Tag - boicottaggio

La Conad non deve passarla liscia
SE C’È UN LUOGO IN CUI LO SCIOPERO GLOBALE PER IL CLIMA DI OGGI TROVA UN FORTE ORIZZONTE DI SENSO È REGGIO EMILIA, DOVE UN CORTEO BOSCHIVO RAGGIUNGERÀ QUEL CHE RESTA DI BOSCO OSPIZIO, DEVASTATO PER FARE SPAZIO A UN SUPERMERCATO CONAD, MALGRADO IL RICORSO DI CITTADINI E REALTÀ AMBIENTALISTE ACCOLTO AL CONSIGLIO DI STATO. PER QUESTO UN APPELLO PROMOSSO DA 19 ASSOCIAZIONI, BLOG, RIVISTE (CI SIAMO ANCHE NOI DI COMUNE), GRUPPI DI BASE PROMUOVE UN PRIMO BOICOTTAGGIO NAZIONALE DI MASSA DI CONAD IL 6 NOVEMBRE. “È NOTO CHE UN CALO ANCHE SOLO DEL 5 PER CENTO NELLE VENDITE FA CAMBIARE “IDEA” ANCHE AI GIGANTI….” IN ARRIVO ALTRE ADESIONI Bosco Ospizio di Reggio Emilia: qualche settimana fa. Foto Bosco Ospizio -------------------------------------------------------------------------------- Nonostante gli appelli e la difesa coraggiosa di reggiane/i, le ruspe della Conad hanno distrutto gran parte del Bosco Ospizio. Con formalismi di ogni genere il Comune di Reggio Emilia ha lasciato fare… in base a vecchi accordi. Tempi “vecchi” appunto ma nel frattempo è esplosa una grave crisi climatica che peggiora ogni anno: distruggere un bosco è un attentato diretto alla salute delle persone. Ridicole le scuse Conad-Comune tipo “stiamo piantando nuovi alberi”: se pure cresceranno… ci vorranno trent’anni perché ci aiutino. Conad ha violato il suo «Codice Etico» e ogni decenza. Noi associazioni di base sottoscritte non crediamo che sia tollerabile. L’unica cosa che interessa a Conad sono i soldi subito? Bene, noi vogliamo organizzare un boicottaggio in tutta Italia. È noto che un calo anche solo del 5 per cento nelle vendite fa cambiare “idea” anche ai giganti. Proviamoci. Abbiamo deciso una prima giornata di mobilitazione in tutte le città dove siamo presenti per venerdì 6 novembre, con volantini ai supermercati e magari con la pubblica e collettiva restituzione delle tessere Conad. Se la nostra prima protesta mostrerà una rete solida e riscuoterà consensi – e nuove adesioni – proporremo una seconda mobilitazione prima di Natale, periodo “delicato” per chi deve vendere. Facciamo pagare a Conad gli alberi distrutti. * ABC – Ambiente Bene Comune (Mestre) * Archivio “Marco Pezzi” (Bologna) * Assemblea anarchica imolese * Attac Italia * Bologna respira * Bottega d’arte sociale aps (Imola) * Centro Documentazione Polesano – Badia Polesine (Rovigo) * centro Francesco Lorusso (Bologna) * circolo “Chico” Mendes – Bologna * Cobas Imola * Comune-info * Gas (gruppo acquisto solidale) di Imola * Giolli cooperativa * Il rosso non è il nero – Savona * La bottega del barbieri * Movimento decrescita felice * Odissea blog * Opera di Imola * Salviamo gli alberi a Cesena Adesioni: pkdick@fastmail.it -------------------------------------------------------------------------------- Punto di riferimento essenziale della protesta è un blog con cui camminiamo insieme da molti anni: La bottega del barbieri -------------------------------------------------------------------------------- . . -------------------------------------------------------------------------------- Cinque chiarimenti in vista del 6 novembre 1- Il nostro appello sta ancora girando; lo ripubblicheremo il 3 novembre con le adesioni vecchie e nuove (però mandatecele entro ottobre, per favore). Grazie da subito a chi ci aiuterà a farlo girare. 2 – Ovviamente fin dall’inizio abbiamo coinvolto (per mail) le realtà reggiane che per ora non ci hanno risposto; molto ci piacerebbe la loro adesione o il loro «placet». 3- Ci sono arrivate alcune adesioni individuali (fra le prime quelle di Alessandro Ghebreigziabiher) che però non pubblichiamo. Il nostro intento infatti è che il 6 novembre gruppi e associazioni si impegnino nel volantinaggio “di massa” davanti ai negozi Conad. Certo può farlo anche un singolo, meglio se polipo… come dice la battuta in voga durante i volantinaggi. 4 – Da due città ci sono giunti messaggi quasi analoghi che in sintesi dicevano: “Ci piacerebbe aderire ma la nostra associazione riceve molti prodotti da Conad che noi distribuiamo alle persone più povere…”. Ci aspettavamo qualcosa del genere perché il silenzio si compra in due modi: con la pubblicità sui media e con le “donazioni” (di solito prodotti in scadenza) spacciate per animo nobile. Questo non riguarda solo Conad ma tutti i “grandi” che così si sentono al riparo da ogni domanda scomoda su qualità e sicurezza delle merci, scelte politiche e nell’organizzazione del lavoro interno, etica e conflitti di interessi. 5 – Per il 6 novembre noi proporremmo un testo da distribuire ma ovviamente ognuna/o cambierà o aggiungerà. Ci piacerebbe però avere un riscontro in modo da segnalare la mappa della «prima giornata». Per proseguire… -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo La Conad non deve passarla liscia proviene da Comune-info.
October 16, 2026
Comune-info
Le associazioni di infermieri e farmacisti britannici boicottano l’azienda israeliana Teva
Nel giro di una settimana il Royal College of Nursing e il Royal College of Pharmacy, due delle principali organizzazioni professionali della sanità britannica, hanno chiuso i rapporti commerciali con Teva UK, filiale del colosso farmaceutico israeliano, dopo una campagna portata avanti da gruppi di operatori sanitari. Gli infermieri si sono mossi per primi con una lettera in cui Carmel O’Boyle, presidente del consiglio direttivo dell’RCN, che conta oltre mezzo milione di iscritti, ha comunicato la fine della partnership e tolto a Teva la sponsorizzazione del convegno su emicrania e cefalee, c... Questo è un articolo di approfondimento riservato ai nostri abbonati. Scegli l'abbonamento che preferisci (al costo di un caffè la settimana) e prosegui con la lettura dell'articolo. Se sei già abbonato effettua l'accesso qui sotto o utilizza il pulsante "accedi" in alto a destra.   ABBONATI / SOSTIENI   L'Indipendente non ha alcuna pubblicità né riceve alcun contributo pubblico. E nemmeno alcun contatto con partiti politici. Esiste solo grazie ai suoi abbonati. Solo così possiamo garantire ai nostri lettori un'informazione veramente libera, imparziale ma soprattutto senza padroni. Grazie se vorrai aiutarci in questo progetto ambizioso. Username Password Ricordami     Password dimenticata The post Le associazioni di infermieri e farmacisti britannici boicottano l’azienda israeliana Teva appeared first on L'Indipendente.
October 16, 2026
L'INDIPENDENTE
Il boicottaggio contro Israele funziona. Chiedete a Teva
Quindicimila sterline. Era la somma concordata fra Teva UK, filiale britannica della multinazionale farmaceutica israeliana, e il Royal College of Pharmacy, che è l’organismo professionale che rappresenta circa 34.000 farmacisti nel Regno Unito. In cambio, l’azienda avrebbe potuto esporre il proprio marchio in quattro iniziative del College, compreso il congresso […] L'articolo Il boicottaggio contro Israele funziona. Chiedete a Teva su Contropiano.
October 13, 2026
Contropiano
Conad: “Persone oltre le cose”. Ho fatto un sogno, anzi tre
-------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Primo sogno Ero in poltrona e mi sono addormentato. Subito ho sognato che Avs (o erano i 5 stelle?) telefonavano a reggiane/i che difendono Bosco Ospizio dalla Conad. Che razza di sogno, direte. Sì, e pure confusissimo. Forse la telefonata era dei Cobas (o di Rifondazione?) a Comune-info. O il contrario. Ma forse era «La società della ragione» (o «Sbilanciamoci»?) che chiamava tutte le associazioni ecologiste… In ogni caso chi telefonava diceva: «ci state? Il 5 ottobre prima giornata nazionale di boicottaggio della Conad. Tutte/i a volantinare davanti ai supermaket in tutta Italia, a metà mattina e a metà pomeriggio». Mi sono svegliato. Dopo essermi appuntato quello che era avvenuto nel breve (e confuso) squarcio onirico – mi scordo tutto, dannazione – ho fatto due passi per schiarirmi le idee. Dopo un po’ ho visto una bella panchina al sole e, come si conviene a un vecchietto qual sono, mi sono seduto. E ri-addormentato. Secondo sogno Confuso come il precente. Volantinavo con Nicoletta, Paolo e Tiziana (nei sogni tengo sempre l’ordine alfabetico) alla Conad, forse eravamo a Imola. Un sacco di gente diceva: «Buttare giù un bosco? Ma che schifo». Lampo blu, caleidoscopio onirico, frammenti di volti, tessere Conad bruciate in piazza… poi sentivo una radio che diceva: «Voci insistenti dicono che l’estensione del boicottaggio potrebbe indurre la Conad a fare marcia indietro per il nuovo market di Reggio Emilia… è quasi impossibile fare un calcolo ma molti Conad erano semivuoti… gli esperti di boycott assicurano che neppure le grandi aziende possono reggere un calo di vendite del 5 per cento…». A questo punto un urlo : non era nel sogno ma nel giardinetto. Mi ha svegliato. Una falsa bionda chiamava «Ercole», che ho capito poi essere un cane. Un po’ seccato sono andato a casa. Dopo pranzo – ho pensato – mi viene «la cecagna» (così la chiamano a Roma) e magari ripiombo nel… Terzo sogno … ripiombo nel sogno, appena ho finito di mangiucchiare. Confusione massima ma sento una voce amica: «L’avresti mai detto che facevano marcia indietro? Al solito hanno trovato un capro espiatorio su cui scaricare ogni colpa… però hanno promesso di non danneggiare mai più un bosco…». Altra voce: «E l’assessore di Reggio che si dimette?»…. Anche stavolta caleidoscopio di luce. Poi qualcuno nel sogno mi scuote sibilando: «deeeevi fare un articooooolo per la Bottega». Guardo meglio: ero io nel sogno che svegliavo me. Mi sveglio. E scrivo questo articolo. [Daniele Barbieri, labottegadelbarbieri.org] -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Conad: “Persone oltre le cose”. Ho fatto un sogno, anzi tre proviene da Comune-info.
October 3, 2026
Comune-info
Extinction Rebellion tappezza di manifesti la sede Conad di Bologna: “Boicottiamo chi distrugge il Bosco Ospizio”
Extinction Rebellion ha tappezzato di manifesti la sede Conad di Bologna in segno di protesta contro l’abbattimento del Bosco Ospizio di Reggio Emilia per far posto a un supermercato. Il movimento invita al boicottaggio della catena: “In piena crisi climatica, quest’opera è un ecocidio. Boicottiamo Conad, tutte insieme.” Nella notte tra il 30 settembre e il 1° ottobre Extinction Rebellion ha coperto di manifesti la sede nazionale di Conad, a Bologna, per protestare contro l’avvio dei lavori che porteranno alla distruzione del Bosco Ospizio di Reggio Emilia. I manifesti invitano infatti a boicottare la catena di supermercati, che ha chiuso la porta a ogni tentativo di mediazione sul futuro del cantiere. Al posto del Bosco Ospizio, un’area verde spontanea di circa 45.000 metri quadrati cresciuta sul terreno di un’ex casa di riposo per anziani dismessa e demolita circa vent’anni fa, Conad Centro Nord intende costruire un nuovo superstore. L’azione del movimento vuole esprimere piena solidarietà all’Assemblea del Bosco Ospizio, il comitato cittadino che dal 3 agosto presidia l’area in modo permanente. Mercoledì 30 settembre, alle prime luci dell’alba, ruspe e operai sono entrati nel bosco scortati da una cinquantina di agenti tra Polizia di Stato, anche in assetto antisommossa, Polizia locale e Carabinieri e hanno avviato il taglio degli alberi: tutto questo a una sola settimana dall’udienza al Consiglio di Stato sul ricorso presentato per fermare i lavori. “Ancora una volta, come già accaduto più volte a Bologna, un ingente dispiegamento di forze dell’ordine viene messo al servizio della distruzione di un bosco urbano, con la connivenza dell’amministrazione comunale, per passare sopra la volontà espressa della cittadinanza” commenta Extinction Rebellion. “E tutto questo avviene dopo l’estate più torrida di sempre.” L’estate 2026 è stata infatti la più calda in Italia mai registrata. In Emilia-Romagna Arpae ha contato cinque ondate di calore, temperature massime mai così alte dal 1961 e un record di 32 giorni torridi oltre i 35 gradi. La comunità scientifica indica proprio nelle aree verdi uno dei principali presidi di adattamento al collasso climatico per le città e diversi ricercatori delle università di Modena e Reggio Emilia, Bologna e Parma si sono espressi contro l’abbattimento, ricordando che giovani piantumazioni non possono sostituire alberi adulti. “Alcune nostre compagne di Reggio Emilia sono entrate nell’area per resistere pacificamente e cercare un dialogo con la direzione dei lavori, ma sono state fermate e portate in questura” prosegue Extinction Rebellion. “Conad dice ‘Persone oltre le cose’, ma a Reggio Emilia ha messo il profitto davanti alle persone e agli alberi. In piena crisi climatica, abbattere un polmone verde di questa portata è un crimine: per questo chiediamo a tutte e tutti di smettere di fare la spesa da Conad.” Contatto: politicoxrbologna@protonmail.com Fonti: Il Resto del Carlino, https://www.ilrestodelcarlino.it/reggio-emilia/cronaca/il-caso-del-bosco-ospizio-077e4ab3 Arpae, https://www.arpae.it/it/notizie/estate-2026-temperature-eccezionali-e-precipitazioni-nella-norma Ansa, https://www.ansa.it/ansa2030/notizie/infrastrutture_citta/2026/09/04/caldo-come-nel-2003-estate-2026-tra-le-piu-calde-dal_541af053-8ab1-4e03-b96a-b5b0b6618eb5.html Il Fatto Quotidiano, https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/08/15/bosco-ospizio-conad-querela-attivisti-notizie/8479789/ Extinction Rebellion
October 1, 2026
Pressenza
Il potere della gente comune, da Macklemore al boicottaggio
Circa 300mila follower persi in due settimane da Ed Sheeran, oltre un milione guadagnati dal rapper che aveva urlato «Free Palestine» sopra 80mila teste al MetLife Stadium. È il rovescio della medaglia della storia raccontata su queste pagine la settimana scorsa, quando Macklemore veniva accusato da giornalisti e colleghi – Pink su tutti – e cacciato dal Loop Tour dopo essersi schierato per la causa palestinese dal palco. Oggi quello stesso rapper non è più il problema da allontanare dagli stadi americani: è l’artista che l’opinione pubblica ha scelto di premiare, mentre chi lo aveva messo alla porta fatica a spiegarsi. Nel giro di quarantotto ore tutte le altre band di supporto del tour (Finneas, Lukas Graham, Aaron Rowe e i Beoga) hanno lasciato le date rimaste per schierarsi con lui, e anche i loro profili social sono cresciuti. Online sono partite migliaia di richieste di rimborso dei biglietti, e altrettanti fan hanno annunciato di non voler più assistere ai concerti di Sheeran. Allora la questione si è spostata sui soldi. Macklemore ha annunciato che donerà l’intero milione di dollari guadagnato dal tour a sei organizzazioni umanitarie attive a Gaza, sfidando Robert Kraft – il patron degli stadi che avrebbe concertato la sua esclusione – a fare altrettanto. Sheeran, travolto dalle critiche per il suo silenzio, ha promesso a sua volta due milioni di dollari per l’assistenza umanitaria nella regione, e lo stesso Kraft si è impegnato a raddoppiare la cifra. Ma un bonifico non cancella una scelta, né la sua assenza: Sheeran si era limitato a dirsi estraneo alla decisione, definendo il conflitto una generica «tragedia umana», perché aveva scelto di non prendere posizione; la sua scelta è stata quella di non scegliere e i fan questa volta non l’hanno perdonato. Dall’altro lato al rapper americano è appena stato dedicato un murales a Gaza, dipinto dall’artisti locali Anne Radwan e Ubayy Al-Qarashli, per ringraziarlo del suo sostegno. Al di là della cronaca, la lezione è un’altra, e va al di là di questa vicenda: da soli contiamo poco, insieme diventiamo una forza che aziende e governi non possono ignorare. Bob Dylan trasformò le canzoni in editoriali cantati e diede voce al movimento per i diritti civili americano. Fabrizio De André scelse sempre la parte degli ultimi – prostitute, ladri, disertori – e ne fece letteratura, senza mai concedere nulla al potere costituito. Roger Waters porta avanti da oltre un decennio una battaglia scomoda per la causa palestinese, pagandone il prezzo in polemiche e date cancellate quasi a ogni tour. Nel 1985 fu invece un intero movimento a muoversi insieme: Steven Van Zandt radunò oltre cinquanta artisti, da Bruce Springsteen a Miles Davis, in Artists United Against Apartheid, per il brano Sun City, nel quale promettevano di non esibirsi più in quel resort sudafricano, simbolo del regime segregazionista. Il modello del boicottaggio organizzato, del resto, funziona anche fuori dal mondo della musica. Nel luglio 2021 Ben & Jerry’s ha annunciato che avrebbe smesso di vendere i propri gelati in Cisgiordania e a Gerusalemme Est, definendo quella presenza «incompatibile con i propri valori», dopo anni di pressioni da gruppi di consumatori. Puma, dal canto suo, nel 2024 ha comunicato che non avrebbe rinnovato la sponsorizzazione della federazione calcistica israeliana, che schiera anche squadre con sede negli insediamenti in Cisgiordania: una campagna di boicottaggio partita nel 2018 da oltre duecento club sportivi palestinesi aveva accompagnato l’azienda tedesca per sei anni, tra picchettaggi davanti ai negozi e occupazioni degli uffici. Stessa storia, più di recente, per Starbucks, costretta a chiudere oltre 200 punti vendita, o per Carrefour, che dopo essere stata a lungo al centro del boicottaggio, abbandona il mercato italiano. Il potere ci vuole divisi, perché il singolo può fare poco sulle macro-dinamiche di cui diventiamo spettatori inermi; altra cosa, però, è quando riusciamo ad andare oltre le differenze, perché uniti da un comune obiettivo possiamo diventare inarrestabili e incidere davvero. The post Il potere della gente comune, da Macklemore al boicottaggio appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 21, 2026
L'INDIPENDENTE
BDS Belfast invita a boicottare i prodotti israeliani
In Irlanda del Nord gli attivisti di BDS Belfast rimuovono i prodotti israeliani dagli scaffali dei negozi Home Bargains ogni giorno da tre anni, appongono etichette di avvertimento, invitano i clienti a boicottarli e denunciano il genocidio a Gaza e la pulizia etnica in Cisgiordania. Gli attivisti traggono ispirazione dalle campagne di boicottaggio contro i prodotti sudafricani che contribuirono alla caduta del regime dell’apartheid 40 anni fa. A questo link il discorso dell’attivista Maire durante una protesta in un negozio Home Bargains.   ANBAMED
September 18, 2026
Pressenza
Una domanda scomoda sulla guerra irrompe nel confronto tra candidati rettori alla Sapienza
Mercoledi scorso come studenti e rappresentanti di Cambiare Rotta, abbiamo partecipato al dibattito tra i candidati alla carica di Rettore della Sapienza. In questi mesi avevamo già denunciato la blindatura del processo elettorale, gestito a colpi di articoli di giornale e incontri istituzionali, dove la partecipazione studentesca viene sostituita dalla […] L'articolo Una domanda scomoda sulla guerra irrompe nel confronto tra candidati rettori alla Sapienza su Contropiano.
September 18, 2026
Contropiano
Il Cile non può umiliarsi di fronte a Trump
Il Cile non può umiliarsi in silenzio di fronte a Trump perché la nostra dignità non è negoziabile. Deve rispondere con saggezza, prudenza e unità. Nel diritto internazionale, i trattati vanno rispettati. I trattati di libero scambio garantiscono certezza giuridica, regole chiare e stabilità per gli investimenti. Il Cile, un piccolo e serio Paese alla fine del mondo, ha costruito la propria politica estera sul rispetto del diritto internazionale. Si tratta di una politica di Stato che va al di là dei singoli governi. Per questo ha firmato un trattato di libero scambio con gli Stati Uniti, entrato in vigore nel 2004, convinto che entrambe le nazioni avrebbero rispettato le regole concordate. Oggi constatiamo che, per il governo degli Stati Uniti, i trattati sono vincolanti solo finché servono ai propri interessi. La decisione del governo di Donald Trump di imporre dazi del 12,5% sulla maggior parte delle esportazioni cilene costituisce un nuovo colpo a tale principio. Già lo scorso anno aveva imposto dazi del 10%, ma quando la Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito che non aveva l’autorità per farlo, ha semplicemente cercato un nuovo fondamento «legale» per arrivare a un dazio ancora più elevato. L’aspetto più rivelatore non è il dazio in sé, bensì la sua selettività. Washington tassa quei prodotti il cui costo per la propria economia è ridotto, ma esclude proprio quelli che considera strategici per il proprio sviluppo industriale e militare, come il rame e il litio. La conclusione è evidente: non si tratta di una politica motivata da una sincera preoccupazione per la violazione dei diritti umani attraverso il lavoro forzato. Si tratta di una politica basata esclusivamente sugli interessi nazionali degli Stati Uniti. Ed è esattamente ciò che il Cile dovrebbe fare: difendere senza complessi i propri interessi nazionali nel rispetto del diritto internazionale. Il Canada, le cui esportazioni dipendevano per il 75% dal mercato statunitense, ha compreso rapidamente questa realtà. Sotto la guida di Mark Carney, il governo federale e diverse province hanno promosso campagne per privilegiare il consumo di prodotti canadesi, scoraggiare il turismo verso gli Stati Uniti, ritirare i prodotti statunitensi dai propri mercati e persino discutere restrizioni alle esportazioni strategiche come l’energia elettrica. Non è stata una reazione irrazionale. È stata una dimostrazione di dignità nazionale. E il Cile? Oggi, la nostra classe dirigente sembra convinta che la prudenza consista nell’umiliarsi in silenzio e aspettare che la tempesta passi. Confondono la diplomazia con la rassegnazione e la sottomissione. È ora di reagire e di avviare un dibattito affinché tutto il Cile sia solidale con le decisioni che prenderemo, proprio come è avvenuto in Canada. Potrebbero arrivare momenti ancora più difficili, ma la dignità nazionale viene prima di tutto. Se gli Stati Uniti di fatto ignorano il Trattato di Libero Scambio, anche il Cile ha il diritto di rivedere i propri rapporti economici con quel Paese. Propongo fin da ora di privilegiare il consumo di prodotti cileni o provenienti da Paesi che rispettano i propri impegni internazionali. Smettere di comprare hamburger da McDonald’s, pollo da KFC o pizze da Pizza Hut o Papa John’s. Non fare turismo a Miami o a New York e non utilizzare le loro compagnie aeree commerciali. Ne saremo capaci? E iniziare a studiare meccanismi fiscali o dazi all’esportazione per i minerali strategici destinati al mercato statunitense fintanto che permangono misure che danneggiano le nostre esportazioni. Ogni potenza difende i propri interessi nazionali. Ciò che è incomprensibile è che alcuni pretendano che il Cile sia un paese che rinuncia a difendere i propri. Non si tratta di essere contro gli Stati Uniti. Il Cile e gli Stati Uniti hanno una lunga storia di cooperazione che deve continuare. Ma l’amicizia tra nazioni non può essere costruita sull’umiliazione di una di esse. Le grandi potenze rispettano chi rispetta se stesso. Il presidente Ricardo Lagos lo ha dimostrato opponendosi alla guerra in Iraq in seno al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Il Cile è stato rispettato proprio perché ha difeso le proprie convinzioni. Oggi mi chiedo se la leadership cilena avrà il coraggio di difendere la sovranità nazionale con la stessa convinzione con cui altri paesi difendono la propria. Un paese che accetta di umiliarsi in silenzio di fronte alla violazione di un trattato finisce per inviare il peggiore dei messaggi: che anche la sua sovranità è disponibile per essere rinegoziata. La sovranità non è una parola vuota che si pronuncia nei discorsi del 18 settembre o nel discorso sullo stato della nazione del 1° giugno. È un comportamento quotidiano. Si esercita quando un paese osa difendere i propri interessi e quando i suoi cittadini sono disposti a privilegiare il consumo di prodotti cileni o provenienti da paesi che rispettano i propri impegni internazionali. Il Cile non può umiliarsi in silenzio di fronte a Trump. La nostra dignità non è negoziabile. Deve rispondere con saggezza, prudenza e unità. Marcelo Trivelli
August 1, 2026
Pressenza