Una nuova sentenza condanna lo sfruttamento dei fattorini da parte di Glovo

L'INDIPENDENTE - Friday, September 11, 2026

Non finiscono i guai giudiziari per Foodinho, la società con cui Glovo opera in Italia. Il Tribunale del Lavoro di Torino ha infatti riconosciuto la natura subordinata della prestazione di un rider assistito dall’Unione Sindacale di Base (USB), ordinandone la reintegrazione dopo un licenziamento giudicato illegittimo. Il lavoratore, inquadrato al sesto livello del contratto collettivo del commercio, sarà così retribuito per tutte le consegne della giornata. Verrà incluso anche il tempo delle attese tra un ordine e l’altro, escludendo i periodi di inattività superiori ai 60 minuti. È una sentenza storica, destinata a fare scuola tra le vertenze e le aule di tribunale. Nel giustificare il controllo giudiziario a cui Foodinho-Glovo è sottoposto da febbraio, la Procura di Milano aveva puntato il dito proprio contro l’opaca gestione delle consegne.

La decisione del Tribunale di Torino torna sui falsi lavoratori autonomi riconoscendo, a partire dal 1° ottobre 2024, un rapporto di lavoro subordinato a tempo pieno per un rider inquadrato come collaboratore occasionale. A convincere i giudici è stato soprattutto il sistema di assegnazione delle consegne (abolito da Foodinho-Glovo nel maggio del 2025) di natura premiale, giudicato espressione di un certo potere direttivo dell’azienda. Il nuovo algoritmo adottato dal colosso spagnolo del delivery non ha migliorato di molto la situazione — che da febbraio è quella del controllo giudiziario. Per uscirne, Foodinho-Glovo aveva sbandierato dei presunti aumenti salariali per i lavoratori. Tuttavia, le indagini dei magistrati hanno dimostrato che si trattasse di un aumento fittizio: facendo affidamento su un nuovo algoritmo basato sul “tempo effettivo calmierato”, Foodinho-Glovo sarebbe riuscita a tagliare, in media, 3 ore di retribuzione per ogni 10 ore di tempo effettivamente impegnate dal rider. In altre parole, sulla base di non meglio specificati criteri statistici, l’algoritmo calcola il tempo che il fattorino dovrebbe impiegare per effettuare una consegna. Gli eventuali minuti eccedenti non vengono conteggiati e lasciati dunque fuori dal compenso.

Il Tribunale del Lavoro di Torino ha contestato a Foodinho-Glovo anche il licenziamento illegittimo, definendo carenti e contraddittorie le prove presentate per giustificare la cessazione del rapporto lavorativo. «Ma c’è di più: il Tribunale riconosce che il tempo trascorso dal rider loggato e a disposizione della piattaforma, compresa l’attesa dell’ordine, è tempo di lavoro e deve essere retribuito». Commenta così l’USB, che ha affiancato il lavoratore in quest’anno e mezzo di battaglia legale, inserita in una più ampia mobilitazione a tutela dei diritti dei rider. Il nodo principale — sostenuto da diverse sentenze — è quello del superamento del sistema dei falsi lavoratori autonomi, riconoscendo invece la subordinazione.

L’USB ha manifestato l’intenzione di portare l’ultima sentenza torinese all’audizione della Commissione Lavoro della Camera sul recepimento della direttiva UE 2024/2831, meglio nota come direttiva rider. L’atto europeo disciplina il lavoro legato alle piattaforme digitali, imponendo maggiore trasparenza degli algoritmi e soprattutto la corretta qualificazione professionale.

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