In Australia il divieto di social ai minori non sta andando come si pensava

L'INDIPENDENTE - Tuesday, October 27, 2026

Mentre in Italia, all’indomani delle proteste del 17 ottobre, si torna a discutere del divieto di utilizzo dei social network per i minori, con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni che ha aperto a uno stop per gli under 14, quasi nessuno sembra guardare a come stanno andando le cose in Australia, il primo Paese al mondo ad aver introdotto il divieto. Secondo il primo rapporto dell’eSafety Commissioner, l’autorità australiana per la sicurezza online, l’81,5% dei ragazzi tra i 10 e i 15 anni continua a usare le piattaforme vietate, contro l’85,9% di prima. Per aggirare il blocco alcuni usano le VPN, le reti che mascherano la posizione dell’utente, ma ai più basta un’età falsa o l’account di un familiare, mentre i genitori di bambini tra 10 e 12 anni che non sanno se i figli usano i social sono saliti dal 35,4% al 49,1%. Il divieto sembra dunque aver reso i ragazzi meno visibili agli adulti, non più protetti.

Dal 10 dicembre 2025 Facebook, Instagram, TikTok, Snapchat, X, YouTube e Reddit devono impedire agli under 16 di aprire o mantenere un profilo, pena multe fino a circa 50 milioni di dollari australiani. Al debutto sono stati chiusi circa cinque milioni di account, ma la quota di ragazzi con un profilo è scesa solo dal 52,4% al 42,1%. Un’indagine su 1.050 adolescenti per la britannica Molly Rose Foundation ha rilevato che il 61% di chi era iscritto prima del divieto ha ancora un account attivo e che il 70% considera «facile» aggirare le regole. Nemmeno sulla salute mentale, il principale argomento a favore della legge, si vedono effetti: il 65,4% dei ragazzi non ha notato differenze e benessere e autostima sono rimasti stabili.

È questo il modello a cui guarda mezza Europa. La Francia ha vietato i social sotto i 15 anni da settembre, mentre la Commissione europea ha proposto un accesso graduale, autonomo solo dai 15 anni, e lo stop a funzioni che creano dipendenza come lo scorrimento infinito. La Norvegia prepara una legge per gli under 16, mentre in Finlandia il divieto sotto i 15 anni voluto dal premier Petteri Orpo si è arenato per le divisioni nella maggioranza ed è finito a un gruppo di lavoro ministeriale.

In Italia il disegno di legge 1136, che fissa la soglia a 15 anni, è fermo al Senato da oltre un anno, mentre un limite dei 14 anni esiste dal 2018 nel Codice della privacy senza che nessuno lo abbia mai fatto rispettare. Il rischio è che la colpevolizzazione dei social diventi una scorciatoia per non affrontare ciò che i giovani in piazza chiedono, dalle scuole sicure a salari e affitti sostenibili (in un Paese dove la disoccupazione tra i 15 e i 24 anni è al 20,3%) e che si scelga la proibizione invece dell’educazione digitale e di regole più severe per le piattaforme.

 

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