Nel 2025 sono morti sulle nostre strade 419 pedoni, 228 ciclisti e 25 conducenti di monopattini

Pressenza - Thursday, October 22, 2026

Durante lo scorso anno ci sono stati 177.207 incidenti  (485 al  giorno), che hanno portato alla morte 2.868 persone (7,9/g.). I feriti sono stati, invece, 237.822 (652/g.). L’aggiornamento provinciale Aci-Istat sugli incidenti stradali del 2025 evidenzia forti differenze territoriali: in 41 province su 107 le vittime sono aumentate rispetto al 2019, anno di riferimento per l’obiettivo europeo di dimezzare i decessi entro il 2030. In 57 province sono diminuite e in nove sono rimaste stabili. A livello nazionale la riduzione è del 9,6%. Prato, Fermo, Crotone, Vercelli, Vibo Valentia, Isernia e Siena hanno già raggiunto il dimezzamento rispetto al 2019. Gli incrementi percentuali maggiori si registrano invece ad Aosta, Oristano e Barletta-Andria-Trani. Nel confronto con il 2024, le diminuzioni più consistenti in valore assoluto riguardano Treviso (-29 morti), Perugia (-26) e Napoli (-20); gli aumenti maggiori Torino (+17), Macerata (+14) e Catania (+10). Anche la gravità degli incidenti varia sensibilmente: Nuoro, Sud Sardegna e Benevento registrano rispettivamente 52,8, 51,7 e 50,2 morti ogni mille incidenti, contro una media nazionale di 16,2. Roma è la provincia con più pedoni e ciclisti deceduti: rispettivamente 48 e 14; per questi ultimi il dato sale nettamente rispetto ai tre del 2024.

“Nel corso del 2025, si legge nel report dell’ISTAT e dell’ACI, sono deceduti, in Italia, 419 pedoni (-10,9%), 228 ciclisti (+23,2%), di cui 30 su bici elettrica (+50%) e 25 vittime tra conducenti e passeggeri di monopattini (+8,7%). Nella provincia di Roma è stato rilevato il più alto numero di pedoni morti (48; -26,2% rispetto al 2024), seguita da Milano (18; -21,7%), Torino (16; +6,7%) e Napoli (15; -37,5%). Ancora nella provincia di Roma il più alto numero di ciclisti morti (14 contro i 3 del 2024), seguono Modena (9 a fronte di 3 nel 2024) e Latina (8, furono 5 nel 2024). Dei 25 morti su monopattino, 3 sono concentrati ciascuno nelle province di Roma e Torino, 2 nella Provincia di Milano, nella Provincia di Caltanissetta e nella Provincia di Messina” (https://www.istat.it/wp-content/uploads/2026/10/Incidenti-stradali-provinciali-2025.pdf).

Secondo i dati aggiornati dell’ASAPS (Associazione Sostenitori Amici della Polizia Stradale), nei primi nove mesi del 2026 le strade italiane registrano un bilancio drammatico per gli utenti vulnerabili, con 318 pedoni e 179 ciclisti deceduti dall’inizio dell’anno. E tra questi anche Nicolò, un bimbo di 7 anni, che a Torino il 22 settembre scorso è stato ucciso da una persona alla guida di un’automobile mentre stava andando in bicicletta a scuola; lo scontro è avvenuto sulla corsia ciclabile del controviale in corso Regina Margherita, nel quartiere Vanchiglia, in un’area con 7 plessi scolastici. Dalla mattina successiva è iniziata una mobilitazione continua, su invito di FIAB Torino Bike Pride, per esprimere rabbia, sgomento e frustrazione, manifestando con una “ciclabile umana”, una lunga fila di persone che in fila hanno protetto simbolicamente la corsia ciclabile.

E’ stata pubblicata online una lettera aperta al sindaco di Torino Lo Russo firmata da oltre 200 professori dell’Università di Torino, ove – tra l’altro – si legge: “Nei Paesi Bassi un parametro usato per misurare la qualità di vita in città è legato a quanto un bambino di otto anni può muoversi in autonomia, senza essere accompagnato da un adulto, in bici o a piedi. Perché se una città è sicura per bambini di otto anni in giro da soli, è sicura per tutte le persone che la abitano. A Torino invece un numero sempre più grande di genitori dice che vorrebbe portare i figli in bici a scuola, ma ha paura. Da martedì, per forza di cose, la paura è più grande, anche tra chi continua a portarli, consapevole dell’importanza e dell’impatto educativo, ecologico e sociale di questa scelta di mobilità.

Sappiamo che ha a cuore questa città e chi la vive. Sappiamo che non è semplice attuare i cambiamenti, ma questa morte deve interrogare tutta la cittadinanza e nessuno deve tirarsi indietro nel riconoscere in che modo non abbiamo fatto abbastanza e cosa dobbiamo fare affinché questa sia davvero l’ultima volta che ci ritroviamo a piangere una tragedia così tremenda, eppure così annunciata. Serve un modello completamente diverso, serve un cambiamento sistemico che garantisca il diritto umano fondamentale di muoversi in autonomia e sicurezza nel luogo in cui si vive. E serve farlo subito, prima di ritrovarci a piangere un’altra vita spezzata. Tutti devono potersi muovere senza avere paura. Si risponde modificando lo spazio pubblico e accompagnando il cambiamento culturale. Torino è stata tante volte laboratorio di cambiamenti che poi hanno interessato il resto della nazione”.

Ma il nuovo Codice della strada, adottato in via preliminare dal Consiglio dei Ministri,  non va purtroppo nella direzione di una maggiore sicurezza dei cittadini, a partire da quelli più fragili. La Rete Italiana Mobilità Equa (https://www.retemobilitaequa.it/), che unisce oltre 40 organizzazioni che promuovono la sicurezza stradale, la mobilità attiva, il trasporto pubblico e l’equità dello spazio pubblico, ha lanciato l’allarme sulla base del testo sottoposto a consultazione e delle modifiche anticipate dal MIT e dalla stampa: “Dopo trent’anni, il governo ha l’occasione di cambiare e rendere più sicura ed efficiente la mobilità degli italiani, come nel resto d’Europa. La proposta attuale sembra mettere la circolazione e la velocità dei veicoli davanti alla sicurezza, alla salute e alla mobilità delle persone, penalizzare gli utenti più vulnerabili, ridurre controlli e multe, limitare l’azione dei Comuni. Un codice che, se non cambia nell’iter dei prossimi mesi, rischia di portarci fuori strada e di produrre più insicurezza, inquinamento e traffico a danno anche di chi guida” (https://www.retemobilitaequa.it/wp-content/uploads/2026/10/Comunicato-RIME-Codice-della-Strada-14-Ottobre-2026.pdf).

Intanto, si sta organizzando la manifestazione di domani, 23 ottobre, quando per iniziativa di Streets For Kids si scenderà in strada con l’azione “Tutta nostra la città”: una presa di parola collettiva, carica di energia, per chiedere strade più sicure davanti alle scuole e velocità ridotta. L’obiettivo è far girare il messaggio ovunque: più sicurezza, più rispetto, strade scolastiche e velocità ridotta vicino alle scuole!

Qui per maggiori informazioni su Streets For Kids 2026: https://italy.cleancitiescampaign.org/streets-for-kids-autunno-2026/

Giovanni Caprio