Conad: lanciato il boicottaggio per la devastazione del bosco Ospizio a Reggio Emilia

L'INDIPENDENTE - Wednesday, November 4, 2026

Là dove c’era un bosco, dovrebbe nascere un supermercato, ma lo scontento delle associazioni locali che avevano provato, protestando, a salvare quel pezzo di verde non si è esaurito con il pronunciamento negativo del TAR, che a luglio ha respinto la richiesta di sospendere i lavori. Non l’ha placato nemmeno l’ordinanza del Consiglio di Stato, arrivata quando gli alberi erano già a terra, e in attesa che il TAR decida nel merito i comitati non hanno intenzione di fare alcun passo indietro: hanno annunciato che proseguiranno «finché non sarà riconosciuto che quanto avvenuto a Bosco Ospizio è a tutti gli effetti un ecocidio e fino a che non si fermerà la cementificazione dell’area». La nuova iniziativa, che per ora ha raccolto 45 adesioni tra associazioni, blog e gruppi di base, riguarda il boicottaggio a livello nazionale di tutti i punti di vendita Conad per la giornata di venerdì 6 novembre.

«Conad ha violato il suo “Codice Etico” e ogni decenza. Noi associazioni di base sottoscritte non crediamo che sia tollerabile. L’unica cosa che interessa a Conad sono i soldi subito? Bene, noi vogliamo organizzare un boicottaggio in tutta Italia. È noto che un calo anche solo del 5 per cento nelle vendite fa cambiare “idea” anche ai giganti. Proviamoci». È il messaggio dell’appello promosso da 19 realtà e lanciato attraverso il blog La Bottega del Barbieri.

Il bosco sorgeva lungo la via Emilia, sull’area della ex casa di riposo comunale: demolito l’edificio, la vegetazione si è ripresa quei 45mila metri quadrati fino a formare un bosco spontaneo stretto fra case e scuole. Conad Centro Nord, che ha acquistato l’area nel 2015, vuole costruire un superstore e una palazzina per servizi pubblici, forte di un piano di riqualificazione approvato dal Comune nel 2024 e dei permessi di costruire rilasciati lo scorso febbraio. Il presidio permanente dei cittadini, nato il 3 agosto e sostenuto da una petizione che su Change.org ha superato le 78mila firme, era finito subito nel mirino dell’azienda, che aveva presentato una querela contro ignoti per violenza privata e invasione di area privata e chiesto alla Prefettura di scioglierlo.

A fine agosto il Comune aveva convocato un incontro fra le parti, ma la proposta dell’azienda di ridurre la superficie da cementificare è stata respinta dagli attivisti, che con un documento presentato in quelle settimane chiedevano di salvare l’intera area come bosco urbano di comunità. Lo sgombero è arrivato il 30 settembre, quando le ruspe sono entrate all’alba protette dalla polizia in assetto antisommossa, e quattro attivisti, secondo l’Assemblea Bosco Ospizio, il comitato cittadino che guida la protesta, hanno ricevuto il foglio di via.

A luglio il TAR di Parma aveva negato la sospensiva scrivendo che nell’area «non risulta individuabile alcun “bosco urbano”» e tenendo conto delle compensazioni previste, oltre 1.350 nuovi alberi. Legambiente e un gruppo di cittadini si sono allora rivolti al Consiglio di Stato, la cui Quarta sezione, con l’ordinanza 4257 depositata il 9 ottobre, ha accolto l’appello cautelare sospendendo i provvedimenti impugnati, ma soltanto per l’abbattimento di ulteriori alberi, e ha chiesto al tribunale amministrativo di fissare con priorità l’udienza di merito. Peccato che a quel punto i 98 alberi destinati all’abbattimento come da progetto fossero già stati tagliati, come la stessa Conad si è affrettata a precisare. Il Comune, con l’assessore all’Urbanistica Carlo Pasini, ha ricordato che gli atti amministrativi restano efficaci: il cantiere va avanti e la sentenza, secondo gli attivisti, è attesa per febbraio.

Intanto si discute anche della Casa della comunità prevista nell’area, l’opera pubblica che avrebbe dovuto rendere il progetto più digeribile. A costruirla sarà Conad, che poi la affitterà all’Ausl per oltre 900mila euro in 6 anni, come ha spiegato l’assessore regionale alle Politiche per la salute Massimo Fabi rispondendo a un’interrogazione di Fratelli d’Italia. Una formula contestata dall’autore dell’interrogazione, il consigliere regionale Alessandro Aragona, che si chiede se fosse davvero la scelta più conveniente, visto che nel vicino complesso sanitario di San Lazzaro ci sono immobili pubblici inutilizzati.

L’invito a boicottare il marchio era comparso già la notte dopo lo sgombero, sui manifesti con cui Extinction Rebellion aveva tappezzato la sede nazionale di Conad a Bologna. Venerdì l’appello è a non fare la spesa nei suoi supermercati, a volantinare davanti ai negozi e a restituire pubblicamente le tessere, con l’idea di replicare prima di Natale se la prima giornata andrà bene.

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