
Meta vuole accedere ai siti dei profili business e scarica sugli utenti i rischi dell’IA
L'INDIPENDENTE - Tuesday, October 20, 2026La questione di come gli articoli di giornale finiscano nei dati usati per addestrare i modelli di intelligenza artificiale è da anni al centro di numerose cause legali tra editori e Big Tech. In un simile contesto, Meta ha modificato le proprie condizioni di servizio in modo da garantirsi il massimo margine di manovra in tribunale: le policy aggiornate le consentono di raccogliere informazioni dai siti web “associati” ai profili registrati sui suoi social e, allo stesso tempo, la tutela dagli errori in cui inevitabilmente incorreranno le sue IA.
Come ha evidenziato per primo Nieman Lab, le nuove condizioni commerciali entreranno in vigore il 30 ottobre 2026 e prevedono alcune integrazioni rilevanti, tra cui un’autorizzazione alla raccolta automatizzata dei dati. Secondo il testo, l’utente autorizza Meta a usare bot, crawler e scraper per accedere a domini, pagine web e URL associati a prodotti o servizi messi a disposizione degli utenti, «nonché a estrarre periodicamente aggiornamenti» da tali indirizzi. Meta potrà inoltre usare qualsiasi contenuto proveniente da questi domini «per fornire, sviluppare, migliorare, analizzare, addestrare e mantenere l’integrità» dei propri prodotti, servizi e funzioni.
Le nuove clausole riguardano le sole condizioni commerciali, cioè chi usa i prodotti di Meta per scopi aziendali: inserzioni, vendita di prodotti, gestione di una Pagina o di un Gruppo a fini professionali, strumenti come Gestione inserzioni e Meta Business Suite. Conta quindi l’uso, piú che la natura del profilo, tuttavia i piú impattati saranno certamente i creatori di contenuti e, in generale, tutti coloro che impiegano i social in prospettiva lavorativa.
Per come è formulato, dunque, il contratto ha un’applicazione trasversale molto ampia, ma è facile credere che il primo campo d’impiego sarà l’integrazione degli articoli giornalistici nei modelli, tema che alimenta forti contenziosi e che diversi governistanno affrontando imponendo alle aziende tech di retribuire le testate da cui attingono. In pratica, Meta si ritaglia il diritto di raccogliere i contenuti dei portali legati ai profili aziendali e l’unico modo per sottrarsi è smettere di usare i suoi prodotti per scopi commerciali.
Un’altra aggiunta rilevante riguarda la limitazione di responsabilità: i prodotti sono forniti «NELLO STATO IN CUI SI TROVANO» – il maiuscolo è nel testo originale. «Non garantiamo che saranno sempre protetti, sicuri o privi di errori o che funzioneranno senza interruzioni, ritardi o imperfezioni», si legge nella policy. E ancora: «L’utente riconosce e accetta che le funzioni di IA potrebbero commettere errori e potrebbero non sempre produrre risultati accurati, completi o idonei. L’utente è il solo responsabile e si assume tutti i rischi associati a tali funzioni IA».
Dal canto suo, Meta sostiene che il cambio di policy sia una revisione formale e non di sostanza: i termini contrattuali sarebbero già esistenti, ma sparsi su più documenti e l’aggiornamento li unificherebbe per offrire condizioni più chiare e trasparenti. Diversi osservatori, tuttavia, fanno notare che la modifica di un simile documento avrà inevitabilmente effetti legali nelle cause future e che, in sostanza, Meta chiede al pubblico di fidarsi del fatto che non sfrutterà fino in fondo le potenzialità del contratto.
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