Le potature effettuate fuori tempo massimo, ovvero durante il periodo di nidificazione degli uccelli o nel pieno della ripresa vegetativa, sono doppiamente dannose: * Per la fauna: Mettono a rischio la biodiversità urbana, distruggendo i nidi protetti dalle normative europee. * Per la pianta: Uno stress eccessivo durante la ripresa vegetativa espone l’albero a parassiti e malattie, indebolendolo proprio quando avrebbe bisogno di tutte le sue energie Il Verde a Roma non può essere gestito solo attraverso la logica dell’abbattimento cautelativo o della potatura “drastica” fatta in emergenza e senza logica apparente. Serve un cambio di rotta che rimetta al centro la manutenzione ordinaria e il rispetto rigoroso delle regole che la città stessa si è data. Senza trasparenza e senza il rispetto dei cicli biologici, il rischio è che la “Grande Bellezza” dei viali alberati romani diventi presto solo un ricordo fotografico. > Vai a Regolamento del Verde Pubblico e privato e del Paesaggio Urbano 7 aprile 2026 Per osservazioni e precisazioni: laboratoriocarteinregola@gmail.com
April 17, 2026
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I cittadini vincono il ricorso al TAR contro il progetto di uso temporaneo per l’area di Parco Tripoli approvato da Roma Capitale
da allegato Deliberaz GC mappa satellite negli anni Parco Tripoli n. 133 di Anna Maria Bianchi e Thaya Passarelli Da tempo l’Associazione Carteinregola segue la vicenda del “Parco Tripoli”, un’area privata nel quartiere africano (II Municipio) con destinazione da Piano Regolatore “verde pubblico e servizi pubblici di livello locale” e che invece per anni è stata utilizzata come parcheggio privato a pagamento. Dopo significativi interventi sull’assetto morfologico dell’area, tra i quali l’eliminazione di numerose alberature, si erano levate le proteste di alcuni residenti della zona. In seguito ad accertamenti degli uffici il parcheggio era stato chiuso. La società proprietaria dell’area aveva quindi presentato una proposta progettuale per l’utilizzazione temporanea dell’area di parco Tripoli per la realizzazione di un parcheggio non pertinenziale[i], proposta che Carteinregola aveva potuto esaminare in dettaglio e sulla quale, così come altre Associazioni e Comitati di cittadini, aveva espresso numerose critiche, protocollando sia al Comune che al Municipio le proprie perplessità e le proprie richieste[ii]. Ciononostante, un anno fa, il 10 aprile 2025, la Giunta Capitolina aveva approvato la  Deliberazione n. 133/2025, che autorizzava il progetto e l’uso temporaneo di Parco Tripoli come parcheggio non pertinenziale, concedendolo per una durata di 3 anni rinnovabile per altri due. Alcuni residenti avevano quindi avanzato ricorso al Tribunale Amministrativo del Lazio contro la delibera e ora il TAR ha riconosciuto in gran parte le ragioni dei cittadini, annullando la delibera e la relativa convenzione. > Vedi Parco tripoli cronologia e materiali > > scarica La sentenza del TAR Lazio N. n. 06506/2026 REG.RIC (con omissis) (il corsivo con asterisco è ripreso dal testo della sentenza) SINTESI DELLA VICENDA L’area, localizzata tra via Tripoli, via Cirenaica, via Homs e via Assab, è stata utilizzata come parcheggio privato a pagamento dal 2006 e  fino al 2022, nonostante fin dal 2008 il PRG[iii]  ne definisse una precisa destinazione urbanistica e nonostante le giunte municipali succedutesi negli anni avessero deliberato a favore di una riqualificazione dell’area con la previsione di servizi pubblici e parco pubblico. In particolare “l’art. 85 delle vigenti Norme Tecniche di Attuazione del Piano Regolatore prevede che sull’area in questione possano essere realizzati: i) parcheggi pubblici (lett. f) a raso, alberati; ii) parcheggi privati (lett h) esclusivamente nel sottosuolo, ai sensi e con le modalità dell’art. 9, comma 4, della legge n. 122/1989”*.  Nel 2021 iniziano ad essere eseguiti nell’area alcuni   lavori, per i quali, si scoprirà solo successivamente attraverso la consultazione   degli atti, non era stata richiesta la relativa autorizzazione, così come risulterà che il parcheggio privato a pagamento non aveva i titoli necessari per svolgere tale attività (cioè la convezione con il Comune di Roma). Aspetti che risulteranno confermati dai giudici del TAR nella recentissima sentenza. Tali interventi di “livellamento, di sbancamento del verde e di ampliamento dell’area di parcheggio, con aspersione di ghiaia e realizzazione di una strada di collegamento tra i due livelli delle piazzole” *, grazie all’attivismo di alcuni residenti sono portati all’attenzione del Municipio e del Dipartimento Urbanistica. Nel 2022 il parcheggio viene chiuso, dopo che la stessa Amministrazione annulla la SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) presentata dai precedenti gestori  “per la realizzazione di opere di nuova costruzione – segnatamente le piazzole asfaltate – eseguite in difetto di permesso di costruire, intimando la cessazione dell’attività di rimessa di veicoli”* . Solamente a ottobre 2024 i cittadini apprendono che  la proprietà  aveva  presentato al Municipio II e al Dipartimento Programmazione e Attuazione Urbanistica fin dal novembre 2023  un progetto di uso temporaneo  per una durata di 3 anni + 2 che prevedeva la riapertura del parcheggio per un totale di 270 posti auto e una riqualificazione – non meglio precisata – del poco verde rimasto;  per questo,  acquisita copia della documentazione tramite accesso civico generalizzato,   il 31 dicembre 2024 Carteinregola insieme al Comitato Parco Tripoli e alla Consulta del Verde del Municipio II trasmette  all’Assessorato all’Urbanistica, alla Giunta di Roma Capitale e alla Presidente del Municipio II precise richieste[iv] sintetizzabili come segue: * verifica della legittimità dell’esistente, con particolare riferimento alle due piazzole asfaltate; *  salvaguardia della destinazione (anche) a verde pubblico dell’area; * riqualificazione dell’area, tramite un progetto definitivo condiviso e partecipato[v]. Il 23 gennaio 2025 si svolge un Consiglio Straordinario del Municipio II, nel corso del quale, ancora una volta, i cittadini e le Associazioni, chiedono di rivedere il progetto di uso temporaneo in modo da assicurarne, oltre che la conformità alla normativa esistente in materia di parcheggi, la rispondenza all’interesse pubblico, sancito anche dalla delibera di giunta del 2024, di riqualificare le aree a verde, garantendone la fruizione e l’uso pubblico. A tale riguardo, e proprio a garanzia dell’intenzione di non sacrificare definitivamente la destinazione a verde dell’area prevista dal PRG, propongono di eliminare dal progetto la dotazione di parcheggi prevista nella parte superiore dell’area stessa (adiacente a via Cirenaica), riqualificando ed incrementando le alberature ivi esistenti e destinando, sin da subito, tale porzione di area a verde pubblico e/o a percorsi ricreativi e culturali[vi]. Invece pochi mesi dopo, il 10 aprile 2025[vii], la Giunta di Roma Capitale con la deliberazione n. 133 approva la proposta progettuale della proprietà e la relativa convenzione. Alcuni cittadini decidono quindi di ricorrere in giudizio e il  1 luglio 2025 depositano il ricorso al TAR contro la deliberazione della Giunta[viii]. Il 10 aprile 2026 i giudici amministrativi depositano la sentenza N. n. 06506/2026 REG.RIC [ix] che annulla la delibera capitolina e la convenzione, accogliendo la maggior parte dei motivi del ricorso. LA SENTENZA DEL TAR del LAZIO La lettura della sentenza conferma alcuni importanti principi sui quali si era basato il ricorso, e che erano stati evidenziati in più occasioni all’amministrazione capitolina. Va notato in premessa che i magistrati amministrativi non si sono espressi sulla possibilità che nell’area si possa realizzare un parcheggio, ma solo sull’applicazione “della normativa urbanistica vigente e previgente, che – sebbene non escluda la possibilità di realizzare parcheggi – prevede apposite modalità attuative che, in quel [questo] caso, non erano state rispettate”*.  In particolare, i magistrati hanno evidenziato  “i presupposti e le condizioni che devono indefettibilmente ricorrere affinché possa essere consentito in via temporanea l’utilizzazione di un edificio o di un’area per usi diversi da quelli previsti dal vigente strumento urbanistico”*, che sono essenzialmente due: 1) [l’uso temporaneo] può riguardare immobili legittimamente esistenti e aree private o pubbliche*; 2) si deve trattare di iniziative di rilevante interesse pubblico o generale correlate agli obiettivi urbanistici, socio-economici ed ambientali …, ossia di attivare processi di rigenerazione urbana, di riqualificazione di aree urbane degradate, di recupero e valorizzazione di immobili e spazi urbani dismessi o in via di dismissione e favorire, nel contempo, lo sviluppo di iniziative economiche, sociali, culturali o di recupero ambientale” *. La sentenza analizza quindi l’applicazione di tali condizioni al caso di specie, dimostrandone l’insussistenza rispetto all’utilizzo della normativa relativa all’uso temporaneo. In particolare riguardo: 1. La legittimità  dell’area e  la presenza di opere non sanabili “…sull’area in questione vi è stata sovrapposizione di interventi pubblici e privati, il che rende particolarmente difficile ricostruire lo statuto del bene ed accertare eventuali responsabilità per la realizzazione di opere sine titulo. Risulta tuttavia innegabile che sono stati realizzati ampi piazzali asfaltati, i quali costituiscono nuova costruzione ai sensi della vigente disciplina edilizia (“la realizzazione di un piazzale in cemento costituisce nuova costruzione ai sensi dell’art. 3 comma 1, lett. e), d.P.R. n. 380 del 2001[x], determinando un consumo di suolo e, dunque, una trasformazione tendenzialmente irreversibile di quest’ultimo, che richiede il permesso di costruire”* … omissis…  “la stessa amministrazione comunale ha accertato la presenza di opere non sanabili in sede di accertamento di conformità ex art 36 TUEL [nel testo TUED] in quanto prive del requisito di doppia conformità, il che ne presuppone il carattere radicalmente illegittimo sia in relazione al piano regolatore attuale sia in relazione a quello previgente”* … omissis… “È la stessa difesa dell’amministrazione capitolina a dare atto di tale situazione nella parte in cui osserva: “Come si è già posto in luce nelle premesse in fatto, la regolarizzazione del parcheggio auto a raso e la realizzazione di opere di completamento che all’epoca era stata chiesta dal precedente gestore non poteva essere autorizzata con lo strumento procedurale allora proposto (il permesso di costruire convenzionato con accertamento di conformità)…”*[xi] … omissis… “L’accertamento di conformità, infatti, ove fosse stato concesso, avrebbe avuto l’effetto di legittimare in via permanente e definitiva l’utilizzo dell’area in questione a parcheggio non pertinenziale, in violazione della normativa urbanistica vigente e previgente, che – sebbene non escluda la possibilità di realizzare parcheggi – prevede apposite modalità attuative che, in quel caso, non erano state rispettate”[xii]*. I magistrati rilevano una carenza istruttoria nel preventivo accertamento dello stato legittimo, indispensabile per la concessione dell’uso temporaneo: “per la concessione dell’uso temporaneo grava in capo all’ente un preciso onere di istruttoria circa lo stato legittimo della preesistenza: cosa che nel caso di specie non è avvenuta, non essendovene traccia nel provvedimento impugnato e neppure nella relazione istruttoria dove, anzi, la situazione urbanistica ed edilizia dell’area è ricostruita in termini perplessi ed incerti.”* 2. Carenza  di rilevante interesse pubblico o generale correlato agli obiettivi urbanistici, socio-economici ed ambientali della normativa per l’uso temporaneo Il secondo e altrettanto importante motivo di accoglimento del ricorso risiede nell’interpretazione della disciplina degli usi temporaneicui all’art. 23-quater del D.P.R. n. 380/2001[xiii] operata dalla  Deliberazione n.133 della Giunta Capitolina nell’approvazione del progetto. Disciplina   che permette di adibire edifici ed aree a usi diversi da quelli previsti dal vigente strumento urbanistico  “Allo scopo di attivare processi di rigenerazione urbana, di riqualificazione di aree urbane degradate, di recupero e valorizzazione di immobili e spazi urbani dismessi o in via di dismissione e favorire, nel contempo, lo sviluppo di iniziative. economiche, sociali, culturali o di recupero ambientale, il comune può consentire l’utilizzazione temporanea di edifici ed aree per usi diversi da quelli previsti dal vigente strumento urbanistico”*. Osservano i magistrati amministrativi:  “Le prime osservazioni dottrinarie sull’istituto [dell’uso temporaneo ndr] hanno evidenziato l’opportunità di una lettura restrittiva dello stesso in virtù della sua ratio eccezionale e derogatoria, atteso che la norma sovvertirebbe il concetto stesso di pianificazione urbanistica, consentendo usi del territorio per iniziative estemporanee, per definizione estranee alla pianificazione urbanistica che ha al contrario lo scopo di disciplinare lo stabile ed ordinato uso del territorio”*. I magistrati sottolineano anche il contrasto della Delibera capitolina, oltre che con il citato DMM 380/2001[xiv] , con le stesse Linee guida e criteri di indirizzo per l’attuazione delle disposizioni di cui all’art. 23-quater del Testo Unico per l’edilizia approvate dall’Assemblea Capitolina con la Deliberazione 69/2023 [xv],  dove si afferma che le  “proposte [per uso temporaneo ] debbono puntare a “incrementare la dotazione di spazi pubblici fruibili dalla cittadinanza, are attrezzate per il gioco e lo sport e aree gioco per bambini, orti didattici e urbani, attrezzature sociali a assistenziali, spazi per l’accoglienza”* e che “debbono essere caratterizzate dal “non consumo di suolo evitando impermeabilizzazione dei suoli”*. Un “auto-vincolo alla propria discrezionalità”* che la delibera capitolina non avrebbe rispettato,  si legge infatti nella sentenza: “pare evidente che l’amministrazione abbia travalicato i limiti del proprio potere: la legittimazione delle opere oggetto del progetto di concessione di uso temporaneo, con particolare riferimento al piazzale asfaltato, infatti costituirebbe un intervento di segno chiaramente contrario all’indirizzo dato dall’amministrazione agli usi temporanei, con particolare riferimento al divieto di impermeabilizzazione dei suoli”*  CONCLUSIONI Il TAR quindi annulla la delibera che, “pretermettendo i necessari approfondimenti in ordine alla regolarità edilizia dell’area, è illegittima in quanto non vi è stata verifica dei presupposti delineati dall’art. 23 – quater del DPR n. 380/01 e pertanto deve essere annullata”. Restando  “impregiudicato il potere dell’amministrazione di rideterminarsi sulla concessione di uso temporaneo alla luce delle coordinate interpretative” indicate. Sono passati già 4 anni da quando il parcheggio è stato chiuso a seguito delle segnalazioni dei cittadini: prolungare la battaglia giudiziaria vorrebbe dire continuare a negare la disponibilità  di uno spazio che potrebbe invece essere valorizzato con un progetto di interesse pubblico che coinvolga anche la cittadinanza. Per questo, come già in occasione del ricorso presentato dai cittadini contro il progetto edilizio dell’ex clinica di Villa Bianca[xvi], sempre nel II Municipio,a cui il TAR aveva dato ragione, Carteinregola scriverà al Sindaco, all’Assessore all’Urbanistica e alDipartimento Programmazione Urbanisticaper chiedere di non unirsi al privato nell’eventuale ricorso al Consiglio di Stato. Quando un tribunale conferma le ragioni dei cittadini, ci aspettiamo che lo facciano anche le istituzioni pubbliche. Anna Maria Bianchi, Thaya Passarelli Per osservazioni e precisazioni scrivere a: laboratoriocarteinregolagmail.com 16 aprile 2026 Vai a Parco Tripoli cronologia e materiali Per approfondire: Carteinregola 5 gennaio 2025 Parco Tripoli – prima di tutto una questione di trasparenza Roma Today 24 gennaio 2025 Il parcheggio di via Homs riaprirà e durerà cinque anni. Ma i cittadini chiedono più verde e un progetto a lungo termine Carteinregola 29 gennaio 2025 Area di via Homs: il confronto al Municipio 2 Roma Today 3 luglio 2025 Il parcheggio di via Homs non s’ha da fare. Adesso spunta un ricorso e l’apertura slitta di nuovo I cittadini fanno ricorso. L’apertura del parcheggio di via Homs è nuovamente lontana Radio Roma 24 luglio 2025 Intervista   Odissea Quotidiana 10 novembre 2025 Parco Tripoli: il futuro dell’area verde è appesa a un filo. L’Amministrazione vorrebbe farne un parcheggio “temporaneo”,i cittadini chiedono la salvaguardia del verde pubblico. Teleambiente 3 dicembre 2025 Puntata di Quo Vadis – rubrica settimanale a cura di VAS ospite della trasmissione “𝐴 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑜 𝑚𝑜𝑛𝑑𝑜”  La vicenda di 𝐏𝐚𝐫𝐜𝐨 𝐓𝐫𝐢𝐩𝐨𝐥𝐢, l’area verde di oltre 12mila metri quadrati  nel quartiere Africano di #Roma, tra via Tripoli, via Homs, via Assab e via Cirenaica. Repubblica, 12 aprile 2026 Il parcheggio privato del parco Tripoli non si farà, il Tar annulla la delibera di Paolo Boccacci. NOTE -------------------------------------------------------------------------------- [i] Scarica la proposta progettuale per l’utilizzazione temporanea dell’area di parco Tripoli per la realizzazione di un parcheggio non pertinenziale allegato elaborato grafico Deliberazione Giunta Capitolina uso temporaneo Parco Tripoli n. 133 sub_17001881424709766851_RC20250009268-HOMS_elaborato grafico_Prot_QI 82496_22_04_2024_compressed in calce l’allegato grafico [ii] Vedi Parco tripoli cronologia materiali  cronologia [iii] l’area in oggetto ricade nel PRG approvato con D.C.C. n. 18/2008 nel Sistema insediativo degli “Spazi aperti della città Storica” e precisamente nella tipologia “Spazi verdi conformati dal costruito” di cui a la lettera b) del comma 2 de l’art. 42 dele NTA; l’art. 42 comma 5 delle NTA del PRG vigente, prevede che “oltre agli interventi di categoria MO, MS e RC, sono ammessi interventi di categoria RE1 e DR1, come definiti da l’art. 36, commi 4 e 5, in base a le diverse caratteristiche degli edifici o impianti esistenti, nonché le categorie d’intervento ambientale cui a l’art. 10. In caso di interventi di categoria VLA, come definita da l’art. 10, comma 6, sono consentiti, con modalità attuativa indiretta, interventi di nuova edificazione o di ampliamento fino a un indice territoriale ET di 0,05 mq/mq, per le attrezzature di cui a l’art. 85, lett. d) ed e)”; il successivo comma 6 del medesimo art. 42 prevede che “Gli interventi che necessitano di titolo abilitativo sono individuati e regolati da specifici progetti unitari estesi all’intera area, predisposti dal Comune o dai proprietari, e che: “In assenza di tali progetti unitari (…) su le aree scoperte, sono consentiti esclusivamente le categorie di intervento ambientale, di cui all’art. 10”; la valorizzazione Ambientale (VLA) di cui all’art. 10 comma 6 de le NTA del PRG vigente, citato ne l’art. 42 comma 5 di cui sopra, comprende “l’insieme di interventi volti alla valorizzazione paesaggistica e funzionale di aree verdi, sia nel sistema insediativo che ambientale. Tali interventi comprendono la creazione di nuove componenti paesaggistico-ambientali, mediante la piantumazione di aree alberate, cespuglieti e sistemi di siepi, nonché la realizzazione di attrezzature f inalizzate a la fruizione collettiva dei luoghi, quali percorsi pedonali, equestri o ciclabili, attrezzature per la sosta, servizi a le persone (sanitari, didatticodivulgativi, ristoro, parcheggi). Sono, in genere, finalizzate alla valorizzazione funzionale di parchi esistenti o alla creazione, nel sistema insediativo, di aree a verde attrezzato o a parco locale”; il citato art. 10 comma 6 delle NTA del PRG vigente prevede, quindi, la possibilità di realizzare attrezzature finalizzate alla fruizione dei luoghi ivi compresi i parcheggi connessi a tale finalità (ossia asserviti alle attrezzature finalizzate alla fruizione dei luoghi e non anche parcheggi di tipo non pertinenziale). [iv]   Parco Tripoli: le richieste dei cittadini per il progetto di uso temporaneo [v] Vedi nota 4 [vi] Area di via Homs, il confronto al Municipio [vii] Vedi Nota 1. [viii] E della  relazione tecnica prot. QI/81802 del 10 aprile 2025, allegata alla predetta deliberazione, la nota prot. QI/2024/0157019 del 31 luglio 2024, di conclusione con esito positivo della conferenza dei servizi istruttoria e di altre note e pareri emessi dagli uffici competenti e dal Municipio II [ix]scarica La sentenza del TAR Lazio N. n. 06506/2026 REG.RIC (con omissis) [x] D.P.R. 380/2001. Testo Unico Edilizia Art. 3 comma 1 lett e) e) “interventi di nuova costruzione”, quelli di trasformazione edilizia e urbanistica del territorio non rientranti nelle categorie definite alle lettere precedenti. Sono comunque da considerarsi tali: e.1) la costruzione di manufatti edilizi fuori terra o interrati, ovvero l’ampliamento di quelli esistenti all’esterno della sagoma esistente, fermo restando, per gli interventi pertinenziali, quanto previsto alla lettera e.6); e.2) gli interventi di urbanizzazione primaria e secondaria realizzati da soggetti diversi dal Comune; e.3) la realizzazione di infrastrutture e di impianti, anche per pubblici servizi, che comporti la trasformazione in via permanente di suolo inedificato; e.4) l’installazione di torri e tralicci per impianti radio-ricetrasmittenti e di ripetitori per i servizi di telecomunicazione; (punto da ritenersi abrogato implicitamente dagli artt. 87 e segg. del d.lgs. n. 259 del 2003) e.5) l’installazione di manufatti leggeri, anche prefabbricati, e di strutture di qualsiasi genere, quali roulotte, camper, case mobili, imbarcazioni, che siano utilizzati come abitazioni, ambienti di lavoro, oppure come depositi, magazzini e simili, ad eccezione di quelli che siano diretti a soddisfare esigenze meramente temporanee o delle tende e delle unità abitative mobili con meccanismi di rotazione in funzione, e loro pertinenze e accessori, che siano collocate, anche in via continuativa, in strutture ricettive all’aperto per la sosta e il soggiorno dei turisti previamente autorizzate sotto il profilo urbanistico, edilizio e, ove previsto, paesaggistico, che non posseggano alcun collegamento di natura permanente al terreno e presentino le caratteristiche dimensionali e tecnico-costruttive previste dalle normative regionali di settore ove esistenti; (punto sostituito dall’art. 10, comma 1, lettera b), della legge n. 120 del 2020) e.6) gli interventi pertinenziali che le norme tecniche degli strumenti urbanistici, in relazione alla zonizzazione e al pregio ambientale e paesaggistico delle aree, qualifichino come interventi di nuova costruzione, ovvero che comportino la realizzazione di un volume superiore al 20% del volume dell’edificio principale; e.7) la realizzazione di depositi di merci o di materiali, la realizzazione di impianti per attività produttive all’aperto ove comportino l’esecuzione di lavori cui consegua la trasformazione permanente del suolo inedificato; [xi] “stante l’ibridazione di istituti non compatibili tra loro e la non sussistenza del presupposto della doppia conformità stabilito dall’art. 36, comma 1, DPR 380/2001, per il rilevato contrasto di quell’intervento sia con quanto stabilito dalla disciplina urbanistica vigente al momento della domanda (art. 42 co. 5 NTA), sia al momento di realizzazione dell’abuso (2006)”* [xii] Riguardo la censura dei ricorrenti sulla  “ (in)sussistenza del pubblico interesse alla realizzazione dell’opera. 16.2.- Il Collegio ritiene non condivisibile tale censura. Sebbene, infatti, l’attività di parcheggio privato aperto al pubblico (a pagamento) sia certamente sorretta da un interesse particolare all’esercizio dell’attività economica da parte della società proprietaria dei terreni, è nondimeno di palmare evidenza come la disponibilità di posteggi a disposizione del pubblico sia indubbiamente considerata dalla legislazione vigente e dal pianificatore cittadino quale interesse pubblico funzionale alla viabilità ed alla vivibilità dell’area urbana (tant’è che l’art. 85 N.T.A. contempla i parcheggi tra gli usi delle aree destinate a servizi)*. È il caso di sottolineare che la ponderazione dell’interesse pubblico attinge il merito della scelta amministrativa pianificatoria ed è sindacabile da questo giudice solo sotto i profili estrinseci della abnormità, della manifesta illogicità, irrazionalità o irragionevolezza della scelta, estranei al caso di specie. Sotto tale generale profilo – e prescindendo dai più specifici profili esaminati ai successivi punti – la doglianza non merita condivisione”*. [xiii] D.P.R. 380/2001. Testo Unico Edilizia. Art. 23-quater (L) – Usi temporanei Da: https://www.ingenio-web.it/articoli/d-p-r-380-2001-testo-unico-edilizia-art-23-quater-l-usi-temporanei/ 1. Allo scopo di attivare processi di rigenerazione urbana, di riqualificazione di aree urbane degradate, di recupero e valorizzazione di immobili e spazi urbani dismessi o in via di dismissione e favorire, nel contempo, lo sviluppo di iniziative economiche, sociali, culturali o di recupero ambientale, il comune può consentire l’utilizzazione temporanea di edifici ed aree per usi diversi da quelli previsti dal vigente strumento urbanistico. 2. L’uso temporaneo può riguardare immobili legittimamente esistenti ed aree sia di proprietà privata che di proprietà pubblica, purché si tratti di iniziative di rilevante interesse pubblico o generale correlate agli obiettivi urbanistici, socio-economici ed ambientali indicati al comma 1. 3. L’uso temporaneo è disciplinato da un’apposita convenzione che regola: a) la durata dell’uso temporaneo e le eventuali modalità di proroga; b) le modalità di utilizzo temporaneo degli immobili e delle aree; c) le modalità, i costi, gli oneri e le tempistiche per il ripristino una volta giunti alla scadenza della convenzione; d) le garanzie e le penali per eventuali inadempimenti agli obblighi convenzionali. 4. La stipula della convenzione costituisce titolo per l’uso temporaneo e per l’esecuzione di eventuali interventi di adeguamento che si rendano necessari per esigenze di accessibilità, di sicurezza negli ambienti di lavoro e di tutela della salute, da attuare comunque con modalità reversibili, secondo quanto stabilito dalla convenzione medesima. 5. L’uso temporaneo non comporta il mutamento della destinazione d’uso dei suoli e delle unità immobiliari interessate. 6. Laddove si tratti di immobili o aree di proprietà pubblica il soggetto gestore è individuato mediante procedure di evidenza pubblica; in tali casi la convenzione specifica le cause di decadenza dall’assegnazione per gravi motivi. 7. Il consiglio comunale individua i criteri e gli indirizzi per l’attuazione delle disposizioni del presente articolo da parte della giunta comunale. In assenza di tale atto consiliare lo schema di convenzione che regola l’uso temporaneo è approvato con deliberazione del consiglio comunale. 8. Le leggi regionali possono dettare disposizioni di maggior dettaglio, anche in ragione di specificità territoriali o di esigenze contingenti a livello locale. [xiv] I magistrati sottolineano anche il contrasto della Delibera capitolina con le finalità previste dal Testo Unico dell’Edilizia (DM 380/2001) così come modificato dall’ Art. 10 Semplificazioni e altre misure in materia edilizia dal Decreto-Legge 16 luglio 2020, n. 76[xiv] , che “contiene diverse disposizioni, finalizzate a semplificare e accelerare le procedure edilizie e ridurre gli oneri a carico dei cittadini e delle imprese e, per quello che qui rileva, «assicurare il recupero e la qualificazione del patrimonio edilizio esistente e lo sviluppo di processi di rigenerazione urbana, decarbonizzazione, efficientamento energetico, messa in sicurezza sismica e contenimento del consumo di suolo»*. DECRETO-LEGGE 16 luglio 2020, n. 76  Misure urgenti per la semplificazione e l’innovazione digitale. (20G00096) note: Entrata in vigore del provvedimento: 17/07/2020 Decreto-Legge convertito con modificazioni dalla L. 11 settembre 2020, n. 120 (in S.O. n. 33, relativo alla G.U. 14/09/2020, n. 228) Ultimo aggiornamento all’atto pubblicato il 28/02/2026)(GU n.178 del 16-07-2020 – Suppl. Ordinario n. 24) Il decreto legge all’art. 10 Semplificazioni e altre misure in materia edilizia introduce modifiche al 380/2001  con l’obiettivo illustrato al comma 1. Al fine di semplificare e accelerare le procedure edilizie e ridurre gli oneri a carico dei cittadini e delle imprese, nonché di assicurare il recupero e la qualificazione del patrimonio edilizio esistente e lo sviluppo di processi di rigenerazione urbana, decarbonizzazione, efficientamento energetico, messa in sicurezza sismica e contenimento del consumo di suolo al testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, sono apportate le seguenti modificazioni (…)  e che al comma 1, lett. m-bis),  inserisce il nuovo l’art. 23-quater – Usi temporanei [xv] 70a Proposta (Dec. G.C. n. 44 del 13 luglio 2022) Linee guida e criteri di indirizzo per l’attuazione delle disposizioni di cui all’art. 23-quater del Testo Unico per l’edilizia, D.P.R. n. 380/2001 relative agli “Usi temporanei” di aree urbane degradate, di recupero e valorizzazione di immobili e spazi urbani dismessi o in via di dismissione nel territorio di Roma Capitale. Approvazione dello Schema di Convenzione-Tipo. scarica la delibera [xvi] VEDI Villa Bianca: il Comune non si costituisca a favore del privato nel ricorso al Consiglio di Stato Villa Bianca cronologia materiali Per osservazioni e precisazioni scrivere a: laboratoriocarteinregolagmail.com Vai a Parco Tripoli cronologia e materiali
April 16, 2026
carteinregola
Il condono edilizio a Roma, ovvero una storia infinita
Foto AMBM (SULLA PROPOSTA DI DELIBERAZIONE CHE ANDRÀ AL VOTO DELL’ASSEMBLEA CAPITOLINA) E’ attualmente sottoposta al parere dei Municipi la 32a Proposta di deliberazione (Dec. G.C. n. 17 del 05 marzo 2026) per la Modifica del Regolamento per dare attuazione alla procedura semplificata e alla procedura di formazione del Silenzio Assenso con modalità telematica per la definizione delle istanze di condono edilizio. La pubblichiamo con un commento di Giancarlo Storto. scarica la “Modifica del Regolamento per dare attuazione alla procedura semplificata e alla procedura di formazione del Silenzio Assenso con modalità telematica per la definizione delle istanze di condono edilizio, approvato con Deliberazione di Assemblea Capitolina n. 40 del 16 maggio 2019 avente ad oggetto “Atto di indirizzo per l’uniforme applicazione dell’istituto del “Silenzio Assenso” e della “Procedura Semplificata” alle istanze di Condono Edilizio presentate ai sensi delle Leggi n. 47/1985, n. 724/1994, n. 326/2003 e L.R.L. n. 12/2004, non ancora definite con rilascio di provvedimento formale.” IL CONDONO EDILIZIO A ROMA, OVVERO UNA STORIA INFINITA di Giancarlo Storto Quarant’anni: di tempo ne è trascorso dal primo condono edilizio (anno 1985 a cui hanno fatto seguito analoghi provvedimenti nel 1984 e nel 2003) e il Comune di Roma è ancora ingolfato di pratiche che attendono di essere definite. Come uscire da questa insostenibile vicenda che lascia in una sorta di limbo i richiedenti e preclude all’amministrazione la possibilità di recuperare le risorse dovute per i contributi concessori? È questo l’interrogativo a cui tenta di fornire una risposta la proposta di delibera della Giunta comunale attualmente all’esame dei Municipi (parere necessario ma non vincolante). Impossibile conoscere il numero di pratiche ancora in giacenza presso gli uffici di Decima: l’unico dato attendibile, che risale però al 2019, è recuperabile nel Rapporto sui condoni edilizi presentato al Senato da Sogeea, società di servizi immobiliari, che, a quella data, quantificava in quasi 600mila le domande di chi aspirava a legittimare abusi edilizi di varia entità ricadenti nel territorio comunale, includendo costruzioni realizzate in totale difformità dalla normativa urbanistica e modifiche meno rilevanti compiute su singole abitazioni. Il dato che suscita maggiore sconcerto è il numero di istanze ancora da evadere: 213mila, più di un terzo, la gran parte dovute presumibilmente al condono del 1985 in riferimento al quale sono state presentate la maggior parte delle richieste (ancora dal Rapporto Sogeea del 2019 si ricava che, a livello nazionale, negli archivi comunali erano da trattare 5,4 milioni di domande e di queste 3,5 risalivano al primo condono). La Giunta comunale sembra prendere atto che venire a capo con procedure ordinarie da questo diluvio di incartamenti non ancora lavorati, che le precedenti amministrazioni non hanno avuto la capacità e la determinazione necessarie per una loro corretta gestione, propone il percorso che, in questi tempi, è il più praticato: la semplificazione dell’iter approvativo. Con qualche correttivo. Tutte le istanze avranno un controllo formale a seguito del quale saranno sottoposte a verifica di merito le richieste di condono che riguardano immobili in aree sottoposte a vincoli, quelle relative a nuove costruzioni o ampliamenti e le domande in cui, da un esame preliminare, emergono incongruenze. Per le restanti si procederà acquisendo l’asseverazione di un tecnico abilitato sulla veridicità della documentazione per poi rilasciare il titolo abilitativo in sanatoria. Che dire? Il tempo smisurato intercorso dalla presentazione delle richieste di condono a oggi può giustificare un tale provvedimento anche se di fatto è un’ammissione di impotenza che richiama responsabilità distribuite nelle tante amministrazioni che nel tempo si sono succedute. La stagione dei condoni, nonostante i maldestri tentativi della destra di riproporli, è da sperare che appartenga al passato. Restano incancellabili i frutti velenosi, non soltanto per le ricadute sul territorio. Giancarlo Storto Per osservazioni e precisazioni: laboratoriocarteinregola@gmail.com 14 aprile 2026
April 14, 2026
carteinregola
Controriforma della Corte dei conti, un altro provvedimento da rivedere
Dopo l’esito del referendum, con l’ampia bocciatura degli elettori della riforma della magistratura voluta dalla maggioranza di centro destra, l’Associazione magistrati della Corte dei conti ha chiesto al Governo di rimettere mano alla parallela riforma della magistratura contabile* che presenta numerose criticità. Pubblichiamo l’intervento di Maria Teresa Pòlito, Presidente aggiunto onorario della Corte dei conti, tratto dal libro di Carteinregola “Riforma della magistratura: Risposte competenti a slogan ingannevoli” (in calce la registrazione video) LA CONTRORIFORMA DELLA CORTE DEI CONTI, UN ULTERIORE TASSELLO DEL PROGRESSIVO E SISTEMATICO INDEBOLIMENTO DELLE ISTITUZIONI DI GARANZIA E DI CONTROLLO Maria Teresa Pòlito, Presidente aggiunto onorario della Corte dei conti inetrvistata da Giancarlo Storto, vice presidente di Carteinregola Giancarlo Storto Nel dibattito sulla giustizia acquista interesse anche la recente riforma della Corte dei conti , vuole spiegarci brevemente  quali sono le funzioni di questa magistratura e quali le linee della riforma? Maria Teresa Pòlito La Corte dei conti è una magistratura speciale che garantisce con le sue funzioni del controllo e della giurisdizione la legalità della spesa pubblica secondo i dettati degli artt 100 e 103 cost. E’un organo di garanzia affinché il denaro pubblico, cioè quello che tutti i cittadini versano pagando le tasse, sia gestito seguendo le regole ed i procedimenti previsti dalle leggi e per le finalità specificamente individuate per realizzare interessi meritevoli di tutela. Vigila per impedire i danni e gli sprechi derivanti dalla cattiva gestione di quel denaro pubblico che tutti noi pagando le tasse affidiamo agli amministratori pubblici per fornire servizi essenziali ai cittadini. La riforma Foti che il Parlamento ha approvato in gran fretta, il 27 dicembre 2025, è una riforma radicale con un unico obiettivo, quello di deresponsabilizzare gli amministratori ed i politici, per questi ultimi è prevista addirittura una presunzione di buona fede fino a prova contraria. Prima della “riforma Foti”, Legge n. 1/2026[1], per gli sprechi, le opere incompiute o fatte male, o per danni causati per finalità distorte o indirizzate ad interessi personali, l’amministratore pubblico rispondeva nei casi di colpa grave per l’intero ammontare del danno, seppure con dei correttivi individuati dalla giurisprudenza. La riforma arriva dopo un quinquennio in cui è rimasto in vigore il c.d. scudo erariale, disposizione che ha escluso la responsabilità per colpa grave, prevista dal governo Conte-2 nel 2020, durante la pandemia (art. 21 d.l. n. 76/2020), e poi prorogata ogni anno, ritenendo tale misura indispensabile per la gestione dei progetti del PNRR. Così i cattivi amministratori hanno potuto essere perseguiti per le sole azioni dolose. Lo scudo ha avuto termine il 31 dicembre 2025. Con la legge FotiXXXIII , approvata  il 27 dicembre  2025, nei rari casi in cui si potrà intervenire con l’azione di responsabilità, (la difficoltà è connessa ad altre norme impeditive, compreso un regime più favorevole agli amministratori in materia di prescrizione) il politico ed il funzionario saranno chiamati a rispondere per una minima parte: il 30 % del danno o in alternativa 2 annualità di stipendio. E’ evidente che si tratta di una parte irrisoria rispetto alla entità dei danni arrecati, mentre la restante parte sarà a carico della collettività. I cittadini, quindi, non solo subiranno i disservizi, ma dovranno accollarsi la maggior parte dei danni causati da politici o funzionari negligenti, non accorti e inidonei. Se nessuno vigila sulla spesa pubblica è evidente il rischio di un incremento degli sprechi e, quindi, il conseguente danno per i cittadini in termini di minori servizi, su sanità, scuola, trasporti, e di minore tutela di diritti fondamentali soprattutto per le fasce più deboli della popolazione. Giancarlo Storto Quali ulteriori profili della riforma della Corte dei conti destano preoccupazione ? Maria Teresa Pòlito La riforma prevede un aumento dei controlli preventivi di  legittimità sulle gare di appalto, ma il risultato non è quello di rendere l’amministrazione migliore, più efficiente, quanto piuttosto quello di creare forme di deresponsabilizzazione ulteriore per gli amministratori, considerato che se la Corte non riesce ad esaminare, entro 30 giorni , atti complessi, accompagnati da voluminosa documentazione, opera il silenzio assenso con l’esonero da responsabilità degli amministratori come se gli stessi  fossero stati controllati positivamente. Ugualmente si prevede un’attività consultiva generalizzata per questioni il cui valore supera il milione di euro, (art. 2 della legge in esame) e come per l’esito del controllo preventivo, anche in questo caso il parere va reso entro 30 giorni dalla richiesta : «in caso di mancata espressione del parere nel termine » di 30 giorni, – «lo stesso si intende reso in senso conforme a quanto prospettato dall’amministrazione richiedente, ai fini dell’esclusione della gravità della colpa ………ovvero in senso negativo, qualora l’amministrazione richiedente non abbia prospettato alcuna soluzione. In tal modo è prevedibile che gli atti che saranno sottoposti a controllo preventivo saranno decine e decine di migliaia, e la prospettiva di ottenere una sorta di salvacondotto preventivo suggerirà ad amministratori e dirigenti pubblici di inondare le sezioni territoriali della Corte dei conti di migliaia e migliaia di richieste di pareri,  non più su questioni generiche e astratte, ma concrete o di atti di controllo, al fine di ottenere l’esimente da responsabilità. Si tratta di un sistema che rischia di ingolfare le Sezioni di controllo e di paralizzare la Corte dei conti i cui magistrati sono un numero limitato, circa 500, distribuiti su tutte le Regioni,  per svolgere le 3 funzioni (Procura, controllo, giurisdizione), non consentendo di effettuare altri controlli , fra cui quelli importantissimi sui bilanci di Comuni, Regioni, Aziende sanitarie per prevenire i disavanzi. In tal modo l’irresponsabilità diffusa oltre ad essere antitetica alla deterrenza, non valorizza e stimola i funzionari onesti e coscienziosi che in osservanza degli artt 54 e 97 della Costituzione cercano di svolgere al meglio le loro funzioni. Preoccupa ancora nella riforma la previsione di una delega, che, ad esempio, fra gli altri interventi demolitori, accresce le competenze del procuratore generale, il quale non solo esercita “poteri di indirizzo e di coordinamento” ma può “accedere in tempo reale, anche tramite strumenti informatici, agli atti dei procedimenti istruttori svolti anche in sede territoriale”. Questo passaggio, contenuto nell’art 3, comma 1 punto 1 della legge di riforma (Legge n 1/2026), significa che il procuratore generale della Corte dei Corti potrà entrare nei fascicoli delle istruttorie dei singoli magistrati e visionare il loro lavoro. E se le istruttorie trovate vedono il PG dissenziente, quali saranno le conseguenze? Sarà consentito al procuratore generale di far partire o di fermare qualsiasi giudizio nell’ intero territorio nazionale ? E ancora, in caso di “inerzia nell’ istruttoria in sede territoriale” o di “violazione delle disposizioni di indirizzo” lo stesso PG ha il potere (recita il punto 2), di ” avocazione delle istruttorie”. Inoltre ” in caso di istruttorie che si caratterizzino per particolare rilevanza” o “per particolare complessità o novità delle questioni” (termini assolutamente generici ed ampi) il PG è tenuto a “sottoscrivere congiuntamente con il procuratore territoriale, a pena di nullità, gli atti di invito a dedurre, di citazione a giudizio e di disposizioni di misure cautelari” ed ha anche il potere di “affiancare al magistrato assegnatario del fascicolo in sede territoriale uno o più magistrati addetti all’ufficio della procura generale”, in tal modo ponendoli sotto la propria diretta tutela. Quindi al procuratore generale viene dato un potere immenso: entrare nei fascicoli dei pubblici ministeri contabili, avocare a sé o sottrarre i fascicoli se non ritiene che il lavoro in corso sia coerente con le indicazioni date; addirittura, in casi di “particolare complessità” lo stesso PG ha il potere di firma sui provvedimenti come gli inviti a dedurre. Si crea quindi uno stretto rapporto gerarchico fra Procuratore generale e procuratori Regionali, imponendo, a pena di nullità, la sottoscrizione delle citazioni dei procuratori regionali da parte del PG; in contrasto con l’indipendenza di cui essi, ai sensi dell’art 108 Cost, dovrebbero essere dotati. Si deve, inoltre, segnalare con allarme, che, a poco più di un mese dall’approvazione della Riforma (legge Foti) nell’iter di conversione del decreto mille proroghe alla Camera dei Deputati, in Commissione Affari costituzionali e Bilancio, è stato scrutinato positivamente un emendamento (1226) per reintrodurre fino al 31 dicembre 2026 lo scudo erariale, cioè l’esenzione generalizzata dalla responsabilità per colpa grave. Si persegue l’idea che per gli sprechi nella gestione delle pubbliche risorse si possa perpetuare una licenza illimitata di produrre danni senza mai risponderne. Ci sono quindi fondate ragioni per essere preoccupati, non nell’interesse dei magistrati, ma per la tutela dei diritti fondamentali dei cittadini, azione che richiede anche la garanzia di una corretta gestione delle finanze raccolte con la tassazione a cui ognuno faticosamente contribuisce. E’ grave che per la gestione del denaro pubblico non valga più il principio basilare di responsabilità. Giancarlo Storto Nel recente dibattito la politica ha attaccato la Corte dei conti  per i provvedimenti  relativi al Ponte sullo stretto di  Messina, ci vuole spiegare meglio  la questione ? Maria Teresa Pòlito L’esercizio dell’attività di controllo di legittimità sul “Ponte sullo Stretto” è costata alla Corte dei conti l’accusa di “intollerabile ingerenza “. Ma alla Corte dei conti non competono valutazioni nel merito dell’opera, solo sul procedimento e sulla sua legittimità. E’ necessario fare un po’ di chiarezza sullo stato della procedura. L’iter del controllo della Corte dei conti si è chiuso con le due deliberazioni, che hanno dichiarato la non legittimità della deliberazione del CIPES e del III atto aggiuntivo alla Convenzione sottoscritta il 30/12/2003, quindi tali atti, in assenza di visto di legittimità, non producono effetti. Una delle illegittimità più consistenti rimarcata nell’atto di controllo è stata l’assegnazione dei lavori in assenza di gara, in violazione anche di norme eurounitarie (Direttiva appalti 2014/24 UE art 72), considerato l’incremento superiore al 50%, ciò in ragione delle rilevanti variazioni sia dei costi (3,5 miliardi originari rispetto agli attuali 13,5 miliardi, per altro costo dell’opera ancora non definitivo) che delle modalità di realizzazione (all’inizio l’opera era a carico prevalentemente dei privati attraverso il projet financing ora è completamente finanziata dal pubblico). L’amministrazione qualora consideri l’opera di primaria importanza ha uno strumento previsto dall’ordinamento, che è quello di richiedere la registrazione con riserva; infatti, trattandosi di atto politico, la Corte sarebbe tenuta a dare esecuzione. L’atto così registrato comunque diventerebbe efficace ma sarebbe sempre illegittimo. In tale caso, però, oltre alla responsabilità politica, rimarrebbe in capo al Governo anche la responsabilità erariale per tutti i danni che potrebbero eventualmente derivare. Ma il Governo non sembra volersi assumere tale responsabilità. Ecco perché solo per un deciso intervento del Presidente della Repubblica si è evitata una ulteriore  lesione delle funzioni di un organo di garanzia a cui avevano fatto cenno le informazioni giornalistiche, richiamando per il Ponte uno schema di decreto legge in cui si prevedeva di intervenire su una procedura di controllo già chiusa, riproponendo per una specifica fattispecie, con una legge provvedimento, lo scudo erariale (cioè una responsabilità solo per dolo) e riducendo i poteri di controllo della Corte dei conti ad interventi solo formali. Giancarlo Storto  Quali sono gli elementi comuni fra riforma Foti sulla Corte dei conti  e la riforma Nordio sulla giustizia , oggetto di referendum? Maria Teresa Pòlito  Le due riforme operano su ambiti decisamente diversi anche perché la Corte dei conti è una magistratura speciale (art 108 Cost.) e non ha un Consiglio superiore della magistratura. Ha però un organo di autogoverno sul quale già da tempo il legislatore ha operato un radicale intervento riformatore riducendo il numero dei componenti togati eletti dal corpo dei magistrati, dai due terzi, ad un numero pari a quello dei rappresentanti eletti dal Parlamento (4 e 4). Questo ha già fortemente sbilanciato le decisioni, creando in diversi casi, quanto meno nelle questioni più complesse, una decisione compatta dei componenti laici, con riflessi rilevanti sulle decisioni assunte. Ma si può senz’altro affermare che le due riforme sono accomunate dall’obiettivo di una limitazione degli spazi di autonomia dei magistrati nell’esercizio delle loro funzioni e, nel caso delle funzioni di garanzia come quelle della Corte dei conti, ne consegue una riduzione della tutela dei diritti realizzata attraverso i controlli sulla legalità finanziaria. Soprattutto perché i diritti hanno un costo e se aumentano gli sprechi, riducendosi gli ambiti della responsabilità, sono le fasce più deboli della popolazione a pagarne le conseguenze . “Non disturbare il manovratore“ vuol dire dare a chi governa la possibilità di non essere soggetto ai limiti imposti dalle leggi. Ma la nostra Costituzione non ammette zone d’ombra, siamo tutti uguali davanti alla legge ed i governanti devono rispondere ai cittadini del proprio operato, dimostrando come le risorse, acquisite con le tasse, siano state spese per quello che era stato programmato, assicurando il miglior rapporto fra risorse impiegate e risultati raggiunti, accettando quel bilanciamento dei poteri che è la positiva e irrinunciabile innovazione dello Stato di diritto. Ho un grande rispetto della nostra Costituzione ed ho giurato di difenderla svolgendo il mio lavoro con disciplina ed onore, come ritengo faccia anche la stragrande maggioranza dei magistrati. In conclusione, vorrei sottolineare l’importanza della revisione del quesito referendario ammesso dalla Corte di Cassazione, in tal modo i cittadini avranno la consapevolezza di quanto la riforma incida profondamente sull’impianto costituzionale, con la modifica di ben 7 articoli della Costituzione (art 87 decimo comma art,102, primo comma, artt 104,105.106. terzo comma, art 107, primo comma e art 110) e quindi quanto la riforma proposta possa influire sul mantenimento dello stato di diritto. (intervista registrata l’11 febbraio  2026) Per osservazioni e precisazioni: laboratoriocarteinregola@gmail.com NOTE (*)VEDI La REPUBBLICA del 2 aprile 2026 La Corte dei conti attacca: “Il No del referendum boccia la riforma” di Giuseppe Colombo La magistratura contabile chiede al governo di modificare le norme dopo l’esito del voto. Avs e M5s: “Facciamo un altro referendum [1] LEGGE 7 gennaio 2026, n. 1 (Raccolta 2026)   Modifiche alla legge 14 gennaio 1994, n. 20, e altre disposizioni nonchè delega al Governo in materia di funzioni della Corte dei conti e di responsabilità amministrativa e per danno erariale. (25G00211) (GU Serie Generale n.4 del 07-01-2026)  note: Entrata in vigore del provvedimento: 22/01/2026 https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2026/01/07/25G00211/SG ”
April 11, 2026
carteinregola
Ricordando Bernardo
di Enzo Scandurra Lascio ad altri, più competenti, di illustrare la figura di architetto e urbanista di Bernardo; io preferisco ricordarlo come un amico. Con Bernardo ci conoscemmo per caso a Trapani, nel ’94, entrambi direttori di dipartimento, fummo nominati (in quanto fuori dal mondo siciliano) periti consulenti del Gip del Tribunale. Quel giorno, a Trapani, ci salutammo per la prima volta, poi lui partì per Roma, io rimasi a fare un giro in Sicilia. Io allora ero sempre un po’ diffidente degli architetti; lui, invece, sempre cordiale e disponibile. Facemmo conoscenza più intima, anche con la moglie Gaia, nei seminari estivi organizzati da Enzo Tiezzi a Ingurtosu. Erano i tempi della scoperta dell’ecologia, con Marcello Cini, Enzo Tiezzi, lo scultore Cascella e Pino Longo. In seguito ci vedevamo con frequenza nella sua casa di Civita di Bagnoregio. Lì una volta organizzammo un seminario sull’ecologia che durò due giorni, insieme a Giovanna Ricoveri, Carla Ravaioli, Marcello, Enzo, Magnaghi e un funzionario dell’Enea di cui non ricordo più il nome. A quel momento misi definitivamente a fuoco l’immagine di Bernardo: sembrava un nobile caduto dal cielo in mezzo a degli umani litigiosi, in eterno conflitto. Lui aveva sempre una postura apparentemente distaccata: sobrio, mai polemico, riservato, sempre pronto a stemperare i conflitti. Anche quando indossava i vestiti che sarebbero stati assai meglio a un ragazzo, appariva comunque elegante, un vero signore! Poi conobbi il suo dolore e quello di Gaia in occasione della morte della figlia. Anche in quella tragica vicenda riusciva a contenere il suo dolore mascherandolo con ironia e una finta rassegnazione. Era facile diventare suo amico: era sempre aperto alle novità (ricordo una volta che, emozionato, mi lesse, per telefono, un intero articolo sul “pensiero unico” di Ignacio Ramonet, su Le Monde Diplomatique), non si tirava mai indietro di fronte a qualsiasi avventura politica e non. A suo modo, un modo un po’ timido, era anche romantico e passionale sebbene la sua (presumo io) rigida educazione (un po’ svizzera, un po’ inglese) lo frenava dall’esibire i suoi sentimenti. Era capace di scacciare la tristezza e affrontare le contraddizioni del presente con ironia e fiducia. Come ben disse Cacciari, in ricordo della morte di Asor Rosa, gli amici si appartengono e passano, attraverso tale legame, a contribuire a cambiare il Paese. Con Bernardo ci siamo appartenuti, forse per troppo poco tempo. Enzo Scandurra Per osservazioni e precisazioni scrivere a: laboratoriocarteinregola@gmail.com
April 8, 2026
carteinregola