Tag - poesia

nella polvere dei passi .. Sinan Gudzevic
a cura di Sandro Sardella nella ricca variegata letteratura dei Balcani Sinan Gudzevic è una leggenda .. ed io qui racconto come e dove .. in modo leggendario .. l’ho incontrato .. è un episodio speciale che da tempo desideravo rendere pubblico .. per accennare alle “virtù miracolistiche” della poesia .. stavo in gita a Belgrado con un gruppo di
“Cento semi di rubino”. Un memoriale per le bambine di Minab
Nei giorni in cui, sotto le bombe americane e israeliane, le vetrine andavano in frantumi, gli scaffali crollavano e i muri venivano crepati, molte cose in questa città rimanevano salde e non soccombevano alla distruzione: il nostro desiderio di leggere, di ricordare, di amare la vita. La sede centrale di […] L'articolo “Cento semi di rubino”. Un memoriale per le bambine di Minab su Contropiano.
April 5, 2026
Contropiano
NON BASTA UNA NOTTE PER FARCI SPARIRE
Riceviamo e diffondiamo questa poesia per Sara. Non basta una notte per farci sparire Occhi celesti, un oceano di rabbia. Un corpo minuto che trasuda determinazione e forza. Un vulcano in eruzione. “Mi hai tirato una manganellata e non ho sentito niente!” Una compagna gentile, sempre attenta agli altri, di una generosità rara su questo … Leggi tutto "NON BASTA UNA NOTTE PER FARCI SPARIRE"
March 22, 2026
Brughiere
Marco Ercolani / Viaggio non finito
Nell’universo linguistico di Marco Ercolani si notava l’assenza del motivo classico per eccellenza, il mito, lo stesso che bussa alla porta quando l’epoca sfida la propria sussistenza con azioni persecutorie, caotiche e infine belliche. I verbi dei delitti si affidano allora a dèi ed eroi dando sfogo alle loro “classiche” insidie. La crudezza del technicolor novecentesco va al servizio dei circuiti elettronici invasi da quella combriccola mitologica che sembrava improbabile ma vera. E dunque nominabile e innominabile si alleano gravando sul mondo trasformato in qualcosa di sacrificabile. Uno dei poemi dell’umanità non ha più voglia di consumarsi nelle aule decrepite, in fondo sa di potersi considerare “massimo”, e una nostra vecchia conoscenza comincia a sbracciare per scrollarsi di dosso la veste di fantasma: Odisseo. Lui incarna le leggi dell’essere errabondo, arriviamo a dubitare della sua esistenza nel grande catino funesto del Mediterraneo. È qui che Ercolani si prende la scena poetica, con non poca presenza di spirito e simpatica incoscienza. Entra di botto nella classicità più prossima alle nostre coste, e comincia a reggere nelle proprie mani l’autorità eroica il cui copyright è toccato in sorte alla Grecia prestigiosa degli antichi. È uno spirito estatico quello che la voce di Odisseo espone in Non tornare è la grazia, quasi incantato dalla propria incompetenza geografica, non del tutto giustificata dall’avversità che a tratti gli riserva la folla di dèi, dee (Atena in primis), ninfe ed eroine che popolano la sua funesta avventura marinara. Ercolani dà voce, in questo suo libro, a un uomo che sembra conoscere per filo e per segno la sorte a lui destinata dal poema omerico. E a ogni pagina coltiva l’ansia di dimostrare come il proprio fluttuare nello spazio del mito tenda a una “grazia” che possa riordinare il paesaggio “infranto”. Pensiero laico o teologico, o qualità naturale del mondo, pensiero originale di Odisseo o spinto a forza nel tessuto nervoso da Ercolani in veste di biografo definitivo, non sapremo mai la verità. Ma sappiamo – è lo stesso protagonista a dircelo – che dopo ogni sua mossa, ciò che resta alle spalle è bellezza. Per questo Odisseo esiste solo nel suo andare avanti. Scompare durante le soste erotiche con Circe e Calipso, diventa etereo, talvolta si sgretola. Ma la voce qui emerge devozionale, e consapevole d’essere rinforzata dall’eccellente interpretazione che Ercolani, scrittore moderno e a ogni buon conto sebaldiano (e non privo di indagini ombrose che altrove, in prosa, qualcosa devono a Simenon), regala al suo “eroe”. Essendo un’esistenza mitologica, per Odisseo non resta che costante l’insistenza, teatralmente riferita, sul proprio “viaggio non terminabile”: se fosse il contrario, vacillerebbe l’intero spaziotempo che condividiamo, Itaca e altre isole sparirebbero dalle carte ideali per trasformarsi in vacue e fantasmatiche lande rocciose prive di nome. Al dunque, a che varrebbe sperare, regalando alla realtà la storia di tutte le storie? Forse Ercolani ha trovato il modo per aggirare rovine e cenere avendo ben presente che già in poesia rovina e cenere sono al centro del cibo di cui nutrirsi, soprattutto in quest’epoca distruttrice di mondi. Chi meglio di Odisseo errabondo, in dialogo privato con la sua corte non umana (ma terribilmente invidiosa degli umani), potrebbe riassumere i nostri attuali tentativi, quanto mai vani, di mescolare il nuovo tollerabile con la tradizione millenaria? Dandogli voce, oracolare, sulla propria sconfitta, nei versi di questo libro si scopre una volta per tutte la minaccia e l’anima persecutoria della nostra umanità. Come stanno le cose, lo sa Odisseo (che continua a scambiarsi fra la civiltà arcaica e l’attuale) e lo sappiamo noi, grazie a lui.                                                                             L'articolo Marco Ercolani / Viaggio non finito proviene da Pulp Magazine.
March 22, 2026
Pulp Magazine
ProMosaik Poetry – un Manifesto aperto per una poesia del cambiamento e dei diritti umani
ProMosaik Poetry è un progetto aperto di ProMosaik Art, convinto dell’importanza della poesia e della terapia della poesia in un’epoca difficile caratterizzata da guerre, militarizzazione, violenza e narrative del potere. Qui di seguito la fondatrice, Milena Rampoldi, presenta il “Manifesto” dei principi fondamentali di ProMosaik Poetry come impulso per posizionare la dimensione della poesia, dell’estetica e dell’impegno per i diritti umani e il dialogo al centro della vita delle persone che aspirano al cambiamento e alla pace. LA POESIA NON È ELITARIA La poesia deve essere resa accessibile a tutti. Siamo tutti poeti. Questo approccio universale alla poesia/poetoterapia è fondamentale per i gruppi emarginati e discriminati. Audre Lorde nel suo saggio “La poesia non è un lusso” afferma: > “Per le donne la poesia non è un lusso. È una necessità vitale della nostra > esistenza. È la qualità della luce in cui ancoriamo le nostre speranze e i > nostri sogni di sopravvivenza e di cambiamento, che si traducono prima nel > linguaggio, poi nelle idee e infine in azioni più concrete”. La poesia è la voce di chi vuole cambiare il mondo dal basso. Chi considera la poesia come una forza non elitaria, si occupa della poesia dei gruppi emarginati e non la svaluta come poesia sgradevole, ma riconosce il suo sostanziale potenziale di sconvolgimento sociale e politico. LA POESIA PROMUOVE L’ACCETTAZIONE DI SÉ E IL CAMBIAMENTO SOCIALE La poesia è un linguaggio creativo ed emotivo che viene dall’anima ed esprime emozioni e sentimenti. Attraverso la poesia si giunge alla conoscenza/accettazione di sé, esprimendo tutto. Nella poesia raccontiamo noi stessi e la nostra storia mediante simboli e immagini. La poesia influisce sulla società in senso lato e si trasforma nella voce della lotta per i diritti umani, posizionandosi contro guerra, militarismo, oppressione politica, violenza contro le donne e abusi sui bambini. La poesia supera discriminazione e razzismo. LA POESIA È ALLO STESSO TEMPO INTERDISCIPLINARE, MULTIDISCIPLINARE E TRANSDISCIPLINARE La poesia crea immagini mentali ancorate alla vita emotiva della persona e della sua cultura e società. Esiste uno stretto legame tra poesia ed espressione artistica generale. La poesia può essere espressa sotto forma di duetti in collegamento con altre correnti artistiche. La poesia è interdisciplinare, multidisciplinare e transdisciplinare. L’interdisciplinarietà rappresenta un’interazione interdisciplinare attraverso la quale si combinano armoniosamente diverse discipline per creare innovazione. La multidisciplinarietà, a differenza dell’interdisciplinarità, non produce l’integrazione, ma l’elaborazione parallela di un argomento in diverse discipline. La transdisciplinarità sostiene la poesia e supera il suo carattere elitario, attribuitole nella storia e dato per scontato in una determinata cultura, senza mai metterlo in discussione. Questo approccio supera il mondo accademico, coinvolgendo i partner sociali nella creazione di conoscenze condivise che combinano competenze scientifiche e pratiche. La poesia trasforma le relazioni interpersonali nella società e nella politica. LA POESIA È DIALOGO Secondo il concetto di Martin Buber, la poesia è dialogo. La poesia del dialogo, grazie al suo potenziale innovativo, cambia e migliora il mondo locale e globale. La poesia è un luogo di incontro, tra il poeta e se stesso, tra il poeta e il lettore e tra il poeta e la società o il mondo in generale. Il poeta non parla mai con se stesso, ma sempre con un “tu”. Il dialogo per ProMosaik Poetry significa impegno per la pace e resistenza contro ogni forma di oppressione, discriminazione, esclusione, razzismo e colonialismo. Ovunque dominano la brutalità e la stupidità, l’indifferenza e la malvagità, la violenza contro le donne, la tratta di esseri umani, l’abuso di bambini e la proliferazione di droghe e prostituzione, l’astuzia e il calcolo del potere. L’autentico socialismo è degenerato e si piega al potere delle lobby delle armi. Gli anarchici sono diventati una forza d’élite. La vita delle persone è priva di senso o svuotata di qualsiasi significato. I gravi problemi economici del mondo capitalista, lacerando sempre più la forbice tra ricchi e poveri, danno un’immagine di un’Europa pericolosa e narcisistica, caratterizzata da declino demografico e passivazione della popolazione, messa a tacere da pane e giochi, digitalizzazione forzata e superficialità. Questi fenomeni vanno di pari passo con la radicalizzazione del pensiero di destra, diretto contro migranti e richiedenti asilo, e la totale esclusione della dimensione del bello e del vero dalla vita delle persone. Il brutale genocidio di Israele nella Striscia di Gaza e l’avanzata del sionismo armato con i suoi obiettivi espansionistici-imperialisti, che hanno raggiunto il loro apice con l’attacco allo stato sovrano dell’Iran, la mancanza assoluta di coraggio civile nella vita quotidiana delle persone, capovolgono ogni ideologia. Gli avversari politici non si combattono più con dialettica ed intelligenza, ma da macchine irrazionali di demonizzazione. Quello che ci rimane per opporci a questo mondo sono le nostre voci, che possiamo o non possiamo alzare, con tutte le conseguenze possibili e sapendo che possono essere soffocate. Nel senso di Martin Buber, non vedo il tu come oggetto, ma come soggetto. Per dirlo con le parole di Edward Said, il tu non viene orientalizzato, ma riconosciuto come soggetto autonomo. La lotta contro violenza e brutalità presuppone la promozione di giustizia sociale e diversità. Questo a sua volta presuppone l’esistenza di un contratto sociale diverso da quello capitalista-imperialista. E questo a sua volta presuppone che le persone comunichino e si confrontino con i punti di vista e le idee altrui. Questa comunicazione richiede la rimozione dell’alienazione sociale, controllata dalla demagogia di chi governa. Infine, la lotta contro la violenza e la brutalità presuppone la fine del sistema di dominio, che poggia proprio su questa violenza e brutalità. L’esclusione e l’emarginazione producono una violenza ancora maggiore. Il silenzio e la rimozione dei problemi favoriscono la violenza. Dove non si pronunciano più parole, dove non ci si impegna più per la diplomazia, parlano le armi sofisticate della nostra era digitale. LA POESIA È UNA FORZA CHE CURA L’INDIVIDUO E LA SOCIETÀ Per ProMosaik, la poetoterapia è un aspetto importante della poesia e del lavoro con la poesia come forza curativa per l’individuo e la società. La poetoterapia è un approccio innovativo all’arteterapia e presuppone che la scrittura di versi poetici supporti l’autosviluppo. Nel contesto contemporaneo, la poetoterapia si concentra sempre più sull’aspetto biografico della poesia. Attraverso la poesia, soprattutto per le donne che hanno subito traumi e violenze, è possibile socializzare esperienze di sé e raccontare storie di vita sotto forma di immagini e simboli metaforici. La poetoterapia rafforza l’autostima e la resilienza. Costruisce un ponte tra la psicoterapia e la psicologia sociale e la sociologia psicologica. HA UN EFFETTO CURATIVO SULL’INDIVIDUO E SULLA SOCIETÀ L’aspetto principale della poetoterapia è il suo metodo collaborativo, che può aiutare le persone emarginate e traumatizzate a costruire l’autostima come individui e come gruppo. Il vantaggio della poesia è che è una forma di espressione universale dell’anima umana, che agisce a livello interculturale ed esprime anche il suo potenziale di cambiamento interreligioso. Nel setting della poetoterapia, la poesia si trasforma in una forza di problem-solving e di elaborazione creativa di soluzioni socio-politiche alternative. La poetoterapia dovrebbe anche superare l’ambito della psicoterapia, affermandosi come socioterapia. Mediante la poetoterapia, le persone rielaborano la propria biografia e ottengono un accesso migliore alle proprie emozioni. L’aumento dell’autostima ha un effetto positivo sulla società come potenziale di cambiamento. Come le soluzioni socio-politiche in una società sono sempre aperte, così lo è anche la poesia. La poesia ci offre l’opportunità di esplorare possibilità alternative e di credere in un cambiamento reale. LA POESIA È POLITICA La poesia è sempre politica, indipendentemente dal fatto che includa un approccio diretto alle questioni politiche o piuttosto consideri la poesia come un ritiro dal campo d’azione politico. Ogni poeta fa parte di una società ed è politicamente coinvolto in essa. La poesia politica autentica si oppone a regimi ingiusti, oppressione, guerra, disuguaglianza o oppressione politica. La poesia è una forza persuasiva che sprona al cambiamento politico. Possiede potenti mezzi di sconvolgimento e può stimola la lotta per la giustizia sociale e i diritti umani. Anche in campo politico, la poesia non è un “lusso”, perché non è elitaria e abbraccia le idee di tutti, perché siamo tutti poeti. La poesia è la voce degli oppressi. LA POESIA È UN MEZZO PER DIFENDERE I DIRITTI UMANI La poesia per i diritti umani può essere scritta sia da poeti che analizzano e denunciano le violazioni dei diritti umani che dalle vittime a cui danno voce. Una tematica importante della poesia per i diritti umani è la poesia della resistenza contro il colonialismo / neocolonialismo / sionismo. ProMosaik
March 16, 2026
Pressenza
«Il tempo delle donne»: apericena e concerto a Cotignola
Una serata per tutti i sensi: domenica 29 marzo apericena multietnica e lo spettacolo-concerto del Trio Lympha «Donne in viaggio» a Casa Varoli. Nel cuore di un mese di iniziative promosso dal Comune di Cotignola (RA) in occasione dell’8 marzo 2026, la comunità si apre a un calendario ricco di eventi culturali, percorsi di riflessione, laboratori e incontri dedicati al femminile in tutte le sue espressioni. Le celebrazioni, raccolte sotto il titolo «Il tempo delle donne», si snodano dal 4 marzo al 1° aprile, offrendo arte, memoria, poesia, camminate tematiche e occasioni di partecipazione collettiva. In questo mosaico di proposte, domenica 29 marzo emerge come giornata di festa condivisa, capace di appagare tutti i sensi. Nel giardino di Casa Varoli, sede del Museo Civico Luigi Varoli che ospita eventi culturali, laboratori e mostre, in Corso Sforza 24 a Cotignola (RA), alle ore 18, le comunità marocchina, eritrea, siriana, senegalese e brasiliana offriranno un’apericena interculturale, intrecciando sapori, saperi e incontri sotto la promessa di convivialità e scambio. Alle ore 19, il pubblico sarà invitato a immergersi nello spettacolo «Donne in viaggio: tra suoni, radici e orizzonti femminili» del Trio Lympha, un percorso sonoro in cui musica, memoria, immagini e poesia si fondono in un racconto tutto al femminile. Il Trio Lympha – composto da Anna Di Iorio (arpa celtica e cori), Alessandra Antimi (flauto e percussioni) e Valentina Fabbri (violino, voce e percussioni) – trasforma la musica in linguaggio di narrazione culturale. I loro arrangiamenti originali intrecciano poesia e natura, passando dalla musica antica ai folclori balcanici, dai ritmi sudamericani fino alle tradizioni sonore celtiche, in un itinerario di ricerca e reinterpretazione iniziato nel 2021 e sempre in fermento. Dopo gli spettacoli “Il viaggio del ritmo”, dedicato alla migrazione, e “MATER: da Maria a Madre Terra”, il 2025 del Trio Lympha è stato segnato da concerti dedicati alla natura e alla “custodia del Creato”, tra cui il concerto francescano per celebrare gli 800 anni del Cantico delle Creature con il coro delle Sorelle Clarisse di Monte Paolo. Il loro ultimo spettacolo, «Donne in viaggio: tra suoni, radici e orizzonti femminili», invita a conoscere sotto una luce nuova donne famose e dimenticate: storie di sensibilità e coraggio, spesso percepite “fuori tempo” in una società oppressiva e discriminante. Immagini e voci si intrecciano, silenzi e note che, come sorelle, si sostengono nei momenti di difficoltà. Un concerto che va oltre l’intrattenimento: è memoria viva, una sensibilità che abbraccia radici destinate a germogliare e a ispirare. L’ensemble ha suonato in teatri e home concert, in concerti all’alba e al tramonto, partecipando a rassegne come Entroterre Festival a Bertinoro, inaugurando la stagione 2025/26 della rassegna Curiosità Culturali (CuCù) a Bagnacavallo e partecipando a festival prestigiosi tra cui In Mezzo Scorre il Fiume, diretto da Luisa Cottifogli. Il Trio Lympha rende omaggio alla forza delle donne, usando l’arte non solo come espressione estetica ma come luogo di incontro e dialogo tra culture e generazioni. Donne di tempi e terre diverse vengono ricordate per la loro forza e unicità. Questo spettacolo si inserisce nella trama di un paese che celebra l’8 marzo non come un singolo giorno, ma come un tempo condiviso di crescita, dignità e bellezza. Le iniziative sono promosse dal Comune di Cotignola e organizzate insieme alle donne delle comunità straniere presenti in città, all’associazione Podisti Cotignola, ai gruppi di cammino cotignolese e all’associazione Primola. Tutte le attività sono a partecipazione libera. Per ulteriori informazioni: Ufficio Relazioni con il Pubblico — tel. 0545 908826. Per il programma completo delle iniziative de «Il tempo delle donne» a Cotignola, consultare il profilo Facebook ufficiale del Comune. Maggiori informazioni sul Trio Lympha: – Canale YouTube – Pagina Facebook – Portfolio (CV) del trio. Redazione Romagna
March 10, 2026
Pressenza
Forlì: poesia, musica e diritti umani con Amnesty International
Il 21 marzo, primo giorno di primavera, Giornata Mondiale della Poesia e Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, il gruppo locale di Amnesty International propone a Forlì una serata dedicata all’incontro tra arte e diritti umani. L’appuntamento è sabato 21 marzo al Centro Pace “Annalena Tonelli”, dove alle ore 20.00 la serata si aprirà con un Open mic di poesia, uno spazio inclusivo in cui chiunque può leggere testi propri o di altri autori: poesie inedite, componimenti amati o brevi prose. Il microfono aperto letterario incoraggia la libera espressione e la partecipazione collettiva, trasformando la lettura dei versi in un momento collettivo di ascolto e condivisione. Alle ore 21.00 la serata proseguirà con “Accordi e disaccordi – Musiche e voci del Sud America”, con Filippo Fucili e Valentina Fabbri. Il duo propone brani della tradizione popolare del Cono Sud, le sue radici afrodiscendenti e indigene, accanto a canzoni d’autore nate nei movimenti di resistenza civile, con incursioni jazz e atmosfere che spaziano tra bossa nova, folklore e ballate. Un caleidoscopio di ritmi, stili e suoni intrisi di tematiche sociali, amore e poesia: donne, terra e comunità. Voci represse o dimenticate, percepite come “stonate” o “desafinados” prendono forma nella musica, offrendo nuovi sguardi sull’America Latina, un continente segnato da secoli di colonizzazione, dittature e repressioni che in molte forme continuano ancora oggi. Da sempre attenti all’arte come strumento di sensibilizzazione sociale e tutela ambientale, i musicisti hanno partecipato nel 2024 a “Musica&Parole a Riceci”, evento per la tutela e la valorizzazione della valle del Foglia (Petriano, PU) e hanno curato gli interventi musicali nel convegno “Nel cuore dell’umano: affrontare i conflitti”, promosso a Fano dall’Associazione Itinerari e Incontri, dedicato alla riflessione su guerra, violenza e convivenza nelle società contemporanee. L’iniziativa segna il ritorno delle attività pubbliche di Amnesty a Forlì dopo una breve pausa, proponendo un momento di incontro aperto e partecipativo, in cui arte, musica e poesia si intrecciano ai diritti umani. Durante la serata sarà presente anche un punto ristoro. L’invito è aperto a tutte e tutti: portare una poesia, ascoltare musica o semplicemente partecipare. L’arte è un catalizzatore per il cambiamento culturale: questa serata offre l’opportunità di vivere l’esperienza artistica come strumento di riflessione e consapevolezza, andando oltre il semplice intrattenimento e contribuendo alla tutela dei diritti umani attraverso la cultura, le emozioni e la partecipazione collettiva. Sabato 21 marzo 2026 Centro Pace “Annalena Tonelli” via Publio Fausto Andrelini, 59 – Forlì (FC) Ore 20.00 – Poetry open mic Ore 21.00 – Accordi e disaccordi – Musiche e voci del Sud America Contatti Amnesty International Forlì: 338 946 7605 e-mail: gr225@amnesty.it Facebook: Amnesty International – Forlì Redazione Romagna
March 10, 2026
Pressenza
Conversazioni femminili per il futuro
Quando una donna può sentirsi davvero safe? Vorrebbe dire “al sicuro”, ma come vedremo il termine è portatore di una suggestiva ambiguità, che può dirci qualcosa d’importante sull’animo femminile. Silva ha trentotto anni e vive nella zona di Long Beach, una frizzante cittadina affacciata sul Pacifico a sud di Los Angeles. Oggi è una donna impegnata nella lotta al privilegio e al patriarcato, consapevole che la battaglia si declina in tante forme ma il nemico è sempre lo stesso: l’insicurezza maschile che si manifesta e degenera in egoismo. È arrivata in California dalla Siria quando aveva otto anni, insieme con una sorella gemella, un fratello maggiore e la madre; il padre, armeno, morì quando lei aveva tre anni. All’epoca vivevano ad Hamman, in Giordania, dove Silva è nata. Per incontrarci abbiamo optato per una colazione in un parco. Silva ha recuperato caffè e the e mi fa dono di un doughnut al mirtillo. Negli Stati Uniti i doughnuts sono simbolo di coccole e consumarne uno lascia agli indigeni di ogni età un senso di piacevole protezione. Io ho portato croissant e frutti di bosco freschi. Ci sediamo per terra in una zona ombrosa. “Quando hai cominciato a partecipare alle proteste per le azioni di Israele?” chiedo. “Una settimana dopo il 7 ottobre” risponde. “Prima ero al corrente della situazione e all’occasione la denunciavo, cioè non stavo zitta in società, a una cena o sul lavoro, ma non avevo mai preso parte concretamente alla protesta. Furono i video di ciò che l’esercito israeliano stava facendo a donne, bambini, anziani, tutti, lo strazio dei loro corpi… e quell’arroganza con cui i soldati si vantavano delle loro azioni mostrandole senza vergogna che mi fecero scattare dentro una molla.” Silva è per metà armena; mi spiega che quando un popolo viene così tanto offeso, come nel caso di un genocidio, la distruzione subita dagli avi te la porti dentro sebbene tu sia nato generazioni dopo. Racconta dei legami profondi che sente con una trisnonna, di un dolore così grande che può solo essere rappresentato da croci visceralmente legate una all’altra. Presto vicino alla spiaggia ci sarà un allestimento a testimonianza di tutti gli olocausti presenti e passati. Silva partecipa all’organizzazione: l’idea è riuscire a far capire al visitatore che la matrice di tali orrori è sempre la violenza del patriarcato ed è anche la stessa forza che ha prodotto l’ICE e ne fomenta la ferocia. La sua famiglia è di fede cristiano-ortodossa, ma lei ha scelto di superare la religione istituzionale e avviarsi solitaria verso una consapevolezza che va conquistata con ragione, sentimento e intuizione femminile. Osservo che in questi mesi sono tante le donne, molte giovanissime, che ho visto uscire dall’ombra, afferrare megafoni e parlare in pubblico; lo fanno con determinazione, lucidità e passione, lasciando l’uditorio stupefatto. Silva è solita aprire un discorso in piazza richiamando l’attenzione con una poesia da lei composta, un testo di forte impatto emotivo: “Not for sail” invece di “sale” (un gioco di suoni che automaticamente si richiamano). La riporto qui sotto: Not for sail My ease is in the knowing that I will die My goods will not feed me where I remain and lie Victory? I have but only one For I have chosen to pull the trigger of the cosmic gun Splat, splish, boom! Brain no matter scattered mind, fishing poles and a fully loaded bladder A urinating stream of consciousness Warm and sound Digested and absorbed Fertilized pound for pound I don’t care to purchase your shit Soiled and coiled You mistake my gnosis for wit Feed me freedom And starve my oppression The white man looks at his watch His only Possession Drowning in the waves of his drooling He remembers The ocean was never his to own He kneels with submission and finally surrenders Silva Nahhas Le chiedo se ha osservato anche lei questo nuovo atteggiamento delle donne e che significato dà al fenomeno. “Certo, ogni donna è collegata al futuro, ma non perché assicuriamo la prosecuzione della specie e men che meno la progenie del maschio, questo deve essere chiaro: noi non siamo nate per soddisfare la sua vanità; siamo connesse al futuro con l’intuizione che ci contraddistingue. Ogni donna si sente “sicura” (safe) quando può parlare, non ripetendo a pappagallo una lezioncina nei modi che piacciono al sistema patriarcale, ma quando può esprimere la sua intelligenza, che appunto è commista all’intuizione, a un vedere attraverso, fino alla premonizione”. Come non essere d’accordo? Quale maggiore frustrazione, per un essere nato per guardare la vita attraverso un caleidoscopio di forme e colori che venire invece costretto fin da piccolo a camminare per sentieri lineari? E perché? Basterebbe osservare la natura per rendersi conto che nella sua perfezione aborre le linee dritte. Anche Silva ha una sua visione al riguardo, interessante e piuttosto irriverente: “Perchè i maschi avrebbero la potenzialità di divenire meravigliosi come Gesù e invece soccombono al loro ego e vanno nella direzione opposta, quella di Hitler, e allora guerre, distruzioni, possesso e controllo. Se capissero che l’unica cosa che davvero tengono sotto controllo è l’orologio che si sono messi al polso, non certo il tempo assoluto e men che meno la donna, il mondo cambierebbe all’istante”. Vede una minuscola pigna tra i fili d’erba e me la regala. Silva possiede una mente brillante, è acuta nelle osservazioni; le piace unire i puntini per arrivare alla definizione della figura e lo vuole fare da sola, non le interessa un disegno preconfezionato e comodo. Da piccola faceva troppe domande e veniva spesso punita per questo suo ardire. L’autorità non sopporta le domande. Da quasi vent’anni lavora presso studi immobiliari e legali, ma non ha titoli di studio importanti. Ha studiato da sola e fatto pratica sul campo. Cerco di capire meglio. “Dagli otto ai diciotto anni ho lavorato in un liquor store (un negozio con licenza di vendere alcolici) qui in California” mi spiega. “Sfruttamento minorile. Tutto quel che pensi qui non possa accadere invece accade”. Rimango interdetta, ma in fondo, gratta gratta, sotto gli splendidi giardini che si affacciano sull’oceano troverai lo spietato Far West. Silva non ha mai smesso di fare domande e la sua ribellione è diventata consapevolezza di una catena di sofferenza e schiavitù che deve essere rotta: “Mia madre ha fatto cose incredibili dove serve il coraggio: è scappata da sola prima dalla Giordania, con la sua grande amica palestinese che si chiama come te e poi dalla Siria tirandosi dietro tre bambini piccoli, ma poi passata l’emergenza è rientrata nel rango di una donna incastrata in una mentalità maschile. Quando mi sono separata, e avevo motivi più che validi per farlo, mi ha detto cose che una donna non dovrebbe pensare.” Ha ragione. La società si regge su un sistema patriarcale, le leggi, incluse quelle a tutela della donna, vengono create all’interno dei suoi parametri e ne siamo tutti vittime senza esclusione di genere. Ma piccoli esperimenti per allentare le maglie del sistema e confrontarsi al di fuori dei soliti schemi ci sono. Ricordo l’educazione reciproca tra i ragazzi del Palestinian Youth Movement al People Forum; penso all’ultima riunione dei gruppi locali di Long Beach alla libreria Page Against The Machine, dove ognuno aveva due minuti di tempo per parlare e tutti, che avessero vent’anni o appartenessero ai Veterans For Peace, hanno rispettato la regola e nessuno ha prevaricato sull’altro; ai ciclisti solidali di Chicago e New York che rifiutano ogni forma di protagonismo individuale e vogliono solo essere d’aiuto ai loro concittadini sotto assedio da parte dell’ICE. Ecco, forse nei giri di pensiero, che per noi donne sono continui salti pindarici e divagazioni, dove il filo appare perso solo a chi non si è mai messo per generazioni davanti al telaio, siamo tornate al punto di partenza. “Quando una donna si sente abbastanza al sicuro da essere sicura (che tecnicamente sarebbe confident, ma l’ambiguità voluta da Silva rende meglio l’idea)?”. Quando l’io svanisce e lascia il posto al rispetto.             Marina Serina
March 8, 2026
Pressenza
Macerie su Macerie – PODCAST 2/03/26 – Brecht contro la guerra
Quando la guerra comincia Forse i vostri fratelli si trasformeranno e i loro volti saranno irriconoscibili. Ma voi dovete rimanere eguali. Andranno in guerra, non come ad un massacro , ad un serio lavoro. Tutto avranno dimenticato. Ma voi nulla dovete dimenticare. Vi verseranno grappa nella gola come a tutti gli altri. Ma voi dovete rimanere lucidi. Bertolt Brecht, anni Trenta. In un tempo in cui il discorso analitico sembra talvolta sfidare il pudore, soprattutto perché buttato come un contenuto tra gli altri in mezzo a frivolezze e pubblicità del mondo virtuale, a Macerie su Macerie tentiamo cautamente di riscoprire la tensione contro la guerra che passa attraverso altri registri comunicativi. Lo facciamo con la poesia di Brecht, fonte rigogliosa di consapevolezza sul mondo che – ahinoi – ancora oggi viviamo.
[2026-03-05] Laboratorio Slam Poetry @ De Lollis Underground
LABORATORIO SLAM POETRY De Lollis Underground - Via Cesare De Lollis, 20 (giovedì, 5 marzo 19:30) LABORATORIO DI SLAM POETRY Conosciamoci attraverso le parole e la nostra poesia. Condividiamo, leggiamo, viviamo. Sarà un momento di scambio e condivisione: non ci sarà competizione, sarà solo un incontro di anime. Vieni e scopriamo insieme le infinite possibilità alle nostre parole: porta i tuoi versi, una birretta e daremo vita alla magia. L'intento è provare a buttarsi, esporsi e portare in dono agli altri i propri versi e scritti; ma non ti preoccupare, nessuna pressione. Puoi partecipare anche in altri modi: - Puoi partecipare anche senza poesia scritta, anche lo scambio è poesia (ma se te la senti e ti vorrai buttare daje! ascolteremo tutto ciò che vorrai condividere) - Sarà presente anche una scatola con noi; La chiameremo "La scatola delle poesie anonime". Al suo interno potrai mettere la tua poesia nel caso, in quel momento, proprio non te la sentissi proprio di leggerla e darle voce e volto. Ci sta, non ti preoccupare…a volte serve del tempo. Perciò segnati la data e vieni a buttarti: Giovedi 5 Marzo ore 19:30 al DeLollis
February 25, 2026
Gancio de Roma