Un attacco hacker ha sabotato i frigoriferi dei supermercati francesi
In Francia, diverse catene di supermercati si sono ritrovate da un giorno
all’altro con la catena del freddo completamente compromessa. Secondo le prime
ricostruzioni, nella notte tra l’11 e il 12 ottobre alcuni hacker avrebbero
preso il controllo dei sistemi di gestione della temperatura delle celle
frigorifere, impostando gli apparecchi in modalità di sbrinamento. Il risultato:
tonnellate di merce avariata, decine di milioni di euro di danni e un monito su
quanto ci renda vulnerabili il fatto di collegare ogni sistema alla Rete.
Carrefour, Monoprix e Les Mousquetaires contano decine, se non centinaia, di
punti vendita che all’orario di apertura hanno trovato gli impianti di
refrigerazione impostati a 50 gradi centigradi. Lo sbalzo termico impostato
nella notte è durato diverse ore e ha reso invendibili e distrutto tutti quei
prodotti da conservare nei frigoriferi e nei congelatori. Non solo: portati al
limite, alcuni impianti elettrici sarebbero andati in cortocircuito, provocando
piccoli incendi. L’impiantistica si appoggiava a un sistema centralizzato dotato
di allarmi che avrebbero dovuto prevenire un incidente simile; eppure sono
proprio questi sistemi, pensati per la gestione da remoto via Internet, ad aver
costituito il punto d’accesso per i sabotatori.
La procura di Parigi ha aperto un’indagine per identificare le vittime e
quantificare i danni subiti dagli esercenti. Nel frattempo, l’Agenzia nazionale
francese per la sicurezza informatica (ANSSI) avrebbe individuato una falla
nella componente software degli impianti della società danese Danfoss, il minimo
comune denominatore di molti dei casi riscontrati. Danfoss ammette dal canto suo
che alcuni suoi prodotti sono stati violati, ma fa notare che molte delle
apparecchiature colpite non ricevevano più aggiornamenti software da anni ed
erano da dismettere, scaricando di fatto ogni responsabilità.
L’episodio è clamoroso e ha prontamente catturato l’attenzione del pubblico,
tuttavia non si tratta affatto di un caso isolato. Poter monitorare gli impianti
centralizzati e modificarne i parametri direttamente dalla Rete rappresenta una
comodità notevole, ma costituisce da sempre un polo critico che, per leggerezza
o per ragioni economiche, viene spesso trascurato. Nel marzo 2023, in Italia, un
attacco hacker aveva colpito i distributori di Laservideo, che avevano iniziato
a svendere pacchetti di sigarette a dieci centesimi, nonché a mostrare sugli
schermi messaggi di sostegno ad Alfredo Cospito, detenuto al 41-bis. Nel
febbraio 2021, in Florida, un cybercriminale si è introdotto nei sistemi di un
impianto di trattamento delle acque e ha tentato di avvelenare
l’approvvigionamento idrico alterando le dosi dei reagenti chimici usati per la
purificazione. Il sabotaggio è stato sventato solo perché un dipendente,
presente in sede, ha notato che i terminali eseguivano da soli operazioni
anomale.
Ieri, 13 ottobre, mentre il mondo parlava dell’attacco ai supermercati, la
testata RMF24 ha denunciato che anche il consorzio internazionale FLC è stato
vittima di un’intrusione informatica. La realtà edile di portata internazionale
è impegnata nella costruzione di un tunnel sottomarino – stradale e ferroviario
– sotto lo stretto di Fehmarn Belt, il quale dovrebbe collegare verso la fine
del decennio Germania e Danimarca attraversando il Mar Baltico. Arrivati in
cantiere, i lavoratori hanno trovato i badge di accesso disattivati, così come
fuori uso erano le navi di trasporto, le gru e le piattaforme di lavoro
marittime. I lavori, per forza di cose, si sono fermati del tutto e si sospetta
che l’azione possa rientrare in una manovra di guerra ibrida.
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