Tag - etiopia

Etiopia: tra guerra e speranza per il futuro di tanti giovani
In questi giorni già così tumultuosi a livello internazionale, un altro conflitto ha ripreso il suo corso. A fine settembre 2026 sono ripresi gli scontri tra le forze federali dell’esercito regolare etiope e il braccio armato del Fronte di liberazione del popolo del Tigray (TPLF). La prima guerra del Tigray risale agli anni 2020/2022, interrotta dagli accordi di Pretoria firmato a novembre 2022 grazie alla mediazione dell’Unione africana. Quel conflitto ha provocato un numero di vittime civili stimato tra le 600.000 e le 800.000. La nuova guerra del Tigray, apparentemente un conflitto civile, vede in realtà anche il coinvolgimento di paesi terzi, come l’Eritrea, ed è combattuta con armi che arrivano anche dal vicino Sudan. Per questo motivo il timore internazionale è quello di un’escalation che possa coinvolgere l’intero Corno d’Africa. Sono diversi, infatti, i paesi coinvolti direttamente o indirettamente, attraverso la fornitura di armi e il sostegno all’una o all’altra forza in campo. In un clima di questo tipo, solo un mese e mezzo prima dello scoppio della nuova ondata di violenza, il gruppo di ragazzi varesini dell’associazione Progetto Madiba ha compiuto il proprio viaggio di volontariato e solidarietà a sostegno delle popolazioni civili dei villaggi di Jimma Bonga e Kaffa. Dal 2023 l’associazione si occupa di sostenere il percorso scolastico di bambini e ragazzi etiopi offrendo loro la possibilità di costruirsi un futuro migliore e di cambiamento, per sé stessi, per le loro famiglie e per il loro paese. Ne avevamo parlato su Pressenza in questo articolo pubblicato a maggio 2026, quando i volontari stavano preparando il loro viaggio di agosto. La serata di sabato 17 ottobre, presso l’auditorium San Giovanni Bosco di Varese, è stata organizzata con entusiasmo dai ragazzi che hanno partecipato alla missione. L’incontro è stato ben strutturato ed emozionante. Attraverso un racconto fotografico della loro esperienza, è stato coinvolgente ascoltare i loro resoconti e i pensieri personali su tutto quello che hanno vissuto. Al termine della serata le sensazioni erano contrastanti: da una parte l’amarezza e la rabbia per quello che hanno mostrato e dall’altra il senso di speranza e di gratitudine che questi giovani sono riusciti a trasmettere. I temi affrontanti sono stati molti: lo stupore per l’itinerario di viaggio, l’impatto con la capitale Addis Abeba in un contrasto forte tra i nuovi palazzi di vetro e metallo, degni di una capitale moderna, e le barriere di lamiere verdi, che nascondono la povertà dei villaggi di chi vive ancora nelle baracche. Sono stati presentati e raccontati i vari progetti realizzati, ma si è parlato anche dell’isolamento di alcuni villaggi, del problema dalla fruibilità dell’acqua, delle difficoltà di bambini che nascono o vivono in carcere con le loro madri detenute; del senso di comunità che emerge forte intorno alle persone che vivono a Jimma Bonga; della guerra e della pace. Durante questo viaggio è emerso lo sconcerto per condizioni di vita così distanti e lontane dalle proprie, e la consapevolezza che molte situazioni, inizialmente difficili da comprendere, in contesti come i villaggi etiopi, rappresentano l’inevitabile andamento della vita quotidiana. È il caso, per esempio, dell’organizzazione dei matrimoni precoci imposti alle giovani donne, come avviene nel villaggio isolato della zona di Kaffa dove l’etnia Menja, tradizionalmente emarginata, non ha altra scelta che far sposare le loro giovani ragazze per garantire loro un futuro. Ma oggi le cose stanno lentamente cambiando, hanno incontrato Helmelal, una ragazza che sarà la prima della sua comunità a poter frequentare l’università. I progetti dell’associazione Madiba, realizzati grazie al coordinamento locale di Don Kifle Alemayehu, responsabile dell’ufficio dello Sviluppo Sociale della diocesi di Jimma-Bonga, sono stati diversi e i ragazzi hanno potuto assistere all’inaugurazione di quanto è stato possibile realizzare con le raccolte fondi e le donazioni di chi ha voluto sostenere l’associazione. È stato inaugurato un pozzo di acqua potabile a disposizione dalla popolazione locale e di due scuole vicine, nella zona di Muti dove, prima della realizzazione, le ragazze erano costrette ad abbandonare precocemente la scuola per occuparsi del recupero dell’acqua che richiedeva gran parte del loro tempo. I volontari sono stati anche a Dukra dove, grazie ai fondi raccolti tramite il 5 per mille, è stato possibile acquistare dei banchi per i bambini che frequentano la scuola elementare dando loro la possibilità di studiare in ambiente più adeguato. L’esperienza più toccante, per molti di loro, è stata la visita al carcere di Bonga, dove l’associazione si impegna a fornire il materiale necessario alle attività scolastiche dei figli delle detenute. Questi bambini, infatti, sono costretti a vivere in carcere insieme alle madri, non avendo altre possibilità di sopravvivenza. Un altro momento toccante della serata è stata la proiezione di un’intervista ad un ex soldato dell’esercito etiope che ha combattuto nella prima guerra del Tigray e che non ha più voluto tornare nell’esercito dopo essere stato ferito. Oggi il suo obiettivo è quello di tornare a studiare e diventare medico per poter riscattare il suo passato da soldato, e convincere altri giovani a non arruolarsi poiché ha conosciuto la guerra e non trova il senso della barbarie che essa porta con sé. Il destino di molti bambini, e poi ragazzi etiopi, senza l’istruzione è segnato dallo sfruttamento e dalla morte. Per questo motivo Paolo Lacchin, presidente dell’associazione, ha rivolto un accorato invito a tutti i presenti a fine serata: non rimanere indifferenti a quanto accade in questa zona di mondo. Sul sito dell’associazione si possono trovare tutte le informazioni necessarie per aderire al progetto. Ognuno può contribuire secondo le proprie possibilità: con donazioni occasionali, attraverso il 5 per mille oppure con un impegno più costante, con il finanziamento di borse di studio annuali, per le scuole elementari o medie, oppure per scuole superiori e università. Trovate anche tutti i contatti per chiedere informazioni e seguire i vari progetti a questo link. Monica Perri
October 19, 2026
Pressenza
L’Etiopia in subbuglio: tra lasciti del colonialismo e interessi imperialisti
Scrivere di Etiopia è sempre difficile: la pluralità delle poste in gioco è, nel Corno D’Africa, talmente intrecciata che ci si perde sempre qualche pezzo. Le questioni che riguardano Eritrea ed Etiopia, inoltre, costringono sempre ad un punto di vista parziale: il mio è quello di uno che ha passato […] L'articolo L’Etiopia in subbuglio: tra lasciti del colonialismo e interessi imperialisti su Contropiano.
October 14, 2026
Contropiano
Swinging Addis,Tunisia anni’80,electro Mauritania e Habibi funk
Playlist: HAILU MERGIA & THE WALIAS BAND-NEFAS NEW ZEMEDIE MULATU ASTATKE-CHA CHA SEYFU YOHANNES-MELA MELA ALEMAYEHU ASHETE-TCHERA ADARI NEGAN YASSINE NANA-FATMA FADOUL-BSSLAMA HABITI SADOK GHARBI-NOUJOUM THE SCORPIONS & SAIF ABU BAKR-NILE WAVES YASSINE NANA-MA AHLA LILAT SAMA CORNICHE BAND-DANCE IBRAHIM ESNAWI-ONLY WORD feat.SUZAN SHARHABIL AHMED-ARGOS FARFISH
October 13, 2026
Radio Blackout - Info
Eritrea, USA e il Mar Rosso
articoli di Leila Belhadj Mohamed (*) e di Siid Negash (**) L’Eritrea, Trump e la nuova partita per il Mar Rosso Washington riapre il dialogo con Asmara mentre precipitano i rapporti tra Etiopia ed Eritrea. Cresce il rischio di una nuova guerra nel Corno d’Africa. Nel giro di due settimane, l’Eritrea è tornata al centro di due vicende che raccontano
October 10, 2026
La Bottega del Barbieri
Nel silenzio generale è ripresa la guerra civile in Etiopia
In Etiopia sta riesplodendo la guerra civile. Da mesi, ormai, i rapporti tra il governo federale di Abiy Ahmed Ali e diversi gruppi armati regionali sono sempre più tesi, con questi ultimi che hanno annunciato la nascita di un’alleanza con l’obiettivo dichiarato di rovesciare il governo. La coalizione, denominata Forze popolari etiopi per la sopravvivenza, riunisce sette gruppi attivi in diverse regioni del Paese, alcuni dei quali, primi fra tutti il Fronte di liberazione del popolo del Tigrè (TPLF) e la milizia Fano, avevano combattuto su fronti opposti durante la guerra del Tigrè. Mentre gli... Questo è un articolo di approfondimento riservato ai nostri abbonati. Scegli l'abbonamento che preferisci (al costo di un caffè la settimana) e prosegui con la lettura dell'articolo. Se sei già abbonato effettua l'accesso qui sotto o utilizza il pulsante "accedi" in alto a destra. ABBONATI / SOSTIENI L'Indipendente non ha alcuna pubblicità né riceve alcun contributo pubblico. E nemmeno alcun contatto con partiti politici. Esiste solo grazie ai suoi abbonati. Solo così possiamo garantire ai nostri lettori un'informazione veramente libera, imparziale ma soprattutto senza padroni. Grazie se vorrai aiutarci in questo progetto ambizioso. The post Nel silenzio generale è ripresa la guerra civile in Etiopia appeared first on L'INDIPENDENTE.
October 2, 2026
L'INDIPENDENTE
[radio africa] Radio Africa: Etiopia, Marocco, Sudafrica
Etiopia: a quasi quattro anni dalla firma di un fragile accordo di pace a Pretoria nel novembre 2022, la guerra è tornata nel nord dell'Etiopia. La nuova coalizione all'offensiva in Tigray, Afar e Amhara è il risultato di un'inaspettata riconfigurazione delle alleanze tra gruppi armati che si sono scontrati in passato. Tutti condividono un unico nemico: il Primo Ministro Abiy Ahmed, contro il quale promettono una "guerra totale". La ripresa dei combattimenti sta già suscitando i peggiori timori. Con oltre 600.000 vittime, il precedente conflitto tra il braccio armato del Fronte di Liberazione del Popolo del Tigray (TPLF) e le Forze di Difesa Nazionali Etiopi (ENDF) è stato considerato uno dei conflitti più sanguinosi dell'inizio del XXI secolo. Ex nemici, i gruppi armati ora alleati sembrano intenzionati a seguire le orme della coalizione formata dal TPLF, che rovesciò l'ex dittatore Mengistu Haile Mariam, nel 1991. Il comunicato che annuncia la formazione dell'Alleanza delle Forze Popolari Etiopi per la Sopravvivenza descrive il governo di Abiy Ahmed come un "regime personalista, dittatoriale e genocida". La ripresa dei combattimenti s’inserisce in un quadro regionale estremamente complesso, che rischia di far esplodere la regione del Corno d’Africa. Marocco: il Marocco si sta risvegliando in un panorama politico in fermento, dopo le elezioni legislative del 23 settembre caratterizzate da un'affluenza alle urne ai minimi storici. La partecipazione ha superato di poco il 38%; bisogna risalire al 2007 per trovare una cifra inferiore. Il voto ha confermato la crisi di fiducia che affligge da anni il rapporto tra i marocchini e la classe politica. A causa della mancata risposta della classe politica ai problemi sociali che affliggono la popolazione marocchina come disoccupazione, perdita del potere d'acquisto, servizi pubblici insufficienti, molti elettori sono rimasti a casa. Questo drastico calo ha favorito il Partito Autenticità e Modernità (PAM), legato alla monarchia ma anche, e soprattutto, il Partito Giustizia e Sviluppo (PJD). Il partito islamista, spazzato via alle elezioni parlamentari del 2021, dove era sceso a 13 seggi, ha visto quadruplicare la propria rappresentanza. Ma i problemi del Marocco, dalla disoccupazione giovanile alle disparità dello sviluppo rimangono irrisolti. Sudafrica: i migranti africani in Sudafrica temono nuove proteste e possibili violenze alla scadenza del 30 settembre, fissata dal movimento anti-immigrazione March and March per chiedere agli stranieri senza documenti di lasciare il Paese. L’ultimatum ha accresciuto la preoccupazione soprattutto a Durban, dove nelle ultime settimane si sono già verificati scontri tra attivisti del movimento, rifugiati e richiedenti asilo. L’ostilità nei confronti degli stranieri starebbe colpendo anche persone regolarmente presenti nel Paese. Il movimento March and March ha organizzato proteste ben coordinate in tutto il paese. I suoi leader provengono dal KwaZulu-Natal, la roccaforte politica di Zuma, l’ex presidente. In Sudafrica, una serie orribile di femminicidi ha sconvolto la regione di Johannesburg. In soli tre mesi, otto donne sono state trovate morte, in un raggio di poche decine di chilometri. Questa ondata di omicidi ha suscitato indignazione e numerose richieste di intervento, soprattutto perché la lotta contro la violenza di genere è stata dichiarata una priorità nazionale dal presidente sudafricano.
September 30, 2026
Radio Onda Rossa
Riesplode la guerra civile in Etiopia. L’impatto va ben oltre il Corno d’Africa
Dopo solo quattro anni dal cessate il fuoco, la guerra civile torna in Etiopia. La scorsa settimana, le forze del Fronte di Liberazione del Popolo del Tigray (TPLF) hanno assunto il controllo dei principali scali aeroportuali della regione settentrionale del paese. Sul terreno, sono stati segnalati pesanti combattimenti di fanteria […] L'articolo Riesplode la guerra civile in Etiopia. L’impatto va ben oltre il Corno d’Africa su Contropiano.
September 30, 2026
Contropiano
Scollamento dei marocchini dal regime di Rabat; scossoni ripetuti all’ingombrante Addis Abeba
> Puntata africana che va dall’estremo Nordovest maghrebino all’estrema punta > orientale del Corno d’Africa, prendendo a pretesto le disertate elezioni > marocchine per evidenziare con Michele Vollaro la separazione tra una > popolazione che richiede di partecipare alla ricchezza prodotta da > investimenti occidentali in cambio della supina adesione all’impero > israelo-americano e il perseguimento degli interessi dell’entourage del > monarca assoluto che perseguono solo la costruzione di infrastrutture, > circenses e posti sottopagati, turismo e zero servizi; mentre con l’aiuto di > Matteo Palamidesse abbiamo sperato – scongiurando i maledetti criminali > guerrafondai – di sbagliarci a pensare che si stia cercando in modo > sconsiderato di far convergere in un enorme conflitto di proporzioni > inimmaginabili l’orrida carneficina sudanese, la costante guerra al confine > del Tigray, estesa al territorio nazionale con le alleanze tra sette milizie > etniche fino a un paio di anni fa l’una contro l’altra armate, con > schieramenti che vedono i paesi costieri a fare pressione sul corpaccione > etiope ingombrante, ricco e alleato dei Brics e di Israele con tutto > l’occidente e di cui però si rischia l’implosione e il dissolvimento della > federazione se dovesse esplodere un conflitto per risolvere una volta per > tutte i molti contenziosi decennali. INFRASTRUTTURE NEL DESERTO SENZA SERVIZI PER I GIOVANI MAROCCHINI IN FUGA La crisi di Ceuta, a un anno dall’esplosione in piazza della GenZ212; la truffa della Coppa d’Africa a dicembre, tre mesi prima della designazione del Marocco come sede dei Mondiali 2030, decretata dal viscido svizzero amico di Trump e di uno dei candidati di punta delle elezioni andate deserte, a un mese dalle immagini di giovani in fuga dal regno alawide. Ogni tanto si accendono i riflettori sul Marocco ma si spengono prima che siano chiari i contorni che possono spiegare le cause dei fenomeni di distacco della società civile dalle sorde scelte dell’entourage raccolto nel Makhzen. Proprio in occasione delle elezioni del 23 settembre 2026 abbiamo chiesto a Michele Vollaro, esperto africanista del gruppo Internazionalia e collaboratore de “il manifesto” e altre testate nazionali, di raccontarci meglio tensioni politiche, situazione sociale, andamento economico e possibilità espressive del mondo culturale, soprattutto giovanile. Quei giovani che sono stati al centro della campagna elettorale da parte della casta, che appare sempre più scollata dal paese reale che infatti si è recato alle urne con una percentuale inferiore in termini generali rispetto al 37% ufficiale, perché quella cifra è ricavata sull’intera platea che si era iscritta alle liste degli elettori, riducendo a poco più del 20% la partecipazione al voto, che crolla al 4% nel computo dei giovani sotto i 24 anni recatisi al seggio, nonostante la campagna sia stata caratterizzata soprattutto da mirabolanti promesse che li riguardavano. E allora, inserendoci nell’analisi del non voto, si può dare un senso al disagio del mondo giovanile che richiede servizi e viene represso, chiede lavoro e gli viene risposto con grandi opere e un’economia di turismo ed export che non producono che impieghi precari e che precludono paradossalmente un futuro di sopravvivenza nella nazione più industrializzata dell’Africa, su cui piovono investimenti occidentali e dove Casablanca ospita il terzo polo finanziario più capitalizzato del Mena, il TangeriMed è il porto logistico sull’Atlantico più importante del Mediterraneo… quella che è venuta a mancare è la redistribuzione della ricchezza prodotta; da qui la spinta a emigrare, trasformandosi in una bomba geopolitica in mano al sovrano succube delle scelte geopolitiche filoamericane e sempre meno presente perché malato, se non con estemporanei pugni di ferro che soffocano ogni minima rimostranza grazie al reato di lesa maestà, comprese le polemiche per l’ostinata contiguità con il criminale di guerra Netanyahu, che è valsa il riconoscimento dell’annessione del territorio saharawi (dove alla tornata elettorale hanno vinto i partiti di governo) da parte dell’America di Trump, a cui in cambio è intestata l’autostrada delle province del Sud. Le stesse province che innescano quella reazione nazionalistica su cui in tutto il mondo le fazioni fascistoidi al potere stanno contando per cooptare con l’inganno sciovinista cittadini in sofferenza a causa delle loro politiche neoliberiste, e contemporaneamente si procede nella ecumenica normalizzazione dei rapporti con l’entità sionista: è di pochi giorni fa l’apertura dell’ambasciata ebraica… con la benedizione del partito islamista in omaggio a Mohammed VI: «Se noi ci impegniamo, il re ci ascolterà», di nuovo ribadendo la partecipazione al mondo del Makhzen ( e stracciando anche qui il Contratto sociale).
September 26, 2026
Radio Blackout - Info
Tigray: un commento sul recente blocco del traffico aereo
Sospesi recentemente i voli della Ethiopian Airlines in seguito alla presa degli aeroporti da parte delle truppe tigrine. Ne parliamo con un compagno che contestualizza e analizza i cambiamenti dei rapporti tra forze tigrine e governo centrale etiope. Infatti domenica scorsa il TPLF ha annunciato di essersi unito a un’alleanza militare formata da sette gruppi, chiamata Ethiopian Peoples' Forces Alliance for Survival (Alleanza per la sopravvivenza delle forze del popolo etiope), che punta a rovesciare il governo del primo ministro Abiy Ahmed in carica dal 2018. Restate in ascolto in particolare di RadioAfrica per ulteriori approfondimenti.
September 24, 2026
Radio Onda Rossa
In Arabia Saudita continuano le esecuzioni capitali di cittadini etiopi
In Arabia Saudita continuano purtroppo le esecuzioni capitali, arrivate dopo processi sbrigativi e privi di garanzie per gli accusati, di cittadini etiopi accusati di detenzione e commercio di sostanze stupefacenti. Dopo un periodo di relativa calma sarebbero state eseguite cinque esecuzioni nelle ultime ore mentre decine di persone sono in attesa nei bracci della morte.
July 28, 2026
Radio Onda Rossa