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Seminario online 10 marzo: Università e Militarizzazione, rilancio del boicottaggio accademico
Il gruppo Università dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università lancia un appuntamento per martedì 10 marzo alle 17.30: un seminario online per confrontarsi su Università e militarizzazione in una fase nella quale è necessario rilanciare il boicottaggio accademico, sia sul fronte degli accordi con la filiera bellica che sul versante delle collaborazioni con aziende ed istituzioni israeliane, al fine di evitare qualsiasi complicità con le guerre e con il genocidio, con l’allargamento degli accordi di Abramo a tutta l’area che va dallo Yemen al Corno d’Africa, dal Medio Oriente al Maghreb. Al seminario parteciperanno in qualità di relatori Linda Maggiori, giornalista e scrittrice (ma anche attivista nella lotta contro guerre e armi), e Giulio Palermo, ricercatore di economia all’Università di Brescia. Dopo questi interventi, che toccheranno le relazioni fra Università, ricerca e industria bellica e le ricadute, anche in termini di autonomia del mondo accademico e subordinazione economica, ci sarà un contributo del Centro Studi Politico Sindacali sulla filiera della sicurezza e sulle risorse al servizio della guerra, che passano anche dai canali della ricerca universitaria e che tendono a perseguire anche la finalità di normalizzare il tema della guerra negli Atenei.  Saranno evidenziati i collegamenti tra i finanziamenti europei e il PNRR con la filiera degli armamenti, secondo quanto indicato dal Ministero della Difesa, insieme al disegno securitario che mira a controllare e piegare ogni forma di opposizione e resistenza all’interno dell’università. A seguire, l’esperienza del CORDA (Coordinamento ricercat* dottorand* e assegnist* dell’Università di Padova), realtà nata di recente che si inserisce in un lavoro già portato in diversi Atenei sulla mappatura degli accordi legati alla filiera bellica e con Israele, portando il proprio contributo e i dati raccolti negli altri Atenei. Infine, microfono aperto per un confronto con tutte le realtà che si sono attivate in questi anni nel contesto universitario, in modo da trovare insieme buone pratiche e nuove vie per rilanciare il boicottaggio accademico. IL SEMINARIO ONLINE SARÀ TRASMESSO IN DIRETTA VIA ZOOM AL SEGUENTE LINK: HTTPS://BIT.LY/ATENEI Per i dettagli vedere la locandina in allegato. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Attivati nel tuo Comune: boicottiamo Teva nelle farmacie pubbliche
Teva è una multinazionale farmaceutica che trae profitto dall’occupazione israeliana, sostiene l’esercito e opera nelle colonie occupate illegalmente. Non è una posizione politica: è una violazione del diritto internazionale, riconosciuta anche dalle Nazioni Unite. Per questo lanciamo una petizione rivolta ai Comuni che gestiscono farmacie comunali. Chiediamo di interrompere i rapporti commerciali con Teva e di sospendere la distribuzione dei suoi prodotti. Il nostro boicottaggio non è contro un Paese o un popolo, ma contro chi fa soldi sui crimini. I soldi pubblici non devono finanziare l’occupazione. Questa campagna vive solo se diventa azione concreta nei territori. Stiamo costruendo una rete di volontarie, volontari e referenti locali per: * inviare una lettera ai sindaci * raccogliere firme (online e cartacee) * consegnare la petizione nei Comuni Mettiamo a disposizione un kit operativo con materiali e indicazioni pratiche. Sta già succedendo: Comuni come Sesto Fiorentino, Poggibonsi, Calenzano, Rosignano, Campi Bisenzio, Barberino Tavarnelle, Corinaldo, Rovereto, Jesi, Castelnuovo Rangone, Scicli e Carrara hanno già detto no a Teva o promosso percorsi pubblici di informazione. La pressione dal basso funziona. Funziona davvero. Ora è il momento di allargare Ogni Comune coinvolto è un precedente. Ogni firma raccolta è un messaggio politico. Ogni azione coordinata rende più difficile per Teva continuare a occupare spazi nei bandi e negli acquisti pubblici. Se pensi che indignarsi non basti più, se pensi che i diritti non siano negoziabili, se pensi che anche dal tuo Comune si possa fare la differenza, attivati con noi. Scrivici per diventare referente locale o volontaria/o: bdsitalia.teva@gmail.com sanitaripergaza@gmail.com digiunogaza@gmail.com   BDSItalia
January 29, 2026
Pressenza
La crisi dell’export agricolo israeliano e il collasso del porto di Eilat
Recenti inchieste trasmesse dall’emittente pubblica israeliana Kan 11 hanno rivelato una crisi profonda del settore agricolo nazionale. Anche quello che è spesso considerato un ambito forte delle coltivazioni fatte sulle terre strappate ai palestinesi, ovvero gli agrumi, si trova in profonda difficoltà. All’origine di questa crisi c’è una combinazione di […] L'articolo La crisi dell’export agricolo israeliano e il collasso del porto di Eilat su Contropiano.
January 26, 2026
Contropiano
Tensioni nel mondo accademico e nella ricerca: dal boicottaggio alla reazione (filo)sionista
Nei mesi scorsi, anche in seguito alla diffusa mobilitazione popolare in solidarietà con la causa palestinese, si è assistito a moti spontanei di boicottaggio accademico posti in essere da diverse realtà del mondo scientifico. Ricordiamo qui di seguito giusto alcuni casi che ci sembrano interessanti ed esemplificativi dello spirito che li ha accompagnati. * Appello di ricercatori, tecnici ed amministrativi di EPR4Palestine: la lettera del personale degli Enti pubblici di ricerca è stata rivolta criticamente nei confronti della CoPER, la Consulta dei Presidenti degli Enti di Ricerca, accusandola di aver adottato una politica di doppio standard nei confronti di Israele rispetto alle azioni messe in campo nei confronti delle collaborazioni scientifiche con la Russia. I lavoratori degli Enti Pubblici di Ricerca hanno chiesto di fermare gli accordi di ricerca scientifica anche con Israele perché non vogliono complicità col genocidio sul popolo palestinese. L’appello è nato dopo che la scorsa estate ben 300 ricercatori del CNR si erano ribellati dichiarando la propria indisponibilità a prestare la propria attività intellettuale a studi finalizzati al settore bellico. * Manifesto degli scienziati quantistici per il disarmo: circa 50 fisici quantistici di tutto il mondo si sono uniti per denunciare la militarizzazione nella ricerca e nelle Università, rifiutando di essere strumentalizzati a fini bellici ed impegnandosi a monitorare la situazione. Sembra che diversi di loro abbiano ricevuto pressioni e minacce di sanzioni a seguito della loro posizione, che li hanno indotti poi a ritirare la firma dal Manifesto. L’appello degli scienziati quantistici segue quello più generale e più folto degli Scienziati contro il riarmo di marzo 2025, che vede fra i suoi esponenti il fisico Carlo Rovelli in opposizione alle politiche di riarmo europeo. * Mozione della SIAC – Società Italiana di Antropologia Culturale, mozione con cui si impegnano i suoi membri a NON collaborare con istituzioni accademiche o culturali israeliane, “finché esse non pongano fine alla loro complicità con il genocidio, l’occupazione militare illegale del Territorio Palestinese Occupato e il regime di apartheid israeliani”. * Delibera del Senato Accademico dell’Università di Bologna: il 23 settembre 2025 il Senato Accademico ha approvato una mozione concernente accordi e relazioni con università, aziende e istituzioni israeliane. In realtà, non c’è alcun meccanismo automatico ad esito della delibera, ma si prevede un’istruttoria accurata basata sul concetto di due diligence, concentrandosi in particolare a valutare la presenza di collaborazioni in ambito dual use. Ad esito dell’istruttoria non è stata riscontrata nessuna collaborazione sensibile, per cui l’Ateneo ha proceduto a confermare tutte le collaborazioni in essere con i partner israeliani. Ma in qualche modo il contenuto della delibera deve aver urtato la suscettibilità di qualche sionista e/o filosionista. Già perché in questi giorni circola in Ateneo un documento di proposta del CdA di UNIBO che rimette in discussione la delibera di settembre del Senato, ridimensionandone ancor di più la portata, già di per sé ridotta. Se fino alla scorsa estate i difensori degli accordi con Israele basavano il loro ragionamento sul tema della libertà accademica e sulla libertà della ricerca, tentando di far leva anche sulla supposta neutralità della scienza rispetto alle implicazioni politiche, dopo le imponenti mobilitazioni popolari e dopo le diffuse azioni di boicottaggio accademico è stato più chiaro che era proprio quella l’espressione più autentica della libertà di docenti e ricercatori: non collaborare con lo Stato che sta compiendo un genocidio. Ed allora la risposta (filo)sionista si è spostata su un piano diverso, fatto di minacce di eventuali sanzioni e contenziosi che potevano scaturire dalle scelte di sospendere gli accordi, paventando anche profili di responsabilità personale per chi aveva assunto e votato per quelle decisioni. Evidentemente, negli ultimi mesi sono venuti al pettine i nodi relativi ad alcune collaborazioni e la governance ha preferito correre ai ripari per tenere in vita più accordi possibili con i partner israeliani. Ed i continui attacchi del Governo, anche a seguito del NO del Dipartimento di Filosofia al corso di laurea per gli allievi dell’Accademia militare di Modena, devono aver sortito qualche effetto sulla governance, magari insieme alle pressioni interne all’Ateneo delle frange (filo)sioniste. La prospettiva in UNIBO è quella di una clamorosa retromarcia rispetto a quanto deliberato a settembre dal Senato accademico e restringendo ancor di più i casi in cui vietare gli accordi con i partner israeliani. Si è arrivato persino a fare pressione sui singoli rappresentanti negli Organi accademici, spesso studenti, sventolando l’ipotesi di poter essere chiamati in causa per la decisione presa in caso di contenzioso con qualche partner israeliano. Quello che alcuni di questi casi suggeriscono è un generale clima di tensione fra gruppi di interessi che si contrappongono nell’arena accademica e della ricerca. Da una parte chi cerca di porre la questione etica e morale proponendo azioni di boicottaggio accademico, dall’altra gruppi di docenti o ricercatori che, nascondendosi dietro la libertà della ricerca o dell’insegnamento o dietro la neutralità della scienza e della collaborazione accademica come strumento di dialogo fra i popoli, in realtà mettono in atto un pericoloso doppio standard, perché ai tempi della chiusura della partnership con la Russia non hanno mosso un dito. E sullo sfondo pressioni ed influenze che arrivano dall’esterno tramite il canale governativo o attraverso le lobby sioniste con minacce di sanzioni, di contenzioso ed altre tipologie su cui far leva. Ma tali esempi portano alla ribalta anche un nodo imprescindibile: la partita non può essere giocata solo all’interno di un singolo Ateneo, di un Dipartimento o di un Ente di ricerca. Sempre più emerge come anche in presenza di decisioni prese da un’istituzione accademica o di ricerca, le stesse vengono messe in discussione alla luce del contesto più ampio, e cioé gli accordi di cooperazione nazionali o le politiche di collaborazione portate avanti come Unione Europea nei confronti di Israele. E non è un caso che proprio in questi giorni sia stata avviata la raccolta firme per chiedere la sospensione totale dell’accordo di associazione UE-Israele in ragione della sistematica violazione dei diritti umani a Gaza e in Cisgiordania. Proprio la continuità di questo accordo e la mancanza di sanzioni dell’UE nei confronti di Israele aprono lo spazio ai sionisti israeliani che, minacciando di porre in essere forme di contenzioso, inducono università ed enti di ricerca a mantenere le collaborazioni con Israele: https://www.justiceforpalestine.eu/it; https://citizens-initiative.europa.eu/initiatives/details/2025/000005_it. In Italia, ad esempio, per dare una risposta sistemica al tema del boicottaggio culturale ed accademico, è stata avviata la campagna LA CONOSCENZA NON MARCIA, che si propone di produrre uno strumento normativo che vieti per legge le collaborazioni accademiche con Paesi che come Israele sono incriminati per genocidio dalla Corte Internazionale di Giustizia. Giuseppe Curcio, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Roma può scegliere di non essere complice di Israele
E’ nata la rete “Roma sa da che parte stare”, aperta a tutte le realtà che vogliono concretamente appoggiare la lotta di liberazione del popolo palestinese, che promuove una raccolta firme per una Delibera di Iniziativa Popolare volta a interrompere ogni rapporto tra Roma Capitale e lo Stato di Israele. […] L'articolo Roma può scegliere di non essere complice di Israele su Contropiano.
January 13, 2026
Contropiano
“Pensare di cambiare il mondo senza sacrifici è una illusione”
Pubblichiamo un articolo del New York War Crimes, provieniente dall’organizzazione britannica Palestine Action di cui alcuni militanti stanno facendo da decine di giorni uno sciopero della fame in carcere. La traduzione è di Veronica Bianchini per Bocche Scucite **** Quando parliamo dei nostri prigionieri politici, a volte dimentichiamo di parlare […] L'articolo “Pensare di cambiare il mondo senza sacrifici è una illusione” su Contropiano.
January 8, 2026
Contropiano
Ecco perché l’economia genocida di Israele è sull’orlo del baratro
In una recente intervista, pubblicata dalla rivista indipendente +972 Magazine, l’economista Shir Hever, che attualmente vive in Germania dopo aver rinunciato alla cittadinanza israeliana, descrive la profonda crisi economica dello stato di Israele e le ricadute in termini … Leggi tutto L'articolo Ecco perché l’economia genocida di Israele è sull’orlo del baratro sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Anche a New York corteo per la Palestina
Quest’anno la giornata di solidarietà internazionale con il popolo palestinese, il 29 novembre, si è tenuta in prossimità del Giorno del Ringraziamento (Thanksgiving) la festa più celebrata negli States, che cade ogni quarto giovedì di novembre. Insieme al Thanksgiving ogni anno arriva anche il Black Friday, ossia il giorno seguente, in cui i compratori si riversano nelle strade alla ricerca dell’affare. Questa pratica nata negli Stati Uniti si è diffusa in tutto l’Occidente e negli ultimi anni si è estesa temporalmente, arrivando a includere l’intero fine settimana e pure il lunedì, cui è stato dato il nome di “Cyber Monday” (i saldi dovrebbero essere riservati all’elettronica). Stando così le cose, l’effervescente e colorato corteo Pro Palestina di sabato 29 novembre, con slogan e striscioni per la liberazione dei prigionieri politici palestinesi e la richiesta di investire per i bisogni della gente e non per la guerra, si è “scontrato” con una massa di consumatori intenti a passare da un grande magazzino all’altro, trascinandosi borse e pacchetti insieme ai bambini. L’irruzione dei pro-Palestina nelle vie dello shopping di Manhattan si è sentita non solo vocalmente, per via dei canti accompagnati da tamburi e persino da una tuba, ma si è percepita soprattutto forte e chiara nell’aria. Siamo partiti da Columbus Circle, all’angolo con Central Park, per raggiungere poco dopo la Quinta Strada e da lì siamo scesi fino alla biblioteca pubblica di Bryant Park. Camminando sul famoso corso e ispirandomi a uno slogan che recita “From the belly of the beast hands off the Middle East!” (Dalla pancia della bestia, giù le mani dal Medio Oriente!), devo dire che ci siamo proprio immessi nella pancia della bestia, sconvolgendola. Una donna a cui mi sono avvicinata sorridendo e offrendole un volantino me lo ha strappato di mano con rabbia urlandomi “Shame on you!” (Vergognati!). Doveva essere una sionista inalberata, a cui ho continuato a sorridere, attirandomi la simpatia di altri presenti. Un’altra, contraendo la faccia in una smorfia che pareva di grande dolore, mi ha intimato di non avvicinarmi e ho udito una coppia di italiani stizziti imprecare contro di noi. Probabilmente turisti che s’illudono che qui nessuno li capisca, dal momento che spesso loro non intendono gli altri e che mal sopportano un disturbo alla loro pratica favorita. E qui vorrei fermarmi per riflettere e fare il punto dell’esperienza. Premetto che non sono contro lo shopping, anzi, è un’attività che periodicamente pratico con piacere, anche se preferisco le giornate tranquille e rifiuto le forme compulsive. I miei genitori hanno gestito un negozio di abbigliamento nella nostra città per oltre quarant’anni, dunque anche solo per rispetto a loro e alla passione che misero nel loro lavoro sino alla fine non potrei mai desiderare un mondo senza shopping. Tuttavia penso che l’acquisto vada fatto con “criterio” (Questa cosa mi serve davvero?) e “con consapevolezza” (Mi piace davvero? La desidero veramente?). Soprattutto al giorno d’oggi non possiamo più esimerci dal chiederci “Da dove arriva questa merce? Chi la produce?” Non possiamo non interrogare la coscienza morale quando ci avviciniamo a un negozio. Se tenere fede ai primi due punti è un sano esercizio per noi stessi, che consiglio a tutti perché aiuta a rimanere sobri e in armonia, il terzo punto ha a che vedere con la società in cui viviamo e le sue menzogne. Ci siamo abituati a nascondere il fatto he il nostro benessere è costruito sullo sfruttamento e sulla sofferenza di una parte di mondo che abbiamo escluso dalla tavola per nostro comodo:  interi popoli a cui gli Stati Uniti e i loro alleati hanno imposto sanzioni economiche come cappi al collo. I casi più eclatanti sono Venezuela, Cuba e Iran (ma non sono gli unici: sono circa una ventina i Paesi sotto varie forme di embargo). Poi ci sono quelli che, in cambio di briciole e non bombe, sono sfruttati e derubati delle loro risorse – il Guatemala e un po‘ tutto il Centro America vivono questa condizione. Così come arrancano i lavoratori di catene disumanizzanti, il cui unico interesse è il profitto da dividere a fine anno – Amazon, per citarne una, dove è in corso un’importante protesta di base.  La Palestina, con la sua resistenza, il suo dire “No! Non mi lascerò offuscare, dimenticare e derubare stando in silenzio” ha riportato il problema del neo-colonialismo al centro del dibattito e sotto i pungoli della coscienza individuale. Durante il corteo molte persone cercavano di assumere espressioni indifferenti, ma non ci riuscivano, tutt’al più apparivano stralunate. Tutti sappiamo che cosa sta succedendo a Gaza e in Cisgiordania e tutti sappiamo che di fronte alla vigliaccheria e connivenza dei nostri governi, che si ostinano a non imporre sanzioni a Israele, è stato lanciato un appello al boicottaggio globale – impossibile evitare gli appelli della rete BDS, attiva su tutti i social. Non esiste uno strumento per guardare che cosa accade sotto la pelle dell’altro, ma vi assicuro che l’attraversamento della Quinta Strada, dove scintillano le vetrine di Prada, Tiffany and Co, H&M, Zara, ecc. da parte di un entusiastico corteo, durante il glorioso giorno dello shopping, ha turbato non poche coscienze Marina Serina
November 30, 2025
Pressenza
MILANO: PROTESTE PER IL MATCH TRA OLIMPIA E LA SECONDA SQUADRA DI TEL AVIV
In occasione della partita di basket tra le squadre dell’EA7 Olimpia Milano e Hapoel Tel Aviv che si terrà al Forum di Assago giovedì 20 novembre a Milano sono previste azioni di protesta nei confronti della presenza della squadra israeliana. Le proteste di Milano si aggiungono a quelle annunciate per venerdì 21 novembre, data del match tra Virtus Bologna e Maccabi Tel Aviv al PalaDozza di Bologna. Il gruppo ultras biancorosso Milano Brothers ha annunciato una “panolada”: verranno sventolati fazzoletti bianchi all’interno del palazzetto, in ricordo delle vittime del genocidio in corso nei confronti del popolo palestinese. La protesta dei tifosi si concentra anche contro Eurolega, che non ha escluso le squadre israeliane dalla competizione sportiva. “La speculazione che compie Eurolega facendo leva sulla passione dei tifosi per far tollerare la presenza israeliana nel torneo europeo, è qualcosa di aberrante”, affermano i Milano Brothers su Facebook.  Su questa vicenda abbiamo raccolto il commento di Luca Paladini, Consigliere regionale in Lombardia eletto nelle liste del Patto Civico e fondatore de I Sentinelli di Milano. Paladini parteciperà al match provando a entrare al Forum con una bandiera palestinese. Ascolta o scarica  
November 19, 2025
Radio Onda d`Urto