CPR d’Italia: istituzioni totali
Il Tavolo Asilo e Immigrazione (TAI) conferma l’orrore dei CPR: strutture
costose, inefficaci e disumane, dove i diritti fondamentali vengono
sistematicamente violati.
Il nuovo rapporto del TAI arriva mentre, ancora una volta, i CPR tornano al
centro della cronaca. Nella tarda mattinata dell’11 febbraio un giovane di 25
anni è morto nel CPR di Bari-Palese, dove era trattenuto.
Nelle stesse ore, il Consiglio dei ministri ha varato il nuovo ddl migranti 1:
una stretta su ricongiungimenti, rimpatri e minori che interviene anche sulla
detenzione nei CPR, rafforzando divieti e limitazioni, dalla compressione delle
visite indipendenti al divieto di comunicare e documentare ciò che accade
all’interno dei centri 2. Un intreccio inquietante, che conferma quanto denuncia
il TAI: i CPR non sono un fallimento accidentale, ma un dispositivo
strutturalmente violento, che lo Stato continua a difendere mentre produce
sofferenza e morte.
Il secondo rapporto di monitoraggio del Tavolo Asilo e Immigrazione 3 fotografa
la situazione dei Centri di Permanenza per i Rimpatri e conferma quanto ormai
noto sulle condizioni di tali strutture e sulla sistematica violazione dei
diritti umani perpetrati da un sistema di detenzione amministrativa assurdo per
diverse ragioni.
Come giustamente scritto nel rapporto, «i CPR non rappresentano una distorsione
accidentale del sistema, né il frutto di singole cattive gestioni, ma
un’aberrazione strutturale: un costoso dispositivo di privazione della libertà
che viola sistematicamente i diritti fondamentali, fallisce rispetto agli
obiettivi dichiarati di rimpatrio sperperando risorse pubbliche e produce
sofferenza, degrado e morte» 4.
Il monitoraggio compiuto nel 2025 dal TAI 5rappresenta la prosecuzione di un
percorso già tracciato che mira non solo e non tanto a verificare lo stato di
salute dei CPR, quanto piuttosto ad analizzare le generali condizioni di vita
delle persone ivi trattenute nell’ottica di un monitoraggio sulla “tenuta dello
Stato di diritto” e sul rispetto dei diritti umani da parte dello Stato e delle
altre istituzioni.
Proprio in quest’ottica, assumono particolare importanza, alcune riflessioni
preliminari. La prima, in chiave negativa, nasce dalla presenza di segnali di
allarme sulla perdita di trasparenza dell’azione amministrativa.
Sono da tempo in atto tentativi di rendere sempre più difficile, se non
impossibile, adeguati controlli su quanto accade all’interno dei CPR, proprio
perché l’azione di monitoraggio portata avanti in questi anni da alcuni
parlamentari, da alcune associazioni, e dal sistema di garanti presente a
livello nazionale e locale, ha smascherato le gravi violazioni perpetrate nei
CPR evidenziando le gravi mancanze, non solo degli enti gestori, ma anche delle
Prefetture e del Ministero dell’Interno.
È difficile dare una diversa interpretazione della circolare del Dipartimento
per le Libertà Civili e l’Immigrazione del 18 aprile 2025 che, attraverso una
interpretazione fortemente restrittiva dell’articolo 67 della Legge 26 luglio
1975 n. 354, mira a depotenziare il potere di visita di parlamentari,
consiglieri regionali e garanti, impedendo, di fatto, l’accesso a questi
soggetti con personale di fiducia.
Approfondimenti/Circolari del Ministero dell'Interno/CPR, Hotspot, CPA
CPR: VIETATO ENTRARE
Il Ministero dell’Interno limita e depotenzia le visite ispettive ai Centri di
Permanenza per i Rimpatri
Avv. Arturo Raffaele Covella
18 Luglio 2025
Anche il TAI, dunque, evidenzia, questo tentativo di ostacolare o rendere più
difficoltosi i controlli da parte di autorità indipendenti e autonome da parte
del Ministero. Il tentativo di nascondere ciò che accade realmente all’interno
dei CPR riducendo la possibilità di accesso a tali strutture.
La seconda riflessione, questa volta positiva, riguarda la maggiore presa di
coscienza rispetto al problema della salute (fisica e mentale) delle persone
soggette a restrizione della libertà personale all’interno dei CPR.
Il tema della salute dei trattenuti è divenuto centrale nel dibattito sui Centri
di Permanenza per il Rimpatrio anche grazie al tour di Marco Cavallo che ha
attraversato tutta l’Italia sostando davanti ai singoli CPR insieme a operatori
e operatrici, associazioni e cittadini. La permanenza in un qualsiasi centro,
infatti, può essere devastante dal punto di vista fisico e psicologico.
Notizie/CPR, Hotspot, CPA
IL VIAGGIO DI MARCO CAVALLO NELLA VERGOGNA DEI CPR
Si è conclusa l'iniziativa del Forum Salute Mentale per chiedere la chiusura dei
«manicomi del presente»
Redazione
15 Ottobre 2025
Tantissimi stranieri, portano anche fuori dai centri segni della loro permanenza
in questi luoghi. Segni sul corpo e nella mente. Sono tantissimi i gesti di
autolesionismo che si consumano tra le mura dei CPR, atti non solamente
simbolici, come dimostra il caso di Ousmane Sylla, morto suicida a Ponte Galeria
all’età di 22 anni.
Altissima è anche la percentuale di persone che sviluppano forme di dipendenza
da psicofarmaci propri all’interno dei Centri. Come nel caso di Oussama Darkaoui
morto nel CPR di Palazzo San Gervasio anch’egli all’età di 22 anni.
Notizie/CPR, Hotspot, CPA
OUSSAMA DARKAOUI, UN ANNO DOPO: IL RICORDO, LA LOTTA, LA SPERANZA
Dal CPR di Palazzo San Gervasio, una storia che chiede giustizia
Avv. Arturo Raffaele Covella
5 Agosto 2025
Poi ci sono i tanti soggetti fragili, persone che già prima di entrare in un CPR
portavano con loro il peso di una dipendenza, di una malattia, di una fragilità
psicologica. Tutti questi vedono peggiorare la loro condizione a causa della
mancanza di un’adeguata assistenza sanitaria all’interno di queste strutture.
«Dal punto di vista medico-scientifico, risulta evidente che i CPR rappresentano
una istituzione patogena che lede la dignità della persona e della collettività,
un sistema disumanizzante in cui la salute, fisica e mentale, è tutelata solo
formalmente, mentre si erode ogni diritto delle persone trattenute, a partire da
quello alla salute, un luogo usato solo per nascondere e contenere le persone
fastidiose e indesiderate» (cfr. Rapporto TAI)
Queste due riflessioni preliminari ad ogni analisi dei dati raccolti dal
monitoraggio compiuto dal Tavolo Asilo e Immigrazione, sono necessarie per
parlare compiutamente dei Centri di Permanenza per i Rimpatri e, più, in
generale, dell’istituto della detenzione amministrativa.
Soprattutto in questo particolare momento storico caratterizzato dalla perdita
progressiva di eccezionalità della detenzione amministrativa nel quadro generale
di politiche migratorie nazionali ed europee sempre più propense a ricorrere
sistematicamente a tale strumento.
Una attenta analisi del Nuovo Patto Europeo su Migrazione e Asilo, porta
inevitabilmente a concludere che ormai le politiche migratorie europee sono
caratterizzate da un approccio molto meno garantista dei diritti delle persone.
La detenzione amministrativa diviene centrale nel nuovo sistema di regole ma,
più in generale, ad essere complessivamente accolto è un approccio al fenomeno
migratorio tutto basato sull’idea dei controlli, della limitazione, della
privazione della libertà di movimento e, quindi, sui rimpatri.
Ma tornando, al rapporto del Tavolo Asilo e Immigrazione, possiamo pacificamente
affermare che questo rappresenta l’ultima testimonianza, in ordine di tempo, di
un fenomeno ormai ben noto: il fenomeno della patogenicità dei Centri di
Permanenza per i Rimpatri.
A fronte della realtà descritta dal TAI, caratterizzata da inefficienze del
sistema di detenzione amministrativa, che peraltro si regge su pochi gestori
privati e su servizi a basso costo, da costi esorbitanti per le casse pubbliche,
da gravissimi problemi con specifico riguardo alla tutela della salute dei
soggetti trattenuti, da continue e sistematiche violazioni dei diritti
costituzionali, la soluzione prospettata è la chiusura di tali Centri e il
superamento della fallimentare normativa europea e interna sulla cosiddetta
detenzione amministrativa.
Pur condividendo la conclusione cui giunge il Tavolo Asilo e Immigrazione,
perplessità derivano da quello che possiamo definire gestione del periodo
transitorio.
Nel rapporto infatti si afferma: «La necessità di procedere quanto prima a una
riforma della normativa vigente che preveda la chiusura dei CPR non significa
che, nelle more di tale ampia riforma, l’attuale configurazione dei CPR italiani
possa rimanere inalterata, risulta infatti inderogabile ed urgente realizzare
immediati interventi al fine di rendere le strutture attuali almeno conformi
agli standard minimi previsti dal diritto dell’Unione e dall’ordinamento
costituzionale italiano».
Chi scrive non condivide tale approccio. Si ritiene anzi che proprio la mancanza
degli standard minimi previsti dall’Unione e dall’ordinamento costituzionale
italiano dovrebbe portare ad una chiusura immediata di tali strutture e non ad
interventi di adeguamento o di miglioramento.
La battaglia da condurre, allora, deve essere netta per la loro chiusura non
domani, rispetto a quello che insegna la storia italiana, rischia di far
tramontare definitivamente la speranza di un superamento del sistema CPR secondo
la massima prezzoliniana che «In Italia non c’è nulla di più definitivo del
provvisorio e nulla di più provvisorio del definitivo».
1. Comunicato stampa del Consiglio dei Ministri n. 161 (11 febbraio 2026) ↩︎
2. Una norma contenuta nell’articolo 17 della bozza di disegno di legge recita:
«Al di fuori degli orari, degli spazi e delle modalità di utilizzo
autorizzate», allo straniero trattenuto «non è consentita la libera
detenzione, all’interno della struttura, di telefoni cellulari, anche di
proprietà, i quali sono custoditi da personale del soggetto incaricato della
gestione per essere messi a disposizione dell’interessato per il periodo
strettamente necessario per l’utilizzo». ↩︎
3. Consulta il rapporto ↩︎
4. “Come i manicomi, anche i CPR vanno chiusi”. I risultati del monitoraggio
del Tavolo asilo e immigrazione – Asgi (28 gennaio 2026) ↩︎
5. Il Tavolo Asilo e Immigrazione (TAI) nasce nel 2008 ed è una rete nazionale
italiana che riunisce organizzazioni della società civile impegnate sui temi
di asilo, migrazioni, diritti umani e accoglienza ↩︎