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Convegno a Rufina: “L’invisibile e la sua forza. Il Crinale di Croce a Mori”
Sabato 4 luglio 2026 alle ore 17.00 alla Villa Poggio Reale nel Comune di Rufina FI, si terrà un Convegno dal titolo L’invisibile e la sua forza. Il Crinale di Croce a Mori, corridoio ecologico soggetto di diritto a rischio di industrializzazione eolica organizzato dalla Coalizione ambientale Tess, l’Osservatorio Biodiversità, Italia Nostra Consiglio Regione Toscana e Firenze, l’Associazione Attoprimo e il Comitato Crinali Liberi Londa. Il crinale di Croce a Mori è una spettacolare dorsale appenninica situata nel comune di Londa, ai confini del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi. Offre ampi panorami sul Mugello e sul Casentino ed è un’importante area di biodiversità, costituendo uno dei paesaggi più rappresentativi dell’Appennino tosco-romagnolo e un patrimonio naturale e paesaggistico di grande valore. Il crinale, il cui cielo è privo di inquinamento luminoso, è noto per le iniziative di Osservazione astronomica promosse dal Parco, per la fitta vegetazione, per l’alternarsi di foreste e pascoli affacciati su vasti orizzonti. Il crinale di Croce a Mori offre la massima concentrazione di terpeni, sostanze naturali emesse dagli alberi, rendendolo un’area ideale per i Percorsi di Terapia forestale promossi nel territorio. Dal valico e dal sentiero di crinale si diramano percorsi storici e naturalistici del CAI che collegano Londa a Pallereta e al Monte Falterona da un lato, al Gualdo, alla Consuma dall’altro, percorsi molto frequentati da escursionisti, camminatori e ciclisti provenienti da tutta Italia. Partendo da Londa, la strada statale in salita è molto apprezzata dal ciclismo professionistico e dall’Appennino Bike Tour. L’importante e insostituibile corridoio ecologico di Croce a Mori, che collega il “Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi” alla Consuma, alle aree protette Natura 2000di Vallombrosa e del Pratomagno, è a rischio di trasformazione industriale a causa di un progetto eolico con torri alte 200 metri, equivalenti a un edificio di circa 65 piani, visibili dalla vetta del Falterona, dal Santuario della Verna, dal Castello di Poppi, dal Castello di Romena e da altri siti di grande pregio paesaggistico e culturale. Si tratta di un collegamento fondamentale per gli spostamenti della fauna selvatica e avifauna tra le principali aree protette dell’Appennino, indispensabile per mantenere la continuità ecologica e la diversità genetica delle popolazioni animali. Per questo motivo il crinale di Croce a Mori è al centro di una grande mobilitazione informativa di associazioni nazionali, regionali e locali, comitati e cittadini, unita a iniziative di difesa dei crinali volte a proteggere l’Appennino della Montagna Fiorentina dall’installazione di mega-impianti eolici industriali e a favorire l’ampliamento dei confini del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, per promuovere un modello di sviluppo che valorizzi il turismo lento, la tutela della biodiversità, il paesaggio e le economie locali, nella convinzione che la transizione energetica, per essere ecologica e sostenibile, debba procedere senza compromettere i territori di maggior pregio naturalistico. Coalizione ambientale TESS Transizione Energetica Senza Speculazione Osservatorio Biodiversità Italia Nostra Firenze Italia Nostra Consiglio Regionale Toscana Associazione Attoprimo Comitato Crinali liberi Londa Redazione Toscana
July 1, 2026
Pressenza
Negri oltre Negri (II). Forma stato, potere costituente e Impero nel regime di guerra globale
La figura di Antonio Negri rappresenta una delle esperienze più radicali e originali del pensiero politico contemporaneo. Filosofo e teorico della trasformazione sociale, Negri ha posto al centro della propria riflessione la relazione costitutiva tra produzione e potere, tra le forme della cooperazione sociale e i dispositivi di comando che cercano di catturarne e normalizzarne la potenza costituente. Nei suoi testi – da La forma Stato (1977) a Il potere costituente (1992), fino a Impero (2000, con Michael Hardt) e ai successivi Moltitudine, Comune, Assemblea (sempre con Hardt) – Negri interpreta il capitalismo come un processo dinamico di sussunzione della vita stessa entro i meccanismi della valorizzazione, dove produzione e riproduzione, economia e politica, lavoro e vita, diventano dimensioni sempre più indistinte. Se nelle società industriali il potere si esercitava principalmente attraverso la disciplina dei corpi e l’organizzazione della fabbrica, nelle società postfordiste e digitali il comando si estende ai linguaggi, ai saperi, agli affetti e alle forme di relazione, trasformando la cooperazione sociale in produzione biopolitica. In questo orizzonte, il lavoro non è più soltanto forza produttiva ma produzione di soggettività, e la lotta politica si sposta sul terreno della vita, del desiderio e della conoscenza. Oggi, nel contesto di un regime di guerra globale, di una finanziarizzazione diffusa e di un comando algoritmico che governa la cooperazione sociale, la riflessione di Negri acquista una nuova centralità. La sua analisi consente di leggere criticamente le trasformazioni della produzione contemporanea – cognitiva, digitale, affettiva ed ecologica – e di comprendere le nuove forme di sfruttamento, estrazione e soggettivazione che attraversano la moltiplicazione delle forme di sfruttamento e oppressione. In questo quadro, la portata teorica e politica del pensiero negriano non può essere compresa appieno senza confrontarsi con l’irruzione di nuove soggettività e con le rotture epistemologiche determinate da altre genealogie critiche che, a partire dagli anni Settanta, hanno messo in questione le categorie della modernità politica. Il convegno – in programma giovedì 18 e venerdì 19 giugno in Aula SP/A Edificio D2 al campus di Fisciano – intende dunque interrogare il pensiero di Toni Negri come punto di incontro e di tensione tra diverse linee di critica radicale: marxista, femminista, postcoloniale, ecologista, foucaultiana. L’obiettivo è quello di aprire un dialogo tra filosofia politica, teoria critica dell’economia, studi postcoloniali e decoloniali, ecologia politica e teorie della soggettività, per ripensare – a partire da Negri e oltre Negri – le condizioni di possibilità di una politica della liberazione all’altezza del nostro tempo. Leggi e scarica il programma completo della due giorni * Questo articolo è gratuito, ma produrlo richiede tempo e impegno. Per mantenere la nostra informazione libera e accessibile, abbiamo bisogno del tuo contributo, anche piccolo. Trasforma la tua lettura in un atto di sostegno, clicca sul banner qui sotto per fare una donazione. Puoi anche donare il tuo 5X1000, CF: 96405560580 L'articolo Negri oltre Negri (II). Forma stato, potere costituente e Impero nel regime di guerra globale proviene da DINAMOpress.
June 17, 2026
DINAMOpress
Agenda 1325 in Medio Oriente: dopo 25 anni la sfida è decidere
A venticinque anni dall’adozione della Risoluzione 1325 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, il documento che per la prima volta ha riconosciuto il ruolo fondamentale delle donne nella prevenzione dei conflitti, nei processi di pace e nella ricostruzione postbellica, una domanda attraversa il Medio Oriente con particolare urgenza: quanto di quell’impegno si è realmente tradotto in cambiamento? È stata questa la questione di fondo emersa durante il convegno regionale Women Engendering Peace – Reflections on WPS 25+, svoltosi online l’11 giugno e dedicato a una riflessione collettiva sul futuro dell’Agenda Donne, Pace e Sicurezza (Women, Peace and Security – WPS) nei Paesi della regione araba. L’incontro ha riunito donne costruttrici di pace, organizzazioni della società civile, ricercatrici, rappresentanti istituzionali e organismi internazionali provenienti da Libano, Iraq, Siria e Libia. L’iniziativa si inserisce nel progetto Women Engendering Peace: Strengthening the 1325 Agenda to Promote Women’s Protection and Participation in Iraq, Lebanon, Syria and Libya, coordinato da Un Ponte Per e sostenuto dalla Direzione Generale per gli Affari Politici e di Sicurezza del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale italiano. A dare il benvenuto ai partecipanti sono state Shirine Jurdi, facilitatrice di WILPF Libano, la segretaria generale della Women’s International League for Peace and Freedom (WILPF) Amrita Kapur, rappresentanti regionali di UN Women e Rosella Bonarrigo di Un Ponte Per. Nel corso dell’incontro è stato inoltre presentato il Manifesto WPS+25, elaborato da organizzazioni femminili della regione. L’aspetto forse più significativo del convegno riguarda il contesto stesso in cui si è svolto. L’evento avrebbe dovuto rappresentare il momento conclusivo di un percorso pluriennale e tenersi in presenza a Beirut. L’aggravarsi dei conflitti e dell’instabilità nella regione ha però costretto le organizzatrici a rinviarlo e a ripensarne la forma. Questa circostanza, lungi dall’essere un semplice dettaglio organizzativo, è diventata parte integrante della riflessione politica proposta dall’incontro. Negli ultimi anni, infatti, le popolazioni di Libano, Siria, Iraq e Libia hanno dovuto affrontare nuove ondate di violenza, sfollamenti, crisi economiche e crescenti emergenze umanitarie. Eppure, come hanno ricordato più volte le relatrici, proprio in questi contesti le donne continuano a svolgere un ruolo essenziale nella tenuta sociale delle comunità, nell’assistenza alle persone vulnerabili, nella mediazione locale e nella costruzione di spazi di dialogo. Da qui la convinzione condivisa che l’Agenda Donne, Pace e Sicurezza non sia soltanto un quadro normativo internazionale, ma una realtà vissuta quotidianamente da migliaia di donne che operano nei territori attraversati dai conflitti. La prima presentazione nazionale è stata dedicata al Libano. Chada Kassab ha illustrato i risultati del rapporto nazionale, concentrato sulla partecipazione politica femminile. Il dato che sintetizza meglio la situazione è la presenza di sole otto donne nel Parlamento libanese composto da 128 membri. Secondo il rapporto, le principali barriere all’accesso delle donne alla politica sono di natura economica, istituzionale e culturale. Le campagne elettorali richiedono risorse spesso non disponibili alle candidate; i partiti continuano a privilegiare figure maschili; il sistema politico confessionale e clientelare favorisce reti di potere tradizionalmente controllate dagli uomini. A ciò si aggiunge l’assenza di quote obbligatorie di genere e la mancanza di riforme legislative capaci di riequilibrare la rappresentanza.Particolarmente allarmante è il fenomeno della violenza politica contro le donne. Le attiviste e le candidate subiscono campagne diffamatorie, molestie, intimidazioni e attacchi online sempre più sofisticati, compreso l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per manipolare immagini e screditare figure pubbliche femminili. Il quadro è stato ulteriormente aggravato dall’escalation del conflitto nel sud del Paese. Fadi Abi Allam del Movimento per la Pace Permanente ha descritto una situazione segnata da oltre un milione di sfollati, dalla distruzione di decine di villaggi e da una crescente pressione sulle strutture di accoglienza. Le donne e le ragazze rappresentano oltre la metà delle persone costrette a lasciare le proprie case. Nei rifugi temporanei affrontano condizioni di sovraffollamento, carenze igieniche e rischi crescenti di violenza di genere. Le donne incinte incontrano inoltre gravi difficoltà nell’accesso alle cure prenatali e ai servizi sanitari, mentre la perdita di attività economiche, soprattutto nei settori agricoli e nelle cooperative femminili, ha colpito migliaia di famiglie. Eppure, ha osservato Abi Allam, sono proprio le donne a sostenere gran parte della risposta sociale all’emergenza. Pur restando escluse dai principali tavoli decisionali, guidano iniziative di assistenza, organizzano reti di solidarietà e garantiscono la sopravvivenza quotidiana delle comunità colpite dalla guerra. Se in Libano il tema dominante è l’impatto della guerra, in Iraq il dibattito si è concentrato sulle recenti trasformazioni legislative. Ghazala Jango e le rappresentanti della Iraqi Women’s Network hanno illustrato le conseguenze della riforma della Legge sullo Statuto Personale n. 188 del 1959, considerata per lungo tempo una delle normative familiari più avanzate della regione. Le organizzazioni femminili presenti al convegno hanno espresso forte preoccupazione per modifiche che, a loro avviso, rischiano di aumentare la frammentazione giuridica e di ridurre alcune tutele fondamentali per le donne. Tra i temi più discussi figurano il rischio di matrimoni precoci, le disparità nelle procedure di divorzio, la riduzione delle garanzie in materia di affidamento dei figli e possibili limitazioni dei diritti ereditari. Particolarmente significativa è stata la critica al concetto di “libera scelta” utilizzato dai sostenitori della riforma. Secondo le organizzazioni femminili, parlare di libertà di scelta giuridica in una società dove molte donne non dispongono ancora di piena autonomia nelle decisioni familiari rischia di essere un argomento puramente teorico. Da questo confronto è emersa una riflessione che attraversa oggi molti movimenti femminili della regione: la battaglia non riguarda soltanto l’acquisizione di nuovi diritti, ma sempre più spesso la difesa di conquiste che sembravano ormai consolidate. Il caso siriano è apparso diverso dagli altri. Le organizzazioni presenti hanno descritto l’attuale fase politica come una finestra di opportunità ma anche come un momento estremamente fragile. Dopo anni di guerra, la questione centrale non riguarda soltanto la protezione delle donne, ma il loro ruolo nella definizione del futuro assetto politico del Paese. Le richieste avanzate sono chiare: almeno il 35% di rappresentanza femminile nelle istituzioni pubbliche, nei futuri organismi governativi, nei processi costituzionali e nei negoziati politici. Le attiviste insistono inoltre sulla necessità di una costituzione democratica fondata sull’uguaglianza dei diritti e sulla rimozione delle norme discriminatorie. Un tema ricorrente è stato quello della partecipazione simbolica. Secondo numerose relatrici, le donne vengono spesso invitate ai tavoli di dialogo come segno di inclusione, ma senza una reale possibilità di incidere sulle decisioni. La richiesta avanzata dalle organizzazioni siriane è quindi quella di passare dalla consultazione alla co-governance. Non si tratta di essere coinvolte dopo la ricostruzione del Paese, ma di contribuire fin da ora alla definizione della nuova Siria. La situazione descritta dalle organizzazioni libiche evidenzia una diversa contraddizione. Pur esistendo strumenti internazionali, piani nazionali e programmi di sostegno, molte attiviste continuano a operare in un contesto caratterizzato da forte insicurezza e frammentazione istituzionale. Le partecipanti hanno denunciato minacce, intimidazioni, campagne diffamatorie e restrizioni alla libertà di associazione. Molte hanno sottolineato come i meccanismi di protezione promossi dalla comunità internazionale non riescano spesso a tradursi in una sicurezza concreta per chi lavora quotidianamente sul terreno. Accanto alle criticità, sono state tuttavia presentate anche esperienze innovative, tra cui la significativa presenza femminile nel Comitato di Dialogo Strutturato e la redazione della prima Carta delle Donne Libiche per la Pace, considerata da molte partecipanti un esempio importante di elaborazione politica autonoma da parte delle donne. Se c’è una conclusione che accomuna le esperienze di Libano, Iraq, Siria e Libia, è la constatazione che il problema oggi non è più l’assenza delle donne. Le donne sono presenti nelle organizzazioni della società civile, nelle reti umanitarie, nei processi di mediazione locale e nelle iniziative di ricostruzione. Partecipano ai dibattiti pubblici e contribuiscono alla gestione delle crisi. Tuttavia continuano ad avere un’influenza limitata sulle decisioni fondamentali riguardanti la guerra e la pace, la sicurezza, le riforme istituzionali, i bilanci pubblici e i processi di ricostruzione. Per questo motivo, venticinque anni dopo la Risoluzione 1325, il dibattito sembra essere entrato in una nuova fase. Nel 2000 la richiesta era semplice: includere le donne. Nel 2025 la domanda è diventata più radicale: le istituzioni sono disposte a condividere realmente il potere? Tiziana Volta
June 12, 2026
Pressenza
Reggio Emilia, 12 giugno, Presidio pacifista in opposizione al convegno militarista di Confindustria
PRESIDIO PACIFISTA, 12 GIUGNO 2026, ORE 16.30 REGGIO EMILIA, VIA TOSCHI, 30 La Confindustria di Reggio Emilia organizza, oggi 12 giugno 2026, un convegno intitolato “Aeronautica, Difesa Aerospace: perimetro e regole del gioco“. A parte il titolo, che rivela immediatamente come in uno scenario geopolitico di guerra, in cui tutti i parametri di riferimento sono saltati, l’unico paradigma che resta stabile è quello del profitto, l’incontro mette in rilievo come si vada ridislocando l’assetto delle aziende rispetto alla committenza statale in merito al settore della difesa. Strategie territoriali e opportunità di azione vengono così ad essere messe a punto, alla luce dei nuovi orizzonti tecnologici e politici, di cui il mercato intercetta il potenziale economico, ma anche l’esigenza di costruire le adeguate compatibilità alle istanze belliche. Per questo come cittadini indiciamo un presidio davanti alla sede della Confindustria, oggi alle 16.30 in Via Toschi, 30 in opposizione a queste gravi derive di trasformazione degli assetti produttivi che piegano i territori sempre più alle dinamiche del profitto di guerra, integrando settori nevralgici del pubblico e del privato, in una logica securitaria capitalista e disumanizzante. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
L’Italia viola il diritto di sciopero. Appuntamento l’11 giugno
La legge 146 del 1990, quella che da allora limita pesantemente il diritto di sciopero, viola la Carta Sociale Europea in almeno tre punti: 1) sono troppi i settori che rientrano nella definizione di servizi essenziali; 2) l’obbligo di indicare la durata dello sciopero già al momento della sua proclamazione […] L'articolo L’Italia viola il diritto di sciopero. Appuntamento l’11 giugno su Contropiano.
May 31, 2026
Contropiano
Don Nandino Capovilla al Convegno dell’Osservatorio contro la militarizzazione a Torino
Pubblichiamo l’intervento di don Nandino Capovilla, parroco a Marghera e autore con Betta Tusset del volume Sotto il cielo di Gaza, al Convegno Nazionale dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università svoltosi presso la Fabbrica delle “e” del Gruppo Abele a Torino venerdì 17 aprile 2026. Al convegno hanno partecipato circa 600persone in presenza e metà online. Si è svolto a Torino venerdì 17 aprile il III Convegno nazionale dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, promosso e sostenuto dell’ente formatore Scuola e Società, che quest’anno ha inteso affrontare le tematiche della militarizzazione sotto la lente dell’orrore provocato della guerra, infatti il titolo sul quale le relatrici e i relatori sono state/i chiamate/i a confrontarsi è stato: Il Trauma della guerra. Tra storia, economia, diritto ed educazione dalla Prima Guerra Mondiale ad oggi. Il quarto contributo all’incontro è stato ad opera di don Nandino Capovilla, parroco a Marghera. Portando sulle spalle una kefiah palestinese, Capovilla ha costruito il suo intervento partendo da una foto (in basso) che aveva comprato anni fa nella libreria di Gerusalemme, già allora bersaglio di ripetuti attacchi israeliani. La foto ritraeva due bambine a scuola in un Campo di Rafah nel 1979, entrambe con una mano alzata a chiedere la parola, perché hanno qualcosa da dire. L’immagine evoca un diritto alla scuola brutalmente calpestato, da cui traspare la durezza di una realtà dove le scuole e le università vengono appositamente colpite e poi riempite di mine, in un atto ragionato e deliberato che porta don Nandino a parlare di scolasticidio. Anche don Nandino, come altre relatrici e relatori, mostra la volontà di rinascita e resistenza in questa realtà, infatti, tenendo una “mano alzata”, anche lui come le bambine, e leggendo qualche riga di Hanno ucciso Habibi di Shrouq Aila narra di un popolo che, nonostante tutto, continua a studiare e crescere. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Maurizio Bonati al Convegno dell’Osservatorio contro la militarizzazione a Torino
Pubblichiamo l’intervento di Maurizio Bonati, medico dell’Istituto Mario Negri di Milano, al Convegno Nazionale dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università svoltosi presso la Fabbrica delle “e” del Gruppo Abele a Torino venerdì 17 aprile 2026. Al convegno hanno partecipato circa 600persone in presenza e metà online. Si è svolto a Torino venerdì 17 aprile il III Convegno nazionale dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, promosso e sostenuto dell’ente formatore Scuola e Società, che quest’anno ha inteso affrontare le tematiche della militarizzazione sotto la lente dell’orrore provocato della guerra, infatti il titolo sul quale le relatrici e i relatori sono state/i chiamate/i a confrontarsi è stato: Il Trauma della guerra. Tra storia, economia, diritto ed educazione dalla Prima Guerra Mondiale ad oggi. Il terzo intervento ha visto protagonista Maurizio Bonati, medico dell’Istituto Mario Negri di Milano. Attraverso ampi passi del suo lavoro scientifico, pubblicato nel volume Il cronico trauma della guerra, Bonati ha evidenziato con drammatica abbondanza di dati quantitativi le conseguenze di lungo periodo dei conflitti armati, soffermandosi sugli effetti di malnutrizione e carestia sui civili, in particolare sui bambini e le bambine, e mettendo in evidenza il tema della cronicizzazione dei danni dovuti a questi fenomeni. L’intervento ha permesso di aprire un’importante riflessione sulla fame come arma di guerra, fenomeno che risulta di tragica attualità nella striscia di Gaza. (In fondo trovate le slide dell’intervento). Il-trauma-della-guerra_Torino-2026Download Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Carlo Greppi al Convegno dell’Osservatorio contro la militarizzazione a Torino
Pubblichiamo l’intervento di Carlo Greppi, storico e scrittore torinese, al Convegno Nazionale dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università svoltosi presso la Fabbrica delle “e” del Gruppo Abele a Torino venerdì 17 aprile 2026. Al convegno hanno partecipato circa 600persone in presenza e metà online. Si è svolto a Torino venerdì 17 aprile il III Convegno nazionale dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, promosso e sostenuto dell’ente formatore Scuola e Società, che quest’anno ha inteso affrontare le tematiche della militarizzazione sotto la lente dell’orrore provocato della guerra, infatti il titolo sul quale le relatrici e i relatori sono state/i chiamate/i a confrontarsi è stato: Il Trauma della guerra. Tra storia, economia, diritto ed educazione dalla Prima Guerra Mondiale ad oggi. Nel secondo intervento della giornata Carlo Greppi, storico e scrittore torinese, ha affrontato il tema della guerra nella sua declinazione di resistenza armata al nazifascismo nel corso della Seconda guerra mondiale e, in particolare, si è soffermato sulla dimensione internazionale della resistenza stessa, così come viene delineata in maniera più circostanziata nel volume Storia internazionale della Resistenza italiana. Greppi ha evidenziato il nesso tra la lotta antifascista della prima ora e la strutturazione della resistenza armata. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Il pacifismo italiano in cerca di autore
Il 18 aprile si è tenuto a Roma, al Caffè Letterario nel quartiere Ostiense, un interessante convegno organizzato dal gruppo di pacifisti de Il Coraggio della Pace. Iniziativa sicuramente opportuna in questa fase in cui il mondo sembra sprofondare … Leggi tutto L'articolo Il pacifismo italiano in cerca di autore sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
“ALLA RICERCA DI QUELLA DIGNITÀ, ORA PERDUTA, DEL LAGO DI GARDA”: IL CONVEGNO ORGANIZZATO DALLA FEDERAZIONE DEL FIUME CHIESE E DEL LAGO D’IDRO
Sabato 28 marzo, dalle 10 alle 13 all’Antica Cascina San Zago, in via dei Colli a Salò (BS), si svolgerà il convegno “Alla ricerca di quella dignità ora perduta del Lago di Garda”, organizzato dalla Federazione delle Associazioni che amano il fiume Chiese ed il suo lago d’Idro. Interverranno alla conferenza l’architetto Silvio Motta, curatore della rinaturalizzazione delle sponde del lago di Costanza, e l’ecologista Carlo Saletta. La Federazione del fiume Chiese e del lago d’Idro ha invitato anche una lunga serie di esponenti istituzionali interessati dalla vicenda: i sindaci e i consiglieri dei comuni del Garda, la direttrice dell’Autorità di bacino Garda-Idro e il Prefetto di Brescia. “Sentiremo cos’hanno da dire i sindaci che avranno l’onestà intellettuale di voler intervenire”, dichiara su Radio Onda d’Urto Gianluca Bordiga, esponente della Federazione e organizzatore del convegno. La presentazione del convegno su Radio Onda d’Urto con Gianluca Bordiga, della Federazione delle Associazioni che amano il fiume Chiese ed il suo lago d’Idro. Ascolta o scarica.
March 25, 2026
Radio Onda d`Urto