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La politica curda in questo momento
Con una compagna che si trova nel Curdistan iracheno e con un compagno di Uiki in studio commentiamo le dichiarazioni di Trump e del Corriere della sera riguardo ad una imminente alleanza dei partiti politici curdi con gli US per entrare via terra dall'Iraq in Iran. Notizie che vengono totalmente smentite. Ricostruiamo le trattative di pace tra Ocalan e Erdogan e la nascita dell'alleanza del partiti curdi iraniani dopo decenni di conflitti interni anche abbracciando parte del confedaralismo democratico.  Viene richiesto un cambiamento politico in Iran ma non attraverso le bombe, anzi quel cambiamento che stava provando ad avere una spinta in avanti dal basso con i bombardamenti si è quasi completamente fermato. Il prossimo 21 marzo Newroz a Roma al Centro socio culturale Ararat. 
March 5, 2026
Radio Onda Rossa
BUON COMPLEANNO a Yusra Mardini
Una storia di esilio, sport e solidarietà. di Bruno Lai. Yursa Mardini è una giovane siriana che vive a Damasco e si dedica al nuoto con passione ed ambizione. Nell’estate del 2015, insieme alla sorella Sarah, decide di fuggire dalla Siria, infiammata dalla devastante guerra civile. Siccome già allora la fortezza Europa rende difficile la vita di chi desidera vivere
SIRIA: GLI U.S.A ESCONO DALLA PORTA MENTRE L’ISIS SI RIAFFACCIA
Nella Siria in cui Al Shaara ha stabilito il suo controllo anche nella regione del Nord-Est tornano ad agire le forze dell’Isis. L’organizzazione fondamentalista è infatti stata sconfitta territorialmente nel 2019, ma ha conservato cellule dormienti nel territorio, a cui si sono uniti i miliziani fuggiti nel mese scorso dal campo di prigionia di Al Hol, dopo che le forze curde (SDF) si sono ritirate e il controllo è passato alle autorità di Damasco. In un messaggio audio, diffuso sabato 21 Febbraio sera, il portavoce dell’Isis, Abu Hudhayfa al Ansari, ha annunciato l’avvio di una «nuova fase di operazioni» e ha definito Al Sharaa il leader di un «regime apostata» e un «cane da guardia» della coalizione globale, promettendo che il suo destino non sarà diverso da quello di Assad. Contestualmente è ormai ufficiale il ritiro degli Stati Uniti dalla Siria che prevedono la smobilitazione delle basi militari nel paese entro un mese: da lunedì i soldati americani si sono ritirati dalle basi di Qasrak, Al Shaddadi e Rmelan.  Dietro all’abbandono militare del paese da parte statunitense c’è la visita alla Casa Bianca di Al Shaara a Novembre 2025, data in cui quest’ultimo aveva promesso l’ingresso della Siria nella coalizione anti-Isis. Non dimentichiamo che l’attività di Ahmad al Shaara , prima di insediarsi al governo di Damasco, arrivava proprio dalle frange dello stato islamico: sotto il nome di Abu Muhammad Al-Jawlani, al Shaara fa ingresso nelle fila del network salafita-jihadista locale e dando vita a una formazione satellite, denominata “Fronte di soccorso del Levante” (Jabhat al-Nusra li-Ahli al-Shām, Jan), unificata poi da al-Baghdadi nel 2013 nello “Stato islamico dell’Iraq e del Levante”, mossa che portò al-Jawlani a riaffermare la propria fedeltà ad al-Qa‘ida, primo passo di un percorso che avrebbe condotto al-Nusra a trasformarsi in una formazione pienamente autonoma e indipendente. Resta di fatto che l’apparente uscita di scena statunitense lascia intravedere ancora una volta degli interessi più complessi sul Medio Oriente, di cui la Siria è uno nodo strategico. A fare da sfondo, che tanto sfondo non è, a questi giochi di potere c’è un sempre crescente malcontento da parte della popolazione che ha visto un aumento di mobilitazioni sul lavoro, sui servizi, sul caro vita, sulla terra e sui diritti sociali. Queste potranno sul tavolo rivendicazioni solo in superficie di carattere economico, ma che lasciano intravedere, come sottolinea Lorenzo Trombetta sul Manifesto, l’approfondirsi della politicizzazione delle condizioni materiali di vita. Ne parliamo con Marco Magnano, giornalista di base a Damasco:
February 26, 2026
Radio Blackout
Quattro anni dopo
24 febbraio 2026: quarto anniversario dell’invasione russa in Ucraina, quando la guerra, quella, già in corso con modalità altre da non farla chiamare guerra, e quella combattuta in tante altre parti del mondo troppo distanti per essere considerate un pericolo per la pace dell’Occidente, bussa alle porte dell’Europa. Bisogna difenderla, la pace, racconta la politica quasi in coro, e per questo bisogna difendere i confini, così sembra ineluttabile riarmarsi. La guerra entra nella quotidianità degli Europei attraverso le immagini dei telegiornali e il dibattito politico tra esponenti di partito, storici e opinionisti. Intanto si aggiunge il conflitto in Palestina, anche quello a partire da una data che non ne segna l’inizio. 24 febbraio 2026: a Palermo, anche oggi, come da quattro anni, c’è chi dice no alla guerra riunendosi in Presidio. Prima ogni domenica mattina, a Piazza Vittorio Veneto, conosciuta in città come “la Statua”, con il suo monumento al milite ignoto, poi in altri luoghi della città che non ferma la sua corsa tra le vetrine e le bancarelle delle festività che si rincorrono, il 24 di ogni mese. Sono le donne dell’Udi, della CGIL e di tante altre realtà come Le Rose Bianche, l’Anpi, Emily, Governo di Lei, Cif, Le Onde, Arcilesbica, Comunità dell’Arca, Movimento nonviolento, Circolo Laudato si’ e con loro cittadini e cittadine che sentono la necessità di non rimanere in silenzio mentre il mondo sprofonda nel baratro di una nuova guerra globale. “Fuori la guerra dalla Storia” recita lo striscione che le accompagna da quattro anni e accanto, sulla strada pedonale di fronte al Teatro Massimo, si aggiungono cartelli che questa storia raccontano in tutti i paesi dove la guerra non tace. Ucraina e Palestina, Iran e Afghanistan, Congo e Sudan, Myanmar e Siria. Dopo l’apertura al ritmo dei tamburi e delle mani degli astanti battute sul petto, con le voci del coro e delle percussioni  di Lucina Lanzara che invocano pace per tutti i Paesi in guerra, attivisti e attiviste si alternano al microfono: di quei Paesi e dei loro popoli raccontano sofferenza e oppressione, chiedono al nostro Paese azioni diplomatiche nel rispetto del costituzionale ripudio della guerra, smascherano, oltre le parole con cui ci vengono ammansite, le intenzioni di governi guerrafondai e i loro interessi economici. Ci raccontano delle donne del Rojava, riunite in assemblea e decapitate, dell’attacco ad Aleppo, dei disertori russi e ucraini, palestinesi e israeliani, giovani che rischiano la prigione e la vita pur di non imbracciare le armi e rendersi complici di torture e massacri, dell’embargo economico statunitense che affama il popolo cubano, impedisce il rifornimento di medicinali salvavita, lascia al buio non solo le case ma anche le scuole e soprattutto gli ospedali. È notizia delle ultime ore la visita dell’ambasciatore di Trump al governatore della Calabria per chiedere l’interruzione della collaborazione dei medici cubani che hanno sostenuto la (mal)sanità calabrese al collasso anche per mancanza di medici. Chi ancora non lo sapeva, apprende come, mentre il paese di Niscemi frana lasciando in sospeso la vita dei suoi abitanti, il Governo stanzia milioni di euro per mettere in sicurezza le antenne del Muos su segnalazione dei militari statunitensi. È tempo di non restare indifferenti, di mobilitarsi tutti insieme per ribaltare il sistema patriarcale che da sempre vede gli uomini e ora, purtroppo, anche le donne, risolvere i conflitti con la forza violenta delle armi, a partire da questo grido delle donne di Palermo che trova la sua eco in tante altre città italiane: il 28 marzo la rete “10 100 1000 piazze di donne per la pace” si riunirà nelle diverse realtà cittadine aderenti in una grande manifestazione nazionale. L’impegno di ogni città verrà “cucito” mettendo insieme in un grande arazzo i tasselli preparati nelle singole realtà. C’è ancora tempo, per chi volesse, in ogni parte d’Italia, di unirsi a questo progetto di rappresentazione simbolica della pace attraverso il lavoro di sapienza antica delle donne! Molti passano, indaffarati, qualcuno si siede e ascolta, come un gruppo di giovanissimi seduto sul marciapiede. La luce di piccole candele illumina l’invito alla nonviolenza nelle bandiere con le armi spezzate. È l’educazione alla nonviolenza, a partire dai primi anni di vita di ogni bambino e bambina, l’unica strada per interrompere una Storia in cui la pace è solo una tregua nel susseguirsi dei conflitti armati! “Fuori la guerra dalla Storia!”         Maria La Bianca
February 25, 2026
Pressenza
Anarres del 23 gennaio. Rojava. Stati Uniti: Ice senza freni. Olimpiadi. Sangue, sfruttamento e buoni affari…
Ascolta e diffondi l’audio della puntata: Dirette, approfondimenti, idee, proposte, appuntamenti: Rojava. Attacco al confederalismo democratico Nelle stesse settimane dell’insurrezione iraniana il governo islamista di Damasco ha sferrato un durissimo attacco al Rojava. L’esercito siriano ha attaccatole aree della Siria del nord che erano sotto il controllo delle forze del Confederalismo Democratico, le stesse forze che avevano liberato il nord est della Siria dai massacratori dell’ISIS. La spartizione tra potenze globali e regionali dell’influenza sulla Siria è costruita sulla pelle di quanti negli ultimi quindici anni hanno saputo costruire, tra mille difficoltà ed aporie, un’alternativa laica, pluralista, fondata sulla parità di genere e la concreta messa in crisi degli oppressivi sistemi patriarcali. Il governo siriano ei suoi finanziatori adAnkara e Riad puntanoalla cancellazione di un’esperienza che, pur con innegabililimiti, ha rappresentato un’alternativa a un’ordine sociale strutturato sull’oppressione delle donne, la reazione religiosa, le divisioni settarie e il bieco sfruttamento. Ne abbiamo parlato con Federico Stati Uniti. L’ICE scatenata La caccia agli immigrati irregolari negli Stati Uniti si è trasformata in una strategia del terrore: il governo federale mette sotto inchiesta i suoi oppositori, mentre gli agenti conducono i raid con cinismo, facendosi servire a tavola dalle persone che poi arresteranno. È quanto succede in Minnesota, diventato il cuore della svolta autoritaria dell’amministrazione Trump, che ha messo sotto inchiesta il governatore Tim Walz, e il sindaco di Minneapolis, Jacob Frey, entrambi democratici, accusati di «ostacolare le attività dell’Ice». I loro nomi si aggiungono al lungo elenco di oppositori del governo finiti nel mirino del dipartimento di Giustizia e del Pentagono. Lemilizie pattugliano i dintorni delle scuole ed arrestano persino i bambini. I somali, tutti profughi di guerra vengono rastrellati per le strade, dove è caccia strada per strada e dove si sono create reti di vicinato per avvertire del pericolo. Alcuni video mostrano la brutalità della polizia di frontiera che picchia espruzza in faccia a persone ammanettate.ICE “dichiara” il diritto di entrare nelle case senza mandato. É una guerra. Civile Ne abbiamo parlato con Robertino Barbieri Olimpiadi. Sangue, sfruttamento e buoni affari Nella Milano capitale del lavoro povero le Olimpiadi sono state volontariato non retribuito o lavoro precario nell’indotto turistico, ma anche un appoggio ideologico all’insostenibile modello di città esclusiva ed escludente. Ne abbiamo parlato con ABO Di Monte Appuntamenti: Siria e Iran: una libertà senza confini Sabato 24 gennaio ore 10,30 punto infoal Balon Nè shah né mullah. A fianco di chi lotta contro i dittatori di ieri, oggi e domani in Iran e in Siria ore 15 piazza Vittorio Veneto partecipiamo al corteo per il Rojava Sabato 21 febbraio Con i disertori russi ed ucraini per un mondo senza eserciti e frontiere giornata di informazione e lotta antimilitarista ore 10,30 al Balon Sabato 28 febbraio Cena sovversiva benefit “una nuova casa per la FAT!” ore 20 in corso Palermo 46 prenotazioni antimilitarista.to@gmail.com Venerdì 6 marzo Sorvegliare e punire: il nuovo pacchetto sicurezza ore 21 in corso Palermo 46 Interverrà l’avvocato Eugenio Losco A-Distro e SeriRiot ogni mercoledì dalle 18 alle 20 in corso Palermo 46 (A)distro – libri, giornali, documenti e… tanto altro SeriRiot – serigrafia autoprodotta benefit lotte Vieni a spulciare tra i libri e le riviste, le magliette e i volantini! Sostieni l’autoproduzione e l’informazione libera dallo stato e dal mercato! Informati su lotte e appuntamenti! Federazione Anarchica Torinese corso Palermo 46 Riunioni – aperte agli interessati – ogni martedì dalle 20,30 per info scrivete a fai_torino@autistici.org Contatti: FB @senzafrontiere.to/ Telegram https://t.me/SenzaFrontiere Iscriviti alla nostra newsletter mandando una mail ad: anarres@inventati.org www.anarresinfo.org
February 23, 2026
Radio Blackout - Info
Mazloum Abdi: il curdo deve essere una lingua di educazione
Il comandante in capo delle Forze democratiche siriane (SDF), Mazloum Abdi, ha parlato all’Istituto per la lingua curda (SZK) in occasione del 21 febbraio, giornata internazionale della lingua madre. Mazloum Abdi ha dichiarato di volere che il curdo diventi una lingua di istruzione e che saranno adottati provvedimenti più incisivi per la lingua curda. Si è congratulato con tutti gli insegnanti e il pubblico in occasione della giornata della lingua madre e ha dichiarato: “L’insegnamento della lingua curda è una questione molto importante per noi. Tutti i nostri cittadini dovrebbero mandare i propri figli in scuole che offrano istruzione in curdo. Durante il regime Baath, abbiamo avuto molti problemi nelle regioni curde in cui vivevamo. Il curdo era sempre stato bandito e non aveva alcun sostegno statale. C’erano molti ostacoli. “È stata condotta una grande lotta per superare questo problema”. Per la prima volta in Siria, il curdo è ufficialmente riconosciuto come lingua nazionale Riguardo agli sforzi nel Kurdistan del Rojava (occidentale), Abdi ha ricordato che dopo la rivoluzione del Rojava è stato intrapreso un lavoro approfondito, affermando: “Insieme a tutte le altre lingue, anche il curdo ha aperto la strada. Sono stati compiuti progressi significativi in questo campo. Oltre ai curdi, anche altre componenti hanno avuto l’opportunità di sviluppare le proprie lingue. Un saluto a tutti coloro che hanno lavorato e si sono impegnati per il curdo negli ultimi anni. Ora, a seguito della rivoluzione del Rojava, il governo di transizione ha annunciato il Decreto n. 13. Per la prima volta in Siria, il curdo è stato ufficialmente riconosciuto come lingua nazionale. Lo consideriamo positivo. Tuttavia, non è sufficiente. Soprattutto considerando il livello raggiunto dalla lingua grazie agli sforzi linguistici nel Kurdistan del Rojava, questo decreto rimane altamente inadeguato. Negli ultimi anni, le scuole hanno operato in curdo. Migliaia di studenti hanno ricevuto un’istruzione in curdo fino al livello universitario. “Questo livello deve essere riconosciuto nella pratica”. Abdi ha affermato che la questione della lingua è stata ampiamente discussa nei recenti incontri con il governo di transizione, affermando: “Nei nostri incontri con lo Stato, abbiamo affrontato la questione in modo approfondito. Stiamo ancora prendendo come base il Decreto n. 13. Tuttavia, è stato deciso di lavorare sull’istruzione in lingua curda. In futuro, terremo un incontro approfondito con il Ministero dell’Istruzione del governo di transizione. Lavoreremo sul Decreto n. 13.” Dobbiamo rafforzare i nostri sforzi sulla lingua Il comandante generale delle SDF ha osservato che il decreto n. 13 fornisce una base per gli sforzi in ambito linguistico e ha rivolto il seguente appello all’opinione pubblica e a coloro che lavorano sulla lingua: “Ci auguriamo che i problemi esistenti vengano risolti e che vengano svolti ulteriori lavori. Tuttavia, dobbiamo intensificare i nostri sforzi. La questione culturale è altrettanto importante per noi. Dobbiamo espandere le istituzioni curde. Il nostro popolo dovrebbe mandare i propri figli nelle scuole curde. Coloro che lavorano sulla lingua dovrebbero concentrarsi maggiormente su di essa e le istituzioni devono ampliare le loro attività. Credo che otterremo grandi successi in questo senso”. L'articolo Mazloum Abdi: il curdo deve essere una lingua di educazione proviene da Retekurdistan.it.
February 21, 2026
Retekurdistan.it
Manifestazioni in Rojava chiedono il riconoscimento costituzionale della lingua curda
In occasione della Giornata internazionale della lingua madre, migliaia di persone sono scese in piazza in diverse città del Rojava, chiedendo il riconoscimento costituzionale della lingua curda e l’istruzione garantita nella lingua madre in una nuova Siria. A Hesekê, Qamişlo, Tirbespiyê, Dirbêsiyê, Til Temir, Amûdê, Dêrik e in altre località, i manifestanti hanno chiesto il riconoscimento costituzionale della lingua curda in Siria e il diritto garantito all’istruzione nella lingua madre. Le marce sono state organizzate prevalentemente da istituti scolastici dell’Amministrazione Autonoma. Insegnanti, studenti e rappresentanti della società civile hanno partecipato alle manifestazioni in gran numero. Erano esposti in bella vista striscioni con slogan come “La nostra lingua è la nostra identità” e “L’istruzione nella lingua madre è il nostro legittimo diritto fondamentale”. Nelle dichiarazioni è stato sottolineato che il curdo non deve essere limitato a un riconoscimento simbolico o a poche ore di insegnamento. La lingua deve essere sancita come lingua ufficiale in una futura costituzione siriana. Sebbene sia stato adottato un provvedimento formale tramite decreto, secondo i manifestanti ciò non è sufficiente a tutelare in modo permanente i diritti linguistici. Diversi relatori hanno sottolineato che il riconoscimento della diversità linguistica è un prerequisito fondamentale per la ricostruzione democratica della Siria. Hanno affermato che la tutela della lingua madre è indissolubilmente legata all’identità culturale e alla partecipazione sociale. Le manifestazioni si sono concluse con dichiarazioni congiunte e un rinnovato impegno a continuare a sostenere la tutela istituzionale e costituzionale della lingua curda. L'articolo Manifestazioni in Rojava chiedono il riconoscimento costituzionale della lingua curda proviene da Retekurdistan.it.
February 21, 2026
Retekurdistan.it
Nel Cantone dell’Eufrate l’istruzione nella lingua madre è offerta in 572 scuole
Şêrîn Ebdî, co-presidente del Consiglio per la scienza e l’istruzione di Kobanê, ha osservato che prima degli attacchi, l’istruzione nelle lingue native della popolazione era fornita in 572 scuole nel cantone dell’Eufrate del Rojava. Il curdo, con il suo ricco vocabolario di 1,2 milioni di parole, compresi i dialetti, è tra le lingue più ricche del mondo, eppure è a rischio di estinzione. La lingua curda, che ha lottato per la sopravvivenza contro turco, persiano e arabo, ha preservato la sua ricchezza fino ad oggi. Şêrîn Ebdî, co-presidente del Consiglio per la Scienza e l’Istruzione di Kobanê, ha espresso la sua valutazione alla nostra agenzia (MA) in occasione della Giornata Mondiale della Lingua Madre, il 21 febbraio. Le donne curde hanno portato avanti la lingua fino ai giorni nostri “La lingua madre è l’identità di una persona”, ha affermato Şêrîn Ebdî, aggiungendo: “Le persone trasmettono i loro pensieri e sentimenti attraverso la lingua. Trasmettono la loro cultura e i loro valori di generazione in generazione. Per il popolo curdo, il curdo è la loro esistenza e la loro identità”. Ricordando che il Kurdistan è stato occupato da arabi, persiani e turchi, Şêrîn Ebdî ha continuato: “Le madri curde hanno protestato la lingua curda e l’hanno difesa fino ad oggi. Le donne curde, attraverso i loro canti, i loro dengbej (menestrelli curdi), i loro racconti e i loro lamenti, hanno portato la lingua curda fino ai giorni nostri”. 572 scuole, 72.000 studenti, 4.190 operatori dell’istruzione Şêrîn Ebdî ha osservato che la rivoluzione del Rojava del 19 luglio ha anche fatto rivivere la lingua madre, affermando: “Nei 15 anni trascorsi, l’istruzione nella lingua madre è stata fornita in Rojava a tutti i livelli di istruzione, dalla scuola materna alla scuola primaria, secondaria, superiore, universitaria e persino post-laurea. ll Rojava sta attualmente affrontando un grave attacco, ma prima degli attacchi, nel cantone dell’Eufrate c’erano 572 scuole attive. 72.000 studenti curdi e arabi ricevevano istruzione in queste scuole. C’erano 4.190 tra insegnanti, dirigenti e personale”. Sottolineando la necessità del popolo curdo di difendere la propria esistenza con lo slogan “La nostra lingua è la nostra esistenza”, Şêrîn Ebdî ha affermato: “Per difendere la nostra esistenza, dobbiamo prima proteggere la nostra lingua. Se una nazione non protegge la propria “Lingua e cultura, resteremo sempre sotto la lingua e la cultura degli occupanti”.   MA / Omer Akin L'articolo Nel Cantone dell’Eufrate l’istruzione nella lingua madre è offerta in 572 scuole proviene da Retekurdistan.it.
February 21, 2026
Retekurdistan.it
Rojava resiste: fra compromessi, crimini di guerra e…
… e difesa delle conquiste delle donne. Appuntamenti in Italia Condividiamo un po’ di contributi per capire cosa sta accadendo in Siria del Nord-Est, con sviluppi in continua evoluzione. Appuntamenti e appelli In evoluzione, perché le trattative fra le Forze Democratiche Siriane (SDF) e il governo di transizione di Damasco sono ancora in corso, e risentono anche dei troppi interessi
February 12, 2026
La Bottega del Barbieri