Amare il fantastico

L'INDIPENDENTE - Saturday, October 24, 2026

Diceva Borges che la letteratura è sempre stata fantastica, cioè aliena dal tempo presente, e anche quando, come nella modernità, ha voluto cogliere la realtà proprio nelle sue esatte dimensioni ha sorvolato, ha immaginato, ha spostato l’attenzione su dimensioni simboliche, ideali, utopistiche.

Raccontare insomma fa parte del sogno e dell’arte e quindi contiene illusioni, speranze e delusioni perché vuole costruire sempre un mondo differente. 

Borges, mentre si trovava in Giappone, fingeva che le divinità dello Shinto si fossero riunite e che una di loro si fosse così espressa: «Molti giorni, o molti secoli fa, ci riunimmo qui per creare il Giappone e il mondo. Le acque, i pesci, i sette colori dell’arcobaleno, le generazioni delle piante e degli animali, ci sono riuscite. Affinché tante cose non li opprimessero (…) concedemmo agli uomini il dono di provare alcune variazioni. L’ape continua a ripetere alveari; l’uomo ha immaginato strumenti: l’aratro, la chiave, il caleidoscopio. Ha anche immaginato la spada e l’arte della guerra. Ha appena immaginato un’arma invisibile che può essere la fine della storia. Prima che accada questo fatto insensato, cancelliamo gli uomini. Si misero a pensarci (…) ‘È vero. Hanno immaginato quella cosa atroce ma anche questa, l’haiku, che sta nello spazio che abbracciano le sue diciassette sillabe’. Le scandì. Erano in un idioma sconosciuto e non potei intenderle. La divinità maggiore sentenziò: ‘Che gli uomini perdurino’. Così, per opera di un haiku, la specie umana si salvò» (Atlante, Mondadori 1985, pp. 73-74).

Questo per dire che la saggezza e la poesia possono salvare il mondo. Ma non devono rimanere isolate, devono venire a far parte di un dialogo, di un ascolto.

In ogni lotta, in ogni visione generosa si nasconde la pretesa che si possa governare con la forza della comunicazione, che ci si debba capire. Shelley, nel suo splendido scritto La difesa della poesia (1821), faceva risuonare quel sogno romantico di una rivoluzione del pensiero che sarebbe derivata dalla “elettrica forza” delle parole, dalla loro “segreta alchimia”, dalla “meravigliosa simpatia” che possono ispirare.

«L’immaginazione al potere!», si urlava nel ’68. Rimane sempre attuale la giusta pretesa che chi governa sappia leggere il libro dei bisogni di chi è governato: «È indispensabile/ che ogni sera/ al di sopra dei tetti/ risplenda almeno una stella»: Vladimir Maniakovskij, 1914.

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