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Scontri di sabato a Milano, Bologna e altre città
Le cronache ci restituiscono le immagini di migliaia di giovani scesi in piazza contemporaneamente a Milano, Bologna, Torino e che si sono scontrati con la polizia nelle strade dei centri storici. In altri tempi si sarebbe parlato di una “eccedenza sociale”, un fattore che però nessuno aveva visto arrivare, o […] L'articolo Scontri di sabato a Milano, Bologna e altre città su Contropiano.
October 18, 2026
Contropiano
Infocrazia: il potere che governa attraverso tribalismo ed emozioni
> Nelson Mandela ci aveva già messo in guardia: bisogna fare prevalere la > speranza sulla paura per ogni lotta nonviolenta. Byung-Chul Han, in Infocrazia, mette a fuoco uno dei mutamenti più inquietanti della nostra epoca: il potere non si impone più soltanto con la coercizione, la censura o la propaganda tradizionale, ma attraverso la gestione dell’informazione, delle emozioni e delle appartenenze collettive. La sua analisi è particolarmente severa nei confronti della società digitale, dove la circolazione incessante di contenuti non produce automaticamente più verità o più libertà, ma spesso genera il contrario: frammentazione, polarizzazione e manipolazione. Il rischio più profondo, secondo Han, è che la sfera pubblica smetta di essere uno spazio di confronto razionale e diventi un campo di battaglia emotivo, dominato da comunità chiuse e reattive. Uno dei pericoli più evidenti è il ritorno del tribalismo. In teoria, internet avrebbe dovuto ampliare il dialogo e connettere differenze distanti; in pratica, spesso rafforza gruppi identitari che si riconoscono solo al proprio interno e si definiscono contro un nemico esterno. Han vede in questo processo una regressione politica e culturale: invece di cittadini capaci di discutere, emergono tribù digitali che non cercano la verità, ma conferme. Ogni gruppo seleziona le informazioni che rafforzano la propria visione del mondo e respinge il resto come ostile o illegittimo. La conseguenza è una società meno aperta, più nervosa, più incline allo scontro simbolico e alla delegittimazione reciproca. Questo tribalismo si lega strettamente alla gestione delle emozioni. Han insiste sul fatto che l’infosfera contemporanea non premia la riflessione lenta, ma la reazione immediata. I contenuti che circolano con più forza sono quelli che suscitano paura, indignazione, rabbia, risentimento o entusiasmo impulsivo. Le piattaforme digitali, in questo senso, non sono semplici strumenti neutrali: organizzano l’attenzione in modo da valorizzare ciò che è emotivamente contagioso. Il risultato è che le emozioni non restano un aspetto privato della vita psichica, ma diventano una leva politica e sociale ipnotica. Chi riesce a orientarle, riesce anche a orientare il comportamento collettivo. Il problema, per Han, non è soltanto che le emozioni siano presenti nello spazio pubblico; è che vengono strumentalizzate. In una democrazia sana, il conflitto dovrebbe passare attraverso il dissenso argomentato, il confronto tra idee, la mediazione tra interessi diversi. Nell’infocrazia, invece, il conflitto viene spesso ridotto a una sequenza di impulsi emotivi. La discussione si accorcia, l’attenzione si frammenta, il pensiero critico perde terreno. Le persone non reagiscono più tanto a ciò che è vero o falso, ma a ciò che le fa sentire minacciate, confermate o moralmente superiori. In questo senso, l’informazione smette di essere un ponte verso la realtà e diventa un dispositivo di stimolazione permanente. Han denuncia anche l’effetto di questa dinamica sulla verità. Se il dibattito pubblico si basa sempre più sulla risonanza emotiva, la verità perde forza perché non è più il criterio decisivo dell’adesione. Un messaggio non viene valutato soprattutto per la sua attendibilità, ma per la sua capacità di circolare, urtare, eccitare o rassicurare. Così la realtà viene sostituita da una nube di interpretazioni immediate, slogan, semplificazioni e micro-narrazioni affettive. È qui che l’infocrazia diventa pericolosa: non perché inventi necessariamente menzogne in modo esplicito, ma perché rende secondario il rapporto con il vero. E quando il vero non orienta più il discorso collettivo, il terreno diventa fertile per manipolazioni sempre più sofisticate. Un altro aspetto centrale è la trasformazione della libertà in una forma apparente. L’utente digitale si sente libero perché produce contenuti, commenta, condivide, reagisce. Ma per Han questa libertà è spesso illusoria, perché avviene dentro un sistema che raccoglie dati, prevede comportamenti e orienta desideri. Il soggetto non è solo esposto all’informazione: è anche profilato da essa. Le piattaforme imparano a conoscere le nostre fragilità emotive e a sfruttarle. La persona crede di agire spontaneamente, ma in realtà si muove in un ambiente progettato per catturare la sua attenzione e guidarne le scelte. È una forma di potere sottile, meno visibile ma più capillare. Il rischio finale è una democrazia impoverita. Se il tessuto comune si sfalda in tribù emotive, se il dibattito si riduce a reazione e controreazione, se l’attenzione collettiva viene continuamente sequestrata da contenuti polarizzanti, allora diventa difficile costruire uno spazio pubblico condiviso. Han ci avverte che la crisi non riguarda solo i media, ma la qualità stessa della convivenza democratica. Senza tempo per riflettere, senza fiducia nelle mediazioni, senza una cultura capace di resistere alla seduzione dell’immediatezza, la società rischia di diventare sempre più governabile proprio perché sempre più manipolabile. In conclusione, Infocrazia è una diagnosi severa ma attualissima: il vero pericolo non è semplicemente avere troppa informazione, bensì vivere in un ecosistema in cui l’informazione viene organizzata per dividere, eccitare e orientare. Il tribalismo spezza il comune; la gestione delle emozioni sostituisce il pensiero critico; la verità perde centralità; la libertà si trasforma in partecipazione controllata. Han ci invita a vedere con lucidità che il problema non è solo tecnologico, ma profondamente politico e antropologico: riguarda il tipo di esseri umani che diventiamo quando lasciamo che siano gli impulsi, e non la riflessione, a governare il nostro spazio pubblico digitale e non. Ray Man
September 21, 2026
Pressenza
Pusher invisibili: dipendenze, algoritmi e la disciplina per restare svegli
Premessa È noto a tutti che l’economia capitalistica ha bisogno di un consumo continuo per evitare di implodere e collassare. Più che le singole nazioni è il mercato ormai la patria comune e il consumatore-cittadino, per non venir meno al suo compito principale, deve rimanere sempre insoddisfatto. L’insoddisfazione è quindi […] L'articolo Pusher invisibili: dipendenze, algoritmi e la disciplina per restare svegli su Contropiano.
September 3, 2026
Contropiano
Le varie eredità di Michela Murgia
Da Zephorum alla proposta di Stefano Feltri di un dibattito sul lascito intellettuale della scrittrice e attivista sarda: come preservare la memoria   Alessandro Giammei, uno dei figli d’anima di Michela Murgia, annuncia la nascita di Zephorum1, pagina web che raccoglie tutti i post e i video della scrittrice e attivista. Zephorum è una start up sarda nata alcuni anni
La Scuola dell'Immagine
Martedì 24 marzo a Roma presso Aula Studio Ex Biblioteca di Architettura di Roma Tre, con la collaborazione del collettivo ARCHa Roma Tre, Donatella della Ratta, Noura Tafeche, introdotte da Agnese Trocchi, condurranno il workshop La Scuola dell'Immagine: Esercizi per leggere, disfare e rovesciare le immagini. INDICE * Cosa * Quando e dove * La Scuola dell’Immagine. Esercizi per leggere, disfare e rovesciare le immagini * Chi * Noura Tafeche * Donatella Della Ratta * Agnese Trocchi * ARCHa Roma3 COSA Viviamo immersi in un flusso incessante di immagini. Circolano più velocemente di quanto possiamo guardarle e comprenderle. La Scuola dell’Immagine nasce come proposta di rallentamento e di restituzione della collettività all’atto del vedere: uno spazio-tempo condiviso in cui riunirsi per guardare immagini insieme e leggerle collettivamente. Qui le immagini non vengono spiegate dall’alto, ma interrogate: da dove provengono, quali immaginari ereditano, dove circolano, cosa cancellano o contraddicono. Workshop con Donatella della Ratta e Noura Tafeche, introdotto da Agnese Trocchi. QUANDO E DOVE Martedì 24 Marzo | ore 17.00-20.00 Aula Studio Ex Biblioteca - Ingresso Largo G.B. Marzi 10 LA SCUOLA DELL’IMMAGINE. ESERCIZI PER LEGGERE, DISFARE E ROVESCIARE LE IMMAGINI di Donatella Della Ratta e Noura Tafeche Viviamo immersi in un flusso incessante di immagini: volti sintetici, rendering 3D, livestream, leak, sorveglianza, meme. Le immagini circolano più velocemente di quanto possiamo guardarle e comprenderle. Allo stesso tempo, assistiamo in tempo reale a rappresentazioni di violenza estrema, dominio e sopraffazione che entrano nei nostri dispositivi e nelle nostre vite: archivi disturbanti, guerre trasmesse in diretta, prove di abuso consumate individualmente ma elaborate collettivamente. Queste immagini ci coinvolgono, ci stremano, ci anestetizzano , e tuttavia ci chiedono interpretazione, responsabilità, risposta. Oggi lo sguardo è per lo più solitario, frammentato, accelerato: scrolliamo da soli, reagiamo da soli, archiviamo da soli. Questa condizione indebolisce la nostra capacità di pensare, sentire e agire insieme. La Scuola dell’Immagine nasce come proposta radicale di rallentamento e di restituzione della collettività all’atto del vedere. È uno spazio-tempo condiviso in cui le persone si riuniscono per guardare immagini insieme. Qui le immagini non vengono spiegate dall’alto: vengono lette collettivamente. Donatella e Noura selezionano e mettono in relazione le immagini, sollevano domande, attivano associazioni, tracciano genealogie: da dove un’immagine proviene, quali immaginari eredita, dove circola, cosa cancella o contraddice. L’enfasi è sulla co-presenza: sul pensare al visivo nella presenza degli altri. Il significato non è prodotto individualmente, ma emerge attraverso dialogo, frizione, ascolto e cura. In un’epoca di media sintetici e realtà destabilizzate, la Scuola sposta l’attenzione dall’autenticità alla relazione: non chiede se un’immagine sia vera o falsa, ma cosa faccia, a cosa si connetta, cosa richieda a chi la guarda. Contro la logica isolante dell’algoritmo, la Scuola dell’Immagine afferma un’idea semplice e radicale: vedere è un atto collettivo. Leggere insieme le immagini -sostenerle in comune, metterle in tensione con contro-immagini e assenze - significa restituire allo sguardo una dimensione politica e affettiva. La scuola diventa così uno spazio in cui le immagini non sono un punto di arrivo, ma l’inizio di un pensiero condiviso, di nuove forme di solidarietà e di possibilità di azione. CHI NOURA TAFECHE Visual artist, onomaturge, and independent researcher whose practice moves across installation, archival methodologies, experimental labs, videos, neologism creation, and miniature drawing. Her research explores visual culture and its techno-political entanglements, with a focus on digital militarism, online aesthetics, internet hyper-niches, non-anglophone meme culture. She is also engaged in language experimentation and the visual articulation of contemporary imaginaries. She holds a BA in New Technologies for Art from the Brera Academy, with a particular focus on the field of net.art but The Influencers Festival has been her real education. She has exhibited, lectured, and led laboratories at Aksioma (Ljubljana), transmediale (Berlin), Disruption Network Lab (Berlin), Aarhus Kunsthal (Aarhus), Fotomuseum Winterthur (Winterthur), Impakt (Utrecht), Foto Colectania (Barcelona), Design Museum (Helsinki), Tainan Art Museum (Tainan), Tomorrow Maybe (Hong Kong), Triennale Milano (Milano), Pirelli Hangar Bicocca (Milano), Almanac Inn (Turin), Mattatoio (Roma), Dutch Art Institute (Arnhem), Institute of Network Cultures (Amsterdam), and the European Union Representative Centre (Al Quds, Palestine). DONATELLA DELLA RATTA Scholar, performer, and curator specializing in networked technologies and generative AI. Currently Associate Professor of Communication at John Cabot University, she is a former Affiliate of the Berkman Klein Center for Internet and Society at Harvard University. From 2007 to 2013 she served as the Arab world community manager for the Silicon Valley-based international organization Creative Commons. She has curated several international art and film programs, including Syria Off Frame in collaboration with the Luciano Benetton Foundation, Venice, 2015. She is co-founder and board member of SyriaUntold, recipient of the Digital Communities Award at Ars Electronica 2014, and a member of the advisory board of the Cinema Futures initiative at Locarno International Film Festival. In 2025, GEN_, the documentary she has co-authored with Gianluca Matarrese, was selected in the international world doc competition at Sundance Film Festival. Donatella's research on Generative AI and speculative violence earned her the Italian Council award 2024-25 from Italy's Ministry of Culture. Her next monograph Speculative Violence will be out in Fall 2026. Her latest lecture performance on the topic, Ask me for those unborn promises that are unlikely to happen in the natural, has been featured at Aksioma; Locarno Film Festival; Romaeuropa Festival. AGNESE TROCCHI Agnese Trocchi proviene da un background di videoattivismo (CandidaTV, 1999/2003) e telematica sovversiva (AvANa BBS,1994). Ha esposto in esibizioni internazionali (SIGGRAPH, ISEA09, Manifesta7, Transmediale, Ars Electronica) anche insieme al gruppo cyberfemminista Identity_Runners. Nel 2017 ha co-fondato il gruppo di ricerca C.I.R.C.E. per un approccio consapevole alla tecnologia. Esperta di comunicazione digitale e tecnologa, è autrice del libro Internet, Mon Amour. ARCHA ROMA3 Associazione studentesca de Dipartimento di Architettura Roma3, persegue finalità di carattere culturale, sportivo e ricreativo. Nasce nel 2018 e apre l'ex Biblioteca come Aula Studio autogestita in collaborazione con il Dipartimento di Architettura Roma3
March 11, 2026
Notizie da C.I.R.C.E.
Passaggio al vuoto
di lorenzo merlo ekarrrt (*). A seguire una nota della “bottega”. Implicazioni e conseguenze della digitalizzazione.   Il filo del discorso Attratti dalla carota del vincere facile, abbiamo rinnegato la dimensione analogica per prostrarci a quella digitale. Un percorso strombazzato da progressisti e scientisti verso l’alto, ma che è, invece, gravemente verso il basso tanto da portarci dove siamo. Cioè,
January 30, 2026
La Bottega del Barbieri
[2026-02-28] Quinta Assemblea di Puntarella.party - A/Social indipendente de Roma @ Città dell'Utopia
QUINTA ASSEMBLEA DI PUNTARELLA.PARTY - A/SOCIAL INDIPENDENTE DE ROMA Città dell'Utopia - Via Valeriano 3f, San Paolo, Roma (sabato, 28 febbraio 15:00) Quinta assemblea di istanza di #Puntarella, ci troviamo alla Città dell'utopia, in via Valeriano 3F a #Roma (il luogo della quarta assemblea, per chi ha partecipato), il 28 febbraio a partire dalle 15. Come sempre, sarà un'occasione per confrontarci sulla nostra community, sulle regole che ci diamo, sull'infrastruttura tecnica, sulla vita, il fediverso e tutto quanto.
January 27, 2026
Gancio de Roma
Africa, l’ubuntu ritrovato dei giovani
È stata raccontata come una generazione inerte, individualista. Concentrata sui propri interessi, chiusa nei social e incapace di battersi per grandi ideali. Ma ciò che abbiamo visto in questi mesi nelle piazze africane – e di mezzo mondo, attraversate dalle mobilitazioni giovanili contro le guerre e per Gaza – ci restituisce un’immagine diversa, potente, nobile. Da Nairobi ad Antananarivo, milioni di giovani sono scesi in piazza come una marea consapevole, determinata, unita da un’idea semplice e rivoluzionaria: non ci si salva da soli. I problemi sono comuni, le battaglie sono comuni, il destino è comune. In Madagascar, studenti e lavoratori hanno sfidato le autorità per denunciare disoccupazione e disuguaglianze crescenti. In Kenya, la Generazione Z ha costretto il governo a ritirare la legge finanziaria che avrebbe colpito i più poveri. In Tanzania e Mozambico i manifestanti hanno sfidano le pallottole per denunciare la corruzione dei governanti. Scene simili le abbiamo viste in Nigeria, Sudan, Congo, Uganda, Senegal, Sudafrica… Giovani che rivendicano dignità, diritti, giustizia. Che non accettano più di essere esclusi dalle decisioni che plasmano il loro futuro. Certo, non ci sono più i riferimenti ideologici dei loro padri. Sono lontani gli slogan del nazionalismo post-indipendenza, i miti dei partiti, i richiami all’etnia o al clan. Si è consumato uno strappo generazionale profondo, quella che l’africanista Mario Giro ha definito una «rottura antropologica e culturale». Ma non credo che sia l’individualismo il motore di queste battaglie. Al contrario, ciò che anima questa gioventù è una rinnovata coscienza collettiva. Le mobilitazioni non nascono più da partiti, sindacati od opposizioni organizzate, ma da blogger, artisti, attivisti, youtuber. È una rivoluzione orizzontale, priva di leader riconosciuti – e proprio per questo forte e fragile al tempo stesso. Le parole d’ordine, però, sono limpide: trasparenza, equità, partecipazione, libertà. Temi che riguardano tutti, non soltanto chi protesta. I social, spesso accusati di alimentare superficialità e narcisismo, sono diventati spazi di confronto politico, strumenti di mobilitazione, reti di mutuo soccorso. Servono a denunciare abusi e corruzione, a coordinare manifestazioni, a proteggersi a vicenda. È un uso autenticamente “sociale” della Rete, dove l’identità individuale si dissolve nel bene comune. In queste esperienze collettive si intravede un nuovo modo di fare politica, più fluido ma non meno radicale, capace di combinare l’urgenza del presente con una profonda domanda di futuro. Una politica che non si esprime nei palazzi, ma nelle strade, nelle università, nelle comunità digitali, nei piccoli gesti di solidarietà quotidiana. In questa logica solidale e circolare, l’io ritrova senso solo dentro un noi più grande. Mai come oggi i giovani africani hanno rimesso al centro un principio antico, che pensavamo smarrito sotto il peso della globalizzazione e del consumismo: ubuntu, termine bantu che significa, letteralmente, “io sono perché noi siamo”. È la filosofia dell’interdipendenza e della solidarietà, la convinzione che l’umanità di ciascuno esiste solo in relazione a quella degli altri. Questo spirito – un tempo fondamento delle società africane tradizionali – oggi rinasce nelle piazze, nei collettivi digitali, nei movimenti che chiedono libertà e giustizia sociale. Si manifesta nei ragazzi che si battono non solo per sé ma per la liberazione dei compagni arrestati, per la dignità dei lavoratori, per il diritto allo studio, per un futuro condiviso. L’Africa giovanile sta riscoprendo la forza di un noi che non è nostalgia, ma progetto. Non ideologia, ma pratica quotidiana. In un mondo sempre più frammentato, questi giovani ci ricordano che la libertà non è mai individuale: o è di tutti, o non è di nessuno. Africa Rivista
January 15, 2026
Pressenza
Rischio ibrido. Il nemico avanza, sarà uno “scudo” che ci seppellirà
È tutto ibrido, gente! Si porta, va di moda, fa fico. E a pensarci bene, be’, sì, tutto può essere guerra ibrida. Metti che ti prenotano la visita urgente tra due anni, sarai portato a pensare che è una mossa di guerra ibrida per minare la tua fiducia nello Stato […] L'articolo Rischio ibrido. Il nemico avanza, sarà uno “scudo” che ci seppellirà su Contropiano.
December 20, 2025
Contropiano