
In Lombardia le proteste dal basso frenano la costruzione di due data center
L'INDIPENDENTE - Saturday, September 12, 2026La corsa alla costruzione di data center in Lombardia, alimentata dalla crescita dell’intelligenza artificiale, del cloud e dello streaming, sta incontrando una resistenza crescente da parte dei cittadini, con effetti concreti sull’avanzamento di alcuni degli interventi più contestati. Grazie all’intensificarsi delle mobilitazioni dal basso, infatti, a Rozzano e a Travagliato due dei principali progetti di poli energivori per lo stoccaggio dei dati hanno subito una frenata: nel primo caso è stata riaperta la consultazione pubblica nell’ambito della valutazione di impatto ambientale, nel secondo l’azienda proponente ha ritirato il piano attuativo. Le proteste, coordinate dalla neonata Rete dei Comitati Cittadini Stop Data Center, si sono tradotte oggi in una giornata di mobilitazione diffusa in diverse province lombarde, con un folto calendario di appuntamenti e incontri che si protrarrà anche nelle prossime settimane.
A Rozzano, alle porte di Milano, nell’ambito della procedura di valutazione di impatto ambientale relativa all’ampliamento del data center Noovle è stata avviata una nuova consultazione pubblica sull’intera documentazione. Dal 4 settembre i cittadini possono quindi presentare nuove osservazioni, con una finestra aperta fino al prossimo 3 novembre. Secondo i comitati, la riapertura è arrivata anche in seguito alle pressioni esercitate dal territorio, dopo che la popolazione non sarebbe stata adeguatamente informata né consultata. Un procedimento è stato riaperto anche a Siziano, nella zona sud di Milano, ove era in corso una valutazione per l’ampliamento di un altro impianto: anche qui sarà possibile presentare nuove osservazioni. «Il fronte della mobilitazione aumenta e si comincia a dare fastidio a impianti che hanno cercato di calare dall’alto», ha commentato Enrico Duranti della Rete dei Comitati Cittadini Stop Data Center.
Risultati analoghi si registrano a Travagliato, in provincia di Brescia, dove dallo scorso luglio la mobilitazione popolare contro un maxi data center da circa 120 megawatt non si è mai fermata. Ad agosto la Provincia aveva rilevato motivi ostativi alla richiesta relativa alla connessione alla rete elettrica da 300 megawatt; nei giorni scorsi la società proponente ha ritirato il piano attuativo depositato in Comune. Rimane ora da capire se il progetto verrà ripresentato secondo le nuove norme regionali. Ad annunciare il ritiro è stato Alberto Trainini, capogruppo di minoranza della lista Travagliato Bene Comune, che a Radio Onda D’Urto ha spiegato: «Abbiamo appreso del ritiro del piano attuativo dopo il rilievo di motivi ostativi da parte della provincia, che ad agosto era stata netta sull’impossibilità a procedere sulla procedura di connessione». Le minoranze hanno presentato un atto di indirizzo contro «progetti così ambigui e impattanti», chiedendo un impegno ad aprire una fase di valutazione sugli strumenti urbanistici per introdurre limiti e vincoli agli impianti energivori.
Le due vicende si inseriscono in un fronte di protesta che si sta allargando a macchia d’olio in tutta la regione. Comitati di cittadini sono nati anche a Vimercate, Agrate, Ornago, Carnate, Bernareggio, Burago Molgora, Limbiate, Macherio e Sulbiate, oltre che a Rho, Cornaredo, Lacchiarella e Magenta, e si stanno progressivamente coordinando tra loro. A farsi portavoce delle preoccupazioni della Brianza è l’associazione HQMonza, che in un documento inviato alle istituzioni ha definito gli impianti di superficie dei «parallelepipedi di cemento che occupano molto suolo e consumano risorse in misura considerevole». L’associazione non chiede di fermare lo sviluppo digitale, ma propone di costruire i data center sottoterra, lasciando in superficie dei parchi pubblici, in modo da azzerare l’impatto paesaggistico e ridurre drasticamente i consumi energetici e idrici legati al raffreddamento.
Nella giornata di oggi, sotto lo slogan “Vieni a trovarci”, più di una decina di comitati locali hanno organizzato banchetti informativi, raccolte firme, volantinaggi e presìdi in molti comuni lombardi. A Lacchiarella e a Trezzano sul Naviglio i cittadini stanno raccogliendo adesioni in piazza, mentre a Rho si terrà nel pomeriggio un’assemblea pubblica nei locali della parrocchia di San Michele Arcangelo. Banchetti e raccolte firme hanno animato anche Opera, Borgarello, Certosa di Pavia, Magenta, Peschiera Borromeo (nella frazione di San Bovio), Casalpusterlengo, Sedriano e Vittuone; a Pozzaglio, nel Cremonese, il Comitato Salviamo il paesaggio cremonese, cremasco e casalasco ha organizzato un presidio davanti al municipio. La mobilitazione proseguirà anche domani, domenica 13 settembre, con nuove raccolte firme a Lacchiarella e a Siziano e con la partecipazione dei comitati alla Festa della Roveda di Sedriano e a un nuovo banchetto informativo a Vittuone. Il movimento ha già fissato le prossime tappe dopo questo weekend di mobilitazioni: sabato 26 settembre è in programma un convegno regionale di approfondimento alla Sala Convegni dell’Arci di Milano, mentre sabato 10 ottobre è prevista una manifestazione regionale, sempre nel capoluogo lombardo.
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