Io obbietto la guerraÈ iniziata la raccolta firme per portare in Parlamento la legge di iniziativa
popolare “Io obietto la guerra” promossa da EMERGENCY per la campagna R1PUD1A.
Nello scorso fine settimana sono state raccolte 9000 delle 50mila firme
necessarie per presentare la proposta in Parlamento.
La legge chiede di riconoscere a tutti i cittadini il diritto all’obiezione di
coscienza alla guerra, quindi di poter esercitare il proprio rifiuto di mettere
a disposizione della guerra il proprio corpo, il proprio lavoro e il proprio
consenso, senza incorrere in sanzioni o punizioni.
La proposta nasce dalla volontà di rendere effettivo un diritto che EMERGENCY
considera fondamentale: la possibilità per ogni persona di scegliere di non
partecipare alla guerra. L’obiezione riguarderebbe, infatti, non solo
l’eventuale servizio militare, ma anche le attività lavorative collegate alla
progettazione, produzione, commercio e movimentazione di armi e strumenti
destinati alla guerra. Un diritto ormai imprescindibile, tanto più considerando
che da oltre quattro anni la guerra è tornata sul suolo europeo e
progressivamente la violenza armata è ridiventata il principale strumento della
politica internazionale. Anche in quei Paesi che, dopo le immani tragedie del XX
secolo, l’avevano di fatto messa al bando.
La proposta di legge prevede l’istituzione in ogni Municipio di un Registro
dell’obiezione alla guerra: ciascun cittadino potrebbe dichiararsi presso il
proprio Comune di residenza “obiettore di coscienza alla guerra”, rifiutando
l’uso delle armi, della violenza e il coinvolgimento in attività funzionali o
connesse alla guerra. Per gli uomini tra i 17 e i 45 anni, la dichiarazione
varrebbe anche come obiezione di coscienza al servizio militare. La
dichiarazione sarebbe protetta dalla privacy e potrebbe essere revocata in
qualsiasi momento.
«Con la proposta di legge di iniziativa popolare, EMERGENCY chiede al Parlamento
di riconoscere, per tutte le cittadine e tutti i cittadini, il diritto di
dichiararsi obiettrici e obiettori di coscienza alla guerra – dichiara EMERGENCY
–. Per non dover partecipare con il proprio lavoro alla progettazione,
produzione, commercio e movimentazione di armi e strumenti destinati alle guerre
in corso e a quelle future. La legge prevede inoltre la possibilità di
dichiararsi obiettori verso il servizio militare nel caso venisse ripristinato,
come accade in altri Paesi europei. L’obiezione di coscienza è un diritto umano
fondamentale riconosciuto dalla Carta dei diritti umani e dalla Carta dei
diritti fondamentali dell’Unione europea».
La proposta di legge di iniziativa popolare si compone di una relazione
introduttiva e otto articoli ed è stata redatta con la collaborazione di
Domenico Gallo, magistrato ed ex presidente di sezione della Corte di
Cassazione, Alessandra Algostino, costituzionalista, e Veronica Dini, avvocata.
“In attuazione degli articoli 2, 3, 11, 19 e 21 della Costituzione” il testo
prevede e garantisce “il diritto all’obiezione di coscienza rispetto ad attività
connesse e/o funzionali alla guerra” e specifica che l’esercizio di tale diritto
“non può comportare alcun pregiudizio, patrimoniale e/o non patrimoniale, per
chi lo esercita” e costituisce “causa di esclusione delle punibilità” ai sensi
dell’art. 51 codice di procedura penale. La legge prevede poi che in ogni Comune
sia “istituito un registro delle obiezioni di coscienza alla guerra, nel
rispetto della normativa in materia di protezione dei dati e del principio di
non discriminazione, al quale ciascuna cittadina e ciascun cittadino può
iscriversi, in coerenza con il principio pacifista, la libertà di coscienza e la
costituzione della difesa civile, non armata e nonviolenta”.
Con analoghe modalità e garanzie il testo riconosce e garantisce il diritto
“all’obiezione di coscienza al servizio militare e al connesso uso delle armi”.
Va ricordato, infatti, che nonostante la leva obbligatoria sia stata sospesa nel
2005, il Codice dell’ordinamento militare del 2010 permette di ripristinarla con
un decreto del Presidente della Repubblica, su delibera del Consiglio dei
Ministri, in caso di dichiarazione di guerra o grave crisi internazionale.
Essendo però state abrogate nel 2010 le norme relative all’esercizio del diritto
all’obiezione di coscienza di cui alla legge n. 230 del 1998, qualora la leva
venisse ripristinata si determinerebbe un vuoto normativo e i cittadini non
potrebbero esprime la loro obiezione al servizio militare. Anche per questo la
legge popolare promossa da EMERGENCY sull’obiezione di coscienza è necessaria.
In coerenza con quanto enunciato e nell’ipotesi di un ripristino della leva, la
proposta di legge prevede che “non possono essere arruolati nelle Forze armate i
cittadini che, esercitando il diritto all’obiezione di coscienza al servizio
militare […] si oppongono alla violenza delle armi, avendone fatta specifica
dichiarazione”. Altro articolo qualificante del testo promosso da EMERGENCY è
quello secondo il quale “Non è punibile chi, in ragione della sua coscienza ed
esercitando il diritto alla libertà di manifestazione del pensiero, in coerenza
con il ripudio della guerra […] si opponga, con metodi nonviolenti, al
trasferimento di armi o altri strumenti letali verso zone di guerra”.
La raccolta firme rappresenta un ulteriore passo di un percorso avviato da
EMERGENCY con la campagna R1PUD1A, lanciata nel 2024 per ribadire il rispetto
dell’Articolo 11 della Costituzione e contrastare la normalizzazione della
guerra nel dibattito pubblico. La campagna ha coinvolto finora oltre 700 Comuni,
1.500 scuole e oltre 300 cinema, teatri e festival.
Il testo della proposta è aperto alle sottoscrizioni e tutti possono firmarlo
online, avvalendosi dello SPID e degli altri strumenti di identità digitale, al
seguente link:
https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/7700001
Per ricevere informazioni sulla legge di iniziativa popolare “Io obietto la
guerra”: www.ripudia.it
Per contattare i referenti della campagna: ripudia@emergency.it
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