
Inchiesta ONU: Israele ha continuato il genocidio a Gaza anche dopo la tregua
L'INDIPENDENTE - Tuesday, October 27, 2026Lunedì 26 ottobre la Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite sui Territori palestinesi occupati ha pubblicato un nuovo rapporto in cui accusa Israele di aver proseguito il genocidio nella Striscia di Gaza anche dopo il cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti ed entrato in vigore il 10 ottobre 2025. Secondo l’organismo, creato nel 2021 dal Consiglio per i diritti umani dell’ONU per indagare sulle violazioni commesse in Israele e in Palestina, le autorità di Tel Aviv hanno continuato a compiere «atti genocidari con l’intento genocidario di distruggere, in tutto o in parte, i palestinesi di Gaza», mentre la tregua esisteva soprattutto sulla carta. L’esercito ha continuato a colpire zone densamente abitate con munizioni pesanti, droni, quadricotteri armati, artiglieria e cecchini, allargando la porzione di territorio sotto il proprio controllo. Il documento segnala inoltre un forte peggioramento della situazione in Cisgiordania.
Nei quasi dodici mesi successivi alla tregua, si legge nel rapporto, a Gaza sono stati uccisi 1.431 palestinesi, tra cui almeno 300 bambini e 130 donne, e altri 5.026 sono rimasti feriti. I numeri smentiscono la versione del Board of Peace, l’organismo presieduto da Donald Trump nato dal piano statunitense per Gaza, secondo cui il cessate il fuoco avrebbe «sostanzialmente tenuto». Al centro delle accuse c’è la cosiddetta “Linea gialla”, il confine provvisorio tracciato dall’accordo per separare le aree ancora presidiate dall’esercito israeliano dal resto della Striscia. La zona sotto controllo israeliano, che doveva coprire il 53% di Gaza, è arrivata ad almeno il 60% al 2 settembre e lungo la linea sono sorte almeno nove nuove basi militari. Il capo di Stato maggiore l’ha definita il «nuovo confine» di Israele. Dall’inizio dell’ultima guerra, il 7 ottobre 2023, i palestinesi uccisi nei territori occupati sono oltre 75.000, di cui almeno 21.500 bambini.
Il rapporto arriva proprio nelle ore in cui gli israeliani votano per rinnovare la Knesset, il parlamento, in una sfida tra il blocco di Benjamin Netanyahu, sostenuto dall’estrema destra e dai partiti ultraortodossi, e la coalizione di opposizione guidata dall’ex capo di Stato maggiore Gadi Eisenkot, data in leggero vantaggio dai sondaggi. L’esito del voto è incerto e l’ago della bilancia potrebbe essere rappresentato dai partiti arabi, con cui quasi tutte le altre forze rifiutano di allearsi, ma per i palestinesi il futuro appare già scritto, chiunque vinca. Il nuovo documento si aggiunge a quello del settembre 2025, in cui la stessa Commissione aveva concluso che Israele stava commettendo un genocidio a Gaza e che i suoi vertici, a partire da Netanyahu, lo avevano istigato.
Nel rapporto, ampio spazio è dedicato alla Cisgiordania, dove dal 7 ottobre 2023 al 30 settembre 2026 le forze israeliane hanno ucciso 1.080 palestinesi, tra cui 244 minorenni, e ne hanno feriti 10.940. I morti nei raid aerei sono stati 254, contro i sei registrati tra il 2008 e il 6 ottobre 2023, e le operazioni militari iniziate a gennaio 2025 hanno provocato il più grande sfollamento dal 1967, con 34.176 persone ancora lontane da casa ad agosto. Per la Commissione, la violenza dei coloni «funziona come strumento di attuazione della politica statale israeliana», che in Cisgiordania ha commesso crimini contro l’umanità, tra cui sterminio, tortura, stupro e persecuzione, senza che nessuna delle uccisioni esaminate sia stata oggetto di indagini efficaci. Il presidente della Commissione, Srinivasan Muralidhar, ha parlato di una «strategia più ampia» per sterminare e sfollare i palestinesi. Critiche anche all’Autorità nazionale palestinese (ANP), che governa parte della Cisgiordania, in quanto le sue forze di sicurezza hanno ucciso almeno 14 palestinesi tra ottobre 2023 e ottobre 2025 e hanno intensificato la repressione di oppositori, giornalisti e attivisti. Agli Stati membri dell’ONU la Commissione chiede di usare «tutti i mezzi ragionevolmente disponibili» per prevenire e punire il genocidio e di non riconoscere né sostenere l’occupazione israeliana.
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