
«Gli studenti serbi hanno dimostrato che la nonviolenza è una forza politica dirompente ed efficace»
Pressenza - Tuesday, November 3, 2026Intervista a José Ángel Ruiz Jiménez, docente di storia contemporanea all’Università di Granada
«… Le sfide più difficili che il nuovo governo serbo dovrà affrontare saranno quelle di trasformare l’energia morale della protesta in istituzioni democratiche efficaci e di scegliere una lista definitiva di candidati in grado di portare a termine le ambiziose riforme che la popolazione si aspetta. Ma, qualunque sia l’esito, la Serbia ha già dimostrato qualcosa di straordinariamente incoraggiante: che la dignità può diventare una forza politica vincente anche in circostanze estremamente sfavorevoli».
Conosciamo il tuo percorso come storico e docente specializzato nell’area dei Balcani, e anche come attivista – se ti riconosci in questo termine – per la pace e la nonviolenza. Ti abbiamo ascoltato all’Università Estiva dell’Umanismo Universalista 2026, dove hai tenuto una relazione sul movimento studentesco serbo nonviolento, che si era costituito come Lista degli Studenti e che ha appena vinto le elezioni in Serbia. A questo proposito vorremmo chiederti oggi:
Possiamo dire che l’intenzionalità umana si è fatta strada?
Il governo di Aleksandar Vučić, che è rimasto al potere ininterrottamente per 14 anni alla guida del Partito Progressista (SNS), era riuscito a cooptare progressivamente l’intero panorama politico, istituzionale, economico e mediatico del Paese, rendendo impossibile l’esistenza di una vera opposizione parlamentare e sottoponendo al contempo la popolazione a continui messaggi che esaltavano la prosperità e la brillante gestione del Paese.
In un contesto del genere, il crescente malcontento di ampi strati della popolazione nei confronti della corruzione, di un sistema di reti clientelari quasi feudali e della privatizzazione e vendita delle ricchezze naturali della Serbia, non trovava alcuna via per canalizzarsi. Chiunque avrebbe detto che fosse impossibile conquistare il potere, che il governo non sarebbe stato disposto a cedere in nessun caso, se non gli fosse stato strappato con la forza. Tuttavia, il movimento studentesco, animato dall’intenzionalità umana di cui parli, da un’ammirevole dignità e da principi nonviolenti non negoziabili, ha finito per ottenere una maggioranza assoluta storica con tassi di affluenza alle urne senza precedenti.
Quali elementi metteresti in evidenza di questo movimento?
In primo luogo, il potere dell’immaginazione politica. Di fronte al sistema apparentemente impenetrabile e alla rete clientelare del presidente Aleksandar Vučić e del suo partito, l’SNS, gli studenti hanno rifiutato sia di creare un partito convenzionale destinato all’irrilevanza, sia di lasciarsi assorbire dall’opposizione. Hanno mantenuto la loro identità di movimento sociale popolare indipendente e si sono costituiti formalmente come forza politica solo per partecipare alle elezioni.
In secondo luogo, la loro natura orizzontale. Non esisteva un leader carismatico che potesse essere arrestato, screditato o cooptato. Le decisioni sono state adottate collettivamente in assemblee e la lista elettorale era composta da 250 persone conosciute e rispettate, provenienti da diversi ambiti e orientamenti.
In terzo luogo, spicca la leadership dei giovani. Il movimento ha sfidato la narrativa di una gioventù depoliticizzata, individualista, ossessionata dai social media e ridotta a mera consumatrice di svago, guidando il resto della società e dando una lezione di profonda coscienza politica, acume e una sorprendente capacità di organizzazione e resistenza.
In quarto e ultimo luogo, la lezione più preziosa, a mio avviso, è stata la natura nonviolenta del movimento. In mezzo alle notizie sui gravi disordini di piazza in Francia, Italia, Albania e Spagna, che non hanno portato ad alcun risultato, gli studenti serbi hanno dimostrato che la nonviolenza, lungi dall’essere un approccio moderato e quasi passivo, è esattamente l’opposto: una forza politica attiva, dirompente ed efficace.
In che modo sono riusciti a entrare in sintonia con la maggioranza della popolazione, tanto da ottenere un simile risultato alle urne?
Certamente, il movimento studentesco ha acquisito una dinamica inarrestabile. Ha iniziato a organizzare marce di protesta che si sono rapidamente diffuse in tutto il Paese e ha occupato le università, paralizzandone il funzionamento per richiamare l’attenzione sul fatto che bisognava porre fine alla falsa normalità di un Paese che doveva risolvere problemi di fondo di estrema gravità.
Inoltre, gli studenti si sono impegnati in un compito che consideravano fondamentale: informare e motivare il resto della popolazione. Praticamente in ogni famiglia c’è uno studente universitario o delle scuole superiori, e il loro ruolo è stato quello di fungere da portavoce. Il loro lavoro è stato quello di spingere la nazione a sollevare lo sguardo dai propri problemi personali e a prendere coscienza del fatto che esisteva una realtà politica intollerabile che doveva essere affrontata.
Attraverso le loro marce, percorrendo centinaia di chilometri di città in città, di quartiere in quartiere, hanno iniziato a ricevere un sostegno sempre maggiore da parte dei loro insegnanti, genitori, cittadini, vicini e amici. In seguito, persone di ogni tipo hanno cominciato a unirsi alle loro iniziative, spontaneamente e in gran numero. Poi sono arrivate le grandi mobilitazioni, i blocchi stradali, i minuti di silenzio e le azioni simboliche.
Quali sono stati i momenti chiave di questo processo?
Tutto è iniziato con il tragico crollo della pensilina della stazione ferroviaria di Novi Sad il 1° novembre 2024, in cui 16 persone sono morte schiacciate sul colpo. Quella tragedia ha scatenato le prime proteste studentesche, che sarebbero state attaccate da teppisti e poliziotti, generando un’enorme indignazione. E poi è accaduto qualcosa di affascinante dal punto di vista dell’azione collettiva: il movimento ha acquisito una dinamica inarrestabile.
Certamente ci sono stati momenti molto interessanti, come le elezioni comunali in quattro località della Serbia nell’agosto del 2025, in cui l’SNS vinse a maggioranza assoluta, dando l’impressione di una irrilevanza politica del movimento studentesco, ma che permise a quest’ultimo di studiare in silenzio le tecniche di frode elettorale del governo per contrastarle in futuro, cosa che si sarebbe rivelata decisiva nelle elezioni generali.
In ogni caso, più che nell’evidenziare tappe fondamentali o momenti chiave, il successo è risieduto nella continuità di un attivismo instancabile e nella sua capacità di mantenere il sostegno popolare. I movimenti di protesta hanno solitamente un ciclo vitale, caratterizzato da un forte slancio iniziale che, se non produce risultati immediati, tende a esaurirsi, poiché da un lato emergono nuove circostanze che deviano l’attenzione dell’opinione pubblica e dei media, e dall’altro è sempre difficile dedicare tempo a lungo termine a marce, accampamenti e azioni simili che sconvolgono la routine e gli impegni di una vita normale.
Lungi dal perdere slancio con il passare dei mesi, o dall’essere sepolto dal silenzio della stampa internazionale e dalla propaganda governativa, che lo accusava di essere una pericolosa folla terroristica manipolata da agenti dei servizi segreti stranieri, il movimento ha mantenuto una vitalità insolita per due lunghi anni, fino a ottenere la vittoria alle urne.
Quali insegnamenti possono servire da ispirazione per chi punta su trasformazioni nonviolente?
Gli studenti hanno affrontato senza tregua il governo mentre dovevano fare i conti con la repressione poliziesca, con squadre di teppisti, con minacce, con arresti, con la perdita del posto di lavoro e con continue campagne mediatiche contro di loro, pur rispettando l’avversario e non trasformandolo né in oggetto di distruzione fisica né in nemico disumanizzato, ma in avversario.
Nella migliore tradizione dell’attivismo nonviolento, il movimento ha dato prova di ammirevoli livelli di pazienza, organizzazione e lungimiranza, evitando di cadere nelle provocazioni e nei tentativi di fomentare disordini da parte di infiltrati e teppisti prezzolati e, come abbiamo già menzionato, studiando in anticipo le tattiche di frode elettorale di ogni tipo preparate dal governo per contrastarle. A tal fine hanno preparato oltre 30.000 volontari accreditati, che non si sono allontanati dalle urne per impedire manomissioni, che hanno scoperto lotti di schede elettorali contrassegnate a favore di Vučić nascoste nei seggi elettorali e che hanno sventato diverse pratiche del SNS volte a influenzare il voto all’interno dei seggi.
Vedi delle analogie con le attuali mobilitazioni in altri paesi europei o in altri continenti?
Forse il caso più simile a quello serbo è la Rivoluzione del Monsone del 2024 in Bangladesh, dove le proteste studentesche contro il governo si sono trasformate in un movimento di non cooperazione che ha portato alla destituzione della prima ministra Sheikh Hasina e alla formazione di un governo provvisorio guidato dal premio Nobel per la pace Muhammad Yunus.
Esiste anche un interessante parallelismo con la «Rivoluzione dei Fenicotteri» in Albania, un movimento studentesco che denuncia la corruzione e i progetti immobiliari speculativi nelle zone costiere protette, chiedendo al contempo miglioramenti nel settore dell’istruzione, e che ha messo alle strette il governo di Edi Rama.
Allo stesso tempo, gli studenti francesi sono riusciti a far sì che la loro denuncia della carenza di insegnanti, del degrado delle scuole e delle disuguaglianze educative finisse per unire sindacati, agricoltori, trasportatori e «gilet gialli» in una rivendicazione più ampia contro il deterioramento dello Stato sociale francese. In ogni caso, questi ultimi due movimenti hanno sfociato in ondate di violenza di strada e duri scontri con le forze dell’ordine che hanno distolto l’attenzione dei media dai loro obiettivi, cosa che in Serbia si è riusciti a evitare con cura nei due anni di incessante attivismo.
Fin qui, passo dopo passo, nel corso di due anni, hanno guadagnato spazio, credibilità… ma quali sfide li attendono?
Protestare e governare sono due cose ben diverse. A mio avviso, le sfide più difficili che il nuovo governo dovrà affrontare saranno quelle di trasformare l’energia morale della protesta in istituzioni democratiche efficaci e di scegliere una lista definitiva di candidati in grado di portare avanti le ambiziose riforme che la popolazione si aspetta. Ma, qualunque sia il risultato di questo compito, la Serbia ha già dimostrato qualcosa di straordinariamente incoraggiante: che la dignità può diventare una forza politica vincente anche in circostanze estremamente sfavorevoli.